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venerdì 20 settembre 2019

Un’altra Italia, un’altra Germania

Pronta la risposta della Germania al nuovo governo di Roma. Abbandonata la divisa ormai caratteristica del “troppo poco, troppo tardi”, Angela Merkel interviene sul piano europeo con rapidità e decisione sui due dossier più caldi dell’Italia, la Libia e l’immigrazione clandestina. Un intervento che non può non andare nel senso che l’Italia vuole, e da tempo chiedeva.
È alla presenza del presidente della Germania che Mattarella ha potuto spiegare, dettagliandola ripetutamente, la soluzione che l’Italia da tempo chiede: dei rimpatri degli immigrati non riconosciuti rifugiati politici a opera e a carico della Unione Europea. Lo stesso il vertice a Berlino sulla Libia: è inevitabile che la posizione dell’Italia venga fatta valere, contro il doppio gioco della Francia, che ha favorito e indirettamente armato l’attacco di Haftar su Tripoli. All’insegna di una guerra al terrorismo che invece Haftar non fa, mentre concentra l’attacco sul governo eletto di Tripoli – contro Al Qaeda e l’Is operano soltanto le forze speciali americane e il gruppo armato di Misurata.

Problemi di base - 509

spock


La menzogna è sempre un male o ci sono casi i in cui è accettabile e anzi doverosa (Kant, passim )?

Non c’è una logica nella logica?.

Perché il gatto non si addomestica?

Perché casca sempre il telefonino, tra tutti gli oggetti in tasca?

E le chiavi di casa?

Gli ebrei sono speciali a causa dell’antisemitismo, oppure dell’ebraismo?

Si è perché si è, oppure perché non si è?

spock@antiit.eu

Il campionato delle bufale

Juventus sugli scudi: tre squadre in una, tutt’e tre da Champions, ingaggi record, Sarri-spettacolo, l’Italia terra promessa dei grandi campioni,  etc., dovunque uno si giri non c’è una piega, solo trionfalismo. Poi questo superclub prende due gol a Madrid come li aveva presi otto mesi prima, esattamente, con al stessa dabbenaggine, su tiri da fermo. calcio da fermo. E non volendo chiudere gli occhi c’è di peggio. Non ha un terzino destro, fra i trentatré o trentacinque campioni. Non ha messe ali di spunta, solo due vecchietti. L’età media è da vecchietti, che ansimano nel secondo tempo, e spesso latitano acciaccati. E ha trentatré, o trentacinque, campioni perché non è rinunciata a venderli. I troppi soldi fanno male all’intelligenza?
Non è il solo caso. L’Inter, che aveva vinto tutto domenica, alla terza giornata, ha perso tutto mercoledì. “L’Inter di Conte”: in assenza di grandi calciatori si fanno santi gli allenatori, anzitempo.  Conte è un degli allenatori più esonerati. Alla Juventus Sarri non era stato preceduto, sempre per il calcio champagne, da Maifredi, quando rischiò la B, questa volta per demerito suo? Giampaolo non ha mai vinto nulla, né Mazzarri o Fonseca, ma piace illudersi, al Milan, al Torino, alla Roma.

Felicità è ripetizione – dirsela

Brevi prose raccolte dallo stesso Walser nel 1917. Semplici, per lo più su aneddoti inconsistenti. Divagazioni, lievi. Nulla al confronto con la coeva “La passeggiata”. Ma dotate di quella certa felicità espositiva, qui più accentuata che altrove, che consiste nell’iterazione, specie delle forme predicative, di attributi più che di apposizioni. Procedimento di solito insignificante e faticoso, di cui Robert Walser però è maestro – se ne può dire la sua unica cifra, insieme con la felicità di essere, in tono minore.
“La bella addormentata nel bosco”, dove niente succede, ne è esemplare: due paginette di nient’altro. Accentuazioni ternarie - il canone che Ciryl Connolly stabilirà in “Enemies of Promise” (tradotto “I nemici dei giovani”), come affermativo dell’uomo di mondo: sì, è così, è proprio così… Oppure binarie, alternative o di opposizione (“versi sottili o sgrossati male”), oppure comparative-superlative (“fronte serena e coraggiosa”, “membra rapide e agili”).
Sono prose di paese, del periodo passato a Bienne, in Svizzera, dove era nato – lo stesso dove farà “La passeggiata”. Più che altrove, nei 25 pezzi di questa “vita di poeta” Walser si vuole vagabondo eccentrico in paese. Il paese normalmente pressa e incombe e non lascia spazi, lui invece è felicemente ignorato, se non per qualche sguardo stranito-ammirato. E si dice felice, felice, felice.
L’“uomo inutile”, o fannullone di Eichendorff  - qui evocato per il “chiaro di luna” - in carne e ossa, ma senza residui. Che di sé in città, a Wurzburg, dice: “Fatti i conti, un personaggio interamente inutile, senza scopo, senza sostegno, senza responsabilità, e quindi superfluo? Eh sì”. Calasso lo vuole nel risvolto piuttosto il Lenz di Büchner, ma ne è l’esatto opposto.
Raccapriccia che queste prose siano state scritte e riprese nella Grande Guerra, di Walser dando una forma di autismo: una vita fuori dal mondo. Poi Walser verrà, probabilmente d’arbitrio, rinchiuso in manicomio per venticinque ani, fino ala morte nel 1956, ma se c’era una componente anomala nella sua psiche non era la schizofrenia che gli fu in quattro e quattr’otto diagnosticata, ma l‘autismo – incapace di rapportarsi anche alla sorella, che è quella che ne dispose l’internamento.

