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sabato 9 giugno 2012

Il mondo com'è - 97

astolfo

Capitalismo – Il papa, che lo sa, l’ha ricordato indirettamente a Milano ricordando san Carlo Borromeo: il capitalismo è cattolico e lombardo piuttosto che protestante e transalpino, per la salvezza che si cerca e viene con le opere e non per caso, come segno della grazia divina. Nella spesa più che nel risparmio, o l’avarizia. Nell’impegno quotidiano, che san Carlo chiamava “lavorerio”.
Il papa lo sa come bavarese, e come cattolico. È lombarda la borghesia, prima che protestante, molto prima, con la Riforma del secolo Mille. E meglio che protestante poi, con i Borromeo, san Carlo soprattutto: Max Weber va arricchito col superiore borromeismo. Come Sombart e Gotheim, Weber pone la religione tra le cause del capitalismo, un punto di contatto trovandogli col protestantesimo, la razionalità. Ma questo è il principio della fine, del capitale e della religione. Max Weber lo sapeva, che la scristianizzazione angustiava, il disincanto del mondo – e meglio avrebbe fatto a guardare al Sud ricco della Germania, la Baviera, il Baden, il più ricco d’Europa e cattolico, dove c’è molto Borromeo, collegi, suore, conventi.
Si accumula con più sostanza e continuità nella diocesi borromeiana, che san Carlo controllava in ogni punto, giorno per giorno. E dove una fortuna che deperisce è un incidente della storia e non la fine, la tessitura procede laboriosa. L’imprenditore non è il ragno della razionalità, non ce n’è uno: il capitale è rabelaisiano. Ma è poco danno per le arti e le scienze: si accumula abbastanza per sprecare.

Carisma – Se ne fa teorico Max Weber. Il quale invece piuttosto ha elaborato la “routinizzazione del carisma”. A opera dei capipopolo opportunisti – quello che si chiama populismo - e penne argute. Il reality cui si riduce la stessa politica, la massima professione intellettuale, è come se volesse farne un profeta.

Egemonia – Gramsci la intende in senso politico. Edward Said ne ha diffuso la formula mutandone la nozione: la intende in senso culturale. Questa, l’egemonia culturale prima che politica, e più pervasiva, più resistente, è delineata invece da Stuart Hall nel dopoguerra, cinquant’anni fa, con la sua “New Left Review”, e poi ricostituita nei “subaltern studies” da Gayatri Spivak. Oggi data per sorpassata, per la globalizzazione e per le sue tante eccezioni, resta invece attendibilissima nella faglia Nord\Sud, in Italia col leghismo e il lombardismo, e in Europa.

Francofonia – È la comunità di lingua, delle ex colonie con la madrepatria. Ed è supposta unire. In Francia invece divide: la lingua comune veicola differenze e divergenze piuttosto che unitarietà.
Soprattutto al Sud, dove gli immigrati vengono dal Mediterraneo francofono meridionale, dal Libano al Marocco.
A Figueras, al di là della frontiera, gli stessi immigrati sono solo “stranieri”, e come tale rispettati. A Perpignan la francofonia li divide aspramente dalla comunità nazionale, che in massa vota Le Pen.

Internet – Sembra un’altra epoca il blackberry con cui Obama vinse le primarie. Appena quattro anni fa, ma era prima dello smartphone, di Facebook, di twitter.
Cos’è cambiato? Niente. Gli stessi personaggi a volte, con gli stessi sempre - vecchi non si può dire, non è politicamente corretto – argomenti: comizianti (comici?).

Islam – Se ne legge il radicalismo in Occidente come un vasto movimento culturale, di riappropriazione della tradizione, e quindi di liberazione. Dal neo capitalismo, dall’imperialismo, dal laicismo. Mentre è fonte di gravi lutti: disarticolazione delle società (settarismo), isolamento, violenza istituzionale, inaridimento culturale. Dappertutto dove ha preso il sopravvento: il Pakistan di Zia-ul-Haq per primo (progetto imperialistico, in funzione antisovietica: ne discende direttamente il terrorismo di Al Qaeda), Iran, Afghanistan, e a fasi alterne, sottotraccia, in Libano, ora in Iraq dopo la liberazione, e ovunque nel Nord Africa – che trent’anni fa aveva già raggiunto lo statuto di associato all’Europa, che è il suo destino, nel dialogo euro-arabo poi seppellito.
Il radicalismo ha fermato l’espansione dell’islam in Africa in atto dai primi anni Settanta. A opera delle autorità ma anche per la diffidenza popolare. L’Africa è – era – l’unica area di espansione dell’islam.
Nella Turchia, un paese che vent’anni fa era al bivio se diventare un altro Iran, l’ombra radicale ha avuto l’effetto di sanzionare il laicismo nelle coscienze, dopo che per quasi ottant’anni era stato imposto militarmente. A lungo la Turchia “europea” è rimasta confinata a Istanbul, già a Smirne e Bursa, nella Turchia ancora “greca”, l’aria era asiatica, e islamica di rigetto. Ora non più.

