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sabato 8 luglio 2017

Letture - 308

letterautore

Borromini – Architetto “navale” lo vuole Ungaretti felice in viaggio verso l’Egitto nel 1931 sull’“Esperia”, “bastimento di lusso”. In contrasto con la decorazione “fare bello” dei saloni, in linea col cattivo gusto coppedé o “parnassiano” o “gaudiano” di moda, l’architettura della nave Ungaretti vede di “rara eleganza”. E non la  decorazione, l’architettura gli richiama Borromini: “Mi viene in mente per contrasto Borromini, architetto che meriterebbe il nome di navale per l’accorato distacco, la vertigine, l’annuvolamento di forme strane sorprese di sfuggita”.

Conan Doyle – Fu molte cose, ma soprattutto dottore, e scientista. Watson è dottore, come CD di una certa esperienza. E incontra Sherlock Holmes in veste di medico legale, all’università, esperto di farmacologia, anatomia, microscopia. E .J.Wagner, la patologa autrice di “La scienza di Sherlock Holmes”, lo dice conoscitore esperto dell’incipiente medicina legale.

U.Eco – È, brillante, lieve, ma politicamente corretto? Di proposito, quasi un opportunista? Lo spirito beffardo e in parte sacrilego non spinge ad assumere interlocutori non “in linea”. Peirce sì, Popper no. Qualsiasi filosofo anglo-americano del linguaggio sì, Chomsky mai. L’interpretazione, tema prediletto, sviuppa prolisso senza mai citare Gadamer. Il postmoderno, senza Lyotard. Come uno che non leggesse, mentre era bulimico e anche onnivoro.
Corrive, conformiste, anche le “bustine”, e più per il piglio irridente. Da sindrome delle vacanze intelligenti. Da “salotto buono”, il vecchio tinello raccolto attorno a zia Felicita-Scalfari, sorridente, a volte magnanimo.

Egitto africano – È rivendicazione contemporanea, a partire dalla tesi di laurea del senegalese Cheikh Anta Diop alla Sorbona, “Nazioni negre e cultura”, 1960. Poi sempre più comprovata, fino a Black Athena”, 1987, del sinologo inglese Martin Bernal – nel quadro di una più vasta semitizzazione della storia. Ma era nozione antica, di prima del nazionalismo, di quando l’unità delle culture non era stata sezionata – e non funzionava a vettore unico, dall’Africa nera, per dire, verso il Mediterraneo lungo il Nilo, viceversa no,  l’africanizzazione dell’Egitto è anch’essa operazione nazionalistica.

Joyce – Le sue traduzioni sono sempre in –evole: lodevole, lamentevole, manchevole.

Media . “La stampa, Watson,è un’istituzione di sommo valore, se solo la si sa usare” – idee precise aveva già Sherlock Holmes, “Avventura dei sei Napoleoni”.

Meismo – Dai selfie al’io-me, senza più freni, diarroico? Il “Corriere della sera” ha una pagina di Teresa Ciabatti, mancata vincitrice del premio Strega, che di sé dice profusamente che non ha mai vinto nulla e anche a scuola aveva promozioni mediocri. Magari inaugura un genere.

Nero – Riproposto come “giallo” da Michel Bussi, le ninfee nere che ossessionarono l’ultimo Monet, era il problema (ossessione) della pittura del secondo Ottocento: il non colore che cattura la luce. Ungaretti in Egitto nel settembre del 1931 se ne sente invaso guardando il deserto al tramonto, senza più il sole e senza ancora le stelle, in una col silenzio, e il vuoto: “Il sole già cade a piombo; tutto ora è sospeso e turbato; ogni moto è coperto, ogni rumore soffocato. Non è un’ora d’ombra, né un’ora di luce. È l’ora della monotonia estrema. Questa è l’ora cieca; questa è l’ora di notte del deserto”.

Peirce – “Il grande matematico e fisico americano”, lo ricorda Popper, “e secondo me uno dei più grandi filosofi di tutti i tempi”. Sempre ammiratissimo, specie per la capacità logica. Come Umberto Eco dopo di lui, che però non menziona Popper – la citazione di Popper è da una conferenza del 1965.

Sherlock Holmes – Il fascino del personaggio intramontabile, benché tirato via, contorto, affastellato, è detto da Conan Doyle stesso, aprendo la tarda “Avventura della fascia maculata”. È tragico, comico, bizzarro, ma ordinario - professionale: “Lavorando come lui faceva più per amore della propria arte che per lucro, rifiutava di spendersi in alcuna investigazione che non tendesse all’insolito, e addirittura al fantastico”. Le sue storie sono poliziesche al limite con la fantasy.

Ebbe successo in America prima che in Gran Bretagna.

Trovatori – I troubadour, dalla Catalogna all’Occitania, non sarebbero gli imitatori o traspositori della poesia lirica araba, del regno di Cordoba? Di Ibn Arabi, Omar Ibn el Farid e altri numerosi. In una col ciclo cavalleresco, che adattano alla lirica d’amore.
Volendo radicare il Basso Medioevo nel Mediterraneo arabo e islamico (molti temi sono persiani), la poesia cortese è migliore veicolo che non il “Libro della Scala” di Maometto per Dante e la “Divina Commedia”. Grande scavo filologico se ne ricaverebbe, scendendo per li rami a Petrarca e quindi a tutta la poesia profana rinascimentale e post. Un sovvertimento.  

11 Settembre – C’è tutto in un appunto che Ungaretti prese ad Alessandria d’Egitto, la sua città, nell’estate del 1931, pubblicato nel 1959 col titolo che dà il nome alla raccolta, “Il deserto”: “Quando vedo gli Arabi, che sanno il valore dello spazio…. , quando li vedo guardare con avidità un’automobile, e sognare l’aeroplano – tutte le loro leggende sono piene d’uomini volanti – non posso, sapendo che la loro terra è culla d’imperi, non domandarmi se questi mezzi non saranno un giorno voltati contro chi ne ha loro insegnato la manovra”. E non è finita: Intanto non dimentichiamo che l’islam ha una forza di proselitismo nel mondo nero e estremo orientale che va crescendo ogni giorno”.

letterautore@antiit.eu 

Lo Stato-mafia di Caselli e Violante

La vicenda Contrada è un fatto di diritto: il ristabilimento da parte della Corte Europea della non retroattività della norma, il concorso esterno in associazione mafiosa – norma peraltro confusa . Un fatto di civiltà minima del diritto, di cui in questi ultimi venticinque anni il giudiziario ha fatto strame. Ma il fatto è anche politico, e coinvolge la gestione Caselli-Violante della Procura di Palermo.
Contrada fu arrestato a Natale del 1992. Mori e De Donno, i capi dei Carabinieri a Palermo, furono mandati a processo diciotto mesi dopo. Imbracare Polizia e Carabinieri si può certo fare se ci sono colpe. Ma nei due casi non ci sono state, e le iniziative sensazionali della Procura hanno solo avuto l’effetto di sterilizzare l’apparato repressivo. L’esito è che da vent’anni non c’è più mafia a Palermo e dintorni. Non nei tribunali. Carabinieri e Polizia si limitano a compilare dossier, in genere di fatti noti, e aspettano. Qualche politico è stato colpito, ma senza referenti: c’è il concorso ma non c’è il mafioso. Se c’è stato uno Stato-mafia, è questo.
Nessun complotto, l’incapacità basta e avanza. I sostituti su cui Caselli e Violante hanno fatto perno erano quelli di cui il Capo dei giudici istruttori Chinnici apertamente non si fidava, dicendoli “manutengoli” Dc. E Ingroia.
Il duo ha anche imbastardito il pentitismo. Passando sopra con superficialità a tutte le dighe che gli Usa, dove l’accorgimento investigativo era stato messo a punto, avevano eretto contro questi testimoni delinquenti. Le audizioni da Violante furono apoteosi. Buscetta fu un eroe. Mutolo anche, benché sia scomparso dopo avere inguaiato Contrada – Mutolo, sarà uno scherzo? 
Un complesso sempre formidabile. Di Chinnici è tuttora proibito coltivare la memoria, c’è riuscito solo Pif, un comico.