Robert Walser, Vita di poeta, Adelphi, pp. 145 € 15

Brevi prose raccolte dallo stesso Walser nel 1917. Semplici, per lo più su aneddoti inconsistenti. Divagazioni, lievi. Nulla al confronto con la coeva “La passeggiata”. Ma dotate di quella certa felicità espositiva, qui più accentuata che altrove, che consiste nell’iterazione, specie delle forme predicative, di attributi più che di apposizioni. Procedimento di solito insignificante e faticoso, di cui Robert Walser però è maestro – se ne può dire la sua unica cifra, insieme con la felicità di essere, in tono minore.
“La bella addormentata nel bosco”, dove niente succede, ne è esemplare: due paginette di nient’altro. Accentuazioni ternarie - il canone che Ciryl Connolly stabilirà in “Enemies of Promise” (tradotto “I nemici dei giovani”), come affermativo dell’uomo di mondo. Oppure binarie, alternative o di opposizione (“versi sottili o sgrossati male”), oppure comparative-superlative, e…e (“fronte serena e coraggiosa”, “membra rapide e agili”). Più che altrove, nei 25 pezzi di questa “vita di poeta” Walser si vuole vagabondo eccentrico in paese. L’“uomo inutile” di Echendorff in carne e ossa, o fannullone, ma senza residui, e anzi felice – Calasso lo vuole nel risvolto piuttosto il Lenz di Büchner, ma ne è l’esatto opposto. Il paese normalmente pressa e incombe e non lascia spazi, lui invece è felicemente ignorato, se non per qualche sguardo stranito-ammirato. E si dice felice, felice, felice.
Raccapriccia che queste prose siano state scritte e riprese nella Grande Guerra, di Walser dando una forma di autismo: una vita felice fuori dal mondo. Poi Walser verrà, probabilmente d’arbitrio, rinchiuso in manicomio per venticinque ani, fino ala morte nel 1956, ma se c’era una componente anomala nella sua psiche non era la schizofrenia che gli fu in quattro e quattr’otto diagnosticata, ma l‘autismo – incapace di rapportarsi anche alla sorella, che è quella che ne dispose l’internamento..
Robert Walser, Vita di poeta, Adelphi, pp. 145 € 15

giovedì 19 settembre 2019

La crisi economica è sociale

Non si comprano le auto Fiat – record negativo di vendite in estate - perché sono di piccola cilindrata, Panda, 500, Punto. Non si comprano le piccole cilindrate, mentre chi ha può comprare: le cilindrate maggiori non hanno cali di vendite – anche i pochi modelli del gruppo Fiat in questi segmenti, le Jeep. È la conferma che la crisi è diventata sociale, come già intravisto dalle confederazioni commerciali, Confcommercio e Confesercenti: la domanda è debole, quando non negativa come in questo 2019, per le fasce di consumi medio bassi. Si vede per le automobili come per gli elettrodomestici, l’abbigliamento, e perfino l’alimentare: i ceti medio alti continuano a spendere, quelli medio bassi non ce la fanno, o risparmiano per paura.
È il punto della crisi italiana. I mercati nazionali sono qualificati per fasce di reddito-mercato: Ci sono i paesi-mercato ricchi, in Europa la Germania, la Gran Bretagna, e ci sono quelli medio bassi, l’Italia, la Spagna. In questi paesi la crisi colpisce di più, nel senso che colpisce fasce sociali più vaste, con una domanda asfittica di lavoro, precariato, paghe basse. Fasce che ora, dopo dodici anni di crisi, evidentemente non hanno più riserve.
Il dato è evidente. Anche i sindacati lo sanno e lo dicono - senza tuttavia impegnarsi. Ma è del tutto assente nell’informazione e nella politica. Ne aveva mostrato cognizione Renzi nella prima fase del suo governo, col sostegno al reddito, ma dopo gli 80 euro nulla è stato fatto.

L’antropologa che vinse l’autismo

Oliver Sacks è andato a trovare Temple Grandin, e ne esamina il caso, con partecipazione umana, da “poeta laureato in medicina”, come è stato definito, oltre che da neurologo - un vecchio saggio che la rivista ripropone. Temple Grandin, che soffriva di autismo, era diventata una ricercatrice affermata. Aveva pubblicato un centinaio di testi, di spessore scientifico, sui comportamenti animali, e su alcun casi di autismo. Il titolo del reportage è la spiegazione che la stessa Grandin dava della sua condizione: “Gran parte del tempo mi sento come un’antropologa su Marte”.
Sacks espone in dettaglio gli accorgimenti che la ricercatrice adottava per rapportarsi col mondo, con esiti brillanti: la tenacia, l’incapacità di dissimulare, l’affinità profonda con gli animali, eccetera. Il segreto è il metodo: “È stata soprattutto impegnata a condurre una vita semplice, dice, e fare tutto in modo chiaro e metodico. Ha messo su una vasta biblioteca di esperienze negli anni, spiega. Come una biblioteca di videoregistrazioni, che poteva rivedersi nella sua mente e analizzare a ogni momento - «video» di come le persone si comportano nelle varie circostanze. Li rivedeva in continuazione, imparando, poco alla volta, a correlare cosa vedeva, in modo da poter prevedere come le persone in circostanze analoghe potrebbero agire”.
Quello che non sentiva, Temple Grandin lo imparava. Ma il segreto è in realtà non è di una persona che sapeva il suo limite? 
Oliver Sacks, An anthropologit on Mars, “The New Yorker, free online

mercoledì 18 settembre 2019

Il mondo com'è (382)

astolfo


Autunno caldo – Non se ne celebra il mezzo secolo, perché non era quello che diceva? Una serie continua di scioperi, fermata dalla destra con la strage di Piazza Fontana, col concorso dello Stato (le indagini distorte sulla strage, indirizzate su presunti anarchici, sono partite dalla questura di Milano), che irrigidì le relazioni sindacali, e presto dissolse le scarse conquiste salariali nell’inflazione. Si scioperava in continuo. Anche con scioperi generali, che agitarono fino a venti motivi di protesta, dalla bolletta gratuita alla promozione obbligata a scuola – la voce s’era diffusa che a Mosca non pagavano il gas, l’elettricità e il telefono.
Fu un movimento politico, attraverso cui il Pci e la Cgil tentarono di assorbire l’onda d’urto della contestazione giovanile e prendere la leadership della politica in Parlamento e del sindacato al lavoro. In questo ebbe successo. Ma col segno meno per i lavoratori e per la dialettica politica. L’autunno caldo segnò la fine del centro-sinistra storico, tra Dc e Psi, la stagione più riformatrice della storia repubblicana, benché fosse durata un lustro o poco più. Aprì la voragine della spesa pubblica – la sola spesa pensionistica fu aggravata di 60 mila miliardi di lire, l’anno. E si dette la stura all’inflazione che dominerà gli anni 1970. 
Dell’inflazione sono vittime come si sa i lavoratori, le retribuzioni fisse. Mentre una volta dominanti Cgil e Pci introdussero una lunga stagione di rinnovi contrattuali con coperture minime, di poche migliaia di lire – i giornalisti fecero tre contratti di seguito, nove anni, con aumenti di 25 mila lire, mentre l’inflazione navigava al 20 per cento (il Pci doveva conquistarsi i media, i padroni che biasimava).  
L’esito immediato fu un linguaggio sindacale irrilevante, perfino ridicolo. Bussolotti se ne fecero come gadget in libreria per complicare con la frasi fatte senza senso del gergo sindacale discorsi insensati.