Italia – Col tempo che ci mettono quattro o cinque signore romane a salire sull’autobus si riempie a Tokyo un vagone della metropolitana, si chiudono le porte e il treno è già partito, dopo una pausa di un millisecondo, il tempo per l’occhio elettronico di controllare che le portiere sono chiuse. Per un diverso senso della città e del tempo, proprio e degli altri. Con l’effetto di moltiplicare il tempo, utile o di riposo.
Si vuole il ritmo blando un miglior uso del tempo. In realtà è un tempo non tempo: i romani sono sempre affannati.
L’uso del tempo ne richiede una riserva – oltre che un’arte specifica.

Longobardia - Fu costituita a tema bizantino d’Italia da Niceforo Foca dopo l’886, insieme col tema di Calabria, e successivamente a catepanato, con alle dipendenze lo stratega di Calabria. Tra la Puglia, la Basilicata, le propaggini calabresi del Pollino e il basso salernitano sul Tirreno. Uno dei tanti buchi di cui è piena la storia dell’Italia unita. Carlo Vulpio fa la scoperta su “La Lettura” degli affreschi bizantini nella chiesa di Santa Maria foris portas di Castelseprio (Varese), che è una riscoperta. La “scoperta” vera e proprio risale al 1944, a un avvocato, Gian Piero Bognetti. “Un enigma”, dice Vulpio, della riscoperta.

Riforma – La prima e la più radicale, religiosa e sociale, fu papale, e infine lombarda, nel primo secolo dopo il Mille che si vorrebbe oscurare. Questo qualsiasi storico, anche mediocre, lo sa: chi non ha sentito parlare dei Catari, dei Patari, di Arnaldo da Brescia, e di papa Gregorio? Si fece nei primi secoli del millennio, a opera della chiesa di Roma, contro i nicolaiti, i simoniaci, i nepotisti. E si fece a opera delle nuove classi, i monetieri, i mercanti, gli operai, allora prevalentemente della tessitura. Sopratutto a Milano: imposta da Roma sulla Milano imperiale, ma richiesta e combattuta dai milanesi poveri e puri della Pataria.

La guerra a Roma s’è fatta rivoluzionando i riformati. Nulla di sleale, è il proprio delle sette. Ma se ne deriva la beatificazione dei riformati, magagne incluse. Non è colpa di Max Weber, lui sa di che parla. La cosa viene dall’’89, la rivoluzione borghese, sempre a rischio perché antireligiosa. Isolata dalle rivolte anteriori, talora antichiesastiche ma religiose, Marx lo spiega, e Quinet. Anche se la leggenda nera antispagnola antigesuita, delle logge, i lumi e l’assolutismo, di Marnix, Bismarck, Giuseppe II e il liceo zarista a Pietroburgo, fece testo tra gli stessi credenti. La Riforma fu poi derubricata a religione laica, mentre non apporta salvezza, neanche agli affari.

