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martedì 6 ottobre 2026

Il mondo com'è (501)

astolfo


Bassano – Famiglia celebre a Londra nel secondo Cinquecento di musicisti fatti venire con lauti stipendi dall’Italia. Animatori di consort di flauti dolci, e anche di violini e di viole. Il re Enrico VIII, che ammazzava le mogli e volle una chiesa scissa da Roma per potersi risposare a piacimento, era un italianista, come lo sarà la sua figlia Elisabetta, a lungo regina dopo varie turbolenze, e tra i tanti suoi legami con la penisola ne stabilì pure uno musicale: i Bassano, flautisti, saranno influenti a Londra per quattro generazioni.
Il nome, derivato da Bassano del Grappa, ha fatto pensare che i musici fossero di ceppo ebraico e arrivassero a Londra in qualche modo da rifugiati. Ma le ricerche anagrafiche hanno stabilito di no – a parte il fatto che gli ebrei Enrico VIII non li voleva, mentre a Venezia prosperavano. Emigrarono a Londra semplicemente perché la musica vi era un’attività importante e continua, che interessava la nobiltà e aveva un mercato, nei teatri, mentre a Venezia si suonava per una mercede in rare occasioni pubbliche, e al benvolere di qualche autorità, civile o religiosa.
L’italianista americana Tamie Targoff li ha trovati ben addentro alla società di corte elisabettiana, nella sua recentissima indagine sulle poetesse a Londra nel secondo Cinquecento, “Le sorelle di Shakespeare”. Battista Bassano, p.es., aveva sposato Margaret Johnson, ed era padre di Aemilia (sposata) Lawyer, e Angela (sposata) Holland. Tre donne che s’incontravano e poetavano in musica ospiti apprezzate nei lunghi recess della sovrana in estate, che le grandi famiglie a gara ospitavano nelle loro residenze con corposi programmi di svaghi, per lo più intellettuali.
 
Nunziante
– Sono due, padre e figlio, entrambi prominenti nella storia dell’Ottocento: il padre Vito per la capacità, militare e amministrativa, al servizio dei Borboni, il figlio Alesandro (uno dei 14 figli avuti da Vito da due mogli, figlio di secondo letto) inviso ai legittimisti neo borbonici, a suo tempo e tuttora, come “novello Caino”, per il ruolo avuto nell’abbandono dell’ultimo re Francesco II, che lo aveva beneficato – ma inviso anche a Torino, dove si ebbe onori e incarichi ma senza  considerazione.
Vito Nunziante, alto forse due metri o poco meno, nato povero a Campagna, nel salernitano, nel 1775, moriva sessant’anni più tardi generale e marchese di San Ferdinando. Fece un balzo nella considerazione e nella carriera, benché sprovvisto di beni e di titoli, da giovane ventenne, al tempo della Repubblica partenopea: raccolse un suo proprio reggimento di fedelissimi del re Ferdinando IV per unirsi alle masse sanfediste del cardinale Ruffo. Durante  il decennio francese, di Giuseppe Bonaparte e poi di Murat, tenne per un periodo Reggio Calabria, una piazza rimasta in mano ai Borboni. Poi, passato in Sicilia, riorganizzò le forze borboniche, in collaborazione con gli inglesi. E sostenne gli inglesi con alcune formazioni nella guerra contro la Francia in Calabria nel 1807-1808. Fu lui a catturare Murat nello sbarco di Pizzo. E a organizzare il tribunale militare affrettato che condannò Murat a morte. Sentenza che però avrebbe voluto non eseguire – Pietro Colletta, murattiano, ne ha buona opinione nella sua storia. Ma la sentenza era diventata un ordine del re restaurato a Napoli.
Alla restaurazione Ferdinando IV, ora Ferdinando I delle Due Sicilie, narra Marina Valensise in “Il sole sorge al Sud”, “gli offrì nel 1818 il titolo di marchese  e una bella proprietà irraggiungibile  nella Calabria Ultra, quella lingua di terra di oltre 800 ettari, completamente incolta e paludosa, che correva sulla sponda sinistra del fiume Mesima, lungo la costa tirrenica. In cambio, avrebbe avuto cinque anni di tempo per bonificarla, riservando un terzo dei terreni al Comune. Infestata dalla malaria e distrutta dal terremoto del 1783, che aveva raso al suolo 109 villaggi, causando la morte di 32 mila persone, la piana di Gioia era all’epoca una zona disabitata. La vicina Rosarno contava solo 780 abitanti. Così, per la bonifica, il generale Nunziante fece venire degli sterratori da Cosenza e arruolò un certo numero di condannati al confino con meno di quattro anni da espiare, i cosiddetti «servi di pena», che finita la bonifica si stabilirono a San Ferdinando”.
Buona parte del marchesato è stato scavato centocinquant’anni dopo per aprire il gigantesco porto transhipment di Goia Tauro.
 
Virgilio Titone – Uno storico, 1905-1989, oggi dimenticato, della “Sicilia spagnuola” e dell’“Illuminismo in Italia”, che ancora fanno testo, protagonista negli anni1960-1970 del polemismo giornalistico, antesignano dei talk-show odierni in tv. Nato e morto a Castelvetrano, cittadina oggi illustrata dalla famiglia Messina Denao, ma ricco centro agricolo (qui s’inventò l’uva Italia), nonché patria di molti cervelli, p.es. Giovanni Gentile. Oltre che studioso, Titone fu polemista, collaboratore, spesso rubrichista, delle pubblicazioni più influenti, dal “Mondo” all’“Espresso” e al “Corriere della sera”.
Professore di  Storia Moderna e Contemporanea all’università di Palermo. Amico di Tomasi di Lampedusa.  Gioachino Lanza Tomasi, il nipote erede dell’autore del “Gattopardo”, lo ricorda abituale frequentatore del tardivo scrittore, nella ristretta cerchia che usava riunirsi ogni mattina per la conversazione nella pausa caffè: “Tomasi di Lampedusa s’incontrava con pochi e selezionati amici: al Caflisch di via Ruggero Settimo, al bar Mazzara, alla libreria Flaccovio. Con Titone v’erano, di solito, lo storico Gaetano Falzone e il barone magistrato amministrativo Enrico Merlo” (“I luoghi del Gattopardo”).
Pio Libero Virgilio all’anagrafe, di famiglia socialista, fu antifascista durante il regime, poi polemista di sinistra, e apodittico più che arguto. Come lo dirà Roberto Ciuni, direttore del “Giornale di Sicilia” dal 1970 al 1974 (finito nelle liste di Gelli), assumendo l’incarico: “Le opinioni di questo storico siciliano dalla vena polemica solitamente nascondono l’amarezza sotto toni bruschi, qualche volta sgradevoli. Ma sono sempre stimolanti, sempre disponibili al confronto, sempre sinceramente provocatorie”.
Teorizzò una “questione settentrionale”. In forma di emigrazione, di persone e di modi, dal Sud al Nord, mafiosità compresa – teoria che Sciascia sintetizzerà nel 1970 sulla “Stampa”, in conversazione con Giampaolo Pansa, come “la linea della palma”, che rimontava la penisola. Non la mafia, una mentalità “mafiosa”. Senza fare sconti al Sud, e non solo per le mafie. Soprattutto anzi, specie per la Sicilia di cui a lungo si occupò con insistenza, per gli sprechi, il vittimismo, la burocrazia inerte o incapace. Con una interessante distinzione tra le “società della conversazione”, curiose, cioè, e aperte al dialogo, al confronto, all’innovazione, allo sviluppo, e le “società del silenzio›”, cioè, non dette, quelle del Sud, chiuse in se stesse e quindi soggette a ogni sorta di degenerazione.
Fu anche, dal punto di vista teorico, un anticipatore del “declino delle ideologie”, già negli anni 1960, post-boom e prima del Sessantotto. Nonché fine analista di Simenon, del suo valore letterario, più che di autore di grandi successi di breve durata.
Finché non si fece animatore di una “cultura di destra”. Nel gennaio del 1973 organizzò a Torino una sorta di Congresso Internazionale della cultura “di destra”. Con Armando Plebe, altro teorico di sinistra-destra, lo scrittore Berto, il commediografo francese Jonesco, Vintila Horia. Si candidò anche, non eletto, alla Camera, per il partito Liberale. L’anno dopo il congresso di Torino lasciò l’università – finendo nel “cono d’ombra”, come Scalfari dirà le opinioni che non fanno opinione.

