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sabato 2 luglio 2022

Crisi da pecore

La crisi politica, nel mezzo della guerra, dell’inflazione, e di un autunno senza più gas, con Conte al Quirinale e Draghi rientrato precipitosamente dal vertice Nato, è stata azionata da De Masi, a “Un giorno da pecora”, trasmissione radio Rai che wikipedia dice satirica? Così è. De Masi alla radio dice che Draghi “continuamente” parla male di Conte. E richiesto dal “Fatto Quotidiano” di spiegarsi, il giorno dopo aggiunge che Draghi “manda a Grillo messaggi sulle cose da fare” e anzi gli ha chiesto di “rimuovere Conte perché inadeguato”.

Può darsi che De Masi sia all’orecchio di Grillo, entrambi hanno una certa età, e quindi cinquanta o sessant’anni fa pensavano e facevano la politica in un certo modo – allora si entrava nel mestiere attraverso la goliardia universitaria. Entrambi potrebbero per esempio pensare che passare dalla partecipazione al governo all’astensione, vecchia ricetta dei partiti sconfitti alle elezioni, per esempio il vecchio partito Socialista, serva a riguadagnre le posizioni. Ma De Masi è, è stato, un sociologo del lavoro, “il cui pensiero”, dice l’autobio su wikipedia, “è molto studiato e diffuso in Brasile”.

Cronache dell’altro mondo – care (196)

“La guerra ha spinto in alto il prezzo del petrolio, alcuni analisti lo vedono anche a 200 euro al barile: per quanto tempo gli automobilisti americani e i drivers nel mondo dovranno pagare questo sovrapprezzo?”, domanda un giornalista al presidente Biden a Madrid a margine del vertice Nato. “Per il tempo che ci vuole”, è la risposta, “perché la Russia non possa di fatto sconfiggere l’Ucraina e spingersi oltre l’Ucraina”.
“Questa guerra è sul futuro dell’ordine liberale mondiale”, ha spiegato subito dopo alla Cnn il direttore del National Economic Council della Casa Bianca, Brian Deese. In risposta alla domanda: “Gli analisti militari, il direttore della National Intelligence, tutti dicono che questa potrebbe essere una guerra lunga, di anni. Ma è sostenibile, le famiglie possono pagare 5 dollari a gallone di benzina per mesi, se non per anni?” “Quello che il presidente ha detto oggi”, la risposta, “è una chiara spiegazione della posta. È in gioco il futuro dell’ordine liberale mondiale, e dobbiamo stare saldi”.
 
La serie di sentenze della Corte Suprema che rinviano agli Stati la legiferazione in materie sensibili, sanità, scuola, immigrazione eccetera, sottolinea che i poteri federali sono residui nel sistema americano rispetto a quelli statali. Lo erano fino a qualche tempo fa soprattutto nell’opinione liberal, mentre ora sono motivo di battaglia conservatrice. Ogni anno il Congresso federale destina una media di 12 miliardi di dollari in contributi a ognuno dei 50 Stati federati. Che per uno Stato poco popolato come il Nuovo Messico significano 9.700 dollari pro capite.

La guerra non tocca la Russia - 3

Lo “yacht di Putin” anche quest’anno non manca al Forte dei Marmi. Ormeggiato al largo, in bella vista dal Golfo dei Poeti all’Elba. Normalmente all’ombra, grigio scuro, quasi da flotta navale, quest’anno al sole, luccicoso. Sarà lo stesso che i servizi segreti gli hanno sequestrato al porto di Carrara, dove svernava? O è quello che Fabio Genovesi (o chi per lui?) opinava, uno yacht affittato in pianta stabile l’estate dall’azienda del turismo del Forte, facendolo chiamare “lo yacht di Putin”?
Di fatto è che i russi, e gli ucraini, sono tornati al Forte dei Marmi, dopo i due anni di assenza per la pandemia. Separati, ognuno nelle sue magioni e ai suoi banchetti – non festeggiano se non con baldoria e grandi spese. Ma a volte insieme. C’è la signora russa che ha come aiuto in casa una ucraina. La quale si rifiuta di continuare a lavorare, per protesta contro la donna. Che non si offende ma obietta, dice “La Nazione”: “Io non sono un Paese”.
Gazprom non paga il dividendo, e sprofonda in Borsa. In realtà non “si” paga il dividendo, il flottante essendo irrisori: fa economia di guerra. I risultati sono i migliori di sempre. Con i prezzi del gas raddoppiati e quasi triplicati.
È Gazprom che taglia le forniture alla Germania. La Germania ha rinunciato alla secondo condotta dalla Russia saltando paesi Bartici e Ucraina, il Nord Stream 2, e Gazprom taglie le forniture del Nord Stream 1. Il Nord Stream è – era – un progetto per saltare (assicurare le forniture saltando) i paesi Baltici e l’Ucraina, che la Germania sponsorizzava.

Pasolini paroliere

Pasolini chansonnier e musicofilo. Filato e preciso Pantalei apre un nuovo filone di lettura di Pasolini, per un aspetto da lui molto curato ma trascurato dalla critica – se non per la scelta delle musiche da film, di solito Bach. Per il nutrito canzoniere da lui scritto per Laura Betti, Gabriella Ferri e Domenico Modugno, e altri reperti, in costanza di tempo. Pantalei anticipi i risultati di uno studio che sta portando a conclusione per un dottorato a Cambridge, dove prova a collocare la ventina di canzonette scritte da Pasolini all’interno dell’opera poetica, integrandole con quella che chiama “la produzione maggiore”.
Pasolini era “dottissimo anche musicalmente”, avendo studiato violino e pianoforte da ragazzo, privatamente e al ginnasio di Reggio Emilia. Si sa della cura con cui sceglieva le musiche da film. Ma già l’Academiuta di lenga furlana, che è la sua prima avventura poetica, lo vide esercitarsi in vilote, nota Pantalei, “componimenti poetico-musicali popolari d’origine veneta affini al primo Lied tedesco e alla vilanella”. Coadiuvato da una musicista professionale, l’amica violinista Pina Kalz.
Grande sarebe stata l’influenza di Pasolini sui cantautori degli anni 1970, in Italia e fuori: De André, De Gregori, Endrigo, Baglioni, Patti Smith, Scott Walker e Morrissey degli Smiths, tanti sarebbero in debito con lui. Due composizioni, “I ragazzi giù nel campo” e “C’è forse vita sulla terra?”,  riadattate da Dacia Maraini, musicate dal premio Oscar Manos Hadjidakis, sono parte della colonna sonora di “Sweet movie”, 1974, un film di Dusan Makavejev. 
Giulio Pantalei,
Pier Paolo Pasolini paroliere. L’epica in forma di rock, “Il Giornale”, free online

