Cerca nel blog

martedì 22 giugno 2021

Niente fusioni, Unicredit fa pulizia

Per un po’ il gruppo ballerà da solo: il nuovo ad di Unicredit, Andrea Orcel, punta in questo suo primo bilancio alla pulizia radicale dei conti, a partire dagli npl che ancora pesano, i crediti incagliati, prima di pensare a un diverso perimetro del gruppo, con fusioni e\o acquisti\cessioni.
Il cambio di gestione nel gruppo bancario è stato messo in realzione col riconcentramento del settore bancario, dopo l’allargamento di Intesa con Ubi, e in conseguenza del lockdown dell’attività economica. Col gruppo Unicredit coinvolto in progetti di fusione, con Mps o con Bpm.
Nulla di questo Orcel ha prospettato al suo management. Ma una severa pulizia dei conti: vuole partire senza pesi morti.

Exor vuole un cambio alla Juventus

C’è incertezza in Exor sull’aumento di capitale prospettato dalla Juventus, di 400 milioni entro l’anno. Un apporto di capitale di poco meno, 300 mililni, si rileva, un anno e mezzo fa, è stato bruciato senza nessun miglioramento nei conti.
Il bilancio è in peggioramento grave, verso una perdita a luglio di 150 milioni. Il debito va per i 400 milioni, in forte aumento. A fronte di ricavi in calo: il fatturato si restringerà a giugno – su un 2020 che già non era cresciuto. A coronamento di un anno senza più risultati redditizi, né in Champions League né in campionato.
La finanziaria degli Agnelli sconta l’effetto Covid, che il club fa valere. E resta forte il legame tra i due cugini, John Elkann, a capo di Exor e stratega del gruppo, e Andrea Agnelli, un asse che ha consentito una tranquilla e proficua successione dopo la morte di Gianni e Umberto Agnelli, che invece avevano avuto parecchi contrasti. Ma la Juventus, che la Famiglia pure considera una sorta di blasone, irrinunciabile,  pesa troppo nell’attuale gestione. Che ha prodotto risultati sportivi di alto livello – anche se manca il trofeo più agognato, la Champions League. Ma un modello di gestione all’evidenza, per più anni, fallimentare.

Secondi pensieri - 453

zeulig


Altruismo
– “La forma tipica dell’egoismo che supera se stesso”, è deduzione di Lou Andreas Salomé, “Riflessioni sul problema dell’amore”. Che si realizza meglio – più compiuto, più proficuo – espandendosi. Si vede, con esito pratico coerente, nei volontari delle onlus che assicurano il soccorso in mare alla tratta degli emigranti, E con esito nullo o avverso nei volontari missionari all’avventura in Africa.
 
Amore
– È ancora al tempo delle amebe? L’amore psichico Lou Andreas Salomé riscontra (“Riflessioni sul problema dell’amore”) famosamente sulla congiunzione delle amebe:  “Le amebe si accoppiano e  riproducono premendosi l’una nell’altra, fondendosi in modo assoluto in un unico essere  e dividendosi di nuovo in amebe figlie”. Noi non lo possiamo in ambito fisico: il corpo, avendo raggiunto un alto grado di differenziazione,  concede solo una piccola parte al processo riproduttivo. Ma nell’ambito psichico, “troviamo stranamente più degno di noi il punto di vista delle amebe”. Anzi ideale, superiore.
“È come se la nostra differenziazione psichica fosse rimasta indietro rispetto a quella fisica”, continua Salomé. O non più avanti? Che sia tornata alla identificazione dopo essersene allontanata, per lungo tempo e in tutte le civiltà,  nella differenziazione dei sessi, e delle età della vita, con relative funzioni? Tornata col romanticismo, e la vita di coppia in appartamento (in ambito ristretto), nell’età dell’umidità direbbe Virginia Woolf di “Orlando”, quando si misero i vetri alle finestre, e tendine ai vetri. C’erano uxoricidi, anche sotto forma di suicidi indotti (tanto poetici tra Sette e Ottocento), questa forma di identificazione prima che di possesso, in precedenza? Non nei registri.
 
Corpo – Nelle leggi oltre che nel catechismo è bestia da museruola. E il solo modo di essere, quello corporale, degno di rilievo in materia di colpa: l’assassinio, come il peccato, è del corpo più che della mente – anche se si pratica con minore frequenza, probabilmente, della violenza psichica. Nel rifiuto cenobitico o eremitico del corpo, il santo si figura protetto e quasi monumentalizzato dall’isolamento, come se i pensieri che l’isolamento affolla fossero tutti belli-e-buoni. Può non essere così, anzi è più facile che non lo sia, ma il pensiero così vuole.
C’è una distinta funzione – e attività – tra corpo e spirito? Un distinto corso della storia, tra pensiero e azione, che si ricompatta (razionalizza) ex post? Un modo di essere fisico autonomo dal pensiero, dalla riflessione? Sì, c’è il mondo che s chiama istintuale. Che poi normalmente la ragione interviene a correggere (correzione), a sanare. Con effetto espansivo o riduttivo?  
E c’è un corpo distinto dall’animo, dallo spirito? L’effetto psicosomatico indotto da se stessi: sicurezza come incertezza, malinconia, delusione, depressione, come entusiasmo.

 
“Il corpo è il potere più conservatore”, Lou Andreas Salomé, “Riflessioni sul problema dell’amore”, “e molto s’imprime lentamente in esso per poi scomparire, con altrettanta lentezza”. E superficialmente?
Potere non sarebbe la parola giusta: il corpo è un recettore.
 
Dialetto – “Il dialetto è sottostoria”, C. Pavese, “Il mestiere di vivere”, 11 marzo 1949: “L’ideale dialettale è lo stesso in tutti i tempi. Il dialetto è sottostoria”. La lingua è “entrare nella storia”: “Nel dialetto non si sceglie - si è immediati, si parla d’istinto. In lingua si crea”.
È un più e un meno nell’analisi di Pavese, che pure visse, volle vivere e scriverne, una realtà “dialettale”, di provincia, di campagna. Come forma verbale riduttiva, come forma espressiva ricca: “Beninteso il dialetto usato con fini letterari è un modo di far storia, è una scelta, un gusto, etc.”.
 