Mr Feynman non scherza

La biografia del fisico premio Nobel, divulgatore brillante, sulla traccia del suo “«Sta scherzando mr Feynman!» Vita e avventure di uno scienziato curioso”. Ma didascalica. All’inverso dello spirito di Feynman. 
Le gaphic novel si segnalano per vivacizzare – sintetizzare, contestualizzare - dei personaggi il pensiero, le opere, le evoluzioni. Questa serie di la Repubblica-Le Scienze si vuole scolastica. Anche la grafica è tradizionale, cinque-sei vignette per pagina, frontali, ad accompagnare il fumetto. Una disposizione del fumetto classica, coi riquadro e le didascalie. Molto diversa dal graphic thinking della serie ideata da Richard Appignanesi, che ha l’effetto di semplificare e chiarire, senza appiattire.
Jim Ottaviani-Leland Myrick, Feynman, la Repubblica-Le Scienze, pp. 266 ill. € 9,90

venerdì 7 luglio 2017

Merkel santa subito

Tappeto rosso per Angela Merkel. Nel senso proprio, una striscia di tappet rosso – una passerella, si diceva al tempo delle vamp. Con lei al centro, vestita di rosso. E tutti i capi di Stato a sfilare, da sinistra fino a Lei, per una stretta di mano, un abbraccio con I Popolari-Dc, e la foto, e uscita a destra. Il tipo maestrina, i diciannove abbozzano facendo i bravi scolari - il loro tempo è la ricreazione (Trump, alt Deutsch, vecchio tedesco, ride come a teatro). 
È una comediola, sebbene non si rida - in Germania non si ride? Lo storico evento è  itinerante, nel 2018 i venti se lo godranno nella pamia. Ma pare che in Germania procuri voti, la Germania ama celebrarsi.  
Questo G 20 è come i tanti, un convegno per dirsi qualcosa e poi lasciarsi, come prima. Ma l’organizzazione tocca a Angela Merkel, e dunque è eccezionale. Preceduto da un’intervista incredibilmente (di)stesa di “Die Zeit”, direttore e direttore editoriale uniti nello sforzo: due pagine del “Corriere della sera”, una dozzina buona di cartelle, in cui la cancelliera riesce a non dire nulla. Un monumento: bisogna in effetti saper menare il torrone.
Si parla molto degli Usa nelle due pagine di Angela Merkel, e di Europa-Usa. Senza mai una menzione della Nato.  Si è sciolta? La Germania ne è fuori? Vuole risparmiare sulle spese, probabile.
Merkel crede che - ragiona come se - l’Europa possa fare a meno degli Usa. Ma è l’Europa ad avere bisogno degli Usa, più che, molto più che, gli Usa dell’Europa. Italia e Francia ne hanno bisogno contro questa Germania, mercantilista e aggressiva.
Ps. Il direttore di “Die Zeit” si ripete, e il giorno dopo intervista Erdogan - per fare un favore a “la Repubblica”, che si era perduta Merkel? Tappetino rosso anche al presidente turco. Povera vittima. Dei terroristi. Dei golpisti. In veste di giornalisti, giudici, professori, politici eletti. Giovanni Di Lorenzo, già direttore del quotidiano di combattimento “Tageszeitung”, una sorta di “Lotta Continua” attardato, aveva l’ambizione del tappetino?

Stupidario graduatorie

Nove delle migliori univesità al mondo sono anglo-americane. La decima è l’ex Politecnico di Zurigo. La graduatoria, scientificamente ponderata, è inglese.
Le università italiane vengono doo il 170.mo posto.

Milano è la città più attraente d’Italia, per turisti, studenti e creativi. Più attraente anche d’Europa, dopo Parigi, alla pari con Vienna, Praga e Monaco. Lo certifica un Cultural and creative cities moonitor – non milanese?

“Primi per nepotismo, il triste primato degli atenei italiani”. È l’esito di una ricerca comparativa dell’Accademia delle Scienze Usa tra le universita americane, le francesi e le italiane: “Sono state contate le coppie di accademici con lo stesso cognome”. Senza contare che l’Italia è un paese etnicamente stabile – lo è stato fino a ora – mentra Usa e Francia sono paesi a forte immigrazione. Il decano dei rettori universitari, che si chiama Parisi, o Puglisi, ha avuto buon gioco a ribattere: “Ci sono molto docenti col mio cognome ma nessuno è mio parente o affine”.
Autori dello “studio”, naturalmente, due italianai borsisti negli Usa, Stefano Allesina e Jacopo Grilli.

“Gli italiani si scoprono i più infelici d’Europa”, indagine Astraea, con Interctive Research: quasi la metà del campione si dichiara infelice, il 46 per cento.
Gli svedesi cono “i campioni della felicità”, otto su dieci. Seguiti dagli spagnoli.  

Non c’è eroe laico

Rivisto in tv, senza più il glamour del lancio, il docu-monumento al creatore di Apple, onesto, veritiero e tutto, non decolla. La mezzora iniziale con Joanna Hoffmann sul lancio nel 1984 del Macintosh, ben recitatato e tutto, sprofonda lo spettatore in una qualsiasi dimensione azioendale-manageriale, priva di pathos, di creatività. L’agiografia, del creatore, dell’innovatore, come dell’eroe, o del santo, si vuole mitica: nobili ascendenti, predestinazione, favore degli dei, la volontà di ferro non supplisce.
Danny Boyle, Steve Jobs

giovedì 6 luglio 2017

A Sud del Sud - il Sud visto da sotto (331)

Giuseppe Leuzzi

Chiedo a google di cercarmi “Socrate condannato per magia”, e google mi risponde, perplesso, dopo una pausa, “forse cercavi: «Socrate condannato per mafia»”. Mafia magia, dunque, a questo punto?

Un museo multimediale dedicato a Federico II. A Palermo? No, a Jesi. In Sicilia il Sacro Romano Impero non c’è - c’è mai stato? I Normanni nemmeno, eccetto che nei somatisimi popolari. Nemmeno multimediali, che non costa nulla. Solo gli Arabi, da qualche tempo, esistono in Sicilia, da quando gli arabi ricchi si sono arricchiti.

