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sabato 10 aprile 2021

Appalti, fisco, abusi (200)

La pressione fiscale sarà quest’anno sul 52 per cento – calcola il Cgie di Mestre. Ma è da almeno cinque anni che la pressione fiscale “reale” è al 52 per cento, come i lettori di questa rubrica sanno.
 
All’improvviso Unicredit è sotto tiro in Borsa. Perde mezzo euro in due sedute, il sette per cento, perché il suo nuovo amministratore delegato Orcel guadagnerà più di ogni altro in Italia. Obiettano  fondi soci, obiettano i consiglieri. Non si sapeva prima? Chi gli ha fissato la retribuzione?
La banca ha i nervi deboli – o sono manovre?
 
“Gentile cliente di Wind Telecomunicazioni (oppure di amazon, oppure di..)
Complimnti! Sei uno dei100 utenti che abbiamo selezioanto per una possibilità di vincere un SAMSUNG Galaxy S20\21 o un APPLE IPho 11\12 PRO”.
È uno scherzo? No, “la connessione è sicura”, suggerisce Google- mentre vi dice che è “non sicura” su google books, e su questo sito, per esempio, che è sulla piattaforma blogger, di Google – seppure trascurata e in disuso.
 
Se volete uscire dalla pagina che vi si è imposta a nome di Wind - o di Amazon, etc. - l’annuncio vi ingiunge: “Aspettare!” A nome di un servizio innocente, customerrewards.com – che Google dice “connessione sicura”: “Prima di tornare alla pagina iniziale, rispondi a 5 domande e hai la possibilità di vincere un SAMSUNG….”
 
Volendo vedere “come va a finire”, è una truffa organizzata da un sito cipriota. Che vuole la vostra mail, l’età, il sesso, la nazionalità, la professione, e € 2,85 per partecipare  al sorteggio. Assicurando che verrà sorteggiato un telefono promesso ogni 700 partecipanti. Cioè uno per 2.000 euro – il doppio del costo di uno. Ammesso che il sorteggio abbia luogo, chi lo sa.
Tutto in “broken italian”, tradotto cioè dal formulario inglese o americano, che invece è perfetto, dal traduttore google. Una truffa? Magari no, ma la rete è un pascolo per tutti. Senza difese.

Niente governo, siamo sottogovernisti

Natalia Aspesi, beccata da una lettrice renziana di “la Repubblica” (ma quanto era “renziano” Scalfari a suo tempo…) per aver scritto di tiro al piccione contro Renzi, spiega cosa ha voluto dire e conclude: “Non sono ferrata in politica, la seguo per sensazioni e a me i suoi anni da premier sono sembrati i migliori degli ultimi tempi”, i suoi di Renzi. Obiezioni? Da ultimo, si può aggiungere, nella riforma del Parlamento, cui avrebbe dato finalmente un ruolo e una voce, battuta per ben 6-4.
Si lincia Renzi come Fanfani, come Craxi, i pochi che abbiano “fatto qualcosa” al governo – si risparmia De Gasperi perché è morto presto, ma non prima di averlo seppellito sotto la “legge truffa”. Si linciano non a opera dei social, come si dice. A opera dell’opinione pubblica “qualificata”, cioè dei grandi giornali, degli strateghi politici, degli studiosi di politica, dei capi d’industria e di banca, della cosiddetta classe dirigente.
L’Italia ha un governo che è uno straccio. Nemmeno buono per la polvere. Il presidente del consiglio, benché da qualche tempo (non in questa legislatura, che pure si vuole nuova e nuovissima), eletto direttamente, in quanto capo della coalizione vincente, non ha nessun potere: può solo dimettersi. Non è un premier – ne è l’antitesi: il presidente del consiglio è l’antitesi del premier. Il governo non è il suo ma del presidente dela Repubblica - di diritto e di fatto. Non può fare da solo una legge (Conte ha abusato: governava con maggioranze disomogenee e non aveva altro rimedio che i suoi propri decreti, a tutti gli effetti incostituzionali). Non può dimettere un ministro, e nemmeno un sottosegretario, può solo dimettersi lui. Non nomina i suoi  ministri, glieli nomina il presidente della Repubblica – di norma e spesso anche di fatto. E ciononostante è boicottato in tutti i modi da tutti, tutti quelli che possono.

Cronache dell’altro mondo (106)

Lo stabilimento Amazon di Bessmer in Alabama, profondo S ud, ha votato alla quasi unanimità, tre lavoratori su quattro, contro la formazione di un sindacato. Tutti famigli di Jeff Bezos, l’uomo (di gran lunga) più ricco del mondo, fortuna creata esclusivamente sul lavoro – dei dipendenti. È il vecchio assetto - sogno? – della schiavitù.
Una tassa minima del 21 per cento sugli utili d’impresa in tutto il mondo, dove gli utili si producono, è la proposta di Biden ai 135 paesi che a Parigi negoziano una equal partnership nel fisco.  Semplice: un abbattimento della varie furberie statali per attrarre investimenti che passano sotto la dizione “paradisi fiscali” – in Europa l’Olanda e l’Irlanda. Il mite Biden prosegue l’opera di revisione della globalizzazione dell’irruento Trump.
Nell’attesa di questa rivoluzione copernicana mondiale, Biden opera per imporre alle multinazionali digitali, Apple, Google, Facebook, di pagare le tasse nei paesi in cui operano, invece di (non) pagarle nel domicilio fiscale di comodo, nel “paradiso fiscale”.
Biden ha varato un programma di spesa pluriennale da 2 mila miliardi di dolari – il pil dell’Italia (prima del Covid, il pil 2019) - per infrastrutture, incentivi industriali e energia pulita. Da finanziare con 2,5 miliardi di nuove tasse, a carico prevalentemente delle famiglie. Nell’America della “libertà totale”.
“Gli asiatici-americani  (sono) un’altra minoranza bersaglio di razzismo”, cioè di tiro al bersaglio facile, “in alcuni casi (per fortuna numericamente molto ridotti). Ma gli atti di violenza contro asiatici-americani da molti decenni vengono commessi soprattutto da afroamericani e ispanici” – “Federico Rampini, “D”.

Verdi in castigo a Rai Cultura

Una “traviata” nel senso proprio, non quella del dramma dell’amore di Dumas jr. e Verdi – dell’amore negato (“essere amata amando”) e dell’amore e morte: Violetta si presenta facendo postribolo del retropalco Reale, dove ognuno che esce lascia bigliettoni, il letto sarà con lei onnipresente in scena, alternato al tavola da buffet o da gioco, Martone la vuole una puttana che sfida il perbenismo, e niente funziona. Nemmeno le voci, che pure sono di primissimo ordine, e a tratti, soprattutto quelle maschili, anche in questa “Traviata”.
Un altro progetto ottimo dell’Opera di Roma, dopo il “Rigoletto” all’aperto, col pubblico, in estate, regia di Michieletto, innovativa  e personalizzata ma pur sempre in tema, e il ridentissimo “Barbiere di Siviglia”, anch’esso al Costanzi, tra palco e platea, dello stesso Martone, ma con più fantasia – e più adesione a Rossini. Qui tutto è irrigidito, compresa l’esecuzione del maestro Gatti – a tratti non  sembra Verdi, non “canta”. Tre ottimi cantanti, Lisette Oropesa, Saimir Pirgu, incredibile tenore naturale, e il deuteragonista Germont, Roberto Frontali, sforzati a ripetere arie e recitativi per la riprese filmiche, senza continuità scenica quindi, se non del montaggio, e voci palesemente sforzate, specie la soprano, che regge tre quarti dell’opera, in pezzi staccati e ripetuti, da ultimo ciak ritenuto finalmente buono.
L’opera al cinema è fatta così, ma qui evidentemente in economia: due ore di canto ripetute per tre-quattro giorni di riprese danno un risultato per lo più non appoggiato, privo di morbidezza, e quindi si direbbe di sensibilità. Cosa che non è di Oropesa, soprano drammatica di riconosciuta morbidezza e potenza. Non è una ribelle, non è una vittima, nemmeno del male. Mentre è una una che, come tutti i cantanti lirici, non canta per due-tre ore ogni giorno, non può, non dovrebbe.
La terza brillante idea dell’Opera di Roma, il terzo memorabile regalo ai melomani, naufraga poi, oltre che nel semplicismo di Martone, nella  disattenzione, quasi fastidio, di Rai 3 Cultura, che pure ha co-prodotto l’opera. La registrazione, in potenza di grande e grandissima qualità, ha buttato in rete come un riempitivo, una cosetta da venerdì sera, il giorno più vuoto della settimana, senza una presentazione, un commento, un intervallo, senza nemmeno mai una promozione nelle ore e giorni precedenti – la sola promozione è dell’Opera, attraverso le cronache romane, centomila lettori in tutto.
Mario Martone, La Traviata, Opera di Roma – Rai 3, Raiplay

venerdì 9 aprile 2021

A Sud del Sud - il Sud visto da sotto (454)

