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venerdì 16 aprile 2021

Ombre - 558

“In Italia avete un ottimo sistema universitario, ma i migliori se ne vanno”, spiega a Platero su “la Repubblica” Larry Fink, creatore e gestore di Blackrock, il gestore di risparmio più grande del mondo. Semplice. E allora come si risolve la questione? Ma mandando in malora le università - così nessuno se ne andrà.
 
La Procura di Civitavecchia, competente per territorio, documenta una serie di assunzioni illegali nell’Alto Lazio, ad Allumiere, portando alle dimissioni del presidente Pd del Consiglio Regionale. La Procura della Repubblica di Roma allora affida ai Carabinieri la ricerca di assunzioni illegittime da parte della Destra. Non su notizie specifiche di reato, così a largo raggio, pescando tra i social. Che la giustizi in Italia sia politica, cioè la negazione della giustizia, non è una novità. Che lo sia sfacciatamente sì.
 
La giustizia politica sembrerebbe un armamentario da destra,  antidemocratico oltre che illegale. Ma in Italia è di sinistra, e con orgoglio.
 
“Ristori inferiori al reddito di cittadinanza!”. Beh, è un fatto. La nuova politica privilegia chi non  lavora. Un sogno.
È un fatto, infatti, che i percettori del reddito di cittadinanza si fanno un dovere di non lavorare, per quante occasioni si presentino. Non barano.   
 
Formidabile vocabolario delle sigle burocratiche in continuo cambiamento senza alcuna ragione, redatto da Milena Gabanelli e Rita Quercé sul “Corriere della sera” lunedì. I “ristori”, termine già esoterico, sono d’improvviso diventati “sostegni”. La Dad , didattica a distanza, Did, didattica integrata a distanza. Quattordici sigle diverse sono in uso nelle varie Regioni per dire le Asl. Dodici per dire il Prg, piano regolatore (qui si capisce, bisogna imbrogliare le carte). La tassa sui rifiuti, oggi Tari, forse perché si vergogna è cambiata di nome quattro volte in quindici anni.
 
“Dall’inizio dell’emergenza la percentuale maggiore di occupazione dei posti letto si è avuta negli ultimi sei mesi”: il calcolo è semplice, della direttrice dell’Istituto Clinico Casalpalocco a Roma, da quattordici mesi Covid Hospital per conto della Regione Lazio. Si paga caro la spensieratezza estiva.
 
E non è tutto, spiega ancora la direttrice, Valeria Giannotta: “Nel 202 la maggior parte dei ricoverati aveva 70/80 anni, ora l’età è scesa di almeno dieci anni. Molti anche i giovani”. La spensieratezza, appunto.
 
Molinari offre al giudice Gratteri la possibilità di sdoganarsi dal libro di Bacco e Giorgianni sul “complotto Covid”. Peppe Smorto e la corrispondente calabrese di “la Repubblica” svolgono il loro compito contestando al giudice il contestabile. Gratteri si difende dicendo che ha letto del libro un estratto. Ma di un libro che di 350 pagine, che parla della pandemia, e si intitola “Strage di Stato”? Certo, la superficialità esiste.
 
“Che senso ha infangarmi perché ho lavorato per gli oligarchi (ex sovietici, n.d.r.)? Credete ci sia differenza con i miliardari americani o cinesi?”. Si difende con Paolo Brera sul “Venerdì di Repubblica” l’architetto bresciano Lanfranco Cirillo, che gli oligarchi, e le loro mogli, hanno arricchito. In effetti non c’è differenza. Eccetto che se si deve obbedire alle “direttive” cinesi, oppure americane. Che senso ha la stampa?                                  

Beati gli oziosi

L’elogio sarebbe degli “oziosi”, dei fannulloni ma fantasiosi. Dei pigri, degli oziosi che però si guardano attorno. A partire dalla scuola, e poi nel “lavorerio” - l’applicazione toglie molto più di quanto dà.
Sulla linea del paradosso, ma con applicazione, Stevenson nel 1877, a 27 anni, argomenta con cipiglio a favore del guardarsi attorno piuttosto che faticare. Con serietà - il saggio ricomprese poi, nel 1881, nella accolta “Virginibus Puerisque, and Other Essays”.
Un’argomentazione d’epoca, col flâneur di Baudelaire, e col Buonannulla tedesco, di Hebel, e poi di Eichendorff e di Hamsun.
Roba d’abbondanza, insomma, nelle attese, in prospettiva, in clima Excelsior. Una letturina corroborante, felicemente in controtendenza con questa epoca, ricca come non mai, con una ricchezza diffusa come non mai, nelle classi e nel globo, e triste, tetra - effetto del mercato, i padroni sotterranei ci vogliono morti, moribondi, cupi, terrorizzati?
Curato da Franco Venturi, una delle sue ultime cose. Con testo originale.
Robert Louis Stevenson, Elogio dell’ozio, La Vita Felice, p. 58 € 6,50

