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venerdì 28 agosto 2026

Il Medio Oriente non è più made in Usa

Il titolo non è un errore. Il Medio Oriente ha avuto da settant'anni un assetto "americano". Dalla guerra di Suez nel 1956 , che vide il presidente Eisenhower, il "generale della vittoria", schierarsi a favore dell'Egitto, del nazionalismo arabo, contro le potenze coloniali Francia e Gran Bretagna, che, aiutate da Israele, dal generale Dayan, volevano riprendersi il canale di Suez, che i generali egiziani avevano nazionalizzato. Sull'esempio egiziano, poi, un riassetto-modernizzazione del mondo arabo in forma bonapartista promuovendo, con la sostituzione delle inette monarchie dell'ultimo colonialismo con regimi forti, militari - fino  a Gheddafi in Libia, nel 1969. O, nelle petromonarchie, Kuwait, Arabia Saudita, Qatar, Emirati, con un decisa spinta alla modernizzazione delle vecchie dinastie. Questo assetto è ora saltato

O forse no. Ma è  saltato il controllo americano sull" area. Che naviga ora autonomamente, sul piano commerciale con Cina e India, e su quello militare con Pakistan e Turchia, seppure con armamento americano. Per i timori che suscita il militarismo di Israele e per l 'incapacità americana stessa di dettare l'ordine e l'agenda alla regione, ora manifesta  dopo una guerra inconcludente di sei mesi contro  l'Iran. Dopo un giro di walzer, si può aggiungere, una decina di anni fa  con la Russia di Putin, sul piano energetico e in funzione anti Is, della lotta comune contro il radicalismo islamico.

Non tutto è perduto  conclude lo studioso, l'America ha margini per rimontare: non c'è un riassetto  solo tentativi. Ma non se  ne vede traccia.

Marc Lynch insegna Relazioni Internazionali alla Washington University e vi coordina gli studi sul Medio Oriente.

Marc Lynch  The End of the the American Middle East , "Foreign Affairs", sett.,ott. 2026, leggibile online, anche in italiano, La fine del Medio Oriente americano

sabato 8 agosto 2026

Il giudice Falcone in libertà

La serata a Villa Taverna è per Giovanni Falcone, a fine maggio, all’aperto, grandi tavolate in giardino. L’interno non è granché. Pareti tappezzate di quadri, tutti italiani, tutti fine Ottocento, la migliore galleria forse di macchiaioli, ma monotono - è un interno borghese dei Parioli, anche con poca fantasia. Il giardino, dove sono apparecchiati i tavoli, è un vero parco invece, pieno di quinte e sorprese, si ha l’impressione di stare all’aperto, non solo ci si sta.
Da una quinta, in piena luce, appare il giudice Falcone. Che ride contento, seguito da una gentile signora, modesta. Ride a qualcosa che il giudice onorevole Vitalone sta raccontando, giovanile sotto la pelata. La luce è amplificata dalla sua consorte: la moglie del giudice-onorevole, anch’essa molto affettuosa con Falcone, è sfavillante in oro, capelli lunghi biondissimi, vestito oro, scarpe oro.
Il giudice Falcone è figura nota, per averlo incontrato di fronte all’uscita dall’ascensore al quarto piano del ministero. Il ministero della Giustizia è ipersorvegliato a motivo del terrorismo, ma passati tutti i controlli, e pigiato il quarto piano dell’ascensore, la sorpresa fu grande di trovarsi di fronte,  al corridoio del quarto piano, all’uscita dall’ascensore, il giudice, forse in una pausa dei cento passi nel corridoio del ministero. Con lo sguardo perso. Ma anche una presenza, si può dire, familiare, costante, al momento del parcheggio in centro, spostato per garantirne la protezione, rimemorandolo ogni mattina.
Il giudice Falcone appare lieta sorpresa alla fine del pranzo, di una tavolata a cui il giornalista era stato seduto con un marine dell’ambasciata taciturno, bello e molto elegante nella divisa ma assolutamente non interessato a niente. Con una signora, anche, amica dell’ambasciatrice, che viene dal Wisconsin, dove ha avviato una prospera attività di salsicce con le ciliegie. Interessante:
- L’idea non erano le salsicce ma le ciliegie. Il Wisconsin (o era il Michigan?) produce molte ciliegie - La signora aveva cominciato in piccolo, per scherzo, con gli amici, e quindi il racconto era stato lungo. Anche per mancanza, si vede, di altri argomenti, i pranzi seduti possono essere difficili.
Due giorni dopo, o erano tre?, a Torino, aprendo la radio in macchina all’uscita dalla Fiera del Libro, l’agitazione era massima, per la strage del giudice, della moglie, e della scorta alle porte di Palermo.