Giuseppe Leuzzi

Paola Manni, “L’invenzione della lingua. Perché Dante è il padre dell’italiano”, trova nel fiorentino
di Dante “elementi esterni, di provenienza extrafiorentina. Dei poeti pisani “appartenenti alla scuola dei siculotoscani”. O, di più, di “meridionalismi spiccati, retaggio della scuola poetica siciliana”. Li trova “ai livelli più profondi e strutturati, ai livelli della fonologia e della morfologia”. Più diffusi nelle poesie giovanili, ma presenti ancora nella “Commedia” – “come la forma aggio per ho e i
condizionali uscenti in –ia, del tipo vria, poria, saria, in luogo dei normali avrei, potrei, sarei”.
L’Italia era meno divisa nel Trecento, quando non esisteva.
 
Dice bene Carlo M. Cipolla, aprendo la sua “Storia facile dell’economia italiana dal Medioevo a oggi”: “Un popolo che non conosce la sua storia è un popolo che non conosce se stesso e che avrà difficoltà a risolvere i problemi che deve affrontare”. È la situazione del Sud, da un alcuni secoli ormai.
 
Seguita Cipolla – il libro a lui intestato è di trent’anni fa, ma cosa cambia?: “Il contrasto economico che oppone il Nord al Sud, e che rappresenta, a mio avviso, il più grave problema dell’Italia odierna e condizionerà il nostro futuro ancora per decenni a venire”.
Dice bene, che “oppone”, niente allisciamenti. E che non si risolve. Perché il Sud non c’è, si è squagliato. Questo lo storico dell’economia non lo dice, ma lo ha già detto, a proposito dei popoli che non hanno storia.
 
Sudismi\sadismi
Alla rubrica delle lettere del giornale “la Repubblica” due donne scrivono da Milano per lamentare  il disservizio sui vaccini. “Sapessi com’è strano andarsi a vaccinare  a… Milano”, scrive una: “Mi hanno convocata, dopo 40 giorni, in un altro comune, a venti fermate di tram e un chilometro e mezzo a piedi”. E un’altra: “Mia madre, disabile, residente in zona Stazione centrale, è stata convocata a Pieve Emanuele, ridente borgo a Sud di Milano, quasi fuori provincia”.
Risponde per il quotidiano Francesco Merlo, di Catania: “Care e «rimescolate» signore milanesi, mi torna in mente un episodio che non è paragonabile perché riguarda i morti. Un giorno i dipendenti del cimitero di Catania rimescolarono i nomi gettando nel panico anche san Pietro che, smistando le anime sbagliate, si ritrovò in paradiso la malavita organizzata sotto forma di malavita eterna”.
Catania non è Milano. L’episodio non è paragonabile. Ma non c’è Milano, c’è solo la malavita, catanese, anche nel Covid a Milano.
 
La mafia in rete
C’è più mafia del mondo digitale? Si è aggrediti nel privato, in ogni sfera, dalla semplice curiosità alle passioni e alla sofferenza, con ogni sorta di inganno e violenza. Da anonimi iperprotetti. Che sanno tutto di voi, penetrando le vostre identità più riposte, nomi utente, password. E hanno il solo scopo di derubarvi, di deprivarvi del vostro – che è lo scopo primario della mafia, appropriarsi dell’altrui. Si dice: ma non sparano. Come no, minacciano, infettano, indeboliscono, traumatizzano. E derubano. Nell’impunità. Mafie di ogni razza, russi e greci, peruviani e nigeriani.
Si spia anche professionalmente (la polizie, i giudici) in rete, attraverso i trojan, che registrano i contati più personali. Orientabili peraltro, come dimostra il trojan con cui i Carabinieri hanno spiato alcuni giudici che si spartivano le carriere, ma hanno interrotto il contatto quando tra quei giudici figurava qualcuno che  i Carabinieri dovevano proteggere.
I nomi sono conseguenti alle cose, e il digitale non sembra mafia, la compitazione è diversa, ma la sostanza è conseguenza della giustizia.
Da un ordine del giorno innocuo presentato alla Camera da un deputato, l’onorevole Enrico Costa, si rileva un mondo da un semplice tabulato telefonico – quello che i nostri pigri sceneggiaori tv usano per risolvere i loro gialli: “Questo strumento svela la posizione nello spazio e nel tempo di una persona e la sua cerchia di relazioni sociali. Rivela con chi parla, a che ora parla, quanto tempo parla, dove si trova quando parla, con quale frequenza lo fa, chi chiama dopo aver sentito una persona”. Il tabulato si può chiedere e divulgare senza commettere un reato. Lo può chiedere e divulgare un giudice, è vero. 
 
Storia facile del ritardo del Sud
La “Storia facile” di Cipolla lo è specialmente, in poche righe ma precisa, della questione meridionale. Questa la storia in sintesi:
 
Nord e Sud nascono nel Basso Medioevo. Con i Normanni, cioè col baronato, e con i loro successori, Svevi e Angioini. “Ai nastri di partenza dello sviluppo medievale” il Sud era meglio piazzato: “Rimasta fuori dall’impero carolingio”, divisa fra “zone di dominio musulmano (come la Sicilia), principati longobardi e ducati” bizantini, “l’Italia meridionale aveva mantenuto una produzione di materie prime essenziali al consumo delle genti mediterranee (grano e fibre tessili, come la seta, il cotone, la lana), e un artigianato di media qualità destinato anch’esso al mercato internazionale. I mercanti delle coste campane e pugliesi” commerciavano col Nord Africa e il Mediterraneo orientale, “e si era conservata una circolazione monetaria aurea,  grazie alla disponibilità di oro che affluiva in pagamento delle esportazioni”. Questo sarà ancora per tutto il Duecento un forte asset.
“Installato al centro del Mediterraneo, ancora strettamente legato al più avanzato mondo islamico e bizantino, ma anche grande fornitore del Nord in forte espansione, il nuovo regno, fondato dai Normanni nel Sud, si affermò rapidamente come una delle maggiori potenze nell’Europa che proprio allora usciva dal suo lungo letargo”. Viaggiatori e cronisti magnificano la fertilità di Puglia e Sicilia, “il leggendario tesoro e gli splendori della corte palermitana. Le zecche meridionali coniavano monete d’argento che erano fra le migliori della cristianità latina, e battevano una moneta d’oro (il tarì) così stabile e apprezzata che circolava in ogni angolo del Mediterraneo, chiusa in un sacchetto di un’oncia munita del sigillo reale”.
Ma “la subordinazione dell’economia meridionale  a quella dell’Italia settentrionale” si preparava nello stesso regno normanno. Col feudalesimo, il sistema di governo dei re normani, grandi proprietari terrieri, con cavalieri, vescovi e abati, ai quali “i re non si facevano scrupolo di concedere favori e privilegi”. Nacque quello che si può ben dire asservimento volontario: i monarchi, i cavalieri, i vescovi e gli abati "avevano tutto l’interesse a dare libero corso alla pressante richiesta di grano e di materie prime del Nord e dell’Occidente”. Si pagavano abbondantemente ciò di cui avevano bisogno, con “maggiori entrate doganali e fiscali per il tesoro reale”. Una combinazione così lucrosa, per loro, che “non si facevano scrupolo di concedere favori e privilegi commerciali” ai “mercanti italiani centrosettentrionali”. Da compensare, se utile, con limiti alle “autonomie istituzionali, e anche alle libertà «fiscali» precedenti alla fondazione del Regno”.
Il Sud perdette rapidamente ogni capacità produttiva, altra che il latifondo, e ogni “funzione autonoma d’intermediazione fra Oriente e Occidente”, non avendo più né mercanti né banchieri. Perfino il commercio delle “materia prime alimentari provenienti dalle zone meridionali” si svolgeva “nel cuore dell’Europa del Centro Nord, dalla Valle padana alle Fiandre, e a Pisa, Genova, Venezia e Marsiglia": “Già dalla fine del secolo XII i mercanti settentrionali iniziarono a portare nel Mezzogiorno panni e prodotti finiti come pagamento delle esportazioni di grano e di fibre tessili grezze. Da allora, fra le «due Italia» si instaurò una sorta di divisione del lavoro  e una relazione economica che non sarebbe più stata modificata”.
Per capirsi: “L’economia di mercato delle regioni meridionali cominciò a dipendere quasi completamente da manufatti d’importazione”, sia per i ricchi che per i poveri, “e alla lunga si trovò anche in difetto di ceti artigiani e mercantili indigeni. Le città meridionali non avrebbero più avuto modo di conoscere uno sviluppo di tipo industriale e commerciale”. Era cambiata l’umanità: “Nel Due e nel Trecento, nelle capitali e nei centri più grandi, a Palermo e a Messina, a Napoli, a Barletta e a Trani, i banchieri e i grandi mercanti internazionali erano in prevalenza  toscani, genovesi, veneziani. Nelle città costiere minori e nei borghi rurali della Sicilia, dove una forte immigrazione di genti del Nord era stata necessaria per colmare i vuoti lasciati dall’esodo e dallo sterminio delle popolazioni mussulmane (da qui i tanti Lombardo, Novara e Piemonte dell’onomastica e toponomastica delle aree ex saracene in Sicilia e Calabria: scalpellini, tessitori, architetti, calafati, n.d.r. ), ma pure nelle zone cerealicole ricche pugliesi e nella più povera Calabria, erano ugualmente soprattutto mercanti settentrionali e toscani quelli che distribuivano le merci nelle fiere e nei mercati locali, prestavano a usura ai proprietari rurali, incettavano la produzione agricola destinata all’esportazione”.  Carlo d’Angiò era considerato il più ricco dei monarchi europei, ancora nel 1282, quando la Sicilia gli si ribellò – per darsi agli Aragonesi… - “ma le zecche del Sud avrebbero di lì a poco cessato di battere oro, limitandosi a coniare argento sotto la direzione di monetieri toscani”.
La “questione” era nata: “Il rapporto di forza economica fra Nord e Sud si era completamente rovesciato nel giro di un paio di secoli, stabilendo le condizioni di una diversità nelle strutture dell’economia e della società che ancora oggi non è stata del tutto cancellata”.
Poi verrà l’unità. Con il “corso forzoso”.
(continua)
 