astolfo@antiit.eu

L’ultimo neo realista

Il successo degli anni 1960 che non si ristampa è una celebrazione del neo realismo – la disgrazia. Eco tarda, in pieno boom. In chiave sempre piccolo borghese, alla Pratolini, alla fotoromanzo, dei sogni infranti di fronte alla ricchezza, o al (piccolo) potere, a Parma invece che a Firenze. Con parole in libertà: “Le slandre sono i fiori più belli di quella gioventù sconsolata e c’è un’amara fierezza nel vederle sparire nella luce di una vita sconosciuta, rinata dalla morte dei loro sentimenti veri, del loro orgoglio, perché quel mondo di benessere proibito verso il quale esse vanno dovrà ammirarla – prima di corromperla e di distruggerla – la loro bellezza altera e selvaggia, che si trascina la bellezza di tutto un popolo umiliato, ma gagliardo di vita vera, sana, splendida” – che oggi non sarebbero possibili, i giudici ne chiederebbero conto (le olgettine o escort a Parma si chiamavano slandre). E con un paio di anticipazioni. È proto-compromissorio: ci sono padroni e padroni (quello tutto cattivo è meridionale). A pietra d’inciampo del racconto pone il “sangue de vinti” (il partigiano che “ha ammazzato degli innocenti”), trent’anni prima che diventasse tema di storia. Per il resto senza limiti all’oltraggio: il deus ex machina della vicenda, una “slandra” imbruttita, ha una serie di figli che s’è divertita a fare con i padroni della città, l’onorevole, il questore, l’imprenditore potente e altri, nella stanza squallida dove esercita, sopra l’osteria.
Alberto Bevilacqua, La Califfa

Il miracolo del mare e della luna

Una ragazza non bella, figlia di inglesi di Marsala ma non predestinata, che ama nuotare e parlare con la luna, fa una traversata record a nuoto della Manica e si riduce tra gli adoratori della luna al Monte Verità nel Canton Ticino. Racconto insolito, svolto con grazia, senza effetti speciali né ridondanze. Da uno scrittore che non era alla prima prova, benché diplomatico in quiescenza: Biancheri allunga la lista degli outsider, che trovano la via della pubblicazione in virtù della vecchiaia (della morte per questo racconto), ai quali si devono gli ultimi esiti memorabili della narrativa.
Boris Biancheri, La traversata, Adelphi, pp. 79 € 6

martedì 5 giugno 2012

Problemi di base - 103

spock

Ci ha tolto l’Olimpiade e ora vuole toglierci il calcio: che questo tecnico non sia sopravvalutato?

Dice il Procuratore Di Martino che gli avvisi di “garanzia” si mandano all’alba, in forze, con le tv al seguito: perché però non ne arriva mai uno così ai Procuratori? e ai cronisti giudiziari?

Mare male vuole Carl Schmitt: intende il mal di mare? O è un refuso?

Se la storia è mutevole, e non è mai come appare, perché gli storici s’incaponiscono?

La storia è azione, si dice, o non erezione?

E perché non sarebbe un cumulo - un tumulo?

Ha fatto più male all’Italia Berlusconi mettendosi con Ruby, o Monti dichiarandoci evasori fiscali?

Il “Corriere della sera” è per Montezemolo e contro la Fiat: è un altro Montezemolo?

spock@antiit.eu

Tomasi, un destino da inedito

Atroce conferma di quello che si sapeva, che Tomasi non è una tarda fioritura: ha scritto sempre, solo era inedito. I saggi giovanili, e le lezioni di letteratura tenute privatamente, lo confermano ottimo narratore, ne aveva la capacità. Aveva anche esperienza di mondo e relazioni giuste, non fu inedito per insularità, una qualche forma di misantropia. Notevole romanzo sarebbe il suo destino d’inedito. Da cui i biografi si guardano - per non restare inediti?
Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Lezioni su Stendhal

Ombre - 133

“Tranquilla, mamma. Glielo spiego io ai giudici il male che ci hanno fatto”, dice un bambino alla sua mamma agitata che “vuole giustizia” a Rignano Flaminio. Tranquilla mamma.

Le mamme che vogliono giustizia a Rignano Flaminio si rifanno ora su “una slava”. Su una cittadina slovena. La giustizia che vogliono è una condanna per pedofilia a danno dei loro figli. Ma queste mamme hanno l’immunità, che si possono permettere tutto?
C’è tanta violenza in questi genitori, benché, forse, non siano pedofili.

C 1, C 2, C3 eccetera, l’azienda dei trasporti pubblici a Roma ha linee cimiteriali dedicate, per i tre maggiori cimiteri, Verano, Prima Porta, Laurentino, e anche per quelli minori. È per i vivi che i mezzi non arrivano mai?

L’Autorità per la Comunicazione che si rinnova ha una sola certezza: il presidente. Perché è un uomo di Monti. Dei quattro consiglieri, due sono stati indicati e sono del Pdl, gli altri due sono del Pd, e nel Pd litigano per l’incarico. Tutto normale – tecnico? L’Autorità è stata costituita, e viene finanziata con dispendio – più di tutti i risparmi che si possono fare con la “casta” politica - per garantire gli utenti. Da che?