martedì 4 agosto 2026

Anonimo writer

I vicini rifanno la facciata, lodevolmente, dopo incrostazioni, sbriciolamenti e macchie che si sono accumulati nel tempo – noi stiamo qui da cent’anni quest’anno, loro da poco meno. Per mano di una ditta coscienziosa, che ha iniziato il lavoro e non lo lascia a metà come usa, lo porta avanti anche in questi giorni di calura. E ha completato la facciata. Ieri sera ha levato l’impalcatura. Stamani lo zoccolo di travertino un writer notturno ha subito deturpato con i ghirigori, non lavabili.
C’è dunque un writer qui in zona, che esce di notte con la bomboletta, e impiastra
 tutte le superfici pulite in cui s’imbatte. Uno che dovrebbe essere conosciuto, anche se vive di notte. E non si sa. Non si riesce nemmeno di immaginarselo. Il tipo artista? Erano writer agli inizi, quarant’anni fa?, ragazzi, tutti maschi, impegnati nella protesta. Ma questo, se è stanziale, ora andrà per i sessanta-settanta. E ogni notte va in giro a fare la sua protesta. Muta, a chi si rivolge? E sempre uguale - è la stessa che si “legge” sulle mura del quartiere camminando, ad altezza d’uomo, sotto i davanzali delle finestre al pianoterra, sui muretti delle siepi, perfino su un portone – questo forse a dispetto (specifico, cioè).

Però, allora, un momento: è a dispetto che il writer si esercita, ogni notte, instancabile? Contro chi? Pensieri gravi si accumulano, cioè senza risposta.
E poi, ancora un momento, il writer dei vicini non è il solo. Un’altra scrittura troneggia sulle pareti stamani di cristallo, insomma di vetro, della farmacia, che si è data una facciata d’architetto, tramutandosi in emporio estetico. Di uno che è diverso, non scarabocchia ma circuisce punti - sporgenze, macchie, oggetti - di un disegno a capoccia, tipo serratura. O non vorrà significare una vagina? Anche la vernice sembra diversa, sempre nera ma con molto grigio.
Beh, questo si può capirlo, c’entra la psicologia, la psicoanalisi. Ma è un altro che passa la nottata a reperire lo spazio vuoto che si sia creato, ad altezza d’uomo, su fondo chiaro su cui sia possibile passare il pennarello o la bomboletta. Che non dev’essere una vita facile, benché anonima.
 

sabato 1 agosto 2026

Franco Baresi e mister Nessuno

Franco Baresi era un bell’atleta, più simpatico perché di una sola squadra, di cui era uomo-squadra, vecchio calcio. Ma l’immagine ricorre di un’amichevole pre-campionato a Ferragosto 1983 (con la Carrarese?), in cui esordiva Luther Blissett, centravanti giamaicano, che apriva praterie col movimento davanti per le “discese” che Baresi amava fare. Era il Baresi dell’elogio di Gianni Brera che wikipedia ha esumato: “Esce dopo un anticipo atteggiandosi a mosse di virile bellezza gladiatoria. Stacca bene, comanda meglio in regia: avanza in una sequenza di falcate non meno piacenti che energiche”. Ma Blissett non ne ricevette mai il pallone, non una sola volta.
Era un’amichevole, le situazioni si ripetevano, e la cosa s’imponeva come non per caso: a Blissett niente palloni. Perché era nero? Perché aveva l’ingaggio più alto di tutti?
Luther Blissett veniva dal Watford di Elton John, con cento gol in 250 partite. Se ne andrà a fine  stagione con 5 gol in 30 partite.
Dieci anni dopo il collettivo bolognese di scrittura che poi si battezzerà “Wu Ming”, poteva esordire come “Luther Blissett”, come dire Nessuno, col romanzo storico “Q” - di un protagonista senza nome.

