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sabato 31 luglio 2021

Appalti, fisco, abusi (206)

“Mps va male nei test europei”, è la peggiore negli stress test patrimoniali delle banche condotti dalla Bce, “ma la Borsa festeggia”. È la prima mossa di Orcel, che per questo dunque ha sostituito Mustier? C’era dietro un accordo col governo?
 
Quella con Mps è una partita che, una volta aperta, Unicredit non può abbandonare, quindi la decisione è stata già presa. È Mps la migliore opzione di crescita di Unicredit? Sicuramente no.
 
Si accelera d’improvviso il salvataggio del Monte dei Paschi, da concludere entro agosto. In tempo per il voto a Siena il 26 settembre. Per favorire Enrico Letta, il candidato del Pd?
 
Più inefficienti del solito i siti delle maggiori utilities. Che importunano gli utenti in continuazione, per strapparseli. Ma non hanno approfittato della pandemia per offrire una migliore immagine, se non un servizio migliore.
 
Si può vedere in grande, analizzando le macrocifre del gettito fiscale, ma si può riscontrare in proprio, per esempio nel 730, che tutte le operazioni (appalti, contratti, lavori in economia) dove l’Iva non si paga o si recupera sono denunciati. L’“economia grigia”, così estesa in Italia, è causata dall’Iva, così alta in Italia sulle prestazioni, al 22 per cento.

La Figc non iscrive il Chievo in serie B per insufficienti fidejussioni bancarie, ma ha consentito all’Inter di giocare e vincere il campionato con un indebitamento insostenibile, e senza pagare gli ingaggi ai calciatori.

Il Garante della Privacy ce l’ha col governo. Di cui ha tentato di boicottare il passaporto vaccinale. Per un precedente? Il presidente Stanzione, vecchio Dc, e la vice Cerrina Feroni, rampante leghista fiorentina, volevano dal governo l’assunzione di cento nuovi funzionari, per un’Autorità che non ha nulla da fare; un aumento del 25 per cento per tutti gli impiegati; l’aumento a 240 mila euro dell’indennità annuale per tutti i membri del consiglio direttivo - quanto il presidente della Repubblica, senza gli obblighi di rappresentanza. In più volevano arrogarsi un parere preventivo su tutte le leggi che in qualche  modo hanno a che fare con la privacy – cioè su tutte le leggi.
 
Le Autorità di settore, creazione vent’anni fa di Romano Prodi per garantire il mercato (la “società aperta”) dagli abusi, sono fra gli oneri più costosi e meno utili: non per la concorrenza, non per il carovita. Sono una dozzina.

Il favolello del parlare coatto

Uno dei favolelli di Camilleri, più lieve del solito – un bambino “sente” il metallo, quindi le monete cadute, perdute, abbandonate: una miniera sensoriale. Nel ricorrente background fascista di provincia, di paese: camicie nere, podestà, federale, salute al duce, tacchi, viltà. E scurrilità, una novità che potrebbe fare filologia: il parlare coatto di oggi, maschile e femminile, “che cazzo”, “mi sono rotto il cazzo”, “fanculo”, eccetera, era fascista, da Mussolini in giù – c’era qualcosa che disturbava in Grillo.
Andrea Camilleri, L’oro a Vigata, “la Repubblica”, pp. 47 gratuito col quotidiano.  

venerdì 30 luglio 2021

Secondi pensieri - 454

zeulig


Amore e odio – Una falsa ambivalenza, o correlazione. L’amore può finire in odio ma non sono due opposti, di segno e di pregnanza. Alcuni effetti esteriori ripetono in contrario quelli dell’altro, ma non c’è equivalenza. Felicità (amore) e sofferenza (odio) non sono opposti logici – dell’amore è il disamore, l’indifferenza. Né c’è un passaggio diretto all’uno all’altro, se non dopo e attraverso eventi o collegamenti secondari a largo spettro (la gelosia, il tradimento, la malattia, l’errore anche,  le difficoltà materiali, le ambizioni…)
 
Assoluto
– Si dice dell’amore quando ha un solo ed unico oggetto ed esclude qualsiasi sostituibilità o cambiamento-mutamento. Che però è l’opposto dell’amore. Che è individuale, singolare, ma non nel senso dell’assolutezza, bensì in quello della comprensività. È un’apertura, che però se assoluto si traduce in chiusura.
Assoluto si può intendere nel senso di totale, eterno - con i limiti di spazio e di tempo in cui i due “assoluti” incorrono mondanamente. Ma ad excludendum comporta una contraddizione.
 