L’Autorità per la Comunicazione (non) controlla la telefonia – si adegua. Ma dovrà controllare la nuova assegnazione di frequenze tra Rai, Mediaset, La 7 e altri pretendenti. Ci vuole per questo un organismo molto “tecnico”.

“Numero da collezione” per il “Corriere della sera” la domenica della festa della famiglia e della visita del papa a Milano. Copertina illustrata, poesie, Magris (che si cautela), sentimentalismo. Fa impressione vedere un giornale spietato in veste neo guelfa, perfino clericale. Un giornale “di governo e di lotta” che non risparmia niente, né di Roma né dell’Italia, e nemmeno di Milano – eccetto Pisapia.

Mediobanca ha sempre distrutto i gruppi che sono capitati sotto le sue grinfie: Olivetti, Montecatini, Edison, le banche d’interesse nazionale, Fiat, Ferruzzi, Gemina-Rcs-Corriere della sera. È arrivata l’ora per Luxottica (Del Vecchio)? Ma non si tratta di stregoneria.
Solo Generali ha resistito, ma l’assalto non cessa.

Non hanno lasciato passare 24 ore dalle critiche di Buffon, i giudici, per dirlo un lestofante. Con tanto di “rapporti riservati”, sebbene non rilevanti. È più malato il calcio o la giustizia?

O è la Guardia di Finanza, che diffonde un rapporto vecchio di un anno, e sequestra i computer a due anni dai fatti? L’effetto di questi tecnici, Cancellieri all’Interno, Monti all’Economia, sarà stato di liberare gli sbirri tra le forze dell’ordine. Per reality (incursioni, avvisi, discese, retate) d’infimo appeal – a parte i giornalisti non interessano nessuno.

“Birra 1,50”. Un segnale vero alla notte bianca della Sapienza a Roma. Tra tanti “Occupy”: Oakland, Wall Street, Syntgma, Chile. Con l’h. Ma che c’è da occupare in Cile?

“«Roma affonda nel degrado». Dal centro appello a Verdone”, apre “la Repubblica-Roma”. Non sanno ridere da soli.

Il fatto è che Roma è al centro più pulita e ordinata. Di come era, e di come sono le altre città italiane. L’appello a Verdone è allora perché porti un po’ di sporcizia?

“Un mondo senza calcio è possibile, ma non sarebbe per questo un mondo migliore. Personalmente, mi sentirei più solo nel Paese di sempre”. Mario Sconcerti dà lezione di logica e buon senso al presidente del consiglio, che nel giorno del terremoto vuole eliminare pure il campionato. Mario è solo un giornalista sportivo – il suo giornale, che lo confina alle pagine interne, per primo glielo ricorda. Monti invece è professore, ma di che cosa?

“È Monti che fa Crozza”, suggerisce Rivera. È un’idea.

lunedì 4 giugno 2012

Il gay si vuole narcisista snob

Il romanzo gay dev’essere snob – solo Isherwodd ne esce, con l’umorismo tragico? Di uomini e donne insieme: Spender scrive alla Misia Sert, alla Djuna Barnes, alla Natalie Barnes. Di amore senza amore. Di sesso ma sé pornografia, giusto un esercizio di seduzione, cioè di narcisismo.
Costante anche qui, come in White e nello stesso Pasolini, il tipo dell’amato creato dall’amante, e anzi suo giocattolo, anonimo anche quando ha un nome (spesso non ce l’ha neanche). In storie sempre di padrone\vittima, ma senza essere né sfruttatore né sfruttato, o altra psicologia complessa, giusto un semplice vaso, che sta lì e poi viene spostato. È l’amore gay naturalmente egoista, senza residui (compassione)?
Stephen Spender, Il Tempio

È dura l’altra metà del cielo

Storia di donne. Per donne. Narrate al femminile – la cosiddetta scrittura femminile. Non è il primo romanzo di “genere”, ma il più radicale. Qualche uomo ricorre ma in ombra, il tipo dell’inseminatore in provetta.
È una storia dura, sotto la nostalgia, di incomprensioni: incomprensioni femminili.
Susanna Tamaro, Va’ dove ti porta il cuore

A Sud del Sud - l'Italia vista da sotto (130)

Giuseppe Leuzzi

Il razzismo è oggi mentale, pervasivo. La famosa domanda “sposereste un-a negro-a” che delimitava il razzismo si è oggi in qualche modo risolta, è possibile sposare un-a negro-a dimenticare che lo sia. Ma non un-a meridionale, questo sarà sempre presente.

