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lunedì 19 maggio 2025

Trump-Ue, storia vecchia

Nel gennaio 1981 si insediava a Washington Ronald Reagan, un presidente poi passato alla storia (per avere sconfitto l’Urss, ridotto la burocrazia, chiuso il ciclo quasi ventennale di appannamento degli Stati Uniti - Cuba, assassinio Kennedy, crisi del dollaro, Vietnam, Nixon, Iran - e avviato un ciclo trentennale di crescita dell’economia, fino alla crisi delle banche), ma visto all’epoca come un personaggio minore (attore e sindacalista fallito, etc.) e un forte destrorso. Anche lui repubblicano, come Trump, anche lui portato dall’ala reazionaria – populista - del partito, che allora aveva anche un’ala liberal, dei Rockefeller. E analogamente rifiutato.
Nello stesso mese i principali istituti politici europei, la tedesca Dgap (Deutsche Gesellschaft für Auswärtige Politik, società per la politica estera), il britannico Royal Institute of International Affairs (Riia), e l’Ifri francese, Institut français des relations internationales – cui si accodava negli Usa il Council on Foreign Relations, fondato negli anni 1920 dai Rockefeller - pubblicavano un rapporto preoccupato. Sul presidente, e sulla difesa europea.
La preoccupazione era che Reagan ponesse fine alla distensione – il primo passo verso la globalizzazione - e anche ai rapporti transatlantici. La proposta comune era che gli “Stati chiave” dell’Occidente procedessero al riarmo. Nell’ottica di una “responsabilità” speciale per la pace – fino alla formazione di una “coalizione di volenterosi”, con compiti di polizia internazionale.
Il documento del 1981 era seguito due anni dopo da uno studio dei tre istituti europei, con l’italiano Iai (Istituto Affari Internazionali) e l’olandese Clingendael, dal titolo: “La Comunità Europea di fronte alla decisione. Progresso o declino”.

martedì 13 maggio 2025

Letture - 578

 letterautore


Antifascismo
- P. Battista sul “Foglio” reperta vare bio wikipedia di giornalisti, di sinistra e di destra, rifatte ponendo alla prima riga un nonno o un padre fascistissimo, cioè repubblichino. Di chi la “manina”, si chiede? Battista opina per la sinistra politica, genere Anpi. Ma potrebbe anche essere un nostalgico, che ricorda il fascismo a chi lo ha rimosso – la fede nel fascismo, anche perdente. Il fascismo come ossessione invece che come fatto strico.  
 
Architettura fascista
– “Non esiste” per i media, anche se vi ci s’imbatte a ogni passo, specie a Roma e in Lombardia (Milano, Bergamo, Brescia, Piacenza…). Negli edifici e nell’urbanistica - di cui la Repubblica è stata ed è singolarmente sprovvista, ognuno costruisce quello che vuole dove vuole (si è perfino teorizzato l’abusivismo, quello “creativo” non quello “di necessità”, della stanza in più). Gianni Biondillo pubblica un libro, “La costruzione del potere”, in cui spiega, come da sottotitolo, “Perché l’architettura fascista non esiste”. E intende forse “non esiste” alla romana: non ce ne frega, facciamo che non c’è. Per poi fare lui stesso su “La Lettura” una mappa dettagliata degli edifici, e della ristrutturazione urbanistica, edifici compresi, di Milano. Dando alla città, va aggiunto, la fisonomia che solo adesso, con i grattacieli, sta (forse) cambiando. 
 
Confessione
- Come racconto, prima che come sacramento o testimonianza, nasce come si sa da sant’Agostino. E ha dilagato ultimamente nella narrativa - un racconto o romanzo su due, si calcola, è in forma memoir. E quasi sempre nella forma psicoanalitica. Di cui si considera precursore Philip Roth, per “Portnoy’s Complaint”, 1969, che si rilancia oggi con grande enfasi, e non Berto, “Il male oscuro”, pubblicato nel 1964, anch’esso con grande successo – premio Viareggio e premio Campiello, record di vendite, traduzioni immediate. Si privilegia cioè il racconto di psicoanalisi che non è presa sul serio.
 
Latino
– “«Il latino si studia obbligatoriamente in tutte le scuole superiori del Nord-America»”, poteva scrivere un secolo fa Filippo Virgilii: “«La storia romana è insegnata in tutti gli istituti, e tale insegnamento rivaleggia, se non supera quello che vien fatto nei ginnasi e nei licei italiani, perché nelle scuole americane la classica storia di Roma antica è tradotta fedelmente da Tacito e da Cesare, da Sallustio e da Tito Livio, mentre in Italia si ricorre troppo spesso e troppo ‘supinamente’ alle deformate (sic) traduzioni di Lipsia». Filippo Virgilii, “L’espansione della cultura italiana, «Nuova Antologia», 1° dicembre 1928 (il brano è a p. 346); (né può essere errore di stampa, dato il senso di tutto il periodo! E il Virgilii è professore di Università e ha fatto le scuole classiche!” (Gramsci, “Gli intellettuali”)
 
Malaparte – “Lo strano è che a sostenere il razzismo oggi (con l’Italia Barbara, L’Arcitaliano e lo strapaesismo)”, riflette Gramsci in una delle note de “Gli intellettuali”, sul razzismo in Italia, “sia Kurt Erich Suckert, nome evidentemente razzista e strapaesano”.
Ma Malaparte-Suckert non è il solo: “Ricordare durante la guerra Arturo Foà e le sue esaltazioni della stirpe italica, altrettanto congruenti che nel Suckert”. Arturo Foà, di Cuneo, “il poeta ebreo dimenticato” - morirà nel lager di Auschwitz, nel 1944.  
 
Roma – “Tutti volevano stare a Roma”, Giancarlo Giammetti, 87 anni, socio e partner di Valentino, serioso a Michele Masneri sul “Foglio” sabato: “Sa, era un periodo non comprensibile oggi… Era un’epoca irripetibile. Che bello che era!” Ma anche oggi, “è comunqe una città piacevole, meglio di New York, meglio di Parigi”.
 