Erotismo
– È naturale, fisico, fisiologico. Anche nella semplice dilettazione, stimolazione mentale.
Si può disincarnare nell’esperienza mistica, dell’amore di Dio? È discutibile.
 
Eticismo
– C’è stata la morale dappertutto, nella religione, nello Stato, nell’amore, e c’è ancora, ma debole – il suo indebolimento è l’origine del pensiero debole, non l’esistenzialismo. Un indebolimento che è quasi una mancanza: non c’è una dottrina dei fini, non più. Per l’indebolimento della ragione kantiana, per la quale “l’uomo è soggetto a leggi morali”., e così pure l’universo. Che invece non lo è – non sappiamo, ma tutto dice che non lo è (non c’è teleologia apparente, e neppure indiziaria, una qualsiasi ragione d’essere).
 
Europa
– “Europa vuol dire Terra del tramonto”, Paolo Rumiz, “È Oriente”: “Lo dice persino l’etimologia, l’accadico Erebu, che vuol dire «calar del sole»”. Un lapsus. No, Europa è Belvedere. Terra del tramonto è Occidente. Ma è Europa Occidente? Indubbiamente sì, l’Europa è un codino attaccato alla massiccia Asia. Ma non è tramonto. Dorme ma si sveglia. Si può dire con altra similitudine stomaco forte, poiché ha digerito e trasformato invasioni colossali, di tedeschi, slavi, unni, mongoli, arabi, turchi, americani, e ora si confronta con i mobilissimi cinesi. Un bollitore a fuoco lento. Un macinino culturale, di filosofia, letterature, diavoli (vino, moneta, scienza.. ..)
L’eurotramonto Rumiz se lo fa spiegare da Vaclav Havel, il drammaturgo, ex presidente della Cecoslovacchia, che non poté evitarne la dissoluzione: “Questo è il luogo dove le identità si addensano, e non hanno alternativa fra  la guerra e la coabitazione, fra l’autodistruggersi e l’essere spazio unitario di spirito e di civiltà. L’Europa è un arcipelago, con le diversità interrelate al punto che  l’assenza di una sola di esse provocherebbe un crollo globale”. E ancora: “Uno stomaco capace di digerire popoli e culture, senza farne mai un meticciato informe. C’è una storia catastrofista, che sempre si ripropone – in Europa come altrove, la storia tende a una
fine. Ma in Europa solo in ambito germanico, della Germania che non è riuscita a fare tedesca l’Europa.
 
Panopticon
– Non si evocano Fourier né Bentham a proposito della società di oggi, della sorveglianza pervasiva, dell’accumulo di dati personali anche minimi, del controllo attraverso la videosorveglianza, i cellulari, la navigazione online, i social, del social siamo bene il panopticon, universale e pervasivo, di un società bene esposta, autoesposta. Ma un panopticon mostruoso, in cui si esibiscono le viscere, i gangli, i cervelli, ancorché non puteolenti, Un dentro fuori. Del vuoto dentro. Per una società “liquida”, informe.
In un senso è un mercato. Un’estensione del mercato: vendersi reciprocamente le personalità di ognuno. Ma molteplici sono i sistemi di controllo, e si presentano necessari e democratici, protettori (estensori) dell’individualità. Con regole che si propongono e sono accettate come tali. Perfino della parola, con le forme di censura inappellabile che si copre sotto la denominazione “politicamente corretto”.
 
Politicamente corretto – Reintroduce la censura. L’età del politicamente corretto sarà di una (finta) modestia, effetto di una forte prevaricazione: Di una censura letale, essendo la difesa impossibile – la condanna è a priori, basta pronunciare l’accusa.
È un grimaldello. Anche contro la decenza, virtù che ripete – pretendendo di riscoprirla, resuscitarle - e di cui si fa scudo. Si pubblicano in America, in Francia, a distanza di trent’anni, memorie di accuse a carico di questo o quel personaggio, che avrebbe abusato dell’autore, in genere un’autrice, quando lei era vergine e bella, anche se non più minorenne – in questo caso subentrerebbe il diritto penale, di cui il politicamente corretto invece accurato si priva. Memorie anche per conto, di un fratello, o sorella: molti sono che si rifanno sulle pene di congiunti.
Si fanno su queste pubblicazioni processi sui media, senza difesa  possibile E condanne a morte – benché figurative: cancellazioni. 
Perché trent’anni, una sorta di prescrizione? O è l’età di chi specula sul pc. O è un’età in cui il trasgressore sotto accusa è generalmente morto – il trasgressore sessuale è normalmente uno – è sempre un uomo – in età.
 