La Lega (Milano) ha impoverito l’Italia
Chi ha vissuto il leghismo negli anni prima della sua (prima) sconfitta nel 1996, non se ne libera. Poiché lo ha vissuto, cioè sofferto, chi, da Milano a Pordenone, aveva idealizzato il “Nord” come un mondo migliore. In qualche caso, per esempio in Emilia-Romagna, per esempio a Sant’Arcangelo di Romagna, San Mauro Pascoli, attorno a San Marino, il Sud era stato tenuto fuori. Se necessario riducendo l’attività in campagna e murando le case abbandonate, per evitare che dei meridionali vi s’insediassero. Altrove l’accesso era stato libero, per la necessità che c’era di braccia, e anche di professionalità: medici, infermieri, chimici, ingegneri, insegnanti. Il “respingimento” a opera dei bossiani fu imprevisto e doloroso: una sofferenza talvolta personale, ma sempre culturale, identitaria. Anche quando si manifestava come negazione della negazione – a un certo punto fu linguaggio d’obbligo: “Io non sono leghista, io non ho pregiudizi”. Molti si scoprirono come non essere.
L’effetto è diverso oggi, sulle generazioni successive, per le quali la Lega è un partito coma tanti, non grande, e umorale, e l’Italia è quella che era, unita nella diversità. Oggi nessuno si attende niente da nessun altro, il Sud sa di essere Sud, il Nord Nord, non molto felice, senza delusioni né recriminazioni, l’Italia torna unita nella diversità. Con una differenza minima: il Nord continua a non sapere nulla del Sud, nemmeno la geografia, il Sud comincia a non sapere più a memoria il Nord. Quindici anni fa era diverso. Accantonando la sfera passionale, i (ri)sentimenti, stando alla morfologia, è come se Milano avesse rinunciato a fare sua l’Italia nel momento in cui con più forza e costanza ne ha tentato – ne tenta – l’annessione. Dal punto di vista di Milano. Dal punto di vista del resto d’Italia è stato ed è un impoverimento.

Non propriamente cattolici, e nemmeno cristiani, Giavazzi, Micheli, Vitale su tutti, coi soci Barucci e Gennarini e il sindaco Tavecchio, Gregotti, Pansa, Modiano, e destra e sinistra unite nella lotta, la società civile dei belli-e-buoni con i berlusconiani, gli avvocati di Bazoli, Lombardi e Pedersoli, col Pdl Contestabile. Tutti insieme intimano al papa di cacciare Bertone. Potrebbero non farcela, al papa è impossibile mandare un avviso di reato - di garanzia. Ma sarebbe la prima volta, Milano non perde mai.
Milano ha perduto l’Italia, perché non perde mai.
Lo studio Vitale & associati ha molto lavorato col San Raffaele di Gotti Tedeschi, il manager cacciato dal Vaticano di cui gli ottimati ambrosiani intimano il reintegro. Col San Raffaele che Gotti Tedeschi all’improvviso dichiarò fallimentare, su istanza di Bazoli. Ma non si vergogna di imporre il reintegro al papa, non c’è conflitto d’interessi quando si afferma la verità e l’onestà. Cioè Milano.

Breve storia del Nord – 6
A lungo il Nord fu “ariano”, per un paio di secoli fino a Hitler. In Inghilterra più che in Germania. E a lungo solo i migliori indiani furono “ariani” nell’impero britannico, benché gli ariani fossero in definitiva indiani. Nord contro Sud non è la facile dicotomia dell’Italia, in cui il Nord prospera, specie il Lombardo-Veneto, l’a-rea più ricca del pianeta, contro calabresi mozzateste, siciliani traditori di se stessi, e i soliti ladroni napoletani. Che non è vero ma il Sud ci crede. È un altro Nord, non virtuoso, neppure ricco, che pretende – pretendeva? - di sottoporsi il mondo perché è biondo, quando lo è. Per la razza. Razza di predoni.

