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sabato 22 giugno 2013

Vero o falso – 4

L’Unione Europea ha chiesto alla regina Elisabetta di togliere le due croci dalla bandiera? Falso.

La Spagna ha fatto dieci gol a Tahiti nel piccolo mondiale in Brasile, l’ultimo al penultimo minuto di gioco?  Vero.

La Spagna si è vergognata di avere fatto dieci gol a Tahiti, l’ultimo al penultimo minuto di gioco? Falso.

Accusata di aver fatto prove tecniche non consentite al Mondiale Piloti, la Mercedes dice che la colpa è della Ferrari. Questa è vera.

Messi non ha mai incontrato Saviano che gi ha fatto un’intervista. Vero.

Grillo è piccolo. Anche questo è vero.

Angela Merkel è piccola, Obama grande. Vero.

Zanonato ci è o ci fa?

Al funerale di Jannacci Morgan ha fatto la comunione due volte. Vero (“per farla stereo”).

Napoleone è troppo per Stendhal

Napoleone è il personaggio che più lo colmò, ma di cui non seppe fare il ritratto, mentre con altre “vite” fu rapido e intonato. La poca “vita” vera di Stendhal, fu del resto, in Italia e in Germania, al seguito di Napoleone cui i suoi parenti Daru, che gli procuravano i piccoli impieghi, erano legatissimi. Senza familiarità con l’imperatore, anzi guardandolo da lontano, ma con spirito di ammirazione immutato, Stendhal scrisse diversi brogliacci. La “Vita di Napoleone”, quale qui è riedita da Beppe Benvenuto, e le tante altre memorie redatte in vari periodi su Napoleone prendono nell’edizione Stock di quindici anni fa circa 800 pagine di formato grande, 16 per 24.
Si discute se sia dell’ottimo o del mediocre Stendhal. Ma Stendhal è sempre ottimo. Napoleone resta per lui, anche nella sconfitta, lo “spirito superiore”, anche alla sconfitta – non riesce a “farlo” perché gli traborda, da qui la serie di abbozzi.
Stendhal, Vita di Napoleone, Mursia, pp. 286 € 17

Letture - 141

letterautore

Boccaccio – È napoletano tanto quanto, dopo l’incontro col Petrarca, nel 1350-1351, è classicista, latineggiante e perfino grecizzante. Fiorentino (ma più esattamente toscano) d’anagrafe.
Per tre anni, tra il 1360 e il 1362, mantenne a Firenze, in casa, con uno stipendio, e una cattedra di greco all’università, il bizzoso monaco greco calabrese Leonzio Pilato, che Petrarca aveva incaricato di tradurre l’“Iliade” e l’“Odissea” in volgare. Riuscendo, malgrado tutto, a imparare il greco, a quarant’anni.
Nel “Decameron” è senz’altro più napoletano che toscano – la tradizione toscana semmai rimpolpa di neologismi, e di nuove costruzioni. Sapido e cortese – Napoli, non si crederà, fu cortese, alla corte angioina dell’epoca senza rivali in fatto di “cortesia”, nobiltà d’animo e di pensiero cioè. Nelle lettere Boccaccio vede Napoli “lieta, pacifica, abbondevole, magnifica”, Firenze “triste, grigia e noiosa”. Oberata, per di più, da gente superba e avara, che “bada solo a se stessa”. 
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Critica – È comunitaria. Emanazione delle scuole di scritture. E si esercita sulle scuole di scrittura, seppure nominativamente, per libro pubblicato e per autore.
A opera dei docenti, che regolarmente censiscono le tante novità altrimenti non censibili, che loro stessi hanno presentato e fatto editare – spesso incrociandosi: io critico il tuo, tu critichi il mio, sempre per qualche motivo favorevolmente, in questo l’ingegnosità c’è. A opera anche dei primi laureati.
È una comunità di ex allievi. Dello stesso istituto. E della stessa congregazione.

Dante - È stato il primo e resta il più acceso anticlericale. Quello che ha messo più fieno in cascina per l’anticlericalismo laico, che regolarmente ne riprende gli argomenti, giacobino, massonico, esoterico, ateo. Ma è senza dubbio il più grande spirito religioso di cui resti traccia nelle lettere. Per sentimento  e per dottrina.

Se Asìn Palcios lo voleva islamico, un secolo fa o poco meno, Maria Soresina lo vuole induista. Lo voleva nel 2002, quando pubblicò il suo primo libro da dantista, “Dante tra induismo ed eresie medievali.”. Ora lo vuole esoterista, affiancandogli, nella procedure del viaggio, “Il Flauto magico” di Schikaneder e Mozart, il cammino verso l’illuminazione. Non massonico come nel’opera in musica, ma in ambito cristiano eretico. Fondamentalmente càtaro, giusto l’opera intermedia della stessa studiosa, “Il catarismo nella «Commedia» di Dante”. Un poeta di troppa cultura o di troppe esperienze? Poiché se ne conosce la vita, la prima è l’ipotesi giusta. Ma di “troppa” cultura se si resta alla vulgata del Medio Evo come epoca dell’incultura.

Diritti – Si moltiplicano le edizioni a mano a mano che scadono i diritti, con le morti a Auschwitz. L’anno scorso,  quest’anno, l’anno prossimo.

Dolorismo – Molto diffuso applicato ai bambini, da Susanna Tamaro a Ammanniti, Giordano e Giovanni Greco.

Giallo – Il meccanismo del “giallo europeo”, posto che in Europa la legge non consente indagini penali fuori dalle istituzioni, Camilleri sintetizza come un ragionamento che di tanto in tanto viene toccato dalla grazia di un’intuizione”.

I primi giallisti italiani, rileva Camilleri, erano commediografi. Il teatro è più veloce e sintetico.

Lettura - È fatica. È svago ma è comunque applicazione costante. Merita per questo di essere premiata.

Pirandello – Il teatro nel teatro è anticipato da Poe, da Potocki. Anche da Shakespeare naturalmente. Dall’Ariosto.

Saviano - Saviano è published by arrangement with Roberto Santachiara Agenzia Letteraria. È anche scritto by arrangement? I suoi libri hanno un singolare sapore di opera a più mani.

Seriale – C’è la scrittura, e c’è il lettore seriela. Che legge tutto di uno scrittore. Anche gli scritti più irrilevanti, tipo la nota della spesa. Come un collezionista. Per una forma di fedeltà, fino all’immedesimazione. La scrittura è una forma di divismo, attrae e immedesima. È carisma prima che critica.