Milano
Ebbe pratica ingegneresca già nel Quattrocento – e poi pure con Leonardo. A metà secolo una fitta rete di opere idrauliche e assi irrigatori percorreva la Lombardia, portando alla “Bassa” le acque dei fontanili dell’Alta pianure, nonché dell’Adda e del Ticino. A metà Cinquecento il “catasto di Carlo V” registra come “adacquatorio”, irriguo, un quarto del pavese, un terzo della Bassa milanese, e tre quarti del lodigiano – riso, trifoglio e foraggere, cioè bestiame e latte.
 
A  metà Cinquecento aveva un catasto, una rilevazione censuaria estesa a tutto lo Stato di Mlano. Le maggiori famiglie milanesi e pavesi avevano investito in grande nella rete dei canali. Tra esse anche i Simonetta, figli e nipoti di “Cicco” Simonetta, di Caccuri in Calabria, il cancelliere abile di Francesco Sforza – al quale aveva trovato anche moglie, Polisssena Ruffo, castellana pro tempore del suo paesino.
 
Come poi per Stendhal, “nel 1494 i francesi di Carlo VIII notavano con stupore che in Lombardia «la terra non riposava mai», ed era «verdeggiante e ricca di frutti diversi in tutte le stagioni dell’anno»” – Carlo M.Cipolla, “Storia facile dell’economia italiana dal Medioevo a oggi”: “Il paradiso della cristianità”.
 
Salvini chiede e ottiene, quale condizione per sostenere il governo Draghi, la sostituzione di Arcuri come commissario all’emergenza Covid. Come a dire: la colpa è sua. Mentre è la Lombardia che appesta tutti, con la sua disorganizzazione, fin dal “paziente zero”, e la corruzione. Mai rimediate in un anno e più – giusto la sostituzione di un assessore, facile perché berlusconiano, oltre che palesemente incapace. La Lega ha sempre ragione. I lombardi le danno ragione.
 
Vaccini in mano a privati a Milano e in Lombardia – è stato possibile comprarlo, anche se “in Svizzera”. Mentre i centri di prenotazione pubblici non funzionano. Centri gestiti da una società informatica regionale. Senza scandalo – solo a babbo morto, e ancora. La corruzione è normale in Lombardia, l’autocelebrazione copre anche i ladri.

Arrivato a Milano, sbarella pure Bertolaso, l’ex capo della Protezione Civile che seppe avviare la ricostruzione all’Aquila dopo il terremoto: vuole risparmiare le dosi di vaccino sui settantenni per privilegiare “le fasce più giovani e produttive”. L’aria di Milano fa così male?
Ma poi, presto, Bertolaso, romano, ha capito che era solo un cache-sex, uno che non conta nulla – non lo fanno nemmeno parlare.
 
“Il”, “la”, l’articolo determinativo col nome proprio, è uso tedesco – l’Adalgisa, il Carlo Emilio. È un prestito? Quanto tedesco c’è nella parlata lombarda?
 
Alla fine il Tribunale di Milano ha preso coraggio e ha dato dei ricattatori alla Procura. Dopo quarant’anni di cieca e passiva obbedienza – la “terzietà” dei giudici milanesi. È stato in occasione del giudizio sull’affare Eni-Nigeria, che la Procura, sentendosi sconfitta, ha tentato di sabotare allegando “interferenze delle difese di Eni nei confronti di magistrati milanesi con riferimento al processo”. Un ricatto. Come è nella prassi di una Procura che ha sempre protetto gli affari sporchi. Purché opera di persone e partiti importanti.
 
Volendo sociologizzare, si può dire la Procura di Milano l’artefice della scomparsa dell’Italia, per salvare gli interessi di amici, compagni e conoscenti. Con le sue inchieste balorde dai tempi di Borrelli e Di Pietro, liberi poi di andare a rubare per sé: in quarant’anni ha fatto di Milano una città molto più ricca, e dell’Italia, quarta o quinta potenza economica modiale, un paese piccolo piccolo. “Noi non abbiamo credibilità come capacità d’investire”, come dice Draghi, non abbiamo credibilità, “l’abbiamo persa tantissimi anni fa”.

leuzzi@antiit.eu

T.S.Eliot non è Shakespeare – aveva talento

La «Terra desolata»”, il poema di T.S .Eliot, “fluttua e ondeggia con le memorie dei passati maestri tra i quali quella di Shakespeare è la presenza dominante”.  Si sa, si dice. Questo saggio ne traccia gli echi. E ne trova molti, nei 433 versi del poema, in forma di “riferimenti, frasi o versi”: da “La tempesta”, “Amleto”, “Re Lear”, “Antonio e Cleopatra”, “Il mercante di Venezia”, “Cimbelino” e “Coriolano”. Ma come citazioni, non imitazioni. In linea con la sua poetica, quella di Eliot, del saggio “Tradition and the Individual Talent”, che la poesia radica nella tradizione, da tenere viva e ravvivare. Per cui egli stesso procede a “prestiti su scala senza precedenti”: “La sua poesia abbonda di allusioni, citazioni, reminiscenze letterarie che sconcertano e confondono i lettori”. Molte “modificate o alterate”, il che ne rende difficile il tracciamento. E non manca chi legge nel poema eliotiano echi di Shakespeare ovunque, “a parte gli adattamenti diretti”. Echi “insieme verbali e ideologici”.
Purwarno li ripercorre, confrontando Shakespeare e Eliot. E non ci trova granché – a parte il gusto che si sarebbe detto postmoderno, sessanta o settant’anni dopo, della citazione. Giusto pochi elementi. Il “niente” e “gli occhi come perle” della “Tempesta”. La “morte in acqua” di Ofelia. La “buonanotte” ripetuta di “Amleto”. E “il trono brunito” di “Antonio e Cleopatra”.    
C’è altro per la verità. Ma di analogo tenore, ininfluente, nemmeno molto significativo – se non forse per il “silenzio” e “gli occhi come perle”: “Non si può dire che Eliot è un imitatore degli scrittori prima di lui, poiché i loro echi non hanno inciso negativamente sulla sua poesia – Eliot non era privo di talento”. Un esempio della nuova filologia che cancella la vecchia: la riscoperta del mondo, semplice.