Era romana negli anni 1960-1970 anche l’alta moda. Giammetti ricorda il loro studio-laboratorio in via Gregoriana, allora la via della haute couture: “Arrivava Marella Agnelli, arrivava Mia Acquarone, tutte le signore più importanti. Davanti a noi c’erano gli atelier di Simonetta (un marchio in realtà, n.d.r., di Donna Simonetta Colonna Romano di Cesarò, già sposata Visconti, proprietaria dell’intero palazzo), poi c’era Capucci, e poco distante Galitzine, e ancora Federico Forquet, Fabiani, tutti bravissimi”.
 
Montale – Memorabile, cioè citabile, lo vuole Lorenzo Tomasin sul “Sole 24 Ore Domenica”. Per una serie di espressioni entrate nel linguaggio comune: : “Male di vivere”, “Ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”, “Pallido e assorto”, “Scabro ed essenziale”, “È nato e morto, e non ha avuto un nome”, “la razza di chi rimane a terra”.
 
Sex worker - Gramsci era violentemente contro: “Turati. Il discorso parlamentare sulle «salariate dell'amore». Discorso disonorevole e abbietto. I tratti di «cattivo gusto» del Turati sono numerosi nelle sue «poesie»” – l’annotazione è raccolta ne “Gli intellettuali”, parte degli appunti finali sul “lorianesimo”.
 
Traduzione – Matteo Codignola spiega su “La Lettura”, in una argomentata intervista con Cristina Taglietti,  la sua traduzione di Ph. Roth, “Portnoy’s Complaint” - la terza, ogni editore, Bompiani, Einaudi e ora Adelphi, avendone adottato una propria – con “l’idea… di restituire a Portnoy il suono che aveva in origine”. Se non che, nelle pagine iniziali del romanzo, che il settimanale pubblica in originale e nella traduzione di Codignola, l’originale ha un suono diverso dall’italiano. “Conficcato” per “embedded”, “mi fiondavo” per “rush off”, “la becchi” per “make it” sono traduzioni lecite, e aggiornate, sono la terminologia dell’adolescente di oggi, ma non sono “Ph. Roth”.  La patina fa parte del linguaggio.
 
“Portnoy’s Complaint”, il titolo originale di Ph. Roth, nella riedizione Adelphi è semplificato in “Portnoy”. Di “complaint”, lamenta Codignola, si danno del resto quattro significati diversi: “una solenne lirica in onore di un amore non corrisposto, o perduto; un certo disturbo della personalità; una citazione in giudizio; e poi sì, la lagna dell’amico”. Ce ne sono di più, il “Roget’s Thesaurus” ne repertoria un decina - tra essi forse il più appropriato “tormento”.
 
Wagner – “Wagner (cfr. l’Ecce homo di Nietzsche) sapeva ciò che faceva affermando che la sua arte era l’espressione del genio tedesco, invitando così tutta una razza ad applaudire se stessa nelle sue opere” (Gramsci, “Quaderni del carcere”, 3 (XX) § (2)).

letterautore@antiit.eu

sabato 21 settembre 2024

L’irresistibile ascesa del neonazismo

I sondaggi danno Alternative für Deutschland in testa domani nel Brandeburgo – e già il partito Socialdemocratico, che il Brandeburgo governa da molti anni, si dichiara lo stesso soddisfatto, perché non scende al 5 o 6 per cento, come in Turingia e Sassonia.
Il voto in Turingia, Sassonia e Brandeburgo non decide niente sul piano nazionale, i tre Laender insieme fanno più o meno la Sicilia, sei milioni di residenti, ma l’ascesa di Afd richiama gli anni 1931-1933, quando a ogni votazione il partitino di Hitler faceva un balzo, in avanti.
È la grande colpa di Angela Merkel, trascurata nel trionfalismo generale di cui la cancelliera godeva (in Italia), ma che un riesame del suo ventennio non poteva non rimarcare - in questo sito già prima del suo ritiro:
http://www.antiit.com/2021/09/angela-la-padrina.html
Il partito di Merkel, la Cdu-Csu, dei democristiani tedeschi, o popolari, ha sempre vigilato sulla sua destra, a non far emergere tendenze neonaziste, e nel caso ad ammansirle, tenendole fuori dal Parlamento, sotto il 5 per cento. E c’è riuscito per quasi settant’anni, fino al 2015. Due anni più tardi, alle elezioni del settembre 2017, Afd, un partito costituto da tre o quattro anni, era già il terzo partito più grande del Bundestag, il Parlamento tedesco, dove otteneva 94 seggi su 709, principale forza di opposizione all’ennesima grande coalizione dei cristiano-democratici con i socialdemocratici.

martedì 27 agosto 2024

Il mondo si restringe

Gli Stati Uniti di Biden-Harris hanno alzato contro la Cina per l’auto elettrica e il settore dell’innovazione energetica dazi del 100 per cento – imitati ora dal Canada, che pure non ha industrie nazionali di questi settori da proteggere. Mentre Trump ha nel programma un dazio universale del 10 per cento – del 60 sull’importazione dalla Cina. La Ue ha introdotto dazi dal 18 al 36 per cento sulle auto di fabbricazione cinese – lasciando aperta una trattativa, che Pechino ha accettato in linea di principo, ma il dazio è già attivo. In entrambi i casi con decisione sovrana, senza cioè i sospetti o le accuse di dumping, o di concorrenza comunque sleale, che nel diritto commerciale internazionale consentono teroicamente dazi e contingenti.
Dal Fondo Monetario il vice direttore Gita Gopinath denuncia una “frammentazione” degli scambi commerciali analoga a quella degli anni più rigidi della guerra fredda – il periodo più restrittivo per gli scambi internazionalei della storia moderna e contemporanea. Se non che – ed è un’aggravante – i pesi sono diversi oggi rispetto agli anni 1950-1960: allora il peso economico e commerciale degli Stati Uniti era preponderante, tre volte la quota dell’Urss nel pil mondiale, e addirittura dieci volte nel commercio internazionale. Oggi il confronto Usa-Cina vede gli Stati Uniti secondi: secondi nella quota del pil mondiale, 15,6 per cento nel 2023 contro il 18,7; secondi nella quota delle esportazioni mondiali, 9,9 sempre nel 2023 contro 11,3. Per non dire del confronto demografico. Anche in campo militare, dove il raffronto è impossibile, la Cina tuttavia è ben più forte dell’Urss di settanta anni fa.

lunedì 8 aprile 2024

Problemi di base stupidi bis - 798

spock

La negazione della stupidità è una delle grandi colpe della contemporaneità: ha reso la vita – già gaudiosa – impossibile agli stupidi?