 

venerdì 1 luglio 2022

Ombre - 622

Si vendono, in boutique e all’Ovs, quindi per grandi numeri, shorts maschili senza la patta – unisex, dicono le commesse. Nel nome di che cosa, di quale diritto – a parte la scomodità? Sarà il secolo della stupidità, dalla guerra alla patta?

 

Grillo ha perso alcune elezioni e non vuole perdere le prime pagine dei giornali. Con una vecchia idea dei perdenti: darne la colpa al governo e passare dalla presenza organica al sostegno esterno - da negoziare volta per volta, Grillo è il vecchio politicante più vecchio di tutti. Mette per questo in giro la voce che Draghi gli ha chiesto la testa di Conte - come se Draghi fosse un cretino, pensasse che Conte conti qualcosa.


“Erdogan trova l’intesa e ritira il niet alla Svezia e alla Finlandia nella Nato”. Ci sarà un perché, ma no si scrive. Il presidente turco voleva indietro gli insorti curdi rifugiati nei due paesi. Li ha avuti, li avrà? Si fa la Nato contro i diritti elementari dei rifugiati politici? O è il fascino del maschio Erdogan sulle democrazie nordiche – certo, non al livello di Mark Rutte, 1,93, ma sempre ben piantato, 1,85?

 

Perché Draghi non vuole Putin al G 20? Perché uscirebbe dall’isolamento? No, Putin non è isolato. È isolato dall’Europa e – in parte – dagli Stati Uniti.

 

Si ormeggia il rigassificatore nel porto di Piombino, una fabbrica galleggiante ad elevato rischio, di 300 m. di lunghezza per 40, senza valutazione d’impatto ambientale. È decisione democratica, cioè del Pd.

 

L’insuperabile del Mundial 1982 Claudio Gentile spiega a Crosetti su “la Repubblica” che nel 2006 doveva passare da allenatore della  Under 21, con cui aveva vinto l’Europeo, e un bronzo all’Olimpiade (unica medaglia olimpica del calcio), alla Nazionale maggiore. E perciò disse no a Boniperti che lo voleva alla Juventus. “Ma il commissario (Figc, federazione calcio, n.d.r.) Guido Rossi bloccò tutto”. Che commissario del calcio contro la Juventus fosse un consigliere d’amministrazione dell’Inter, l’avvocato dei ricchi Guido Rossi, è l’ultima stranezza di Calciopoli. 

 

Martedi Saipem annuncia l’aumento di capitale. Mercoledì il titolo crolla in Borsa del 23 per cento, giovedi dell’8, venerdì di nuovo del 23 per cento. Lunedì parte l’aumento shortato e Saipem rimbalza del 44 per cento – martedì di ben il 70 per cento. Tutto facile, alla Borsa di Milano.

 

Del Vecchio, come già  Angelo Rizzoli, veniva dall’orfanotrofio, e ha debuttato come operaio. La favola del self-made man, che si vuole americana, puritana, protestante, è ben cattolica. Come tutto il capitalismo, pratiche e riti – già nell’Italia guelfa-ghibellina del Due-Trecento. Mondadori è un altro, figlio di un calzolaio, di paese. O Doris, il ragioniere veneto che vendeva porta a porta i prodotti Antoniano - “l’uomo che inventò il futuro” di Ozpetek.. O l’ex patron dell’Inter di Rummenige, Matthäus, Klinsmann, Brehme, Ernesto Pellegrini. Come lo stesso Berlusconi in definitiva, che mezza Italia odia perché lo invidia – uno che non ha fatto male a nessuno (non ha nemmeno licenziato mai un giornalista, pratica corrente dei suoi concorrenti progressisti, gli Agnelli o De Benedetti).

 

Con Lucca e Pistoia sono sette i capoluoghi toscani passati alla destra: Massa, Lucca, Pisa, Pistoia, Arezzo, Siena, Grosseto. Rimangono a sinistra Firenze, Carrara, Prato e Livorno (già passata ai 5 Stelle). I presidente della Regione Giani, socialista del Pd, ha vinto due anni fa grazie al voto di Firenze, nelle altre province ha vinto la sfidante di destra Ceccardi.

 

Perché prendere un calciatore come Di Maria, affidabile ma non un genio, che ha 35 anni, corre poco, e ha cercato in tutti i modi una squadra che non fosse la Juventus? Dirigenze incapaci? O giri di denaro?

 

Un tentativo di rilanciare la cittadinanza attiva, limitandola allo jus scholae, aver frequentato almeno cinque anni di scuola in Italia, vede la maggioranza a favore (17,5 per cento molto favorevole, 41,5 abbastanza). In tutti i partiti. Eccetto la destra: Fratelli d’Italia (28 per cento poco d’accordo, 33 per cento per nulla), e  Lega (25 e 27). I partiti della destra, nazionale, patriottica, demografica, vogliono l’Italia deserta.

 

Protesta la famiglia di Andy Rocchelli, il fotoreporter italiano ucciso, insieme con l’interprete, nel maggio 2014 in Ucraina da un soldato ucraino-italiano (ha due cittadinanze), Vitaliy Markiv, deliberatamente, malgrado le insegne stampa, perché il suo interprete era russo, nella guerra civile nel Donbass che ha fatto da allora 40-50 mila morti. Ucciso da Markiv a colpi di obice, puntato ripetutamente contro la macchina dei malcapitati, fino alla sua distruzione. Un terzo passeggero sopravvisse, il fotoreporter francese William Roguelon, e denunciò l’accaduto. Che superiori e commilitoni di Markiv confermarono.