giovedì 15 aprile 2021

Il mondo com'è (426)

astolfo

Aborto di genere – L’esposizione, quando non la soppressione, delle figlie femmine in India e in Cina, a lungo parte dell’eugenetica tradizionale nella famiglia patriarcale, è diventata aborto selettivo. In India non si sa – si sa che si pratica, ma non se ne hanno le cifre. In Cina la pratica è confermata dalle statistiche demografiche. Nei quaranta anni dacché è stata introdotta la legge del figli unico (1979), per limitare la crescita demografica, il numero delle donne è risulta vieppiù ampiamente inferiore alla parte della popolazione di sesso maschile. In contrasto col dato quasi biologico, certificato dalla demografia ovunque altrove, che dà ovunque una preminenza della popolazione femminile su quella maschile, attorno al 52-54 per cento. In Cina la proporzione si è presto rovesciata: per ogni 100 donne 106 uomini. Una discrepanza che, nei numeri della Cina, significa quaranta milioni di donne in meno. .
Lo squilibrio è ancora più accentuato fra le generazioni più giovani: si contano 115 uomini ogni 10 donne fra i i 15 e i 24 anni, e 117 a 100, fino ai 14 anni.
 
Cassa del Mezzogiorno
– Un istituto speciale che presiedette per  trentacinque anni, dal 1950 a tutto il 1985 (fu abolita a marzo del 1986) allo sviluppo del Sud dell’Italia. Modellata sulla Tennessee Valley Authority creata dal presidente americano F.D. Roosevelt nel 1933, nel quadro delle misura anti-crac de 1929, per lo sviluppo della regione depressa del Sud. Con un obiettivo analogo, di riequilibrio territoriale e sociale. Dismessa con l’insorgere del leghismo in Italia, con ignominia ma senza colpa.
Una storia resta ancora da fare - a trent’anni da quando lo storico pavese Carlo M. Cipolla ne lamentava la mancanza (“Storia facile dell’economia italiana dal Medioevo a oggi”. Ma, si sa, con qualche merito. “È troppo facile liquidare la Cassa per il Mezzogiorno come inefficiente carrozzone clientelare”, lamentava allora Cipolla a conclusione della sua “Storia facile”, “sulla base degli esiti recenti della presenza pubblica nel Sud”. E intendeva: al riscontro degli “esiti recenti” di una politica che ha fatto a meno della Cassa. “In realtà”, continuava Cipolla, “uno studio serio sul suo impatto politico-sociale oltre che economico deve ancora essere effettuato e non potrà ignorare il fatto che, per la prima volta dall’unificazione, il Mezzogiorno d’Italia uscì dal suo profondo isolamento e sperimentò una crescita del reddito uguale alla media nazionale”.
 
Gournay
– Scuola di Gournay è la “scuola” di economia del primo Settecento in Francia che si rivaluta da qualche tempo come iniziatrice - comunque teorica - del libero scambio. Prima ancora della scuola scozzese, di Hutcheson e Adam Smith. Prende il nome da un commerciante di export-import, poi anche Intendente di commercio, (Jacques-Claude-Marie-)Vincent de Gournay, che nella breve vita (1712-1759) elaborò il fondamento dell’economia attuale, basata sullo scambio – sul libero commercio e il consumo: della globalizzazione. Autore supposto del celebre motto “laissez-faire” – in origine “laissez faire, laissez passer”. Degli scambi cioè senza restrizioni, né di tariffe (dazi) né di contingenti, come è al fondamento della globalizzazione.
Gournay è coautore certo del Tableau Économique del Quesnay, che si pone a fondamento della scienza economica. E quindi suppostamente vicino ai fisiocrati, i teorici che la ricchezza ponevano nella natura, cioè nell’agricoltura. Da cui però si distingue in modo netto, teorico al contrario della “scienza del commercio”. Il “Quadro” di Quesnay, delle interrelazioni che presiedono all’accumulo, alla crescita della ricchezza, si ispirava alla teoria dei cicli che François Véron Duverger de Forbonnais veniva di abbozzare. Ma si costruiva sullo “Zig-zag”, una raffigurazione sinusoidale dell’accumulazione elaborata da Gournay con Richard Cantillon. In anticipo su Adam Smith, i francesi Quesnay, fisiocrati e Gournay si occuparono delle fonti e dei meccanismi di creazione della ricchezza.
Dai 17 ai 31 anni a Cadice, al fondaco di famiglia, membro influente dei circoli finanziari della città andalusa, Gournay aveva frequentato la corte di Spagna, allora fulcro del mercantilismo, e su questo background aveva cominciato ad elaborare l’idea opposta, del libero scambio. Rientrato in Francia, aveva convinto il notabilato mercantile di Cadice a rimpatriare gli attivi sudamericani per investirli più convenientemente in Francia: 200 milioni di sterline furono investiti in Francia. Alla guida degli affari di famiglia, studiò poi molto, specie gli economisti del Seicento, l’inglese Josiah Child e l’olandese Johann de Witt, e viaggiò, per rendersi conto delle novità economiche, in Austria, Olanda e Inghilterra, dove fu in relazione con Robert Walpole, il whig primo premier, e per ben venti anni, con due re,  e il diplomatico e intellettuale Lord Chesterfield.