astolfo@antiit.eu

lunedì 5 ottobre 2026

Che ce ne facciamo della Russia

L’Europa si arma per fare la guerra alla Russia, dalla quale si vuole assediata. Non che se veda come.
Perché la Russia fa la guerra all’Ucraina, si dice, dopo averla fata ai Ceceni, e ci spia, con gli hacker e con i droni. Ma non è l’Ucraina ad avere cercato la guerra con i russi, con le finte Meidan antirusse, la Nato in casa, e il sabotaggio degli accordi di Minsk raggiunti con la Russia dagli europei nel 2015? Mentre i Ceceni non erano briganti di passo – come hanno mostrato dopo, assoldati dalla Russia in Ucraina? Mentre in fatto di guerre siamo noi che ne facciamo di continuo, e senza costrutto: alla Serbia (in favore di un capomafia, Hashem Thaçi), alla Libia, all’Iraq, all’Afghanistan, alla Siria, e ora all’Iran. E facciamo ammuìna davanti davanti a Kaliningrad, la vecchia Koenigsberg di Kant all’interno dell’odierna Lituania, ora possesso russo sul Baltico.  
La Russia confina con Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania, Bielorussia, Ucraina, Georgia, Azerbaigian, e attraverso il mar Nero con Turchia, Romania, Bulgaria. Vogliamo cingerla d’assedio? Con la cavalleria polacca? Coi missili Nato – che l’America lesina, e si fa pagar e caro? Con le truppe d’assalto di Macron? Con le sanzioni no, si sa che sono corruzione organizzata – fabbrica di royalties per gli “amici degli amici”, i monopolisti delle famose “triangolazioni”.
La Russia vene da tre secoli, da Pietro il Grande, di storia europea – con la Germania per le arti pratiche, la Francia per la lingua, il cerimoniale e la controrivoluzione, l’Italia per le arti. E da tre secoli di imperialismo all’Est, zarista e bolscevico. In casa dei polacchi, dei rumeni, dei baltici, degli ucraini e dei georgiani – anche in questo copiando dall’Europa, Austria-Ungheria e Germania. In tre secoli molti legami s’intrecciano e sbrogliarli non è facile. Ma è necessario? In genere i popoli si sono giovati dei dominatori – perfino dell’imperialismo straccione italiano, in pochi anni, in Libia e in Africa Orientale. Le permalose repubblica sudamericane ora, dopo due secoli, corrono a frotte verso la Spagna, tanti da rianimarne la demografia languente. E comunque, è saggio estirpare trecento anni, come già i baltici con le leggi, e gli Zelensky con le buone e le cattive – e tanto boiardismo, tante ruberie sulle spoglie del sovietismo.
L’Ucraina non doveva entrare nella Nato, ai termini delle intese Bush-Gorbaciov del 1990, come assodato dai documenti americani pubblicati. Poi si è fatto finta di no. A che scopo?
Per perderla? Ora la guerra d’Ucraina è perduta, e l’hanno pagata, la pagano, la pagheranno gli ucraini – voleva cacciare i russi dal Donbass, e perderà il Donbass. L’America non l’ha difesa, poco e a malincuore. L’Europa non ne è capace.
Per dimostrare l’impotenza dell’Europa? Fatto: la Ue si conferma definitivamente una (piccola) comunità economica. Di grande storia, ma solo buona per il turismo, distruttivo. Con la Russia  sarebbe stata una superpotenza, molto ricca - di materie prime oltre che d’ingegno, e di capacità difensiva (offensiva) – e rispettata.
                  

sabato 3 ottobre 2026

America vs. Europa - è come se

“Gli Usa hanno bisogno di un Vecchio Continente solido e produttivo”, spiega il presidente di JP Morgan, Dimon, alla Bocconi. Ma facendo la sommatoria della presidenza Trump è come se l'America avesse in corso una guerra, non militare ma estesa e risoluta, contro l'Europa, contro la Ue. Al netto del “circo Trump” di dichiarazioni e controdichiarazioni, guardando cioè ai fatti.

La Groenlandia. 

I dazi. La partita dei dazi prosegue con danni solo per l'Europa. Con la Cina il compromesso resiste, e i rapporti Una-Cina sono anzi migliorati, in aree sensibili.
Nei riguardi della Cina l'Europa ha dovuto rivedere al ribasso, su pressioni americana, già dalla presidenza Biden, le prospettive aperte dall'iniziativa detta della Via della Seta. Mentre gli Stati Uniti rafforzano i rapporti nelle aree d'interesse reciproco. Compresi gli  investimenti cinesi, colossali, in Treasury, i titoli di Stato Usa.

La politica del debito di Trump (più deficit, più debito), assorbibile senza traumi dagli Stati Uniti, è onerosa per molti Paesi europei ( p.es. l'Italia, ma anche Francia, e anche Germania).

E le guerre, Ucraina, Iran, Huthi. La Nato, cioè gli Stati Uniti, tengono esercitazioni al largo dell'enclave russa di Kaliningrad-Koenisberg, nel Baltico, senza nessuna utilità o necessità, come provocazione e per alimentare la russofobia di Polonia e Paesi Baltici. 

Così è avvenuto e avviene in Ucraina. Dove gli Stati Uniti hanno sabotato la mediazione europea, guidata dalla Germania, col protocollo di Minsk, prospettando l'entrata dell'Ucraina nella Nato e alimentando il revanscismo antirusso, in piazza e nelle istituzioni. Salvo ritirarsi già con Biden, quello del "partito ucraino", anche in affari, dalla difesa dell'Ucraina aggredita preventivamente dalla Russia - come si sapeva già da tempo (il Dipartimento di Stato lo sapeva: l'entrata dell'Ucraina nella Nato era contraria agli accordi Bush-Gorbaciov del 1990, sul riassetto dell'Europa orientale). Se non attraverso armamenti americani forniti e pagati dall'Europa. 

La guerra "senza oggetto" all'Iran. Che si prolunga senza una ragione. Col solo effetto di danneggiare l'Europa. Per l'inflazione e  per il commercio - la navigazione da e per il Golfo e l'Asia, via Mediterraneo. Si prenda l'inflazione, che anche gli Usa lamentano. Ma il gallone di benzina, talmente rincarato da far perdere, si dice, le elezioni a Trump tra un mese, è  oggi, al suo livello record, a $ 4,54, cioè a €1,07 al litro, meno della metà che in Europa. 

Qui ci vuole una parentesi. Gli Stati Uniti sono autosufficienti in petrolio e gas e vogliono restarlo. Devono perciò rilanciare la ricerca e produzione di petrolio e gas  e quindi devono ricapitalizzare. Trump ha già  garantito al settore sostegni a fondo perduto per 50 miliardi di dollari sul bilancio 2026, ma non bastano, Il rincaro del prezzo riqualifica le riserve, e irrobustisce le riserve in bilancio. La ginnastica con l'Iran su Hormuz non ha nessuna logica militare, e solo questo effetto.

Inaspettato e incomprensibile è pure che gli Huti, un'associazione politica eversiva, una delle tante nello Yemen tribale, controlli la bocca del mar Rosso. E metta in mora l'Arabia Saudita. Con gli Stati Uniti che si dichiarano non interessati. Ma dal Bab el Mandeb (il Cancello del Lamento....) passa la rotta marittima del Mediterraneo, la più trafficata forse del mondo, e anche molto petrolio del Golfo. 

Il ritiro dei militari dall'Europa occidentale, dalle basi aeree soprattutto, Ramstein, Aviano, Rota, che sono legate all'"ombrello nucleare" americano sul continente, si sta facendo. Per ragioni di bilancio, si dice, ma di fatto i tagli riguardano solo le basi in Europa.  Trump è accreditato di molti equivoci (da ultimo il rapporto con Meloni, che, dice, "mi è sempre piaciuta", mentre per fargli affermare il contrario, senza audio, c'è stato un suicidio). Anche di  avere sempre ritenuto e dichiarato la Ue un attrezzo per “fottere” l’America. Ma questo non è dirimente, che lo abbia detto o lo pensi: il corso politico americano si decide, con studi, analisi, approfondimenti, nel cosiddetto deep State, nella Funzione Pubblica. Che presidenti e senatori possono impersonare, anche coloristicamente, ma sottendendo strategie precise, di lungo termine. 

venerdì 2 ottobre 2026

Cronache dell’altro mondo – all’Opera (431)

Zohran Mamdani, il sindaco di New York, dovendo rinnovare il sussidio alla stagione dell'opera del Metrpolitan, ha concordato col teatro la disponibilità di 70 mila biglietti, per la stagione operistica 2026-2027. Da mettere a disposizione gratuita del pubblico mediante una lotteria mensile, online. Diecimila biglietti ogni mese, con accesso a tutti i settori. Circa il 10 per cento di tutti i  biglietti disponibili.
La riffa online si fa sul sito nyc.gov e tramite la app del Metropolitan.
Mamdani ha annunciato l’iniziativa con un video girato sul palco del teatro con il cast della  “Bohème”.
La stagione del Met prevede 193 rappresentazioni. Con 17 opere – di cui cinque nuove produzioni (con due prime).
Mamdani ha presentato l’iniziativa richiamando l’“opera del popolo” di Fiorello La Guardia  il celebre sindaco di New York dal 1934 al 1945, italoamericano - poi direttore dell'Unrra, il programma americano di aiuti per la ricostruzione dell'Europa
: “Questa forma d’arte è sempre stata pensata per essere vista da tutti”. Mamdani intende riferirsi alla New York City Opera, Nyco, da La Guardia fondata nel 1943. 


giovedì 1 ottobre 2026

Putin “multiallineato”

Dove pensa di andare la Russia, supponendo che chiuda la guerra in Ucraina come vuole, semiannettendosi il Donbass? In nessuna direzione - se non forse l’Europa – o, come si dice, “multiallineata”.
Con la Cina le relazioni sono di “rispettosa distanza” – anche perché la Russia non rinuncia al legame storico con l’India. Col Giappone c’è ancora uno stato giuridico di guerra, giacché non si è fatto un trattato di pace nel 1945, e Putin ha voluto sfidare Tokyo a Ferragosto passeggiando sulle contestate isole Curili. Con l’Occidente, svanita l’illusione del primo Putin di un’integrazione a pieno titolo, resta il telefono diretto con Washington, e la prospettiva europea. Che detto oggi, quando invece l’Europa si ritiene in guerra con la Russia, sembra bizzarro, ma è la sola prospettiva che si ricava da “Russia Today”, la piattaforma semiufficiale, e dai siti dei maggiori think-tank moscoviti di politica estera: il Riac, Consiglio russo di affari internazionali, l’Istituto statale di Relazioni Internazionale, e altri centri privati – tutti fanno capo al club Valdai, che li pubblicizza.
Un paio di decenni fa, nell’altalena dell’avvicinamento di Putin al G 7, si parlava anche molto di Eurasia. Ma la prospettiva, e anche la parola, sono sparite da tempo – da molto prima dell’attentato mortale a Mosca quattro anni fa contro Darya Dugina, giornalista politica, nazionalista, figlia di Alexander, il teorico dell’Eurasia – da tempo peraltro taciturno.
La “finestra sull’Europa” aperta da Pietro il Grande tre secoli fa, secondo il Valdai, invece non è chiusa. Senza sottovalutare il revanscismo dell’Europa già preda dell’imperialismo russo, attivo fino al 1989, segnatamente dei paesi Baltici e della Polonia, oltre che dell’Ucraina. Come rapporto storico e culturale, si dice, ma si sottintende la complementarietà economica, tra riserve interminabili di materie prime fossili da una parte, e esperienza imprenditoriale e tecnica dall’altra. Molto si punta su un ripensamento della Germania. Tanto più che a Mosca si dà per irrimediabile il “disallineamento” dell’America dall’Europa, militare, finanziario (dazi, cambio) e commerciale.
Lavrov, il ministro degli Esteri di Putin, rende leggibile sul sito del ministero un articolo che a giugno aveva scritto per “Politico”, il giornale digitale americano della tedesca Springer, che poi non l’ha pubblicato. Dove prospetta la “creazione di un’architettura continentale”, comprensiva cioè di Europa e Asia, “che rifletta l’odierna realtà multipolare”, nella prospettiva che, “quando i tempi saranno maturi, anche l’Europa potrà unirsi a questo grande sforzo”.

mercoledì 30 settembre 2026

Ombre - 837

La Cgil si celebra alla Scala. Non ha più una piazza da riempire?