Il Nord è “ariano” – anche se non si sa che cosa voglia dire. Meglio, ariogermano, parola amata in Germania: si disse indogermani a lungo prima che indoeuropei, già prima dei primati nazionali - forse per dare un’identità ai tedeschi. Il sentimento era diffuso, con poche eccezioni: il diavolo di Heine, che è laureato, studia il sanscrito. E con una sola parentesi, attorno al 1880, quando insorse il dubbio se autoctono non era meglio - più nobile, più antico - che immigrato dall’India. Toccherà a Rathenau, ebreo (l’Arnheim dell’ “Uomo senza qualità” di Musil), sancire da ultimo senza ipocrisie a ritmo di conquista (“Un popolo biondo superbo nasce nel Nord….”) l’origine settentrionale degli “ariani”.
Già la casta Hildegarde poneva però il problema, quando decise che Adamo e Eva parlavano tedesco, e il motivo era semplice: “La lingua Teutonica non si divide come la Romana”, scrisse in latino. E si arriva alla conclusione, la scienza vuol’essere esatta, che “ariani” sono gli alleati della Germania: lo stabilì nel 1917 lo storico dell’arte Strzygowski nel dotto Altai, Iran und Völkerwanderung, nel quale fa della razza nordica un misto di tedeschi, ucraini, armeni, persiani, ungheresi, bulgari e turchi. “Protoariani” furono i greci antichi, anche se non lo sapevano, i primi etnocentristi. Ne avevano materia, avendo inventato la democrazia, l’uguaglianza, la cittadinanza, e la libertà di pensiero e di parola - anche se un fardello ingrato appendevano ai futuri “ariani” teutonici.

Non si può farne colpa ai nordici. È stato Jean Bodin a dividere la storia in tre periodi e tre aree: popoli sud-orientali, popoli di mezzo nel Mediterraneo, e popoli nordici, i vincitori di Roma. Il Settecento ha detto il Nord migliore del Sud, e i biondi dei bruni, il freddo del caldo, per essere antigesuita. Il Settecento e l’Ottocento hanno varato gerarchie solide, culturali, morali, religiose. Una cultura ripiena al Nord di superiorità varie, quindi astiosa. Mentre lo sanno anche i sassi, figurarsi Max Weber, che il Sud è migliore del Nord, più giusto e pure più capitalista. La Prussia raddoppiò nel 1815 annettendosi la Renania, che era il polmone culturale e libero della nazione e sarà quello finanziario e industriale, cattolica. Mentre la Prussia vera e propria rimaneva luterana, feudale e, nelle campagne, che erano tutta la Prussia, la Pomerania e il Magdeburgo, servile. La servitù vi fu abolita nel 1807, sotto la minaccia napoleonica, ma solo di diritto, in Slesia e in Galizia si mantenne di fatto e di diritto fino al ’48 - sarà la prova che erano polacche e non germaniche? E in Ungheria e nella civilissima Boemia. Anche la libertà fu meridionale in Germania e cattolica: nel 1832, a conclusione dei moti del ’30 e malgrado le pressioni ostili di Metternich e della Prussia nel quadro della Confederazione tedesca, i principati meridionali e cattolici, il Baden, la Baviera, Nassau, il Württemberg e l’Assia-Darmstadt adottarono le costituzioni.


PentitiIl facile paradigma con cui il calcio malato se ne è appropriato ne dice la natura venefica. Sconcia anche nelle mani di certi Procuratori. Al primo processo della giustizia sportiva per le scommesse, il Procuratore Palazzi ha spiegato che chi si pente, cioè denuncia gli altri, non sarà condannato, se non a pene miti. E ha subito messo in atto il proponimento, a favore di due dei calciatori che sono stati il fulcro della corruzione, Carobbio e Gervasoni. Che finiranno così condannati dalla giustizia penale a pene più lunghe della sospensione sportiva.
È giurisprudenza napoletana – il Procuratore Palazzi lo è – ma non si può dismettere: è un ragionamento che tiene campo, e non si può pensare che ovunque sia barbarie. Con due effetti perversi. Uno sarebbe che, se Riina e Provenzano si decidessero a fare nomi, anche loro andrebbero derubricati. È già successo peraltro, anche se Spatuzza e Brusca sono animali di calibro minore - sono feroci pure loro.
Il secondo effetto perverso è che il pentito è automaticamente più credibile di un qualsiasi non criminale cittadino che egli voglia accusare. A prescindere dalla validità dell’accusa: l’accusato è comunque già condannato dal privilegio accordato al pentito. Che potrà tradursi in una riduzione della pena, e comunque gli garantisce l’impunità dal reato di calunnia. Ci sono state molte assoluzioni di vittime dei pentiti, ma nessun pentito è stato mai perseguito per calunnia, come sarebbe d’obbligo per un giudice.