Gournay, un nome si direbbe innovatore. Gournay è un nome evocatore anzitutto di Montaigne. Marie de Gournay, prozia dell’economista (entrambi traggono il nome da Gournay-sur-Aronde, il feudo di cui l’economista era marchese), era stata un secolo prima la “figlioccia”(fille d’alliance) di Montaigne. Ed è nella storia come la prima femminista, autrice di un manifesto “Dell’uguaglianza degli uomini e delle donne” e di una “Lagnanza delle donne”. Una ragazza non bella e presto in fama di “preziosa”, che giovanissima aveva scritto a Montaigne per elogiarne la prima edizione dei “Saggi, ne aveva suscitato la curiosità e quindi l’amicizia e una copiosa corrispondenza. Fino a diventare la curatrice della sua opera - nel 1592, alla morte, la moglie e la figlia ne affidarono a lei le carte, compresa l’opera sempre in progress dei “Saggi”.
Montaigne conobbe Marie de Gournay dopo la seconda edizione dei “Saggi”, 1582, i primi due libri della raccolta. La diciottenne Marie de Gournay gliene scrisse entusiasta, i due s’incontrarono più volte e Montaigne fu, oltre che lusingato, sinceramente interessato dalle doti di carattere e d’intelligenza della giovane. La dichiarò sua figlia spirituale e ne introdusse un elogio al cap. XVII del libro secondo dei “Saggi”, che intitolava “Della presunzione”: “Mi sono compiaciuto di dichiarare in molte occasioni le speranze che ripongo in Marie de Gournay Le Jars, mia figlia spirituale: e certo da me amata molto più che d’affetto paterno e inclusa nel mio ritiro e nella mia solitudine come una delle parti migliori del mio stesso essere. Non considero più che lei al mondo. Se dall’adolescenza si può trarre presagio, quest’anima sarà un giorno capace delle cose più belle e tra le altre della perfezione di quella santissima amicizia alla quale non abbiamo notizie che il suo sesso abbia potuto finora innalzarsi. La schiettezza e l’integrità dei suoi costumi vi sono già di per sé sufficienti, il suo affetto per me più che sovrabbondante, e tale insomma che non c’è nulla da desiderare, se non che il timore che essa ha della mia fine, poiché mi ha incontrato quando avevo cinquantacinque anni, la tormenti meno crudelmente”. Più ancora è lusinghiero nel seguito: “Il giudizio che essa dette dei miei primi Saggi, da donna, in questo secolo, e così giovane, e sola nel suo paese, e lo straordinario ardore con cui mi amò e mi desiderò a lungo per la sola stima che aveva di me, prima di avermi visto, è un fatto di degnissima considerazione”. Questa professione di amitié amoureuse ricorre nell’edizione 1595 dei “Saggi”, postuma, curata dalla stessa Marie, allora trentenne.
Marie de Gournay vivrà fino a ottant’anni, età per i tempi prodigiosa, e a sessanta, in difesa del “sesso malmenato”, avanzerà per le donne il diritto all’istruzione, il diritto a governare, e il diritto al sacerdozio – anticipando il detto che sarà attribuito a Voltaire: “Dio non è né maschio né femmina”.
 
Licantropia – Una patologia di cui si sono perdute le tracce, che pure tanta letteratura, anche scientifica, ha prodotto. Genericamente inteso come una forma di delirio, un “delirio di trasformazione somatica”, che induce a credersi trasformati in animali – non necessariamente in lupi, come la denominazione clinica sottende. A lungo ritenuta una forma di magia, viene classificata tra le malattie mentali dal 1615, data di pubblicazione del trattato “De la lycantropie,  transformation et extase des sorciers” cioè dei maghi, del medico francese Jean de Nynauld. Che così la descriveva: la licantropia è una malattia chiamata o malinconia, o follia lupesca, oppure licaonia, o cinantropia. I licantropi escono da casa di notte e seguono i lupi come i cinantropi i cani; sono pallidi e hanno gli occhi infossati; non vedono che oscuramente come se fossero attorniati da tenebre; hanno la lingua molto secca; hanno sete; non hanno alcuna saliva in bocca.