La mafia non è una guerra
Non fa più notizia l’arresto di 116 ‘ndranghetisti. Compreso uno che, dal carcere, si proclama Stato, “lo Stato sono io” - va il mafioso spaccone, non più quello che si nega. Per le tv sì: mille o duemila Carabinieri in assetto di guerra, con infrarossi, nerofumo, red dot, elicotteri, blindati fanno scena. Ma cento più o cento meno non interessa più nessuno. A torto, forse, ma non del tutto.
Il blitz è un’azione di guerra - è l’orgoglio del militare. Sicuramente bene organizzato, probabilmente bene calibrato, ma senza sollievo per nessuno. Il contrasto alla mafia è – sarebbe, dovrebbe essere - un’azione di polizia, non bellica. Di prevenzione e punizione costante, immediata.
Il blitz arriva dopo quanti anni di sopraffazioni? Dieci, venti, trenta? Sia ognuno degli arrestati  colpevole di un solo reato di mafia, sono 116 reati non puniti. Ma è più probabile che siano 1.160, o 11.600. Si “punisce” tra i tanti una famiglia mafiosa di Sinopoli che è attiva da almeno mezzo secolo, con danno per centinaia di famiglie e migliaia di persone, al patrimonio e alla persone – da tempo peraltro sequestrata e confiscata negli investimenti romani (dopo che avevano liquidato l’attivo in piazzamenti più sicuri?).
Si colpiscono i paesi di Platì e San Luca. Famosi ultimamente perché nessuno si candida più a sindaco. Un rifiuto di cui si fa una lettura sbagliata: sono tutti mafiosi. No, nessuno si candida perché sa che è inutile. Che il mafioso farà comunque danni, mentre lo Stato – il prefetto, il questore, il giudice – eleggerà a bersaglio l’eletto. Per oltre trent’anni, Platì e San Luca hanno detenuto impuniti il monopolio dei sequestri di persona: un’Anonima Sequestri di cui tanto si fantasticava, inafferrabile, composta di persone rozze e ignoranti. Morte le quali è finito il business.
Non c’è la denuncia? Ma denunciare è inutile, crea solo danni, non avviando l’azione di polizia puntuale. Il lettore immagina che la denuncia o l’evenienza di un delitto, come in ogni giallo, sia seguita da un’indagine accanita, fino alla scoperta dei colpevoli. Non è così: la denuncia va agli atti: subito per la statistica e a termine, di anni, di decenni, per l’apertura di un’indagine (le Procure sono intasate….). Per decenni, e tuttora, un mercato internazionale della cocaina è stato creato e gestito da persone cui a San Luca nessuno avrebbe dato un soldo di credito, a Milano, a Marbella, in Germania. Luoghi dove è difficile un blitz?  
      
Il toro è un bue, indolente
Serapide, il Dio dell’Egitto, quando è venuta l’ora di inventarlo, dice Ungaretti in una nota de “Il deserto”, il suo quaderno dell’Egitto nel 1931, “vorrà somigliare all’Osor-Api, all’idea pura, collettiva, dei tori sacri, degli Api morti nel regno di Osiride, il quale è l’eternità della morte”. Api è il bue. L’etimologia di Serapide, un culto rapidamente adottato nel mondo greco-latino, è stata fantasizzata, o come una divinità greca adottata dall’Egitto, o viceversa. Mentre il “Dio dell’Egitto” era opera di Tolomeo Soter – detto anche Tolomeo Lagide, o semplicemente Tolomeo -  il re-scrittore macedone (367-282 a-C.) che continuava l’ellenizzazione del mondo intrapresa da Alessandro Magno. Ed era un composto, l’egittologia lo sa, era l’ellenizzazione, di Osor e Api, le due divinità egizie: le manifestazioni terrestri di Osiride dopo la sua morte legando al bue Api. Ungaretti ne sa però di più. Facendone discendere una tipologia, che spiega molte cose:  “Il nuovo idolo personifica Dioniso, la vita furente, e Zeus l’onnipotente, ma insieme con essi l’Hades”. Serapide nei musei ha “barba fiorita, labbra carnose che la sanno lunga, una fronte che pare saggia, e nasconde l’inferno”. È “un Giove beffardo, un uomo sensuale, un pazzo dei suoi tempi”.

Non si finisce di trovare accezioni straordinarie alla presenza del toro, così diffusa, anche se ora solo nella toponomastica, in area magnogreca. Zagreo, figlio di Persefone e Zeus, è fatto a pezzi dai Titani quando si è trasformato in toro. Il suo cuore trapiantato da Apollo sul Parnaso darà origine a Dioniso. È la versione orfica della nascita di Dioniso.
A Delfi veniva venerato in contrapposizione ad Apollo, il dio della luce - signore dei mesi invernali, tristi.

Mai sentito
Va a fuoco – l’ennesimo – una pineta a Roccammare, presso Castiglione della Pescaia, con mezza Maremma. Roccammare è anche famosa per le case di vacanza di letterati illustri, Calvino, Fruttero, Citati. Mille campeggiatori sono stati evacuati. Poche righe.
Incendio il giorno dopo a Ragusa: una pagina

Due casi di morbillo tra i ricercatori di Elettronica al Politecnico di Milano. Cinque righe sul “Corriere della sera”, il giornale di Milano. Due giorni dopo l’accertamento.

Tute le spiagge toscane, coronate da bandiera blu, dalla Riviera Apuana alla Versilia, al litorale pisano e livornese, compresa la costa settentrionale dell’isola d’Elba, e la Maremma, sono infestate  da materiale schiumoso giallastro. Poche righe, per dire che si cerca il cargo che va sversando la materia inquinante,

Se la mafia è più seria dello Stato
Sgarbi, che è stato deputato della Locride (auspice Franco Corleone, il milanese difensore della buona giustizia) e sindaco di Salemi, in zona (ex) Riina, e quindi sa di che parla, ha un corsivo su “La Nazione” del 30 giugno, nella sua rubrica “Sgarbi vs capre”, che merita riprodurre:
“La questione è presto detta: la criminalità è organizzata, la legalità è disorganizzata. Per questo si pensa che Riina sia pericoloso perché guida un esercito di picciotti; mentre nessun mafioso teme Ingroia perché, dimettendosi dalla magistratura, ha perso il suo potere; può solo parlare, non più agire. Lo stesso può dirsi per Giuseppe Pisano o Rosy Bindi, presidenti impotenti della commissione antimafia. O per Rosario Crocetta che, campione dell’antimafia, non fa paura a nessuno. Parla. Anche Riina parla, e minaccia, e maledice. Non può agire. Ma il suo potere resta attivo e irriducibile. È stato arrestato, destituito, disarmato, separato dal suo esercito. Non può comunicare con nessuno. Perché è ritenuto pericoloso? Perché si ha più considerazione della mafia che dello Stato. La mafia è seria, lo Stato no”.