Markiv è stato assolto in Appello e dalla Cassazione per un vizio di forma: i suoi commilitoni andavano interrogati come indiziati di reato, quindi col difensore, e non come testimoni. La giustizia è inflessibile.

 

Non c’è linguaggio americano che non venga adottato, purtroppo, ancora, e quindi c’è anche la cancel culture. Un professore del liceo scientifico di Pistoia, intitolato al duca d’Aosta, ha proposto, e il consiglio dei docenti subito approvato, di cambiare il nome. È stato l’ultimo atto di sinistra si una città che improvvisamene, l’altra domenica, si è trovata dopo ottant’anni di destra, ampiamente.

 

Di fronte alle non motivazioni dei docenti di Pistoia – i Savoia erano collusi col fascismo – fa senso la lettera che un nipote (collaterale) del duca d’Aosta, Aimone, ha indirizzato a Pistoia, per spiegare con compostezza che il prozio non era fascista,semmai un eroe di guerra, a cui i nemici inglesi tributarono gli onori. Non c’è apprezzamento in Italia per la guerra degli Italiani, a Addis Abeba come a El Alamein. E questo è già strano. Ma non c’è memoria storica di niente – il docente della cancel culture è di Storia.

 

Il (futuro) re britannico Carlo con la (futura) regina Camilla debutta nelle veci dell’anziana madre Elisabetta II, in Ruanda. Tra tutti i paesi Commonwealth. Quello dove il primo ministro britannico Johnson ha deciso di deportare gli stranieri che non gli piacciono. Per fare un favore a un primo ministro di nessuna autorità morale. Una regalità ch è adorata, specie in Italia.

Il buen retiro di Savinio

Un tributo straordinario a Savinio, alla casa cui ha dedicato molte memorie, la villa-dacia disegnata e costruita dal suo amico genio universale Enrico Galeassi in funzione di architetto. Bonuccelli, ornitologo dilettante appassionato,  ne ha fatto il luogo privilegiato di osservazione della avifauna nella grande macchia mediterranea, con una presenza costante favorita da Angelica Savinio e poi dalla di lei figlia, Enrica Antonini. E il risultato è un album tanto bello quanto accurato - grazie anche alla collaborazione di Paolo Bongi per le didascalie, biologo e tecnico faunistico.

"Tutti i giorni Antonio segue con amore i suoi uccelli", testimonia la nipote di Savinio, "lì nutre e li abbevera nell'apposito capanno di frasche che ha costruito in giardino per poterli osservare più da vicino". Un tributo paradossalmente saviniano a Savinio, di discrezione e minimalismo.

Antonio Bonuccelli, Poveromo. Gli uccelli del giardino di Villa Savinio, Ambito Yerritoriale di Caccia - Massa, pp. 91 ill. € 15

giovedì 30 giugno 2022

A Sud del Sud - il Sud visto da sotto (496)

Giuseppe Leuzzi

Si scrive molto di Giuliano da Empoli, che col romanzo “Il mago del Cremlino” ha raccontato con due anni d’anticipo Putin e la sua “Operazione Speciale”. Menzionando che vive a Parigi, dove insegna Politica comparata a Scienze Politiche, e che è stato consigliere politico di Renzi. Non che è figlio di Antonio, calabrese, economista, direttore dell’ufficio economico della presidenza del consiglio con Craxi a Palazzo Chigi, bersaglio per questo di un attentato della Unione dei Combattenti Comunisti. Vige sempre la milanese  damnatio memoriae dei socialisti? La disinformacija di matrice (ex) sovietica? O la paternità non conta per essere calabrese?

 

Si proibiscono le processioni al Sud perché sono mafiose, si restaurano a Milano per invocare la pioggia - un triduo di processioni nella diocesi, patrocinate e guidate dall’arcivescovo. Però. Può darsi che la chiesa sia in confusione, ma non c'è altra saggezza : al Sud sono mafiose anche le processioni.

La povertà assoluta coinvolgeva nel 2000 secondo l’Istat 954 mila famiglie, il 4,3 per cento delle famiglie italiane, per 2 milioni 937 mila persone, per il 71 per cento al Sud, quasi tre su quattro, dove però vive – viveva – un terzo della popolazione nazionale. Nel 2021 le cifre sono peggiorate: in povertà assoluta l’Istat conta 1,9 milioni di famiglie, il 7,7 per cento del totale delle famiglie, per 5,6 milioni di individui, il 9,4 per cento della popolazione - per il 10 per cento della popolazione al Sud. Ma non si trovava nel 2000 e non si trova oggi tanta povertà, in nessun angolo del Sud – non quanta, “a naso”, se ne può supporre in certe periferie urbane di altre zone d’Italia.

Una ragazza quindicenne, nata da genitori siciliani in un paesino del milanese, dove ha fatto l’asilo, le elementari, la media, e ora il liceo, non ha “una sola amicizia” in paese. È socievole, sorride interiormente, non mostra complessi. Ma le sole amicizie ritiene quelle estive, agostane, con i genitori al paese in Sicilia – che ora col cellulare, da cui non si stacca mai, sono frequentazioni quotidiane. Le differenze etniche superano ogni programma o piano d’azione. La ragazza è cosciente dell’anomalia di essere cresciuta senza un’amicizia, anche solo infantile.

A Verona l’ex sindaco per dieci anni Flavio Tosi si ricandida, con la moglie Patrizia Bisinella e la sorella Barbara in lista. Non lo fanno sindaco di nuovo, ma tutt’e tre li eleggono al consiglio comunale. Familismo? No, è una curiosità, e un successo.