Sherlock Holmes – Al contrario di Dio, non è mai stato donna. Watson invece sì. Nella famosa comunicazione di Rex Stout ai Baker Street Irregulars, nel pieno della guerra contro Hitler, anzi a Londra sotto le bombe di Hitler.
Rex Stout ci arrivò, disse, per analogia col cane nella notte: “Il fatto singolare del cane nella notte è, come sappiamo, che non abbaiò; e il fatto singolare su Holmes nella notte è che non va mai a letto”. È perché ha la dentiera, si chiede Stout? O perché Watson ha la parrucca? “È possibile”, si risponde, “ma troppo ovvio, e comunque non è sinistro”. Il fatto è che si evita la scena madre, per essere Watson donna.
Non può essere che donna, argomenta Stout, sulla base di sette tracce, di cui quattro nel primo libro delle sacre scritture, “Uno studio in rosso”, e di due conclusioni. A p. 9 “lui ha già fatto colazione ed è uscito prima che io mi alzassi”. Nella stessa pagina, Watson cerca di “penetrarne la reticenza”. Due pagine dopo si commuove perché “su mia richiesta mi ha suonato al violino alcuni dei Lieder di Mendelssohn”.  Nella pagina seguente, è Watson che parla,  “mi alzai un po’ prima del solito, e trovai che Sherlock Holmes non aveva ancora finito la colazione, il mio coperto non era stato apparecchiato né il mio caffè preparato”. Chi se non una donna può parlare così, conclude Stout. Non sappiano se moglie o amante ma - è la seconda conclusione - “questo rafforza la nostra speranza che Holmes non abbia vissuto tutti quegli anni nel peccato”, giacché è stato fedele per oltre un quarto di secolo.
Le altre tracce sono due svenimenti di Watson alla vista di Sherlock Holmes dopo una certa assenza. “Il più vecchio cliché uxorio del mondo”, dice Stout, “«sono una delle più infelici mortali!» lo usava già Eschilo”. Il secondo svenimento segue la sparizione e riapparizione, dopo tre anni, di Holmes senza motivo e senza giustificazione, se non aggrovigliati ragionamenti “sotto il livello d’un scemo di paese”.
Attraverso una laboriosa indagine numerologica, operata sulle 60 opere del canone, Rex Stout poi individua il nome di Watson: è Irene. Come Irene Adler, l’unica vera donna di tutta l’opera.
Il cane nella notte è in “L’avventura del barbaglio argento”, 1892:
“C’è nessun altro punto su cui vorreste attirare la mia attenzione?”
“Il mezzo incidente del cane nella notte”.
“Il cane non fece nulla nella notte”.
“È quello il curioso incidente”, rimarcò Sherlock Holmes.

È un po’ queer, questo sì, anzi non poco, seppure non una drag queen. O lo è Watson? La coppia insomma è gay, senza dubbi. Basta rileggere le sette stesse tracce di Rex Stout e le due conclusioni, senza il linguaggio oggi superato di Stout- dal femminismo e non solo.


Però è vero che Watson, cioè Conan Doyle, scrive le avventure di Sherlock Holmes con occhio femminile. Non sempre, ma soprattutto.

letterautore@antiit.eu

Problemi di base - 145

spock

Il Pdl è un leader senza partito, il Pd un partito senza leader, 5 Stelle è senza che?

Grillo è detto l’“ex comico”, per ridere?

Renzi, l’unico a Firenze che non tromba, non sarà trombato?

Si chiama Bersani, ma non sarà Andreotti, risorto?

Pd, partito democristiano?

Perché la tasse sono percepite come una superchieria, se non un furto?

Perché lo sono?


Sono marci gli italiani, o i loro giudici?

spock@antiit.eu

La recessione - 3

Tutto quello che dovreste sapere ma non si dice:

Schaüble attacca la Bce: non ha il diritto di acquistare titoli di debito dei pesi dell’euro. Mentre la Corte Costituzionale tedesca si arroga il diritto di decidere quali sono le funzioni della Bce. La recessione (non) è imposta dalla Germania?

La Corte dei Conti certifica che la pressione fiscale reale è al 53 per cento del pil – dopo l’Istat (su questo sito il 10 aprile). Cosa che anti.it documentava il 3 gennaio. .

La metà dei pensionati vive con meno di mille euro. Uno su otto con meno di cinquecento.

A Milano i senza dimora censiti sono il 70 per cento in più di cinque anni fa.

Un negozio su cinque ha chiuso negli ultimi tre anni.

Ci sono a ogni semaforo due e anche tre lavavetri. A ogni bar, posta, edicola, drogheria, c’è un giovane africano in attesa di un’elemosina, altri girano per i marciapiedi. Il tempo di una pizza passano non meno di mezza dozzina di asiatici che chiedono l’elemosina di un fiore. Non c’è chiesa o incrocio senza un rom per l’elemosina. Non c’è cassonetto che non venga esplorato da cima a fondo per recuperare un qualche oggetto.


Ieri l’Eurogruppo ha stanziato 60 miliardi per la ricapitalizzazione delle banche in sofferenza – dopo non si sa quante centinaia di miliardi. Niente per la disoccupazione giovanile – restano, forse, i 6 miliardi in calendario per i sette anni dal 2014 al 2020.

venerdì 21 giugno 2013

Il falso Messi di Saviano

Il genere del dolorismo è diffuso, quasi obbligatorio, per raccontare i bambini, da Ammanniti a Giordano. Forse per questo Saviano, che by arrangement con Roberto Santachiara cinque anni fa scrisse per “Repubblica” un saggio su Messi, lo centrò sul blocco della crescita nella preadolescenza. Il fenomeno del Barcellona dovette intraprendere una cura ormonale, con un’iniezione al giorno. “Le cure però spezzano in due”, scrisse Saviano: “Hai sempre nausea, vomiti anche l’anima. I peli in faccia che non ti crescono. Poi i muscoli te li senti scoppiare dentro, le ossa crepare. Niente di tutto questo, dice ora Messi a Gian Antonio Stella in un’intervista su “Sette”: “Ma no, nessun dolore particolare. Solo un’iniezione al giorno”. La cura se la ricorda perché era molto costosa. Messi mostra anche di non sapere niente di Saviano.
“Lo scrittore e il campione”, il saggio di Saviano, è stato pubblicato il 15 febbraio 2009. Può darsi che Messi si sia dimenticato di avere incontrato lo scrittore. Il quale peraltro per metà del saggio parla di Maradona a Napoli. E per l’altra metà, quella dei dolori del giovane Messi, non dice di averci parlato, solo di averlo “incontrato” nello spogliatoio del Barcellona. Che, si vede, è come un marciapiedi o una piazza.