 La stupidità si vendica contagiando gli abolizionisti: psicologi, analisti, anime buone?

 “La bestia”, bête in francese, “non è soggetta alla stupidità”, bêtise, Gilles Deleuze?.

 “La ‘Ricerca’ di Proust è un’interminabile galleria di stupidi”, Gianfranco Marrone?

 La guerra è stupida – Gertrude Stein?

 Stupido da stupore – quindi all’origine della filosofia?

 

spock@antiit.eu

lunedì 1 aprile 2024

Cronache dell’altro mondo – plutocratiche (263)

La più grande e solida democrazia del mondo ha la più elevata concentrazione della ricchezza: un terzo della ricchezza americana - il 30 per vento per l’esattezza - è posseduto dall’1 per cento della popolazione. Due terzi della ricchezza - il 67 per cento - sono posseduti dal 10 epr cento della popolazione (Federal Reserve Usa, “Monetary Policy Report”, marzo 2024))
 
P.S. “La Lettura” dà all’1 per cento più ricco degli Usa, nell’ultimo grafico Visual Data (24 marzo), solo il 20 per cento della ricchezza. Ma su dati anteriori che risentivano del rallentamento covid.  
Nei grafici “La Lettura” la quota del reddito nazionale detenuta dall’1 per cento più ricco della popolazione è massima nell’ex Terzo Mondo: Messico 26,8 per cento, Perù 25,2, Cile 23,7, Costa d’Avorio 21, Costa Rica 20,9, Libano, 20,5, Brasile 19,7, Colombia e Sudafrica 19.3.
La Russia, l’ex paese del comunismo, viene al terzo posto, col 23,8 per cento – la Georgia segue, col 18,5.
La classificazione “La Lettura”, di Federica Fragapane, non è mondiale, riguarda “una selezione di 30 paesi”. In Europa viene prima la Danimarca, con un tasso quasi terzomondista, 18,6 per cento.
L’Italia figura nel Visual Data della ricchezza fra i primi dieci paesi al mondo per numero di miliardari, al sesto posto ma quasi alla pari col quinto, Hong Kong, 64 contro 66 miliardari – e prima della Gran Bretagna, decima con soli 52 superricchi.  

sabato 2 marzo 2024

Quando Craxi salvò la vita di Gheddafi

Val la pena rileggere questa memoria di Sergio Romano, diplomatico e storico, non tanto per la ricorrenza dei venticinque anni, o quanti sono della morte di Craxi, quanto di un certo modo di fare politica, in epoca anche recente, sebbene suoni oggi inverosimile, nel rapporto pure di fedeltà agli gli Stati Uniti (dal “Corriere della sera” del 9 marzo 2011, “Opinioni-Lettere al Corriere”):

Corrisponde al vero che nel 1980 fu Bettino Craxi a salvare la vita a Gheddafi informandolo che gli americani lo volevano uccidere?Angelo Marzoratiangelo.marzorati@gmail.com

“Caro Marzorati,
accadde nell’aprile del 1986, pochi giorni prima dell’incursione aerea americana contro la grande caserma Bab al-Aziziya di Tripoli, costruita durante il periodo coloniale italiano, in cui Gheddafi ha fissato la sua residenza nella capitale. I missili dell’aviazione degli Stati Uniti fecero parecchie vittime e uccisero la figlia adottiva del colonnello (il suo letto è stato collocato all’interno di una grande teca di vetro in una stanza del palazzo), ma Gheddafi ne uscì indenne. L’intervento di Bettino Craxi, allora presidente del Consiglio, è stato confermato tre anni fa durante un convegno organizzato a Roma nella sede del ministero degli Esteri. Fra i partecipanti vi era Muhammed Abdulrramahan Shalgam, uno dei personaggi più interessanti della classe politica libica. Come ha ricordato Maurizio Caprara sul Corriere del 28 febbraio, Shalgam è stato ambasciatore a Roma dal 1984 al 1995, ministro degli Esteri dal 2000 al 2009, rappresentante della Libia all’Onu dal 2009 al momento, pochi giorni fa, quando ha preso pubblicamente posizione contro Gheddafi e ne ha denunciato i crimini contro l’umanità. Durante il convegno romano, Shalgam, allora ministro degli Esteri, disse che il messaggio di Craxi gli fu trasmesso da Antonio Badini, consigliere diplomatico del presidente del Consiglio. Giulio Andreotti, presente all’incontro, confermò la circostanza («credo proprio che dall’Italia partì un avvertimento per la Libia ») e aggiunse: «Quell’attacco americano era una iniziativa impropria». Le ricordo, caro Marzorati, che Andreotti era allora ministro degli Esteri e non si esprimerebbe in questi termini se avesse qualche dubbio sul ruolo del governo italiano in quella vicenda.
“La parola «impropria» appartiene allo stile distaccato e ironico di Andreotti, ma riflette perfettamente le preoccupazioni italiane per un «omicidio mirato» che avrebbe compromesso la politica del governo Craxi nella regione. In quali mani sarebbe caduta la Libia se Gheddafi fosse stato ucciso? Quali sarebbero state le reazioni, non tanto dei governi arabi (alcuni di essi sarebbero stati probabilmente felici della scomparsa del colonnello) quanto dei loro cittadini? Conveniva all’Italia che il Mediterraneo diventasse un lago americano?
“Resta da capire perché il Colonnello abbia risposto al gesto amichevole del governo italiano lanciando un missile che cadde nelle acque di Lampedusa. Al convegno di Roma Shalgam rispose: «Perché gli Stati Uniti usarono Lampedusa; la Libia reagì contro gli Stati Uniti, non contro l’Italia». Nell’isola esisteva effettivamente una stazione radio americana, ma è probabile che Gheddafi, pur apprezzando il gesto di Craxi, non abbia rinunciato ad agitare lo spettro dell’Italia colonialista, «nemico secolare» della nazione libica. Era il mito su cui aveva fondato il suo potere e non intendeva farne a meno”.