Sul lungomare in Versilia un suv con targa svizzera deve svoltare a sinistra ma non sa dove: a ogni semaforo si posiziona sulla corsia di svolta, per poi con un guizzo riportarsi su quella di proseguimento. In Svizzera, approssimandosi a Ginevra, il tentativo di cambiare corsia, senza guizzi, segnalando e aspettando, rimedia una serie di insulti alla targa italiana. Da parte di facce “marocchine”, è vero, magari di italiani immigrati, magari meridionali. Non c’è più “svizzero” (leghista, spregiatore, odiatore) del meridionale integrato, in qualche modo.

 

La sete

Si sia nati in un paese di cinque-seimila abitanti, da tempo dimezzati, per emigrazione e ridotta fertilità, dove però da tempo, almeno quarant’anni, forse cinquanta, manca l’acqua. Manca d’estate naturalmente, a luglio e agosto, quando cioè dell’acqua c’è più bisogno: è razionata, e insufficiente. Un paese di montagna, che s’immaginerebbe invece – come in effetti è – contornato da torrenti, e quindi dall’acqua.
Questa non è una simulazione, è un fatto reale. È che l’acquedotto è di prima della guerra. Dopo è stata rifatta la rete urbana, sostituendo i tubi di ferro con quelli moderni di plastica che non arrugginiscono. Anche per favorire i nuovi consumi, seppure a popolazione dimezzata, delle lavatrici e dei bagni doppi. Ma l’acquedotto no. Continua ad avere un serbatoio a regola d’arte, sembra una reggia, quasi monumentale, che raccoglie l’acqua. La quale poi sparisce.
In tanti anni non ci sarà stato tempo per rimediare? Il tempo sì, il rimedio no. Ma succede a questo paese come a tutta la rete idrica italiana. Ferma, al meglio, al ventennio. In Puglia e altrove – si menziona la Puglia perché trent’anni fa, quando l’Enel privatizzato e gestito dal pugliese Franco Tatò decise di entrare nel business acque, e di comprare l’Acquedotto Pugliese, si scoprì che perdeva più della metà dell’acqua che prendeva in Basilicata – e ancora la perde. 
Oggi, con la siccità persistente, il problema si anticipa, a tutta l’Italia. È l’effetto del riscaldamento del pianeta, da tempo previsto, in dettaglio, dai climatologi. Le portate dei fiumi, compresi il Po, il Tevere, l’Arno, sono in calo dal 30 al 70 per cento. I laghi sono “riempiti” per percentuali irrisorie, il 14 per il lago di Como, il 18 il lago Maggiore, il 37 per cento il lago d’Iseo – solo il Garda supera il 50 per cento, al 52. Ed è un tempo meno caldo di quanto è previsto nei prossimi trenta anni. E l’Italia è il paese più ricco d’acqua d’Europa. Più delle piovosa Gran Bretagna. Più della Francia, che ha una superficie poco meno del doppio dell’Italia. Ma tutto è in abbandono: i laghi, i fiumi, i bacini idroelettrici, gli acquedotti – disperdere la metà della capacità è normale (ufficialmente è il 42 per cento). Sui 200 miliardi del Pnrr salvifico europeo l’Italia destina all’acqua l’1 per cento –le mance per gli appaltatori.     
Il problema del Sud è sempre l’Italia. 

 

I Borboni non erano i peggio
Attorno ai Borboni, al Sud identificato con i Borboni, è sempre polemica: retrogradi, baciapile, asssolutisti. Ma i Borboni napoletani sono vittime della più larga faida eurpoea tra le forze liberali e quelle assolutiste, in corso da metà Settecento fino a metà Ottocento, senza loro colpe specifiche, o allora limitate. Sono i Borboni di Francia e di Spagna che la rivoluzione e il liberalismo, compresi in Francia gli Orléans, combatterono da metà Settecento a metà Ottocento come capifila della reazione antilluminista, antiliberale, antimassonica. Nella quale però i Borboni di Napoli non furono specialmente attivi, non con Ferdinando IV e i successori. Barcamenandosi tra il costituzionalismo e la reazione, in entrambe le direzioni su pressione inglese.
Napoli e il Regno sono stati vittime, con i loro Borboni, dello stesso bipolarismo, liberalismo-restaurazione.  Per i diritti politici costituzionali che non avevano problemi ad accettare – Ferdinando IV fu I 8di Sicilia con una costituzione. E contro le “repubbliche”, le rivoluzioni, lo spirito repubblicano.
La reazione spesso s’identifica col ruolo dei Borboni. Ma quelli di Napoli non erano i peggiori, anzi. Nel 1849 saranno i francesi del futuro Napoleone III, non i Napoletani, ad abbattere con le armi la Repubblica Romana di Mazzini e Garibaldi per conto del papa Pio IX, il patriota mutato in despota. Il predecessore di Ferdinando IV, Carlo, dapprincipio senza numero, poi Carlo III re si Sicilia, e dal 1759 Carlo III di Spagna, decise l’espulsione dei Gesuiti, che si poteva ritenere, ed era, una misura “di destra”, a favore dei borghesi ladroni che ne agognavano i beni. Ma lo decise su consiglio insistente del conte di Aranda e di Bernardo Tanucci, due voltairiani – per non innervosire il papa, Clemente XIV Ganganelli, perplesso, gli restituì non richiesto le città di Benevento e Pontecorvo (il borbonissimo re di Francia Luigi XV, alla testa del movimento antigesuita, gli aveva perfino restituito dopo quattro secoli Avignone e il Contado Venassino). 

