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sabato 3 febbraio 2024

L’Europa pende a Est

Il Centro dell’Europa si sposta verso Est? I segnali sono molteplici dopo l’attacco della Russia all’Ucraina. Col prevedibile ingresso dell’Ucraina nella Nato, quindi sulle questioni di difesa. E con la prevista entrata dell’Ucraina nella Ue. La Polonia e i Baltici hanno già assunto una sorta di ruolo guida delle decisioni europee dall’inizio della guerra, in tema di forniture belliche e di sanzioni.
All’Est Europa, e in modo marcato alla Polonia, guardava già la Germania di Angela Merkel. È questo uno dei primi esiti della revisione degli anni di Merkel, poco analizzati durante il suo lungo cancellierato: in più occasioni, specie a proposito del rapporto speciale con Parigi, del cosiddetto asse franco-tedesco, Merkel avrebbe mostrato poco entusiasmo, convinta che il ruolo tedesco nella Ue fosse meglio sostenuto dai paesi dell’Est Europa. Da Varsavia soprattutto, da lei tenuta in grande considerazione, e Vilnius, Riga, Bratislava, Praga, Bucarest. In questo senso, come “grande deceleratrice”, dell’asse renano, era stata celebrata dallo storico anglo-tedesco Christopher Clark al conferimento del premio “Walther Rathenau”, al momento dell’abbandono del cancellierato.
La linea si è consolidata con il successore di Merkel, il socialdemocratico Scholz. In un’ottica nazionale di maggiore peso specifico, e insieme anche europea: Berlino governa, si può dire, con i paesi nordici in politica monetaria e con quelli dell’Est  negli equilibri politici generali e nella questione del riarmo.

Cronache dell’altro mondo - stragistiche (254)

Un totale di 754 morti e 2.443 feriti è stato registrato nel 2023 in 604 “mass shootings”, sparatorie di massa o stragi, negli Stati Uniti. Per “mass shootings” s’intendono “incidenti” in cui più persone sono vittime di armi da fuoco. Mediamente quattro morti, a seconda dei vari indici – alcuni dei quali includono tra le vittime il “perpetrator”, l’autore della sparatoria.
Le sparatorie con un numero di vittime superiore a 4 sono state 33.
Le stragi sono in numero record e crescenti negli anni 2020. Sono state 610 nel 2020, 688 nel 2021 e 645 nel 2022.
I morti in totale da arma da fuoco nel 2023, esclusi i suicidi, sono stati 15.500 nel 2023. Tra essi 246 bambini sotto gli undici anni e 1.100 adolescenti, tra i 12 e i 17 anni.
Secondo uno degli osservatori, la Kaiser Family Foundation,  “quasi” un americano adulto su cinque ha avuto un familiare vittima di arma da fuoco (suicidi compresi). La stessa percentuale di americani adulti è stata almeno una volta minacciata con un’arma. E “quasi” un adulto su sei ha assistito a una sparatoria. 

 

Se liberarsi è morire

Un giorno nella vita di Virginia Woolf, in campagna a Richmond, mentre lavora a “Mrs Dalloway”, nel 1923, tra pensieri di morte e nostalgie di una maternità impossibile. Un giorno a Los Angeles nel 1951 della vita di una casalinga che prepara la torta per il compleanno del marito con un bambino che la adora, in attesa di un secondo figlio, tra la tentazione del suicidio e quella dell’abbandono - una Mrs Dalloway. E un giono, dopo cinquant’anni, a New York della redattrice editoriale e scrittrice che ripete la giornata della Mrs Dalloway del romanzo: prepara anche lei una festa, per un suo ex che muore di Aids – il figlio adorante della casalinga di Los Angeles, che lo ha abbandonato. V. Woolf è morta all’inizio, al modo di Ofelia.
Curioso film, rivisto a vent’anni di distanza, benché basato su un romanzo premio Pulitzer. Un omaggio a V. Woolf, creativa e smarrita, e questo fila – “Mrs Dalloway” s’intitolava nel manoscritto “The Hours”. Reso da tre fuoriclasse, Nicole Kidman, Julianne Moore, Meryl Streep, migliori attrici a Berlino e anche agli Oscar. Ma le turbe di tre donne operose e decise e le pulsioni omosessuali vissute sempre, in ogni momento, come sofferenza e morte? Come un tormento, una condanna, senza uno spiraglio.
Stephen Daldry, The Hours
, Sky Cinema Due

venerdì 2 febbraio 2024

Destra e sinistra – e i quattro cantoni

Ilaria Salis è membro attivo di una organizzazione tedesca di sinistra che “dà la caccia” ai fascisti. Per pestarli - fore per secolare rivincita, erano i fascisti che picchiavano i socialisti un secolo fa.
L’ambasciatore italiano a Budapest, che il padre di Salis accusa di non essersi occupato della figlia in prigione, è di sinistra  -già capo di gabinetto o consigliere diplomatico di ministre Pd e 5 Stelle. 
In favore di Salis figlia intervengono Tajani e Meloni, capipartito e capigoverno di destra.
Salis liberata darebbe la caccia a Meloni – e il padre, magari, all’ambasciatore? È un vecchio gioco, si chiamava dei quattro cantoni.  