domenica 5 luglio 2026

I panini

Si entra alla panetteria alle 4 del pomeriggio, appena riaprono, è l’unico momento a luglio in cui non c’è da fare la fila - soprattutto delle donne che sanno quello che vogliono, con esattezza, e non cedono, le code possono essere lunghe. È fresco. Ed è vuoto. Nel senso che non c’è nessuno dietro il banco. In attesa sono due giovani, corpulenti e muti, evidentemente già in attesa. Africani, con la polo azzurra col bordino tricolore dei gruppi sportivi militari. Lancio del martello? Sollevamento pesi? Della Polizia? Si direbbe. Hanno scarponcini con pantaloni da cavallerizzi, saranno motociclisti. Viene da chiedere, ma gli sguardi non s’incrociano, e le domande non vengono pronunciate.
Si aspetta, guardando di lato, ma non esce nessuno. Si aspetta ancora, si fa finta di consultare il cellulare – è mossa obbligata, tutti lo fanno. Viene la tentazione di chiamare forte “Ketty”,  la panettiera, “la Rossa”. Ma anche questa passa, aspettiamo. Finché una ragazzina esce dal retrobottega, con due panini che evidentemente preparava. Ne mostra il riempitivo ai due atleti, li incarta, batte lo scontrino, uno dei due paga, prende il resto con i panini, i due si voltano, ed escono. Non una parola.  
Ketty occhieggia, come per vedere se ne sono andati. È congestionata, più del solito. Non dice niente e non risponde al cenno con la testa, non guarda, non vede. E il pensiero sorge che sia una delle  tante, nipote o figlia di una non grata memoria familiare – qui ce ne sono molte.
Questi posti sono stati liberati, a giugno del 1944, dai goumier marocchini e dai fucilieri senegalesi del generale De Lattre de Tassigny, con licenza di saccheggio e stupro. Nel mentre che i nazifascisti montavano la linea Gotica, da Marina di Massa al mare di Pesaro, che per dieci mesi impegnò i partigiani e le popolazioni, con decine di stragi, Fivizzano, Forno, Vinca, Valla, Bardine, Sant’Anna di Stazzema, Pioppeti di Montemagno, Bergiola, Mezzano.
 


domenica 7 giugno 2026

Giallo sororale

Un titolo anonimo per una vicenda semplice e complessa – in cui una sorpresa copre l’altra, sommando nuovi indizi e sottraendone altri, per un esito impossibile da indovinare. Un giallo britannico ma senza il whodunit, impossibile scommettere sul colpevole. Niente indizi indiziari-risolutivi. Anzi, con una patina di inquietante di fatti realmente accaduti.
Del genere “fratelli coltelli”, in questo caso sorelle. Con furto d’identità, e altri biechi delitti. Anche una resipiscenza, seppure dopo morte. Ryan Deware, Omicidio nelle Highlands, Rai 2, Raiplay

sabato 2 maggio 2026

Il panino

Al Pantheon una ragazza incede radiosa con un panino che porta sulle mani soevate, come un ostensorio, a cinque piani. Che non potrà addentare, ma se ne serve con gli amici, ragazzi grandi e imberbi, per le foto ricordo, in una processione scherzosa. Viene dalla Maddalena, dove all’angolo il paninaro ha una fila lunga metà della piazza. Giovani per lo più, tutti molto pazienti. Ma qualcuno anche in età, per nulla infastiditi dalla lentezza – ogni panino è un’opera a parte, personalizzata.
Era un buco, quello del paninaro sulla Maddalena dietro il Pantheon, pochi mq., e lo è tuttora. Ma per molti anni di poca fortuna, malgrado la posizione strategica, ora negozio Tim o Wind, ora gelateria, benché di marca. Finché non lo ha preso il paninaro. Che, rispettoso del successo, ha anche rilevato un altro angolo della piazza, di fronte al primo. Ma la fila è sempre lunga. E non solo ora di turisti, molti sono perfino italiani - italiani fare la fila, romani? ma la fanno.
Lo stesso si può vedere alla caffetteria del Parco della Musica. Che ha un’offerta molto variata, di cibo cucinato, taglieri, macedonie di frutta, insalate, anche complicate. Ma la fila è sempre per il panino, anche se non assortito o variato. Qui italiani per lo più, per lo più in età.
Per il risparmio? No, il panino costa, anche se farcito miseramente, che una pizza o una minestra in trattoria. Sono i “paninari” della seconda metà degli anni Ottanta cresciuti? No, è la mania del junk food, che sarebbe “cibo spazzatura”, in Italia ribattezzato street food ma sempre quello è, e in America è, da tempo, un grosso problema, inducendo obesità e vari scompensi.

lunedì 3 novembre 2025

Chiese chiuse

Da qualche tempo si può indugiare al caffè a mezza mattina, anche leggersi il giornale, al Cafe Vert, il carro funebre più non staziona davanti a Regina Pacis, la chiesa di quartiere. Si vede che il quartiere si è ringiovanito. Oppure non si fanno funerali, l’incinerazione è tanto più comoda – non c’è più la vita oltre la morte.
Anche il vecchio rom che occupava la postazione ai gradini della chiesa per le elemosine non si vede più – non vecchio a guardarlo ma ingrugnito. Ci manda qualche volta il sostituto, ma è il solito giovane africano svagato, attaccato al cellulare.
Del resto, la chiesa quasi sempre è chiusa. Una volta si entrava nelle chiese, erano aperte a tutte le ore, eccetto la pennichella. Ora è chiusa spesso anche la mattina presto, venendo al caffè prima del lavoro.
Un tempo suonava la campana alle sette meno un quarto, e alle sette le gente entrava per la messa. Poi qualcuno si è lamentato, che le campane danno fastidio, alla mattina, a mezzogiorno eccetera, ha fatto causa e l’ha persa. Ma la chiesa poi si è chiusa. Forse perché ora il parroco fa t
utto da solo, Regina Pacis il parroco ce l’ha, e quando lui ha il raffreddore, o la sera ha fatto tardi, non c’è la perpetua o il sacrestano che apra.