È uno dei casi di dittatura delle minoranze. Che hanno ragione per il principio democratico. Ma quando lo fissano (regolano, limitano) cancellano il dissenso, il motorino di avviamento della democrazia.
Paul Valéry non amava molto la democrazia, cioè la temeva (nei decenni tra le due guerre, i decenni delle dittature, le temeva, ne intravedeva l’animo totalitario), ma diffidava della democrazia. Per esempio per questo motivo: “Sono vicino a concludere che la libertà politica è il mezzo più sicuro per rendere schiavi gli uomini, giacché, dato che si suppone che queste costrizioni emanino dalla volontà di tutti, non è possibile dire di no”.
Questa è oggi la posizione politica dei repubblicani americani. Che fiancheggia il sofisma, ma è il fondo anarchico del liberalismo, della dottrina della-e libertà.  
 
Storia – Si penserebbe  eterna, come meccanismo, e invece tende a una fine – è teleologica, tende a un fine, ma anche a una fine: è catastrofista.


zeulig@antiit.eu

L’amore è rappresentazione

L’amore è una proiezione. Un’immagine – come di ogni altra persona, che si tema, o si ammiri, o semplicemente si conosca. Che, beninteso, “deve esistere ed essere conosciuta prima di venire amata”, ma nell’amore no: l’amore “crea il proprio oggetto come un’immagine assolutamente originale”. Ridetto: “Allo stesso titolo a cui l’altro è «la mia rappresentazione», allo stesso titolo egli è «il mio amore»”.
Avviene in amore come nella religione: “Il Dio che viene amato, proprio in  virtù di ciò è diverso da come sarebbe se tutte le altre proprietà a lui attribuite e costituenti il suo essere in sé rimanessero identiche, e tuttavia egli non fosse amato”. Avviene anche con se stessi: “Io stesso, in quanto amo, sono diverso da quello che ero prima”. Senza superfetazioni: “Il collegamento, spinto fino all’unione, fra amore e morale è tanto secondario e fragile quanto quello di religione e morale”.
Si direbbe un’anticipazione del papa Francesco, dell’esortazione apostolica “Amoris laetitia”. Del resto, san Francesco è in Simmel “natura erotica” – “non un’astrazione, bensì natura”. Per “natura erotica” intendendosi un impulso che “si è emancipato nel modo più completo dal fine della generazione”, dal rapporto sessuale – “nella natura erotica l’amore è fine a se stesso: per esso non è decisivo che serva alla riproduzione. Né che serva al piacere”.
Si parla naturalmente dell’innamoramento. Amore è molte cose, nota cauto lo stesso Simmel: di Dio, di patria, del prossimo, dell’amico, umanitario – e “oltre a ciò si parla a buon diritto di amore per cose inanimate, non soltanto per ideali o stili di vita, ma anche per paesaggi, oggetti d’uso e opere d’arte”.
Nulla di eccezionale. Gli interlocutori di Simmel, che lamenta “la disattenzione della filosofia per il problema erotico”,  sono Schleiermacher e Schopenhauer, che non se ne intendevano – anche loro non erano interessati. Il ragionamento è perfino pleonastico: ogni cognizione o passione introduce una perturbazione nell’ordine delle cose. E contestabile a prima lettura. Nella “natura erotica”, di un amore che non “serva al piacere”: dipende dalla “natura” del piacere - san Francesco certamente godeva, come del resto Dio amato. O nella sensualità: “La sensualità è in sé il generale, e in quanto tale l’autentico opposto dell’amore”. Il “generale”, cioè l’indifferente. Aperto a ogni possibile incontro. Simmel lo esemplifica in don Giovanni. Che però non è un sensuale ma un loico – perfino in Da Ponte.
Georg Simmel, Frammento postumo sull’amore, Mimesis, pp. 47 € 3,90