Il Sud è luce
Un mese di giugno con molto Sud a Londra, femminile e artistico. Con le perfomances di Romina de Novellis, napoletana, la mostra diffusa “Afterglow” di Marinella Senatore, di Cava dei Tirreni, e allo Horse Hospital di Bloomsbury il racconto visivo “Raft” di Chiara Ambrosio, artista e regista per metà napoletana e per metà calabrese, “un racconto d Londra attraverso immagini, disegni, stampe, amuleti, raccolti come in un santuario che evoca la dimensione spirituale del nostro Sud” (Luigi Ippolito, “La Lettura” 19 giugno).Tutto giocato sulle luci – anche la performance fisica, nuda, di De Novellis. Tutte “sculture di luce”. Le luminarie che i vescovi hanno voluto abolire, insieme con le processioni – sulla ridicola fake news della Madonna “inchinata” ai mafiosi, diffusa dai Carabinieri a tutto il mondo: il Sud dev’essere grigio e nero, mafioso.
Che il Sud sia di luce certo è contestabile, fa notte anche al Sud, e ci sono i temporali. Ma le luminarie è come dice Senatore, sono una cosa che distingue. In sé, per “i valori archetipici: la luce, la festa, il barocco, la macchina circense esplosiva”. E per la forza della tradizione:  “C’è qualcosa di ancestrale, di molto universale, nella  tradizione”, spiega dopo aver notato che “all’estero la gente impazzisce per queste”. Niente tradizioni invece più al Sud fisico, nell’Italia meridionale, sono paganesimo.  


leuzzi@antiit.eu

Il prezzo del gas è Popolare

Si accredita a Olanda, Svezia e Danimarca, battezzati “i frugali”, come se fossero virtuosi, il no a una politica concertata degli approvvigionamenti di gas perché fedeli al mercato. Cioè al libero prezzo del gas. Che è esportato dall’Olanda.

Qual è l’interesse di Svezia e Danimarca? Nessuno – a meno che la Danimarca non si ritenga ancora padrona della Norvegia, che anch’essa aspira al ruolo di grande esportatore di gas. Infatti non si schierano contro il tetto al prezzo del gas. Semplicemente hanno soggezione di Mark Rutte. Non per essere due paesi a guida femminile – Rutte è alto 1,93. Ma per l’influenza che Rutte esercita sui suoi compagni di partito, i Popolari, in Europa.

Di fatto, in termini economici, non è del mercato libero che si tratta (comunque un’ideologia, e non delle più responsabili, o politiche: il controllo dei prezzi lo chiede Draghi, di cui non c’è più liberista), ma degli interessi specifici di una (piccola) comunità. A danno dell’Europa – e alla fine di quella stessa (piccola) comunità. Con un rincaro esponenziale di un bene di prima necessità, e quindi con più inflazione.  

I sette del declino

Immagini salottiere, distese, allegre si diffondono del G 7 in Germania - comprese le First Ladies a spasso. Come se avessero vinto una guerra, sollevati. Quando non ridono senza pensieri, i Grandi della Terra, specie alle battute di Johnson, uno che sembra inventato, tanto è incredibile. Avendo decretato il blocco dell’oro russo, come se il primo importatore non fosse l’India, che non è parte del G 7. Vantando un tetto al prezzo del gas, price cap per i furbi, che si applica solo al gas russo. Lasciando da parte il gas europeo, di Olanda e Norvegia. Incuranti della moltiplicazione del prezzo che il price cap limitato farà esplodere – roba da primo anno di scienza economica. Il giorno che Kissinger, prossimo ai 100 anni, spiegava netto e chiaro ai giornalisti inglesi che non hanno capito il suo ultimo saggio a 99 anni, “Leadership”: va sconfitta l’invasione dell’Ucraina, “non la Russia come Stato e come entità storica”. Da chi poi? Da Johnson? Da Draghi? Da Biden, per il quale gli americani tremano?

Si dice di questi convivii ballare sotto il vulcano. Ma quello bavarese appare come l’immagine dell’Occidente, poiché non ce n’è altra: troppa stupidità al vertice. Nel mentre che sollevava, senza saperlo?, una cortina di ferro. Anche con la Cina, perbacco, porteremo la Nato nei suoi mari (ma Draghi conosce la geografia? Scholz? Von der Leyen? Stoltenberg, nomen open?). Autodistruggendosi, senza saperlo?, col blocco delle fonti di energia - non si può lavorare senza. Al morso di Biden - chi era costui? un presidente senza redini, non a casa sua.

C’è la guerra, sì, in Europa, al cuore anzi dell’Europa, che apre una lacerazione epocale, di decenni e di secoli. Ma non è la preoccupazione dei Grandi dell’Occidente: hanno messo in atto le sanzioni, quelle che gli Stati Uniti hanno preparato, e tanto basta – ci pensino le sanzioni a risanare le piaghe della guerra in piena Europa. C’è un presidente americano vecchietto – che si atteggia a vecchietto – e sembra una maschera, ma alla fine non lo è. O se recita una parte, lo fa molto bene, nessuno degli altri sei se ne accorge: le sanzioni, “armiamoci e partite”, le ha ben  disegnate lui. E ci sono i leader dell’Europa giovanili e pimpanti, Draghi, Macron e Scholz, che sembrano non capire che cosa succede – o se lo sanno non gliene importa. C’è l’Europa, purtroppo: questo Occidente è un ritratto dell’Europa, una specie di Pulcinella che tutti bastonano. Tra i lazzi.

Il riarmo? I prezzi abnormi dell’energia? Gli approvvigionamenti incerti? I prezzi abnormi della produzione agricola, tra cereali bloccati, siccità, e costo dei carburanti, con mangimi e fosfati? L’inflazione? Il debito pubblico? La sfida cinese, il Nuovo Nemico, con la caduta delle restrizioni americane all’import? I Sette non ci sentono, non solo le bombe.

 

Cronache dell’altro mondo – giudiziarie (195)

La Security Exchange Commission, la Consob americana, multa di 100 milioni la Ernst&Young, una dei Quattro Grandi delal contabilità perché “molti” dei suoi contabili hanno barato sugli esami di Certified Publìc Account (Cpa), sulla licenza di esercizio della professione, e sui suoi aggiornamenti. E sulla responsabilità della società, una delle più impegnate per l’etica negli affari, che ha occultato le prove della malpratica.

Disney prova a recuperare Johnny Depp alla serie di grande successo "I pirati dei Caraibi' pagandogli un bonus di 300 milioni, parte dei quali da devolvere a opere di bene. Lo aveva allontanato nel 2019, quando la ex moglie aveva accusato Johnny Depp di violenza. Depp si è querelato contro la ex moglie e ha vinto la causa: la violenta era lei.