Groenlandia – Se diventasse americana, come uno dei tweet di Trump vorrebbe, introdurrebbe il socialismo negli Stati Uniti.
L’“isola” che Trump vuole acquistare è un continente, 2,2 milioni di km. quadrati – più della metà dell’Unione Europea, senza la Gran Bretagna. Ricca, probabilmente ricchissima, di risorse minerarie, tanto più si pensa se il disgelo continuerà. Ma è socialista. La sola entità socialista in Europa, e probabilmente al mondo. Non c’è in Groenlandia la proprietà privata. La terra è gestita da cinque kommunes – comuni, entità amministrative, ma con un sentito richiamo alla Comune socialista. Non ci si appropria della terra dove si vive e si lavora, e non si paga neanche un affitto. Le grandi imprese, commerciali, industriali (pesca, concia, trasporti), sono statali. Non c’è la sanità privata. Dagli ospedali alle cure mediche e alle medicine, tutto è gratuito. Non c’è naturalmente la scuola privata.
Tutto è pubblico e non può essere privatizzato, per gli statuti consuetudinari che la Groenlandia si è dati, riconosciuti dalla Danimarca, che anzi li finanzia. La Danimarca contribuisce al socialismo della Groenlandia con circa 600 milioni di dollari l’anno – circa 10.500 per residente.
Il contributo statale non sarebbe un impedimento all’americanizzazione della Groenlandia. Negli Stati Uniti, anche oggi con Trump, ogni anno il Congresso destina un media di 12 miliardi di dollari in contributi a ognuno dei 50 Stati federali – che per uno Stato poco popolato come il Nuovo Messico significano 9.700 dollari pro capite, poco meno di quanto la Danimarca spende per ogni groenlandese.

Lsd – Che la Cia abbia manipolato l’Lsd negli anni 1950 per condizionare le menti è difficile crederlo. Con test su detenuti, spie e psicopatici. Condotti da Sidney Gottlieb, un chimico che si professava ebreo agnostico e poi buddista zen, come dire un addict lui stesso. Di cui al libro di un giornalista, Stephen Kinzer, “Poisoner in Chief”. Con esperimenti soprattutto in Germania e Giappone, in centri di detenzione controllati dalle truppe americane di occupazione, e nelle Filippine. Tutto fantasioso. Drogati per misurare fino a che punto arriva la resistenza mentale, la resistenza umana. Quindi una forma di tortura?
Che la Sandoz e i Beatles si siano accodati a un programma spionistico, altro che liberazione delle menti, anche questo è poco probabile. Anche perché l’Lsd è stata “inventata” – sintetizzata - dal professor Albert Hofmann, chimico svizzero, per conto della Sandoz. Questo è avvenuto, è storia. Ma a fini terapeutici.
Di Hofmann si sa che faceva assaggi con Jünger, il chimico delle passioni, che viveva allora a Wilflingen nell’Alta Svevia ospite degli Stauffenberg – ne ha scritto lo stesso Jünger. In un quadro di ricerche sulle droghe patrocinate dall’industria elvetica, che aveva già esplorato gli sciamani e i funghi di Castaneda, al fine di creare sostanze per la mutazione delle coscienze sul modello di Eleusi, dove il fluido iniziatico si estraeva dalla segale cornuta, ed è nato l’Lsd. La Sandoz sostenne pure Michaux, il poeta belga. Se n’èra anche fatto un libro, in cui il dottor Hofmann si presentava convinto, non si nascondeva, tecnico, impegnato al bene dell’umanità.
Lsd, il nome si fa venire dalla canzone dei Beatles Lucy in the Sky with Diamonds, mentre il contrario è vero – senza spese per la Sandoz?

Resistenza tedesca (Widerstrand) – Helena Janeczek, “La ragazza con la Leica”, da ultimo la immiserisce, a proposito di un oppositore emigrato in America: “Se parlavi di resistenza tedesca ti associavano, bene che andasse, al gruppetto di aristocratici ufficiali che avevano tentato di far saltare in aria il Führer per patriottismo, e non prima del 20 luglio 1944”. Mentre il gruppetto era vasto, la reazione di Hitler dopo il 20 luglio fece circa diecimila vittime, fucilate o impiccate. In totale, 16.560 condanne a morte di oppositori politici sono state registrate nel dodicennio, E la Resistenza fu costante, non dell’ultima ora. Di molte personalità: intellettuali (economisti, scrittori, artisti), religiosi (molti vescovi), aristocratici. E di vasti ceti popolari. All’interno della destra: Hitler eliminò, anche fisicamente, migliaia di camerati. E più all’esterno: socialisti, comunisti, anarchici, molti cattolici. Organizzata anche, seppure solo politicamente. La più vasta, qualificata, determinata. Fin  dall’inizio e contro ogni blandizie. Specie al confronto con l’Italia per tutti i venti anni del fascismo. Il “Lungo viaggio” di Zangrandi e “La coda di paglia” di Piovene documentano un generale accomodamento. E con la Parigi negli anni dell’occupazione, che d’intellettuali pullulava.
Almeno centomila si ribellarono a Hitler in guerra, non tutti renitenti, una buona metà si batté con la Resistenza in Grecia e Jugoslavia, qualcuno all’Est. E c’erano, ancora in guerra, diecimila obiettori di coscienza. Addetti ai lavori manuali, ma nutriti adeguatamente e liberi in caserma.
In Italia non si può dire, ma la presenza tedesca nella Resistenza “ha raggiunto dimensioni ragguardevoli”, dice lo storico Battaglia: “In tutte le regioni del Nord, senza eccezioni, è dimostrata la presenza di tedeschi nelle principali formazioni partigiane” - lo disse quarant’ani fa, in tedesco, in convegno, a Vienna. A Civitella d’Arezzo, tristemente nota per le rappresaglie naziste, la polizia tedesca ha contato 721 diserzioni nel solo luglio ‘44.
I campi di concentramento furono aperti contro l’opposizione politica, poche settimane dopo l’accesso di Hitler al cancellierato. Alla vigilia della guerra c’erano in Germania sei campi di concentramento, con ventunmila tedeschi prigionieri politici - nel 1944 si contarono 1006, in Germania e nei paesi occupati, Per le popolazioni occupate, gli ebrei, gli omosessuali e i gitani, e per i tedeschi.