Purwarno, indonesiano, la rete dice professore all’università islamica di Nord Sumatra, a Medan.
Purwarn o Purwarno, Echoes of Shakespeare in T.S.Eliot The Waste Land, free online

giovedì 8 aprile 2021

Ombre - 557

“I miliardari nel mondo aumentano di un terzo” nel 2020, il Covid è stato una benedizione per i ricchi. Seicentosessanta nuovi ingressi in un colpo solo, per un totale ora di 2.755 superricchi – aumentano di un quarto in realtà, ma il balzo è sempre record. Di che alimentare tutte le teorie del virus-complotto.
Maggiori i benefici del virus per i ricchi in termini di soldi accumulati: più 5 mila miliardi di dollari, per u totale di 13.100 miliardi, quasi il 40 per cento di più, in un solo anno.
 
Un fratello del giudice Grasso è stato arrestato a marzo per violenza sessuale, aggravata per averla consumata nel suo studio di medico psichiatra. Ma non ne abbiamo saputo nulla. Rinsavimento dei media? No, solo un omaggio al nome Grasso. E alla comune appartenenza, di inquirenti, giudici, giornali e fratelli Grasso, all’(ex) Pd.
 
Un Olivier Niggli, naturalmente svizzero, dominus della Wada, l’agenzia antidoping dell’atletica, prima dice che Donati, il coach antidoping, non è mai stato consulente della Wada, poi dice che no, cioè che sì. Poi dice che Alex Schwazer mai e poi mai gareggerà. Poi dirà di sì? Ancora un sforzo!
 
Il Niggli anti-Schwazer ha commesso una mezza dozzina di falsi – di rilievo penale oltre che antisportivo. Accertati in tribunale. Sul prelievo, le analisi, la conservazione delle urine di Schwazer, compresa la tentata consegna di un’urina patacca ai Carabinieri. Ciononostante sta al suo posto, e fa la legge, in un comparto delicato, il doping. Perché - la massoneria non basta? I soldi cinesi sono molti? Schwazer, trionfatore a Pechino nel 2008, era il campione da battere per i marciatori cinesi, su cui il regime ha molto investito.
 
Smanettando col telecomando capita d’imbattersi in Bologna-Inter. Il monitor segnale 0-1, vince l’Inter come da pronostico. E una sola squadra si vede in campo. Veloce, in attacco e in difesa, a ritmi rapidi, di prima, al centro, da destra, da sinistra, un gioco da giocolieri. Non segna ma, si pensa, non può non stravincere, si capisce che abbia già vinto il campionato. E invece, aumentando il sonoro, questa quadra si scopre il Bologna – le maglie scure sono il Bologna, l’Inter gioca in maglia bianca. Poi l’Inter vincerà.
P-S. Lo stesso è avvenuto ieri cliccando su Inter-Sassuolo, ma qui i colori non si confondevano: l’Inter proprio non giocava – ha giocato un terzo degli avversari, dice il report.
 
L’Italia sorpassata  dalla Corea del Sud in tutto: nel pil, nel cinema, nel pop, nella sanità, oltre a qualche precedente infausto perfino nel calcio. Un paese di 50 milioni di abitanti contro i 60 dell’Italia, ancora in guerra negli anni 1950, e poi divisa e piena di sfollati affamati e senza riparo, non si merita una notizia. Giusto un commento malinconico di Rampini su un settimanale femminile. L’Italia era la quinta, e forse la quarta, economia mondiale ancora quarant’ani fa, prima dell’assalto dei giudici ingordi alla politica. È ora un paese che va di notte, quanto i nuovi politici, e i vecchi giudici loro padri, dormono.
 
Dopo la multa dei Carabinieri ai calciatori della Juventus Dybala, Arthr e McKnnie per cena illegale, “la Repubblica” spiega come non funzionano le cose del club che sta andando al fallimento. La “linea morbida” è stata tenuta “soprattutto per risparmiare castighi a Ronaldo, che se n’è spesso infischiato delle regole”, con “insulti all’allenatore, gestacci volgari ai tifosi avversari e varie violazioni" alle norme Covid: “feste di compleanno in lockdown (a Madeira)”, violazioni della quarantena, “insieme a un bel po’ di compagni”, “cenoni di Capodanno per non pochissimi amici”, e “un romantico weekend fuori regione”. Come (non) funziona il calcio.
 
“Io so solo che se i miei genitori fossero stati residenti nel Lazio sarebbero stati vaccinati”, e probabilmente salvati: il torinese Giorgio Airaudo, sindacalista Cgil-metalmeccanici, dopo la morte di entrambi  i genitori, ulraottantenni e gravati di varie patologie, per Covid-19.La verità è questa, il fallimento del Nord leghista.
 
Nella pandemia si scommette. Online, poiché di persona non si può. Enormemente. I guadagni eccezionali nel 2020, oltre mezzo miliardo, della padrona di Bet 365, Denise Coates, che da tempo ha riqualificato la sua azienda nelle scommesse online, o certifica.  Un sistema mangiasoldi, ma è sempre un modo della speranza.
 
Si lanciano due bambine dal Messico negli Usa oltre il muro del Texas. Ben fasciate, che non si facciano male. Nel punto meglio illuminato per le telecamere di servizio: che le riprendano e ne facciano immagine virale. È chiaro che i contrabbandieri di migranti speculano contro i tentativi americani di ridurre l’immigrazione selvaggia. E ci riescono: i commenti sono unanimi sulla disgrazia del muro e sui controlli all’immigrazione. L’Occidente è proprio stupido?
 
Il cardinale Becciu, dileggiato e infangato in ogni pizzo, compresi i suoi due vecchi fratelli al paese, come corrotto e ladro, è invece uno che il papa che lo ha deposto onora della sua amicizia. In occasione della messa del Giovedì Santo che va a celebrare nella cappella privata del cardinale, con tutti commossi. Una forma di giustizia, o di ipocrisia?
 
Si trova infine a Roma qualcuno disposto a ripulire il campo storico dell’As Roma al quartiere Testaccio e farlo utilizzare da squadre dilettanti. Insorge il Municipio 1 della capitale, uno dei due superstiti ad amministrazione Pd, per rivendicare un diritto pubblico di prelazione – contro il Comune che ha dato l’appalto. Dopo non aver fatto nulla per venti anni – il campo è infestato dalle ortiche: un obbrobrio, per residenti e passanti – l’area è limitrofa alla movida giovanile notturna.
La giunta Rutelli, quindi venti anni fa, aveva rigovernato l’area, poi l’abbandono. Il Pd è il partito dei nuovi nostalgici. Con un problema: non ha perso la guerra.

New York brilla del niente

Racconto di formazione a Manhattan. L’aspirante scrittore lavora alla correzione di bozze dell’Importante Rivista che sapete (“New Yorker”? “Esquire”?), al controllo dei “fatti”, è stato lasciato dalla moglie pescata nel Kansas, o nel Nebraska, golosa di approdare a New York, dopodiché se ne è andata, e frequenta amici che vivono di notte e ragazze senza appeal: un mondo unito e verniciato dalla cocaina. Ma gli affetti e i lavori veri stanno all’orizzonte.
Un racconto del niente, che richiama Guido da Verona, Pitigrilli. Con molte parole, troppe, per una decina di bevute e di “tiri”, con il lavoro redazionale nelle pause. Tra l’amore andato a male e uno, chissà, ma sì, insorgente. Senza drammi, senza nemmeno effetti speciali - una ragazza bella o intelligente, un cattivo brutto, una seduzione, uno sballo. Ma racconto gradevole – in italiano perlomeno: la traduzione, di Marisa Caramella, è allegra e leggera.
È il “romanzo” con cui “McIverney quando aveva ventinove anni è diventato in breve uno dei più acclamati best-seller d’America”, recita la quarta di copertina  
Jay McIverney,
Le mille luci di New York, Bompiani, pp. 157 € 10

mercoledì 7 aprile 2021

Problemi di base pestiferi - 629

spock

“Come può un ente senza fede come me dare un senso a questo anno di pandemia?” – John Harris?
 