giovedì 23 ottobre 2025

Israele a Beirut

A fine settembre e poi il 6 ottobre un generale israeliano con un arabo perfetto ammonisce, ripreso o rilanciato da tutti i media, che questa o quell’area o quartiere o palazzo di Beirut sarà bombardato dall’aviazione. E poi sui cellulari si poteva avere la pianta esatta dell’area da bombardare. Qualcuno si è anche appostato per vedere il bombardamento.
Nel Libano Sud, bombardato più volte da Israele durante la guerra, e anche prima, da cui chi poteva è sfollato, il tentativo di ritornare dopo la tregua, o comunque di recuperare qualche oggetto ancora utile, è stato seguito da droni. Con l’ingiunzione di aprire casse, valige e altri involucri prima di entrare, se i muri erano ancora in piedi. E di aprire i contenitori all’uscita, per mostrare ciò che si porta via.
Al mercato rionale una persona sconosciuta s’incontra. Che, a parlarci, ha un arabo non buono e anche un inglese non buono. Dice di essere un libanese del Sud che era emigrato in Canada, ora ritornato per vedere se la vecchia casa è ancora in piedi. Dopo questa conversazione è sparito.
(Queste naturalmente non sono cose viste, ma è “come se”, di narrazione affidabile).

 

sabato 4 ottobre 2025

La gita a Roma – aperta per manifestazione

Diario di un normale week-ed a Roma, come sintetizzato da “Roma Today”:
https://www.romatoday.it/attualita/strade-chiuse-roma-4-5-ottobre-2025.html
Sabato 4 e domenica 5 ottobre diversi cortei ed eventi, sportivi e giubilari, modificheranno la viabilità nella Capitale. Ecco una guida utile per muoversi nel primo fine settimana di ottobre. 
Cortei. Sabato 4 ottobre dalle ore 15:00 alle 17:30 da viale Giulio Cesare partirà un corteo per sensibilizzare la cittadinanza e istituzioni sul tema delle persone scomparse. I manifestanti transiteranno per via Marcantonio Colonna e via Cicerone e arriveranno fino a piazza Cavour. Per l’occasione prevista la chiusura a vista al traffico veicolare (compresa pista ciclabile su via Cicerone) e saranno deviate le linee 30, 49, 70, 81, 87, 100, 280, 492 , 913, 990. 
Manifestazione anche a piazzale Ostiense con un corteo che partirà dalle ore 14:30 per sostenere la Flotilla e Gaza. Vietata la circolazione su viale della Piramide Cestia, piazza Albania, viale Aventino, piazza di Porta Capena, via di San Gregorio, via Celio Vibenna, piazza del Colosseo, via Labicana e via Merulana (tragitto del corteo). Entro la mezzanotte tra venerdì e sabato sarà inoltre vietato sostare su piazzale Ostiense, viale della Piramide Cestia tra piazzale Albania e Porta San Paolo, via del Campo Boario da Porta San Paolo a piazza Bottego. Stessi provvedimenti nell‘area di piazza San Giovanni in Laterano, in via Amba Aradam tra piazza di San Giovanni in Laterano e via dei Laterani, nell‘area di parcheggio davanti alla Scala Santa, in piazza di Porta San Giovanni, via Fontana e via Carlo Felice. 
Sport. Sabato dalle ore 06:00 alle 16:00 all’Eur si terrà la World Triathlon Cup di Roma. Per le gare in bici e corsa vietato circolare su viale America, via Cristoforo Colombo, viale Oceania, viale dell’Umanesimo, viale dei Primati Sportivi, via Tiberiade, viale dei Santi Pietro e Paolo, via Tupini e viale America. Saranno deviate le corse delle linee 30, 31, 73, 671, 708, 712, 714, 724, 779, 780, Solito piano mobilità nell’area del Foro Italico invece per Lazio-Torino, partita valida per la sesta giornata di Serie A in programma all’Olimpico nella giornata di sabato 4 ottobre alle ore 15:00. Saranno incrementate le corse dei mezzi pubblici per lo stadio, delle linee 2, 23, 31, 32, 53, 69, 70, 89, 200, 201, 226, 280, 301, 446, 628, 910, 911, 982. 
Raduno in Centro. Dalla mezzanotte sarà istituito il divieto di sosta in tutta l’area di piazza Bocca della Verità per via di un raduno di mezzi storici Fiat 500 che si sposterà dalle ore 08:30 alle 10:30 di domenica. 
Giubileo dei migranti
. Sabato e domenica si celebrerà il Giubileo del Mondo Missionario e dei Migranti. Dalle ore 07:00 sarà vietata la circolazione su via Rusticucci, vicolo del Campanile, via di Porta Angelica e via Scossacavalli. Previsto il transennamento dell’area adiacente a piazza San Pietro per la realizzazione di varchi e la chiusura di piani stradali che interesseranno: via di Porta Angelica/largo del Colonnato, via dei Corridori/largo del Colonnato, via della Conciliazione, altezza via Pfeiffer e via Rusticucci; piazza Pio XII, largo degli Alicorni - da Borgo Santo Spirito a piazza S. Pietro e piazza del S. Uffizio. 
Con chilometri di transennamenti, va spiegato, e lo spiegamento di tutti i vigili urbani – nonché delle forze di polizia – con trattamento di straordinario festivo. Le feste costano caro a Roma.
In compenso si circola facile nelle strade libere. In previsione dei tanti eventi i romani sono fuori per il week-end.