Non si celebra in Germania la Resistenza, nemmeno come Liberazione da Hitler. Non l’ha istituita la Repubblica Federale di Bonn, e nemmeno la Repubblica Democratica di Pankow. Che pure aveva accolto i tedeschi comunisti sopravvissuti al nazismo, ma non li onorava. L’idea di Resistenza in Germania, seppure dei molti, sconfina con la paranoia della “pugnalata alla schiena”, l’ossessione dei vinti: la Germania non può perdere, ha perso perché è stata tradita. Meglio dirsi traditori che accettare la sconfitta? È così
Il diritto alla Resistenza è stato però in Germania ampiamente teorizzato, in chiave nazionalista, e in passato anche codificato. Teorizzato da Jünger (“Teoria del partigiano”) e Carl Schmitt, i pensatori della destra conservatrice. Schmitt anche teorico, non critico, del nazismo nel 1933, con un’opera che fu ristampata più volte fino alla (relativa) disgrazia nel 1935, “Stato, Movimento, Popolo. Le tre membra dell’unità politica”, pubblicato in Italia nel 1935 da Gentile nella raccolta intitolata “Principii politici del nazionalsocialismo”.
Schmitt si rifà al sorprendente Editto prussiano sulla milizia territoriale o Landsturm, “recepito quale legge dall’ordinamento interno, con tanto di firma del primo ministro”, del 1812-13, della terra bruciata attorno a Napoleone: Ogni cittadino ha il dovere di opporsi al nemico invasore con qualsiasi tipo di arma.[...] Scuri, forconi, falci e lupare vengono espressamente raccomandati.[...] Ogni prussiano ha il dovere di non obbedire ad alcun ordine del nemico, bensì di danneggiarlo con ogni mezzo possibile. Anche se il nemico volesse ristabilire l'ordine pubblico, nessuno è autorizzato a obbedirgli, perché così facendo si finirebbe per facilitarne le operazioni militari.[...] Gli eccessi di una canaglia sfrenata sono meno nocivi di un nemico nelle condizioni di poter disporre liberamente di tutte le proprie truppe.[...]Rappresaglie e azioni terroristiche a protezione dei partigiani sono garantite e promesse al nemico”. Ma l’Editto prussiano inquadra in un excursus di tutta la storia nota, compresa Giovanna d’Arco e fino a Mao – e Raoul Salan. Recuperando al concetto di Resistenza la guerra classica di von Clausewitz, in una concezione aggiornata del suo “politico”.

astolfo@antiit.eu

La fisica delle donne

Sei vite romanzate – sei “brevi romanzi” – delle “grandi scienziate della fisica del XX secolo”, come promette il sottotitolo. “Sei stelle luminose nel buio del secolo breve”, come vuole leditore, in copertina una bella donna in forma di sirena su un’amaca in forma di semiluna.  Marie Curie, Hedy Lamarr, l’attrice, che fu anche ingegnere militare, una fisica teorica serba, Mileva Marič, vissuta all’ombra del marito, due tedesche, Lise Meitner, biocottata dal nazismo perché ebrea, e Emmy Norther, una matematica isolata per il suo ingegno, e la cristollagrafa inglese Rosalind Franklin, dalla vita breve e dalle intuizioni felici, scippata delle sue scoperte.
Non sono le sole, ma quelle che Greison, fisica di formazione, di professione attrice, già autrice de “L’incredibile cena dei fisici quantistici” e di “Storie e vite di SUPERDOINNE che hanno fatto la SCIENZA”, dove spazia da Ipazia a Samantha Cristoforetti, ha scelto perché più raccontabili. Sei donne che fanno una narrazione.
Gabriella Greison, Sei donne che hanno cambiato il mondo, Bollati Boringhieri, pp. 212 € 15

martedì 17 settembre 2019

Ombre - 479


Solo una breve sul “Tirreno”, il giornale di De Benedetti per la Toscana costiera, da Grosseto a Carrara, per dire che Renzi lascia il Pd. Assortita da un commento: “Conte allibito”. La verità sotto il tappeto – la Toscana non è la regione di Renzi?

Il papa prega per il Conte 2. E benedice la Tav. L’Italia salvata dal papa.
Si torna a Pio IX prima maniera? Un governo papalino – alla prova tra un mese in Umbria, con il candidato del cardinale Bassetti, il presidente dei vescovi?

L'Iran blocca un terzo della produzione saudita di petrolio. Un attacco che potrebbe avere conseguenze sui rifornimenti e sui prezzi dei prodotti petroliferi. Una non notizia in Italia - eccetto che per “Il Sole 24 Ore” – i media sono “onesti”, non parlano di soldi.

Un Green New Deal propone per prima cosa il neo ministro dell'economia Gualtieri. Per accedere figlio ai fondi Ue. Il Verde è la stella del sottogoverno - contributi, esenzioni fiscali.

Si moltiplicano i casi di donne trenta-quantenni che adescano ragazzi adolescenti: l’alunno, il figlio di amici, l’amico della figlia. Un caso che un po’ tutti i ragazzi hanno sperimentato, seppure solo nel possibile, di insegnanti, e madri o zie delle fidanzate. Si parla tanto di donne ma ridotte a figure giuridiche - oggetti umani: quote riservate, carriere a mieli aperto, parità salariale.  

Niente ministri ne sottosegretari della Toscana nel Conte 2. Della Regione che più vota il Pd. Il partito delle . il parito delle vendette (con D….) oscure.

Gradimento, sale Conte. Di ben 5 punti, al 43 per cento - Pagnocelli. Ma sena dire che era sceso la settimana prima, dal 53 al 38.

L’indice di popolarità stranamente non è più pesato con la visibilità chi media assicurano , pubblici e privati – dell’“occupazione” dei media, che un tempo tanto si stigmatizzava dei politici . Conte è presenta per due o tre motivi ogni giorno su Rai e Sky, la mattina a Bruxelles, il pomeriggio a Bari, etc. Il gradimento dovrebbe andare all’agenzia di pr che assiste l’avvocato.

Che i Tg Rai non diano nemmeno i risultati del campionato è solo una sorpresa fra le tante. Danno solo comizi politici alla Rai, con qualche incidente e le notizie del tempo. L’abbonamento-tassa di Renzi ha messo la Rai fuori dal mondo, una piccola tribuna politica, di frasi fatte.
la sola utilità della Rai è di mantenere in piedi l’Inpgi, la previdenza dei giornalisti.