Chiamare la giustizia col proprio nome politico

Pignatone si vuole democrat. È reputato per questo onesto, e forse lo è. Ma come lui tutti i Procurarori Capo, i procuratori, e i giudici farebbero bene a dichiarare la propria fede politica. Si continua a pretestare la giustizia al di sopra delle parti mentre è, per ogni riguardo, di parte. Di partito e perfino di corrente – si conoscono ancora, in pieno esercizio, Procuratori Capi della Repubblica finiani…. Per questo troppe volte inaffidabile.
Il giudice che fa comizi, in dibattimento o in sentenza, e offende le parti private è contro ogni principio di legalità. Ma non in Italia. Non ci si può fare niente, perché questa giustizia tiene tutti gli interessi costituiti per le palle: banchieri-editori, presidenti della Repubblica, presidenti del consiglio. E allora tanto vale.
Una giustizia ricattatoria sembra un’esagerazione, ma questo è quello che è. I giudici americani non si nascondono. Quelli tedeschi nemmeno. Solo in Italia, dove è corrottissima, la giustizia si vuole asettica.
I quindici giudici costituzionali italiani sono dei politici, seppure di second’ordine, ma non si può dire. E perché? Franco Gallo, Cassese e Tesauro, nominati da Ciampi, sono professi democrat. Napolitano ha nominato Maria Cartabia e Paolo Grossi. Cinque magistrati, di Cassazione o contabili, sono stati sponsorizzati da Napolitano: Criscuolo,  Lattanzi e Morelli (Cassazione), Carosi (Corte dei Conti), Coraggio (Consiglio di Stato).
Eletti dal Parlamento sono Sergio Mattarella, Pd, Luigi Mazzella, Pdl, Giuseppe Frigo, Lega, Paolo Maria Napolitano, finiano, Gaetano Silvestri, Udc.
Di ogni Procura e di ogni tribunale bisognerebbe rendere pubblici gli elenchi della appartenenze sindacali e politiche dei giudici. Poiché loro stessi lo rivendicano come libertà costituzionale, perché se ne vergognerebbero? Dei loro organismi rappresentativi e direttivi, peraltro, l’Anm e il Csm, che è nulla di più che un  sindacato costituzionale, e compresa la Corte Costituzionale, la rappresentanza politica si vuole dichiarata. Dovendo rappresentare in percentuale le correnti.

La solitudine di Obama fa bene alla Ue

La solitudine di Obama a Berlino, lasciato solo dal governo tedesco, irriso o criticato dai giornali, viene letta come un segno della decadenza degli Usa. È un tema ricorrente in Italia, dove il sovietismo non è morto, e finora sempre infondato. Ma in questo caso doppiato dalla palese influenza che la grandeur tedesca di Angela Merkel proietta sull’Italietta.
La solitudine di Obama a Berlino è invece il segno della Germania über alles. Avida come sempre, senza il senso del limite, e irriconoscente. E, bisogna dire, per questo anche sempre esplicita: la Germania, purtroppo, sa solo essere piena di sé e prepotente. Si veda per esempio la Cina: Pechino, che viene da un’altra cultura politica, sa che non può marciare se non in linea con gli Usa, i tedeschi no, lo “Spiegel” e la “Süddeutsche Zeitung” da una parte, la “Bild” e “Die Welt” dall’altra, sinistra e destra unite nel giudizio, vedono la Germania comoda  padrone della Cina, con la Volkswagen, la Siemens e, chissà, la Miele. Non  sanno cioè quanto è grande la cina, né che la Cina si può fermare da un momento all’atro, per la crisi politica, per la crisi sociale – questo sito immaginava una Cina bloccata dall’automobile per tutti.
C’è poco da fidarsi della Germana, insomma. Mentre c’è da sperare negli Usa, tanto più dopo lo snob tedesco. La solitudine di Obama è un varco che apre un’altra possibilità, questa consistente, di riportare l’Unione Europea ai suoi valori fondativi. Di riportare l’Europa alla federazione tra uguali e di uguali opportunità per tutti, invece della jugulazione subita a opera della Germania da un quinquennio – specialmente dura per l’Italia negli ultimi tre anni, di depressione economica senza precedenti.
L’Italia ha tutto l’interesse a sviluppare il negoziato per la zona atlantica di libero scambio. E a riportare gli Usa in qualche modo nel gioco politico europeo. I fili da tessere non mancano: la stabilizzazione del Mediterraneo e del mercato petrolifero, i rapporti con la Russia, la zona stessa di libero scambio.

L’autunno dell’Islam Usa

In Siria, dopo tre anni di guerra civile, l’Occidente non ha saputo produrre un solo volto, una sola sigla di forze di resistenza degna di questo nome, moderna, democratica. Unico riferimento un ufficio propaganda a Londra. Che fornisce i filmati delle stragi. Tenuto da una a sola persona. Un impiegato delle Poste. Forse. Forse dei servizi britannici. In Iraq, a dieci anni dalla pacificazione, i mussulmani sunniti bombardano a giorni alterni le scuole, e poi gli ospedali che curano i ragazzi ancora in vita. Dell’Afghanistan che viene restituito ai talebani che lo stesso Occidente in qualche modo arma e finanzia non c’è che altro dire, dopo dodici anni di guerra e molti morti.
In Nord Africa niente resta delle primavere arabe, se non prevaricazioni e violenze. Non solo in Libia, anche in Tunisia e in Egitto. Non  c’è democrazia in nessuna forma, eccettuato un voto popolare che si dà per buono per carità di patria. E il confronto parte perduto tra la minoranza islamica radicale, organizzata e agguerrita, e le informi masse che sono cercano i diritti minimi e una speranza di sviluppo. Dopo il rifiuto della popolazione locale, si scopre che il presidente egiziano Morsi aveva nominato governatore di Luxor un terrorista, che quindici anni fa aveva ucciso 57 turisti stranieri nella stessa Luxor.
Gli Usa che in campagna elettorale volevano ridicolizzare Obama facendone un mussulmano, in realtà da tempo hanno imposto un’assurda soggezione dell’Occidente alla penisola arabica (Arabia Saudita, Qatar, Bahrein, Dubai). Voluta dai Clinton, da Bush jr. e da Obama, questa sudditanza è solo incongrua. Si tratta di paesi di proprietà privata, familiare. Famiglie di vecchi capi tribù che si comprano l’immunità finanziando e armando l’islam radicale fuori porta. Sono importanti per il petrolio, ma in nessun modo determinanti.