Ancora scandalo in America sulla sentenza della Corte Suprema dà ragione all’allenatore della squadra di football di un liceo licenziato ex officio dall’autorità cittadina perché dopo le gare pregava - spesso con alcuni degli allievi. L'allenatore era stato licenziato su ricorso di una squadra concorrente. Un suo primo ricorso era stato rigettato in Tribunale, in Appello a ella Corte Suprema. Il secondo è stato rigettato in Tribunale e in Appello ma è stato accettato dalla Corte Suprema. Trattandosi, dice la sentenza, di un atto “personale, modesto, breve”. Pregare è, era, illegale in America fuori dalle chiese?

Il realismo di Kissinger

Un ritratto acido, per quanto l’età di Kissinger, 97 anni due anni fa, lo consentiva. Nelle prime righe l’insinuazione che lavorasse per la Cia nei seminari estivi di politica estera che organizzava a Harvard negli anni 1960. Mentre si sa che non è vero – ai seminari parteciparono anche intellettuali italiani sicuramente non da sottobosco, Furio Colombo, Arbasino, La Capria. Dopo l’insinuazione che usasse la rivista “Confluence”, che dirigeva sempre per conto di Harvard, per sdoganare ex nazisti. Meaney fa il nome di Ernst von Salomon, il quale invece era un nazionalista e basta, e come scrittore era ammirato e tradotto dal giovanissimo Giaime Pintor. Mentre viceversa Kissinger colloquiava con Vittorini, Alvaro, Moravia, Enriques Agnoletti (“Il Ponte”), Valiani - o Hananh Arendt, e tanti altri, Adriano Olivetti ne farà una pregiata antologia.
Alla fine si corregge. Sono eccessive, dice, falsate, le biografie di Christopher Kitchens, “The Trial of Henry Kissinger”, 2001, che fa di Kissinger un criminale di guerra, e di Seymour Hersch, “The Price of Power”, 1983, che lo vuole uno squilibrato paranoico. Nel mezzo, non può non ricordare che è uno che ha capito la funzione della Cina nell’equilibrio internazionale, nella balance of power  dei manuali diplomatici, nel pieno della Guerra fredda, nel 1973,  le ha aperto l’America, da solo. Mentre volava a Mosca, la Mosca di Breznev, per imporre i visti a chi desiderava lasciare il paese. E chiudeva in Vietnam la peggiore sconfitta militare di tutti i tempi, in mezzi e in armi, se non in morti e mutilati – lo scacco più grave del concetto americano di potenza, ancorato al western: più forza più Potenza. Mentre insegnava agli sceicchi ancora attendati della penisola Arabica - mezzo secolo fa erano ancora attendati– e allo scià di Persia che il petrolio poteva e doveva triplicare di prezzo, per rilanciare gli investimenti, negli Stati Uniti.
Un personaggio sicuramente extralarge per l’America. Da cui si tiene curiosamente distante, continuando a parlare a cento anni, e dopo aver convissuto con una moglie wasp, con l’accento tedesco di quando ci arrivò emigrando bambino. Che resta la potenza forte e rude della sua ideologia del West, con poca cultura del mondo, se non per l’occasionale intelligenza di F.D Roosevelt, del generale Marshall, di George Kennan, di Adlai Stevenson. Che ama più di tutti i suoi capi più disastrosi, Kennedy, Reagan - il saggio la rivista
originariamente intitolava “The Wages of Realism”, come a dire l’abbiamo avuto, questo contabile della politica estera, e ce lo teniamo. Ma ancora ieri in grado di spiegare a Londra, ai giornalisti inglesi interessati alla serie di ritratti di grandi personaggi politici che pubblica col titolo “Leadership”, che la Russia è parte della storia dell’Europa, coinvolta anzi “in alcuni dei grandi trionfi della storia europea”. Elementare. Come a dire: sradicarla sarà difficile se non impossibile. Sarà Realpolitik, ma ci vuole intelligenza – un minimo nella fattispecie.
Thomas Meaney, The Myth of Henry Kissinger, “The New Yorker” 18 maggio 2029, anche audio, free online

lunedì 27 giugno 2022

Tutti Salvi i giudici corrotti

Il Procuratore Generale della Cassazione Giovanni Salvi ha assolto in istruttoria, in segreto, i giudici che si spartivano le cariche – i giudici del “metodo Palamara”. Le loro sono state attività “di scarsa rilevanza”.
Il Procuratore Generale Salvi ha fama di integerrimo. Fratello minore di Cesare, anch’egli giudice,  e poi parlamentare e ministro Pci-Pds. Si era segnalato quale inflessibile demolitore di Cordova, il Procuratore Capo di Napoli che voleva che i sostituti “venissero”, anche se non per lavorare, che fece cacciare con disonore. Ora, alla vigilia della pensione tra un paio di settimane, ha sbiancato i giudici che si spartivano le poltrone con Palamara.
Salvi ha scagionato tutti, eccetto i cinque in riunione con Palamara all’hotel Champagne, intercettati col trojan – una vendetta, si può presumere a questo punto, politica, di parte, come già la condanna di Cordova. Del colpo di spugna non si può avere conferma perché lo stesso Salvi ha disposto per circolare che l’archiviazione disciplinare non essendo materia penale non va comunicata a chi avesse denunciato gli abusi, sia esso un cittadino qualsiasi o un avvocato. È confidenziale, segreta. Ma è nei fatti: nessuno è stato sanzionato.
Una denuncia circostanziata dell’archiviazione non è stata commentata dal Procuratore Generale uscente. Alla tessa maniera Salvi si era comportato con Palamara, che nelle memorie nomina Salvi tra quelli che, quando era membro del Csm, brigavano con lui la promozione: Salvi non ha commentato, cioè non ha smentito. Il fatto, si scopre ora, la “raccomandazione”, è solo “irrituale”, niente. Insomma, tutti salvi i giudici corrotti. Resta da vedere per quale carica, dopo la pensione..
La decisione di Salvi è blindata. A stragrande maggioranza il Csm ha votato l’altro giorno il suo candidato, Luigi Salvato, alla successione al vertice della Cassazione. Salvato si è distinto per la demolizione disciplinare di Palamara, finita con la radiazione dalla magistratura.