Il controllo del territorio
Dal Pantheon a Fontana di Trevi per via dei Pastini non è, come al solito, una buona idea, la stradina è iperaffollata, tanto più a giugno, questo giugno, con la canicola. L’amica che rivede Roma dopo trentacinque anni insiste, e quindi si fa. È peggio che nelle aspettative: la viuzza è letteralmente ingombra di tavolini che offrono cucina 24 ore, e di turisti sventurati che ci mangiano, seppure con una certa soddisfazione. Nonché di venditori ambulanti agli angoli.
Si procede distratti, rassegnati al peggio, ma attenti alle spalle, per riflesso condizionato. Una moto procede a basso volume di giri, imperiosa. Vistosa, il genere superbike streetcar. Sorpassa senza quasi rumore. Cavalcata da due uomini con baffoni, ma questo non è più singolare. Se non che non è la sola – è zona pedonale ma a Roma ci sono eccezioni: una segue, altrettanto vistosa, con una ragazza sul sellino. E non è finita, una terza segue, al minimo, quasi silenziosa, assecondando il moto ondivago della folla, ma facendosi strada.
È caldo, si guarda e non si guarda, si vede e non si vede. Finché, sorpresa, all’ingresso infine nella piazza monumentale, presagio d’aria, all’angolo basso, i baffoni della superbike si ergono in piedi, massicci. Il guidatore, il capo?, strizza un miniportafogli sbrecato – lo spreme con dita vigorose più che cercarci dentro. Il possessore, un asiatico minuto, tratti fanciulleschi come loro hanno, trema sorridendo. Abbozza un sorriso ma la testa gli trema: un rictus, la paura, un invito alla benevolenza? Ha un borsone piccolo, e vuoto più che pieno, non si vede di che, ma non ha fatto in tempo a chiuderlo. Dalla seconda moto la ragazza è scesa dal sellino, col suo guidatore, e si tiene a distanza, la mano sulla borsa a tracolla. La terza moto si sta fermando, la mettono sul cavalletto.
È un controllo di polizia, forse dei carabinieri – si capisce: vanno insieme, ci sono gerarchie. Era sembrata, effetto dell’afa, della malavoglia, una spedizione punitiva o di controllo,  di qualcuno dei padroni del territorio di cui si legge. Dei famosi Tredicine di cui “Il Messaggero” ci ingombra. Dei Casamonica, va’ a sapere. Dei camorristi che governano gli ambulanti – questi ambulanti della copia, del prodotto povero, del folklore asiatico, africano.
Il venditore all’angolo con la Spada d’Orlando, un africano, era sembrato scambiasse un cenno d’intesa col capo pattuglia: il tipo kikuyu, stortignaccolo, con molte turiste attaccate alle sue borse, i kikuyu sono abili commercianti. Il venditore di cappelli all’ansa col tempio di Adriano, davanti al negozio dei pinocchietti, un asiatico, non si era nemmeno girato. Il resto del percorso fino alla Fomntana, di là del Corso, sulla via Muratte, gli ambulanti senegalesi stanno sdraiati all’ombra. Hanno chiuso teli e borsoni, si riposano. Sono l’altro aspetto del controllo del territorio: non si salva chi non è parte di una cosca. Riposano con loro dei tipi somali, che non si saprebbe dire ambulanti – il somalo non lavora: faranno il loro controllo del territorio.

leuzzi@antiit.eu

Lo scandalo è l'accoglienza - 2

Si arrabbia il ministro Minniti: “Cinque miliardi per la rotta balcanica, solo briciole alla Libia”. Se n’è accorto? A volte uno si chiede che ci sta a fare il governo in Italia.
O allora è come questo sito argomentava due giorni fa, “Lo scandalo dell’accoglienza”: tutta stupidità non è. Il fatto non è nuovo né improvviso, e dunque deve avere una logica. Questa dell’accoglienza, dopo tanti anni che se ne dibatte, non è può che essere il business. Un tipico business da sottogoverno, per la gestione dei 30 o 35 euro al giorno per immigrato illegale.
Non si spiega altrimenti che il governo italiano, all’epoca presieduto dal cattivissimo Renzi, che faceva scenate a Bruxelles ogni giorno, abbia dato 3+2 miliardi alla rotta balcanica, per regolare gli afflussi in Germania & Co., senza nemmeno chiedere un euro per la confinante e devastata Libia. Lo stesso Renzi, al passaggio da Mare Nostrum a Triton quattro anni fa, ai salvataggi a coordinamento europeo (Frontex), pretese che tutti gli immigrati via Libia fossero sbarcati in Italia, quale che fosse la nazionalità del natante che li aveva salvati.
Il flusso è inarrestabile? Anche questa è una bugia: la Turchia e la Grecia, ben pagate, non hanno fatto passare più nessuno. E nessuno si è più presentato alle loro frontiere: 1) il mercato dell’immigrazione ha antenne sensibili, 2) l’immigrazione si può scoraggiare.
C’era peraltro riuscito per primo un governo italiano. Di destra – un altro argomento a favore de “Lo scandalo dell’accoglienza”, che interessa parrocchie e coop. Sarà pure difficile dare credito a Berlusconi, ma allora che dire dell’accordo con la Libia, che portò alla cessazione istantanea degli sbarchi? Che era facile?
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L'immigrazione è un'emergenza

Lo dice anche Bill Gates, il filantropo dell’Africa, che l’Europa non può ospitare l’Africa, e che non farebbe un buon servizio all’Africa spopolandola, e dunque anche l’africanista avrà ora udienza? Anna Bono, una delle poche – l’unica? – africanista sopravvissuta in una università italiana, da qualche anno cerca di fare luce sull’immigrazione in massa attraverso il Mediterraneo. Con scarsa o nulla udienza – se non negli ambiti sciovinisti. I suoi numeri, invece, dopo due anni, si rivelano quelli giusti. Non importa se impolari, sull’immigrazione si fa un sociologismo delle buone intenzioni, alla papa, che è deleterio: non c’è una buona immigrazione se non c’è una buona integrazione.
Per ora si va al rovescio. L’immigrazione di massa esprime un’emergenza dei paesi africani. Ma è anche un’emergenza per i paesi recipienti, con l’Italia al fronte. Di accoglienza, alla quale bene o male si fa fronte, ma poi anche di integrazione: lavoro, residenza, assistenza. Di ordine pubblico: troppi arrivi inconsiderati, avventurosi, di gente senza mestiere e senza volontà – questo è purtroppo il tam-tam africano. Di sviluppo dell’economia e la società, che vuol essere ordinato.
Anna Bono, Migrazioni, emergenza del XXI secolo. I numeri, i problemi, le prospettive,  La Nuova Bussola Quotidiana, pp. 107 € 10

mercoledì 5 luglio 2017

Problemi di base letterari - 342

spock

Si può vincere lo Strega senza farsi leggere, sulla parola?

Sulla parola di chi: perché i premi non richiedono ai giurati un saggio di lettura?

Si fa la letteratura delle scuole di scrittura, cioè anonima?

Perché la scuola invece insegna l’analfabetismo, per otto anni?

Ma è più sperimentale Cassola o Eco?

E chi è più Liala dei due?

Si salverà Eco oppure Cassola?

L’intellettuale è meglio impegnato o disimpegnato?

E più onesto?