La storia cieca di Olympe

Il femminismo di due secoli dopo, nelle sue diverse articolazioni e nelle sue poche certezze, è in questa dichiarazione-decreto in pochi articoli. Assortita da una lettera alla regina Maria Antonietta che avrebbe dovuto vararla. Quasi un miracolo – forse per questo trascurato dal femminismo stesso, oltre a essere stato a lungo ignorato, fino a metà Ottocento. La storia può essere cieca.
Olympe è un personaggio perfino romanzesco. Di nome Marie Gouze. Figlia illegittima di un marchese, Jean-Jacques Lefranc de Pompignan, mediocre poeta, vittima prediletta di Voltaire. A sedici anni fu data in sposa a un ufficiale dell’Intendenza, che la lasciò presto vedova con un figlio. Due anni dopo la “Dichiarazione” non era potuta salire alla Tribuna, dei rappresentanti del popolo,  ma saliva al patibolo. Fu ghigliottinata il 3 novembre 1793, pochi mesi dopo l’inizio del Terrore. Con questa motivazione: “Olympe de Gouge, nata con un’immaginazione esaltata, ha scambiato il suo delirio per un’ispirazione della natura: ha voluto essere un Uomo di Stato. Ieri la legge ha punito questa cospiratrice per aver dimenticato le virtù che convengono al suo sesso”.
Olympe non sapeva scrivere. Ma, grazie alla pratica diffusa della lettura ad alta voce, conosceva ciò di cui si parlava, fossero classici o libelli politici e rivoluzionari, e sapeva argomentare. Firmò 29 romanzi e racconti vari, 71 pièce teatrali, 70 fra libelli e articoli rivoluzionari. E fu autrice di questa dichiarazione, nel 1791, due anni dopo la “Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino”. Ribaltando il Cittadino di Diderot nell’“Enciclopedia”, che doveva essere maschio: “Il termine non si applica alle donne, ai bambini, ai servi, se non come membri della famiglia del cittadino propriamente detto”.
Olympe de Gouges, Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina, Caravan, pp. 44 € 3, 50

giovedì 20 giugno 2013

Bellissimo il libro, più del “Decameron” per tutti

Un bellissimo manufatto: un libro di quasi duemila pagine maneggevole. In cui si può leggere il “Decameron” originale a corpo ancora decente all’occhio, oppure farselo semplificare in linguaggio scorrevole, con note lunghe quanto il testo. E farselo inquadrare da ogni punto di vista, letterario, storico, filologico, da un centinaio di pagine di introduzioni. Sottraendo il narratore alla sterile diatriba (dialettica?) sulla borghesia mercantile, finanziaria, e la libertà repubblicana dei Comuni. Per non dire della transizione dal feudalesimo al capitalismo: i racconti del “Decameron” hanno anch’essi un sottofondo “esemplare”, ma secondario rispetto alla felicità narrativa, delectare viene prima che docere - se non altro per farsi leggere, fatica non lieve.
Ma è un’edizione non si sa se più triste o entusiasmante. Per leggere Boccaccio oggi, che pure rimane piacevole intrattenitore, scorrevole (“moderno”), bisogna semplificarlo? Abbiamo perso il lessico e la sintassi, constata Amedeo Quondam, l’italianista della Sapienza che ha curato questo piccolo grande libro, insieme con Giancarlo Alfano e Maurizio Fiorilla. All’improvviso i classici, i nostri classici, della tradizione italiana, che non è morta e non è nemmeno tanto remota (le città sono sempre quelle, le società pure), sono diventati “sistemi di senso remoti”.
È da dubitare che questo sia lo stato della comunicazione. O meglio sì, è come dice Quondam, “l’economia dei processi comunicativi” è mutata. Ma la lettura non è solo un processo comunicativo. Ha a monte un processo formativo. Oggi come sempre. È un errore confondere la comunicazione con la formazione, anche se su presupposti democratici – sono falsi presupposti, falsamente democratici cioè. Che porta al successivo errore, del depauperamento della formazione come ineluttabile, e forse auspicabile. Per un altro equivoco democratico - tutti letterati, giacché tutti sono, possono essere, laureati.
Malgrado tutto, resta questa l’unica nuova edizione del “Decameron”, dopo quella cinquant’anni fa di Vittore Branca. Che si può rileggere alla luce di due temi affascinanti, e forse veritieri, proposti da Quondam. Qui non si celebra lo spirito capitalistico (che, si può aggiungere, è una tardiva invenzione, e un travisamento, di e su Max Weber): i mercanti nel “Decameron” sono rari, e nessuno risplende. Boccaccio è, modernamente, indaffarato a rilanciare la nobiltà di armi e di spirito: la lealtà e l’ardimento, sono questi i suoi valori “moderni”. Da lui mediati nella lunga permanenza a Napoli, attorno alla “vera nobiltà” della corte angioina – Boccaccio napoletano è troppo dimenticato.Un terzo tema, che  Quondam propone da studioso consolidato di Petrarca, è la successiva sterilizzazione di Boccaccio alla scuola del poeta, da lui venerato servilmente, col maestro che riduce i racconti, in volgare!, a divertimento, “iocosa et lenia”, avendoli letti controvoglia.
Giovanni Boccaccio, Decameron, Bur, p. 1851 € 18

Secondi pensieri - 144

zeulig

Autorità – È uno dei problemi che angustiano Hannah Arendt in “Passato e presente”, 1968 – ma il saggio relativo, “Che cos’è l’Autorità?”,  è di molti anni prima, il 1954. A ricasco della guerra. E delle lezioni di Alessandro Passerin d’Entrèves a Oxford, da Arendt apprezzate e rielaborate.
Antifascista e partigiano a Torino, quindi professore di italianistica a Oxford, ma di suo giurista e filosofo del diritto, Passerin d’Entrèves si può dire intermediario praticamente isolato con Hobbes, di cui Arendt è a suo modo la reincarnazione – la scienza politica dopo la guerra civile, la scienza politica dopo il totalitarismo.

Forza, potere e autorità, Passerin d’Entrèves lo spiega, fanno la sua elegante “Dottrina dello Stato”. La mafia, che non ha studiato, lo sa: la forza mista all’autorevolezza, l’Auctoritas, la romana legittimazione. Che all’Italia sempre è mancata, argomenterà l’illustre studioso nell’ultima prolusione a Oxford nel 1956, per avere i Savoia e i loro aiutanti scambiato i bastoni per briscola: “I governanti dell’Italia unita sembrano aver provato più paura da dentro che da fuori”….. Quanto a Marx, Passerin d’Entrèves dava infine ragione a Mazzini: “La nozione marxista dello Stato si attaglia alla concezione volgare italiana che la forza e non il consenso è la chiave della politica”.

Si contesta regolarmente in Italia, governando Andreotti prima, poi Berlusconi, la festa della Liberazione. Mentre la Resistenza è stata ed è lo specchio dell’Italia che si vuole Italia, unita cioè e intraprendente. È il momento in cui la forza, seppure limitata, e il potere si combinano, direbbe Passerin d’Entréves, nella legittimazione o Auctoritas – bisogna riscoprire la dottrina dello Stato di questo esiliato della Repubblica: il potere non è la violenza, e se ne tiene anzi distinto. Lo stesso Mussolini di Salò ne è figurazione, che sapeva di rappresentare un’esigua minoranza, e più disperata che convinta, terroristica.
È la sovranità, l’Auctoritas, che l’America realizza nel modo più pieno, e anzi in eccesso. Auctoritas che, lo stesso Passerin d’Entrèves insegna, è chiesastica, ed è la base della libertà. Che non è essere Dio, l’uomo è limitato, tanto più un manovale con poco mestiere. L’uomo non è libero alla nascita da questo punto di vista, la libertà è solo condivisa. E viene così la nazione, la famiglia di storia, lingua, modo d’essere. La patria è la forza, accanto alla religione, Tocqueville va aggiornato.