Destra/sinistra - di cittadinanza

Si ride leggendo sul “Fatto Quotidiano” dello strano caso del comune di Val di Zoldo,  2.500 abitanti, che deve “lavorare” 556 pratiche  di riconoscimento di cittadinanza per remoti congiunti di vecchi suoi emigranti in Brasile, gente mai vista mai conosciuta in paese. E guardando al Tg 5 la modesta impiegata dell’anagrafe che sia “tutto in regola”, lamenta, “dobbiamo evitare i ricorsi al Tar che sono costosissimi”. Tutto ridicolo, perche la “pratica” costa solo 3 mila euro, di avvocaticchio, a ogni aspirante bisnipote, e apre in cambio la prospettiva di una penione sociale e di cure mediche assicurate.
Si ride amaro pensando alla legge che consente queste astruserie, dello “ius sanguinis”, del 1993, una legge patriottica dell’amatissimo giornalista e onorevole missino Pinuccio Tatarella. Perché mette a grave rischio il concetto di patriottismo – tanto più forte in Tatarella, che per questo inseguì lo “ius sanguinis”:  andare alla ricerca di un grammo di anno di italianità in un grumo di sangue?
Senza contare che a questi riconoscimenti di cittadinanza si lega il voto. Per cui abbiamo parlamentari che non sanno nulla dell’Italia e non gliene frega nulla, ma con un migliaio di voti inviati per lettera si godono cinque anni di prepensione a 30 mila euro al mese, tra stipendio di parlamentare e rimborso spese. Il patriottismo messo in ridicolo.
Senza dire che lo “ius sanguinis” esclude dalla cittadinanza invece gente che si fa il mazzo, ogni giorno, anche per pochi euro, a beneficio dell’Italia.

Destra/sinistra – a teatro

Il Pd protesta a Roma perché al Teatro di Roma ha prevalso al voto un direttore artistico-direttore generale di destra. O forse non è di destra (ha diretto a Napoli, sindaco De Magistris, lo Stabile per molti anni) ma è stato votato infine solo dalla Regione Lazio, coazionista del Teatro di Roma, che è a governo di destra.  Il Pd ha chiesto e ottenuto di raddoppiare la carica sdoppiando la funzione, un direttore artistico e un direttore generale..
Allo stesso teatro il presidente, Pd, ha chiamano la Polizia per controllare il volantinaggio di  “alcuni lavoratori dello spettacolo” contro le nomine in consiglio d’amministrazione. Polizia pure sul marciapiedi del teatro Argentina, per evitare che “la protesta degli artisti”, un’ottantina di persone,  penetrassero all’interno durante il consiglio d’amministrazione, che votava il bilancio.
“Un’ottantina di artisti” è un exploit, fa piacere. Ma sono tutti del Pd?
Assumere “artisti” con la tessera è di destra o di sinistra?

È sempre globalizzazione

“Parlare di deglobalizzazione è in contrasto con i dati commerciali”. È sicura e ottimista la segretaria generale della Wto, la World Trade Organisation, che regola gli scambi mondiali, economista americana di origine nigeriana: tutto va per il meglio dal suo osservatorio. Basandosi sulle cifre, spazza via molti dei discorsi che si fanno sulla deglobalizzazione – dazi, contingenti, aiuti nazionali all’indusria, e reshoring, rinazionalizzazione degli investimenti.
“Il commercio globale di merci ha raggiunto livelli record nel 2022. Oltre tre quarti del commercio è stato condotto nei termini tariffari della «nazione più favorita»…
“Gli scambi fra Stati Uniti e Cina hanno raggiunto il massimo storico di 691 miliardi nel 2022, il 24 per cento in più che nel 2019”.
“La quota delle lavorazioni intermedie – beni utilizzati per produrre altri beni – nelle esportazioni mondiali resta approssimativamente costante, facendo pensare che non c’è stato alcun reshoring di massa nella catene di approvvigionamento mondiali. Le imprese prendono ancora decisioni di approvvigionamento basate su considerazioni di costo e qualità” - non su considerazioni politiche o di sicurezza.
Okonjo-Iweala si spinge semmai a prospettare una ”riglobalizzazione” ma nel senso di migliorare e ampliare gli scambi. Basandosi, più che sull’amento del commercio di beni, sulla liberalizzazione dei servizi: alla globalizzazione industriale si accoppierebbe uno sviluppo enorme, negli stessi termini della “rivoluzione produttiva”, anche nelle forniture di servizi. Con un ruolo anche in questo caso accresciuto per le economie asiatiche, come già è stato per le frontiere aperte industriali, ma con benefici elevati per le economie industriali - tra essi il contenimento delle spinte inflazionistiche.
Ngonzi Okonjo-Iweala, Wto Annual Report 2023, free online

