astolfo
Mitraismo – Il culto che più
era diffuso a Roma, in concomitanza col primo cristianesimo, e che a lungo ne
contese la primazia. Di origine persiana, era stato diffuso nell’impero dai soldati
romani nelle guerre partiche, a partire dalla guerra di Traiano, 113-117. Specialmente
vivace risulta la diffusione del culto a metà del III secolo, sotto Ludovico
Pio, l’imperatore tredicenne Gordiano III, degli anni 238-244. Tracce se ne ritrovano
dappertutto nell’impero, dalla Siria all’Iberia, in forma di mitrei, luoghi di
culto sotterranei, specie le raffigurazioni del Mitra tauroctono, che uccide il
toro. Una religione misterica, per iniziati, di cui non si hanno le coordinate precise.
Ma di diffusione tale da impensierire il cristianesimo. Che ne avrebbe adottato
alcune modalità. Tra esse il culto sotterraneo, le catacombe.
Il mitraismo è fatto bersaglio da Giustino
Martire in particolare, tra le fonti cristiane pervenute, a metà del secondo secolo,
e un secolo dopo da Tertulliano. A metà dello stesso secolo, circa il 250 d.C.,
la Chiesa spostava il Natale di Cristo al 25 dicembre, che era la data della
nascita di Mitra. In precedenza celebrava il Natale il 6 gennaio. Che sarà festa
dell’Epifania, della manifestazione di Gesù Cristo come Dio Figlio incarnato - nelle
chiese orientali tuttora l’Epifania è la festa del Battesimo nel fiume
Giordano, in cui Gesù è detto Figlio di Dio dalla voce del Padre, in presenza
dello Spirito Santo.
Piano Solo – È il piano che il generale De Lorenzo avrebbe
apprestato nel 1964 contro eventuali “disordini”, cioè il piano di un colpo di
Stato. La vicenda è stata ridimensionata, ma non nei contorni, che invece erano
preoccupanti – e lo sono ora, nel giudizio storico. Contorni di cui si continua
a non tenere conto.
Bisogna fare, se non la storia, che forse ancora non è possibile,
l’anamnesi che invece è agli occhi di tutti e si evita. Perché bisogna sempre
diffidare, ma furono gli Usa che, quando si facevano le esercitazioni in
caserma per il colpo di Stato, vollero e difesero la democrazia. Insieme col
Vaticano. E con l’onorevole Moro, sì, fu lui l’uomo della Resistenza, con i
socialisti, Nenni e Saragat, e il governo legittimamente eletto. Mentre Togliatti
agitava la piazza per indebolire il governo – creare le “condizioni oggettive”
- e si diceva pronto non richiesto a votare il governo golpista di salute
pubblica. Del senatore Merzagora, non altri, l’uomo dei sottoboschi di Milano, cache-sex d’ogni foja, anche lurida.
Togliatti prima di morire insisterà: il golpe se l’è inventato
Nenni per fare un governo moderato. Ma quando il vecchio presidente Segni si
agitava per mandare a casa il governo eletto e sostituirlo con quello tecnico,
insomma con Merzagora, gli scrisse: “Di governi di emergenza ve ne possono
essere diversi, e ciò implica posizioni nostre diverse”. Si riservava un posto
di ministro per Longo, alle Ferrovie. In gruppo con Bencioni, il senatore
fascista che organizzerà i piccoli azionisti Montedison a difesa della scalata
di Cefis. Sembra di sognare. Ma a scandalo già aperto, quando l’onorevole
Andreotti promuoverà il generale De Lorenzo a capo dell’esercito, e gli alti
ufficiali se ne scandalizzeranno, protestando con Ferruccio Parri, l’ex capo
della Resistenza, gente onorata, Paolo Gaspari, Aldo Beolchini, Giorgio Manes, un’astiosa
difesa d’ufficio arrivò, sempre non richiesta:
“L’aver partecipato attivamente, con funzioni di comando, alla lotta di
liberazione militare non costituisce adeguato merito militare”. Come se i
protestatari fossero invidiosi. Il monito – il monito? – arrivò dall’Unità, è vero, Togliatti era morto.