Babele – Non è l’uomo che fa Babele, è Dio. L’uomo parlava una sola lingua e Dio, invidioso, scese a impedirglielo.
La lettura del “Genesi”, 11, è terrificante. A celebrazione dell’unità, gli uomini, che intanto avevano imparato a fare i mattoni per costruire invece delle pietre, dissero: costruiamo una bella torre a celebrare la pace. Dio allora sospetta che gli uomini “possano condurre a termine tutto ciò che si propongono”, e si dice: “Scendiamo a confondere il loro linguaggio, in modo che non s’intendano più gli uni con gli altri”. Li disperde, e il luogo della città resta come babel, confusione, “perché ivi il Signore confuse il linguaggio di tutti popoli e da lì li disperse per tutta la terra”.

Cura – È argomentazione di Martha Nussbaum e altre filosofe, in chiave femminista. Del dispendio di energie che sempre incombe sulla donna, per gli oneri della famiglia e della casa anche quando svolge un lavoro fuori, ed è in carriera. E della cura degli anziani di famiglia.
Si può argomentare una “diversità” uomo-donna di fronte alla sofferenza, e alla sofferenza del congiunto (di fronte al congiunto: come è di tutta la relazione uomo-donna, nell’innamoramento e in famiglia, nella coppia e con i figli). Effetto di imprinting (lunga storia)? Effetto della natura, della diversa costituzione fisica e fisiologica?
I casi – non statistici, che non esistono e forse sarebbero inutili, ma ben viventi. La madre di G.D. che “si libera” del padre accudendolo, per quattordici anni. O Fa. e Vo. Lei capace di accudire lui ogni giorno per molte ore, benché in ospedale, nel lungo coma di un mese e mezzo. Ma subito, quasi subito, insofferente di lui quando si è rimesso. Fino alla fuga, alla “follia” (complesso di persecuzione), al salto nel vuoto contro un aggressore inesistente. Per debolezze e insufficienze di lui (egotismo, “superficialità”), ma anche per una sorta di ripulsa. Per effetto del climaterio, ma anche dopo. “Lui” peraltro capace di accudire “lei”, ma: 1) con più coinvolgimento emotivo, da pari a pari più che da padrone e sotto, che 2)si riflette in un continuo interrogarsi sulla vita e l’uso della vita, sia che lavori, sia ancora in attività, sia che sia pensionato e quindi “libero” di accudire. Da cui anche l’allontanamento: un distanziamento. Che prende pure aspetti pratici: come farsi aiutare per la parte materiale del care, aiuto che la donna, purché ciò non implichi uno sforzo fisico, purché sia solo estetico e filosofico, non necessita e anzi tende a escludere.

Non c’è il caso di lei, nemmeno in letteratura, che si cerchi un’altra situazione in costanza di care. C’è invece per lui: il rapporto di coppia è diverso per lui e per lei. Per lui non è concorrenziale, è uno stato d’animo, di tranquillità, e di “darsi coraggio” (incitazione). Di stabilizzazione degli umori anche. Per lei è un rincorsa, che finisce presto nella ripulsa. E si acquieta nella malattia.

Tempo – Il tempo assoluto è un incubo, per tutti.

Kant: “È legge necessaria della nostra sensibilità e quindi condizione formale di tutte le percezioni che il tempo precedente determini il seguente”.
Sembra una castroneria e forse Kant non l’ha detto – anche se a volte diceva castronerie. E invece no: senza la memoria (mentale, fisica), il tempo non è. Pure in natura: l’evoluzione è casuale e non determinata, il tempo inconseguente, di uno o di mille unità, o di un milione, tra miliardi di esiti possibili. Il tempo non determina niente.

Morte -  Si può dire, come molte religioni e alcuni filosofi dicono, un incidente di percorso. Non ingrato se,  come avviene per molti, è una liberazione  dalle seccature: i doveri, la fatica, i malanni. Per continuare a vivere nella memoria, anonimi o celebrati, in fisionomie più o meno lusinghiere, in branco o in un angolo, ogni giorno o a ogni morte di papa, ma senza doversi occupare e preoccupare di nulla. A volte col dubbio di vivere veramente: agire, fare, intervenire.

Non da ora c’è il dubbio, è dai versi di Euripide che Platone cita nel “Gorgia”: “Chi può sapere se il vivere non sia morire,\ e se il morire non sia vivere?”

zeulig@antiit.eu

Fisco, appalti, abusi – 31

Perché si evade l’Iva? Perché è troppo alta. Perché non si dice?

Si arriva a pagare per una casa secondaria, magari ereditata e di cui è impossibile disfarsi, 1.200-1.500 euro di Imu. Un mese di stipendio. Ogni anno. A un comune che non  fornisce nessun servizio a chi non ci abita, talvolta neanche l’acqua. L’Imu, per i più, non è un oggetto misterioso: è un furto.

Un ricercatore universitario o del Cnr concorra a un grant europeo per un suo progetto di ricerca e lo vinca.
Sarà obbligato a occupare dottorandi non italiani. E a corrispondere loro uno stipendio base superiore di un terzo al suo. Allo stipendio che guadagna con quattro, sei o anche otto anni di anzianità (gli scatti sono congelati da sei anni). Un capo ricerca italiano è pagato un terzo in meno del minimo di un giovane dottorando europeo.

Le Asl accudiscono chi soffre di diabete. Con centri dove i controlli periodici sono gratuiti: l’analisi del sangue e la diagnosi. Ma costringendo i diabetici, in larga misura anziani e molto anziani, spesso molto malandati, a un viaggio di andata e ritorno dal centro specialistico unicamente per il prelievo. Mentre il prelievo si potrebbe effettuata a domicilio, o sotto casa, e il referto essere mandato per posta, o letto al telefono. Non si spende mai abbastanza per una Asl.

La legge Berlusconi consente di ampliare un immobile del 20 per cento. Quindi balconi e pertinenze varie, e a Roma attici e superattici. Per il 20 per cento in più spesso bisogna sradicare alberi. Ma senza obbligo di ripiantarli Che non  costerebbe nulla.

mercoledì 19 giugno 2013

Il mondo com'è - 139

astolfo

Ghetto – Si attraversa il vecchio ghetto di Roma ancora oggi tra mille peripezie. Viuzze strette, contorte, lavori in corso, macchine in seconda fila, dove c’entrano, bisogna passare ovunque di giustezza, questione di centimetri, e fare gimkane come nei rallies, altrimenti non se ne esce. Era una vita chiusa ma non per questo agevole, anzi più piena di difficoltà quotidiane. Forse da qui l’etimologia, con un sostrato di senso del tipo “temprare”, il getto dei fabbri veneziani, che gli ebrei tedeschi dicevano ghetto (Ariel Toaff lo deriva dell’ebraico get, separare, ma la sostanza non canbia).