Edipo: “La peste sono io!” – Sofocle?
 
La natura è difettosa, la peste è un dei suoi modi di essere, accidentali - Lucrezio?
 
La peste è “un destino”, d’incolpevole colpevolezza - Heidegger?
 
Se la peste è un destino, che senso ha l’essere - K. Jaspers?
 
La peste è la vendetta degli dei, è il castigo, ed è anche l’espiazione della colpa – Omero, “Iliade”?
 
La peste è l’evento degli eventi, quello che tutti riassume, dell’universo che “non ha ragione” di non “crollare sopraffatto”, “con orrendo fragore” – Lucrezio?
 
“Da dove gli esseri hanno l’origine, ivi hanno anche la distruzione, secondo necessità: poiché essi pagano l’uno all’altro la pena e l’espiazione dell’ingiustizia secondo l’ordine del tempo”, Anassimandro?

spock@antiit.eu

Se il colpo di Stato è virale

Un articolo gonfiato a libro. Per dire in trecento e passa pagine che i vaccini sono “acqua sporca”. E che il Covid è la Covid, una cospirazione - il solito complotto ebraico, delle “lobby economiche e farmaceutiche che sono tutte in mano loro” (“vogliamo dire chi comanda nel mondo? Comandano gli ebrei!”). E giù “una strategia del terrore”.
Uno penserebbe “strage di Stato” le inefficienze dell’Italia, del sistema sanitario lasciato a marcire per fare spazio all’arricchitevi dei medici. Ma Bacco, esponente di primo piano di CasaPound al suo paese, a Salerno, è medico. Giorgianni, giudice di Corte d’Appello a Messina, prossimo alla pensione, anima con la sua associazione Eretico da alcuni mesi una serie di esposti e denunce in tutte le sedi, nazionali – è stato anche in Parlamento – e europee, conto i Dcpm e contro i lockdown  in generale. Nei quali vede un complotto. “Non siamo negazionisti”, si difende, al contrario: “Questa pandemia serviva per realizzare un colpo di Stato globale”, di cui fanno parte anche i morti. Per deprivare e asservire i più. Contro i piccoli imprenditori, cioè, contro  la stabilità della società. Colpo di Stato la pandemia, colpo di Stato i Dcpm, colpo di Stato i vaccini. Personalmente, dice il giudice, non sono no-wax, ma non mi vaccino.
Nessuna meraviglia, il giudice Giorgianni e il dottor Bacco non sono soli. Non fosse per la prefazione simpatetica di Nicola Gratteri, giudice di fede Pd - doveva essere ministro della Giustizia nel governo Renzi, non lo volle Napolitano. Tra destra e sinistra non c’è più religione?
Una prefazione breve – un atto di amicizia con Giorgianni? – quella di Gratteri, richiamato in copertina quasi co-autore, ma compiacente. È di questo che si discute, della prefazione diffusa dal “Foglio”. È su di essa che si basano le polemiche, il libro è praticamente introvabile in libreria, non ha distribuzione.
Pasquale Bacco-Angelo Giorgianni, Strage di Stato. Le verità nascoste della Covid-19 , Lemma Press, pp. 368 € 20

martedì 6 aprile 2021

Per Juventus F.C. lo spettro dell'amministrazione controllata

Il Napoli, la squadra di calcio, decide domani il destino della società per azioni Juventus, se va in amministrazione controllata. La cosa non si dice, un po’ per scaramanzia, un po’ perché meta buona dei giornali fa capo al padrone del club, la finanziaria Exor della Famiglia Agnelli, ma è nei fatti.
Il Napoli si è portato a pari punti con la Juventus nel campionato, e nello scontro diretto domani potrebbe superarla. A quel punto i pretendenti al terzo e quarto posto di Champions League (considerando l’Inter sicura e il Milan quasi sicuro) diventano cinque, e fra le cinque la Juventus è in manifesta crisi tecnica. In caso di sconfitta improcrastinabile, ma con poco margine per un raddrizzamento della situazione sportiva. L’esclusione dalla Champions League diventerebbe possibile, e alle condizioni attuali scontata.  
Il primo scricchiolio della situazione patrimoniale è la richiesta di posponimento delle mensilità restanti della stagione 2020-2021 alla gestione successiva, a partire dall’1 luglio. Ma l’esclusione dalla Champions League ridurrebbe considerevolmente il budget dell’anno prossimo, fra premi di partecipazione Champions, sponsorizzazioni e merchandising, e imporrebbe vendite a tutti i costi del parco calciatori, il che potrebbe comportate minusvalenze. Il monte ingaggi è elevatissimo, sui 250 milioni. Il debito pure, sui 400 milioni. Mentre un aumento di capitale, dopo quello monstre di 190 milioni un anno fa, è evidentemente improponibile - per quanto la Famiglia Agnelli possa essere affezionata al club.

Letture - 454

 letterautore

Affinità elettive – Hanno origine chimica. Quelle originarie, di Goethe, che le avrebbe desunte da un testo di chimica, dello svedese Torbern Olog Bergman, “Dissertazione sulle affinità elettive, 1775. Che Goethe fece in tempo a leggere, almeno in copertina, poiché il suo romanzo è del 1809.
Gian Luigi Beccaria, “I «mestieri» di Primo Levi, la registra come un’ipotesi, wikipedia la dà per scontata – “il titolo deriva dalle affinità chimiche, proprietà degli elementi chimici”, di legarsi con alcune sostanze e non con tutte.
 
Americanismo – È europeo, secondo Heidegger (“Sentieri interrotti”, 100, in nota a “L’epoca dell’immagine del mondo”): “L’americanismo è qualcosa di europeo. È una varietà, tuttora incompresa, del gigantesco”.
 
Bugiardino – Nome irresistibile, in quanto veritiero, anche se non dovrebbe – un medicinale si intende sano e terapeutico, e non “provocare la morte”, seppure in “casi rari”. Il Grande Dizionario  della Lingua Italiana, GDLI, di Salvatore Battaglia (e poi si Giorgio Barberi Squarotti), il dizionario storico, che di ogni parola rintracci l’origine, il primo uso, non lo registra. La Treccani neppure – compreso il Dizionario della lingua italiana in quattro volumi (è stato introdotto nel dizionario Treccani online). Come se ne vergognassero.
La Crusca accusa e insieme giustifica la parola. Che opina sia derivato dal termine ironico in uso nel senese per le locandine dei giornali – quando i giornali si propagandavano davanti all’edicola con una locandina a caratteri cubitali: “il bugiardo”.
 
Catcalling – Si chiamava pappagallismo, il vezzo degli uomini per strada di fare troppi insistiti complimenti alle donne, e anche di importunarle, affiancandosi, proponendosi di accompagnarle, eccetera. È stato il trademark italiano, dell’Italia primo paese di turismo di massa negli anni 1950-1960. Con la “bella vita”. E anche, si diceva, si auspicava, un’attrazione per molte donne single, in altre culture anonime e inosservate. Ora che la pratica torna negli Usa, come “catcalling”, con ampie pagine in tutti i giornali italiani, il precedente non si ricorda, nemmeno per curiosità. Per esempio, per dire come un comportamento che all’epoca si imputava al “ritardo” culturale dell’Italia ora ritorni nel mondo che impone le “culture”. Viviamo, l’Italia vive, senza memoria – si direbbe malata di alzheimer.
 
Céline – “Con il senno di poi si può dire che, sebbene sulla carta le intenzioni di Céline fossero meno virtuose di quelle di Zola, c’è più moralità nel più atroce sfogo di Ferdinand Bardamu che nell’intero J’accuse” – Alessandro Piperno, che sul “Corriere della sera” recupera oggi Philip Roth dal perbenismo americano, con le ragioni dell’arte (“la letteratura è morale proprio perché mette in scacco perbenismi e retorica”).
 