Perché questo è, non è infamia, il carattere non c’entra: c’entra
l’intelligenza delle cose, la ragione politica.
Contro Moro, certo, il senatore Fanfani era andato ben oltre, all’annientamento
fisico, se si può dire. Scrivendone sul Tempo,
per la penna di Renato Angiolillo, il fondatore e padrone del giornale: “Un
uomo politico tenebroso, debole, insipiente, inetto, mistificatore, alchimista
impazzito, stregone maniaco, falso gigante di bronzo”. E: “Flaccido e cascante
come un piccolo visir, cupo, funereo”, che avanza “spargendo il suo cammino di
cadaveri e rovine”. Prose del genere. La
sua politica è “la tecnica molle, scivolosa e viscida di una piovra”. Uno che
ha introdotto in politica la coincidenza dei contrari di Giordano Bruno.
Tutta la borghesia, la migliore, la più sussiegosa, era per il
golpe. Il ministro dell’Interno Taviani, altro resistente. Il governatore della
Banca d’Italia Carli. L’onorevole Colombo, ministro del Tesoro. Il Messaggero, cioè Roma. E il Corriere della sera, cioè Milano. Che ogni giorno argomentavano di “disastro”,
“sfacelo”, “distruzione”. Tutto perché i socialisti erano al governo. E quando udirono
il “tintinnio di sciabole” a destra, s’affrettarono a mettere su un golpe di
sinistra, “appoggiato dall’esercito jugoslavo”. Ma non erano scemi. Il primo
socialista a poter dire la sua sul Corriere
della sera sarà il mansueto Nenni, già ministro degli Esteri atlantista per
un quinquennio, alla fine del 1969, prima di Piazza Fontana.
Tutto si sbriciolava nell’estate del 1964. Solo, detto del piano,
non sta per solitario, bensì per l’arma dei Carabinieri, che, a parere di De
Lorenzo, era la sola affidabile, non la polizia, non l’esercito. De Lorenzo,
l’ispiratore del piano e suo non discreto animatore, ne parlava con chiunque, non
era uno spione qualsiasi, era il comandante dei Carabinieri, della Benemerita,
un comando per il quale aveva ingaggiato una furiosa battaglia, il caso
politico dell’anno, il 1962, col generale Giuseppe Aloia suo maggiore, vincendola
per il sostegno - la Dc era divisa - del Pci (è da giovane ch’era stato a capo
dei servizi segreti, nonché medaglia d’argento, pure lui, della Resistenza). E
tuttavia gli Usa mantennero saldo l’orientamento, insieme col Vaticano. Da
Washington i messaggi arrivarono chiari: “Un regime di destra extra-legale
sarebbe decisamente contrario ai nostri interessi a lungo termine in Italia”.
Non si può fare fronte con la libertà e ricorrere ai militari. Anche per un
minimo di saggezza: “È del tutto irrazionale il timore di un colpo di Stato sostenuto
dall’esercito jugo-slavo. È uno scenario assolutamente irrealistico”,
scrivevano dagli Usa.
Stretti – Hanno assicurato
l’impero inglese. O meglio: l’Inghilterra se ne è assicurato il controllo, quando
il Commonwealth era un impero mondiale, specie sul versante orientale, per le comunicazioni
con l’India e l’Estremo Oriente. Col controllo diretto, militare, coloniale, oppure mediante
accordi, alleanze, protettorati. Nel Mediterraneo con l’occupazione di Gibilterra
e Malta, e il controllo di Cipro, il Bosforo e i Dardanelli tramite accordi con
l’impero ottomano in chiave antirussa. L’occupazione di Suez, fino al 1956, e
di Aden, sul Mar Rosso, per garantirsi la navigazione fino all’India. Con l’interdizione
ad altre potenze di Hormuz, fino all’indipendenza degli Emirati, 1971. E l’occupazione
di Singapore, sito allora semiabbandonato, nel 1819, da parte di Thomas Raffles,
il presidente delle Indie Orientali, a presidio dello stretto di Malacca, per
tenere libere le rotte fino a Hong Kong e al mare Cinese meridionale.