Linguaggio – “Noi lottiamo contro il linguaggio”, è tema ricorrente di Wittgenstein (qui nei “Pensieri diversi”), filosofo che si può dire del linguaggio. Lotta impari, allora, e interminabile, poiché il linguaggio  è flessibile, sfuggente. Ma, poi, c’è altro linguaggio che il nostro, quello che dall’acciarino in poi si è venuto accumulando – stratificando certo, quindi un po’ nascosto, un po’ emergente,  e illuminato variamente.
Lo stesso Wittgenstein riflette subito dopo che “la filosofia non fa mai un vero progresso, che ancora ci occupiamo degli stessi problemi filosofici di cui si occupavano già i greci”, perché “il nostro linguaggio è rimasto lo stesso, e ci seduce di continuo verso gli stessi interrogativi”. Il linguaggio evolve lentamente. La storia, la parabola storica, è breve. Da qui la sensazione del pensiero in surplace - come si direbbe nel ciclismo su pista, dove ci si rincorre stando fermi, un istante più dell’altro.
 
Orrore-Terrore – L’orrore spaventa, il terrore respinge. L’orrore è mentale, il terrore è corporeo fisico.  L’orrore è una relazione e una scena, della riflessione che interagisce con un ambiente. Il terrore riprende e sconvolge l’immaginazione, non ne è governato.
I termini sono interscambiabili in letteratura spesso. P.es. parlando di Poe, i cui racconti sono “capolavori del terrore” o “racconti dell’orrore” indifferentemente. Mentre lo scrittore li intitolava “Racconti del Grottesco e dell’Arabesco” – per sfuggire alla maledizione della letteratura di consumo, a sensazione, fuori già allora, dal mainstream, ma non senza ragione: ben scritti, i  racconti anche dell’orrore sono pur sempre una forma d’intrattenimento, di evasione – sono “grotteschi”, è la parola giusta.
 
Platone “Leggendo i dialoghi socratici si ha questa sensazione: che terribile spreco di tempo!”, è sfogo di Wittgenstein nel 1931 (“Pensieri diversi”, 38): “A che servono queste argomentazioni che nulla dimostrano e nulla chiariscono?” Conversation pieces, prolisse?
 
Tesoro – C’è sempre un bene segreto e inalienabile, nei miti, le fiabe, i racconti naturalmente di avventura, ma anche nella storia politica, delle e fra le città greche, pegno di alleanza, comunitaria (urbana) o fra comunità diverse. Da non cedere (commerciare, monetizzare), da custodire con estrema cura e decisione. O segreto, se ancora manca, da ricercare e scoprire. Di cui si sa che è prezioso e anzi indispensabile  ma non la natura o la qualità – può essere anche un foglio di carta. Una sorta di patrimonio esistenziale. Anche solo virtuale.
 
Umorismo – Una visione del mondo, secondo Wittgenstein (“Pensieri diversi”, 1948): “L’umorismo non è una disposizione dell’animo, bensì una visione del mondo”. Una distinzione che serve a capire la profondità del baratro in cui la Germania è caduta, spiega Wittgenstein, quando si dice “che nella Germana nazista l’umorismo era stati estirpato”: la gente continuava a essere anche di buon umore, ma senza umorismo.
 
Nella forma dell’ironia, Wittgenstein lo trova in Beethoven, “per la prima volta” in musica: “Nel primo movimento della nona sinfonia, per esempio”. Non lieve: “In realtà si tratta di un’ironia tremenda, e cioè dell’ironia del destino”.
Con Wagner “l’ironia ritorna, ma in versione borghese”.


zeulig@antiit.eu

Arthur Miller si diverte, e fa morire tutti

Con la foto sbagliata (di Henry Miller….) un racconto molto Arthur Miller, di solitudine, ribellione, e morte. Quattro esistenze solitarie si intrecciano sulla traccia della morte.
Un’edizione che si segnala per una traduzione creatrice. Nicola Manuppelli. cinefilo di lungo corso (tutto Sordi, tutto Manfredi), riscrive in pratica il testo che Einaudi prontamente aveva tradotto all’uscita in America, nel 1961, a ridosso del film. Dosando la traduzione con le battute del doppiaggio.
Il film di Houston per il quale la storia fu riscritta, si può dire, giorno per giorno, come una sceneggiatura, aveva quattro grandi protagonisti ed ebbe molto successo: Clark Gable, Marylin Monroe, Montgomery Clift, e il futuro Cattivo dei western all’italiana Eli Wallach. Che bordeggiavano personalmente, si può dire, la morte. Uno sciancato, Clift. E due moribondi in proprio, Gable di tumore  pochi giorni dopo l’ultimo ciak, e Marylin un anno dopo, dopo un collasso subito durante le riprese, che furono per questo sospese per due settimane – distrutta da Miller. Eli Wallach si sarà salvato per essere brutto oltre che cattivo, e per fare i western di Sergio Leone.
La morte Miller, o gli sceneggiatori di John Houston, la fanno annunciare agli interpreti. Quattro solitarioni, che l’amore per gli animali in qualche modo mette in contatto. Marylin: “Tutti stiamo morendo, mariti e mogli (Miller la stava ripudiando, n.d.r.). Ogni minuto ci avvicina alla morte”. Gable: “La morte è naturale quanto la vita, chi ha paura di morire ha paura di vivere”.
Meglio il film, malgrado gli sforzi di Manuppelli: Miller è parte in causa, troppo poco serio, che la morte assegna agli altri mentre convolava a nuove nozze - con la fotografa di scena del film.  
Arthur Miller,
Gli spostati, Nutrimenti, pp. 208 € 15

lunedì 21 giugno 2021

I figli vengono bene

La donna che fa i lavori in camera in albergo si è sposata giovane con un rappresentante della Necchi. Erano belli nella foto che ancora conserva. E aspettavano la cicogna guardando dalla finestra. Poi lui ha dato in smanie, e il parroco le ha fatto avere l’annullamento. Si è risposata tardi con un vedovo, avanti con l’età, e hanno avuto un figlio. Che è già grande, ogni tanto la porta o viene a prenderla in macchina. Lei ne è contenta per un motivo di principio
Non è vero che i figli venuti in età tarda hanno problemi – ripete. Sua sorella ha sposato un montanaro di città. Che dopo qualche anno l’ha lasciata poiché non avevano figli. Lei, che fa anch’essa i lavori, s’è messa con un insegnante scapolo, anziano ma scapolo. Ed è finita che hanno avuto una figlia. Che è ancora piccola ma molto intelligente. Adesso andrà alla media, e poi anch’essa a lavorare.
 