“Lotta all’evasione. Spunta la tassa sul bancomat”. Il governo non si è ancora insediato che già progetta tasse. Con la scusa della lotta all’evasione fiscale – o dell’antiriciclaggio? Il vecchio trucco con cui Renzi ha portato la pressione fiscale dal 42, che è già troppo, al 44 per cento del reddito. Poi dice che la gente non li va a votare.

La tassa sul bancomat è proposta dalla Confindustria. Prendere soldi dai (piccoli) cittadini per darli alle imprese? C’era il Pci anti-industriale, c’è un Pd confindustriale.

Il problema dell’Italia è il debito pubblico e a giorni alterni tocca leggere o ascoltare Cottarelli che dà la ricetta: un miliardo qui, mezzo là. Non antipatico, un ragioniere che fa il ragioniere. Ma possibile che l’Italia non abbia e non cerchi un’altra soluzione, une effettiva, invece dei tagli e ritagli? Impossibile evidentemente non è.

Il ragioniere è stato anche presentito dal presidente Mattarella per fare il capo del governo. Ma il primo della lista era un avvocato. Che diceva di avere studiato a Cambridge e non era vero. L’avvocato è andato più in là, è ora al suo secondo governo.

Non si capisce cosa Johnson voglia fare della Brexit, di cui è fautore incondizionato, a Londra e a Bruxelles – forse non la vuole, vuole un altro referendum, è sola logica della sua agitazione. Certo, è difficile immaginare uno come lui. Non si direbbe, ma l’Europa è sorprendente. Anche se di tipi buffi.

Il governo Conte 2 non aveva ancora ottenuto la fiducia definitiva al Senato che i 5 Stelle di Firenze smettevano l’opposizione alla Tav che attraversa la città e alla nuova pista dell’aeroporto di Peretola. Opere bloccate da vent’anni. Un “nuovo” flessibile.

Pronto Zuckerberg chiude gli account di CasaPound e Forza Nuova. Non per motivi di ordine pubblico – non sono istigatori all’odio più della metà di Facebook. Una chiusura propiziatoria: il precedente governo voleva tassati i social, il più grande – enormemente più grande – veicolo di pubblicità, e quindi forse Conte 2 ci ripensa. Chissà. Con gli irridibili 5 Stelle.   

Inspiegabile l’accanimento di “Corriere della sera” e “la Repubblica” contro Cerciello, il brigadiere dei Carabinieri ucciso da due drogati americani, e il suo collega Varriale. Da due mesi ormai , giorno dopo giorno inventando nuove accuse contro i due – mentre in America si dà spazio solo alla colpevolezza dei due giovani assassini.
Si capisce che è una gara tra i cronisti giudiziari dei due giornali a chi la spara più grossa. Ma i giornali sono ostaggio dei-lle loro cronisti-e di nera?

Un vecchio presidente dell’Arezzo Calcio, Piero Mancini, può dire di avere ingaggiato e esonerato in una stagione, la sola dell’Arezzo in B, Conte e Sarri. Gli allenatori oggi più pagati della serie A. Conte fu sostituito da Sarri, che fu a sua volta sostituito di nuovo da Conte. Che avrebbe portato l’Arezzo alla salvezza se la Juventus non fosse riuscita a perdere in casa contro lo Spezia, in bilico per la retrocessione con l’Arezzo, all’ultima giornata, 2-3 – nel famoso suo campionato di serie B, 2006-2007.

L’amore assoluto non si consuma

Nella sintesi di Monica D’Onofrio, che ha curato la riedizone, “l’amore, come tutte le cose di questo mondo, non può durare in eterno e, di conseguenza, non è vero fino in fondo”. Un’insufficienza che però non dissuade De Roberto, il quale, scapolo a vita e senza mai una relazione riconosciuta, scrive sempre e soltanto di amore. Questi apologhi, avviati nel 1892, riprende e raddoppia trentacinque anni dopo, nel 1928. Nel mezzo un poderoso trattato, 1895, “L’Amore. Fisiologia. Psicologia. Morale”, completo di formula matematica: amore = bI + sS (V G Pi Pr C), bellezza e Istinto (amore sensuale), con simpatia e Solidarietà (fatta di Vanità, Gratitudine, Pietà, Proprietà, Curiosità, Poesia). Più “Gli Amori”, racconti-saggio che esemplificano la sua “Fisiologia”. Gli amori di George Sand ,”Una pagina della storia dell’amore”. E gli amori dei Grandi, Rousseau, D’Alembert, Goethe, Napoleone, Balzac, Bismarck et al.,  “Come si ama”. Seguita da “Le donne, I cavalier…”. Nonché molti romanzi, “L’illusione”, “Spasimo”, “La messa di nozze”.
Il tema si vuole romantico, indagato perciò da tedeschi, ma in chiave positivista. Qui un po’ meno, De Roberto avendo fatto abiura della sua fiducia nella psicologia, ma ancora saputello, sistematico. La fine più triste dell’amore – è il primo tema (la raccolta ne discute sei)? La morte dell’amata, in ordine di peso, di tristezza crescente, il tradimento, l’abitudine. E così via per gli altri casi: l’abbandono, la trascuratezza, le gelosia.  
L’argomentazione è settecentesca, “francese” – il modello è sempre Choderlos de Laclos, “Le relazioni pericolose”.  Con molti francesismi, anche sbagliati – c’è perfino una Mademoiselle de Lafayette. La chiave è maschilista – ma meno che nel solito De Roberto. Gli altri casi in realtà non sono esemplari, semplificabili. Eccetto l’ultimo, “L’amore supremo”: è quello  che non si consuma – nel senso volgare della parola, quello che rimane allo stato di promessa (una sorta di coitus interruptus): “Se amare qualcuno importa quasi sempre più che odiarlo, giacché chi odia può anche astenersi dal far male, mentre chi ama infligge sempre dolori e tormenti, la migliore, la vera prova d’amore sarà appunto questa: rinunziare all’amore”. 
Esempi comunque di sofferenze. In chiave personale un’autogiustificazione, seppure non richiesta. Fra Torquemada, l’amore torturatore, richiamato esplicitamente: “Non facciamo noi l’elogio dei Torquemada quando, per strappare a qualcuno la verità, lo afferriamo per le braccia, gli stringiamo le mani come dentro una morsa, gl’infiggiamo nello sguardo il nostro sguardo rovente?” E i miti: “Le miti nature preferiscono patire piuttosto che far patire”. L’amore? Un patimento – manca a De Roberto il rinvio a pathos ma nell’idea c’è.
Francesco De Roberto, La morte dell’amore, Salerno, remainders, pp. 103 € 4