giovedì 1 febbraio 2024

Niente Ruanda, siamo inglesi

Da un paio d’anni colonia destinata per gli immigrati respinti da Londra, l’ex colonia africana ancora non ne ha ricevuto uno. La decisione del premier populista conservatore Johnson era imbarazzante, per  l’opinione, la corona, il Ruanda. E il primo ministro venuto dall’Asia, dai nervi freddi (“digiuno 36 ore a settimana”) Sunak ha rimediato con l’attendismo. Anche contro il fronte conservatore che non vede l’ora degli imbarchi in senso inverso, in aeroplano.
Sunak ha rifatto le legge sulle espulsioni in Ruanda, dopo le obiezioni della Corte Suprema. Ma  evitando le richieste ultimative degli oltranzisti. Intanto, i mesi passano e la questione immigrazione prende sspetti diversi. A un dato in un certo senso segue uno in senso opposto, e la questione è in surplace.
A dicembre l’ufficio nazionale di Statistica ha rivisto al rialzo la stima dell’immigrazione netta nel 2022, da 606 mila a 745 mila individui.  Ma con temporaneamente, lo stesso istituto (Ons) ha stimato che senza immigrati l’economia si bloccherebbe: la disoccupazione è poco sopra il 4 per cento, e un milione di posti di lavoro sono vacanti.
Contemporaneamente, Sunak ha indirizzato il dibattito sull’immigrazione “illegale”, a mezzo di natanti di fortuna attraverso la Manica. Che sono risultati essere solo il 4 per cento del totale.

Cronache dell’altro mondo sanitarie bis – (253)

Gli Stati Uniti sono il paese che più spende per le cure sanitarie e pro capite.Nel 2021, ultim dato disponibile, la spesa complessiva è stata di 4,2 trilioni (miliardi di miliardi) di dollari, e di 10.784 dollari quella “per residente”, di spese per cure personali.
Gli Stati Uniti sono anche l’unico paese al mondo senza un sistema di copertura sanitaria nazionale.
La spesa sanitaria è in forma diretta o sotto copertura assicurativa.
Dal 1965, presidenza Johnson, chi non può permettersi l’assicurazione privata può ricorrere a Medicaid, un sistema sistema sanitario a basso costo, finanziato dal governo federale e gestito dai singoli Stati – dal 2010, presidenza Obama, ribattezzato Medicare, con finanziamento pubblico lievemente migliorato.

Più ridicolo di Mussolini è il racconto di Mussolini

Si conclude a mezz’aria la superproduzione Rai sulla “lunga notte del fascismo”, il 25 luglio1943. Tra scene vere e una drammaturgia sfocata, dispersiva. Tra le prima il tripudio di Roma alla notizia della “caduta del fascismo”, roba da non credere ma vera secondo ogni testimonianza. Il bieco capo dell’Ovra, la polizia politica, Armando Giglio, un assassino, già famigerato a Bologna, che sibila a Dino Grandi dopo la caduta di Mussolini: “Noi siamo lo Stato!”, e ha ragione: rimane in carica con Badoglio, e dopo la guerra non sarà condannato, ma pensionato. La “perdita” dei Savoia – e dell’Italia - sotto l’influenza nefasta di Acquarone, il ministro della Real Casa.
Una narrazione monotona, malgrado la drammaticità degli eventi. E la spiegazione è forse che non si riesce a raccontare Mussolini, il fascismo, se non in chiave ironica, macchiettistica. Mussolini furbo e scimunito. I suoi federali pure – fra tutti si eccettua solo Grandi, su cui la serie è modellata. I Savoia pure, sono sempre una macchietta. Vittorio Emanuele III è messo a sedere su una ridicola poltrona rossa laccata in mezzo a una stanza vuota - la stanza del trono? E tiene una pistola a tamburo nel cassettino, la carica, e se la mette in tasca quando riceve in udienza Mussolini defenestrato – per il quale ha già provveduto un cellulare con i Carabinieri sulla porta carraia, in forma di ambulanza.
Peccato. È sulla “lunga notte” che l’Italia ha evitato, malgrado le magagne successive del re e di Badoglio, il destino della Germania: la distruzione delle città e le campagne, e la fame per molti anni dopo la guerra – riammessa nel novero delle nazioni ben prima di De Gasperi a Parigi.
Del fascismo pure, oltre che di storia propriamente detta, documentata, ci sono narrazioni più leggibili, sceneggiate, di Monelli, Montanelli, Bertoldi. Per esempio su Ciano, su Edda, sul “duca” imprenditore Acquarone, l’anima nera di Vittorio Emanuele III. Ma non c’è scampo, le macchiette fanno premio. Più ridicolo di Mussolini – ma non lo era – è il racconto di Mussolini.
Giacomo Campiotti, La lunga notte