Grattacielo – Esprime l’ottimismo, la fiducia nel futuro. Si sta moltiplicando ovunque senza necessità: in Italia nelle città storiche, nei deserti della penisola arabica, dove non manca il suolo, e perfino nel mare. Malgrado il mercato immobiliare sia da troppi anni asfittico. Si moltiplica non perché c’è bisogno di nuove costruzioni, né per evitare il consumo dei suoli (cioè: per incrementare la rendita urbana: l’economia urbana è tutta puntata sul profitto). È la manifestazione di un disegno o progetto “in verticale”. Un’ambizione che sempre si ripropone nei momenti storici di sviluppo, o di baldanza nel futuro. È un altro segno del perché, in questa crisi ormai lunga cinque anni, e per l’Italia la più grave mai subita, l’aspettativa non è catastrofica.
L’architettura va in verticale nei momenti di grande trasformazione nel segno della fiducia. Nei millenni: con la volta, la colonna, il gotico, New York prima della Grande Depressione. La verticalità richiede severità e slancio. La cultura va in verticale.

Grecia – Se ne limita la storia, e la geografia, all’Egeo e al sottostante Mediterraneo, fino a Creta, il bacino dell’Asia Minore, con le isole joniche. Mentre la Magna Grecia ne è anch’essa parte integrale, anzi forse più “voluminosa” in termini di traffici, riti, e apporti spirituale. La separazione si fa in ragione della riserva di italianità sul Sud Italia?

Guerra umanitaria – Ha già fatto il suo tempo? Teorizzata nei tardi anni 1990 e già dismessa, da tempo – avrà vissuto dieci anni. Non scalda più nessuno. Nessuno sa cosa fanno i soldati italiani in Afghanistan. E non si commuove se muoiono. Anzi, non si sa nemmeno che ci sono soldati italiani qui e là nel mondo impegnati a tenere la pace, potrebbero stare in un'altra galassia.
Restano senza storia, remoti, interessanti, anche fatti gravissimi. Per esempio le centinaia di casi di tumori provocati dall’esposizione all’uranio impoverito dei missili anticarro - centinaia solo per quanto concerne le “forze di pace” italiane.

Informazione – C’è più ragione oggi, nella comunicazione di massa così largamente diffusa e ampia, o meno? C’è più verità, o meno? C’è più libertà? Di consumare sì. Di decidere il proprio destino, cioè fare quello che si vuole ed è più nelle corde o nella capacità no.

Internet – È un gramignone. La stupidità del dibattito tra i 5 Stelle ne è l’espressione fedele. La rete non è inerme, anzi è aggressiva. Ma l’incontinenza la distingue, le parole in libertà.
Tutto vi si dice, tutte le ipotesi sono buone, “ugualmente” buone, e perfino scontate. Su qualsiasi argomento, il calcio come l’omoiusia. Si potrebbe quindi dire che l’irrilevanza lo distingue, la chiacchiera del bar all’angolo. Cui l’oltranzismo linguistico dovrebbe riparare: non c’è mai limite all’oltraggio, l’ingiuria, l’invettiva. Ma irrilevante non è, e anzi è troppo influente.
Tutte le ipotesi vi sono suffragate, si direbbe, se la parola avesse ancora un senso. E questo fa già una differenza: internet spolvera il linguaggio, lo scrolla, lo ravviva. Senza criterio critico, è vero. Ma nemmeno il linguaggio codificato ne ha – in tutte le lingue, in Italiano specialmente, si ripetono frasi fatte e senza senso. No, la rete semina. Sementi in qualche modo selezionate, ma alcune prendono il sopravvento solo perché più robuste e invadenti. E questo è possibile perché la rete non vuole controlli di qualità – è come comprare al buio.

La pirateria aggancia miliardi di parole insensate: la sorveglianza elettronica americana farà meglio? Non si disperderà in miliardi di “agganci” balordi? Un post di questo blog, intitolato “Se liberale è autoritario” aggancia da circa cinque anni ormai ogni giorno diecine di pubblicità in forma di “commenti”, che dai pochi filtrati dall’antispam risultano essere del Viagra, il Cialis e altri “medicinali” del genere. Evidentemente per una o due parole del post che agganciano automaticamente questa pubblicità indiretta. Più che una rete di conoscenze – rare: wikipedia, i giornali online, qualche reperto bibliografico – la rete è un  mercato di scemenze.

Tirreni - Sono Etruschi i Tirreni secondo Plutarco (“Virtù delle donne”, 27) e i Pelasgi - che invece sarebbe un popolo originario del Nord della Grecia. Plutarco ripete in questo Tucidide, che i Pelasgi voleva Tirreni, e i Tirreni fa combaciare con gli Etruschi, anche se non dice la parola.
Tirreni erano secondo una tradizione pure quelli della Colchide, gli Argonauti.

Plutarco vuole i Tirreni, alla deriva nell’Egeo in cerca di fortuna, anche padroni di Creta. Dove poterono considerarsi ateniesi per parte di madre, e essi stessi (ex) coloni di Sparta. Qui essendo intervenuti al primo scalo, dapprima contro, e poi a favore degli iloti.

astolfo@antiit.eu

La bella Italia (che non fu) di Bakunin

Una lettura emozionante, di un altro mondo, un’altra Italia – questa solo possibile. Sono poche pagine: gli articoli e le lettere sull’Italia di Bakunin, che nella penisola passò tre anni, dal 1864 al 1867, “visitandola in lungo e in largo, a piedi, sui piroscafi, in carrozza e in treno”, prendono la metà del libro (la citazione è dall’introduzione di Lorenzo Pezzica, che cura anche una lunga biografia). Ma bastano a far intravvedere un altro esito del Risorgimento. Pianamente, non nei fumi messianici con cui si ammorba la figura di Bakunin. Candidamente. Negli anni in cui Torino e i Savoia ammorbavano l’Italia – “tanto peggio tanto meglio” era la cifra già nel 1865. Condannando quella che era stata la speranza dell’Europa e l’unica sua rivoluzione riuscita, all’informe Italietta, dei traffici e del malcostume, che ci portiamo dietro da un secolo e mezzo, senza dignità, nel pettegolume. È informe pure la reazione, in questa Italia, incapace.
È un’altra dimensione, anche, della politica, quale oggi non si saprebbe immaginare.
Michail Bakunin, Viaggio in Italia, Elèuthera, pp. 143 € 12

