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La letteratura vince, anche a letto
Prosegue lenta la
scoperta in Italia, a opera di Lorenzo Flabbi, editore e traduttore, della Nobel
Ernaux, l’inventrice del sesso in letteratura – dopo la narrazione fatta di storia
évenementielle (“Gli anni”, che la resero celebre), e la storia
“segreta” delle donne, aborto e maternità. Del sesso fisico. In tutte le accezioni,
da vergine e da donna matura, anche voyeuristico, anche acrobatico, ma sapendolo
rendere “normale”, naturale. “Il mio primo gesto al risveglio era afferrare il
suo membro eretto nel sonno” è l’incipit di questo racconto.
“Era”, il racconto
è di una mancanza, della gelosia conseguente. Della gelosia come possessione.
Non esorcizzabile, non potendo sfogarla, conoscere l’altra donna dell’amante
giovane e virile. Che solo le lascia sapere che è anch’essa in età, e altrettanto
rispettabile. Peggio: l’“altra” diventa un’invasione, occupazione, di se
stessa.
Un plot semplice, ma ben costruito, l’ingegneria del racconto è
formidabile in Ernaux (che, insegnante di Lettere, si è formata all’arte del racconto
su Pavese, pensare). Con un paio di considerazioni d’autore. “Per la prima
volta percepivo con chiarezza la natura materiale dei sentimenti e delle
emozioni, di cui provavo fisicamente la consistenza, la forma ma anche
l’indipendenza, la perfetta libertà d’azione in rapporto alla mia coscienza”. Delle
emozioni ingovernabili. E della dipendenza: “La più grande sofferenza, come la
più grande felicità, viene dall’Altro”.
L’Altro è evidentemente
(oppure no?) sempre se stesso, che se lo modella all’occorrenza, per l’istinto
(emozione), non razionalmente. Ma più incide qui, in questo racconto, una scoperta, o conclusione,
messa tra parentesi alle ultime righe ma che è la chiave della sua novità e
capacità di scrittrice, di avere raccontato il sesso come avviene, brutto e
bello: “Mi sono aspettata tutto dal piacere sessuale, in aggiunta al piacere
stesso. L’amore, la fusione, l’infinito, il piacere di scrivere. Ciò che mi
sembra di avere ottenuto meglio, fino ad ora, è la lucidità, una specie di
visione subitamente semplice e disentimentalizzata del mondo”.
Un racconto scritto a maggio-giugno del 2001, dopo avere allontanato W.,
l’amante traditore più giovane di trent’anni, e concluso con mezza pagina a
settembre a Venezia, nei luoghi di vacanza felici con W., che ha ritrovato
chiusi, o riadattati, e inerti.
Un racconto-verità, come è emerso un paio d’anni fa, quando l’amante giovane di
allora si è manifestato polemicamente, con un memoriale politico. W. è Philippe
Vilain, oggi 57 anni, accademico a Napoli, francesista, autore di molti romanzi
“di costumi”, cioè leggeri. Si è manifestato per avere sofferto, dice, il
ricordo del loro rapporto che Ernaux ha fatto nel 2022, alla vigilia del Nobel,
in un altro racconto, “Il ragazzo”. Ha quindi pubblicato un libello che preparava,
“Mauvais élève”, cattivo alunno, in cui fa dell’ex amante una radical chic,
una “vera borghese”, a tavola, nella gestione della casa, nei modi. Ne ha ottenuto
molte interviste - Ernaux è invisa alla destra in Francia, da “L’Express” e “Le
Figaro” in là, ne hanno immiserito anche il Nobel – ma poche vendite. Da filologo
potrebbe congratularsi, che la letteratura vince, anche a letto.
Annie Ernaux, L’occupazione,
L’Orma, pp. 84 € 14
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