mercoledì 31 gennaio 2024

L’Europa riarma, contro l’atomica tattica Nato

Il riarmo avviato in Europa, con al centro la Zeitenwende tedesca, il cambiamento epocale di Berlino, avviene paradossalmente a difesa dalla Nato. Dalla strategia Nato, ribadita nel 1990, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, e quindi della minaccia della superpotenza, detta della “risposta flessibile”. Una strategia che prevede l’utilizzo di armi atomiche “tattiche”, di potenza limitata, contro un attacco russo.
Il ministro della Difesa Pistorius, che ha avviato il riarmo, lo ha spiegato con la necessità di ripristinare la “deterrenza convenzionale”, escludendo cioè le armi atomiche, nei confronti della Russia. A questo fine prospettando perfino il ritorno a una qualche forma di coscrizione – la cui abolizione dopo il 1989 definisce “un errore”. E indirettamente a un ruolo guida della Germania, da spina dorsale come va ripetendo, nella difesa europea. Su questo trovando evidentemente consensi in un paese che per tutto il lungo dopoguerra ha sempre schivato, perfino disprezzato, le questioni militari e della difesa. 
Pistorius fa riferimento all’analisi che della situazione europea dopo l’implosione dell’Urss faceva nel 1990 un altro socialdemocratico, l’ex cancelliere Helmut Schmidt,  in un testo subito famoso e subito dimenticato, “I tedeschi e i loro vicini”, Die Deutschen und ihre Nachbaren. La strategia Nato sottovaluta la forza convenzionale tedesca, e di più quella franco-tedesca, e sopravvaluta quella dell’ex Urss, questo il primo argomento. Conteggiando come forze di Mosca quelle dell’ex Patto di Varsavia, le quali invece andrebbero conteggiate come forza dissuasiva contro la Russia e favorevole alla Nato. Il secondo argomento è che la “risposta flessibile” adottata in sede Nato semplicemente fa della Germania il terreno di uno scontro nucleare.

Le analisi di Schmidt furono trascurate perché il decennio successivo - fino alla guerra Nato contro la Serbia - vide un avvicinamento della Russia alla Nato. Si considerò perfino una qualche forma di allargamento della Nato ala Russia. Poi prevalse la spinta in senso contrario, di allargare la Nato contro la Russia.

Cronache dell’altro mondo – sanitarie (252)

Gli Stati Uniti sono al 46mo posto ne mondo per aspettativa di vita, dietro persino a Cuba.
Con un’aspettativa di vita di 80,7 anni, di livello europeo, si colloca solo lo stato delle Hawaii.
Gli Stain con aspettativa di vita più ridotta, fino a 74,9 anni, sono tutti nella fascia centro-meridionale della federazione, da Kansas e Wyoming in giù. Il record negativo è del Mississippi, con un’aspettativa di vita massima di 71,9 anni.
Fanno eccezione, fra gli Stati del Sud, il Texas e la Florida,, dove l’aspettativa di vita alla nascita si colloca fra 76,5 e 77,5 anni.
Negli Stati più abbienti della Federazione l’aspettava di vita media è ridotta dall’alto numero di morti in età anticipata per overdose. 
I morti per overdose sono sta nel 2021, ultimo anno statisticizzato, oltre 106 mila. Poco meno del doppio di tutti gli americani vittime della guerra in Vietnam, durata oltre vent’anni, 1955-975 – 58 mila.
La maggioranza dei morti per overdose sono state persone di media età, bianche, dipendenti da farmaci prescritti da medici: fentanyl, cocaina, oppioidi, metanfetamine.

(“Il Sole 24 Ore”)

 

Una spia anti-sistema

Carabiniere-spia conclamato fin dall’inizio della ferma, a 21 anni. Famoso e cbiacchierato per un incontro in autostrada con Matteo Renzi, immortalato in una foto da una professoressa. Prepensionato – a causa di questo incontro - a soli 61 anni (ma con 40 di contributi, il presidente del consiglio Draghi ha fatto il calcolo giusto). In realtà al centro di varie e vere avventure da servizi segrati, non la conversazione all’aperto, fotografata dalla professoressa.
Questa pare sia autentica, la professoressa, e abbia immortalato e diffuso l’incontro all’Autogrill in odio a Renzi, da militante Pd, e non da collega concorrente di Mancini nei servizi segreti – anche se lo conosceva, evidentemente. Ma Mancini è stato uomo d’azione. Al centro del rapimento a Milano di Abu Omar, un egiziano oppositore del regime in Egitto. E al centro delle intercettazioni Tim vent’anni fa. Quello, cioè, tra i tanti funzionari dei servizi segreti, più implicato nei due scandali, a cui sono seguiti due processi. Il primo finito in Corte Costituzionale, con la pronuncia in favore dell’opponibilità del segreto di Stato in sede penale. Il secondo finito, dopo tre anni di processi mediatici, anche furenti, con la non procedibilità già in sede di giudizio preliminare, causa segreto di Stato. Una spia vera, insomma, che non nega di avere fatto quello di cui è stato accusato, ma lo ha fatto per ragioni superiori.
Da uno con questa esperienza ci si sarebbe aspettato, dopo il pensionamento, un po’ di veleno. Un po’ alla Mori e De Donno, gli ufficiali dei Carabinieri che alla pensione si sono tolte qualche soddisfazione sui “veleni di Palermo”, la mafia dell’antimafia. Queste memorie invece, benché prolisse, non ne mostrano. Solo, da vero Carabiniere, “nei secoli fedele”, prospettano un ruolo e un’attività che non si penserebbe a difesa dell’Italia. Paese spensierato, che si pensa senza nemici.
Mancini parte dall’antiterrorismo, ventunenne brigadiere assegnato a Milano alla Sezione Speciale Anticrimine del generale Dalla Chiesa. Operativo contro il gruppo Walter Alasia delle Br, quelli che ammazzavano i dirigenti industriali, i cui componenti avrebbe contribuito ad arrestare nella totalità. E contro Prima Linea, con la cattura personale del capo, Sergio Segio. Dal 1984 attivo nel Sismi, il controspionaggio, con un suo proprio sistema, “contrasto offensivo”, o giocare d’anticipo. Nei paesi dell’Est, per smascherare spie sovietiche. In Medio Oriente, e in Africa. A Beirut la neutralizzazione di un terrorista di Al-Qaeda in procinto di piazzare 400 kg. di esplosivo nei pressi dell’ambasciata per farla saltare. Altrove nei tanti problemi posti dai taglieggiamenti alle organizzazioni umanitarie italiane, compresi i rapimenti a scopo di estorsione - organizzando reti clandestine locali di informatori (in Africa, come in Afghanistan, costano poco).
Memorie di avventure. Che l’ex spia vuole serie: “Sventare attentati e impedire conflitti” è il motto che impone al lettore. E uno vorrebbe credergli. Le spie non sono simpatiche, quando non sono cattive sono sbruffone - le tante spie-scrittori inglesi. Ma di fronte alla giustizia alla milanese (Abu Omar, Tim-Telecom), e alle professoresse democratiche, uno non può che tifare. Anche a cospetto delle burocrazie dei servizi, tra Aise, Aisi e Dis, di cui non mette conto spiegare.
Marco Mancini
, Le regole del gioco, Rizzoli, pp. 384, ril. € 19