 
 

L'amore corona la differenza

Due “saggi sull’amore”, come da sottotitolo, già pubblicati quinidici anni fa da Luciana Floris per Stampa Alternativa, “Riflessioni sul problema dell’amore” e l’ostico, più noto, “Il tipo donna” – noto per il suo peculiare femminismo, della “differenza”. Nel primo Lou va a passo di carica, speditiva. Lo “stato erotico è una benedizione”, sia esso felice o infelice, poiché elettrizza, incrementa, moltiplica, vivacizza. L’innamoramento è un ritorno allo stato infantile, della scoperta, della sorpresa. E al mondo fiabesco: “Un mondo di sogni onnipotenti e senza limiti”. In analogia con l’“atto creativo”, dell’artista: “Amare e creare hanno un’identica radice”.
L’argomentazione del “tipo donna” è orientata, femminista ma di un certo tipo: non dell’uguaglianza ma della diversità. La natura vuole incontri erotici tra soggetti diversi e differenti-antitetici, di sesso e di famiglia. L’incesto effettivamente, come l’emofilia, è  proibito dalla natura prima che un tabù sociale.
L’introduzione di Nadia Fusini è in armonia, anch’essa a passo di carica, sul personaggio Lou.  Donna “affascinante e crudele, infedele e devota”. Freud ne ricorderà in morte la lunga lista delle sue vittime – Freud di cui lei ha detto a Jung che è stata l’amante, ma a cinquant’anni? Fusini la fa sessuomane, ma le allumeuses non lo sono, e lei lo è stata con i tanti famosi con cui ha convissuto, eccetto che col giovanissimo Rilke, da svezzare. Aquila e leone per Nietzsche - che a lei fece la prima delle sue avventate proposte di matrimonio - come per Zarathustra, che dice di avere concepito e redatto con la frequentazione di Lou. Paul Rée, il terzo del menage à rois” romano, non supererà mai il rifiuto di Lou, finendo per suicidarsi, nel 1901.
Inevitabilmente un libro sulla stessa Lou, personaggio invadente.
Lou Andreas Salomé, Devota e infedele, Bur, pp. 105 € 5,90
 

domenica 20 giugno 2021

Problemi di base amorevoli - 645

spock

“L’amore è amore di sé”, Lou Andreas Salomé?
 
“Ogni tipo di amore rende felici, anche quello infelice”, id.?
 
Lo “Stato erotico” è una benedizione, sia esso felice o infelice, id.?
 
“L’amore colma l’egoismo di ognuno”, id?
 
“La passione non si sbaglia mai sulle sue impressioni fisiche”, id.?
 
“L’amore è la cosa più fisica, ma anche apparentemente la più spirituale e superstiziosa che alberga in noi”, id.?
 
“Ovunque le persone si amano, l’uno sfiora appena l’altro per poi lasciarlo a se stesso”. id.?

spock@antiit.eu

La “differenza” ebraica

Annotazioni del 1931 in particolare, e per una buona metà di dopo la guerra. Ultimate le “Ricerche filosofiche”, 1945, Wittgenstein confina le riflessioni occasionali ai taccuini. Von Wright spiega i criteri della scelta - omessi solo i riferimenti personali (quelli forse che avrebbero dato gusto...). Ronchetti spiega di avere aggiunto qualche frammento, non molti. E soprattutto di essersi astenuto, come von Wright consiglia, di annotare i pensieri (circostanze, collegamenti, riferimenti).
Molto, nota dominante in questi pensieri, è su ebraismo\semitismo, tema non comune nel dopoguerra. Wittgentesin fa a gara, si potrebbe dire, con Heidegger per stabilire la “differenza ebraica”. A partire da subito, “la tragedia è qualcosa di non ebraico”, e da se stesso. Con una sorta di rivendicazione ebraica nell’anno in cui gli appunti sono più diffusi, il 1931. A p. 26: “Quando Renan parla di «bon sens precoce» delle ragazze semitiche (un’idea che mi è passata per la testa già da lungo tempo), si riferisce alla loro mentalità impoetica, che va direttamente al concreto. È proprio ciò che caratterizza la mia filosofia “. E poco dopo, 32: “In questo mondo (il mio) non vi è tragicità” – contro ogni evidenza biografica: suicidi,  guerre, morti, di amici, amanti, sensi di colpa fortissimi. E ancora, 37: “L’ebreo è una landa desertica dove, sotto un sottile strato roccioso, si trovano però le fluide masse infuocate  dell’elemento spirituale”. P. 47: “Il ‘genio? Ebreo è solo un santo. Il più grande pensatore ebreo non è che un talento (io per esempio)”. Sindrome saprofitica? “È tipico dello spirito ebraico capire l’opera di un altro  meglio di quanto la capisca il suo autore”. Un riflesso ubiquitario: “Nella natura di Rousseau c’è qualcosa di ebraico”. E a proposito di potere e possesso, che “non sono la stessa cosa: “Se si dice che gli ebrei non avrebbero alcun senso del possesso, ciò si concilia molto bene con il fatto che ad essi piace essere ricchi… (Io, per esempio, non vorrei che i miei cari diventassero poveri, perché auguro loro un certo potere…)”. O a proposito della dissimulazione: “Si è detto talvolta che la segretezza e il riserbo proprio degli ebrei sarebbero dovuti alla lunga persecuzione. Questo certamente non è vero; al contrario, è sicuro che essi esistono ancora malgrado questa persecuzione appunto perché tendono a questa segretezza”.  Dell’antisemitismo annoterà nel 1948, quindi “dopo”: “Se non puoi sbrogliare una matassa, la cosa più intelligente che puoi fare è capirlo e la cosa più onesta ammetterlo”.
Con molte annotazioni più o meno svagate, soprattutto sui musicisti, Mendelssohn, Brahms, Bruckner, Schubert, Wagner, Mahler (“se è vero, come credo, che la musica di Mahler non vale niente”…), Beethoven, Mozart. E qualche leggerezza. Le donne inglesi gli europei non le capiranno mai. Meglio un film americano ingenuo o stupido che un film europeo scaltrito. Altri da biscotto della fortuna. “Il volto è l’anima del corpo”.
Molto Shakespeare. Molto Freud, contro Freud - usando cioè lo stesso Freud, ingegnoso ma pessimo: “Con le sue fantasiose pseudo-spiegazioni (e proprio perché sono ingegnose), ha reso un pessimo servizio”. Sui sogni, su tutto. Hitler compare solo nel 1945. E qualche cattiveria: “Leggendo i dialoghi socratici si ha questa sensazione: che terribile spreco di tempo!”, su “argomentazioni che nulla dimostrano e nulla chiariscono”.
È la ripsoposta dell’edizione 1980.
Ludwig Wittgenstein, Pensieri diversi, Adelphi, pp.180 € 12

sabato 19 giugno 2021

Cronache dell’altro mondo – religiose, razziste e sessuali (123)