venerdì 26 settembre 2025

Congedo parentale

Sempre più s’incontrano trenta-quarantenni, a giudicare dal fisico, la barba non curata, i capelli trasandati con cura, i tatuaggi, che, dopo aver portato il cane allo sfogo mattutino tra le 8 e le 9, portano il bambino o la bambina all’asilo. Normalmente verso le nove, un po’ in ritardo – tanto non c’è orario. Bambini di due-tre anni, quasi sempre perplessi – specie i maschietti

 Probabilmente per l’uso incongruo del carrozzino, nervoso.
Ci sono asili un po’ dappertutto. Basta un appartamento luminoso, meglio se con un giardinetto – e una laurea, breve, in Scienza dell’educazione. Ora che i megaasili con parco delle suore, di cui il quartiere era pieno, sono deserti, e quelli pubblici sono uno solo. In alternativa, si vedono gli stessi genitori, tra le 11 e le 12.30, gironzolare per il parco di quartiere. Non all’angolo giochi: lì il bambino, per quanto accudito, ci mette nulla e buttarsi dall’altra parte dello scivolo, dalla torretta, o a rovesciarsi sull’altalena, per quanto bassa e bene ancorata – lì ci sono bambinaie, mamme, sorelle, e qualche nonno. Forse perché pazienti, o rassegnati.  
Al parco questi padri, si presume, giovani procedono al cellulare. E come accigliati. Per sentire meglio ciò che viene detto, o scontenti? Hanno paura? O si aggrotta sempre la fronte quando si lavora e non ce ne accorgiamo? Anche loro, evidentemente, se non sono in congedo parentale, lavoreranno da remoto - fanno smart working.

domenica 21 settembre 2025

Smart working

S’incontrano trenta e quarantenni a spasso col cane non più soltanto alle otto di mattina e alle sette di sera, da qualche tempo anche alle 13-14. Anche da qualche anno. Sempre accigliati, anche per l’uso generazionale della barba, necessariamente scura e cupa - parliamo di uomini, in prevalenza: portare il cane a spasso per i suoi bisogni è bene una fatica, per quanto uno ci possa giocare o dialogare. Ma come afflitti.
Lo stesso avviene per quelli, ma sono molti meno, che attorno alle 11-11,30 portano a spasso il bebé in carrozzina. Come distratti, perfino bruschi nelle manovre. Non amorevoli, e anzi infastiditi dagli anziani che fanno le moine al passaggio.
Questo si può capire, il divide generazionale è un fatto. Ma sono irritati dall’incombenza canina oppure dal non far nulla?
Però, che tanti trenta e quarantenni non lavorino, a ripensarci, non è normale. E loro stessi sembrano pensarlo e dirlo, quasi sempre attaccati al cellulare – i più vanno con le cuffie, ora invisibili, quelli che danno l’impressione a incrociarli di parlare da soli. È l’effetto covid, pare, lo smart working o lavoro da remoto che sostituì la presenza in ufficio o in azienda, e da allora è pratica, pare, comune, il lavoro a distanza, in audio e in video. Con risparmio, così si dice, per chi lavora e anche per le aziende e gli uffici, sul pendolarismo, sul parcheggio, sui pasti fuori, sui consumi di elettricità, sulla carta, sul riordino e le pulizie, etc.. O solo con la convenienza? Ma poi, si vede, soli vengono i cattivi pensieri.  