Fa 120 anni, è un calo fisiologico di testosterone?

Un Paese filoamericano come l’Italia soffre l’inflazione al 4-5 per cento, e ha visto lo spread balzare da 70 a 100 punti, un aggravio di un miliardo, minimo, per le bizze di Trump. Il quale odia l’Europa, dice l’“Economist”, convinto che è nata per “fregare” l’America. Il che – che l’America lo pensi, non solo Trump – è vero da ultimo, prima dei dazi punitivi alla fine della girandola solo delle aziende europee, imponendo il rifiuto dei vantaggi con la Cina della “via della seta”, mentre l’America se ne assicurava di più forti e più redditizi, come è stato annunciato al vertice Trump-Xi.

Non da ora, l’America non protegge e fa guerre dannose all’Europa – Libia, Ucraina, dazi, Iran.


Elkann mette un’altra volta, per la terza o quarta di fila, 250 milioni per rinsanguare la spenta Juventus – se non è corrotta (non si è stupidi per caso). Portata da lui allo sbando con dirigenze incapaci invece del cugino Alberto. Mentre non sa che fare, oltre che perdere, in Ferrari, dove si tiene uno che non s’intende di motori e non sa organizzare (in F1 si vince in team). E appronta tutto per lasciarsi soffiare Stellantis? Un titolo che lo ha fatto (co)proprietario a 27 euro, e oggi va veloce verso i 2 – quando scoprirà che non è più il (co)proprietario? 


Il film “Il mio nome è Carlo” visto in tv da un pubblico record, “alla Montalbano”, crescente nella serata, e per metà giovanile, dice qualcosa di più che un un miracolo della santità a 15 anni. È come per Charlie Kirk, il trentunenne predicatore che ammaliava i giovani ucciso in America un anno fa: gli Zoomers, la Generazione Z, liberi finalmente dagli obblighi di fumo e sesso?, sono piuttosto avidi di spiritualità – checché essa voglia dire.


Dunque, lo stato d ‘assedio a cui l’Inghilterra si stava preparando è rimandato. L’attentato - di Putin? degli ayatollah? - con cinque, poi tre, camion pieni di esplosivo contro la base aerea anglo-americana è anch’esso rinviato, per mancanza di esplosivo. I cinque del commando solo occupavano con camion vuoti la piazza di un villaggio che una agricultrice doveva attraversare, tornando all’una di notte col marito da un festa – ma pare che non fosse brilla. I servizi inglesi sempre si divertono – questa volta, pare, insieme con la Cia. Ma a spese dell’America, dell’Europa, della stessa Inghilterra?


Si presenta la partita Fifa-Uefa come un duello fra Davide e Golia, dove Ceferin (Uefa) è il nostro eroe perché Infantino (Fifa) è antipatico, un amico di Trump. Mentre sono due organizzazioni affaristiche. Concorrenti sui soldi degli sceicchi. Il L’Uefa ha chiuso gli occhi per quindici anni sui bilanci falsi del Manchester City, sponda Abu Dhabi. E continua a tenerli chiusi sponda Qatar, cioè Paris Saint-Germain. Per fargli vincere la Coppa dei Campioni (quella del City nel 2023, ieri, a spese dell'Inter.....col famoso Rodri che non si poteva permettere se ora, a 30 anni, vale 75 milioni).


Non ha vinto nessuno alle suppletive di Reggio Calabria – una settantina di Comuni coinvolti, uno spreco di scrutatori. Eccetto il deputato eletto. Ma si fanno analisi e diagnosi, si differenziano, si moltiplicano. Davvero la politica è ridotta a poca cosa.


La revisione del processo Poggi si presenta come un tributo alla giustizia, che sempre trionfa. Mentre è un caso di malagiustizia. Il condannato era stato assolto sia in Tribunale che in Appello, è la Cassazione che lo ha voluto condannato. Si può condannare al carcere, con accuse infamanti, penalmente per motivi formali, procedurali? Forse quando c'erano gli assolutismi. Per non parlare delle prove taciute dai Carabinieri, sia pure per superficialità.
 
Non si può votare la lege contro l’antisemitismo in Parlamenti perché non si può criticare il governo e lo Stato di Israele. Che sembra un controsenso, il  sostegno a questo Israele: identificare Israele con Benjamin Netanyahu, Benzalel Smotrich, Itamar Ben-Gvir, tre macellai. 
 
La sinistra diserta il papa in Francia per ragioni ideologiche. Macron pure, per ragioni laiche. E così il papa, col suo seguito di un milione a cerimonia, è lasciato ai Le Pen. Conta pil l’odio anti-religioso che del fascismo – se i lepenisti sono fascisti.
 
È perfino ridicola la preoccupazione degli inventori di IA, gente naturalmente al di sopra della media, sui comportamenti della loro creatura. Quando gli "incidenti" sono "decine di migliaia". Sono macchine, ottuse, perché magnificarle?
 
"Il Foglio" avverte: "Copenhagen avverte: 'Guerra ibrida per dividere gli alleati' ". Perbacco. L'hanno scoperto in una pausa delle ricerche su chi ha sabotato il NordStream 2, quattro anni fa?
 
Si celebra mestamente l'intestazione di Malpensa,  l'aeroporto milanese, a Silvio Berlusconi perché imposta dai familiari. Che avrebbero molti motivi per onorare la memoria del fratello/padre, p. es. avere democratizzato l'estrema destra, neofascisti e leghisti eversivi - oltre che avere mandato a Bruxelles Emma Bonino e Mario Monti - oltre al cosiddetto "Milan di Sacchi", che invece era di Berlusconi ( Sacchi in Nazionale non ne azzeccava una). Ma "loro" non sanno pensare politica.
 
Che la metà degli italiani siano poveri, in uno dei Paesi più ricchi del mondo, poveri per il fisco, fa ridere i polli. Ma lo sono legalmente, per diritto. Senza che nessuno metta in discussione questo Stato. Gli italiani saranno pure furbi per antonomasia, ma allora anche stupidi - la metà che paga le tasse.

"Putin attacca il Sud Europa", dal Baltico cominciano gli allarmi. La sindrome russa asfissierà l'Europa - questo è solo l'inizio. Dal Baltico alla fascia slava. L'allargamento "dovuto" (Prodi) della UE all'Est è un nodo scorsoio al collo dell'Europa.
 
Gli Huthi, che ridicolizzano l'arciarmata Arabia Saudita, mentre fanno i diplomatici con l'Europa (non bloccano le petroliere e i container), non erano stati dichiarati "decimati" dal governo americano e dal presidente Trump a marzo 2025, con i bombardamenti?


 

 

 

 

lunedì 28 settembre 2026

Cronache dell’altro mondo – in ritirata (430)

Mercoledì le ultime truppe americane lasciano l’Iraq. È la fine formale della guerra contro lo Stato Islamico, e della presenza militare in Iraq – il ritiro era già stato completato in Siria, in primavera.
E sembra probabile che gli Stati Uniti riducano o ritirino la loro presenza militare nella penisola arabica, una volta conclusa la guerra con l’Iran. Il ritiro l stesso presidente Trump aveva preparato nella prima presidenza, con gli “accordi di Abramo”, allentando i possibili motivi di ostilità con Israele.
Il ritiro dalla penisola arabica, già auspicato da Trump, si ritiene faccia parte indirettamente del negoziato in corso con l'Iran.  L’auspicio è che l'Iran possa trovare una base di coesistenza con i potentati arabi del Golfo.
Il ritiro dal Medio Oriente, nel quadro di una riconcentrazione delle forze con l'abbandono del multilateralismo con garanzia militare americana, per un riequilibrio pacifico con l’interlocutore Cima, segna un cambiamento epocale per la regione: dalla fine e la dislocazione dell’impero ottomano un secolo fa, il Medio Oriente è sempre stato governato da remoto, dapprima dalle potenze coloniali, Francia e Gran Bretagna, poi, dal 1956, dagli Stati Uniti.
 

venerdì 25 settembre 2026

Cronache dell'altro mondo - di concorrenza pacifica (428)

Solo abbracci tra Xi e Trump, non ci sono contenziosi aperti. I dazi sono accettati - la Cina ha molti vantaggi competitivi, a cominciare dal cambio, addomesticato. E non c'è la sfida all'egemonia - che sarà, se ci sarà,  necessariamente militare. 
Sull'IA, che si suppone il terreno di maggiore competizione,  Cina e Ststi unti seguono strade diverse. Molto più grandi e più avanti tecnicamente gli operatori americani, mentre la Cina ne cura le applicazioni pratiche.
Gli Stati Uniti si concentrano sull'Rsi, recursive self improvement.  La capacità del sistema di automigliorarsi, autopotenziarsi. Mentre il regime cinese punta sulle applicazioni pratiche, sull'uso della IA.

mercoledì 23 settembre 2026

Cronache dell"altro mondo - metropolitane (427)

Zohran Mamdani, il sindaco Democratico radicale di New York, ha avviato lo studio per il trasporto pubblico gratuito in città, come da programma elettorale.
Spostarsi coi mezzi pubblici a New York non è oneroso. La corsa singola in metro costa 2,90 dollari. Ma l'abbonamento settimanale è a 42 dollari, e quello mensile a 142.
Complessivamente, la maggior parte dei newyorkesi spende tra i 127 e i 300 dollari al mese  per i trasporti pubblici. Una cifra considerata non elevata, con i mezzi pubblici potendosi fare qualsiasi spostamento a qualsiasi ora.
Diverso è  - sarebbe - il peso del trasporto pubblico per la municipalità se integralmente socializzato: crescerebbe quest'anno di due quinti, un 40 per cento, nove (8,8) miliardi di dollari - a tanto sono stimate le entrate operative.
L'Mta (Metropolitan Transportation Authority) ha spese, operative e non operative, quest'anno per 22,5 miliardi.