leuzzi@antiit.eu

La crisi ha radici vecchie in Europa

“La globalizzazione è irreversibile”.
“La globalizzazione limita la sovranità della politica nazionale”.
“Nell’insieme, la globalizzazione ha queste ripercussioni sulle politiche nazionali:
- L’intera costituzione economica, e cioè i sistemi di sicurezza sociale, i regolamenti del lavoro e delle merci, le politiche fiscali, il sistema legale, tutto ciò viene aperto alla concorrenza
- Le politiche monetarie e fiscali sono permanentemente monitorate dai mercati finanziari internazionali”.
C’è una crisi europea, da un anno è evidente, nella crisi globale, i cui presupposti sono così delineati da Hans Tietmeyer, ex presidente della Bundesbank, ora membro della Pontifica Accademia delle Scienze, con semplicità e chiarezza. Erano stati delineati già quindici anni fa, questa è una “Jean Monnet Lecture”, la 19ma: Tietmeyer la tenne all’Università Europea di Firenze il 28 novembre 1996. Anche la “speculazione internazionale” vi era spiegata, senza scandalo:
“I mercati finanziari assumono il ruolo di supervisori”.
“Essi non solo analizzano i dati correnti ma stimano costantemente in che misura un paese ha la possibilità e la volontà di fronteggiare i sui problemi a lungo termine. Sono le aspettative su questi aspetti che contano”.
“Essi possono punire anche i primi segni di una politica monetaria lassista e una politica di bilanci indisciplinata. Ritirano il capitale da quel paese e chiedono un premio elevato su tassi del mercato dei capitali”.
Non è megalomania tedesca
Erano noti anche i problemi della “quasi-unione” monetaria di Maastricht, un edificio incompleto e quindi sempre pericolante:
“In una unione monetaria i paesi membri devono affrontare e risolvere i problemi economici e le sfide in modo simile e con lo stesso passo. Problemi gravi sorgeranno se ogni paese darà una risposta fondamentalmente differente da quella dei suoi partner”. A questo si può arrivare solo con “una unione politica costituita formalmente”. Maastricht avvia l’unione monetaria con molti buchi.
La lezione di Tietmeyer paga ripetuti tributi a Carlo Azeglio Ciampi, al suo contributo alla nascita dell’euro. Ma si chiude con avvertimento che l’Italia lasciò invece cadere:
“L’unione monetaria richiede un ulteriore rigido patto di stabilità. Ma, come dice l’Istituto Monetario Europeo, questo “non può essere un sostituto per un convincente consolidamento fiscale prima dell’unione monetaria”. Del debito e delle politiche di bilancio.
“Questa non è «megalomania» tedesca. Al contrario: in una unione monetaria sono proprio i paesi più grandi che possono danneggiare la comunità col lassismo fiscale. Il patto di stabilità protegge i paesi piccoli dagli errori dei paesi grandi”.

domenica 3 giugno 2012

Un’Autorità Europea di Garanzia Bancaria

Un organismo europeo “di risoluzione”, o garanzia, sulle banche è un progetto già definito in seno alla Bce, e potrebbe essere varato al Consiglio Europeo a fine mese. Ne è promotore il rappresentante tedesco nel board della Banca centrale europea, Jörg Asmussen. Un economista socialdemocratico, nominato tuttavia alla Bce dalla coalizione cristianodemocratica-liberale di Angela Merkel (su indicazione Karl-Teodor zu Guttemberg, l’ex giovane prodigio della Csu, i cristiano-democratici bavaresi, e ministro della Difesa, che si è dimesso un anno fa per il sospetto di aver copiato la sua tesi di laurea).
Asmussen l’ha elaborato sulla falsariga della Fdic Usa. Un organismo finanziato dalla stesse banche europee, in grado di intervenire autonomamente in ogni minaccia di crisi, e di garantire eventuali ricapitalizzazioni a carico del Fondo di stabilizzazione finanziaria (Efsf). L’“intercapedine” dell’Autorità bancaria dovrebbe consentire un utilizzo rapido del Fondo, uno strumento di cui la Germania ha limitato finora l’uso (per esempio in Spagna nel caso di Bankia) pretendendo una garanzia da parte degli Stati.
Asmussen era stato tra i promotori sei mesi fa delle Long Term Refinancing Operations della Bce a tre anni. Il rifinanziamento delle banche a tassi irrisori, ma ai soli fini degli obblighi di riserva e dei pagamenti interbancari. Che non ha creato distorsioni nel mercato bancario né messo in circolazione liquidità facile ed eccessiva. Ma ha evitato "un improvviso deleveraging", il crollo cioè del rapporto di leva finanziaria tra mezzi propri e indebitamento.
Il deleveraging è stato necessario rispetto agli eccessi del boom, quando le banche s'indebitavano e si esponevano per quaranta e anche cinquanta volte i mezzi propri. Con la crisi persistente si materializzava il rischio opposto, dell'inerzia totale. Asmussen si è acreditato con questa operazione come uomo insieme della Germania e della flessibilità. Al momento della sua nomina alla Bce un anno fa, era accreditato fra gli economisti favorevoli agli eurobond.