Paramnesia - È la penosa e brusca impressione di avere già vissuto il tempo presente. Scientificamente repertoriata come “disturbo della memoria”, e divisa in allomnesia, ricordi incompleti, o allocati erroneamente nel tempo o nello spazio, e pseudomnesia, ricordi di fantasia (affabulazioni, dejá vu, ricordi sbagliati, ricostruzioni arbitrarie. Di fatto è alla base delle dottrine della trasmigrazione delle anime, e del tempo circolare.
 
SS donne – Se ne registrano almeno tre in Italia nel racconto storico “Partigia” di Sergio Luzzatto. La “fantomatica” (p. 231) baronessa von Hodenberg, “direttrice della Gestapo” a Torino e in Piemonte, secondo i collaborazionisti. Una Annabella, reclutatrice di spie per conto dei tedeschi a Savona. E la sua “corrispondente” a Pistoia, Albertina Porciani, maestra di scuola, che negli interrogatori alleati è detta” stupid impressionable youg woman”. 

astolfo@antiit.eu

Restituire Montalbano a Sironi e Degli Esposti

So chi è l’assassino, ma il film è tutto nuovo per me”, Camilleri spiega nella consueta garbata presentazione - questa volta a Mollica, che gli chiede se vede i film di Montalbano e con che spirito. Riproposto dalla Rai per l’uscita in dvd, l’ultimo episodio dei “Montalbano” diretti da Alberto Sironi si fa precedere da questa curiosa spiegazione di Camilleri. Curiosa non perché i film di Montalbano, come tutti i film tratti da racconti, sono diversi dai racconti. Ma perché Camilleri lascia il merito dei film a Francesco Bruni, lo sceneggiatore. Cioè a un altro scrittore. Senza menzionare né il regista né il produttore. Che erano fino a qualche tempo fa e probabilmente sono ancora, anche di diritto oltre che di fatto, gli “autori” di un film, i padroni del copyright.
Il “Montalbano” del perdurante successo, quello dei film (anche ieri sera, alla terza replica, pur dimezzando gli ascolti, a 4,5 milioni, ha coperto il 20 per cento della audience), è senz’altro di Sironi, il regista, e del produttore Degli Esposti. È la sigla rapinosa, “creatrice” di un mondo, di squarci, vedute aeree, angoli, luci, colori, nuotate. Gli interni, mai anonimi, tutti caratterizzati, e parlanti. Come gli esterni, non casuali. E i caratteristi, scelti con un sapiente dosaggio di linguaggio corporeo prima che vocale: personaggi che parlano prima ancora di aprire bocca. Mancato Sironi, già il titolo è fuorviante.
Alberto Sironi-Luca Zingaretti, Salvo amato, Livia mia, Rai 1, dvd

mercoledì 14 aprile 2021

Troppo pochi cinesi in Cina

 La Cina dei ricchi, il grande mercato mondiale della ricchezza, è minacciato dalla povertà. La Cina come l’Italia - anche se in scala di venti a uno: per il declino demografico, meno nascite, più anziani.
È un problema che le diverse dimensioni – la Cina ha una popolazione di 1,3 miliardi di persone - rendono più arduo e insostenibile. Ma già in atto. La decrescita demografica, iniziata in Italia nel 2020, emergerà in Cina nel 2027: il tasso di fertilità (figlio per donna fertile, tra i 15 e i 49 anni) è stimato il più basso del mondo, 1,18 – quasi la metà del “tasso di sostituzione”, 2,1 figli per donna in età fertile, la riproduzione necessaria per mantenere l’equilibrio demografico inalterato.
Il declino demografico, in atto ormai da tre generazioni con la legge del figlio unico, renderà insostenibile in una prospettiva ora ravvicinata, 10-15 anni, il mantenimento di una massa crescente di anziani con una massa in declino di classi di età produttive. Per effetto di dati noti. Una aspettativa di vita raddoppiata rispetto al 1970, nei pochi decenni del boom – ora è a 78 anni. E una massa di anziani non attivi calcolata in crescita di 150 milioni. Mentre il segmento attivo della popolazione si restringerà di 100 milioni di soggetti. Portando il numero degli ultrasessantacinquenni al 25-30 per cento della popolazione.
C’è già un “tasso elevato di dipendenza strutturale”, il 42 per cento – il rapporto tra classi di età produttive e classi di età non attive. Anche per effetto di età di pensionamento non aggiornate all’allungamento dell’aspettativa di vita: 60 anni per gli uomini, 55 per le donne, 50 per le donne operaie.
La forbice attivi\non attivi si allarga in Cina con redditi ancora bassi per le classi di età produttive, redditi medi e da lavoro. E ancora più bassi per i pensionati e i prossimi pensionandi, che hanno lavorato quando i salari, e quindi i contributi,  erano bassi e bassissimi. Senza più il “reddito familiare”, la rete di salvataggio della famiglia grande, e dell’economia di sussistenza: per la legge del figli unico, solo da poco temperata, e per lo spopolamento delle campagne - il boom industriale cinese di quarant’anni le ha spopolate.
E un gap demografico e contributivo non colmabile con l’immigrazione – impossibile ipotizzarla alle dimensioni del continente Cina. Che è peraltro sovrappopolata: il deficit demografico si coniuga con la sovrappopolazione.
Il deficit demografico è già un problema per la finanza pubblica. Il governo finanzia il sistema pensionistico, dei lavoratori dipendenti e degli autonomi (artigiani, agricoltori) col 3 per cento della spesa pubblica. Ma già sa che l’esborso crescerà rapidamente - fino a un insostenibile 20 per cento della spesa all’orizzonte 2050.
L’aumento dell’età pensionabile e la ricollocazione della Cina in attività più qualificate e meglio retribuite ridurrà il gravame, ma a lungo termine. E non in modo risolutivo.