 

venerdì 15 dicembre 2023

La guerra finirà con i palestinesi

“La guerra durerà mesi”: l’annuncio del governo israeliano vuole significare che la guerra non si concluderà. Le operazioni belliche finiranno anche a giorni, Gaza è un territorio irrisorio e senza difese, ma non ci sarà pace.
La guerra continua è la risposta israeliana alle pressioni americane per un cessate il fuoco e per l’avvio di un negoziato. La risposta è no. La ragione è che Israele non negozierà mai con Hamas, e che la guerra continua è necessaria per annientare Hamas.
La guerra a oltranza a Hamas è la risposta tattica. Il senso del no israeliano è che non ci sarà uno Stato palestinese, con o senza Hamas. Il gabinetto di guerra è stretto attorno a Netanyahu, il cui fondamento politico è la negazione dei Palestinesi, fuori e dentro Israele - in Israele contando la Cisgiordania.
Netanyahu è stato rieletto pochi mesi fa. E con il 7 ottobre ha rafforzato la sua leadership. Il suo è un governo legittimato,  quindi con pieni poteri.

lunedì 2 ottobre 2023

Sui migranti la lite è tedesca

La ministra degli Esteri Baerbock lavora a Berlino per far perdere i socialdemocratici alle elezioni regionali tra dieci giorni, in Baviera e Assia? La questione degli emigranti, sì alle ong nel Medierraneo, no ai migranti in Germania, è vissuta in Italia come un conflitto tra Italia e Germania. Mentre è al centro, uno dei più sensibili, delle elezioni regionali che si preparano in Germania.
I sondaggi danno in ripresa la Csu, la Dc bavarese, che nelle ultime votazioni ha perso molti consensi a favore dell’Afd, il partito di estrema destra. Ma insieme danno in ascesa anche l’Afd. Per la recessione economica, imputata al governo di sinistra, e per la questione migranti. È per fermare lo slittamento del voto che il cancelliere socialista Scholz impone a giorni alterni la chiusura delle frontiere - anche per scrollarsi di dosso la nomea di Flüchtlingskanzler, cancelliere dei rifugiati. È per favorirlo che la sua alleata di governo, la leader dei Verdi Baerbock, alimenta, senza reale necessità, un impegno finanziario e organizzativo per favorire gli sbarchi.
Il voto in Baviera, il Land più grande e più ricco della Germania, e in Assia, un anticipo del voto europeo a maggio, sembra indirizzato verso una tenaglia attorno al partito Socialdemocratico, vincitore delle elezioni politiche appena due anni fa. La Csu, e l’alleata Cdu, i Popolari tedeschi, che attualmente governano a Bruxelles col sostegno dei socialisti-progressisti, sono orientati verso posizioni conservatrici, sia nella politica fiscale che in quella dell’immigrazione. Per contrastare la crescita dell’Afd, un partito che, malgrado il suo fondo estremista, risponde all’elettorato moderato, tradizionalmente orientato su Csu-Cdu. Ai sondaggi di oggi, la prossima maggioranza all’europarlamento sarà della Cdu-Csu, i Popolari, con i Conservatori di Meloni.
La sinistrare divisa non è una novità in Germania, anzi è una costante. Il baratro che un secolo fa divise socialisti e comunisti ora si ripropone tra Verdi e Socialdemocratici. Baerbock, leader un po’ inventata dei Verdi in Germania, un po’ alla Schlein nel Pd, anche alla Conte con i 5 Stelle, non fa mistero di voler diventare il partito pilastro della sinistra, scalzando la socialdemocrazia, “vecchia” di 150 anni. Prima della minicrisi con l’Italia Baerbock aveva messo Scholz in imbarazzo con la Cina: all’improvviso, da ministra degli Esteri, ha definito il presidente cinese Xi, cui Scholz aveva appena fatto visita, con gran seguito di affari, “un dittatore”.

sabato 13 maggio 2023

Quando Pisani (il capo della Polizia) era camorrista

Si ricorda poco del nuovo capo della Polizia, Pisani. Che pure ha passato dei brutti momenti – catturava i boss camorristi e questo dava fastidio. Questo sito se ne è occupato a più riprese. Il post “Chi tocca i camorristi muore”, 8 dicembre 2011, merita una scorsa:

“La cattura del superricercato Zagaria è coordinata da Vittorio Pisani ma non si dice. Non si deve dire. Perché Pisani l’anno scorso, appena catturò l’altro superricercato Iovine, fu dimesso da capo della Mobile a Napoli e allontanato dalla città, su iniziativa della Procura di Lepore, dalla giudice Maria Vittoria Foschini. Che l’accusarono di avere troppi contatti coi camorristi. Infatti, come si sa, i capi della camorra si catturano con lo Spirito Santo.
“Se (Pisani) è estraneo, come dice, alle accuse, lo proverà davanti a un giudice terzo”, dice Lepore , dopo averlo allontanato, cioè condannato. Le prove contro Pisani sono le accuse di un camorrista “mezzo” pentito, uno dei Lo Russo. Lepore soave è corroborante: testimonia che nulla è impossibile nella vita, nessuna ambizione.
“Un romanziere supporrebbe che i giudici hanno allontanato in fretta Pisani perché non catturasse anche il compare di Iovine, Zagaria. I due avevano organizzato e capitanavano la camorra di “Gomorra”. Della quale i Lo Russo un po’ sono affiliati e un po’ concorrenti. Ma Lepore su questo non ci lascia sperare molto - purtroppo? E la giudice Foschini appartiene alla nobiltà napoletana. Magari lo hanno fatto a questo scopo ma non lo sanno.
“C’è da dire che non era la prima volta, un anno e mezzo fa, che i giudici avvertivano Pisani, era la terza. Ma Pisani imperterrito ha continuato ad arrestare i camorristi. Un po’ se l’è cercata - chi l’ha detto che lo Stato è uno?”