Discutono i vescovi americani se interdire dalla Comunione, cioè dai sacramenti, il presidente Biden. Cioè se scomunicarlo, perché non vieta la legislazione anti-aborto. Come se non fosse il presidente eletto da tutti gli americani. Una volta la colpa era personale. Per i vescovi americani è solo politica.
Ciò non toglie a Biden, buon cattolico, il desiderio d’incontrare il papa, in un’apposita visita a Roma, con cerimoniale delle grandi occasioni. Per praarare la quale farà passare dal Vaticano fra una settimana il suo segretario al Dipartimento di Stato Tony Blinken, al coperto di una missione diplomatica nelle capitali europee.  
Festeggia l’America oggi il “Juneteeth”, la festa di un 19 di giugno, quello in cui la legislazione  anti-schiavitù penetrò anche in Texas, il 19 giugno 1865, proclamata dal generale unionista Gordon Granger. Una sorta di festa della liberazione. Ma privata, osservata da alcuni eser cizi e da molte associazioni, Fino a giovedì: il 17 giugno Biden l’ha dichiarata festa federale, cioè nazionale.
Lo stesso giorno, oggi 19 giugno, il SNCTM di New York, sigla che sta per “sanctum”, riapre dopo il lockdown. È un sex club, “che si estende su tre piani tutti seta e velluti”, informa “D”, il settimanale femminile di “la Repubblica”, ad accesso limitato e riservato, al costo minimo “che va da 500 dollari (per i single) agli 8 mila di un tavolo privato”. Più salato per le coppie, “1.500 dollari se si varca la soglia per la prima volta, 2.250 se si è di ritorno”.

Il terrorismo della buona coscienza

Rivisto, in programmazione su Sky Cinema, questo film che ha confuso i critici, e quindi inevitabilmente la prima visione, ha invece una linea netta, anche se impopolare: interroga l’Europa, il “luogo della ragione e della libertà” dice a un certo punto la protagonista, sui suoi limiti, sulla “buona coscienza” di sé. Un esito difficile. Anche perché la vicenda procede su un equilibrio sottile. Ed è parlata in polacco prevalentemente, cioè nella lingua di un Paese che lo spettatore sa che da qualche tempo si distingue per la chiusura allo straniero - dopo avere alimentato per un paio di decenni l’emigrazione, in Italia, in Germania e in Inghilterra. La protagonista, una poetessa polacca che vive in Italia, attorno a Volterra, figlia di una coppia di ebrei sopravvissuti a Auschwitz, premio Nobel, finisce rinchiusa dal maresciallo dei Carabinieri suo ammiratore dentro la gabbia-monumento ai morti dei lager eretta nella piazza della cittadina.
Alla notizia del Nobel conferito alla poetessa, il sindaco, spronato dal maresciallo, vuole celebrarla come concittadina onoraria illustre. Il giorno della cerimonia è funestato da un attentato kamikaze islamico a Campo dei Fiori a Roma con moltissime vittime. La poetessa  sconvolge la vita della comunità facendo l’elogio alla festa della diversità, dell’accoglienza, dell’islam, degli arabi, e la critica dell’Europa, annunciando il rifiuto del Nobel, finendo col definire l’attentato “un’opera d’arte”. Lo spettatore non avverte subito la stonatura, molti in fondo con qualche anno d’età rivivono ancora com meraviglia l’attacco all’America con gli aerei dirottati nel 2001. Ma è l’esca a una libertà di giudizio che si rivela una prigione.
La donna, apparentemente libera, col marito, i nipoti, la figlia, l’amante, è rigida: chi l’ha sostenuta diventa un nemico in città (il sindaco, in campagna elettorale, è criticato, il figlio del maresciallo, bullizzato come “marocchino” perché sua madre è siciliana, finisce in ospedale, al suo amante egiziano distruggono il locale), ma lei rifiuta anche un piccolo passo, la semplice precisazione che non intende spalleggiare il terrorismo. Finché il maresciallo, ubriacandosi per riuscire a farlo, non la rinchiude – lei, che è stata la luce della sua vita applicata di servitore dello Stato.
Non è sinistra e destra. È sinistra senza senno: piena di sé, e quindi dogmatica, autoritaria. Incapace di parlare con la figlia, lo spettatore rivede la poetessa ex post, volgare con l’amante dopo le distruzioni (“hai bisogno di soldi?”), supponente con l’inviato di “Le Monde”, venuto apposta da Parigi per chiederle la rettifica.
La recitazione, affidata da Borcuh a solidi attori  di prosa, notevolissmi l’italo-inglese Vincent Riotta che fa il maresciallo, e l’italo-olandese Lorenzo De Moor nei panni di Nassir, l’amante egiziano giovane, è del resto una chiave scoperta della “trama” del film, del suo senso. Due personaggi sicuramente “di sinistra” ma asciutti, anche Enzo Catania nel ruolo del marito servizievole, “in pantofole”,  contro l’eloquio inarrestabile – pieno di sé - di Krystyna Janda, la poetessa.  
Jacek Borcuh,
Dolce fine giornata, Sky Cinema

venerdì 18 giugno 2021

Letture - 461

letterautore

Bernhard, Thomas – Il “New Yorker lo mostra giovane: bello, tonico, curato, sorriso di sfida. Di sofferenza quindi autoinflitta, se non per gabbare il lettore – il lettore è un masochista. Era un bel ragazzo, nel senso che si curava, voleva piacere, avere successo, e visse comodo. Si fece vittima e santo a freddo: il personaggio misantropo, di misantropia come fonte o chiave del successo.
 
Big Bang – È anzitutto letterario, visione di poeta, catastrofico, di E.A.Poe, nel racconto “Eureka”. Ottant’anni prima che fosse concepito, in qualche modo, razionalmente.  
 
Calvino – “Scoiattolo della penna” è definizione di Pavese in una lettera a lui indirizzata, il 29 luglio 1949, in risposta a una critica benevola ma maliziosa di “Tra donne sole”. Non sufficientemente meditata dagli studiosi di Calvino.
 
Dante – È (anche) linguista: è il tema di una “tornata” di studi dell’Accademia della Crusca martedì 15: “Non solo italiano. Dante, il De Vulgari Eloquentia e le lingue: una lezione per l’Europa?”. Che Francesco Sabatini, il presidente onorario dell’Accademia, illustra sul “Corriere della sera”: “Perché Dante è padre (anche) delle lingue d’Europa. Ne studiò la natura. E definì una carta degli idiomi conosciuti”. Il tutto mentre intensificava la sua partecipazione alla politica cittadina, di cui sarebbe poi stato vittima a vita. no studio e un’analisi che Sabatini dimostra dotto, versatile, uno dei primi della disciplina, dopo Tertulliano, sant’Agostino, sant’Ireneo di Lione, sicuramente il primo e il maggiore dell’epoca moderna.  
 