 

Monumento Voltaire

È l’autunno del 1770, le Accademie parigine restano chiuse, dal 7 settembre fino a San Martino, l’11 novembre, è la stagione della caccia, e il segretario generale dell’Accademia francese D’Alembert,  53 anni, si propone infine di fare il viaggio in Italia che da tempo desidera. Parte in compagnia del marchese Condorcet, 27 anni, membro già eminente e prossimo segretario dell’Accademia delle Scienze. Sulla strada si fermano a fare visita a Voltaire, 76 anni, a Ferney, al confine svizzero. Ci passano quindici giorni in allegria, fra conversazioni distese, lazzi, e piani di lavoro. E decidono di mantenere una corrispondenza seguita, per una serie di progetti. Il viaggio in Italia di D’Alembert sarà di nuovo evitato – i due viaggiatori arrivano a Marsiglia, e da lì ritorneranno su Parigi, sull’altro asse, di Sud-Ovest: il viaggio sarà stato un’occasione per visitare compagni e corrispondenti.

Seguirà una corrispondenza di sette anni, dall’11 ottobre 1770 al 18 maggio 1778, qualche giorno prima della morte di Voltaire, intanto rientrato a Parigi per le ultime cure – e per l’adesione, il 7 aprile, alla massoneria, insieme con Benjamin Franklin. Si sono conservate circa 250 lettere, di cui Linda Gil, dell’università Paul Valéry di Montpellier, specialista degli archivi dell’illuminismo, pubblica quelle in qualche modo rilevanti – non le pubblica tutte per evitare ripetizioni, ma nelle 150 che pubblica ce ne sono in abbondanza: i temi “segreti” sono pochi.

La corrispondenza è segreta perché organizzata per sfuggire alla censura. Anche se più di un intermediario risulterà una spia, e altri semplicemente non si curano di recapitare le missive, specie quelle, molto numerose, di Voltaire, quattro su cinque. Con l’uso di pseudonimi, che i tre decidono di trarre da La Fontaine, “La scimmia e il gatto”: Voltaire è Raton, il  gatto, D’Alembert Bertrand, la scimmia, Condorcet è Bertrand Condorcet – Luc è Federico II di Prussia, Catou Caterina di Russia. In cui però nessun segreto o piano viene comunicato, solo una interminabile serie di reciproci complimenti, molti pettegolezzi contro gli intellettuali avversi, anche contro qualcuno che,  specie Voltaire, presumeva amico, come il duca di Richelieu, e il consiglio di leggere, da parte di Voltaire, saggi anonimi, naturalmente da lui redatti. Con due peculiarità.

Una è di Voltaire, che a ogni lettera accusa l’età e acciacchi che si penserebbero letali - non ci vede, ha le febbri, non cammina – ma non gli impediscono di leggere e scrivere molto, lettere, drammi, saggi più o meno anonimi, fare stampare, senza nome o con pseudonimo, diffondere, correggere le indiscrezioni, animare campagne, contro le corvee, per i diritti di Gex, la regione dove vive, per il libero commercio dei grani, in appoggio a Turgot, a favore di questo e quello vittime della giustizia, contro gli editori pirata: un ottantenne molto attivo. L’altra è che i philosophes erano establishment, benché Voltaire si ritenesse ufficialmente proscritto, con un orecchio alla corona. Possono accedere a Turgot, nuovo primo ministro, e ai suoi collaboratori, anche volendolo al capo della polizia Sartine, per raccomandazioni e favori, e allo stesso Séguier, il presidente del Parlamento capofila degli anti-philosophes. Sono anche loro nel potere: D’Alembert dirige l’Accademia francese, che Voltaire dice ripetutamente "nostra". Condorcet, a meno di trent’anni, è già segretario generale dell’Accademia di Scienze. Voltaire può essere nominato all’Accademia come “un uomo straordinario”. Prima di partire D’Alembert ha concluso rapidamente una sottoscrizione per un monumento a Voltaire – è il “Voltaire nudo” del Louvre. I nemici sono dei pubblicisti, i giornalisti di oggi, che li attaccano come fossero grandi poteri – e qualche vescovo, non molti, i gesuiti non ci sono più.

La corrispondenza resta come documentazione per l’interesse di Voltaire a uno dei suoi processi-scandalo, dopo quelli famosi, e in qualche modo risolti positivamente - “è più atroce di quello dei Calas e di quello dei Sirven”. È il falso processo che ha avuto vittima il giovane François de la Barre, diciannovenne, condannato a morte per blasfemia, per non essersi segnato al passaggio di una processione dei francescani minori, decapitato, con l’amico d’Étallonde, diciottenne, che invece si è salvato, è diventato ufficiale del re di Prussia, che lo protegge, e ora Voltaire vuole riabilitato – non graziato, riabilitato attraverso un processo infine regolare. Un finto processo e una condanna che fu una vendetta contro di lui, Voltaire, per motivi abbietti: “Due canaglie suscitarono questo processo unicamente per perdere la badessa di Villancourt, che non aveva voluto andare a letto con loro”, scrive a D’Alembert – madame Feydeau, che aveva adottato De la Barre orfano a 17 anni, suo cugino, badessa molto laica dell’abbazia cistercense di Willancourt a Abbeville, che promuoveva e alimentava salotti filosofici. Al petto di De la Barre si era legato, prima di giustiziarlo, un esemplare del “Dizionario filosofico” di Voltaire – così ha scritto Voltaire a Beccaria. Qualche mese prima della visita di D’Alembert e Condorcet, Voltaire aveva scritto a Turgot: “Ho sempre la piazza d’Abbeville (luogo dell’esecuzione di De la Barre, n.d.r.) davanti agli occhi. I francesi dimenticano tutto, e troppo presto. Per me, io ho la febbre tutti gli anni il 24 agosto, giorno di san Bartolomeo”, della strage degli ugonotti nel 1572. Dai due casi celebri era nato dieci anni prima il “Trattato della tolleranza” – una “preghiera a Dio”.