 

martedì 7 febbraio 2023

L’Italia senza braccia

Il recupero dei pensionati, per ora dei medici e infermieri, basterà a colmare il buco che si va aggravando nella produzione e nei servizi? Non basta più l’immigrazione a compensare il deficit di nascite in Italia. Direttamente, con l’immissione degli immigrati nella produzione, e indirettamente, per la maggiore prolificità delle madri immigrate.
La previsione, ormai quasi certezza, dell’Istat e dei maggiori demografi, tra essi lo stesso presidente dell’Istat, Blangiardo, è che tra pochi anni, all’orizzonte 2030, la popolazione italiana in età lavorativa (le classi dì età 21-65 anni) diminuirà di 1,7 milioni. Di poco meno del 10 per cento rispetto ai livelli attuali, che non sono reputati ottimali. Con le ovvie conseguenze negative sulla capacità produttiva e sul finanziamento della previdenza.
Da anni sono evidenti le carenze nell’organizzazione della sanità, tra medici e paramedici. Le organizzazioni imprenditoriali lamentano da oltre un anno, dalla ripresa post-covid, una carenza di forza lavoro in molti settori, specialmente (e paradossalmente) nei servizi alla persona, accoglienza e famiglie. E questo deficit proiettano nel 2030 a una cifra elevatissima, tra 1,5 e 2 milioni di posti di lavoro.
Una crisi già in atto, quindi, che però si confronta con due paradossi. Una disoccupazione ancora alta, sull’8 per cento. E un’immigrazione asfittica, benché se ne discuta in politica come di un’invasione. Negli anni dal 2013 al 2019, anni di governo del partito Democratico, in teoria più incline all’immigrazione, il saldo netto fra immigrati ed emigranti si è ridotto a poche decine di migliaia l’anno, in totale meno di 500 mila unità nei sette anni (nei dodici anni precedenti il saldo netto ha oscillato fra 4 e 500 mila ingressi ogni anno per quattro anni, e fra 2 e 300 mila negli altri otto), e ora l’Italia ne ha carenza. Secondo Blangiardo l’Italia avrebbe bisogno già da subito del triplo dell’immigrazione netta, per colmare il fossato crescente nel mercato del lavoro, da 130 mila a 370 mila nuovi ingressi l’anno. Non ci sono soluzioni alternative: le politiche di sostegno alle nascite, di cui si parla, se anche attuate, non daranno benefici prima di una generazione o due.
Il lag disoccupazione-offerta di lavoro inevasa è effetto delle retribuzioni basse. Soprattutto nei servizi. Che disincentivano le migrazioni interne – il tasso nazionale è diseguale regionalmente, tra la quasi piena occupazione in Lombardia, e il 12-13 per cento di disoccupazione in Sicilia. Mentre l’immigrazione è sempre regolata da una legge restrittiva, la Bossi-Fini, che ribaltò la legge Martelli, proiettata su un “buco” demografico già noto, e ha precarizzato gli accessi e, di più, la stabilizzazione del lavoro immigrato – la residenza, la cittadinanza. Stroncandone anche la natalità.  

sabato 28 gennaio 2023

Cronache dell’altro mondo - immigratorie (245)

Cica 650 mila tecnici stranieri lavorano negli S tati Uniti con un visto speciale, l’H-B1. In posizioni loro riservate solo perché costano meno dei tecnici americani di analoga professionalità. È una delle ultime polemiche sollevate dal sito online di destra, Breitbart News.
L’H-B1 è un visto lavorativo speciale per personale con diploma di laurea. Va dai tre ai sei anni, ed è rinnovabile. Poco meno di 200 mila l’anno sono i nuovi visti H-B1.
La polemica è stata innescata dalla decisione delle autorità pubbliche di South Bend, nell’Indiana, di finanziare con 300 mila dollari un’agenzia di outsourcing, fornitrice di servizi alle industrie locali, per la ricerca di tecnici stranieri. Ma il più gran numero dei 650 mila lavorano per i grandi complessi tecnologici, Google, Apple, Microsoft, Amazon, Facebook, e per JP Morgan Chase. E costituiscono il settore di maggiore attività dei “body shop”, società per la ricerca di personale: Ibm, Cognizant, Accenture, Infosys, Tata Consulting, Capgemini.   
Breitbart sostiene che la ricerca di tecnici stranieri, in prevalenza indiani, si avvantaggia del loro minor costo, rispetto agli analoghi americani. E quindi restringe le opportunità di lavoro qualificato per gli americani: “Secondo le ricerche dell’Economic Policy Institute, la maggioranza delle aziende che importano tecnici col visto H-B1 lo fano per significativi risparmi di costo”.

venerdì 18 novembre 2022

Se il terrorismo non c'è stato

“Esterno notte”, lo sceneggiato di Bellocchio sul rapimento e l’assassinio di Moro, ben drammatizzato e molto pubblicizzato, dal festival di Venezia in poi per due mesi, ha raccolto la metà degli spettatori medi di Rai 1 in prima serata: 3,3 milioni lunedì, con i primi due episodi, con una quota (share) infima rispetto si 24-25 milioni di spettatori alla tv in quelle ore, 2,7 milioni nelle puntate successive – alla pari col trito “Grande Fratello”.

Non sono piaciuti il personaggio, l’argomento (terrorismo), i comprimari che tengono la scena nei sei episodi, Cossiga, Paolo VI, i mediatori, Faranda e Morucci, Andreotti e la Dc, la moglie di Moro? La spiegazione è a monte: il rifiuto, poiché di rifiuto si tratta, non è della presentazione o narrazione dello sceneggiato, è la scelta di non sintonizzarsi sulla proposta. Se non da parte di un pubblico limitato – lo share normalmente della terza rete Rai.

Non piace la storia, non dice niente la vicenda narrata, per un terzo buono degli spettatori adulti del tutto nuova? Il terrorismo non fa spettacolo - diversamente dalla banda della Magliana, o dalle Gomorra? Non piace rivangare il passato recente, politico, minaccioso, il rischio corso, di un terrorismo rozzo e vuoto che ha fatto centinaia di morti e migliaia di feriti, a nessun fine? È l’Italia della “brava gente”, che non s’è mai fatto colpa del fascismo, delle guerre inflitte a chi capitava a tiro, figurarsi del terrorismo – se non fruire dei benefici di legge? 

No, non piace la memoria: del fascismo come del terrorismo, che pure è vicenda recente e non divisiva – sinistra e destra unite nelle bombe come nella P 38. Nel pubblico in generale, ma più forse nell’opinione pubblica, nei media. In contemporanea con l’evocazione della strage di via Fani e l’assassinio di Moro da tutte la parti si legge che chi non si è ribellato non è mai stato giovane, saggezza variamente attribuita a Allende o Cioran.

domenica 23 ottobre 2022

La ghigliottina a Milano

Come oggi trent’anni fa, si poteva annotare:

“È curiosa, un po’ losca, la disattenzione di Scalfari, Mieli, Anselmi, per la composizione del direttorio milanese, il tribunale dei procuratori: due missini, e due comunisti, orchestrati da un procuratore Capo che deve la nomina a Andreotti.