Hemingway – “È lo Stendhal del nostro tempo”, annota Pavese perentorio il 14 marzo 1947 nel diario, “Il mestiere di vivere”. Ma più avveduto che entusiasta, cinque giorni dopo lo spiega: “Stendhal-Hemingway. Non raccontano il mondo, la società, non dànno il senso si attingere e una larga realtà interpretando a scelta, a volontà – come Balzac, come Tolstòj, come ecc. Hanno una costante di tensione umana che si risolve in situazioni sensorio-ambientali rese con assoluta immediatezza”. E “su questa costante han costruito un’ideologia, che è poi il loro mestiere d narratori: l’energia, la chiarezza, la non-letteratura.
“Flaubert sceglieva un ambiente; loro no.
“Dostojevskij costruiva un mondo dialettico; loro no.
“Faulkner stilizza atmosfere e mitologizza; loro no
“Lawrence indagava una sfera cosmica  l’insegnava; loro no.
“Sono i tipici narratori in prima persona”.
 
Quanto avrà influito la fine di Pavese, il solitario, l’anti-Hemingway-personaggio, su quella di Hemingway? Hemingway, che sapeva molto dell’Italia, specie dai suoi estimatori, Fernanda Pivano in testa, sapeva di Pavese, del “Mestiere di vivere”? - Pivano, allieva di Pavese al liceo, il suo gognin, faccino, era stata da lui indirizzata alla lettura di Hemingway, oltre che di Whitman et al..
 
Hitleriano – L’h si rappresenta con l’“hitleriano”, un soldato germanico in divisa con l’elmetto sotto la croce uncinata rossobruna, nell’“Abecedario” di Munari, opera del 1942. Una cui copia è andata all’asta ultimamente per 4 mila euro. Uno scivolone del designer elegante e distaccato quale Munari sarebbe stato per mezzo secolo dopo la guerra. Che nel dopoguerra provò a sostituirlo con “hangar”. Stefano Salis però lo giustifica, sul “Sole 24 Ore Domenica”, causa autarchia: per illustrare l’h, “Hotel, per autarchia, non si poteva usare, Hangar idem (e poi chi lo ha visto)”, mentre il milite tedesco sì.
 
Letterato americano – È, si vuole, tragico, perlomeno drammatico. Non uno che sta seduto a leggere e a scrivere. E.A.Poe, il primo scrittore americano professionale, che viveva di scrittura, ha inventato anche il personaggio: inventore di se stesso, come sarà poi i ogni scrittore americano, con rare eccezioni. S pecie il narratore, meno il poeta, è uno che d ve avere un passato a tinte melodrammatiche, aver provato vari mestieri, manuali di solito, avere superato vari handicap, o infelicità, familiari, amicali, personali, aver avuto incontri, o attraversato circostanze, miracolose e possibilmente misteriose. E  poi un professionista serio, tanto che per stare al passo della professione deve ricorrere all’alcol o alla droga. Ed è americano, non un viaggiatore – anche i più vagabondi: Hemingway, Fitzgerald, lo stesso Melville (Henry James non è “americano”).
 
Manzoni – Di “fantasia nera” secondo Giovanni Macchia. Non solo nella peste, del romanzo e della “Colonna infame”. Pessimista in effetti – pessimista più che depresso.
 
Parti – Nicolas Bouvier, “La polvere del mondo”, incontrava settant’anni fa nella campagna di Mahabad, nel Nord dell’Iran presso il lago di Urmia, Azerbaigian occidentale, solo “contadini che non parlano che il curdo, lingua iraniana molto vicina al pehlvi dell’epoca dei Parti”. Pehlvi o pahlavi. Poi parlato “in Persia”, secondo il Petit Robert, il dizionario francese, “sotto la dinastia dei Sassanidi”, quindi a partire dal III secolo d.C. fino alla conquista islamica.
Parti-parsi, i fedeli dello zoroastrismo che ancora si contano in qualche parte dell’India?
 
E. A. Poe  - Si voleva autore di “arabeschi”, dietro l’orrore.  Il primo scrittore professionale americano, che vuole cioè vivere dei suoi articoli e racconti, dovette soprattutto combattere, già allora, anni 1830-1840, per essere considerato uno scrittore e non un pubblicista da poco. I suoi racconti del terrore intitolava “Racconti del Grottesco e Arabesco”, per immetterli, con quest’ultimo termine, nel filone letterario mainstream, farsi prendere in considerazione dai critici, e non come autore di storie da pochi cents - mentre “scriveva” proprio queste, storie di eccessi, anormalità: con “arabesco” si autodefiniva, e lo scrisse, scrittore elegante, raffinato.    
 
Ebbe a esecutore letterario Rufus W.Griswold, un amico-nemico che ne fece il personaggio postumo, a metà tra il demoniaco e il folle. Un letterato di poco spessore, anche sfortunato (epilessia, tubercolosi, un’esplosione di gas, una figlia in un treno deragliato, abbandonato dalla moglie, la terza, mentre moriva di tbc), restato negli annali per il personaggio Poe. A Griswold se ne deve anche il nome: Poe evitava i cognome Allan, dei genitori affidatari, firmando Edgar Poe, Edgar A. Poe, e E. A. Poe, fu Griswold a sancirlo come Edgar Allan Poe. Un personaggio di cui Poe, scrivendone anni prima, notava: “Cadrà nell’oblio”, o ricordato solo come “il servitore infedele che abusò della fiducia”. Poe era anche un mentalista? 
 
Shakespeare – È poco elisabettiano, sia nel comico che nel tragico. Pavese, anglista entusiasta, grande lettore anche di Shakespeare, non lo dice ma lo sottolinea (“Il mestiere di vivere”, 14 ottobre 1943): Shakespeare è soprattutto witty, si diverte con le parole, e immaginoso - “ha delle dubbie  scene senza immagini” ma “ne ha di ricchissime”. E anche (ib., due giorni dopo): “I commediografi elisabettiani traggono il comico soprattutto dagli eventi (scherzi, tiri, lazzi, etc.) Shakespeare soprattutto dalle parole (wit, battute, freddure, etc.).”