Per il resto molte intemperanze. Soprattutto contro il popolo-bestia, gli ottentotti, i welches - i parigini, ridenominati galli ma ristretti al ceppo celtico. E contro Shakespeare, a Voltaire indigesto - come Dante. Condorcet è un po' meno monotono, ma scrive poco. Lo è in nota, p.es. quando spiega a Turgot che Voltaire va preso sul serio, anche se se la prende con Rousseau, e a volte esagera. Anche la lettera del 30 giugno 1776, in cui racconta a Voltaire il dimissionamento di Turgot, vivacissima, è memorabile, da antologia di Scienza della politica: come la Francia evitò di rinnovarsi, e il re si consegnò alla rivoluzione ora inevitabile, tramite Necker, che si era arricchito con un fallimento e la Francia avrebbe portato al fallimento - ma era amico di Voltaire. 

Esagerato certamente il disprezzo del popolo, massa di manovra della chiesa, secondo Voltaire, che pure sosteneva i contadini contro le servitù, della stessa chiesa, Infame per eccellenza. Sempre impressionante il gran numero di libri che si editavano a Parigi e fuori, su basi commerciali, cioè libri che si vendevano e leggevano.

Voltaire-D’Alembert-Condorcet, Correspondance secrète, Rivages Poche, pp. 331 € 9

domenica 26 giugno 2022

Problemi di base amorevoli - 704

spock

“L’uomo che si ama è un estraneo”, Annie Ernaux?

E la donna per l’uomo?

L’amore non è conoscenza?

 

“L’amore è il passo più vicino alla psicosi”, Freud?


“È la vittima a possedere chi la tormenta”, P.P.Pasolini?  


Accudire è una condanna, senza colpa?


spock@antiit.eu

Cronache dell’altro mondo – di diritto (194)

Paul Clement e Erin Murphy. gli avvocati che hanno vinto la penultima causa presso la Corte Suprema, prima di quella sull’aborto, per liberalizzare il trasporto personale di armi fuori casa nello Stato di New York, sono stati licenziati dallo studio Kirkland&Ellis, presso cui erano associati. Gli avvocati licenziati patrocinavano una New York State Rifle&Pistol Association, che ha ottenuto la libertà di portare con sé le armi personali, pistole e carabine, negli sposstamenti in città e nello Stato.

La sentenza della Corte Suprema che dà agli Stati la normativa sull’aborto “certamente non protegge un solo bambino” né “garantisce più sicurezza una sola donna, termine inclusivo”, nel commento di Megan Rapinoe, star della nazionale di calcio femminile americana, oro all’Olimpiade di Londra, bronzo a quella di Tokyo, oro agli ultimi due mondiali di calcio femminile, in Canada nel 2015, in Francia nel 2019. “Termne inclusivo” indica che Rapinoe non intende per donna il genere femminile – “la sentenza riguarda molto di più che solo donne, o ‘cis-donne” – cis, latino, sta per cisgender, antonimo di transgender.

Mark Remy, scrittore, redattore, umorista, ciclista, runner (sarebbe rider, di idee, progetti, conversazioni, passatempi), racconta semiserio sul “New Yorker” di avere mandato “dozzine di curriculum” senza specificare il pronome personale, e di non avere ottenuto “un solo colloquio”, nessuno lo ha chiamato. Si dichiara vittima della “woke mob”, della canea della correttezza – della setta dei “risvegliati” per l’esattezza.


Il Dante di Voltaire, bizzarro

Nel Settecento Dante non era ben letto in Francia, dai gesuiti, e da Voltaire – ex allievo dei gesuiti. La posizione di Croce sulla “Divina Commedia” viene in fondo, in riassunto. Più diffusa, e critica, l’esposizione di quanto Voltaire è venuto scrivendo di Dante e della “Commedia”, mai di seguito, ma per accenni costanti. Il più gradevole dei qual è che  Dante è “bizzarro”.

Voltaire non conosceva bene l’italiano quando si avvicinò alla “Commedia”. Ma ne provò a tradurre qualche verso, e nell’“Essai sur la poésie épique”, 1728, lo menziona, solo di nome, accanto a Trissino, Andreini (di cui opina che abbia scritto il vero “Paradiso Perrduto”, che Milton avrebbe poi plagiato), Scipione Maffei, Tasso, e il “Pastor fido” di Guarini. Poi migliorerà la conoscenza dell’italiano, e della letteratura italiana, e si innamorerà dell’Ariosto, che giudicherà incomparabilmente il miglior poeta, anche epico – nel 1774, poco prima della morte, nell’epistola dedicatoria a D’Alembert premessa alla tragedia “Don Pedro” lo dice “il primo dei poeti italiani, e forse del mondo intero” (in precedenza, 1759, scrivendo a Madame du Deffand, “la più feconda immaginazione di cui la natura abbia mai fatto dono a un uomo”). Dante non è epico, è appunto “bizzarro”. Ha però il merito di avere introdotto gli italiani al fiorentino: “Non c’è niente che Dante non esprimesse, sull’esempio degli Antichi. Abituò gli italiani a dire tutto”. Considerazione riprese “sistematicamente” nel “Saggio sui costumi e lo spirito delle nazioni”, nel 1756: Dante ha nobilitato la lingua toscana, “col suo poema bizzarro, ma brillante di bellezze anaturali… ,opera nella quale l’autore si elevò nei dettagli al di sopra del cattivo gusto del suo secolo e del suo argomento, piena di pezzi scritti così puramente come se fossero del tempo dell’Ariosto e del Tasso”.

Felice Del Beccaro, Voltaire e Croce su Dante, “Enciclopedia dantesca” (a cura di Umberto Bosco), free online