martedì 22 settembre 2026

Il mondo com'è (501)

astolfo


Anarco-primitivismo – Il movimento, essenzialmente americano, anti-globalizzazione e anti-procreazione (artificiale e anche naturale). Houellebecq ne sintetizza le posizioni attraverso “il suo ideologo più conosciuto, John Zerzan, e anche il più radicale” – nel romanzo “Annientare”, al § 2 della parte 4: “Non vuole soltanto distruggere l’industria, il commercio e la tecnologia moderna, ma anche sopprimere l’agricoltura, le religioni, le arti e pure il linguaggio articolato; il suo progetto in realtà è di riportare l’umanità al livello del paleolitico medio”.
L’agricoltura ha cambiato il mondo, scrive: “L’agricoltura permette una divisione del lavoro molto accresciuta, crea i fondamenti materiali della gerarchia sociale, e avvia la distruzione dell’ambiente. I preti, i re, le corvées, l’ineguaglianza sessuale, la guerra sono alcune dele sue conseguenze specifiche abbastanza immediate”.
Zerzan non è il più radicale dei teorici della deep ecology, argomenta ancora Houellebecq, correggendo la sua prima informazione: “Altri propugnano l’estinzione dell’umanità perché pensano che la specie umana è definitivamente irrecuperabile, e pericolosa per la sopravvivenza del pianeta. È il caso dei movimenti come la Church of Euthanasia, il Gaia Liberation Front (per Gaia intendendosi la Terra, n.d.r.), il Voluntary Human Extinction Movement. Lui, Zerzan, non vuole distruggere l’umanità ma rieducarla. Quando parla degli uomini li vede come primati simpatici, con un buon fondo, ma che si sono impegnati in una cattiva direzione nel neolitico. Le sue tesi somigliano molto a quelle del rousseauismo classico: l’’uomo nasce buono, è la società che lo perverte, etc.. E personaggi come Rousseau possono avere una influenza enorme… Zerzan ha veramente dei punti in comune con Rousseau. Intelligenza media, ma una vera musicalità nelle frasi. Una miscela che può risultare estremamente pericolosa”.  
 
Animi – L’Associazione Nazionale per gli Interessi del Mezzogiorno d’Italia, la cui attività è oggi pigramente documentaria, è stata creata nel 1910 da Leopoldo Franchetti, il nobile parlamentare livornese, della Destra storica, e da Giustino Fortunato, il deputato di Melfi, cresciuto a Napoli, dove era stato allievo di De Sanctis e di Settembrini, attivo nella Società Napoletana di Storia Patria. Presidente a vita Pasquale Villari, che con le “Lettere meridionali” aveva aperto nel 1875 il problema del “Meridione” – aveva illustrato e spiegato gli errori compiuti in campo economico e sociopolitico, nell’unificazione dell’Italia, ai danni del “vinto” Sud. Presto animata da Umberto Zanotti Bianco e Giuseppe Isnardi, un piemontese e un ligure (Zanotti Bianco era nato a Creta – “Candia”, al debutto letterario si firmava “Giorgio d’Acandia” – alla Canea, dove il padre, di Pinerolo torinese, diplomatico, era console), fu per vent’anni protagonista – e operatrice quasi unica – della lotta all’analfabetismo nel Sud Italia, con la fondazione e la gestione di oltre 1.500 scuole per bambini e adulti.
Ente morale, implicò nella sua attività la migliore intellettualità laica: Croce, Gentile, Salvemini, il bolognese Giovanni Malvezzi, il trentino Paolo Orsi, archeologo, l’inventore della Magna Grecia. Ma seppe anche coinvolgere, in tempi di “non possumus”, il cattolicesimo sociale vicino a Ernesto Bonaiuti, dei cattolici relegati sull’aventino nella vita pubblica dall’offesa di Porta Pia: padre Giovanni Semeria, e gli esponenti della rivista “Rinnovamento”, Fogazzaro, Gallarati Scotti, lo stesso Malvezzi. 
L’Associazione fu da subito attiva, e molto presente, nell’educazione della prima infanzia, prescolare e scolare. Fino al 1920 si occupò dell’educazione prescolare – per la quale avrà negli anni sucecssivi molti riconoscimenti in ambito europeo, in Francia, in Belgio, in Germania, per le opere realizzate, e per la la pedagogia, prevalentemente montessoriana. Nel 1921, con la legge Croce che istituiva l’Opera contro l’analfabetismo, Animi ebbe la delega all’istruzione primaria in Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna. Con Gentile ministro, nel 1923, ebbe la delega (con altre associazioni, a carattere regionale) a tutte le scuole primarie con meno di quaranta allievi – limite che tre anni più tardi fu elevato dal nuovo ministro, Pietro Fedele, a sessanta allievi. Mentre però, precisandosi il regime fascista in senso totalitario, la nomina del comitato direttivo, dell’Animi come di tutte le associazioni, fu avocata dal governo, e poi, nel 1926, in sostanza soppressa – le associazioni non avevano più autonomia. Nel contempo, il regime si avocava anche l’istruzione di base, con l’Opera Nazionale Balilla.
Tra gli scopi statutari dell’Animi figuravano anche il credito agrario e il credito del lavoro, accanto all’educazione primaria. Attività che però l’Animi non curò mai – il settore fu sviluppato, attraverso le casse rurali e artigiane, dalla componente sociale cattolica.
 
Romanticismo – Movimento letterario e artistico tipicamente tedesco, all’origine (Sturm und Drang) e negli sviluppi caratteristici, centrali, ca 1795-1835, in letteratura viene suddiviso esattamente fra Romanticismo iniziale o Romanticismo di Jena (fino al 1803), Romanticismo giovane o di Heidelberg (fino al 1809), e Romanticismo tardo (fino al 1835). Sua caratteristica chiave è considerata l’enfasi sulla spontaneità dell’individuo – derivata dalla tradizione filosofica idealista, in particolare dalla filosofia di Fichte. Ma il termine deriva etimologicamente dalla lingua romanza, e si riferiva ai primi testi scritti in volgare nei paesi di lingua romanza. Il termine “romanzo” è derivato dal latino inizialmente attraverso il francese – "romantico”, inzialmente (nei secoli XVII e XVIII in uso ancora nella forma “romanzo”), significava “romanzesco“. È così che il termine fu usato  originariamente da Friedrich Schlegel – che poi conierà il concetto moderno di Romanticismo. Ma in questo senso è  stato spesso usato nelle polemiche dagli oppositori del Romanticismo. Tra essi Goethe - ancora in una dele sue ultime dichiarazioni, il 2 aprile 1829, nei "Dialoghi con Eckermann“: "Io definisco il classico sano e il romantico malsano. E sotto questo aspetto, il Nibelungenlied è classico, proprio come Omero, perché entrambi sono sani ed efficaci. La maggior parte delle opere più recenti non sono romantiche perché sono nuove, ma perché sono deboli, malaticce e malsane; e le opere antiche non sono classiche perché sono antiche, ma perché sono forti, fresche, gioiose e sane“.
Una distinzione, quella di Goethe, che rimanda alla poetica canonica del romanticismo, che resta quella definita da F. Schlegel. L’abbandono dei modelli classici per un'esplorazione della modernità, in termini di storia, cultura, modelli ideali e reali. Con trattazioni non necessariamente "compiute“ o esaustive. Senza escludere i contenuti fantastici e onirici: credenze e miti (Medioevo), mistica, l’odierno fantasy. Dare corda alla fantasia, oltre i modelli razionali, noti (classificati) o "comprensibili".

Unabomber – Il primo (il vero) “unabomber”, terrorista da remoto, e isolato, con bombe artigianali che spediva, Theodore Kaczynski, il matematico molto dotato, che nel 1969 aveva lasciato l’insegamento a Berkeley per una capanna isolata nel Montana, "sopravviveva come un grizzly o un lwonecdi montagna, accucciato sotto lo spesso mantello di neve”, così è descritto da Zerzan, il teorico dell’anarco-primitivismo, in apertura di “Futuro primitivo”, il suo primo libro: “In primavera usciva dalla sua  tana, attraversava i boschi, costeggiava i fiumi. Pescava, cacciava, mietere, raccattava. Sempre solo. Libero, ma solo”. E mandava bombe". Houellebecq, “Annientare”, al § 2 della parte 4, lo dice “molto più rigoroso” di Zerzan, “molto più strutturato nel suo pensiero, farebbe pensare a Marx”. P.es. a proposito della natura, che lo lascia molto conciso: “La maggior parte delle persone s’accordano a dire che la natura è bella, ed è vero che essa esercita un grande potere di seduzione” (“La scietà industriale e il suo futuro”, § 8).  Vegetariano come Zerzan, ma antifemminista: “Accetta l’ineguaglianza sociale e la predazione”, nella sintesi di Houellebecq, “e d’altronde non manifesta alcuna simpatia per la sinistra, al contrario”. Irenista, tra il 1978 e il 1995, ben cogitate, ben spaziate negli anni, inviò una serie di bombe a personaggi diversi negli Stati Uniti, facendo tre morti e 23 feriti.
A partire dal 1979, queste bombe divennero l'oggetto dell'indagine più lunga, fino al 1996, all'arresto di Kaczynski, e più costosa nella storia dell'Fbi. Che l'indagine identificava come caso Unabom (University and Airline Bombing, bombe  alle università e alle compagnie aeree) prima che la sua identità fosse nota, il che portò al soprannome "Unabomber". Fino a che lo stesso Kaczynski non si autodenuncio: nel 1995 scrisse al "New York Times" promettendo di "rinunciare al terrorismo" se il quotidiano o il "Washington Post" avessero pubblicato il suo manifesto, per spiegare che i suoi attentati erano "estremi ma necessari per attirare l'attenzione sull'erosione della libertà e della dignità umana da parte delle tecnologie moderne". L'Fbi e il Procuatore Generale degli Stati Uniti, Janet Reno, fecero pressione per la pubblicazione del manifesto, che apparve sul "Washington Post" a settembre. David Kaczynski riconobbe nella prosa la scrittura del fratello e lo fece sapere all'Fbi.
Arrestato nel 1996, "Unabomber" non nominò un difensore, e anzi si impegnò, per volersi padrone d'intendere e di volere, a contestare gli avvocati d'ufficio che puntavano all'infermita.mentale per evitargli la pena di morte. Riuscì nel suo intento, si dichiarò colpevole di tutte le accuse, e nel 1998 fu condannato a più ergastoli consecutivi. Ricoverato per un tumore nel 2021, a marzo 2023 interruppe le cure, e a giugno, ritornato in prigione, si impiccò. 