Viaggio – “Che sia qui il belo del viaggio: riscoprire il proprio luogo?”: Pavese, che non viaggiò, giusto a Roma, e giusto per lavoro (non sa e non dice niente di Roma), se lo dice “riscoprendo Torino, dopo 24 ore di assenza”. Gli amanti di viaggi scritti possono essere molto sedentari.

letterautore@antiit.eu

La cancellazione degli europei dall’Europeo

Francia, Germania, Inghilterra, Belgio, Olanda, i paesi con più immigrati da più tempo, hanno un calcio espressione delle comunità immigrate, arabi, africani, turchi, albanesi, sudamericani: due terzi e più degli effettivi, in proporzione più che inversamente proporzionale alla quota degli immigrati e la loro prima generazione sulla popolazione totale. La Francia e il Belgio sono diventate grazie agli immigrati “potenze” del calcio. Non si può dire sia un fattore etnico: un turco o un marocchino è “diverso” (struttura, mentalità) da un sudamericano o un africano come un europeo. C’è una sorta di “cancellazione” dell’europeo, nell’atletismo come nella produzione e nel commercio, nelle politiche, nella creatività.
C’è una sorta di compiacimento in questo, di esaltazione. La Francia dei campioni, ‘Mbappé, Pogba, Kanté, Benzema, fa il catenaccio contro la Germania, che in effetti si fa temere: il terzino più impegnato è il centravanti Griezman. Limitandosi a un paio di contropiedi in tutta la partita, grazie allo scatto di ‘Mbappé – tanto confuso quanto veloce. Ma il match si svolge tra fastidiosi peana dei commentatori. Dall’inizio alla fine, dello speaker e del tecnico, alla Rai e su Sky. E l’indomani sui quotidiani – dream team è l’elogio meno eccessivo. Il giornalismo è pigro, e gli italiani copiano volentieri dai francesi, che non si risparmiano un vanto. Ma: il calcio è solo un mercato di talenti – quelli della Francia tutti franco-africani? Al punto che bisogna gonfiarne qualcuno?

Cronache dell’altro mondo – elettorali (122)

Bisogna avere o non avere un documento che attesti l’identità del votante? Si discute su questo a Washington dopo l’eccesso di votanti alle ultime presidenziali. Non la tessera elettorale, quella è inconcepibile – la Costituzione non prevede un obbligo di voto, il voto è una libera scelta. Un documento che attesti che X ha votato, che quindi non potrà votare o aver votato altrove: una carta d’identità o documento equiparabile.
Dal 1965 vige il principio “una persona un voto”, ma il diritto di voto non è automatico, bisogna essersi iscritti alle liste elettorali, e un controllo non è possibile, tramite la circoscrizione elettorale e il documento d’identità. L’ultima proposta Democratica - rigettata, per ora, dai Repubblicani - propone come documento le fatture dell’elettricità o del gas.
La revisione della legge elettorale è impantanata al Congresso su questo nodo. La carta d’identità, anch’essa non prevista dalla Costituzione, è risentita come un’invadenza di polizia, e comunque non sarebbe prerogativa federale ma dei singoli Stati. Che uno per uno dovrebbero approntare apposita legislazione.
Il voto come libera scelta implica che ci si iscriva nei ruoli dei votanti se si vuole partecipare al voto. L’iscrizione non è automatica: c’è il diritto di voto universale, ma temperato, da istruzione, fedina penale, residenza. E anche, indirettamente, dal ridisegno frequente delle circoscrizioni elettorali (“gerrymandering”), quando i collegi sono uninominali – più spesso sono statali.
L’iscrizione è però libera: la residenza non è più requisito per il diritto di voto. La Corte Costituzionale ha stabilito nel 1972 che bastano trenta giorni di residenza prima del voto, ed esclusivamente per motivi logistici. Un obbligo più lungo di residenza viola il 14mo Emendamento, alla voce equal protection clause – chiunque si trovi dentro uno Stato ha diritto alle leggi di quello Stato. In teoria ci si può spostare da uno Stato all’altro per influenzare il voto – in pratica sarebbe stato fatto in Georgia alle ultime presidenziali, e in Pennsylvania.
Ogni stato stabilisce le regole, per il voto e per l’eleggibilità. Specifici emendamenti costituzionali stabiliscono che il diritto di voto non può essere condizionato da razza, colore, sesso o età (dai 18 anni in su). Ma l’alfabetizzazione può essere dirimente: sul diritto di voto i controlli ortografici delle iscrizioni sono decisivi.

Il liberalismo è un rinoceronte

“L’avventura del liberalismo” è il sottotitolo. Non una novità, ma un contravveleno in un tempo di nazionalismi, fino al razzismo che si riteneva sconfitto o scongiurato.
Tutte le idee politiche sono unicorni, creature ideali immaginarie. Il liberalismo è all’apparenza il meno gradevole, un rinoceronte, massiccio, sgraziato, aggressivo. Ma si tiene bene in piedi, e di fatto non fa grandi danni. Gopnik ne fa la storia, da Smith e Hume a Emma Goldman. Fino alla globalizzazione, con gli eccessi che ognuno vede, nella finanza e nel commercio. Tra filosofia, letteratura e idealismo politico, talvolta con impegno diretto nell’azione.
Nulla di non noto, ma ben raccontato. Senza una posizione preliminare, precostituita, ma radicalmente liberale – il liberalismo è, al fondo, anarchia: “Il liberalismo non è una teoria politica applicata alla vita. Piuttosto, è ciò che sappiamo della vita applicato a una teoria politica”.
Un “unicorno” adattabile, ma realistico – non opportunistico.
Adam Gopnik, Il manifesto del rinoceronte, Guanda, pp. 288 € 20

giovedì 17 giugno 2021

Ombre - 566

Il senatore Petrocelli, 5 Stelle, presidente della Commissione Esteri del Senato, si dichiara a Concetto Vecchio di “Repubblica” filocinese confermato, come il patron del partito, Grillo. In contrasto con il governo. Dove agli Esteri è ministro un altro 5 Stelle, Di Maio. La politica estera italiana appaltata ai 5 Stelle? Che sanno dov’è la Cina? O è l’irrilevanza del Parlamento, e anche degli Esteri, sulla politica estera italiana?
 
“Ci hanno proposto di fare mio padre beato”:  Aleida Guevara, figlia del “Che”, resuscitata a Palermo dal sindaco populista Orlando, ex potentato Dc, non se ne perde una. Ma è possibile che dica la verità, in Sud America tutto è possibile.
La chiesa del resto, sempre restia, da qualche tempo insegue i santi, una beatitudine non si nega a nessuno. C’è stato anche chi, il decano di San Lorenzo in Lucina, voleva santa Grace Kelly.
 