martedì 18 giugno 2013

Torna l’Atlantico

Un’area di libero scambio fra Europa e Usa è un progetto storico. Che sarà sicuramente attuato. Fra due-tre anni. E potrebbe far risorgere l’Europa nella globalizzazione - è un cambiamento radicale di tutta la globalizzazione. Proviamo a enuclearne gli esiti, parlano da soli:
1) S’interrompe o comunque si riequilibra l’unità del Pacifico, Usa-Asia, prevalente in questi trent’anni,  a favore di una nuova unità dell’Atlantico.
2) Ci dovrà essere un riassestamento delle posizioni relative della Cina, nei commerci ma anche nelle produzioni. E del Giappone - che però si è da tempo cautelato: molte produzioni le fa negli Usa e in Europa.
3) Si consolida la vecchia area atlantica in vista di un assestamento inevitabile in Asia con la Cina grande potenza - il ritorno immediato del Giappone al nucleare, malgrado il disastro di Fukushima, è in questa prospettiva.
4) L’area di libero scambio è la via a un’economica comune.
5) Partner esterno ma costituente, gli Usa riequilibreranno lo strapotere della Germania all’interno della Ue.
6) Per l’Italia, che ha con costanza dal 1947 seguito una politica di fedeltà atlantica, la sponda americana sarà una leva per sottrarsi all’egemonia tedesca.
7) Altri benefici potranno aprirsi per l’Italia con la sponda americana - dopo quelli robusti conseguiti sulla scia degli Usa nelle ex colonie francesi e inglesi e tra i paesi arabi del petrolio.

La benedizione di Obama è tutto per Letta

Il negoziato per un’area di libero scambio tra Usa e Ue è senz’altro la grande notizia del G 8 britannico in Irlanda. Ma non per i media italiani. Ieri sera solo il Tg 5 ci ha aperto, gli altri, la Rai, Sky, La 7 si sono dilungati su Letta ricevuto da Obama, e Letta invitato negli Usa. I giornali stamani hanno tutti Berlusconi contro la Ue. Cosa che non è vera – si sa, è solo un aiutino a Letta nei negoziati per il prossimo vertice di Bruxelles. E che non interessa a nessuno.
La disattenzione parte dall’Ansa. Per il solito servilismo verso il vecchio-nuovo padrone. Ma sconvolgente è l’unanimità, una sorta di riflesso condizionato generale – poiché di certo Letta non ha dato una parola d’ordine: in nessun giornale, in nessuna tv, c’è stato un dubbio, sull’opportunità di osannare la benedizione che Obama gli ha conferito.
Nulla di nuovo, è la solita Italietta, fortunata e insulsa – la massima coreografia che sa immaginare è la visita del vescovo. Ma allora non più di sottogoverno, limitata alla Rai. Quando si parla dell’Italia, quando i giornalisti parlano dell’Italia, bisogna dire che soprattutto ha una brutta stampa, bruttissima.

La solaristica integrale

Le amanti non solo ci perseguitano da presso. Anche da lontano. Anche da morte, sono lì, per sbranarci, tenere e premurose. In ogni certezza, anche quelle della fisica. E non negli incubi: tornano identiche, ripetitive, al fondo dell’universo, nel lontano Solaris. Un sistema che ha due soli, uno rosso e uno blu. Sono una vendetta dello stesso pianeta Solaris, una massa d’acqua vischiosa senza altra forma di vita che la ritorsione. Bombardato per esperimento ai raggi X, reagisce con i suoi “x miliardi di plasma metamorfico” facendo rivivere i morti dei vivi. Non propriamente: fa rivivere le coscienze sporche degli scienziati che lo esplorano, i loro “incistamenti psichici”. Questa è la storia.
Che cosa si fa in una stazione planetaria quando non c’è nulla da fare? Non si può fare nulla. La tensione è assicurata. Avendo eliminato ogni ipotesi alternativa: Che si tratti cioè di “follia collettiva”, come pare succeda nello spazio, o della paranoia in una “stazione isolata”. Nelle edizioni finora in uso, traduzioni dalla traduzione inglese, che era a sua volta una traduzione dalla traduzione francese, la cosa procedeva scorrevole.  In questa ritraduzione, che Francesco M. Cataluccio ha voluto condotta su una sorta di edizione critica messa a punto l’anno scorso, più lunga di un terzo, poco meno di cento pagine, non ci perdiamo nulla. Per rendere omaggio a un’opera che il curatore vuole non “un romanzetto di fantascienza” ma “una delle più belle, intelligenti e inquietanti della letteratura del Novecento”. Ben diverso sia dal film di Tarkovskij nel 1972 sia da quello si Soderbegh nel 2002, con George Clooney. Ma con qualche danno. La scienza più che altro è ripetitiva (classificatoria, referenziale).
Ora che il mondo tornerà acqua, sommerso dalle maree, il “Solaris”originale si potrebbe sostanziare di profetismo, seppure disfattista. Ma Lem, esperto di intelligenza artificiale e professore di cibernetica, qui è all’ottimismo tecnologico – non ancora allo “scetticismo filosofico” e meno che meno al “grottesco” che Cataluccio assicura sue evoluzione posteriori. È perfino troppo profondo. È profondista vecchia maniera. Si tratta, niente di meno, che del rapporto tra la materia e lo spirito. E non si sa come prenderlo, se si arriva fino in fondo, questa Solaristica somiglia alla Scolastica. Anche se la domanda di verità qui viene dalla scienza piatta, a due dimensioni (scientifico = vero) - “L’uomo era andato incontro ad altri mondi e ad altre civiltà senza conoscere fino in fondo i propri anfratti, i propri vicoli ciechi, le proprie voragini e le proprie nere porte sbarrate”. Problemi ponendo senza fine – non tutto naturalmente marcia con la scienza piatta - di non poco conto. I soliti: l’universo, la materia, l’io, cosa c’è sotto, eccetera. Solaris, l’altro mondo, è un “oceano pensante”, un “yogi cosmico”, anch’esso dedito “a un’interminabile attività di trasformazioni, all’«autometamordfosi ontologica»”, e anch’esso “ottuso”. L’oceano siamo noi stessi sotto la scorza dell’esperienza – “si tratta solo della nostra mostruosa bruttezza, della nostra follia, e della nostra vergogna ingrandite al microscopio” (p. 109).
Lem non ne ha colpa, forse: ha vissuto nel socialismo reale tutta la vita attiva (è morto nel 2005), “Solaris” è uscito nel 1961 per la casa editrice del ministero polacco della Difesa, ma se ne è tenuto lontano, assicura Cataluccio. Salvo essere denunciato da Philip K. Dick come”capo di una congiura comunista”. Non per scherzo, denunciato veramente, all’Fbi o a qualcosa del genere.  Una vicenda che dà ragione a “Solaris”, quante pieghe abbiamo nel cervello. Ma è perfino tropo bello per essere vero -  accertato che non si tratta di follia o paranoia.