Dante – Il TLIO, Tesoro della Lingua Italiana delle Origini, opera in progress del Cnr, dizionario online e “dinamico” (rivedibile e aumentabile “in continuo”), che sta completando la registrazione di 960 testi, di tute le componenti linguistiche italiane altre che il fiorentino e il toscano, quindi siciliane, lombarde, veneziane e di parlate minori, fa per metà affidamento sul vocabolario dantesco. Il TLIO registra “tutta la documentazione disponibile a partire dal primo documento che si può dire italiano (sia pure dubitativamente), cioè l’Indovinello veronese dell’inizio del secolo IX, fino alla fine del Trecento (termine simbolico, che però si oltrepassa liberamente, è il 1375, anno della morte di Boccaccio)”.
 
Multimediale lo vuole papa Francesco nella lettera del 25 marzo sulla “Divina Commedia”: “In lui possiamo quasi intravedere un precursore della nostra cultura multimediale, in cui parole e immagini, simboli e suoni, poesia e danza si fondono in un unico messaggio”.
 
Falso vero – “Il diario di Julius Rodman”, il romanzo d’avventura a puntate che Poe lasciò incompiuto, fu preso per buono dal Congresso Usa: un estratto ne fu pubblicato sul “Congressional Record”, la gazzetta ufficiale del Congresso, come di un evento accaduto. Come fosse il resoconto di una spedizione reale sulle Montagne Rocciose precedente quella canonica di Lewis e Clark – dai quali prende nome il continental divide  americano, il passo a circa 2000 metri di altezza nel Montana. Precedente cioè la spedizione del capitano Merrywether Lewis e del sottotenente William Clark, a capo di una banda di volontari militari e civili, denominati Corps of Discovery, che per tre anni, da settembre 1803 a settembre 1806, esplorò e mappò per conto del presidente Jefferson la metà dell’America acquisita dalla nuova Repubblica col Louisiana Purchase, l’atto di acquisto della “Louisiana”, la metà degli Usa colonia della Francia.
 
Gordon Pym – Con “Storia di Arthur Gordon Pym” E.A.Poe avvia nel 1838 ben due generi: l’avventura (Stevenson, Verne, Salgari…) e la se storie di mare (Melville, Conrad) – Melville riconobbe il debito.
 
Poe – Fu filosofo, oltre che narratore emerito, dei 73 racconti. Fu famoso come critico letterario. Scrisse versi. E scrisse molto di estetica: “Filosofia dell’arredamento”, “La filosofia della composizione”, “Il principio poetico”, “La razionalità del verso”. Si occupò anche, ne scrisse, di malacologia – dei molluschi. E provò col teatro, con un soggetto italiano, “Poliziano”, incompiuto,
 
Rima – Per Dante, secondo libro del “De vulgari Eloquentia”, ha valore anche teoretico-filosofico.
È naturale, spiega Primo Levi a Tullio Regge, viene con le tavole stesse di Mendeleev: “L’espressione è paradossale, ma la rima c’è proprio. Nella forma grafica più consueta della tavola del sistema periodico, ogni riga termina con la stessa «sillaba», che è sempre composta  da un alogeno più un gas raro: fluoro + neon, cloro + argon, e così via”.
 
Scrivere – È l’arte dell’imprecisione – privilegio dello scrittore è di non essere preciso, a differenza dei chimico, dell’ingegnere, del matematico. Lo scrittore dei due mestieri, Primo Levi, lo spiega al suo Faussone, l’operario narratore della “Chiave a stella”: “Uno dei grandi privilegi di chi scrive è proprio quello di tenersi sull’impreciso e sul vago, di dire e non dire, di inventare a man salva, fuori d ogni regola di prudenza”.

letterautore@antiit.eu

l'Italia unita nella morsa, tra Sud e debito

Si parte dal Mille: l’Europa è depressa, in senso assoluto e in rapporto ai vicini bizantini e arabi. E con l’Europa, sottinteso, è depressa l’Italia, la penisola, sotto le Alpi. E qui forse meritava dire che la parte dell’Italia che era araba e bizantina se la passava meglio, se non bene. Questa parte non era poca, era la Sicilia e la Calabria. Anche i longobardi del Sud, il ducato di Benevento, il principato di Salerno,  erano vicini ben governati, abbastanza. Ma la “Storia “ non ne fa cenno. Dopo un promettente avvio: Nord e Sud nascono nel Basso Medievo. Con i Normanni, cioè col baronato, e con i loro successori, Svevi e Angioini. Poi più nulla, il Sud scompare, è una storia del Centro-Nord Italia – il Centro peraltro limitato a Firenze.
L’arricchimento del Nord avvenne grazie alle città e nelle città. Che da  borghi per secoli abbandonati, quasi sempre tenuti in vita da una curia vescovile (o da un convento: il ruolo della chiesa nell’economia e nella democrazia resta da riscoprire), diventarono centri da 50 e 100 mila anime. Dove la rendita urbana, gli scambi, l’artigianato, cioè la produttività, fecero da rapido moltiplicatore. Dal Trecento e fino a tutto il Cinquecento il Nord Italia fu l’area più ricca, o tra le più ricche. Il fiorino (Firenze) e il ducato (Venezia) erano i dollari di quei secoli, universalmente accettati.
Non una ricerca, una esposizione dei fatti noti – un rimemorazione dei fatti. Una storia semplice, e istruttiva, molto. Per esempio nella spiegazione della “questione meridionale”, nata e accumulatasi per quasi un millennio: un millennio di un Nord industrioso e banchiere e di un Sud che sopravvive con la rendita agricola, dei padroni. Alcune verità ripescando cadute nell’incultura generale – nella perdita della storia, e anche della storia economica: “La rendita fondiaria e i profitti dell’attività manifatturiera e mercantile furono le fonti principali dell’accumulazione del capitale”. Furono e sono - la rendita fondiaria, cioè l’urbanizzazione, il grande motore del capitale.
Un’opera costruita nell’ottica del divario Nord-Sud – perché la questione meridionale è, era vent’anni fa, il problema centrale dell’economia. Che il Sud però dimentica subito dopo, alla seconda pagina.
Un’opera a più mani? L’edizione in libro non lo spiega, limitandosi a elencare una ventina di “contributi” di economisti e storici , Diaz, de Rosa, De Cecco, Vera Zamagni et al..  È la serie di lezioni sulla storia economica volute da Gianni Locatelli al “Sole-24 Ore”, nell’inserto domenicale, per sei anni, dal gennaio 1989 al settembre 1994. Che a un certo punto dice: “Poi, come ricorda Carlo M. Cipolla…”.
Una storia scorrevole. Nella prima parte. Con verità anche facili, ma inedite in Italia. L’attività dell’uomo dipende dalle fonti di energia – le braccia, il bue, il cavallo, la ruota, il mulino… L’Europa fu depressa a lungo dopo le invasioni e ancora attorno al Mille, in senso assoluto e in rapporto “alle più evolute società confinanti, la bizantina e l’araba”. Il boom dopo la peste 1348-1351, che decimò la popolazione, 25 milioni di morti su 80 in Europa: dall’eccesso di manodopera ai salari alti e con redistribuzione del reddito e rilancio della domanda. Il fiorino e il ducato ovunque accettati e anzi privilegiati, e il fallimento, tra il 1341 e il 1347, di tutte le banche fiorentine, che facevano il mercato, anche in Nord Europa.
La  seconda parte, postunitaria, è irta. Centrata sull’altro problema, in aggiunta al Sud, anch’esso grave e insoluto dell’Italia: la questione monetaria. La quale si riproduce inalterata ogni pochi anni dal 1866, quando si manifestò la prima volta, col finanziamento della guerra all’Austria e il corso forzoso – qui sembra di reperire il furore e il disincanto di De Cecco, profeta tanto realistico quanto inascoltato: ogni pochi anni una stretta alla cinghia, un’altra, nel nome della compatibilità, del patto di stabilità, delle “riforme”, e più tasse, indirette se dirette sembrano ingiuste, ancora mezzo punto, ancora un punto, fino alla prossima crisi. I capitali esteri affluiscono volentieri in Italia, che li paga con generosità e in tutta sicurezza, salvo ritrarsi ai primi venti di crisi, dall’Italia come dalle altre “economie periferiche”, obbligando a nuove tasse e nuovi tagli, bilanci di sacrificio (“attivi di bilancio”), senza più investimenti, nemmeno i più necessari. E moltiplicando il costo del debito…. - il differenziale.
La storia è centrata su questi due grandi blocchi: l’Italia post-Mille, del grande prolungato boom fino alla crisi a Seicento inoltrato, e l’economia postunitaria nel mezzo secolo fino alla Grande Guerra. Il fascismo e la Repubblica prendono due brevi capitoli finali – si arriva alla caduta del muro di Berlino ma giusto per dirlo.
Carlo M. Cipolla, Storia facile dell’economia italiana dal Medioevo a oggi, Oscar, pp. 201 € 13