La “Commedia” dalla A alla L

In due volumi (questo primo va d alla A alla L), tutto il vocabolario della “Divina Commedia”. Non proprio tutto: i nomi di persona, propri, storici, mitologici, letterari, di fantasia, toponimi, pseudonimi,  termini scientifici, filosofici, astrali, concetti etici o religiosi. Di cui si tenta di fissare, se occorre, per i diversi riferimenti eventuali variazioni di senso. Con rinvio per ogni voce al-ai luogo-ghi di riferimento.
Un repertorio, da compulsare al bisogno, ma anche un diversivo gradevole, allo sfoglio.
Enrico Malato (a cura di), Dizionario della Divina Commedia, Corriere della sera, pp. 339 € 7,90

martedì 13 aprile 2021

Problemi di base euroturchi - 631

spock

L’Europa non fa più figli, da ora?

L’Europa è morta, da ora?

O sarà un’Europa senza: senza più figli, lavoro, futuro?

O si muore lentamente, Roma nel 476, Costantinopoli nel 1453?

E Erdogan che fa, ricomincia dal 1453?

L’Europa finanzia questo Erdogan, un falso credente, sei miliardi in quattro anni, quindici in quindici anni (poco meno di un miliardo pagato dall’Italia): ne ha tanta  paura?

spock@antiit.eu

5 Stelle e Pd uniti nella lotta – per la corruzione

“Nel processo per la presunta corruzione sul via libera allo stadio della Roma, l’ex assessore all’urbanistica Paolo Berdini racconta: «Quando era sindaco Ignazio Marino venni contattato da Raggi e Frongia. Mi chiesero di fare l’assessore con la mission di bloccare il progetto. Ma a febbraio 2017 Francesco Totti invitò in un tweet a fare lo stadio. L’ex vice sindaco Luca Bergamo mi disse allora che la mia posizione contraria non era più sostenibile da un punto di vista politico e che Alfonso Bonafede (l’ex ministro alla Giustizia grillino, ndr) non avrebbe dato l’assenso alla revoca. Arrivò Luca Lanzalone (il presidente Acea arrestato per le presunte tangenti avute dal costruttore Luca Parnasi, ndr) che mi sostituì nella gestione senza incarichi formali e tutto cambiò»”. Nella “gestione” dell’affaire – la carica di presidente dell’Acea, la più grande azienda romana, era una copertura, Lanzalone era chiamato, ed era, “il sindaco ombra”.
Cronaca ridotta al minimo nei giornali romani per uno scandalo di corruttela da tempo più che accertato. Queste poche righe sono di Fulvio Fiano, che ostinato li firma, in un angolo invisibile sul “Corriere della sera-Roma”. Ma non c’è di più di più su “la Repubblica” e “il Messaggero”. C’era, nel 2017, nel 2018, ancora nel 2019, poi non più. Anche la Procura di Roma si è raffreddata, dopo i primi furori. E il processo va lento. I fatti son gravi. La corruzione in se stessa, per somme non da poco. Di cui ancora sono ignoti i beneficiari – Lanzalone è un “collector”, mandato da Grillo. O il Bonafede al centro della corruzione, che è un giudice, ed è stato perfino ministro della Giustizia. I 5 Stelle essendo cugini ora dei Pd, dopo averli per un decennio spernacchiati e strabattuti, vanno trattati con riguardo?
Aprendosi il processo destinato a sicura condanna, Grillo ha trovato conveniente mettersi con il Pd. E ci ha visto giusto: la cosa non procede - giusto il minimo. Senza peraltro che se ne sappia.