spock@antiit.eu

A scuola da Sherlock Holmes

È una storia dela criminologia, in realtà. Seria e anche da ridere, con la frenologia alla Lombroso, il suo psicografo, e la spermatorrea di Rousseau – che però Conan Doyle ci risparmia, e anche Wagner. Con una prefazione di due cartelle che è una summa ancora origjnale dello sherlockholmesismo. Sherlock Holmes è “la ragione umana, temperata dal dono dell’amicizia”. È “un eroe letterario in possesso sia di capacità analitica che di etica”, irresistibile in quest’epoca d’incertezza e amoralità. Fantasioso ma reale: “Sherlock Holmes è frutto d’invenzione, ma quello che impariamo da lui è assolitamente reale”. Un positivista che conosce i limiti del positivismo, per il “rassicurante controllo intellettuale”. In sintesi: “Una mente incisiva, un cuore affettuoso, e una dimensione artistica”. Un libro che avrebe meritato miglior sorte, ancora “inedito” a dieci anni dalla traduzione.
Wagner, una speciaalista di medicina legale, si serve di Sherlock Holmes per fare una panoramica dell’evoluzione della sua disciplina, con l’esposizione di casi celebri della criminologia dell’Otto-Novecento. Servendosi di Sherlock Holmes. Della sua capacità di analizzare veleni, insetti e altri animali letali, impronte, macchie e altri residui di sporcizia (muco, sabbia, filamenti, fibre, peli, tabacco), travestimenti, false piste, “cani neri”. Casi, alcuni, che sono delle storie alla Sherlock Holmes. A partire dal primo, il cane nero del “Mastino dei Baskerville”: “Il Cane Nero, in Gran Bretagna, vene chiamato con molto nomi…”. C’è in Tolkien, c’è in Shakespeare, e c’è in casa dela stessa autrice, nella speie del labrador retriever, e al centro della cronaca a Londra ancora nel  1945, malgrado i lutti della guerra. Alcuni lasciati in sospeso, come a dire l’idiozia è immortale: si processò a Londra Helen Duncan, spiritista, nel 1944, e la si condannò ad alcuni mesi di prigione, per evitare che potesse prevedere lo sbarco di Normandia che si preparava, sulla base di un Witchcraft Act del 1735. Poi “non ci si appellò più al Witchcrafty Act fino al 1951”….
Con un po’ di storia sorprendente. Incredible dice il numero degli avvelenatori medici. Ma più scandalosi dei medici e i loro veleni i giudici e i loro verdetti, in epoca vittoriana, a Londra e negli Usa. Incredibile il numero di indizi e elementi di prova trascurati o distrutti nel caso di “Jack lo Squartatore”. Con una conclusione raggelante sull’arte forense: “Ci sono poche figure pericolose quanto un espeerto chiamato a testimoniare che sia brillante, persuasivo, famoso, ostinato, e assolutamente in torto”.
Con un indice utilissimo dei nomi, e una vasta bibliografia dei delitti, celebri e meno.   
E.J.Wagner, La scienza di Sherlock Holmes, Bollati Boringhieri, pp. 228, il. € 20

martedì 4 luglio 2017

Lo scandalo è l'accoglienza

Il costo dell’accoglienza degli immigrati in Italia nel 2016 è stato di 3,72 miliardi di euro - sarà presumibilmente di 4,6 nel 2017. Con un impatto sul deficit, e quindi sul debito, calcolato nello 0,22 per cento del pil. In realtà , su una spesa pubblica di 850 miliardi, l’impatto dell’accoglienza è più del doppio. È troppo, è poco? Ogni spesa è eccessiva se non necessaria o non produttiva.
Perché l’Italia s’imbarca in questa impresa dell’accoglienza, per giunta costosa? Perché per due terzi esatti la spesa va all’accoglienza in senso stretto, le gestione dei 35 euro giornalieri per immigrato in uno dei centri di accoglienza – per il restante terzo si suddivide tra il soccorso in mare e le cure sanitarie. C’è un business dell’accoglienza, molto forte tra i cattolici, e in subordine nelle ex cooperative rosse - lo scandalo e il processo cosiddetti di Mafia Capitale sono anche questo.
Dei quasi quattro miliardi di euro spesi per l’accoglienza degli immigrati, solo 121 milioni sono stati contribuiti dalla Ue. La Ue ne spende tre, l’anno, a favore della Turchia, che non faccia da sponda per l’immigrazione illegale. E 1,28 a favore delle ong europee che praticano il business dell’accoglienza. L’affare è anche europeo.
È questo il motivo per cui non si regola l’immigrazione? Sembra assurdo, ma non è  assurdo che non ci siano canali per entrare in Europa legalmente? In un continente. E in uno che ha bisogno di lavoro immigrato.
Discute oggi l’Europa a Strasbiurgo se è ridicola la Commissione di Bruxelles o se è ridicolo il Parlamento europeo, sulla questione immigrati. Ma per evitare gli sbarchi im massa indesiderati, e le migliaa di vittime, un massacro, basterebbe poco. Autorizzare e regolare i ricongiungimenti familiari. Organizzare i consolati all’estero, nei paesi di provenienza degli immigrati, che diano regolari visti a chi emigra in cerca di lavoro. E magari anche pagare loro il biglietto se sono “chiamati”. Le cose che si sono sempre fatte nelle grandi ondate migratorie del secondo Ottocento, tra le due guerre, e in quelle intraeuropee del dopoguerra. Ma che l’Europa non fa, e non considera nemmeno.
Ora va il business dell’accoglienza, e il lavoro nero, precario, da sfruttare al massimo. Le cifre non sono disponibili, né si fanno in merito ricerche, ma è l’evidenza. Non l’economia regolata. Un mercato nero che non si fa scrupolo di avallare anche l’immigrazione di forza lavoro per l’economia illegale: l’industria della copia, la droga, la prostituzione.   

Secondi pensieri - 311

zeulig

Amicizia – Non c’è in nessuna ragione (razionalità). È un dono, pura dépense.
L’amore si può ricondurre alla logica della procreazione, del matrimonio, della coppia – è “in natura”, trfa tute le specie animali, più o meno. L’amicizia è umana.

Fantasy – Dopo Odifreddi, che aveva attribuito al “Signore degli Anelli” la scarsa propensione dei ragazzi per la matematica, Boncinelli se ne dice stufo su “La Lettura” dell’altro sabato. Stufo della fantasy. Non solo per l’invadenza, di “Harry Potter” dopo “Il Signore degli Anelli”, ma perche questa letteratura di maghi e stregonerie si pretende secolarizzata, e quindi in qualche modo scientifica. Con spreco, esemplifica, di medicine “alternative”. E di complottismo.
Ma non è questa l’origine della filosofia – dello stesso Socrate (Socrate non fu condannato perché mago?)? Stupore e mistero, mistero e stupore. Nonché della scienza, delle prime misurazioni. La scarsa propensione per la matematica non può dipendere dalle letture, sia pure di fantasy:  giochi di ruolo, anche tra animali e in situazioni strane, o di carte, esercitano piuttosto l’arte combinatoria. Galileo era grande lettore della fantasy del suo tempo, l’“Orlando Furioso”.

Galileo – Anticipava l’interdisciplina. È il riconoscimento del convegno “Il caso Galileo. Una rilettura storica, filosofica, teologica” i cui atti si pubblicano. Della tavola rotonda a conclusione, il 30 maggio 2009,  del convegno internazionale organizzato a Firenze dall’Istituto Stensen. Coordinata da Gad Lerner, partecipavano Evandro Agazzi, Paolo Galluzzi, Paolo Prodi, Adriano Prosperi. Con  molti chiari e scuri. E una certezza: “La vicenda galileiana ha costituito un importante fattore di sviluppo della riflessioni metodologiche sulla natura e le relazioni dei diversi saperi elaborati dalla ricerca umana”
L’Istituto Sensen è – era – la scuola dei gesuiti a Firenze.

Natura - Nasciamo nel sangue e cresciamo nella cacca. Pompando cacca, pulendo il sedere dei nostri figli. A prescindere dalla malattia, il dolore, la vergogna (la puzza, il marciume, l’inabilità). Per non dire del parto, dopo la gestazione. Ma tutto questo non è la natura dell’essere umano.

Poesia – È esercizio e affinamento. Colto: opera cioè per accumulo, anche se sensibile e sapiente. Per  innesti successivi. Non è il canto originario di Vico e di Rousseau. Ne fa fede il chatbot Xiaoice, la scatola parlante “Ghiacciolino”, per ora in cinese. Essendo stato riempito dell’opera omnia di 519 poeti cinesi, tutti quelli degli ultimi cento anni. Ghiacciolino produce versi, in traduzione, non privi di senso.