Serrate le fila neo guelfo

Dall’interno del Pd stesso, la componente bianca sta serrando le fila. In preparazione del fronte neo guelfo che si prepara – si tenta – per la primavera. Un fronte che si scopre vasto. Le banche. I giornali, “Corriere della sera” e “la Repubblica” in testa. La Confindustria, attraverso Squinzi e il lascito d Emma Marcegaglia. Andrea Agnelli, Carlo De Benedetti, Roberto Colaninno. Gli enti energetici, Enel, Eni, l’Autorità per l’Energia. La ricerca scientifica, Cnr, Infn, con le grosse dotazioni per le particelle, e l’astrofisica, con dotazioni ancora più grosse. L’Università, dove Profumo intensifica lo screening delle predecessore Gelmini e Moratti.
Manca ancora il candidato. Casini non piace in nessun modo a Milano. Montezemolo, come Casini, è ritenuto un nome dello schermo. Monti è ritenuto candidato impossibile fuori dalla Lombardia. Più credibile è data Emma Marcegaglia. Ma molto influirà sul nome la scelta che farà Berlusconi per il suo partito.

Fisco, appalti, abusi – 3

Si esce di casa normalmente tra i lavori pubblici. Che per una coincidenza da sei mesi sono gli stessi: lo scavo di una trincea nel mezzo della strada, e poi la sua ricopertura. Con tre cantieri diversi, di due società, la Italgas e l’Acea. Il primo per posare la nuova conduttura del gas, il secondo per rifare gli allacci dal nuovo tubo alle abitazioni, e il terzo per il nuovo cavo elettrico. Due società private ma in realtà pubbliche, con consigli e dirigenze pletoriche che stanno lì per dividersi gli appalti.

Il manto stradale, nel quartiere e altrove, viene lasciato sconnesso, pieno di buche, polveroso. Il Comune dovrà provvedere, con un altro appalto, a ricostituirlo. Tre appalti per un solo lavoro, più quello per il rifacimento dell’asfalto, sanciscono anche l’inutilità di tante istituzioni pubbliche addette ai controlli. Gli uffici tecnici comunali e, di più, i consigli circoscrizionali. Che hanno un presidente, un vice-presidente e venticinque consiglieri, tutti pagati. Con nessun’altra incombenza che quella di dirigere il traffico dei lavori pubblici. Ma siccome si ritengono pagati poco, dirigono il traffico delle influenze. A caro prezzo, questo.

Roma Capitale si fa corrispondere sulla busta paga la ritenuta per l’addizionale comunale sul 2011, e l’acconto sull’addizionale comunale per il 2012. E l’anno venturo cosa farà? Dopo aver (quasi) raddoppiato la nettezza urbana, e (quasi) raddoppiato il trasporto pubblico, soprattutto gli abbonamenti. Ma è inutile parlare male di Roma, altrove è peggio.

I Comuni toscani, Firenze in testa,con Siena e il grossetano, non vogliono rinunciare all’ex Ici. Siccome con l’Imu metà della tassa se la prende lo Stato, hanno aumentato l’aliquota al 9,99 10 per mille. Naturalmente sulle seconde case, sulle prime non hanno libertà di aliquota, almeno per quest’anno. Ma la Toscana è la regione delle seconde case. Spesso di forestieri.