Stanisław Lem, Solaris, Sellerio, pp. 319 € 14

lunedì 17 giugno 2013

Il luogocomunista piace all’italiano

Dopo questo sesto, o settimo, libro sugli italiani, di ieri, di domani, in Italia, all’estero, in italiano, in inglese, perché Severgnini non ne fa uno, definitivo, sul perché gli italiani comprano i suoi libri? Li comprano in massa, benché rimestino i luoghi comuni (il torrone dei luoghi comuni…) – Severgnini è succeduto a Biagi come luogocomunista della Rizzoli, è la banca della casa editrice. Perché gli italiani aspettano l’ultima frase fatta?

Le otto porte qui sono: Talento, Tenacia, Tempismo, Tolleranza, Totem, Tenerezza, Terra, Testa. Sono otto? Sì, ma non per ridere.
Beppe Severgnini, Italiani di domani. 8 porte sul futuro, Rizzoli, pp. 177 € 15

Ombre - 180

Il professor Sartori rimestare il torrone della competenza. Contro la ministra Kyenge, la quale, essendo oculista e per di più nata in Congo, che ne può sapere dello ius sanguinis e dello ius soli.
Sono stupidaggini, ma le dice il decano degli scienziati politici italiani. Sulla prima pagina del maggior giornale italiano. Solo per questo la ministra si meriterebbe una medaglia, avendo coraggiosamente scelto l’Italia, alla resistenza.

Il professor Sartori, in fatto di competenze, non ha ancora chiarito il mistero del professor Monti. Che un economista acclarato, presidente della Bocconi, abbia mandato l’Italia nella peggiore recessione della sua storia.

Roma cambia sindaco e il “Corriere della sera-Roma” dà due priorità al neo eletto Marino. Riaprire al traffico piazza Grazioli, e riaprire al traffico la Dogana Vecchia. Piazza Grazioli è uno slartgo di una’ottantina di mq., asserviti solo per metà dal portone di Berlusconi, l’altra metà è servitù militare, dei CC. La Dogana Vecchia era in disuso, prima che il Senato se la chiudesse.
Ma “riaprire al traffico” è una priorità? Per chi? Non succede nient’altro a Roma?

È Sergio Rizzo, teorico della “casta”, che pone le due priorità a Marino. La casta s’aggroviglia?

Fa senso scrivere le proprie scemenze sul blog e sapere che si è controllati da presso dalla Nsa americana, o altra agenzia di spionaggio. C’è qualcuno che sa l’italiano, allora.

La giudice Interlandi mette le mani avanti: lei ha giudicato Messineo sulle carte del processo. Un anno di carcere a tre persone, un anno l’uno, per aver detto che Messineo è un debole, sembra un po’ troppo. Dato che ora Messineo è condannato dal Csm per debolezza. Ma pazienza.
Quello che la giudice vuole dire è che la colpa è del pubblico ministero, la giudice Lorena Mentasti. Il Procuratore Capo della dottoressa Mentasti ha allora cercato di parare il colpo avocando a sé i futuri processi a mezzo stampa. Un bel covo di vipere. Al centro di Milano.

La Corte costituzionale ha bocciato il prelievo fiscale una tantum “di solidarietà” sulle pensioni più alte. Che altrove, nelle democrazie, si è fatto un po’ ovunque.
La Corte Costituzionale l’ha bocciato non senza un motivo: sono tassate solo le pensioni, non tutti i redditi. Ma lo boccerebbe anche se fosse su tutti i redditi, i giudici mica guadagnano poco.

Nell’articolo di Attilio Bolzoni sul deferimento del Procuratore di Palermo Messineo si dice che fu voluto nella carica da Magistratura Democratica. È un sindacato, uno dei tanti, a nominare il Procuratore Capo, nella terza o quarta “piazza” più importante d’Italia.
Merita di leggere l’articolo di Bolzoni per intero, tante sono le turpitudini che avvelenano ordinariamente la giustizia:
       
Bolzoni dice anche, senza scandalo, che Magistratura Democratica designò Messineo, che veniva ad un altro sindacato, a preferenza del suo iscritto Pignatone – mandato in castigo allora a Reggio Calabria, ma ora promosso a Roma.
Più che autonoma, giacché dipende dai sindacati, la giustizia è un feticcio. Una mummia che pesa caro.

Contro Messineo, il Procuratore Capo che dialogava con “Repubblica”, il Csm si è pronunciato all’unanimità. Solo si è astenuto il componente laico del Pdl, Niccolò Zanon. Il partito dei giudici si rompe?

Non sarà mai stata tanto felice Ruby nella sua pur movimentata vita quanto in queste settimane, in cui ha monopolizzato l’opinione. A Milano, a palazzo di Giustizia, tra grandi giudici e grandi avvocati, ai quali impartisce solenni elezioni. Di etica e perfino di diritto. Non imputabile, suprema ironia. Con una loquela da accademica della Crusca, la figlia immigrata del vu cumpra’ marocchino.


Fiat Industrial capitalizza quasi due volte la Fiat “vera” in Borsa e due volte la capogruppo Exxor. Distribuendo importanti dividendi, mentre la Fiat non se li può permettere neanche modesti, e Exxor è sparagnina. Ma non ne sappiamo nulla. È il capitalismo delle belle addormentate?

domenica 16 giugno 2013

L’Iran è un altro mondo

Dieci anni fa come oggi, anche senza elezioni in Iran:
“Si ammazzano come mosche gli islamici in Iraq e in Pakistan, senza pietà per i bambini, le bambine, le scuole,  la Croce Rossa, gli ospedali, anzi con più ferocia contro gli inermi. Nessun servizio segreto o propaganda di guerra saprebbe “inventarsi” tanta crudeltà. Rimarcando ancora di più la singolarità dell’Iran
“Dal terrorismo islamico sono cospicuamente assenti gli iraniani. Per la aloofness dell’islam sciita nella marmaglia araba. Per la statemanship  di una tradizione politica e di una cultura molto antiche. Per una valutazione realistica dei rapporti di forza: il regime degli ayatollah può crollare solo in una guerra – quindi la guerra va evitata.
“Ma è il khomeinismo – e quindi l’Iran – che ha messo l’islam in urto con il mondo”.

Il rispetto di sé è la vita

Il genere da scuola di retorica, come sopportare la morte, Plutarco usa per una disgrazia propria, la morte a due anni dell’unica figlia, la femmina attesa dopo quattro maschi. Nel ricordo della sua generosità: la bimba morta voleva che la nutrice desse il latte anche agli oggetti cui si affezionava man mano. Un ricordo come un altro, ma vivo abbastanza da sconfiggere col ricordo la morte.
La morte dei figli era frequente in antico. Per Plutarco, platonista e sacerdote dell’oracolo di Delfi, la morte è un incidente. La consolazione è la lode delle virtù della moglie, la compostezza. Il rispetto di sé è grande analgesico, e anzi la salute dell’anima: “I mali dell’anima tendono infatti in gran parte ad affievolirsi e a placarsi, come le on de quando il tempo è sereno, se si disperdono nella calma del corpo”.
Plutarco, Consolazione alla moglie, il melangolo, pp. 47 € 7