Psicologia – È ferma, pratica psicoanalista compresa, alle vecchie intuizioni “naturali”, compassionevoli. Accantonata la frenologie, con i saperi consimili, fino allo psicografo, tanto ingegnoso quanto stupido. Anche nelle forme di compressione-catalogazione metodologica che ha messo in cascina e usa per insegnarsi, con denominazioni, se non proprio metodologie, sempre più articolate – da intendersi affinate, ma allora con scarsi esiti. Perfino lo studio e la catalogazione delle forme patologiche sono ferme. La ricerca sulla materia densa fa pochi passi, benché assorba risorse multimiliardarie, quelle sulla mente segnano il passo.
Fra i pochi sviluppi l’unico degno di nota è l’abolizione del diabolico, dalle streghe ai vampiri. Ancora per tutto l’Ottocento in America in molte famiglie si dissotterravano i morti, dopo la sepoltura, per prevenire malattie in famiglia di origine vampiresca. Nell’America del Nord, anglosassone, del New England e fino a Chicago.

Postpolitica – Approdata a Berlusconi, Grillo e Trump, nella generica accezione di populismo, inteso come un misto di demagogia e illusorietà, è invece la politica del leaderismo. Della personalizzazione-spersonalizzazione della politica. Di un movimento “a rientrare” - egocentrico, di potere qui e subito - della politica, invece che a espandersi e diffondersi come è nella sua natura e nel suo nome, sociale, programmatica, diffusiva. Cinquecento passaggi di “partito” in una legislatura, che coinvolgono la metà dell’intero Parlamento, ne dice il senso: velleitario, umorale – quando non è corrotto. A essi fa riscontro l’astensione, l’indisponibilità a suffragar e questa involuzione col voto. Non un movimento politico contrario ma il ritiro in se stessi, nel rifiuto o l’indifferenza.
Uno squagliamento a cui fa da contrappeso la parte meno politica, aristotelicamente, delle istituzioni, l’apparato repressivo: giudici, polizie, servizi d’informazione\disinformazione. Il braccio violento della legge, esteso agli apparati mediatici – apparati e non organi: congegni di risonanza e non soggetti di comprensione e apprendimento. L’opinione pubblica irretendo in un reticolo di denunce che è di fatto  una prigione aperta inevadibile. Un effetto di sostituzione senza fine. CChe diventa mostruoso – come tutto negli Usa – ora attorno a Trump. Ma in dosi non poi tanto mitridatiche egemonico in Italia da un quarto di secolo. Polizie, servizi segreti, giudici e media mescolati nello scandalo costante che sovverte senza fine la vita politica e associativa – uno scandalo divisivo e indebolente invece che regolatore, ricostituente.
L’effetto complessivo è l’annullamento della funzione politica, la società e il mondo lasciando in balia del “mercato”, del gioco degli interessi individuali, sempre eversivi e distruttivi, dell’homo homini lupus. Contro i quali la politica era sorta per porre un argine e un rimedio. La società per la prima volta lasciando senza protezione, di re, principe, gilde, assemblee. La surroga delle istituzioni, o apparato repressivo, estendendo invece che riparando questa dissoluzione, col segreto, e con la violenza

Punto di vista – “Fa” il racconto, la rappresentazione. Sherlock Holmes lo sapeva, nell’“Enigma di Thor Bridge”: “Un volta che si cambia punto di vista, proprio ciò che era stato così incriminante diventa un indizio della verità”.

Social – Nessuna fantascienza li ha profetizzati, e invece sono qui, reali, ingombranti, impositivi. Lo stesso internet è già fantascienza impensabile: il collegamento etereo, immediato, era nell’immaginazione, ma google no, la ricerca automatica e la memoria (la nuvola, l’archiviazione).

zeulig@antiit.eu





Alla guerra come alla rivoluziione

Curiosa riedizione, nel 1973, dell’arte della guerra che Napoleone non ebbe il tempo o la voglia di redigere, estratta da più editori variamente dalle lettere, le conversazioni, i proclami, le direttive, le parole famose, i ricordi altrui. Una raccolta, questa, di rara indigenza. Qui proposta, è l’unico motivo di interesse, in chiave rivoluzionaria per il movimento del Sessantotto. Da una casa editrice, Champ Libre, creata nel 1969 per servire alla contestazione.
Ma era già all’uscita, nel 1973, la compilazione una resa dei conti all’interno dell’extraparlamentarismo. Il fondatore di Champ Libre, Gérard Guégan, gettava la spungna, in una postfazione avvelenata. Che questa riedizione ripropone. Insieme con una nota alttretanto avvelenata dello stesso in veste di curatore, “Yann Cloarec”. “Non c’è mai rivoluzione spociale senza terrore” è il pensiero di Cloarec. “Il militantismo è lo stadio supremo dell’alienazione” la conclusione di Guégan. Alla guerra come alla rivolzione: se va bene, è bene.
Napoléon, Comment faire la guerre, Mille-et-une-nuits, pp. 79 € 3

lunedì 3 luglio 2017

Il mondo com'è (308)

astolfo

California – Sono due, secondo Jonathan Lethem. C’è quella di Berkeley e San Francisco. E c’è quella, a cinque ore più a Sud, della contea di Orange – in realtà di Loa Angeles, poco fuori. Quella innovativa, cerebrale, accomodante. Questa la California di Nixon, delle villette a schiera, dei suburbi repubblicani reazionari. Ma alle ultime presidenziali hanno votato entrambe, in massa, Hillary Clinton: andava bene a entrambe le California. 

Cattolico – È l’esecrato tra i cristiani dai nemici del cristianesimo: non gli ortodossi, non i protestanti, i cattolici romani. Tra i mussulmani ancora in questi giorni. Tra gli ebrei cronicamente: non c’è storia, si può dire, dell’ebraismo che non imputi l’antisemitismo alla chiesa cattolica, anche se questa non governa più mezza Europa da secoli, e il vasto mondo ortodosso ad oltre un millennio, e nel suo territorio non ha avuto pogrom né eccidi. La stessa storia dell’ebraismo italiano si centra sull’avversione alla chiesa di Roma. .

Francia - Il paese dell’accoglienza, politica, culturale, umana (italiani, iberici, maghrebini, africani), è anche il paese dello sciovinismo. Le Pen e Macron non hanno inventato niente. Il termine è anzi di conio francese – sulla leggenda di Nicolas Chauvin, il soldato della Repubblica del 1791, ferito più volte, mutilato, impedito, e sempre in armi, cui Napoleone avrebbe voluto fare un monumento. Caterina dei Medici, la regina che ha forse fatto più per l’unità e la grandezza della Francia, del regno, fu sempre in sospetto, e ancora negli storici, per essere italiana. Resta scontato, e largamente creduto, che sposando il re di Francia si fosse portata dietro da Firenze una cassetta di veleni. Fu opinione diffusa, in particolare, che beneficasse i poveri con cesti di cibarie avvelenate, per poi mandar i suoi agenti a scoprire gli effetti dei veleni. Per spirito di ricerca, e per malanimo..

Inghilterra – Fuori dalla narrazione, da re Artù alla Magna Charta e a Churchil, ha una storia spaventosa. La Guerra delle Rose. Enrico VIII. Elisabetta I (Francis Drake, Maria Stuarda). Cromwell. Le mani mozzate in India. La guerra dell’oppio.  