astolfo@antiit.eu

domenica 20 settembre 2026

Se una banda armata yemenita abbatte l'Occidente

Fa senso la mancata reazione saudita all'occupazione da parte degli Huthi dello stretto di El Mandeb, e ai bombardamenti Huthi, con missili sparsi o droni, di basi militari e della stessa capitale saudita. Dopo una guerra di 14 anni dell'Arabia Saudita agli Huthi nello Yemen, nella provincia marittima, prospiciente il mar Rosso.
L'Arabia Saudita è sulla carta lo Stato più armato del Medio Oriente - dopo Israele, più dell'Iran. Ma evidentemente incapace di usare l'armameto avanzato di cui dispone  aero-missilistico. Sulla carta è anche protetto dagli Usa, dalla Nato, Italia compresa, dalla Turchia e dal Pakistan. Gli Huthi sono un gruppo armato yemenita, islamista, che si è impadronito dello Yemen occidentale, la provincia o governatorato di El Taiz. Sciita, quindi protetto e rifornito dall'Iran, ma pur sempre una forza terrorista, nell'ambito yemenita e in quello internazionale. Abile evidentemente, si veda la professione di amicizia all'Italia dopo averne colpito un F-35 - dopo averne ridicolizzato la presenza militare a difesa dell'Arabia. Ma pur sempre un gruppo che ha avviato un'insurrezione armata, una guerra civile.
La crescita Huthi e la passività saudita ricordano l'exploit dell'Is, lo Stato Islamico proclamato da al Baghdadi - uno di Al Qaeda, l'organizzazione terroristica dell'11 settembre - in Iraq e in Siria. Ma l'Arabia Saudita non è un Paese allo sbando. È, dovrebbe essere, centrale all Occidente, all'Europa e anche agli Stati Uniti, per il petrolio, e per lo scacchiere strategico, in posizione dominante nella penisola arabica, fra i tanti Emirati, Kuwait. Qatar, Abu Dhabi, Dubai. L'islamismo abbatte l'Occidente, che governa il mondo, attraverso un gruppo yemenita?
A meno di un "gioco dei furbi": lasciare briglia libera agli Huthi, farne degli invincibili  per moltiplicare il prezzo dei combustibili fossili, con la scarsità immediata, procurata. Per rilanciarne la ricerca e la produzione. Bloccata da un quindicennio, da quando la transizione verde venne proposta come risolutiva. Da tempo in America si chiede la ricapitalizzazione dell'industria petrolifera e il rilancio della ricerca è produzione di combustibili fossili, prima e a prescindere da Trump.

mercoledì 16 settembre 2026

Cronache dell’altro mondo – universitarie (426)

 

Nell‘anno accademico che si apre sedici college e università americane hanno tasse universitarie annuali superiori a 100 mila dollari, secondo i dati di “The Princeton Review”.  Un anno fa
erano solo due,
La retta è comprensiva di tasse, insegnamento, vitto e alloggio, libri, trasporti.
Non fanno parte delle sedici le università più reputate, della Ivy League – eccetto qualche college femminile, come Vassar.
Questa la lista dei sedici college da 100 mila dollari in su:

    1.      Harvey Mudd College: $104.512
2.      Università Duke: 103.975 dollari
3.      Università di Chicago: $103.821
4.      Università della California del Sud: $103.162
5.      Barnard College: 103.000 dollari
6.      Università di Washington: $102.260
7.      Smith College: $102.226
8.      Università Fordham: $102.188
9.      Claremont McKenna: $101.990
10.  Vassar College: $101.051
11.  Università Wesleyana: $101.030
12.  Università di New York: $100.998
13.  Università di Georgetown: $100.864
14.  Bates College: $100.437
15.  Università Colgate: $100.224
16.  Haverford College: $100.026

martedì 15 settembre 2026

Se l'Europa torna a destra

Oggi come novant’anni fa una trentina di paesi europei sta a destra. Con una differenza, non da poco: quest Europa vota per la destra, in regime di libertà d’informazione e di voto. Che è un’attenuante, ma può essere un’aggravante: è una destra d’opinione, “popolare”, non di regimi.

Il conteggo si può fare agevolmente su vari repertori. CentroAnalytica ne fa una rappresentazione grafica, con i colori. Che danno subito un’immagine di dove va il mondo. Le Americhe sono suddivise fra centro-destra, azzurro:  Usa, Argentina, Paraguay, Colombia. E rosso scuro, sinistra: Messico, Cuba, Nicaragua, Brasile, Venezuela, Ecuador, Bolivia, Perù, Cile. E un solo centro-sinistra, Canada.

L'Africa, il mondo arabo e buona parte dell'Aspia meridionale restano nell'indistinto, grigio. Su tutta l'Asia e l'Oceania due macchie azzurre relativamente piccole emergono, India e Giappone con Corea del Sud. Mentre  giganteggua il rosso scuro, con qualche approssimazione: Cina e Corea del Nord certamente, mentre Vietnam, Indonesia e Australia, sarebbero in realtà rosso sbiadito, centro sinistra.

Contro le Americhe e l'Asia-Oceania si legge invece l'Europa. Niente sinistra e poco centro-sinistra: Spagna, UK, Norvegia, Danimarca, Islanda, Albania, Malta, Ungheria, Bulgaria e, volendo, Germania e Olanda. E domani forse la Svezia. Però con tre sicure eccezioni, anti-immigrazione - effetto islamismo, troppa la paura: Gran Bretagna, Danimarca e Svezia  e domani forse la Germania. E una filo-russa, Bulgaria. 

Tre sole presenze al centro: Austria, Irlanda e Francia. Mentre tre governi si collocano a destra, Macedonia del Nord, Slovacchia, Slovenia - e a metà anche la Polonia. Lunga la lista del centro-destra: Belgio, Bosnia, Repubblica. Ceca, Cipro, Croazia, Estonia, Finlandia, Grecia  Ista, Italia, Lettonia, Liechtenstein, Lituania, Lussemburgo, Moldavia, Montenegro, Polonia (a metà), Portogallo, Romania, Serbia.

Una cartina non propriamente di destra. Se non che il panorama cambia al "colore politico del partito più votato": l'Europa è nera, Italia compresa. Nei Paesi a maggiore peso politico e demografico. Nero ma non radicale, controrivoluzionario? Un nero sicuramente elettorale, democratico: Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia, Belgio, Olanda  Austria, Rep. Ceca, Slovacchia, Polonia, Romania, Slovacchia, Macedonia del Nord. Il colpo d'occhio è impressionante. E anche la lista, ben più significativa che quella dei governi, necessariamente di coalizione.

domenica 13 settembre 2026

Quando il terrorismo è una forma di guerra

Salman Rushdie è andato al processo contro Hedi Matar, il terrorista islamico cha ha provato ad assassinarlo quattro anni fa, e ne ha ricavato questa impressione, confida a Viviana Mazza su “La Lettura”: “Sembrava un cretino. Teneva gli occhi abbassati e prendeva appunti”.
Il terrorista singolo può essere, è, un cretino – basta pensare alle Brigate Rosse: un esaltato. Ma è difficile far passare l’11 settembre e il 7 ottobre per terrorismo. Si può, si deve, farlo per motivi di difesa. Il radicalismo islamico seguente all’11 settembre ha fatto forse un milione di morti in Europa e in Medio Oriente (nella sola Algeria si calcolano mezzo milione), forse anche di più. Ma la repressione non basta, bisogna andarne alle radici. Gli Stati Uniti, che della lotta al terrorismo hanno fatto nei venticinque anni la linea guida della loro politica internazionale, in aspetto di repressione, non hanno ottenuto molto e ora rischiano la leadership mondiale.
Sul 7 ottobre il fronte è chiaro, la linea di frattura: è Palestina contro Israele. Che ha reagito incorporandosi Gaza, e sempre più la Cisgiordania. Questo è un conflitto. Che vede Israele sempre vincente, da quasi ottant’anni. Ma non pacificato – in genere si fanno le guerre per arrivare a una pace.
L’11 settembre ha due moventi: l’alimentazione, se non la creazione, da parte americana, dell’islamismo come barriera al sovietismo negli anni a cavaliere del 1980, in Afghanistan – e nell’Arco della Crisi, dall’Algeria al Pakistan, tutto islam. In contemporanea con la creazione e diffusione del khomeinismo, sempre come barriera anti-sovietica, in Europa e poi in Iran. Il radicalismo khomeinista accenderà l’islam in ogni sua sezione (l'Is, lo Stato Islamico, sarà teorizzato e praticato come reazione wahabita, cioè sunnita-saudita, al khomeinismo, e più radicale) e area di diffusione, specie in Africa, sotto e sopra il Sahara.
Se così è – ma così è – non si vede perché l’Iran dovrebbe crollare sotto la prima bomba americana. Si può dichiarare “canaglia” uno  Stato, trattarlo come un qualsiasi gruppo terrorista, di “cretini”, ma poi bisogna farci i conti.    