lunedì 16 settembre 2019

E ora, povero Grillo


Concorrerà in Calabria, dove non prenderà un voto. In Umbria e Emilia contribuirà invece al mantenimento del Pd al governo - ammesso che ci riesca. L’autunno si annuncia triste per Grillo, dopo la svolta: aveva, ha, la maggioranza relativa in Parlamento, ma fa da ruota di scorta al Pd. Al Pd più debole di tutta la storia della sinistra in Italia, specie ora con Renzi che gli fa la concorrenza.
Governava a Roma alla pari, anzi da primo partito, con una Lega debole in Parlamento e rispettosa, e ha scelto il Pd. Con il quale però la logica si ribalta: i 5 Stelle il Pd - quello che ne rimane, il Pd ex Pci - ritiene transfughi da riconquistare o giovani in libera uscita da catturare. Perciò sarà un governo senza molto rispetto per il Fondatore.
I 5 Stelle dovevano-potevano essere la terza forza in Italia, analoga ai Verdi in Germania. Ma lo spessore culturale è debole, e Grillo è umorale. Un po’ lui per primo sapeva di avere partorito parolai, senza un’idea forte. Quando lui ha smesso di agitarne, per quanto confuse, tra Farage e la demodernizzazione. Socialites che hanno occupato un vuoto e nulla più.

La sinistra distrutta da Berlinguer


Tutta colpa del PCI, di Berlinguer. Che ha dissolto nel nulla, in un abbraccio con gli ex Dc, un patrimonio politico di sinistra che si aggirava sul 50 per cento. Da testimone privilegiato, dirigente della Fgci, redattore di “Rinascita” e di “Paese sera”, cronista politico e commentatore di “Panorama” gestione Sechi, e del “Corriere della sera”  gestione Fiengo, quindi dal di dentro seppure non allineato, Paolo Franchi sa di che parla in questa “breve ma veridica storia della sinistra italiana”.
Un libro di cose viste, da cronista più che da analista. Ma rompighiaccio: una testimonianza che squarcia la cortina di silenzio e di alterigia che ha impedito negli ultimi trent’anni di vedere le origini e i motivi della frana della rappresentanza politica di sinistra. Da quando cioè la sinistra raccoglieva  il 50 per centro del voto, e Berlinguer lo dilapidò. Questo Franchi non lo dice, perché è cronista posato, non d’assalto, ma è la sintesi della storia.
Tre i momenti chiave, che avrebbero potuto indirizzare l’Italia altrimenti, in uno sviluppo meno perdente, e Berlinguer scelse il peggio. Quando nel 1976, alla chiusura del centro-sinistra storico, Dc-Psi, e col terrorismo già in atto, o “strategia della tensione”, il Psi pensava all’alternativa di sinistra, Berlinguer lanciò il compromesso storico. Quando cinque anni dopo, dopo lo scontro sul salvataggio di Moro, Craxi gli propose di nuovo di lavorare per l’alternativa, Berlinguer non ne fece parola in direzione, e anzi lanciò la “questione morale”, forte di uno Scalfari neo-democristiano, contro i socialisti. Nel 1983, in un incontro alle Frattocchie, Craxi tornò alla carica. Silenzio del Pci, e Craxi fece l’alternativa che De Mita gli proponeva, un po’ tu a palazzo Chigi, un po’ io.
La storia non finisce con Berlinguer. Dopo la caduta del Muro, sia Cossiga, presidente della Repubblica, sia Martelli cercheranno di spingere il Pci-Pds all’alleanza con il Psi, ma Occhetto obietta che il partito non l’avrebbe seguito, per una sorta di odio “antropologico” contro i socialisti. Il Pci aveva rotto con Mosca, che comunque esisteva solo nella figura d Gorbaciov, ma il Pci si riteneva berlinguerianamente sempre “diverso”. Ed è finito con Prodi, e poi con Renzi - che ora si smarca, contro la residua eredità della sinistra storica.
Paolo Franchi, Il tramonto dell’avvenire , Marsilio, pp. 16 € 19

domenica 15 settembre 2019

Recessione (83)

Gli italiani, pur lavorando 360 ore all’anno più dei tedeschi, guadagnano di meno – “Coop 2019. Consumi e stili di vita degli italiani”

Nel 2018 la spesa media è diminuita di quasi l’1 per cento, per la prima volta dopo cinque anni (id.).

Debole soprattutto la domanda di beni alimentari, ancora cinque punti sotto i livelli pre-crisi, 2007 (id.)

La metà del ceto medio dichiara difficoltà a far quadrare i conti mensili – nel ceto medio si classifica un italiano su due (id.).

Nel 2019 la debolezza dela domanda per consumi si conferma: le previsioni di crescita quest’anno del prodotto interno lordo si sono ridimensionate quasi a zero per la ridotta propensione al consumo delle famiglie. Si contrae soprattutto la spesa in beni semidurevoli (abbigliamento, libri), seguita dagli acquisti di beni durevoli (automobili, elettrodomestici, arredamento), e anche, seppure di poco, da quella per consumi non durevoli (alimentazione e prodotti per la casa) – Cer Ricerche-Confesercenti.
I consumi contano per il 60 per cento del pil.

Chiudono mediamente 14 negozi al giorno, al netto delle nuove aperture – id.