Flora Tristan – “Militante socialista” la ricorda di passata Houellebecq in “Annientare”,
il romanzo del terrorismo hacker, “suocera di Gauguin”, amica di Éliphas
Lévi, occultista. In realtà molto di più. Intanto, non suocera ma nonna (già
defunta) di Gauguin, figlio della figlia di Flora, Aline Chazal. Flora essendo morta
relativamente giovane, di qarantun’anni, nel 1844. Al termine di un logorante viaggio
per tutta la Francia, per animare
circoli operai e controllare la condizione femminile. A Bordeaux, dove
la città si mobilitò: operai e operaie raccolsero i soldi per il funerale, organizzarono
il corteo funebre, e le eressero un monumento, inaugurato quattro anni dopo. Era
autrice di romanzi popolari, nonché di ricordi di viaggio, a Londra (dove era
stata nel 1825 come dama di compagnia, dopo la separazione dal violento marito,
ed aveva avuto la prima esperienza di politiche per i poveri dei centri urbani)
e in Perù, ed era stata animatrice di circoli operai. Nel diario del viaggio per
la Francia l’anno della morte, del 1844, che fu pubblicato postumo con successo,
col titolo “Tour de France”, ha ritratti di persone, eminenti e non, che ancora
si leggono, nonché immagini di città: George Sand
spocchiosa, Lamartine apatico, il molto cattolico e democratico Lacordaire
senza alcun interesse per i poveri, Marsiglia “città viziosa”, le città “contadine”
(Digione, Auxerre, Rennes) “ottuse”, per effetto della religione oltre che della
povertà.
Morì precocemente, si ritiene, per effetto delle
ferite subite durante un tentativo di assassinio da parte del marito, André
Chazal, un incisore, uomo violento, presso cui aveva trovato impiego diciottenne,
per aiutare la madre. E che poi aveva dovuto subire tutta la vita, anche dopo
la separazione, intervenuta quattro anni e tre figli dopo il matrimonio – il divorzio,
introdotto dalla Rivoluzione, era stato abolito nella Restaurazione, dopo il
1815. Chazal aveva tentato più volte di sequestrarla. In uno di questi tentativi
sarà accusato dalla figlia Aline, la futura madre di Gauguin, di avere tentato
di violentarla. Il 10 settembre 1838 attese l’ex moglie in strada e le sparò, ferendola
al petto – il proiettile resterà conficcato nel corpo, impossibile estrarlo, da
qui l’ipotesi di infezione mortale. Al processo Chazal fu difeso da una personalità
progressista, Jules Favre, futuro ministro degli Esteri, che dipinse la ex
moglie Flora come donna da non tenere in conto, per essere illegittima.
Era nata a Parigi, nel 1803, da padre peruviano,
che aveva conosciuto e sposato la madre, di famiglia francese di “emigrati”
politici, a Bilbao. Il matrimonio, celebrato da un prete francese anche lui “emigrato”,
non venne trascritto in Francia, e ciò farà di Flora alla nascita a Parigi una
illegittima. Questo pesò anche sull’eredità che il padre aveva lasciato in
Perù: gli zii di Flora, benché ben disposti, non poterono farne una erede per
la quota del padre, e si limitarono ad aiutarla. La invitarono anche, ad Arequipa,
dove risiedevano lussuosamente, da notabili, e a Lima – un viaggio che comunque
rincuorò Flora Trisan, per la condizione della donna, creola e indigena, in Perù
molto più indipendente che in Francia.
Non la sola scrittrice francese impegnata, per
la condizione dei lavoratori e lo status giuridico e sociale delle donne,
ma quella di maggiore successo con i suoi romanzi e con i racconti di viaggio.
astolfo@antiit.eu

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