sabato 12 settembre 2026

Fondamenta fragili dell’Occidente in Medio Oriente

Gli Huthi, una tribù sciita yemenita, che tengono testa all’armatissima Arabia Saudita, 35 o 40 milioni di abitanti, completa di cacciabombardieri, da undici anni, e ora la sopravanzano, chiudendole il mar Rosso, epitomizzano la fragilità delle fondamenta dell’Europa, e quindi dell’Occidente, basate sugli idrocarburi della regione.
Gli Huthi (ri)propongono il problema di cosa è terrorismo e cosa nazionalismo. E, meno in astratto, evidenziano le fragilità del pilastro mediorientale dell’Occidente: le petromonarchie.
Queste fragilità sono un fatto, a cui non si pone mente (all’evidenza solo negli Stati Uniti, per i quali non sono però un fattore di crisi), ma ben visibile dietro la rutilanza con cui le petromonarchie si sono ricoperte da mezzo secolo in qua, dalla triplicazione del prezzo del petrolio nel 1973. Erano economie nomadi, pastorizia e contrabbando, con qualche royalty petrolifera, si sono trasformate in Disneyland formato gigante, inermi. Dai vecchi capi-tribù passando ai manager finanziari. Anche accorti. Ma indifesi, e indifendibili. Tutti senza eccezione: Arabia Saudita, Kuwait, Abu Dhabi, Dubai, Qatar, Bahrein, Oman.
Le petromonarchie si sono dotate di grattacieli, marine, porti, aeroporti intercontinentali, fontane colorate e giardini lussureggianti nel deserto, e hanno pagato il radicalismo islamico per risparmiarle, ma sono rimaste politicamente quello che erano: Stati patrimoniali, volendo adottare la terminologia classica, di Max Weber. Ossia possedimenti familiari, tribali. Di famiglie allargate alle varie tribù ma dietro le quali non c’è nulla: non uno Stato - forze armate, giustizia, amministrazione, rappresentanza politica, le “istituzioni”. Hanno tutto questo ma fittizio. E in guerra non possono schierare un solo armato - uno vero, che combatta.

giovedì 10 settembre 2026

Merkel s’è mangiata la rendita, Germania (e Ue) a nudo

Molto sdegno e nessuna analisi, se non di maniera, per il trionfo dell’estrema destra tedesca nella Sassonia-Anhalt - che potrebbe essere ribàltato fra una settimana in Meclemburgo e a Berlino.  Grande vittoria in un piccolo Land. Ma è anche vero che non viene per caso o all’improvviso, è il culmine di un’ascesa politica ben annunciata: in soli quindici anni, quindi eccezionale, fino al 27-28 per cento dell’opinione nazionale. Chi ci prova a spiegarlo, oggi Mario Monti sul “Corriere dela sera”, arretra di fronte al nome sacro di Merkel. Mentre la verità semplice è questa, che i quindici anni trionfali di Merkel, all’insegna dell’egemonia tedesca (crisi bancaria, crisi del debito, Ucraina, immigrazione, gas), hanno prodotto o moltiplicato i nazionalismi: Merkel rideva anche della Francia, oltre che dell’Italia, governando con i “no” l’Europa, o altrimenti con il troppo poco troppo tardi. Forte di una Germania che cinque anni prima di lei, al tornante del millennio, era la malata d’Europa, con 5 milioni di disoccupati, effetto della globalizzazione. E la verità,  dietro la vittoria di Afd, è che ora torna a esserlo - dopo che Merkel si è potuta giovare nei sui quindici anni delle leggi Hartz 2003-2005. Di un governo socialista, anche se se le fece disegnare da una commissione di “esperti”, che un Peter Hartz, manager Volkswagen, presiedeva: praticamente la liberalizzazione del mercato del lavoro, per contrastare la globalizzazione-delocalizzazione. E che ora paga per questo - un partito socialista forte di 150 anni praticamente sparito.
Ora la stessa Germania si ribella a se stessa. È come se. Perché la rendita dei quattro decreti Hartz non basta più e bisogna intaccare il capitale. Spariti i socialisti, in via di sparizione i democristiani, altre politiche bisogna cercare.
In Germania come già in Europa. La produzione ristagna, il reddito reale si riduce, e si minacciano guerre non si sa perché. Perché il voto dovrebbe essere entusiasta invece che risentito?

 

mercoledì 9 settembre 2026

Il mondo com'è (500)

astolfo

Bafometto – Houellebecq, “Annientare”, pp. 427 segg., ne fa – ne fa fare a uno specialista dei servizi segreti, che denomina Delano Durand – una biografia quasi storica, fuori dalle dicerie che lo accompagnano, si accompagnano alla parola: “Se vogliamo giocarcela pesante, direi che il nome data dal Medio Evo, e che probabilmente è una deformazione di Maometto. Lo si ritrova per la prima volta in una lettera di Anselmo di Ribemont, compagno di Goffredo di Buglione, del 1089, in cui racconta l’assedio di Antiochia. Per i cavalieri cristiani del Medio Evo i mussulmani non erano altro che adoratori del diavolo…. In breve, c’è che Bafometto è stato in seguito adorato dai Templari, è d’altronde una delle principali cause della distruzione  dell’ordine del Tempio, prima di essere rireso dai massoni di rito scozzese, e in questo momento è molto popolare nei gruppi Extreme Metal e Death Metal, principalmente norvegesi, è una vera star in quegli ambienti lì. Il personaggio è piuttosto ambiguo, ha una testa di capro, ed è barbuto, ma nello stesso tempo ha seni di donna”.
L’ultimo raccontato, e il più conosciuto, quello di Pierre Klossowski, è un misto di magia e erotismo, trascendenza e perversione – dedicato a Michel Foucault, opera del 1965 (ma wikipedia vuole he “la sua figura” aleggi “costantemente nel romanzo ‘Il pendolo di Foucault’”, di U. Eco, 1988). Pierre Klossowski, il fratello maggiore del più noto Balthus, Balthasar Klossowski, curava molto questo modo di essere, del mistero, teatrale, che appariva ai concerti di Santa Cecilia, tra 1969 e 1970, quando era all’Institut francese a Roma, in ampio tabarro, cappellone a larga falda e occhiali scuri, in piedi su una qualche tribuna – la sua opera, di cui “Il bafometto” considera il compimento, Deleuze dice “unità di teologia e pornografìa... qualcosa che chiamerei pornologia superiore”.
 
Church of Euthanasia – La Chiesa dell’Eutanasia (CoE) è “una religione e un’organizzazione ecologista radicale (deep ecology)”. Avviata nel 1992 a Boston, nell’ex New England inglesizzante e puritano dei Padri Fondatori, da Chris (Christine) Korda, una musicista elettronica e attivista ambientale, e da Robert Kimberk, “pastore Kim”, si vuole insieme radicale e tollerante: si è costituita per propagandare le virtù del suicidio. Ma è diventata presto famosa, quattro anni dopo la nascita, alle elezioni presidenziali del 1996, per aver e lanciato la candidatura di “Una Bomber”, Theodore Kaczynski – il “matematico dotatissimo” delle biografie, autore di una innovativa  dimostrazione del “teorema di Wedderburn”, già professore a Berkeley, che si era isolato in una capanna remota nel Montana, dove fabbricava bombe artigianali che mandava a personalità a suo avviso implicate nello sviluppo delle tecnologie (di cui anche lui, come già il filosofo tedesco Heidegger, diffidava), facendo nel complesso tre morti e una ventina di feriti, prima di essere scoperto (condannato all’ergastolo, forse vi è morto).
La “chiesa” si dichiara “una fondazione educativa senza scopo di lucro dedicata a ripristinare l’equilibrio tra gli esseri umani e le specie rimanenti sulla Terra”. Da perseguire “attraverso una massiccia riduzione volontaria della popolazione”.
Korda la vorrebbe “l’unica religione anti-umana al mondo”. All’insegna di un unico comandamento, “non procreare” - con l’invito “salva il pianeta, ucciditi”. Basato su quattro “pilastri”: il suicidio (“facoltativo ma incoraggiato”), l’aborto (“può essere necessario per evitare la procreazione”), il cannibalismo (“obbligatorio se insisti a mangiare carne”, ma solo se qualcuno è già morto) e la sodomia (qualsiasi atto sessuale non destinato alla procreazione”).
Ad ogni buon conto, la chiesa propaganda la riduzione della popolazione solo con mezzi volontari – rifiutando specificamente, che non si creino equivoci, l’assassinio e l’eugenetica come mezzi per favorirla. E promuove l’ambientalismo più radicale. Attiva sui social, non dà numeri sugli adepti.
 
Jena – Accanto alla Sassonia-Anhalt oggi nelle cronache allarmate per avere aperto in Germania la strada all’estrema destra politica, del partito Alternative fūr Deutschland, c’è la Turingia, che per prima per la verità ha aperto la porta a Afd, giù due anni fa, col 33 per cento del voto. E la Turingia è il Land di molta storia tedesca, e della migliore, Erfurt, Weimar, illustrata da Goethe, e Jena. Da quest’ultima in particolare – oggi amministrata peraltro da un Thomas Nitzsche, l’“ultimo dei Liberali”, in Germania specie protetta (sono confluiti tutti in Afd). Che a  fine Settcento “con la sua università realizzò una chimica umana e intellettuale che non ebbe eguali nel resto della Germania”,  Alberto Rollo, appassionato e narratore (“Le attitudini”) del primo romanticismo su “Robinson”, 6 settembre. E influenzo al cuore, si può aggiungere, praticamente la indirizzò, la cultura tedesca nell’Otto e Novecento. “La presenza di Schiller era una calamita irresistibile per molti giovani”, ricorda Rollo: “Le lezioni accademiche di Fichte ridisegnarono il ruolo fondamentale della filosofia. L’arrivo dei fratelli Wilhelm e Friedrich Schlegel, con le rispettive compagne Caroline e Dorothea, rivoluzionò il clima culturale. Friedrich fu amico di Novalis e tutti frequentavano i fratelli von Humboldt prima che Alexander, il naturalista, cominciasse a girare il mondo”. La rivista degli Schlegel, “Athenäum”, “nei due anni d vita, tra il 1799 e il 1800, riassunse gli entusiasmi e il respiro filosofico, poetico e scientifico di Jena. Fu un biennio fulminante. Circoscritta fra Kant e Hegel, fra Schiller e Goethe, la grandezza di ‘Athenäum’ fu quella di un gruppo di anticonformisti che prese le distanze dagli eccessi della rivoluzione francese e accese la rivoluzione del pensiero, non disgiunta da quella spirituale e poetica. Era una banda estroversa, che s’aggirava per strade, taverne, aule, controfilosofando (secondo il loro lessico comune). C’era tanto erotismo tra quei giovani. Si dice che i figli non riconosciuti siano stati molti, come gli intrecci amorosi e provocatori in casa Schlegel raccontati nel romanzo ‘Lucinda’”. Senza dimenticare Schelling, per il quale l’autore di “Lucinde” sarà lasciato dalla moglie Caroline – per sposare l’irresistibile Schelling.  
Una ricostruzione un po’ maschilista, contraria allo spirito del primo romanticismo, per larga parte influenzato da scrittrici e poetesse, dentro e fuori del matrimonio. E manca lo spirito di Hölderlin, presenza capitale, del primo, e del secondo e del terzo romanticismo, che a Tubinga era stato amico fraterno di Hegel e Schelling. Mentre Novalis, altra presenza capitale a Jena, è solo citato (della presenza di Novalis si può recuperare ciò che ne scrivemmo vent’anni fa nel romanzo “La gioia del giorno”: “Novalis, il poeta dei rapimenti che studiò da ingegnere, lascia freddi. Non per l’ingegneria: un signore che s’innamora di una dodicenne, la quale a tredici anni s’ammala e a quindici muore, la morte spesso non è simbolica, è storia indigeribile. Sarà invidia, forse l’amore bambino soltanto esiste, poi è tattica. Di uno che, con meno anni, godeva a Jena la compagnia di Schiller, Fichte, Schelling, von Humboldt, talvolta Goethe”). Novalis, al secolo Friedrich von Hardenberg, nobile, etereo, fidanzato a una tredicenne, nei cui occhi vedeva riflesso l’azzurro del cielo, agli stati generali del romanticismo a Jena, da lui elevati a “comitato di salute pubblica dell’universo”, promosse una gilda di mercanti abbastanza ricchi da provvedere “ai fini generali della poesia”.