Innovazione – È sindacale, e antisindacale. Non solo le start-up., tutte le grandi aziende dell’innovazione, peraltro tutte politicamente schierate a sinistra, sconsigliano la sindacalizzazione, e rifiutano l’aggiornamento, cioè la carriera, a chi si sindacalizza. Tra esse le più grandi della Borsa: Apple, Google, Amazon, che ha anche pessimi ambienti di lavoro (magazzini senza aria), Uber. E più innovativi sono, più antisindacali, radicalmente, si manifestano: Elon Musk, l’inventore e capo di Tesla, la futura macchina che si guida da sola, accusa il sindacato dei metalmeccanici di fare il gioco delle grandi case automobilistiche.

Islam – Si differenzia perché propone oggi una teocrazia e una guerra santa.  Oggi, cioè da mezzo secolo, a partire da Khomeini, di cui si tace il fatto e la portata (influenza). Che la teocrazia ha instaurato in Iran , con le strutture confessionali parallele e dominanti su quelle statuali: polizia, esercito, costumi, diritto. Con un sistema di potere di fatto monocratico teocratico, malgrado le elezioni periodiche. E liberamente terrorista - sovversivo. Dopo che il mondo arabo e islamico – Pakistan, Indonesia, Malesia – si era avviato all’acquisizione dei diritti civili e umani post-1789.
Vale paradossalmente al contrario delle argomentazioni, una per una, di Amedeo Feniello su “La Lettura” dell’1 luglio. Lo studioso si ritiene impegnato a ristabilire la storia – ma sempre con la storia delle Crociate, che non vennero dopo e in reazione alla conquista? la prima sfida fu avviata dai mussulmani. Mentre è dell’oggi che stiamo parlando.
Un altro supplemento del “Corriere della sera”, il settimanale “Sette”, fa un reportage del lavoro nero in uno senza scandalo in un pub, si presume, di Milano. Dove gestore e cassiere, un pakistano e un bengalese, sono mussulmani. E vendono alcool ogni sera, assicura il servizio, a ettolitri. Non c’è molto senso religioso nel revival islamico, è una forma di nazionalismo.
Il fatto è cronaca. Il terrorismo islamico è con noi da mezzo secolo. Nel 1989, quando Khomeini muore, un regime islamista s’impadronisce del Sudan. Un Fronte Islamico s’impianta in Algeria, e subito se ne impadronisce. In Palestina la laica Olp cede ad Hamas, che si caratterizza per la componente islamista radicale. Sono islamiste, dietro le ambiguità di facciata, le “primavere arabe” recenti.
A livello dottrinale Khomeini era stato preceduto in campo avverso, sunnita, negli anni 1960, da due ideologi islamici ora in grande spolvero, il pakistano Mawduri e l’egiziano Qutb. Ma non è una dottrina o teoria che ha armato il terrorismo, è la forza che si avvolge di religione e etica.

Mediterraneo – Si vuole – si celebra – come lago di pace. Ma su che presupposti? Non è mai stato in pace.

Roma . È, era, il miraggio, dei giovani di leva, specie delle aree remote, l’arco alpino, le isole. Sette” ha un personaggio, Gianfranco Gramola, di Molveno (Trento), di professione salumiere nei supermercati, che da trent’anni fa interviste su e per Roma: “Dal 1990 ho intervistato 685 vip”, tutti quelli che condividono la sua “ossessione” per Roma. “Ci ho fatto il militare artiglieria campale, 1976, ci torno ogni volta che posso”. È ossessione condivisa nella sua regione. Le persone più marginali, per esempio gli addetti agli impianti di risalita degli sport invernali, soprattutto quelli a monte, si risollevavano col sorriso al nome Roma, quando c’era il servizio militare. Era d’iso mandare i giovani di leva dal Nord al Sud, e viceversa, e per loro Roma era stato un miraggio, breve.

Scienza – Fu largamente italiana ancora nel Sei-Settecento. Molti  matematici: Fibonacci, Pacioli, Tartaglia, Torricelli, Cardano, Vincenzo Viviani, Matteo Ricci, Cavalieri, Orazio Grassi. La fisica di Galileo, naturalmente, e molti altri. L’entomologia (Francesco Redi). L’anatomia (Leonardo, Malpighi, Morgagni). L’elettricità (Volta).

Tatuaggi – Erano “un segno primitivo”, di criminalità e insensibilità, per Lombroso, “L’uomo delinquente”. T.1, parte 2, “Biologia e psicologia del delinquente nato”, cap. III. Capitolo nel quale elenca una serie di delinquenti “nati”, che si erano tatuati.
Quando questo saggio fu tradotto autonomamente in inglese, col titolo “The savage Origin of Tattooing”, Lombroso scopri che nell’Inghilterra vittoriana, in particolare nelle classi abbienti, e specialmente tra le donne, i tatuaggi erano pregiati.

astolfo@antiit.eu

Diritto d'asilo al 4 per cento

Si pubblicano alla macchia le ricerche e riflessioni di questa terzomondista esperta di storia e istituzioni africane, che professa all’università di Torino,  come se fossero velleitarie o disdicevoli. Mentre sono un richiamo ai fatti: si segnalano soprattutto per questo in mezzo alla troppa superficialità. Specie ora che i suoi calcoli, del 2015, della precedente pubblicazione, basati sui dati dell’accoglienza italiana, che davano i richiedenti asilo sul 4 per cento della massa degli immigrati, sono anche quelli di Frontex, l’organizzazione europea di controllo nel Mediterraneo, e della presidenza e del governo francesi.
Emigrano i borgjhesi, dice ancora degli africani la studiosa, benestanti o anche solo piccolo borghesi: comunque chi in Africa ha accesso alle comunicazioni. L’immigrazione di massa è nei paesi africani di provenienza un fatto di comunicazione: lo slogan “andate in Italia, tutto è dovuto”, è vero, è diffuso e utilizzato dai mediatori, qualcuno anche con ufficio su strada. Più discutibile è l’assunto che emigra chi ha la le riorse, il migliaio di dollari, o le decine di migliaia, necessari per fare il viaggio via terra fino in Libia, e poi per il passaggio in mare. Qui una realtà frastagliata va tenuta in conto.
Ci sono anzitutto i ricongiungimenti familiari, che l’Europa, totalmente indigente, misconosce e ostacola: da qui il gran numero di minori e di donne. Un fatto di grande impatto, che purtroppo si riduce al colore, alle “statistiche” a effetto, che 12 mila o 15 mila minori non accompagnati sono sbarcati, sottintendendo che c’è un traffico di organi o di pedofilia. C’è la massa lavoro adescata o assoldata per le schiere dellle vendite ambulanti in Europa. C’è certamente quella dei mendicanti: visibile a Roma, fatta di migliaia di giovani che non cercano un’occupazione né si industriano di crearsela, ma presidiano ogni bar, edicola, chiesa, mercatino rionale, marciapiedi, tutti muniti di cellulare, ogni giorno diversi, con turni di mattino e di pomeriggio, senza mai una lite per il posto. C’è la prostituzione: il “New Yorker” l’ha documentata dalla Nigeria per l’Italia., con tanto di uffici di collocament9o e pubblicità adescatrice. C’è lo spaccio, un mercato gigantesco e ramificato benché “invisibile”, poiché non se ne aprla, e anche uno dei più ricchi in Italia. Ci sono organizzazioni per questo, mercanti di immigrati.
Anna Bono, Migranti? Migranti? Migranti?, Edizioni Segno, pp. 148 € 12


domenica 2 luglio 2017

Ombre - 372

Assise di vecchie glorie attorno a Pisapia a pazza Santi Apostoli a Roma. Tutte importanti: lo stesso Pisapia avvocato dei ricchi, Boldrini figlia Dc estremissima, Giovanni Maria Flick avvocato di se stesso, due stelle di Canale 5, Ferilli e Amendola, cioè di Berlusconi, D’Alema e Bersani “cinesi”, cioè immarcescibili. Stavano fermi, però, non marciavano.