domenica 1 giugno 2025

L’invasione di Roma – per favore, mi faccia un Giro

Tutto fermo a Roma sabato 31 maggio. Anche domenica 1 giugno. La città è stata chiusa perché il pomeriggio della domenica serva da pista per l’ultima tappa del Giro d’Italia – tappa si sa, da tempo ornamentale, il Giro è già finito: i ciclisti girano e rigirano, tra San Pietro, il Colosseo, la Colombo fino a Ostia, tornano indietro, e riprendono il giro, chiacchierando per la noia, finché non hanno fatto i 140-150 km. regolamentari.  
Dice il sindaco che è uno spettacolo per i romani. Ma non ce ne sono molti ad aspettare la “carovana”. Forse perché non ci sono grandi nomi. Quest’anno fa anche molto caldo, e il percorso è al sole.
Dice il sindaco anche che il Giro porta a Roma in una sola giornata 170 milioni. Si basa su uno studio della banca Ifis, milanese, commissionato da Urbano Cairo, patron del Giro, per giustificare gli incomodi che la corsa porta a città e paesi. Dice lo studio Ifis che il Giro vale 2,1 miliardi di benefici per i 580 Comuni coinvolti – compresa Tirana, la capitale albanese. Di cui 175 milioni per Roma, la  beneficiaria maggiore.
Per Roma lo studio prevede: l’arrivo di 700 mila “girofili”, “dal Piemonte o dalla Sicil1ia”, con una spesa media di 290 euro. Di cui il 31 per cento per lo shopping, il 28 per l’alloggio, il 19 per cento per il food, l’11 per cento per i trasporti, taxi inclusi, un altro 11 per cento per gli svaghi (Colosseo e altri monumenti). Ma forse è stato un giro al risparmio. I girofili dalla Sicilia non sono venuti, troppa fatica, e nemmeno dal Piemonte - e anche i romani, si sa, sono snob, e poi sabato e domenica hanno il mare vicino. Né c’è stato da circolare, essendo stati bloccati i mezzi pubblici e i taxi, oltre quelli privati, e chiusi i monumenti. Per due giorni. Alberghi, ristoranti, negozi sono rimasti vuoti,  perché irraggiungibili.
Settecentomila non si sono visti. Neanche sotto forma di turisti, hanno preferito altri giri. C’era in compenso molta Polizia, con moltissimi vigili. Questi sì, devono avere gonfiato la spesa, ma a carico del sindaco
. I vigili a Roma sono 6.600. Il sindaco assicura che 1.600 di loro hanno vegliato sul buon esito del Giro. E questo significa un sacco di straordinario notturno, che a Roma scatta alle sedici, e di straordinario festivo (c’è anche il festivo notturno?), che i vigili possono avere condiviso in turni da 1.600. Ci sono poi le transenne, mercato fiorentissino per cortei e manifestazioni: migliaia di transenne da noleggiare, nonché da mettere e togliere.

Il sindaco di Roma ci sta abituando alle feste. Una ne ha pagata per un raduno del suo partito a piazza del Popolo. Ora questa in onore del patron del Giro, Urbano Cairo, che è anche padrone del “Corriere della sera” e dell’emittente tv “La 7”. Con qualche sacrificio, e anche con beneficio?

   

sabato 29 marzo 2025

Problemi di base geostorici - 850

spock


Il Canada, una piccola enclave tra l’Alaska e i Grandi Laghi?
 
Quand’è che il Messico si è staccato dal Texas?
 
Ma, poi, l’America non era dei vichinghi, passando per la Groenlandia?
 
Trump ci fa o ci è, il capo del mondo libero?
 
Il mondo libero non è più libero?
 
“In un mondo rovesciato, il vero è un momento del falso”, Guy Debord?
 
spock@antiit.eu

sabato 21 dicembre 2024

Meloni signora di Bruxelles

Eccezionale, senza precedenti, la convergenza fra Italia e Ue – Meloni direbbe la convergenza Ue sull’agenda italiana. O fra Italia e Germania - von der Leyen si regola sulla Germania, su quella in fieri con le nuove elezioni. Sull’immigrazione. Sulla transizione verde, Un po’ sull’unione bancaria – senza che nessuno le chieda della mancata ratifica del nuovo Mes, il meccanismo europeo di stabilità del mes. S ugli accordi con l’America Latina (Mercosur): le obiezioni e i limit italiani trovano accoglienza a Bruxelles, quelli di Macron valgono come “dispetti”. E sull’Ucraina: sostegno all’Ucraina senza avventurisni - le balorde sbruffonate di Macron sulla guerra alla Russia (“tenetemi sennò faccio sfracelli” - ha sopravanzato polacchi e baltici, ed è tutto dire).
Tanto più, a proposito di Ucraina, emerge Meloni al confronto con i due leader dell’Europa reale, da tempo in difficoltà, nei rispettivi Paesi e tra di loro. Scholz non parla con Meloni, ma fa com se, e ora comunque è fuori.
La transizione green sempre più si manifesta, dopo le insistenze meloniane, come una strategia di mercato – rinnovare tutto il parco automobilistico. Un affare da molti miliardi di miliardi, con scarso o nessun effetto sull’inquinamento. O il rifacimento di tutto l’edilizia in venti anni…. – come? con quali soldi e con quali forze o organizzazioni produttive, e con che materiali?
Anche l’immigrazione Meloni ha riportato ai suoi dati veri. L’Europa ne ha bisogno. Ma non può accettare, anzi ha l’obbligo di prevenirli e punirli, i mercanti dell’immigrazione: non si possono tollerare barche, barchini e barchette in giro per il Mediterraneo, con migliaia di morti, l’anno. La soluzione, accettabile per tutti, non è semplice, ma si può organizzarla – “piano Mattei”: regolare con intelligenza i “ricongiungimenti familiari”, introdurre “l’atto di richiamo” di mallevadori (parenti, conoscenti) già integrati nei paesi di destinazione, aprire agenzie locali di reclutamento, con visite mediche, visti, biglietti di viaggio.