 

martedì 30 gennaio 2024

L’Europa riarma

Nel 2022 la spesa militare mondiale è cresciuta del 3,7 pe r cento, a 2.240 miliardi di dollari. Quella europea del 13 per cento, a 346 miliardi di dollari - più 29,4 per cento rispetto al 2014. L’1,65 per cento del pil europeo a 27. Quasi quattro volte le spese della Russia nello stesso anno, con la guerra in Ucraina in corso.

L’Europa si sta riarmando e non lo sa. Anche la Commissione di Bruxelles destina agli armamenti il 2 per cento del suo bilancio, benché i trattati a lungo abbiano espressamente escluso le spese militari dal bilancio comunitario. La spinta viene soprattutto dalla Germania. Che, come dice il ministro della Difesa Boris Pistorius, vuole diventare “la spina dorsale della deterrenza europea”.

A lungo la difesa è stata in Germania un tema politico di poco o nessun richiamo, ora non più – Pistoruius è anche il politico di governo più popolare. È alla radice della Zeitenwende, il “cambiamento epocale” annunciato due anni dal cancelliere Scholz, e vede la Germania ammodernare e ingrandire i suoi arsenali a ritmo elevato.Con un fondo speciale per l’acquisto di armi da 100 miliardi di euro, e un impegno di spesa per la difesa sul 2 per cento anuo del pil.

Un riordino del personale è in atto, in collegamento con la Francia, la Gran Bretagna, l’Olanda, la Romania, la Repubblica Ceca, i paesi baltici – una quindicina di paesi in tutto. Nel quadro di un programma ESSI, European Sky Shield Initiative. In collegamento con questi paesi è partito anche un riordino del personale. Che prevede la formazione in un quinquemio di tre grandi divisioni intereuropee. Nell’ottica di una “spina dorsale” europea.

Mussolini capomafia

Un momento di storia drammatico (il titolo echeggia il fatto che le storie registrano come “lunga notte del fascismo”), dell’Italia sconfitta a metà 1943, delle liti fra gerarchi e dell’isolamento di Mussolini, e una grande produzione, con esterni d’epoca e interni ricchi e accurati, su una sceneggiatura quasi vacua. Mussolini ridotto a capomafia, sia in politica che a letto, la figlia Edda a ludopata, il genero Ciano cialtrone oltre ogni limite, Alessio Boni-Dino Grandi a una sola espressione, Dollmann, colonnello onorario di Hitler, che civetta con Edda, ma non era gay?, il re piemontese con accento emiliano, e così via, non reggono l’impegno di una visione prolungata, oltre un paio d’ore la prima puntata. Battuta dal vecchio “Grande Fratello”. Campiotti, che alterna regie robuste di temi impalbabili a agiografie modeste di personaggi robusti, si vede che aveva in uggia i suoi – numerosi, frettolosi – comprimari: recitano tutti di corsa, come a “buona” al primo ciak. Nonché l’intricata vicenda, il re, il,principe ereditario, Maria José sua moglie, il papa, mons. Montini, Churchill, la famiglia Petacci, l’Ovra (che l’Italia repubblicana ha assolto, la polizia politica…).

Ma è anche inutile raccontare il fascismo, per l’ennesima volta, con i parametri dell’antifascismo. 