Obama che fa vacanze miliardarie, con moglie e figlie, ospiti di miliardari, è notizia di destra. Benché servita da cornucopia di fotoricordo. Sul “Corriere della sera” e “la Repubblica” non c’è. Risparmiano sulle foto?

Si susseguono le pronunce della Cassazione, che “Il Sole 24 Ore” registra puntuale, per la libertà di licenziamento. Anche in aziende non in crisi. Anche in aziende prospere, che abbiano deciso una ristrutturazione per guadagnare di più. Il sindacalismo del posto intoccabile lo fa per lavarsi la faccia? Prenderne atto sarebbe un primo passo doveroso. È così che il mercato del lavoro italiano è il più “flessibile”. Non da ora. Anche con l’art.18.

Trova infine il tempo e il coraggio Padoan di dire a un giornale tedesco che le regole dell’unione bancaria che si vorebbero usare contro l’Italia “sono state impostate e condivise dopo che molti paesi hanno affrontato la crisi del 2008 usando enormi quantità di denaro pubblico”.  Mentre il presidente della Bundesbank e il ministro del Tesoro di Angela Merkel tuonano ogni settimana contro l’Italia. Non c’è un dovere di resistenza?

Padoan che dice la verità ha tre righe di giornale. Le accuse dei tedeschi,Weidmann e Schaüble, fanno i titoli. Quisling, o che? Bisogna favorire le speculazioni dei padroni? I giornali non dovrebbero dire ogni tanto le cose come stanno?

Valeria Spotorno ha fatto la cameriera in un pub per vedere che effetto fa e lo racconta su “Sette”. Pagata in nero, eccetera. Ma le sfugge l’essenziale: che gestore e cassiere del pub, un pakistano e un bengalese, sono mussulmani. Probabilmentge anche nazionalisti reòligiosi, nel mentre che vendono alcool ogni sera, assicura Spotorno, a ettolitri.

Del locale in cui la giornalista fa la sua esperienza sappiamo poco del proprietario: chi è. Ma sappiamo che i gestori sono asiatici, il cuoco pure, e “gli italiani, qui, o fanno i camerieri o i lavapiatti!”.

La stagista di Fox News che corre, con falcata da fondista, a portare la notizia in redazione scritta su un foglio di carta fa la prima del “Corriere della sera”. E uno non sa se ridere o piangere. È una bella ragazza, ma non hanno inventato i telefonini?
È una pubblicità gratuita, per Fox, cioè per Murdoch. Il Grande Editore sogno di tutti gli editori.

Si è celebrato a Firenze un processo, durato sei anni, perché “una cittadina” pretendeva di passare in automobile sulle strade Oltrarno dove si svolgeva di notte la procession del Corpus Domini. Forse la cittadina era atea. O forse imbottita di alcol e pastiche, voleva passare per unirsi ai compagni di movida – di Oltrarno Firenze è fiera come quartiere di movida. Ma ha chiamato la Polizia. Che le ha dato ragione.

Finisce la Toscana in serie C, o come oggi si chiama: Livorno, Pisa, Siena, e prossimamente la Fiorentina, senza i soldi dei Della Valle. Con Lucca, Prato, Pistoia, Arezzo e altri club senza storia.

Cinquecento cambi di partito e colore politico dalle elezioni del 2013, un record mondiale. Il voto è ininfluente. Poi si dice l’astensionismo – il populismo, il qualunquismo.

La Leopolda celebrata per i meeting di Renzi è di fatto un’area semi-abbandonata. Da quindici anni aspetta I lavori di urbanizzazione, con parcheggio, viabilità e mezzi pubblici. Ma non l’abbiamo  mai saputo: i media si riempiono di Leopolda senza vedere (andarci)?

Due pagine del “Corriere della sera”, a firma dell’inviata specialissima Milena Gabanelli a Berlino, per far dire a una spia della Cia, sia pure figlio di Diana Vreeland, “la donna che rivoluzionò la moda americana”, insomma la direttrice del supersnob “Vogue”, che: 1) papa Woytila era una spia agli ordini della Cia; 2) Kennedy era lui, Frederick Vreeeland. Così si fa la storia.

Il jihad è con noi, per restare

Dieci articoli usciti sul “New Yorker” del giornalista americano che con più continuità ha seguito il radicalismo islamico – un suo precedente volume “Le altissime torri”, indagava la sorpresa 11 Settembre. Il tentativo è di tracciare un filo tra gli eventi: attentati, stragi, proclami, califfato. In conclusione Wright tenta ante un bilancio con previsione, ora che l’Is mostra di vacillare, e probabilmente è già finito. L’idea è – singolarmente in accordo col cardinale di Milano, Angelo Scola – che l’onda radicale non si arena per la fine di questo o quel capo o di questa quella organizzazione: il jihad è con noi. È un modo di porsi dell’islam nell’ultimo mezzo secolo: aggressivo, per motivi non declinabili, ma tutti riassumibili nell’11 settembre e contorni, il prima e il dopo.
Non si può chiamarlo scontro di civiltà, ma è quello che he è. Il rumore di fondo è peraltro prosaico e scoraggiante: nonchè un lavacro, questo radicalismo è un misto di violenza e prepotenza, indirizzato in primo luogo contro se stesso, contro il mondo islamico. Predent andosi come una purificazione. Benché mescoli arretratezza e digitalizzazione, smartphone, social e misantropia,  sessuofobia e pornografia, e autoritarismo sotto il fanatismo, la resa alla devozione.
Wright fa molto caso di Sayed Qutb, il teorico egiziano del “risveglio islamico”, in contemporanea col pakistano Mawdyuri. Il pensatore fondamentalista che Gilles Kepel ha esumato in “Il profeta e il faraone”, ora icona dell’Is, che il “faraone” Nassere fece impiccare il 29 agosto 1966 per tentato colpo di Stato. Dieci anni dopo il suo radicalismo  era dominante nello stesso Egitto, tollerato e anzi favorito da Sadat, il successore di Nasser – e secondo Kepel lo spirito che aveva animato la guerra del Kippur, la rinascita dell’orgoglio arabo dopo la batosta del 1967. In Pakistan il generale “amerikano” Zia ul Haq costruì negli anni 1980 migliaia di moschee e madrase, scuole coraniche,  sotto l’influenza di Mawduri, e governò con molti ministri che ne seguivano l’insegnamento. Noto è il sostegno islamista alla guerra in Afghanistan dei servizi segreti occidentali contro la presenza sovietica.
Qutb, in origine critico leterario, cui si fa ascemdere la scoperta di Mahfuz, poi premio Nobel, elabora la Jahikiyya, la barbarie cui Maometto mette finbe, anche con la guerriglia, di sorpresa, benché lunga otto anni. Contro i taffi, gli empi, gli idoli del Profeta. Per barbarie intendendosi la modernizzazione europeista, all’insegna della democrazia e la libertà.
Lawrence Wright, Gli anni del terrore, Adelphi, pp. 464 €28