 

Sorrisi Hollywood sul Tevere

Un matrimonio di ventenni, drogati a Las Vegas, e sconosciuti tra loro, da sciogliere dopo dieci o vent’anni per poter convolare a giuste nozze. Anni nei quali molto è avvenuto che rende il divorzio tanto facile nel deserto del Nevada molto complicato. Fino a che, naturalmente, Las Vegas non riunisce i cuori – li divide così facilmente come li unisce.
Come c’è il western spaghetti, c’è una commedia Hollywood sul Tevere – anche se negli ambienti ovattati del futuribile Enel X, l’Energia del Futuro. Una commediola teenager, benché qui tra adolescenti attempati, che anch’essa costa sempre meno di una commedia vera, cioè all’italiana – girare in America dimezza i costi di produzione.
Brillante grazie alle grazie di Andrea Delogu. Con un Morelli troppo adagiato su se stesso, mentre Ricky Memphis si supera.
Non si ride, ma ci si diverte.
Umberto Carteni, Divorzio a Las Vegas, Sky Cinema

lunedì 12 aprile 2021

Ecobusiness

Aumenta la Tari, la tassa sui rifiuti, mentre diminuiscono i rifiuti per il lockdown delle attività produttive.
E mentre il servizio peggiora in una città grande come Roma, per la disorganizzazione ma anche per minori investimenti.
Roma non riesce a trattare i suo rifiuti. In aggiunta alle ecoballe che manda – a caro prezzo – in Germania, ora chiede a Napoli di farsi carico di 100 tonnellate al giorno di indifferenziata – a Napoli…
Enel prepara le colonnine per la ricarica delle auto elettriche a Roma, l’Acea, l’azienda comunale che a Roma gestisce la rete elettrica, non le mette in rete: questione di concorrenza.
Ma, poi, il ciclo elettrico riproduce il circolo vizioso dell’energia nucleare: l’energia pulita si produce con energia sporca, e produce rifiuti che non si sa come trattare, in quella le scorie, nel ciclo elettrico le batterie esauste.

Napoli linda, con humour

Morelli, una serie sterminata di ruoli al cinema, in teatro e in  tv, si rifà interprete e regista per il ritorno a Napoli, la sua città. Per un racconto romantico sulla vena napoletana giusta, di comicità lieve. È anche l’anno fortunato della coprotagonista Serena Rossi - altra napoletana, una che, dice, “cantava ai matrimoni”, come in una delle scene comiche di questo “7 minuti” - con la serie fortunata di De Giovanni in tv, “Mina Settembre”, e programmi impegnativi d’intrattenimento su Rai 1, sulle orme di Raffaella Carrà. Morelli è un innamorato tradito e abbandonato, Rossi maestra d’innamoramento, in una sua scuola che diventa una palestra di comicità napoletana.
Più fortunata e felice di tutti è Napoli, che riprende il discorso interrotto vent’anni fa, della città normale, moderna, e anzi bella, quella degli entusiasmi del “Rinascimento Bassoliniano”, poi sommersa dalle “Gomorra”, giornalistiche e giudiziarie. Riproposta da Ozpetek con “Napoli velata” (2017), i Manetti Bros, “Ammore e malavita” (2018), Pappi Corsicato “Vivi e lascia vivere” (2019) con successo di pubblico, si rappresenta in serie tv ormai numerose, che Morelli  ricalca, molto colorata, assennata, con piazze pulite, mare limpido, spiagge bianche, squarci lindi colorati, e molto humour.
Giampaolo Morelli, 7 minuti per innamorarti, Sky Cinema, Netflix

domenica 11 aprile 2021

Problemi di base ragionevoli - 631

spock


Ragioniamo, che vorrà dire?
 
Non c’è ragione?
 
Non c’è ragione, uno può sempre darsela?
 
Il diritto e il torto sono effetti di legge, e la ragione?
 
Quanto è ragionevole la natura, sia pure darwiniana?
 
Nella natura si crea e si distrugge?
 
Bisogna ripensare Lavoisier – e Darwin?


spock@antiit.eu

Il genio prospera nella Bassa reggiana

Le ossessioni di Ligabue il bolognese Diritti, un “cultore della materia”, biografo del pittore-scultore, soggettista e sceneggiatore del suo film, trasforma in un quadro amabile della bassa reggiana, tra Brescello (don Camillo-Peppone) e Guastalla. Di Gualtieri precisamente, che ospitò paziente e anzi benevolo l’artista pazzo, espulso dalla Svizzera come indesiderabile. Tanto più al confronto con questa Svizzera, tanto ben regolata e animata da buone intenzioni quanto fredda – Ligabue viene dichiarato indesiderabile dopo le aggressioni alla madre adottiva, pure affettuosa, e il ricovero in manicomio, da cui era uscito bollato come incurabile.
Le bizzarrie del pittore-scultore, un esercizio di bravura per il suo interprete, Elio Germano, vengono rappresentate senza censure, nemmeno di buoni sentimenti. Un genio che si vorrà sempre isolato, bisbetico, anche se morirà col tormento d’amore, di non poter essere riamato. Ma in un quadro affettuoso – sono le campagne di Olmi, di Avati, di cui Diritti è stato aiuto. Il pazzo, il Tudesc, passerà dalle suppliche al sindaco per una sistemazione da indigente alla morte nel 1965 tra le visite dei compaesani affettuosi, con una bella casa, tre automobili, e dodici motociclette. 
Poteva essere – si temeva – un racconto di demenza. Tanto più per essere parlato in svizzero-tedesco e in reggiano. È invece uno di serenità, malgrado tutto: un omaggio all’umanità. Nostalgico? 
Giorgio Diritti, Volevo nascondermi, Sky Cinema

sabato 10 aprile 2021

Appalti, fisco, abusi (200)