Giacomo Campiotti, La lunga notte. Rai 1

lunedì 29 gennaio 2024

A Occidente ci sono solo gli Stati Uniti

Si continua a dire “Occidente”, per ogni iniziativa che riguardi la Russia, la Cina, l’Iran, l’islam, l’Africa ma s’intende gli Stati Uniti: il Millennio è caratterizzato da un distacco deciso degli Stati Uniti dall’Europa, anche solo dalla cerimoniosità di facciata, che ha fatto velo finora alla inerzia o superficialità europea. Obama era gentile e riceveva tutti, ma palesemene annoiato ai vertici a sette. Con Biden non ci sono praticamente contatti di Washington con Berlino e Parigi, le capitali che si presumono leader dell’Europa. Non sull’Ucraina, non sulle sanzioni alla Russia, non sull’energia, non sulla transizione verde, e naturalmente non sui rapporti con la Cina e con il resto del mondo.  Con Trump i contatti c’erano, ma “tempestosi”: il presidente–affarista non tollerava l’inconsistenza ammantata di sussiego dell’Europa.
È l’Europa che è scomparsa  dalla scena internazionale? Sono gli Stati Uniti che tengono l’Europa divisa, vuota, ai margini? L’Europa pagherà caro la presidenza Biden, che pure è considerata gentile, e quasi ritrosa: Biden l’ha fatta sparire, senza grandi magie. Praticamente, senza le chiacchiere di Trump, senza nemmeno farci caso. In Ucraina. In Israele. Ora nel mar Rosso.
L’aborrito Trump fece al confronto moltissimo per stabilizzare  Israele, con Gerusalemme capitale e gli “accordi di Abramo”. E mosse decisive fece col solo ausilio di un genero, giovane, uomo d’affari, non.politico: per stabilizzare Israele non ci vuole – non ci voleva prima della guerra – molto.

Non c’è intelligence senza politica

Si moltiplicano i sevizi di intelligence, come se fossero la politica spianata, un rotolo aperto, scorrevole. Specie degli affari internazionali, che invece sono tra i più complessi, e anche tortuosi, da gestire.
L’11 settembre, la guerra all’Ucraina e il 7 ottobre, i tre eventi che hanno marchiato questo primo quarto di secolo, sono sconfitte, nette, enormi, soprattutto dello spionaggio.  È quasi impensabile l’attacco arabo su suolo americano, impossibile nella più pccola repubblica delle banane. In un’America che ha una ventina di servizi di intelligence politica e militare in giro per il mondo. Israele tra i tanti punti di forza di cui si fa vanto celebra in primo piano quelli di spionaggio. Che ha fatto lavorare molto dopo l’11 settembre, e contro obiettivi singoli qua e là per il Medio Oriente, nonché nella stessa Gaza controllata dal nemico Hamas, e tra gli stessi esponenti di Hamas. Dunque le spie ce le ha. Ma poi?

Londra mosca cocchiera

Il motore della guerra alla Russia è a Londra. È a Londra che si sono fabbricati e si fabbricano i dossier contro la Russia. E tutte le “notizie” che giornalmente ci gravano sulla Russia.
All’apparenza, Londra fa questo gioco poco seriamente, come lo fa con le cronache regali di cui ci subissa – lo fa per gioco. Nella sovversione dell’Ucraina quindici anni fa, patrocinando l’estrema destra come forza liberatrice di piazza. Nell’avversione al Nord Stream 2, il grande gasdotto Russia-Germania, che non ha finanziato – e due anni fa avrebbe sabotato. Col dossier Russiagate. Col boicottaggio degli accordi di Minsk – da cui era esclusa – che dieci anni fa risolvevano il contenzioso Russia-Ucraina. Con l’“armiamoci e partite” nel 2021 dei gruppi nazionalisti ucraini. Soprattutto con la “narrazione” della guerra in Ucraina, di Putin-Hitler, dell’attacco russo uguale all’aggressione neazista nel 1939. Con lo scopo, evidente, di rendere impossibile ogni composizione del conflitto.
Apparentemente, Londra lo fa “per sport”. Come i suoi nobili e notabili che al tempo della guerra fredda parteggiavano e spiavano per Mosca, da Graham Greene in giù. Ma la guerra non si fa per sport. È la City che muove il “banco”? Giochi imponenti di denaro sono possibili anche con le paci. C’è qualcosa di misterioso, se il capo delle forze armate invita i cittadini inglesi a prepararsi alla guerra con la Russia, e non viene nemmeno deriso.

Cronache dell’altro mondo – giustiziarie bis (252)

Fani Willis, Procuratrice distrettuale della contea di Fulton in Georgia (Usa), cinquantenne, divorziata, ha da alcuni anni una relazione con Nathan Wade, coetaneo, un avvocato delle assicurazioni (danni alla persona) da lei nominato Procuratore speciale nell’indagine aperta contro Trump con l’ipotesi di complicità nella ”sovversione criminale” del 6 gennaio 2021 al Campidoglio di Washington. L’ha indicata come amante del marito la moglie di Wade, nella causa di divorzio in corso: avendo pagato lei viaggi, alberghi, ristoranti con l’ex marito, sostiene l’ex moglie, la Procuratrice distrettuale dovrebbe essere in grado di fornire chiarimenti sulla gestione da parte di Wade dei suoi proventi.   
Il giudice della causa di divorzio ha respinto la richiesta dell’ex moglie di Wade: Willis non testimonierà.
L’avvocato di uno dei coimputati di Trump ha parallelamente aperto una procedura di ricusazione della Procuratrice  Willis, per la relazione “impropria” che aveva con Wade. E per la mancanza di titoli e di esperienza di Wade su un reato di felony su cui gira l’indagine di Willis, un caso criminale.