“Quello di Andreotti è l’unico potentato politico del centro-sinistra tenuto al riparo, anche se il più indiziato di malaffare. La ghigliottina è stata eretta dopo la mancata ascesa di Andreotti al Quirinale - grave sottovalutazione di Craxi. E per il rigurgito di sovranità della Dc, sopra e sotto traccia, sull’energia (Eni, Enel, Enea etc.) che Craxi pretendeva di insidiare, oltre che sulla scuola, sulle Poste, e sulla ricerca - Cnr, Infn, spazio, acceleratori.

“Craxi si rifarà con l’affare Enimont? Con uno spicchio della tangente un imprenditore andreottiano, Bonifacio, si è preso “Il Tempo”. Ma non è detto: Craxi non ha la procura-tribunale di Andreotti, e nemmeno i servizi segreti”.

giovedì 12 maggio 2022

Ombre - 615

“Di certo, nessun ricorda un cardinale della Chiesa cattolica di 90 anni che finisce in manette”. C’è finito a Hong Hong, il giorno dopo la nomina a governatore del capo (pechinese) della polizia, John Lee. A Jenin nella (ex) Cisgiordania una giornalista palestinese cattolica è uccisa con un colpo alla testa – naturalmente fortuito. Una grido di dolore del papa – ne lancia tanti? Un sospiro?


Bancassurance è la nuova stella polare degli affari: “La nuova sfida tra le banche sarà sul ricco mercato delle polizze”. Ricco grazie a un’autorità di sorveglianza corriva: polizza aumentate, come nella scala musicale, e cartelli a piacere.


“Leo Gassman salva turista americana dallo stupro”: “Questa notte io e alcuni passanti abbiamo soccorso una ragazza americana che poco prima era stata abusata da un ragazzo di origine francese”. Una “studentessa” di 29 anni. Al Portonaccio, quartiere romano da movida, mentre urlava per strada. Ubriaca. Ce n’è voluto, ma alla fine ha spiegato che era stata “importunata”. In un taxì. O su un autobus. Da un francese. Che le aveva messo una mano sulla coscia. “Sono scesa urlando” etc. Dal taxi, dal bus?


L’ubriachezza non è un’aggravante – un’ambulanza e una squadra della Mobile impegnate per una notte, oltre all’eroico Gassman jr.? Queste studentesse americane di 29 anni non saranno le famose streghe redivive?  


Fa senso rivedere l’avvocato Coppi – impersonato da un attore somigliante, che comunque la scheda del film individua come “Avvocato Coppi” - ne “Il traditore”, il film di Bellocchio su Tommaso Buscetta, demolire la testimonianza, benché fondata, del pentito contro Andreotti. Lo fa in base ai verbali del processo, ed è come se riconoscesse l’accusa fondata, ma non comprovabile. Dovrebbe illustrare l’abilità del controversista, ma è come se si dicesse correo – anche senza colpa.


Si fanno le barricate contro la revisione del catasto perché viene al pettine l’abusivismo di necessità, trovata dell’urbanistica degli anni 1970-1980, del Pci trionfante. Il peggior ludibrio del territorio. Immune perfino alle sanatorie di Tremonti e Berlusconi. Si parla di 12 o 13 milioni di vani, costruiti contro ogni piano regolatore, esentasse.


Si colpiscono con le sanzioni gli oligarchi russi che avevano trasferito i loro capitali all'estero all’indomani dell’evizione di Khodorkovskij, e della liquidazione di fatto del gruppo petrolifero Yukos. Ci fu un “panico” in Russia, di tre giorni, Di code chilometriche ai bancomat.


È vero che le sanzioni sono sequestri conservativi, non confische: si tengono i beni in caldo per quando, dopo la guerra, i legittimi padroni potranno tornarne in possesso – esibirle, godersele, venderle a buon prezzo.

 

“L’Italia assume il comando della missione Nato di addestramento in Iraq”, nientedimeno: “L’Italia schiera mille unità, con 270 mezzi terrestri e dodici aerei, e un budget di circa 260 milioni di euro”. Per fare che, preparare un’altra fuga, come dall’Afghanistan dopo venti anni di addestramento?

 

Nei venti anni della guerra in Iraq – una guerra da Tribunale dell’Aja, dichiarata e imposta, con massacri aerei incontrollati, su pretesti inventati da Inghilterra e Stati Uniti – l’Italia ha speso quattro miliardi. Di nessuna utilità per l’Iraq. E nemmeno per la coalizione dei “volenterosi” al seguito dei valorosi inglesi e americani. Spesi inutilmente, giusto per la “trasferta” del corpo di spedizione, che così si può “fare casa” a casa.

 

Ferdinand Marcos, erede di una famiglia e un regime di stravaganze, ruberie e soprusi, stravince le elezioni presidenziali nelle Filippine. Ma la sua concorrente, che si dice e viene avvocatessa dei diritti umani, Leni Roredo, è ritenuta capo-mafia, dei cartelli della droga.

 

Si dice “Orbàn è cattivo”, e ci si lava le mani. Mentre tutti importano dalla Russia. E del gas non possono fare a meno. Cosa notoria ma non si dice.

Né si dice che la Germania paga il gas in rubli, cosa che tutti sanno, come richiesto da Mosca. Forse non è ipocrisia, la stupidità esiste.

 

Giulia Ligresti, scagionata, viene rimborsata, con molti soldi. Bisognava prendersi FondiariaSai, mica un biscottino, e lei, con il fratello, è stata la vittima sacrificale, delle Procure di Torino e Milano. Uno scandalo che si fa finta non ci sia stato. Tra, Milano che non tollerava i siciliani, e i compagnucci della parrocchietta, i giudici trinariciuti Caselli a Torino e Greco a Milano, che dovevano farne un regalo. A quelli di “abbiamo una banca”, Consorte e il fido avventuroso Cimbri, di via Stalingrado.

 

Schema 43, la nuova denominazione della finanziaria Benetton, deve cambiare nome: Alessandro Benetton ci ripensa, 43 evocando i morti di Genova per colpa loro. I padroni non sanno nemmeno che nome hanno le loro aziende. Un gruppo passato presto dai fratelli artigiani ai figli e nipoti che sanno solo staccare la cedola.

 

Grandi interminabili bla-bla sul gas della Russia, quando si sa, almeno i giornali dovrebbero saperlo, che il gas continua e continuerà ad arrivare, anche in Italia. Pena il blocco dell’economia.