A Jena l’aria secca induceva a bere vino – il comunismo ha poi dimenticato come si fa, come si fa il vino. Da Lipsia vi si trasferì Leibniz. Hegel vi inventò la storia, l’anima del mondo” vedendovi a cavallo per le strade della città, nelle sembianze di Napoleone – che però non era alto di statura.  Nietzsche vi fu tenuto coatto, dal professor Binswanger inflessibile, benché suonasse il piano (Nietzsche), finché non morì.
Prende il nome di Jena nelle storie della letteratura il primo Romanticismo, detto anche “iniziale”. A Jena e fuori Jena, a Berlino e Francoforte, il primo Romanticismo fu animato anche da scrittrici e poetesse. Da prime attrici, sul proscenio, e non come figure di recupero. Tra esse eminenti Karoline von Günderrode (1780–1806), e Bettine von Arnim Brentano, otre a Dorothea Veit Schlegel e Caroline Schlegel-Schelling.  
 
Misasi - “Moro non amava i giochi enigmistici”, afferma risoluto Bartezzaghi, per fare piazza pulita delle ipotesi che le lettere di Moro dal carcere nascondessero messaggi criptati. Un esercizio, ricorda, che Sciascia fece a vuoto. Mentre (almeno) un indizio evidente c’è: un riferimento a Misasi (per Sismi) come quello che può aiutare. L’on. Misasi era un Dc cosentino che si faceva crescere in sed e nazionale per creare un’alternativa alla onnipresenza del socialista Mancini in Calabria. Schivo, riservato, negli anni di De Mita avrà il suo massimo incarico come segretario amministrativo della Dc).
Una indicazione evidente, tanto è incongrua (incongrua la chiave Misasi in senso proprio, riferita alla persona), che su questo sito avevamo messo in evidenza una dozzina d’anni fa: “C’è un richiamo incongruo, nelle lettere dal carcere di Moro, all’onorevole Misasi come uno capace di venire a capo del suo problema. Misasi, poi con De Mita segretario amministrativo della Dc, era allora un deputato calabrese, con qualche incarico pregresso di sottosegretario. Il suo nome era palesemente un anagramma scoperto per il Sismi, il servizio di controspionaggio militare. Un nome che apriva una pista. Tanto scoperta quanto rifiutata e anzi in nessun modo praticata”.
 
Angelina Zampanelli – Benedetto Croce visse per vent’anni, fino alla morte di lei, molto compianta, con Angelina Zampanelli, sua amante (oggi si direbbe compagna) e musa. “More uxorio”, come marito e moglie, anche se attenti a non procreare: nella stessa casa, lei a titolo di padrona di casa, con gli amici e all’occhio dei conoscenti, insieme anche nei frequenti viaggi. Angelina aveva 23 anni quando si incontrarono, Benedetto 27, e già in qualche modo Croce. Era il 1893, e il luogo dell’incontro, casuale, Salerno. Angelina era di famiglia modesta e di pochi studi, ma “bella, alta, estroversa, e intelligente”. Romagnola, di Savignano.
Da allora e per tutta la (sua breve) vita Angelina fu “Donna Nella” (in casa Angelinella) e “la signora Croce”. Per tutti, conoscenti di Croce, colleghi, giornalisti politici, frequentatori della casa,  e del pubblico, napoletano e non. Presenza specialmente apprezzata dai frequentatori abituali di casa Croce, che variamente la citano: Di Giacomo, Giustino Fortunato, Torraca, l’editore Ricciardi, Roberto Bracco, Michelangelo Schipa.
Seguì Croce nelle sue varie abitazioni, dapprima a viale Elena, poi a via Atri, e negli ultimi suoi due anni, dal 1911, a palazzo Filomarino. Viaggiavano anche insieme molto a Parigi, a Firenze, in lunghe villeggiature in Romagna. “E poi in Abruzzo” - racconta Nello Ajello , “Solo per amore”, su “la Repubblica” del 22 marzo 1994 – e a Perugia, a Palermo (in casa dei Gentile), sul lago Maggiore, in Svizzera. Fuori di casa, Angelina si conferma “vivace”, “fresca”, “allegra”, così come la descriverà più tardi, rimpiangendola, il filosofo. Gentile, Prezzolini, Renato Serra saranno variamente attratti dalla sua avvenenza priva di fatuità. Prezzolini la disse “donna di imperiale bellezza”.
Fu una convivenza spensierata e felice, durata fino alla morte di lei, nel 1913 – soffriva di cuore, i primi sintomi si manifestarono nel 1905, e portarono a un rallentamento dei viaggi. E un ricordo non macchiato dai pettegolezzi, dopo morte. Fausto Nicolini, primo biografo, dettaglista, di Croce non la menziona nemmeno. Un altro crociano, Edmondo Cione, ne ha scritto come di “un’antica attrice di café chantant”. Pettegolezzo che sarà ripreso da Abbagnano nei “Ricordi di un filosofo”, “una sciantosa” – con l’aggiunta, inventata, di un matrimonio in extremis (falsa notizia forse trascritta da un altro filosofo che per primo l’aveva adombrata, Augusto Guzzo – il quale, però,  ammirava “donna Angelani”). La verità del rapporto è stata ristabilita da Gennaro Ssso, in “Per invigilare me stesso”, l’edizione dei “taccuini di lavoro” di Croce.
Nessun dubbio invece sull’aspetto fisico, di grazie e bellezza. Che alcune fotografie e qualche ritratto testimoniano. Uno, dipinto da Salvatore Postiglione, rimarrà nella biblioteca di Croce a palazzo Filomarino anche dopo il suo matrimonio. Quando Angela si ammalò, Croce ne soffrì – si sa da lettere e note di amici e conoscenti, preoccupati per la sua stessa salute: Gentile, Prezzolini, Torraca, lo scrittore Enrico Ruta - lo stato d’animo di Croce, testimonia Ruta, somiglia a un’“agonia”.
“Donna Nella” morì a Raiano, in Abruzzo, dove l’aria si pensava che le giovasse. A 43 anni, di  broncopolmonite con sopraggiunta pleurite. Croce ne subì un crollo psicologico, secondo gli amici che lo frequentavano. Benedetto, scrisse Ruta a Prezzolini, “il freddo loico, l’uomo che tiene una femmina per igiene e per divertirsi come con un grazioso cagnolino, ha pianto con me tutte le sue lacrime... Non ho mai visto un uomo che ama la sua donna con tale passione”. Alla cugina Teresina, Croce confidava: “La ferita che mi si è aperta nel cuore non si rimarginerà mai”.
Con Renato Serra si ricomponeva presto filosoficamente, seppure amaro: “Noi dobbiamo amare e legarci, ma dobbiamo essere pronti a distaccarci senza cadere. E per non cadere, non c' è altro modo che svolgere in sé il senso dei doveri verso la vita. Altrimenti cosa resta? Il lurido suicidio o il lurido manicomio”. Filosofia confermata da Ruta qualche anno dopo: “Davanti a Croce era un trivio: uccidersi, impazzire o ammogliarsi. La casa vuota era intollerabile”.  Il 7 marzo 1914, a cinque mesi e mezzo dalla morte di Angelina, Croce ha già sposato Adele Rossi, una giovane torinese sbarcata a Napoli per preparare la tesi laurea, che ha frequentato palazzo Filomarino vivente ancora Angelina. Il cui ritratto rimarrà nella biblioteca.
 
astofo@antiit.eu

lunedì 7 settembre 2026

Se la Lega fa paura in Germania

Con Afd non rinasce il nazismo in Germania. È estremista ma non troppo, e in campo da tempo senza aver vinto niente, o quasi. Bossi al confronto, con appena un paio di anni di attività politica, in provincia, e un “programma”, una serie di uscite senza capo né coda, ben più radicali di Afd, “remigrazioni” e “fascismo” compresi, fu lanciato dalla Lombardia al voto nazionale del 1990, con quasi il 20 per cento dei suffragi. Dalla Lombardia. E in particolare da Milano. E per la capitale morale d’Italia da Milano 1, la circoscrizione degli intelletuali e dei ricchi.
Afd trionfa in Sassonia-Anhalt, un Land piccolo, con la popolazione più povera e più vecchia della Germania – dal 1989 si è emigrato in massa verso l’Ovest. Ha una capitale importante storicamente, Magdeburgo, ma solo due milioni di abitanti. Dei quali hanno votato 1,2 milioni. Mezzo milione dei quali, poco più, per Afd, la destra estrema. Da qui il giornalismo del panico: il nazismo è tornato.
Si può, bisogna, mettere la vittoria di Afd in Sassonia-Anhalt in quadro. Bossi aveva un “programma”, si fa per dire, molto più radicale, senza essere radicato, aveva voce da un paio d’anni, e come personaggio marginale e bislacco (Afd è in attività da un quindicennio, e strutturata come partito, dove si discute), quando nel 1990 la Lombardia, Milano, lo portarono al proscenio – e poi gli diedero, sempre Milano, anche se non più la Milano 1, ripetute sindacature. Una Lega Lombarda, non dei pochi e vecchi. Malgrado un “programma” da manicomio: la “Padania”, l’indipendenza della “Padania”, la secessione, il marco come moneta, le Camicie Verdi, l’ampolla di non si sa che.
Una Lega che fu subito adottata dal Tri-Veneto. Col “matrimonio” del Doge e altre scemenze. Nonché col vilipendio del Parlamento. Col professor Miglio, la Milano migliore, che argomentava placido: “Quando sbuco col treno su Firenze mi sento all’estero”.
La grande differenza è questa. Che Sassonia-Anhalt, anche con Afd, non potrà peggiorare, è proprio il buco del culo della Germania. Mentre Milano cosa ha avuto dalla Lega? Un quarto di secolo di barbaro provincialismo, oltre alle scemenze e agli odii – l’ha riscattata Moratti vent’anni fa, che non è lombarda.   
La Germania avrà bisogno di venticinque anni per capire di che è fatta Afd? È da dubitare.