Colle Romito, a Ardea, dove un pazzo ha ucciso due bambini, e l’anziano passante che li proteggeva,  “è un bel comprensorio di case basse, villettine col giardino, case di villeggiatura della piccola borghesia romana degli anni 60”, rimemora Roberto Morassut, già capo del Pd a Roma e sottosegretario di Conte per l’Ambiente e la Tutela del territorio, sul “Corriere della sera-Roma”: “Allora, quando c’erano solo prati, venivano gli attori”. Allora, con i prati, “Colle Romito era un terreno della principessa Sforza Cesarini in uso civico per il pascolo, poi lo lottizzò”. Così, senza più: da uso civico alla lottizzazione.
 
La libraia romana Laterza è protetta cautelativamente dalla Digos perché non ha voluto mettere in vendita il libro di Giorgia Meloni. Questa  la notizia delle cronache romane, “Corriere della sera”, “la Repubblica”, “il Messaggero”. Senza scandalo per al censura – di un libro innocente, a termini di legge e anche di buon gusto
Come già nel 1969, quando Feltrinelli non vedeva i libri Rusconi. Il tipo di libri che poi venderà Adelphi, ora “stella” della stessa sinistra – confusa più che maneggiona?
  
Per quattro ani non ha fatto nulla, al quinto ha affidato centinaia, migliaia di appalti, piccolo-medi ad altrettante imprese. Appalti da poco ma che “valgono” molto: ripavimentare venti metri di Campo Marzio, strada stretta, può richiedere due settimane di lavoro, invece che due giorni. A 100-200 voti ad appalto, fanno la maggioranza alle elezioni in autunno: si dice che la sindaca Raggi sia una sprovveduta, ma non lo è – perché sarebbe allora la beniamina del furbissimo Grillo?
 
Prima del lockdown, fino a metà 2019, quello tedesco era il governo Ue che più spendeva a sostegno dell’economia, l’1,5 per cento del pil nazionale,  i due quinti di tutta la spesa Ue – l’Italia spendacciona veniva quint’ultima, con lo 0,3  per cento del pil. Non si può farne torto alla Germania in questo caso, non si avvantaggia a danno di altri. È solo più perspicace, soprattutto nella lettura delle regole Ue. L’opposto dell’Italia, che non sa nemmeno come spendere, né per che cosa – non spende gli aiuti Ue alle aree depresse, solo i due quindi di quanto le toccherebbe.
È un problema di lingue, l’Italia non le – ma le regole Ue non sono tradotte anche in italiano?
 
Ad Alba, centro della Resistenza, nei racconti di Fenoglio e nella storia - ricorda Cazzullo a proposito di “Bella ciao” che non era “una canzone comunista” - “la Dc aveva il 60 per cento, il secondo partito era il Pli, e il terzo il Pri”. C’è una storia, che pure sarebbe allettante perché variegata, che non si fa: chissà perché. Vige ancora la censura culturale del Pci?
 
“E la burocrazia è tale per cui qualsiasi altro paese è più facile del nostro”, spiega a Morvillo sul “Corriere della sera” un manager che ha deciso di ritirarsi su un’isola remota dell’Egeo, riadattare un rudere e costruirsi una minima attività per la sopravvivenza. “Ovunque” è più facile: incontestabile, anzi tutti concordano, anche i burocrati. Ma anche questa riforma, che troverebbe d’accordo tutti, non si fa: quelli che vuole rovinare Giove li fa prima impazzire.
 
Crisanti, il microbiologo di Padova, chiacchierato chiacchierone in tv e social in questo anno e mezzo di covid, dice a Trocino sul “Corriere della sera”: “L’Italia si avvia ad avere più morti di tutta Europa e la mortalità più alta per 100 mila abitanti. Anzi, sulla mortalità siamo i peggiori del mondo”. Beh, questo è vero.  
 
“Il Sole 24 Ore” confida al cattivo “Mephisto” l’elenco delle magagne dei giudici. Ma, benché “diabolica”, la lista resta impressionante: “Durata dei processi da medaglia olimpica, tiro alla prescrizione, mosca cieca nell’attuare l’obbligatorietà dell’azione penale e la separazione delle carriere. Tra PM che agiscono come questurini – che è ben altro mestiere”. E “salti in politica e marce indré… Intoccabili. Ala faccia della grande maggioranza di colleghi che lavorano con passione, in condizioni umilianti”. Ma davvero, la passione? e le condizioni umilianti?
 
Boris Johnson s fa fotografare mentre nuota vigoroso nelle fredde acque della Cornovaglia – lasciando a terra i calamitosi “vecchietti” altri leader del mondo, del mondo occidentale. Naturalmente il fascismo è altra cosa, ma i simboli del potere si vede che soni uguali, anche nella democratica Inghilterra - adesso manca a Johnson la mietitura, delle messi autoctone, della “restituita” Inghilterra extraeuropea.
Dire tutto il mondo è paese è un errore. Però.
 
La Cina prova  a radicarsi in Europa e in Sud America con i regimi populisti, cioè “fascisti”, Orbàn, Maduro, Bolsonaro, etc. Fa senso che un regime comunista, l’ultimo comunismo, vada in cerca di fascisti nel mondo. L’autoritarismo li cementa: è proprio il destra-sinistra che non si poteva nemmeno menzionare negli anni del Pci e del Pcus-Urss.
 
La nuova dirigenza alla Cassa Deposti e Prestiti, succeduta ai grillini, trova in sede camerieri in livrea per i dirigenti, hostess per gli ospiti, ascensori riservati ai dirigenti. Magari non costano molto  ma danno un’idea, terribile: confermano che il Nuovo e Nuovissimo di Grillo &co. è solo un “fatti in là che mi ci metto io”, dei più mediocri contro i meno. Come si fa a immaginare in una grande azienda camerieri in livrea,  per il caffè dei dirigenti, nel 2021?  