La pressione fiscale sarà quest’anno sul 52 per cento – calcola il Cgie di Mestre. Ma è da almeno cinque anni che la pressione fiscale “reale” è al 52 per cento, come i lettori di questa rubrica sanno.
 
All’improvviso Unicredit è sotto tiro in Borsa. Perde mezzo euro in due sedute, il sette per cento, perché il suo nuovo amministratore delegato Orcel guadagnerà più di ogni altro in Italia. Obiettano  fondi soci, obiettano i consiglieri. Non si sapeva prima? Chi gli ha fissato la retribuzione?
La banca ha i nervi deboli – o sono manovre?
 
“Gentile cliente di Wind Telecomunicazioni (oppure di amazon, oppure di..)
Complimnti! Sei uno dei100 utenti che abbiamo selezioanto per una possibilità di vincere un SAMSUNG Galaxy S20\21 o un APPLE IPho 11\12 PRO”.
È uno scherzo? No, “la connessione è sicura”, suggerisce Google- mentre vi dice che è “non sicura” su google books, e su questo sito, per esempio, che è sulla piattaforma blogger, di Google – seppure trascurata e in disuso.
 
Se volete uscire dalla pagina che vi si è imposta a nome di Wind - o di Amazon, etc. - l’annuncio vi ingiunge: “Aspettare!” A nome di un servizio innocente, customerrewards.com – che Google dice “connessione sicura”: “Prima di tornare alla pagina iniziale, rispondi a 5 domande e hai la possibilità di vincere un SAMSUNG….”
 
Volendo vedere “come va a finire”, è una truffa organizzata da un sito cipriota. Che vuole la vostra mail, l’età, il sesso, la nazionalità, la professione, e € 2,85 per partecipare  al sorteggio. Assicurando che verrà sorteggiato un telefono promesso ogni 700 partecipanti. Cioè uno per 2.000 euro – il doppio del costo di uno. Ammesso che il sorteggio abbia luogo, chi lo sa.
Tutto in “broken italian”, tradotto cioè dal formulario inglese o americano, che invece è perfetto, dal traduttore google. Una truffa? Magari no, ma la rete è un pascolo per tutti. Senza difese.

Niente governo, siamo sottogovernisti

Natalia Aspesi, beccata da una lettrice renziana di “la Repubblica” (ma quanto era “renziano” Scalfari a suo tempo…) per aver scritto di tiro al piccione contro Renzi, spiega cosa ha voluto dire e conclude: “Non sono ferrata in politica, la seguo per sensazioni e a me i suoi anni da premier sono sembrati i migliori degli ultimi tempi”, i suoi di Renzi. Obiezioni? Da ultimo, si può aggiungere, nella riforma del Parlamento, cui avrebbe dato finalmente un ruolo e una voce, battuta per ben 6-4.
Si lincia Renzi come Fanfani, come Craxi, i pochi che abbiano “fatto qualcosa” al governo – si risparmia De Gasperi perché è morto presto, ma non prima di averlo seppellito sotto la “legge truffa”. Si linciano non a opera dei social, come si dice. A opera dell’opinione pubblica “qualificata”, cioè dei grandi giornali, degli strateghi politici, degli studiosi di politica, dei capi d’industria e di banca, della cosiddetta classe dirigente.
L’Italia ha un governo che è uno straccio. Nemmeno buono per la polvere. Il presidente del consiglio, benché da qualche tempo (non in questa legislatura, che pure si vuole nuova e nuovissima), eletto direttamente, in quanto capo della coalizione vincente, non ha nessun potere: può solo dimettersi. Non è un premier – ne è l’antitesi: il presidente del consiglio è l’antitesi del premier. Il governo non è il suo ma del presidente dela Repubblica - di diritto e di fatto. Non può fare da solo una legge (Conte ha abusato: governava con maggioranze disomogenee e non aveva altro rimedio che i suoi propri decreti, a tutti gli effetti incostituzionali). Non può dimettere un ministro, e nemmeno un sottosegretario, può solo dimettersi lui. Non nomina i suoi  ministri, glieli nomina il presidente della Repubblica – di norma e spesso anche di fatto. E ciononostante è boicottato in tutti i modi da tutti, tutti quelli che possono.