Renzi mette fine al compromesso

Dunque, Renzi si sfila dal Pd. Ricostituisce la vecchia sinistra Dc, da cui proviene. Specialista delle primarie Pd, nelle quali compattava gli ex Dc contro, solitamente, tre o quattro babbioni ex Pci, che quindi inevitabilmente perdevano, aveva così conquistato le tribune tv e i consensi. 
Ci ha prosperato, per quasi due decenni, e ora lo liquida. Il compromesso del resto non era, e non ha fatto, buona politica. Con la scissione però potrebbe non essergli più possibile ripetere i successi dei due decenni passati, quando sbaragliare i vecchi Pci in lite tra di loro, alla Provincia e al Comune di Firenze, e  poi nel Pd nazionale. Gli mancherà lo zoccolo duro”?.
La scissione annunciata è un’operazione analoga alla Margherita. Della sinistra Dc attorno al liberale-radicale Rutelli, reduce dal successo al Comune di Roma. Che si smarcava dal’Ulivo, dal compromesso storico, messo insieme da Prodi con Veltroni - quello che non era mai stato comunista. La Margherita è fallita e il Pd ha poi consacrato con Veltroni, seppure svenandosi elezione dopo elezione, il compromesso berlingueriano.
Renzi però non è Rutelli: è molto caratterizzato nel senso “democristiano”, dell’agilità politica, e molto più manovriero. E il ritorno alle formazioni classiche, con venature ideologiche, potrebbe fare bene a entrambe le parti del Pd. 
Renzi può riprendere il vecchio mantra democristiano nei confronti di Berlusconi – in morte di – e riportare all’ovile i voti “rubati”. Un Pd classista potrebbe recuperare i molti che non votano – gli ex Pci che non sono passati con la Lega – e rianimare i residui credenti. I cinquanta anni di compromesso non hanno mai visto un vero (ex) Pci al governo, partito degli operai - del lavoro - è dei poveri.

Il Conte Grillo

Anamnesi-diagnosi inappuntabile di Damilano su “l’Espresso”, con una serie gigantesca di punti dubbi nei titoli e sommari che prepone ai servizi politici in cui ha articolato il settimanale: il cambio di bandiera di Grillo e Conte non è indolore, e apre rischi.
“Era necessario bloccare Salvini. Ma il ritorno al sistema proporzionale  condannerebbe l’Italia al trasformismo e all’arretratezza politica”
“La Commissione von der Leyen è la reazione politica dell’Europa contro i sovranisti. Rappresentata in Italia dai Pd Gentiloni, Gualtieri e Sassoli” – tutti ex Dc (Von der Leyen perpetua il dominio dei Popolari a Bruxelles, con i socialisti ruota di scorta, n.d.r.)
“Educato, nemico dei social, amico dell’Europa e dei poteri forti. Così dal movimento dell’antipolitica nasce il nuovo establishment”
“Si dicevano «guerrieri», volevano distruggere i vecchi partiti. Sono al governo con gli eredi del Pci e accolti da Pier Ferdinando Casini”
“Per anni il mantra era stato «non esistono più  destra e sinistra». Oggi, dopo averli scardinati, sono riusciti a rimontare i vecchi poli”
“La ragedia di Grillo: vorrebbe essere di sinistra”
“In sei minuti ha liquidato la sua creatura, ora sogna di guidare i progressisti con una cosa nuova”
“La Terza Repubblica della politica erratica. A comandare sono le emozioni. Per questo gli epigoni di Moro convivono con Rousseau”.

Ulisse in Etruria – Roma in Asia

Illustrati, non sono i luoghi “dove Ulisse è stato” o si vorrebbe fosse stato. Un’esercitazione diversa dalle tante cui siamo abituati: un racconto di ritrovamenti archeologici di memorie visibili di Ulisse, dipinti, vasi, statuette, grotte. Con una inquietante, o illuminante, vicinanza delle sue peregrinazioni con gli Etruschi: lo amavano molto, quasi lo veneravano - lo riproducevano dappertutto.
Harari, etruscologo, ci accompagna a ritrovare Ulisse fra Tarquinia, Orvieto, Cortona, Volterra, Sperlonga. Anche a Roma, ma si sa che Roma è piuttosto troiana, non solo per Virgilio, mentre gli Etruschi sono achei, c’è fratellanza fra Tarquinia e Atene. Con una inversione dei ruoli e della geografia: Roma è in qualche modo asiatica, gli Etruschi per molti aspetti protoeuropei.
Maurizio Harari, I luoghi di Ulisse, Il Mulino, pp. 150, ill. € 12

sabato 14 settembre 2019

La Germania è una brutta bestia

“L’Europa avvisa la Germania” è l’apertura solenne del “Corriere della sera”. Perbacco! È non è tutto: è il neo ministro Gualtieri (chi era costui?) che lancia l’avviso.
Si sottilizza il ruolo della Germania nell'entusiamo europeista dei neofiti giallorossi, grillini già pro Farage e ex-Pci antitutto, con contorno dei “giornali che pensano”. Mentre da Berlino e Francoforte si mitraglia Draghi, “draghula” coi denti avvelenati, un facsimile delle facce brutte d'antan. Con ingiunzioni di dimissioni. O di rivolta alla Bce. E messe in guardia a Lagarde, non è un gioco di parole, la successora 
La Germania è una brutta bestia. Non peggiore di altri in Europa, ma bisogna saperlo. La Germania post-Kohl, post-riunificazione. L’approccio giusto è quello tedesco: mercantilista, o ognuno per sé, attento ai suoi interessi. Col sorriso, certo.

Letture - 396

letterautore

Autore - È “storico e poeta, veridico e bugiardo”, Diderot, “I due amici di Bourbonne”.

Bergamo – Era il nome di un tessuto, legato alla città – come Genova per quello che poi è diventato jeans. Era un tessuto da tappezzeria, grossolano, di lana, filo o cotone, uniforme, a colori matti, senza figure

Brera – Protoleghista, teorico e filologo della Padania. Uno che quando litigò con Arpino e volle ingiuriarlo, lo chiamò “terrone riciclato”. E i “meridionali parassiti” tuonava nei comizi, candidato socialista, che li avrebbe “rispediti a casa”. Ma di Bossi non aveva buona opinione: era leghista classista.

Robert Capa – Un mito, all’improvviso, con la fortuna della fotografia, ben oltre l’indubbia capacità e la fortuna. Malgrado si sappia da qualche anno che si era inventata la foto che lo ha reso celebre, la morte del Miliziano in Spagna. Camilleri, “Come la penso”, favoleggia di un incontro fortuito, in solitario, nella campagna di Porto Empedocle, nell’autunno del 1943. Helena Janeczek, nel biopic “La ragazza con la Leica,” lo fa amante inarrivabile per Gerda Taro, la sua eroina. Due belli, ma lui più di lei. Che ne fu invece inizialmente socia. Col nome Robert Capa, da lei inventato, come ragione sociale, per vendere meglio gli scatti a Parigi e alle riviste americane – un nome che si pronunciava facile in francese, inglese e tedesco, e richiamava Frank Capra, allora in gran voga.     