L’unità venne lottizzata

Una celebrazione in tono minore, la presa di Porta Pia, l’unità completata, Roma capitale. Non per la pandemia. Forse perché non c’è molto da celebrare, dopo centocinquant’anni il papa fa più Roma che l’Italia. La mostra d’altra parte documenta Roma come conquista e piazza dell’Italia che non vorremmo, fanfarona, presuntuosa, e corrotta: la grande novità di Roma Capitale è la speculazione edilizia, lottizzazioni e costruzioni, la moltiplicazione del denaro.
Al visitatore la mostra richiede molto tempo, tante le didascalie da seguire, ma con un senso da subito di eccessivo, di retorico. O allora un ritratto antifrastico della capitale, come era e come si è voluto che diventasse. D’impianto celebrativo, che però riesce regressivo, deviante. La nascita di quel grasso niente documentando che caratterizza la capitale. Non il suo modo di essere papalino, pacioso e violento, ma la politica, la burocrazia e l’informazione di cui è centro e che sanno di falso, e di sciocco – peggio: di falso sciocco. Gli sventramenti, le speculazioni, a partire da re Umberto, la pacchianeria di un’architettura imperiale, fuori da ogni canone e ogni gusto - eccetto il cattivo gusto: il palazzo di Giustizia, il Vittoriano, le mostruosità immaginate per la Galleria, che poi si trascurarono. “Lottizzano Villa Ludovisi”, Henry James scriveva a un’amica spaventato, “pensate, Villa Ludovisi lottizzata.” Si finisce frastornati dalle declamazione di testi interventisti dannunziani per la Grande Guerra, la grande ecatombe - un fanatismo sottolineato dalle folle oceaniche a piazza Venezia ai piedi del Duce, benché fuori tempo massimo sugli anni della mostra.

Una “mostra nella mostra”, come vuole il dépliant, è quella del conte Primoli, il napoleonide alla moda tra Parigi e Roma tra Fine Ottocento e la Grande Guerra, che fu fotografo moderno, interessato a tutto, e ha lasciato una ritrattistica e una serie di “istantanee” storicamente significative, e sempre vivaci.
Roma. Nascita di una capitale 1871-1915
, Museo di Roma Palazzo Braschi

mercoledì 16 giugno 2021

Appalti, fisco, abusi (203)

Atlantia fa i salti in Borsa e si annuncia un maxi-dividendo, grazie ai guadagni realizzati con la vendita di Autostrade allo Stato. Ottima nazionalizzazione, per i Benetton e soci.
 
Tim aspetta il 16 giugno per recapitarvi la bolletta che è scaduta l’8 giugno. Per poi fatturarvi il 5 per cento per ritardato pagamento. Furbo, no?, come diceva Lucia Joyce del babbo: farsi un paio di milioni di euro  a bolletta, per dodici mesi, per entità unitarie modeste, anche se nell’arco dell’anno sono diecine di euro (ma non abbastanza per ricorrere ad Agcom, l’Autorità di controllo. Dopo aver tentato di contrabbandare su 28 giorni il mese di abbonamento, facendo un anno di tredici mesi.
Tim sarà pure una società fallita da tempo, come argomentava Grillo agli esordi del “vaffa” – una quindicina d’anni fa. Ma sa fare sempre danni.
 
Non è rimedio al piccolo sopruso Tim la bolletta elettronica. Tim ve la manda allegata alla mail,  ma non potete aprirla senza l’accesso a My Tim. Che non è ammesso se non se non siete utente wifi, modem, fibra etc.. Sembra strano, ma è così, basta accedere a My Tim.
 
Lunghe code agli esercizi obbligati, alle Poste e in farmacia, mentre l’utente – in genere la utente – s’intrattiene amabile del più e del meno con gli addetti - più spesso le addette. Le conversazioni sono specialmente lunghe in farmacia, che ora sono soprattutto empori di prodotti della fitness o di bellezza. Chi l’ha detto che dalla peste si esce migliori? Normalmente peggiori, anche molto.
 
Le attese, alle Poste e in farmacia, si allungano anche perché gli addetti sono ridotti: sono stati ridotti un anno e mezzo fa, e lo sono anche ora alla riapertura. Dove c’erano due farmacisti – due farmaciste – ce n’è solo uno. Alle Poste gli sportelli funzionanti sono mediamente due terzi di prima. Dimezzare il personale al banco, o anche solo ridurlo di un terzo, è un’ottima strada per guadagnare: l’epidemia non è venuta per male, non per tutti.

Proust intimo

Per il centocinquantenario della nascita di Proust una strenna, per proustiani e non; un libro bello, e soprattutto ben curato, da Luc Fraisse, proustologo paziente oltre che infatuato. I racconti, più che altro tracce di racconti, sono così così.
Le novelle inedite sono testi dispersi, rintracciati dal proustologo geloso Bernard de Fallois, un personaggio dell’editoria parigina, “inventore”,  editore e curatore di Simenon, scopritore di Joël Dicker. Recuperati dai suoi archivi due anni fa, nel 2019, un anno dopo la sua morte. De Fallois è stato depositario unico, per oltre mezzo secolo, dell’autorizzazione ad esplorare i manoscritti dell’autore della “Ricerca”.
Sono frammenti o progetti di racconto, per lo più, o altrimenti non  definiti. Proust escluse questi testi, di cui non perfezionò la copia, e sui quali non tornò più a lavorare, dalla sua prima raccolta di racconti, “I piaceri e i giorni”, 1896, quando aveva venticinque anni: sono quindi scritti della sua prima gioventù. Di cui il curatore può rimarcare notevoli anticipazioni di temi e personaggi della “Ricerca”. Molto evidenti, perfino porno, sono le tematiche legate all’omosessualità proibita, specie nei due testi centrali: “Jacques Lefelde (lo straniero)” e “All’inferno”. In quest’ultimo il diavolo discute con un “conte Quélus”, che ricorda Caylus, l’amasio di Enrico III, e anticipa Charlus, dell’amore delle donne e di quello “socratico”. Ammette che certi gusti possono produrre “repulsioni fisiche”, ma i due poi si assolvono: “Chi oserebbe dire che il disgusto non è eminentemente relativo?”. Anche se il caso esemplificato, la passione per le feci, è un po’ trasgressivo.
La fascetta editoriale originale, dell’edizione Folio, dà il vero senso del repêchage: “Il diario intimo che Proust non ha scritto”. Più per questi aspetti inconsueti nella penna di Proust. Più evidente nei frammenti l’indicazione subliminale che le ragazze di cui cerca l’amicizia agli Champs-Elysées sono ragazzi.

“La moralità cristiana, all’occorrenza cattolica, pesa”, nota Fraisse. Senza però sviluppare la traccia. Che è strana, almeno vista con gli occhi di oggi, ma è vera: Proust, di famiglia ebraica benché non praticante e anzi laica, ha in tutta l’opera costanti riferimenti religiosi e morali, e solo cristiani, cattolici. Una moralità che pesa – questo probabilmente Fraisse intende – sulle abitudini sessuali. Ma qui, nei racconti, nei frammenti giovanili, non del tutto.  
Marcel Proust,
Il corrispondente misterioso e altre novelle inedite, Garzanti, pp. 184, ril. € 20