sabato 28 settembre 2024

Idillio

Il tempo cambia rapidamente mentre saliamo in montagna. Quando arriviamo a Carmelia è tutto nuvolo. E il “Cavallino”, il bar-cucina della signora Liliana, è già chiuso. Tornersene a casa? Provare a Zervò, dalla “sciditana”, la signora Scarcella, lei esiste, per la stagione dei funghi e per la caccia. Ma è una strada lunga. Ma tornarsene a casa digiuni è ancora più lungo. Decidiamo per Zervò.
All’incrocio di Colella, sotto la faggeta, una jeep della Forestale che era lì ferma si accoda.  
La strada segue le sinuosità del terreno, una curva dietro l’altra. E buche larghe già dopo le prime piogge, bisogna destreggiarsi - è una strada ex Comunità Montana, di cui la Provincia malvolentieri si prende carico.
Curva dietro curva, e buca dietro buca, il percorso sembra interminabile. Ora pioviggina anche. Ma la jeep dei Forestali è sempre dietro. Sarà il caso di chiedere a loro se ci vuole ancora molto, e se la strada è percorribile? Se il rifugio è ancora aperto? Ma fra un’incertezza e una buca siamo arrivati.
Una ragazza viene a prenderci con l’ombrello, Elvira. È la figlia della signora Colella, è salita “a dare una mano”. È una giovane sorridente, ricciuta, garbata.
Ora pioviggina. Il giardino appare più bello, l’erba più verde, le ortensie più blu, e le roselline più rosse. Ma è venuto umido, e come freddo.
Daniela si offre di accendere il camino. Ha poco da fare, la fiamma prende subito, viva e alta: pranzeremo alla luce del fuoco. Ma si alterna, è contenta anche di parlare con i militi, sono giovani, hanno l’aria di ritrovarsi.
Quando apparecchia la provochiamo:
- Due ore di servizio senza problemi.
Risponde risentita, quasi a un’offesa personale:
- Vi credevano cercatori di funghi senza permesso.

mercoledì 25 settembre 2024

La tavolata a Zervò

È rimasto l’unico posto dove avere un caffè o ordinare le tagliatelle ai funghi in Montagna: una capanna di lamiera ondulata. A fronte dei giganteschi edifici del Sanatorio, che è diventato il nome del luogo senza averne mai avuto la funzione – edifici non finiti nel Quaranta, allo scoppio della guerra, riadattati nei 1990 a comunità di recupero per giovani drogati, e poi di nuovo abbandonati. Un prato curato fronteggia la capanna, delimitato da ortensie blu.
Fa ancora caldo. Sul prato giocano bambini, in gran numero. Le femmine più mobili, i maschi più applicati, all’oggetto, lo strumentino, il meccanismo da svitare. Si vedono ma non si sentono. Sdraiati a gruppi, attorno a giovani donne accosciate, o non del tutto giovani. Che si applicano a ognuno di loro. Saranno una colonia estiva, gli sgoccioli di una colonia, oggi è anche domenica.
Sotto la tettoia si prepara un banchetto, sembra. Un grande tavolo viene apparecchiato, per venti, trenta coperti. Uomini cominciano ad affluire, tutti si direbbe eguali, complessione massiccia, capigliatura folta a corta, colore scuro, sneakers immacolati, shorts e maglietta, fa ancora caldo, depilati e tatuati. Le ragazze con i bambini a mano a mano hanno già preso posto. E anzi già mangiano. Non sembra possibile ma sta succedendo: sono parenti e amici che passano la giornata insieme, con i figli. I bambini quando hanno finito si alzano per una sgambata, e poi ritornano, ognuno al suo posto.  