 

Singolare la decisione dell’Eni di tagliarsi i ponti con la Russia – uno dei quattro o cinque gruppi che in tutto il mondo occidentale l’abbiano fatto realmente, secondo l’osservatorio della Yale University

http://www.antiit.com/2022/05/unicredit-et-al-sempre-operativi-in.html

Dopo avere aperto la via della Russia nel 1953, in contrasto con tutto il mondo “occidentale”, per il petrolio. Raddoppiando nel 1968, con l’invasione della Cecoslovacchia in corso, come partner principale per il gas in Europa. E avere avuto nella Russia, per la prima metà dei suoi anni, la sola fonte di guadagno.

mercoledì 8 settembre 2021

Cronache dell’altro mondo – terroristiche (138)

“Il nuovo presidente dell’Emirato islamico dell’Afghanistan dovrebbe essere Abdul Ghani Baradar, già vice del mullah Omar. Baradar fu catturato in Pakistan dalla Cia nel 2010 ed è stato rilasciato dalle autorità locali su richiesta americana nel 2018. Dal 2017 è inserito nella lista dei terroristi dell’Unione Europea” – Mattia Sorbi, “la Repubblica”, 4 settembre.
No, due giorni dopo i Talebani formano un governo di ricercati. Per terrorismo, il capo del nuovo governo e mezzo governo: tutti nelle liste wanted, in sede Onu e Interpol. Ma è vero: non c’è solo mezzo governo a Kabul di terroristi, condannati dall’Onu e sulle liste dei ricercati, il governo è stato mediato (organizzato) da Baradar, che stava in prigione per terrorismo, quando fu fatto liberare dagli americani, per mediare un governo di transizione, e per averlo interlocutore a Doha (Qatar) nei negoziati per il ritiro. La cultura americana del no ethnicism sembra stupida: tutti uguali, tutti americani – cioè, anche fuori degli Stati Uniti, senza nessun controllo  sotto nessuna legge?
Vogliamo i Talebani al potere come già la Fratellanza mussulmana, quella delle famose “primavere arabe”. L’islam fondamentalista, antifemminile, barbuto, assassino, è il cocco dell’Occidente, dell’America? In simbiosi con i potentati del Golfo, che così allontanano da sé l’Arco delle Tempeste, dove sarebbe più opportuno e invece non c’è?

martedì 8 giugno 2021

Le quattro mancate modernizzazioni del miracolo cinese

Nel 2018 la Banca Mondiale ha calcolato che in Cina si produceva il 28 per cento del valore aggiunto industriale mondiale, negli Stati Uniti il 17 per cento, come nella Unione Europea, in Giappone il 7 per cento, in Corea del Sud il 3, come in India. Una quota, quella cinese, negli ultimi due anni verosimilmente aumentata, malgrado i paletti posti da Trump.
Le stime precedenti hanno visto per un secolo gli Stati Uniti al primo posto, con percentuali diverse a seconda dei diversi calconi degli economisti, ma tutte elevate. Lo storico belga-svizzero dell’econmia del Terzo mondo Paul Bairoch ha cacoallo che nel 1913, prima della Grande Guerra, gli Stati Uniti producevano già il 32 per cento del valore aggiunto industriale mondiale, la Germania il 14,8 per cento, la Gran Bretagna il 13,6, la Russia l’8,2, la Francia il 6,1. Alla vigilia della seconda  guerra mondiale, nel 1937, lo storico tedesco-britannico dell’economia Hal Hillmann attribuisce agli Usa il 35,1 per cento del valore aggiunto mondiale, all’Urss il 14,1 per cento, alla Germania l’11,4, alla Gran Bretagna il 9,4, alla Francia il 4,5 e al Giappone il 3,5 per cento.
C’è stato il sorpasso della Cina sugli Stati Uniti. In termini quantitativi. E come potenziale – come Kissinger, “Sulla Cina”, scriveva dieci anni fa: “Per la prima volta l’America si confronta con un paese che possiede capacità economiche comparabili e ha un passato storico di grande abilità negli affari internazionali”.
La leadership produttiva di Pechino nel mercato mondiale è confermata dalle esportazioni industriali. La Cina è passata dal 4,7 per cento del totale dell’export mondiale nel 2000 al 18 per cento nel 2019. Più della Ue, che aveva in precedenza il record, contenuta nel 15 per cento, il doppio degli Stati Uniti (9 per cento), tre volte il Giappone (4,7 per cento). In parallelo sono esplosi gli investimenti diretti cinesi all’estero, passando da 28 miliardi di dollari appena nel 2000 a 2.100 miliardi nel 2019, il 6 per cento degli investimenti diretti all’estero nel mondo – l’11 per cento aggiungendo i 1.750 miliardi di investimenti targati Hong Kong. È dunque cinese la leadership mondiale dell’economia – è il “millennio cinese”?
È un miracolo certamente, prodottosi in trent’anni o poco più, dopo la svolta impresa al partito Comunista Cinese da Deng Hsiao Ping con le Quattro Modernizzazioni. Dalle quali escluse nel 1989, col massacro di Tienanmen, quella politica. Ma è un miracolo dalle quattro incognite. La prima è Tienanmen, la mancata modernizzazione politica. La seconda è lo stesso “passato storico di grande abilità” di Kissinger, che in effetti è rimasto inalterato, ma più che abile (diplomatico, equilibrato) è imperiale (espansivo, esclusivo). Ed è “cinese”, cioè Han: un rullo compressore delle altre nazionalità del subcontinente, già del Tibet come ora degli Uiguri, e in quanto cinese sta  macinando Hong Kng, vuole farlo presto di Taiwan, e in prospettiva guarda alla terza Cina, a Singapore . La terza incognita, alle altre due collegate, è che il miracolo cinese si fa a spese dello sfruttamento di mezzo miliardo o poco meno di lavoratori, senza orario e con paghe basse. E quasi tutti immigrati: nel dato ufficiale, dei censimenti decennali, la popolazione urbana rsult a passata tra il 2000 e il 2020 da 456 a 902 milioni, cioè è raddoppiata, mentre quella rurale diminuiva in proporzione. Immigrato significa, in base alle leggi del vecchio comunismo dirigistico cinese, senza diritto alla residenza, e quindi alla sanità, agli assegni familiari e all’edilizia pubblica (c’è mezzo miliardo di sans papiers in Cina, di “invisibili”). 
La quarta incognita, e quella che più conta, è che il miracolo cinese è dovuto alla globalizzazione. La quale è una ricetta americana per la gestione degli affari, attraverso delocalizzazione e licenze che garantissero maggiori e anzi enormi profitti. Se, per ipotesi, contingenti e dazi dessero più profitti agli americani, grandi e piccoli (i piccoli risparmiatori che beneficiano dei grandi dividendi), la globalizzazione finirebbe. Senza difese, o possibilità di rappresaglie.
Le maggiori incognite sono tuttavia quelle interne. La Cina è sempre un sistema politico comunista, rigido, senza nessuna flessibilità o modernizzazione. Di cui nessuna teoria politica avalla la durata, se non sotto coercizione. Lo sviluppo dell’economia autoportante – cioè non quello “terzista”, del “lavoro per conto”, come è all’80 per cento quello cinese - necessita di stabilità. Altrimenti i capitali e i mercati scompaiono in un lampo. 
 