lunedì 5 aprile 2021

Secondi pensieri - 446

zeulig


Democrazia - Nella forma parlamentare nasce ecclesiastica. Come dagli studi di Alessandro Passerin d’Entrèves – assunti poi da Hannah Arendt. Dapprima come forma di sopravvivenza nella barbarie, secondo documenta Carlo M. Cipolla nella “Storia facile dell’economia italiana dal Medioevo a oggi”. Le città nell’alto Medioevo, cioè i conglomerati “civili”, dotati di leggi, convenzioni, senso comunitario, spazi anche fisici di dibattito, erano spopolate e in rovina, “quando non erano scomparse del tutto”: sopravvivevano “principalmente come centri delle amministrazioni vescovili”. Su questa base rifioriranno attorno al Mille, ricominciando a “pulsare di nuova, frenetica, energia vitale”, che porterà alla manifattura, all’esportazione, e alla rendita urbana, i grandi motori dell’accumulazione del capitale, della ricchezza.
 
Gigantesco – È il segno del contemporaneo secondo Heidegger, in nota a “L’epoca dell’immagine dell’uomo” (in “Sentieri interrotti”, 100): “Dunque, nelle forme e nei travestimenti più diversi, si fa strada il gigantesco. Ciò avviene anche nella direzione del sempre più piccolo. Basta pensare ai numeri della fisica atomica”.
Nel mondo dell’infinitamente piccolo e della velocità ultrasonica, che sembra cioè volere “annullare” quantità, tempo e spazio, tutto questo può avvenire solo per un gigantismo “illimitato”. Cioè per l’avvento della quantità. “Il gigantesco avanza in una forma che sembra voler dissolverlo”, continua Heidegger: “con l’annullamento delle grandi distanze per mezzo dell’aeroplano, con la rappresentazione… di modi lontani nella loro quotidianità” - attraverso la radio, spiegava, quindi a maggior ragione con la tv e la rete: Non è un “vuoto indefinitamente esteso del quantitativo puro”, non è “ingrandimento” o “sorpasso” – non  roba da barone di Münchhausen, si direbbe: “Il gigantesco è ciò attraverso cui il quantitativo  si costituisce in una sua propria qualità” – “un modo eminente del grande”. Pianificazione, calcolo, organizzazione, assicurazione portano “il quantitativo a capovolgersi in una sua propria qualità”, e “il gigantesco, e ciò che all’apparenza è sempre interamente calcolabile, si trasformano, proprio perché tali, nell’incalcolabile”. 
 

Materia – È multiforme e mobile, nell’apparente immobilità-eternità. Lo scrittore Primo Levi può dirla di “passività sorniona, vecchia come il Tutto e portentosamente ricca d’inganni, solenne e sottile come la Sfinge”. O anche: “La materia è viva: madre e nemica, neghittosa e alleata, stupida, inerte, pericolosa a volte, ma viva”. Un incubus a volte, aggresivo, comunque pauroso. O idillico. Inerte per lo più, ripiegata in se stessa.  Anch’essa alla ricerca dell’origine della vita, benché a sua insaputa, benché in tanta alluvionale inerzia.  
 
Ma quanto è regolare, regolabile, o caotica, essendo irregolare, cioè casuale? Solo in parte prevedibile e calcolabile, ma al fondo no - comunque sempre con al riserva dell’imprevedibile? Il principio darwnistico dà alla materia una ratio, ma dentro un paradigma, se la vita cioè va dal meno al più, dal più semplice al più complesso, dall’abbozzo al finito, dal grezzo al semplice o gentile, dall’inerte alla vita. Ma è dubbio che l’universo, la materia, preferisca l’ordine al disordine, la purezza al groviglio-miscuglio. È stupida o intelligente? Lo stesso scrittore, Primo Levi, rileva: Sono molti i minerali i cui nomi contengono ardici che significano «inganno, frode, abbagliamento»”.
 
Metafisica – È irragionevole? Oltre la natura, contro la natura è insensato e senza fondamento: la ricerca dell’altro dalla natura non può non essere “natura le”. Cioè imprevedibile, insensata.
È un tentativo di sfuggire all’irragionevolezza. Per mano dell’uomo, e cioè di un essere naturale. Oppure l’uomo non è naturale, non del tutto, e questo è il busillis Darwin.
 
Natura – Si oppone alla razionalità nel senso corrente. Della razionalità come dell’opposto al naturale – passionale, inconsiderato. Ma la razionalità è ben animale – e pare anche vegetale – e quindi naturale.
 
È stata fondamento e causa della religione, come e più della metafisica. Di una fede in qualcosa che la sovrasta, le dà un senso. Teleologico (unde Malum?), se non razionale – razionale è l’orrore lucreziano della natura.
Al colpo d’occhio storico, se ne può argomentare il relativo, oggi, da qualche decennio ammaestramento – come usava un tempo dei domatori con gli animali selvaggi in gabbia. Anzi l’assunzione della natura a metro principe di ogni bene o assetto. Ma in evidente solco affaristico, industriale, commerciale, politico, dell’ecobusiness.
 
Nichilismo – Non è la miscredenza, spiega Heidegger (“La sentenza di Nietzsche: «Dio è morto»”), ma la dissoluzione del sovrasensibile platonico – di origine platonica -  che ha pervaso la filosofia “occidentale”. Una costante dell’Occidente, non in termini di “tramonto” ma di logica interna. Ma è un pessimismo della forza, critico, attivo, non il “pessimismo della debolezza” – è l’“ideale di vita potenziato al massimo” di Nietzsche (“Volontà di potenza”, Af.14, anno 1887).
 
Religione – Ma è il fondamento – è della stessa natura – della metafisica: legare insieme ciò che nella natura non è.
E come è possibile, l’uomo è pur sempre naturale, seppure dop, doc, docg, igp, anzi perché dop, doc eccetera? Se la natura è male, anche la riflessione sulla Natura è Male. O la riflessione non è naturale? Ne va di Darwin.
Ma, poi, tutto nella natura è animato . Documentato in tutte le forme di vita animale. Ora anche in quelle vegetali, ogni spora o filamento fa scelte. E probabilmente anche nei minerali.
È il passaggio dalla fatalità oscura alla coscienza. Che è anche l’introiezione del Male, con la Colpa – “la peste sono io!”, dirà Edipo.
Ma l’uomo non vuole\può recidere il legame con la natura, l’oscura fatalità: prova a esorcizzarla. L’uomo vuole andare oltre, questa è la differenza, rendersi autonomo dalla natura, più razionale che naturale: trasumanare  piuttosto che adattarsi. Nel senso che al termine dantesco dà l’esegesi del papa santo Giovanni Paolo II: “Trasumanare. Fu questo lo sforzo supremo di Dante: fare in modo che il peso dell’umano non distruggesse il divino che è in noi, né la grandezza del divino annullasse il valore dell’umano. Per questo il Poeta lesse giustamente la propria vicenda personale e quella dell’intera umanità in chiave teologica”
Salvezza è la parola chiave: si concepisce il fatto religioso andando alla ricerca della salvezza. Di una salvezza. Da chi? Da quale minaccia, dalla condizione  umana?
 