Indietro tutta nel mercato

La crisi del 2008 ha segnato l’inizio della fine della globalizzazione. Del sogno-disegno della ricchezza in crescita esponenziale libera - seppure con qualche ammaccatura, a scapito delle economie o dei ceti più deboli. “La globalizzazione era un programma politico di apertura completa dei mercati internazionali. Il concetto includeva la crisi dell’impero russo, le prime riforme cinesi, il «miracolo dell’East Asia» proclamato dalla Banca Mondiale, la ritirata ingloriosa del keynesismo di fronte all’incalzare della deregulation, la fine dell’interventismo degli Stati, la fiorente espansione dei traffici internazionali, che sembravano attestare il trionfo dell’ordine liberale nel mondo”. Un “triofafalismo liberista”, con qualche eccesso, “fino all’idea temeraria di «fine della storia»”.
È durata poco: “Dalle crisi del 2008 e seguenti è emersa l’assolutizzazione opposta, quella della deglobalizzazione”. Si pensò pure a “una ritirata generale dei capitali mobili” – immaginarsi una liquidazione dei titoli americani detenuti in Cina, un migliaio abbondante di miliardi di dollari… La xenophobia è sopravvenuta, il rifiuto della globalizzazione,  le istanze sovraniste, esemplificate dall’America First di Trump e dall’Ira di Biden, l’Industrial Reconstruction Act, programmi o promesse di “riportare o trattenere in patria posti di lavoro, capitali, tecnologie e redditi” – e materie prime. Senza dire dell’esplosione del debito pubblico ovunque nel mondo, dell’interventismo degli Stati, dapprima per salvare le banche poi per il covid e altre emergenze, che il mercato non sa affrontare.
Al netto della rituale retorica marxista-leninista, adatttta ai tempi, un’analisi perfino più dettagliata oltre che aggiornata, nel confronto delle cifre, dei mercati mondiali di quella celebre dieci anni fa di Piketty, “Il capitale del XXImo secolo”. Nei fatti, fra i tanti dati analizzati, due inequivocabili. Il rapporto della “componente estera” (esportazioni e importazioni) sul pil è in crescita nel mondo e nella Ue, ma ristagna in Cina e negli Stati Uniti. Nel mondo è cresciuto dal 14,7 del 2000 al 18,9 nel 2008 e al 20,3 nel 2022. Nella Ue (e con l’esclusione del commercio intra-Ue) è cresciuto dall’11,8 del 2000 e 2008 al 16,3 nel ’22. In Cina è calato nel 2022 – dopo un balzo al 31,1 nel 2008: il rapporto è scemato dal 20,6 del 2000 al 20,0. Negli Usa rimane stabile, ma poco incisivo, attorno all’8 per cento - 7,6, 8,7 e 8,1 nei tre anni di riferimento.
Segno decisamente regressivo per gli investimenti esteri diretti, in rapporto al pil. Nel Mondo, nella Ue, in Cina e negli Usa è in calo rispetto al 2007. Con una caratteristica che cozza contro la globalizzazione quale si idealizza: gli investimenti esteri diretti (le “multinazionali”) restano marginali – nella Ue sono stati elevati perché il dato tiene conto degli investimenti intra-Ue, per esempio dal Lussemburgo negli altri paesi.

Investimenti esteri diretti - valori percentuali, afflussi netti\pil, dollari correnti

                          2000    2007    2022

Mondo                 4,6      5,3        1,9

Ue (27)                8,7     10,0        2,5

Cina                    3, 6       4,4        1,0

Usa                      3,4       2,4         1,4
Nicola Capelluto, Crisi del debito e crisi dell’ordine, Lotta Comunista, pp. 868, ill. € 30

domenica 28 gennaio 2024

Ombre - 704

L’Italia invita a Roma i paesi africani per tentare il rilancio di una politica europea verso l’Africa. Per lo sviluppo dell’Africa, in chiave emigrazione, fonti di energia, materie prime, ma non solo. Non una riga sul “Corriere della sera”, su “la Repubblica”. Informazione? Provincialismo, ignoranza?
 
“Pnrr, versati quasi 102 miliardi”, un record. Ma il “Corriere della sera” ha paura, anche di questo: “Il rischio è finanziare la spesa”. Perché, che cos’altro deve finanziare il Pnrr, se non la spesa per investimenti?
No, il rischio ci vuole sempre. Prima i soldi Pnrr non sarebbero arrivati, tre mesi, o quattro, di giaculatorie, quotidiane: la terza tranche in bilico, la quarta tranche…. Ora sono troppi. Se non è zuppa, è pan bagnato, il giornalismo è tutto qui?
I media devono controllare il potere, si dice. Sì, dicendo tutto e il contrario di tutto?
 
Un generale Sanders comandante delle forze armate britanniche, che invita i britannici a prepararsi a un attacco russo sembra una di quelle storielle inglesi, di reali, fidanzamenti, corna, divorzi, insomma intrighi, che appassionano le tv di mezzo mondo. E invece è vera: il generale esiste, e lo ha detto: “I cittadini britannici siano pronti a una guerra con la Russia”.
Ma l’Inghilterra non aveva perso l’India, è ancora in guerra con la Russia per l’impero?
 