Cronache dell’altro mondo (106)

Lo stabilimento Amazon di Bessmer in Alabama, profondo S ud, ha votato alla quasi unanimità, tre lavoratori su quattro, contro la formazione di un sindacato. Tutti famigli di Jeff Bezos, l’uomo (di gran lunga) più ricco del mondo, fortuna creata esclusivamente sul lavoro – dei dipendenti. È il vecchio assetto - sogno? – della schiavitù.
Una tassa minima del 21 per cento sugli utili d’impresa in tutto il mondo, dove gli utili si producono, è la proposta di Biden ai 135 paesi che a Parigi negoziano una equal partnership nel fisco.  Semplice: un abbattimento della varie furberie statali per attrarre investimenti che passano sotto la dizione “paradisi fiscali” – in Europa l’Olanda e l’Irlanda. Il mite Biden prosegue l’opera di revisione della globalizzazione dell’irruento Trump.
Nell’attesa di questa rivoluzione copernicana mondiale, Biden opera per imporre alle multinazionali digitali, Apple, Google, Facebook, di pagare le tasse nei paesi in cui operano, invece di (non) pagarle nel domicilio fiscale di comodo, nel “paradiso fiscale”.
Biden ha varato un programma di spesa pluriennale da 2 mila miliardi di dolari – il pil dell’Italia (prima del Covid, il pil 2019) - per infrastrutture, incentivi industriali e energia pulita. Da finanziare con 2,5 miliardi di nuove tasse, a carico prevalentemente delle famiglie. Nell’America della “libertà totale”.
“Gli asiatici-americani  (sono) un’altra minoranza bersaglio di razzismo”, cioè di tiro al bersaglio facile, “in alcuni casi (per fortuna numericamente molto ridotti). Ma gli atti di violenza contro asiatici-americani da molti decenni vengono commessi soprattutto da afroamericani e ispanici” – “Federico Rampini, “D”.

Verdi in castigo a Rai Cultura

Una “traviata” nel senso proprio, non quella del dramma dell’amore di Dumas jr. e Verdi – dell’amore negato (“essere amata amando”) e dell’amore e morte: Violetta si presenta facendo postribolo del retropalco Reale, dove ognuno che esce lascia bigliettoni (mezzo milione di spettatori ha lasciato dopo questa scena), il letto sarà con lei onnipresente in scena, alternato al tavola da buffet o da gioco, Martone la vuole una puttana che sfida il perbenismo, e niente funziona. Nemmeno le voci, che pure sono di primissimo ordine, e a tratti, soprattutto quelle maschili, anche in questa “Traviata”.
Un altro progetto ottimo dell’Opera di Roma, dopo il “Rigoletto” all’aperto, col pubblico, in estate, regia di Michieletto, innovativa  e personalizzata ma pur sempre in tema, e il ridentissimo “Barbiere di Siviglia”, anch’esso al Costanzi, tra palco e platea, dello stesso Martone, ma con più fantasia – e più adesione a Rossini. Qui tutto è irrigidito, compresa l’esecuzione del maestro Gatti – a tratti non  sembra Verdi, non “canta”. Tre ottimi cantanti, Lisette Oropesa, Saimir Pirgu, incredibile tenore naturale, e il deuteragonista Germont, Roberto Frontali, sforzati a ripetere arie e recitativi per la riprese filmiche, senza continuità scenica quindi, se non del montaggio, e voci palesemente sforzate, specie la soprano, che regge tre quarti dell’opera, in pezzi staccati e ripetuti, da ultimo ciak ritenuto finalmente buono.
L’opera al cinema è fatta così, ma qui evidentemente in economia: due ore di canto ripetute per tre-quattro giorni di riprese danno un risultato per lo più non appoggiato, privo di morbidezza, e quindi si direbbe di sensibilità. Cosa che non è di Oropesa, soprano drammatica di riconosciuta morbidezza e potenza. Non è una ribelle, non è una vittima, nemmeno del male. Mentre è una una che, come tutti i cantanti lirici, non canta per due-tre ore ogni giorno, non può, non dovrebbe.
La terza brillante idea dell’Opera di Roma, il terzo memorabile regalo ai melomani, naufraga poi, oltre che nel semplicismo di Martone, nella  disattenzione, quasi fastidio, di Rai 3 Cultura, che pure ha co-prodotto l’opera. La registrazione, in potenza di grande e grandissima qualità, ha buttato in rete come un riempitivo, una cosetta da venerdì sera, il giorno più vuoto della settimana, senza una presentazione, un commento, un intervallo, senza nemmeno mai una promozione nelle ore e giorni precedenti – la sola promozione è dell’Opera, attraverso le cronache romane, centomila lettori in tutto.
Mario Martone, La Traviata, Opera di Roma – Rai 3, Raiplay