Valore – Non una qualità ma un punto di vista. Un eRSATZ, un sostituto della verità.
Heidegger lo rileva ricorrente dell’Ottocento, e ne trova il coronamento in Nietzsche, con la trasmutazione e tutto, una metafisica in realtà dei valori (“La sentenza di Nietzsche: «Dio è morto»”).


zeulig@antiit.eu

Se la sanità è una mafia

Due milioni e mezzo di vaccini sono stati dirottati dalle regioni a parenti, amici e sostenitori, calcola “la Repubblica” il giorno di Pasqua. Settecentomila a “personale sanitario” non più in attività, e 1,7 milioni di dosi sotto la voce “Altro”, che comprende parenti, sostenitori e distinti. Cinque milioni di voti, contandone due per ogni beneficiato – anche dieci, contando tre familiari per ogni vaccinato di favore.
Questo in aggiunta ai disservizi notori, in Lombardia e in Toscana. Di destra quindi e di sinistra. I residenti di Monza mandati al Corvetto, e viceversa, quelli di Pisa a Grosseto, e di Firenze a Carrara. Perché, anche qui, le app di prenotazione sono state affidate a parenti e conoscenti. Per non dire dei tanti appalti fumosi già sotto inchiesta in questa sorta di bengodi del malaffare che è diventata la pandemia.
La sanità è un pozzo di san patrizio, del sottogoverno. In soldi (appalti, forniture), opere e omissioni. È stato un errore smembrare il servizio sanitario nazionale per favorire la sanità privata, e per affidarlo alle regioni: gli appetiti sono diventati incontrollabili. E il voto di scambio, naturalmente non mafioso, in Lombardia e in Toscana non ci sono mafie, è il delitto minore.
 
… o l’atletica lo è
Un Olivier Niggli, dominus della Wada, l’agenzia antidoping dell’atletica, prima dice che Donati, il coach antidoping, non è mai stato consulente della Wada, poi dice che no, cioè che sì. Poi dice che Alex Schwazer mai e poi mai gareggerà. Poi dirà di sì? Ancora un sforzo.
Questo Niggli anti-Schwazer ha commesso una mezza dozzina di falsi – di reati penali, oltre che antisportivi. Accertati in tribunale. Sul prelievo, le analisi e la conservazione delle urine del marciatore italiano, compresa la tentata consegna di un’urina patacca ai Carabinieri andati a prelevarla – roba da vaudeville, non fosse avvenuta nella sede della Wada, che dovrebbe essere l’eccellenza della correttezza, in Svizzera, il luogo della legalità. Ciononostante resta al suo posto, e fa la legge, sempre nel in comparto delicato del doping.
Siccome è svizzero, Niggli è intoccabile. Ma perché può dire tanti falsi? La massoneria non basta. I soldi cinesi sono molti – Schwazer, trionfatore a Pechino nel 2008, era il campione da escludere  per dare una chance ai marciatori cinesi, su cui il regime puntava molto (aveva molto speso)?

La filosofia social - professore barbuto nella rete

Si può sempre diventare influencer anti-influencer, da professore barbuto a scuola della figlia quindicenne, le vie della provvidenza sono infinite anche nei social vituperati. Con tanto di followers – e di haters.
Una produzione light  di Sky e Mediaset, del genere teen ager, ma piena di gusto. Una commediola della vita “cellulare” degli adolescenti, comprnesiva di tutto quello che si sa, l’aaddiction e la riprovazione, nelle trame della rete, dei furbi social, ma non scontata, e non bislacca. Di logiche in effetti sorprendenti, per quante riserve si posano nutrire, non infondate, da professori di filosofia vedovi e con figlia, di pochi mezzi e scontenti, del mondo, della scuola, dei ragazzi.
Fabio Volo, che regge tutto il film, lascia il ruolo di brillante senza arte per una nuova ripartenza. Un altro della fila orma lunga di nuovi Grandi Attori del cinema, maschi, con , con Favino, Germano, Marinelli, Rossi Stuart eccetera.
Michele Andreozzi, Genitori vs. influencer, Sky Cinema

domenica 4 aprile 2021

Il mistero del mondo

“Mistero inenarrabile\ che il mondo si purifichi” 

Ambrogio, Inni

La Commedia dell’Incarnazione del desiderio e della libertà

“Il mistero dell’Incarnazione, che oggi celebriamo, è il vero centro ispiratore e il nucleo essenziale di tutto il poema. In esso si realizza quello che i Padri della Chiesa chiamavano «divinizzazione», l’admirabile commercium, il prodigioso scambio per cui, mentre Dio entra nella nostra storia facendosi carne, l’essere umano, con la sua carne, può entrare nella realtà divina, simboleggiata dalla rosa dei beati”.
Il 25 marzo, data del commento di papa Francesco alla “Divina Commedia”, è il giorno in cui per tradizione si inizia il viaggio di Dante, ed era il Capodanno del calendario fiorentino, che allora si contava ab Incarnatione – dal mistero dell’Incarnazione di Cristo: “Il 25 marzo, infatti, a Firenze iniziava l’anno secondo il computo ab Incarnatione. Tale data, vicina all’equinozio di primavera e nella prospettiva pasquale, era associata sia alla creazione del mondo sia alla redenzione operata da Cristo sulla croce, inizio della nuova creazione…Il mistero dell’Incarnazione, che oggi celebriamo, è il vero centro ispiratore e il nucleo essenziale di tutto il poema”. L’Incarnazione “invita a contemplare il disegno d’amore che è il cuore stesso e la fonte ispiratrice dell’opera più celebre del Poeta, la Divina Commedia, nella cui ultima cantica l’evento dell’Incarnazione viene ricordato da San Bernardo con questi celebri versi: «Nel ventre tuo si raccese l’amore, / per lo cui caldo ne l’etterna pace / così è germinato questo fiore» (Par. XXXIII, 7-9)”.
Quello di Dante è un viaggio, argomenta il papa con cura filologica, del desiderio nella libertà. Al termine del quale “l’umanità, nella sua concretezza, con i gesti e le parole quotidiane, con la sua intelligenza e i suoi affetti, con il corpo e le emozioni, è assunta in Dio”. Citando papa Paolo VI Montini: “«Poema della pace è la Divina Commedia: lugubre canto della pace per sempre perduta è l’Inferno, dolce canto della pace sperata è il Purgatorio, trionfale epinicio di pace eternamente e pienamente posseduta è il Paradiso». In tale prospettiva, proseguiva il Pontefice, la Commedia «è il poema del miglioramento sociale nella conquista di una libertà, che è franchigia dall’asservimento del male»”.
Il papa argentino fa una lettura morale e teologica della “Divina Commedia”, corredata del “Convivio”. Per una forte avocazione di Dante uomo, politico integro, anche nela disgrazia, e poeta di forte fede. Sempre nell’alveo della chiesa, e tanto più quando ne censura i peccati. Nel “Convivio” Dante ha analizzato “il dinamismo del desiderio”. L’itinerario del poema è “il cammino del desiderio”. Una ricerca universale: “Dante sa leggere in profondità il cuore umano e in tutti, anche nelle figure più abiette e inquietanti, sa scorgere una scintilla di desiderio per raggiungere una qualche felicità, una pienezza di vita”. Pur nelle estreme difficoltà del lungo esilio, sa raccontarsi “il punto di partenza di ogni itinerario esistenziale, il desiderio, insito nell’animo umano, e il punto di arrivo, la felicità, data dalla visione dell’Amore che è Dio”. Un “ardito programma di vita”, di cui Dante si fa “messaggero, profeta e testimone”. In “un cammino che non è illusorio o utopico ma realistico e possibile”. Aricchito da una “presenza femminile” costante – il poema è anche “un bel trattato di mariologia”.
Una lettura quale è d’uso da qualche tempo, col rinnovamento della chiesa. Papa Francesco può premettere alla sua valuatzione quella dei suoi immediati predecessori, papa Ratzinger soprattutto, papa Woitiła e papa Montini, nonché Benedetto XV nel 1921, per il sesto centenario – “raccogliendo gli spunti emersi nei precedenti pontificati, particolarmente di Leone XII e san Pio X”. Di suo invitando infine “le comunità cristiane, soprattutto quelle presenti nelle città che conservano le memorie dantesche, le istituzioni accademiche, le associazioni e i movimenti culturali, a promuovere iniziative volte alla conoscenza e alla diffusione del messaggio dantesco nella sua pienezza”.
Le edizioni San Paolo corredano la lettera del papa con un’introduzione del cardinale Ravasi, un commento “poetico” di Daniele Mencarelli, uno letterario di Natascia Tonelli e uno teologico di Giuliano Vigini.
Papa Francesco, Candor Lucis Aeternae, free online
Gruppo Editoriale San Paolo, pp. 112 € 2,90