Stop al russo a Odessa

“Una città a maggioranza russofona in Ucraina sta valutando il divieto della lingua nelle arti”, annuncia la Bbc (siamo di nuovo a Radio Londra…..). Non una città qualsiasi, Odessa, cioè cosmpolitismo, tradizioni, tolleranza: “Odessa, la terza città più grande dell’Ucraina, deciderà in settimana un controverso piano per “vietare la lingua russa nelle arti”.
“La proposta al vaglio dei consiglieri comunali mira ad inasprire le restrizioni già imposte dalla legislazione nazionale all’ingresso dei cittadini russi. La questione è particolarmente significativa perché Odessa è una città a stragrande maggioranza russofona, sebbene il divieto riguarderebbe solo gli spazi pubblici e l’uso quotidiano della lingua russa rimarrebbe inalterato.
“Per milioni di ucraini, il russo è la prima lingua, compresi molti soldati che difendono il paese nella guerra contro la Russia, anche se l’ucraino è l’unica lingua ufficiale. È parlato dalla maggioranza della popolazione, e alcuni lo considerano uno strumento di influenza russa.
“La proposta presentata a Odessa, città quotidianamente bersaglio di attacchi di droni e missili russi, prevede la completa interruzione di contenuti in lingua russa nella musica e nella letteratura, nelle strade, nei parchi, nelle istituzioni pubbliche e nei luoghi di spettacolo e artistici statali. Si raccomanda inoltre un divieto negli spazi privati.
“In una città famosa per scrittori e musicisti di lingua russa, la proposta ha suscitato forti reazioni. Il divieto si estenderebbe negli spazi pubblici anche alle vecchie canzoni di Odessa, pressoché universalmente conosciute in tutta la ex Unione Sovietica. Tutti i libri in lingua russa verrebbero rimossi dagli scaffali delle biblioteche pubbliche. Attualmente, possono essere esposti, ma non in posizione di rilievo”.
Non è una curiosità, è il cuore del problema: cancellare due o tre secoli di storia – il principio della storia che non va avanti ma guarda all’indietro, preposterous, assurdo, che tanti danno sta facendo in Medio Oriente (anche a Israele, che lo pratica). In Ucraina c’e già, con la presidenza Zelensky dal 2019, è all’origine della guerra e il cuore del problema – e lo è ancora nei paesi baltici, in Polonia, perfino in Romania (la Bessarabia, oggi Moldavia). Come già 35 anni fa nelle stragi tra gli slavi dell’ex Jugoslavia.
L’Europa all’ora degli slavi, di un tribalismo vivo e fervido, esclusivo, non sarà facile. Mentre si celebrano, ipocritamente?, gli accordi De Gasperi-Gruber, che vietarono la storia rivolta all’indietro – saggiamente: a quale indietro fermarsi, a quello del più forte? in quale momento?).

sabato 5 settembre 2026

Ombre - 835

“L’ex conduttore: «Di Pasquale mi è molto fedele»”. Non fedele, molto fedele - si dice dei cani. L’ex conduttore è Ranucci, Di Pasquale è Claudia Di Pasquale. Ranucci perfido lo ha detto per azzopparla? Nobiltà del giornalismo? Anzi, del giornalismo democratico? Dei bassifondi.  Muta del resto lei, Di Pasquale - i cani guaiscono, latrano, abbaiano, agitano la coda.
 
“È semplice”, dice il presidente Mattarella, novello mugnaio di Saint Souci (quello di “c’ è un giudice a Berlino”): “La Ue ha successo, giochi le sue carte”. Si muova, prenda coraggio, prenda forza.
In astratto, è così. Poi la Ue è Bruxelles.
 
“Con un presidente democratico non tornerà il libero scambio”. La globalizzazione è finita. Ci vuole un ex sindaco di New York, De Blasio, per dire anche in Italia quello che si sa anche solo a una prima occhiata - basta darla. La globalizzazione gli Usa – non Trump – l’hanno imposta 35 anni fa, e gli Usa, non Trump, la dichiarano perenta: hanno disseminato molto benessere ma troppa potenza, incontrollabile, per il mondo.
 
“Raid in Giordania, soldati Usa uccisi”. Non è un titolo di oggi ma del 29 gennaio 2024, due anni e mezzo fa. Una guerra endemica. Di cui l’America non viene a capo.
 
“«Avrete casa sulla spiaggia». Tra gli ultrà che già disegnano nuove colonie nella Striscia”. Come dire: nulla di nuovo sotto il sole - ammesso che i coloni siano “ultrà”.
Manca l’“assalto alla chiesa italiana a Istanbul”, con molto terrore e un morto, per completare la prima pagina del “Corriere della sera” del 29 gennaio 2024. Ma è rimediabile.  
 
Trump bombarda Hormuz, ogni pochi giorni, e la benzina sale. È come se. Naturalmente non è vero. Ma altra ragione per questa guerra non c’è.
Non solo la benzina, salgono anche i titoli energetici in Borsa: l’Eni è raddoppiato di valore – quasi oppiato, dopo una vita di Borsa piatta.
 
La coppia anglo-australiana che aveva scambiato l’Abruzzo per la natura potrà rivedere i figli, che le sono stati sottratti da un anno, ma a rate, poco tempo ogni pochi giorni, e sotto sorveglianza sociale. Il ridicolo, in coppa all’assurda ferocia. Nel nome della legge. Perché la famiglia vive senza le ciocie? E per di più parla ostrogoto? Ora, però, questi giudici abruzzesi, perché li paghiamo noi, non potrebbero pagarseli gli abruzzesi? Perché Salvini non fa una devolution giudiziaria, ciascuno paga per i suoi?
 
“Ceuta, il j’accuse di Sanchez: per il premier spagnolo «reti russe e israeliane» avrebbero fomentato l’assalto di luglio con una menzogna. Dubbi anche sul voto in Islanda”. Se Sanchez non è solo – il presidente del governo spagnolo è in caduta libera - per Putin è fatta: l’Europa già vaneggia.
 
“Il governo esibisce un pil 2026 dell’1 per cento”. Esibisce, cioè non ce l’ha. Si può cadere nel ridicolo per affermare la propria identità politica. Nel caso progressista. Cioè nell’irrilevanza: la sinistra mantiene ancora i suoi voti, ma non ha più gli argomenti. E questa la vera novità, non il populismo. Ovvero che il populismo sa di cosa parla, di cosa si parla, nel Paese, tra i lavoratori.
 
Ogni volta che c’è uno scandalo alla Rai, come questo di Ranucci, per quanto inverosimile, subentra presto la noia, e un senso di viscido. Di un’azienda viva, che ha una programmazione buona e anche ottima, p.es. di film (a sostegno dei film italiani), e incappa sempre nello squallore - cioè produce squallore. Per la sottopolitica, di cui si vuole preda, peraltro indefettibilmente democristiana (si vede dalla carriera delle donne). Come si fa a non sostituire un Ranucci, che scandalo è questo?
 
Malen non è, non può essere, un calciatore da due reti e mezza a partita. È avvantaggiato dal gioco di Gasperini. E poi è una mezza tacca, un acquisto in saldo di gennaio. Mentre la Juventus, per dire, ne comprava tre o quattro, di soli centravanti, al doppio del prezzo, senza utilizzarli, essendo dei brocchi. Perché i contratti sono opachi? Quali sono i veri rapporti tra direttori sportivi e procuratori, che hanno tutti sede nei paradisi fiscali?
 
Si spendono lacrime, nei giornali italiani, per “il principe Harry”, un poveretto che, forse perché orfano, si vestiva da SS, con Megan Markle, un’attricetta americana che ci riprova, a sfruttare la Mecca britannica, dopo un primo affondo sfortunato. La coppia, sfruttato in America il glamour della duchessa americana, licenziata da Netflix e Spotify per scarso rendimento, ci riprova a Londra. E allora? L’Inghilterra è ridotta così male?
 
“Il voto a destra è un consenso che arriva in maniera maggioritaria da chi ha poco studiato”. Statisticamente sarà vero, ma politicamente? Una frase non dal sen fuggita ma studiata che rivela la vera natura del Pd, nella persona del suo presidente, che pure è vecchia gloria Pci. Un consesso inventato da Prodi per rifare la Dc, con i voti del Pci.   
 
La ong tedesca Sea Watch, sanzionata dall’Interno per non avere consegnato sei naufraghi soccorsi nelle acque territoriali libiche alle autorità libiche, risponde: “Non riconosciamo le autorità libiche”.
Riconosce i trafficanti libici che le segnalano con SOS i gommoni e le carrette che immettono in mare.
Non riconosce le autorità libiche come non riconosce quelle italiane. Ma non per anarchia, poiché si finanzia col governo tedesco.