Docufilm – Si moltiplicano come veicoli pubblicitari. Di persone, personaggi, attività, imprese. Giocando sulla forma artistica – vengono presentati ai festival, recensiti, proiettati anche – ma basta l’annuncio, non si vedono di fatto nei cinema. A opera di registi (soggettisti, sceneggiatori) sempre indipendenti. Vito Robbiani e Marco Alessi dirigono e producono per esempio quello di Mariam bin Laden, una signora che in Arabia Saudita sarebbe anche dentista, della nota famiglia di ipercostruttori (nonché di Osama e dell’11 settembre), eroina delle traversate in mare, che col ricavato delle sue imprese natatorie fonda un ospedale per profughi siriani in Giordania. Parte del programma saudita di accreditamento di un regime politico patrimoniale, della famiglia Saud, e fortemente islamico, nel senso più bigotto, come paese moderno, che coltiva la liberazione della donna.
Era la politica dello scià di Persia prima della “rivoluzione” di Khomeiny. Che per questo aveva voluto i migliori nomi occidentali, tra essi Moravia e un congruo numero di registi italiani, avvicinati e\o contrattati.

Nomi – Sono essenziali al narratore, allo scrittore di fantasia, dice Soldati, “Racconti del Maresciallo”, che il momento dei nomi sacralizza: “”Devono aiutare la fantasia dello scrittore molto prima e molto pù  di quella del lettore: devono in qualche modo echeggiare il suono di veri nomi ma, ma anche differenziarsene, quasi per lasciare lo scrittore più libero dalle sue stesse invenzioni, e quasi per garantirgli la vita autonoma e completa dei personaggi”..
Un mago dei nomi si può dire Camilleri. Specie nei racconti non di Montalbano. Le accolte per esempio dei tanti circoli di notabili di paese: basta il nome per farne personaggi.

Quasimodo. – “Un arabo che cantava da greco”, lo ricordò Gianni Brera, che gli era amico di cene prolungate. Ma Quasimodo non è “greco”, se non in traduzione – molte ne fece dal greco.

Piccolo Profeta – Era il soprannome di Melchiorre Grimm, l’editore a Parigi della “Correspondance littéraire”, il periodico manoscritto in una ventina di copie che propagò gli scritti degli Illuministi presso le corti europee, a pagamento. Gli derivava dalla contesa detta dei “Bouffons”, 1753 (poi prolungata nella “Querelle des deux Musiques”), sui meriti dell’opera francese e dell’opera italiana, nella quale Grimm si era schierato per l’opera italiana, trascinando con sé il “partito dei filosofi”, gli illuministi, Voltaire, Diderot, etc. Grimm aveva preso posizione con un opuscolo satirico intitolato “Le petit Prophète de Boehmischbrda”.

Soldati - Entusiasta della Spagna del Mundial, “un mese indimenticabile”, ci scrisse sopra tanto da farne un libro, “Ah, il Mundial!”. Contento anche della compagnia, i “colleghi” giornalisti, Brera fra i tanti. Ma Brera, nei taccuini-diario che annotava giornalmente (ora nell’archivio della Fondazione Mondadori) del Mundial si lamenta : “Confessa la malinconia e la pioggia di Vigo e l’insofferenza per le serate con Mario Solfati”, riferisce sul “Venerdì di Repubblica”. Angelo Carotenuto, che i taccuini ha potuto consultare.
Al Mundial si portava appresso un bidet portatile – particolare che gli altri inviati non rimarcano, forse per timore reverenziale con l’inviato del “Corriere della sera”. Lo ricorda Roberto Perrone presentando “Tutti i racconti del Maresciallo”: “Siccome non era certo di trovarlo sempre, in tutti gli alberghi spagnoli che avrebbe dovuto cambiare, se l’era portato da casa”.

Tribalismo – È ben letterario in Italia, seppure non esclusivista, non razzista – oggi si dice suprematista. Nell’uso costante, studiato, dei dialetti – Porta, Belli, ma anche Bandello, Berni, Basile, Meli, Giusti, e ogni altro. Di Manzoni, prima che di Gadda. Di D’Arrigo, di Consolo, dei narratori sardi, prima di Camilleri. Narratori e poeti attenti alle differenze, alle forme inoffensive di tribalismo - oggi si direbbe comunitarismo.

Vedove-i – La scomparsa del genere nella narrativa è così spiegata da Camilla Baresani su “Io Donna”, presentando il suo ultimo romanzo, “Gelosia”: “Un tempo la durata della vita era minore: le donne morivano di parto, gli uomini in guerra. Si ricominciavano nuove vite costretti dai fatti. Ora ci sono tante possibilità di incontro per entrambi i sessi, al lavoro e nella vita”.

Viaggio – Mette a dura prove le amicizie, e anche le coppie, se a fini ludici, da turisti. Ma chissà “perché”, argomenta Soldati nei racconti del suo Maresciallo, “favorisce la confidenza, tra due amici e qualche volta persino tra due estranei. La solitudine forse; il sentirsi staccati e liberati dalle abitudini quotidiane; il pensiero che un giorno o l’altro lasceremo questa terra allo stesso modo che abbiamo lasciato, poche ore prima, il luogo di partenza qualunque esso sia e anche aborrito; un istintivo e involontario paragone del viaggio e della vita,  e il conseguente bisogno di non trattenere nessun segreto, come se i segreti, morendo con noi, potessero rendere più amara e più completa la nostra fine…”.  Il viaggio come una prova di morte, ordinaria, non traumatica.

Vino – In bottiglia etichettato non è più il vino che dichiara di essere, a giudizio perentorio di Mario Soldati, che se ne intendeva, già cinquant’anni fa, nei “Racconti del Maresciallo”, 1967: “Appena sopportabili, perfino in Piemonte, oggi, quasi tutti i vini in bottiglia etichettati”. È vero che il vino sfuso nei luoghi di produzione ha un altro sapore.
Nei “Nuovi racconti del M.”, 1984, Soldati spiega anche perché: il vino “nelle vasche di cemento? Refrigeratori, filtraggi, solfitaggi?”.

letterautore@antiit.eu

Vite klleggibili di qualitài

Gerda Taro, Robert Capa e altri belli ri-raccontati con sbuffi impressionistici, parecchio confusi. Da Buffalo, per moltiplicare l’effetto caleidoscopico, da Parigi, e da Roma. All’ennesima edizione, e premio Strega, ma illeggibile.
Helena Janeczek, La ragazza con la Leica, Guanda, pp. 335, ill. € 18