Francesco Merlo si dice sommerso dalla lettere di consenso col lettore Tosini, “che giudica «l’80 per cento degli italiani reazionari, retrogradi, gente che guarda al passato e non al futuro, razzisti, misogini, omofobi, patriarcali, bigotti, attaccati alla sottana del prete o di mammà e puttanieri»”. E commenta: “Temo che ci sia un pizzico di furore anti italiano, un po’ di Tosini, in tutti gli italiani”. O non nei lettori di “la Repubblica”?
 
“Tosini” può darsi che sia un “provocatore”, come si diceva una volta: ha l’aria di uno scherzosone, tanto è accumulativo - magari napoletano, col “mammà”. Ma i “molti lettori” che “stanno scrivendo” a Merlo no.
 
Chi ha introdotto l’autonomia differenziata tra le regioni? “Il centrosinistra, con la riforma del Titolo V approvata al Senato l’8 marzo 2001 e poi confermata con il referendum del 7 ottobre (legge costituzionale 3/2001)” - “Il Sole 24 Ore”
 
La livida ambiziosa commissaria europea Vestager fa di tutto per bocciare il salvataggio di Alitalia\Ati. Con richieste palesemente inaccettabili: non solo con Lufthansa, Ita non potrà fondersi con nessun altro vettore, secondo i criteri fissati da Vestager – sulle rotte intercontinentali  e  sull’utilizzo di Linate. È la stessa che otto anni fa impedì il salvataggio, senza alcun danno per la concorrenza, delle banche regionali centro-italiane – per questo condannata dalla Corte Europea, ma sempre al suo posto.
 
Il Tas di Losanna, Tribunale Arbitrale dello Sport, annulla le sanzioni dell’Uefa al Manchester City, il club di calcio anglo-arabo reo di 115 violazioni dei regolamenti federali, della stessa Federazione europea del calcio. E a ragione, nessun sceicco è mai stato condannato in Svizera, nemmeno, anzi,  mai perseguito. Honni soit qui mal y pense? Gli sceicchi sanno difendersi.
 
Eshkol Nevo espone perplesso gli orrori del 7 ottobre, come raccontati dai sopravissuti, negli stessi luoghi dell’attacco. Di assassinii insensati. Di “una donna (che) accompagnava palestinesi malati agli ospedali in Israele”. Di “una 94nne (che) ha invitato gli uomini di Hamas, in arabo, a entrare e bere un caffè. Quella donna, chissà perché, non l’hanno uccisa”. Lo scrittore è sorpreso dall’odio, che è insensato?
 
Sabino Cassese, “grande vecchio”, cioè di grande saggezza, su piazza da sessant’anni e più, intervistato da Tommaso Labate sul “Corriere della sera”, decreta De Mita miglior statista – dopo Ciampi. De Mita? Tribalismo? Cassese , reputato di “area socialista”, è di Atripalda, De Mita di Nusco, una decina di km, in linea d’aria, venti minuti in macchina.

Cronache dell’altro mondo – giustiziarie (250)

Una giuria di New York ha condannato l’ex presidente Donald Trump a pagare 83,3 milioni di dollari di risarcimento per aver diffamato la  giornalista E. Jean Carroll, negando nel 2019, quando era presidente, una aggressione sessuale di trent’anni prima.
Carroll aveva chiesto 24 milioni di danni.
Ua giuria è chiamata in America a decidere anche nel processo civile. Decide a maggioranza, e  senza l’obbligo di accertare la verità “oltre ogni ragionevole dubbio” – solo “una probabilità superiore al 50 per cento” – decide come in un voto presidenziale, dove si vince col 50-51 per cento.
Nel processo per stupro, nel 2019, Carroll aveva affermato che era avvenuto nel camerino per le prove di un grande magazzino, quando lei aveva 56 anni. L’accusa a Trump seguiva la pubblicazione del libro per cui è famosa, “A cosa servono gli uomini? Una modesta proposta”.

Il padre di S.Holmes impara la suspense

Uno dei primi racconti, il quarto pubblicato, 1881. Ma già qui, a ventun’anni, il futuro padre di Sherlock Holmes si descrive “come i soggetto più sensibile ai fenomeni soprannaturali”, quale sarà in età avanzata. E ne approfitta per dare altre pennellate di sé. “I volti sono una mia specialità” – più di Lumbroso, suo contemporaneo? Di un “tipico amore per la solitudine”. E un codardo, “dal punto di vista fisico” – ma “lo sono anche dal punto di vista etico”.
Una traversata in mare di quindici giorni da New York a Londra minaccia di trasformarsi in tragedia, nell’immaginazione del narratore, per una “scatolina bianca” che due figuri maneggiano. Figuri naturalmente loschi. Un Flannigan, nome irlandese, che “sa di fenianismo” – l’Ira del tardo Ottocento, l’organizzazione nazionalistica irlandese. E un Muller, quindi uno che “non rimandava che ai concetti di socialismo e omicidio” – il socialismo era “assassino” e veniva dalla Germania.
Un racconto di suspense: i particolari allarmanti si susseguono l’uno sopra l’altro, nell’arco di poche ore.
In originale con traduzione.
Arthur Conan Doyle, La scatolina quadrata, Leone, pp. 79 € 8