mercoledì 17 marzo 2021

Moro vittima sacrificale

Nel 1988 come oggi si commentava il rapimento di Aldo Moro, con la strage degli agenti di scorta:
“Dieci anni del rapimento di Moro, evento infausto che si ricorda, si celebra, giustamente. Anche perché è l’occasione - l’unica, altre non si sono costituite - per ricordare i tanti agenti di scorta che ne sono rimasti vittime. Ma lugubri discorsi, di chi non l’ha difeso e poi lo ha lasciato morire. Rientra questo sacrificio nella mentalità delle masse cattoliche e comuniste? No, papa Paolo disse di no. Era Moro la vittima sacrificale dell’asse Dc-Pci? Di una politica, anzi di una politichetta, più andreottiana che berlingueriana?
“Una morte annunciata, voluta, è stata la conclusione del rapimento sanguinario. Cui la cacciata di Leone dal Quirinale è succeduta, lasciando intendere che era un ladro mentre un ladro non era. Per ingombrare le cronache? L’accordo Dc-Pci doveva avere una vittima l’anno, per distoglierci da che – dal non governo Dc-Pci? L’ultima uscita di Moro non era stata: “Non ci processerete nelle piazze”, eccezionalmente senza l’abituale distacco, scomposto, urlando, perfino rosso in viso?
“Oppure non dovevamo chiederci – sapere – chi erano le Brigate Rosse. Non i brigatisti, bastava poco per esserlo, gli organizzatori. Perché nessuno ha veramente spiegato chi erano le Br? Cioè, nessuno ha veramente indagato sui loro collegamenti adespoti, nazionali e stranieri; su chi le ha scatenate e su chi le ha lasciate prosperare.
“I collegamenti ci sono stati, per procurarsi le armi, e per  l’addestramento alle armi e al terrorismo urbano. Perché altrimenti le armi avrebbero dovuto comprarle dalla malavita, e l’avremmo saputo. I Palestinesi non bastano – né nei loro campi si entra e si esce a piacimento. E quell’Alì Agca, che fa il viaggio dalla Turchia a tappe precostituite, compresa la fuga dal carcere, trova le armi pronte e l’alloggio a Roma i giorni giusti, e non ha nemmeno un movente non essendo pazzo né un fanatico – tutto come il Bertoli della Questura di Milano?”.

mercoledì 24 febbraio 2021

La messa dei mentecattocomunisti

Era domenica trent’anni fa come oggi, nel delirio anti-Usa per la guerra del Golfo, e questo era lo stato dell’Italia, nel diario del 24 febbraio 1991:
“Il Tg 3 “Telekabul”, con il Tg 1, ha fatto un’edizione straordinaria per il messaggio domenicale del papa a piazza San Pietro. Il papa ne ha approfittato per fare l’apologia della dottrina sociale della chiesa, che oltre un secolo fa con Leone XIII riconosceva il diritto al sindacato, etc.. I comunisti si aspettavano parole di fuoco contro gli Stati Uniti, o contro l’Occidente, che ha osato attaccare l’Irak, dopo l’invasione irachena del Kuwait.
“Forse non c’è stata malizia nel papa, nell’approfittare del collegamento straordinario per far sapere quanto sollecita è la chiesa con i lavoratori. Ma i mentecattocomunisti se lo sarebbero più che meritato, ridotti come si sono allo stato vegetale, anzi larvale, per voler navigare sempre nello stesso inchiostro.
“Cos’è l’antioccidentalsimo, da parte di occidentali a tutto tondo come i comunisti, se non un riflesso condizionato? Del sovietismo?  Comunisti, poi, che si aggrappano alle sottane di Giovanni Paolo II, il papa che li ha denudati e esposti al ludibrio. Da essi denunciato tredici anni fa come il papa della Cia…”

venerdì 15 gennaio 2021

L’Italia irriformabile

Della politica si poteva scrivere trent’anni fa:
“Chiesa e Pci hanno l’orgasmo per Saddam. Padre Balducci sbava in tv contro l’imperialismo americano. Non hanno mai digerito la libertà, ecco dove s’incontrano i religiosi e i presunti anticristi: la pace bene durevole, l’uomo, la vita – eccetto che quando sono in ballo i loro superiori motivi, di chiesa e di partito. Ecco perché l’Italia, che ha molti preti e molti comunisti, è sotto una cappa: non c’è un patto politico, un accordo che oggi c’è e domini non c’è più, si cambia, ma un modo di essere costitutivo.
“Per i preti si spiega. Fuori della libertà la religione non ha problemi. Solo la libertà l’ha messa in crisi - di pensare, di essere. Il papa attuale tra l’altro ha potuto praticato le virtù della fede senza la libertà nel suo paese. I gesuiti della violencia (rivolta, tirannicidio) e la teologia della liberazione non sono che altri strumenti della panoplia illiberale (integralista).
In fondo non fanno che il loro dovere: la chiesa è un’istituzione, e quindi fa una politica conservativa, anche attraverso temi e canali sovversivi (pace, rivoluzione sociale). Ma i comunisti, che sono conservativi, anzi imperialisti (come s’incazzano quando vengono contraddetti – anche ora che tutto frana al loro interno!), senza possedere nulla, sono fatti della stessa pasta dei preti. E questo dice anche perché i comunisti sono rimasti solo in Italia”.