lunedì 23 settembre 2024

Ma Afd ha vinto

La popolarità del ministro-presidente uscente del Brandeburgo, il socialdemocratico Woidke, in carica dal 2013, ha evitato l’umiliazione. Ma l’esito vero del voto ieri è la consacrazione dell’estrema destra di Afd, arrivata seconda per un punto percentuale, 29,4 contro 30,7. In un Land da sempre governato dalla Spd, il partito socialdemocratico, la destra neonazi si conferma al 30 per cento. Sempre in un Land ex comunista, ma qui attorno a Berlino, non nella remota Turingia.
L’ascesa di una destra filonazista è una novità assoluta in Germania e in Europa. Tanto più per essere in crescita elettorale rapidissima, di pochi anni. Alla sua prima elezione, nel 2017, era il terzo partito più forte, col 13 per cento circa del voto – a cinque anni dalla creazione di Afd. Nel 2021 sembrava in regresso, al quarto o quinto posto, col 10 per cento. Nel voto regionale di questo autunno è al 30 e più per cento.

La Germania non è nuova cambiamenti di direzione politica rapidi in massa. Il voto regionale di questo autunno richiama molto il 1931-1933. Afd al 30 per cento mette a rischio la stabilità della Germania e dell’Europa. Ha ancora un ostacolo nella Cdu-Csu, che però in questa mini-tornata elettorale appare anch’essa indebolita. Il ruolo storico della Dc tedesca è stato di prevenire e svuotare ogni deriva estremista, ma Afd ha rotto la diga, in appena dodici anni di esistenza, avvantaggiandosi dello spostamento della Cdu-Csu a sinistra operato da Angela Merkel.

martedì 17 settembre 2024

La famiglia femmina

Uscendo di casa alle 7, anche alle 8, s’incontrano persone sole che portano a spasso il cane, pensose, solitamente uomini. Alle 11 invece esce dal bar, dopo il caffè\cappuccino?, una donna anziana, un po’ curva, che prende ad andare sul marciapiedi avanti e indietro, forse allarmata, forse stufa o nervosa. Seguita a minuti, meno, da una giovane con cagnetto al guinzaglio, docile. Seguita a sua volta da una bambina ricciuta che le saltella attorno. La giovane dice qualcosa alla bambina, sarà la baby-sitter. Poi una carrozzina si fa strada dal locale, guidata da una donna robusta, con un infante che guarda perplesso succhiandosi il dito – è una bimba, ha fiocchi e maglie rosa. 
La donna si volta mentre procede dando consigli o impartendo istruzioni. Viso triangolare, occhi indagatori3.0

0, sorriso arguto dominante: primadonna attrice, manager, direttrice, dà un ordine senza parlare alla processione. Che così ora si presenta: bisnonna, nonna, figlia, nipotini? La donna anziana va via col cagnetto docile, la primadonna si avvia col carrozzino e la neonata, la ragazza madre segue, con la figlia che le saltella attorno. Quattro generazioni in pochi metri in pochi anni, tutte donne.

lunedì 16 settembre 2024

L’Africa all’edicola

Il ragazzo nero davanti all’edicola, a ore e giorni alterni, quando capita, sta indolente, appoggiato al lampione, ascolta intento ai miniauricolari, e parla – avrà un minimicro all’occhiello. È immerso a lontano, nel suo mondo telefonico, non guarda e non ringrazia nemmeno, solo un gesto del capo, chi gli offre mezzo euro, dopo attenta ricerca, anche un euro – il quartiere è di borghesia progressista.
I primi Antonio li rimproverava – Antonio è un ex cooperante che ha molto a cuore gli immigrati (una famiglia l’ha anche adottata, nel senso che li invita la domenica a pranzo a casa, e paga per i libri e l’abbigliamento di uno dei figli a scuola). Ma è molti anni fa ormai. Antonio diceva: “Non ti vergogni, alla tua età?”, e “devi cercarti un lavoro, anche mal pagato”, le solite cose.
Il ragazzo non viene tutti i giorni, e non viene presto, quando più gente passa dall’edicola. Avrà di meglio altrove, o vorrà dormire. Viene alla mezza mattinata, quando dall’edicola passano i suoi benefattori, persone mediamente di mezza età che con piacere, si vede, lo ritrovano – l’alternanza dei giorni aiuterà anche ad accrescere il peso dell’elemosina, tra l’attesa e il ritrovamento.
Avendo conosciuto l’Africa prima di lui, lo si compiange vittima di decenni di malgoverni e ruberie – non vige purtroppo nella politica continentale la distinzione tra pubblico e privato, interesse (e denaro) pubblico e interesse privato. Ma lui non lo sa. Non ha nemmeno coscienza che sta chiedendo l’elemosina, la cosa non lo umilia. E questo abbatte, molto.
Lui è tranquillo, sconta la disattenzione e anche il rifiuto, non gliene frega - il suo poco sarà molto? farà il palo? è di una tribù di questuanti? È l’africanista che destabilizza, la delusione dell’illusione.