giovedì 29 luglio 2021

Ecobusiness

Per la produzione di bitcoin la Cina emette tanta CO2 quanto tutto il Portogallo per l’insieme delle sue attività, 57 milioni di tonnellate l’anno.
Cina, India, Russia, Brasile non si sono impegnati al G20 di Napoli a limitare l’aumento della temperatura a 1,50°, e a una data certa per l’abbandono del carbone. È un fallimento? Il ministro Cingolani dice di no: i quattro paesi hanno confermato gli accordi di Parigi. Cioè le buone intenzioni – siamo ancora alla politica buonista del presidente Obama, per cui basta l’intenzione.
Oggi è l’Overshoot Day, il giorno dello “sforamento”, in cui il mondo va in rosso nei suoi assetti naturali. Si mangia il patrimonio, si direbbe in termini economici - la rendita non bastando più, si consuma il capitale. Per cinque mesi e più consumeremo beni naturali senza ricostituzione degli stessi.
Non è una novità. Era così già nel 2019: già allora a fine luglio la Terra entrava in rosso. Poi, col coronavirus e le parziali chiusure, nel 2020 ha guadagnato quasi un mese, cadendo il 22 agosto.
Rileva il consumo di risorse naturali un Global Footprint Network, un’associazione privata non profit. La cosa va avanti da anni. Esattamente dal 1970 – nel 1970 l’Overshoot cadde l’1 gennaio (1971), cioè non ci fu. Da quando l’ecologia diventò un’industria. Promossa dai maggiori inquinatori in America, le Sette Sorelle del petrolio, i Big Three dell’automobile, e le loro banche, Chase e First National City Bank (Citibank).  

La Calabria vittima di se stessa

La Calabria quale era e quale è – come se si fosse fermata a settant’anni fa. Il denso volume è il reprint, voluto da Manfredi e Sergi nel 1994, curato dall’Editoriale Bios a Cosenza, e non più purtroppo in circolazione, del numero storico che la rivista fiorentina di Piero Calamandrei dedicò nel 1950 alla Calabria. Una riedizione quindi tal quale – compreso l’errore di stampa in copertina, che reca Gherard Rohlfs invece di Gerhard. Con saggi, a leggerli uno per uno, tutti pensati, una cinquantina di contributi di nomi di primo piano, scrittori e studiosi. Calabresi: Alvaro, Répaci, Perri, La Cava, Zappone tra gli scrittori, Raffaele Corso, Umberto Bosco, Pietro Mancini, Fausto Gullo, Gaetano Cingari, Giuseppe De Stefano. E non: gli scrittori Luigi Luisi, Giuseppe Berto, Renata Viganò, George Gissing (presentato da Pietro De Logu), i grandi meridionalisti Zanotti Bianco, Isnardi, Rossi Doria, studiosi di varie discipline, Rohlfs, Luigi Firpo, Muscetta, Pugliese Carratelli, Gabriele Pepe et al. .
Celebre l’incipit del primo intervento, “L’animo del calabrese”, di Corrado Alvaro: “La Calabria, come non rappresenta un’unità linguistica, non rappresenta neppure un’unità etnica”. Una Calabria tante Calabrie, anche nella morfologia del territorio. E questo è tanto più vero oggi, facendo per esempio il raffronto tra l’alto Cosentino attorno a Sibari, una plaga semidesertica paludosa che oggi è un giardino, di primizie e di specialità, e la piana di Gioia Tauro, che era un giardino di agrumeti e oliveti e oggi vive di debiti e caporalato.   
Un numero doppio che diventò quadruplo. C’era molto da dire. Che impressiona per la sua “attualità”. Girando e rigirando il quadro è sempre quello – la frittata è sempre quella: i problemi sono gli stessi, i ritardi e le difficoltà pure, e soprattutto il punto di vista. Una regione, un mondo, che si connota sempre come speciale, mentre è in tutto eguale al resto del mondo, Italia compresa. Ed è questo probabilmente il suo limite. Testimoniato da qualche decennio dalla rinuncia alla politica – che anche l’Italia ha fatto e fa, ma con altra furbizia. Dalla rinuncia in sostanza a essere, a prendersi per i quattro capi e darsi una regolata, come dice il toscano, una strigliata. Ci sono, molti, calabresi a Roma, Milano e nel resto del mondo che se la cavano come gli altri, solo in Calabria è – sarebbero – un problema. Non è un problema di cromosomi.
Il nome beneaugurante – Calabria è abbondanza - che diventa un fardello. Già a nominarla, sul piano linguistico. C’è qualcosa che non funziona in questa scarsa (svogliata, stizzita, ignorante?) percezione di sé, distruttiva. La rivista fiorentina non se la sentiva di dirlo, ma lo diceva indirettamente, chiudendo la presentazione dello speciale con Carducci – che pure a Firenze non era amato: “Quanta gloria e quanta bassezza\  e quanto debito per l’avvenire”.
Gianfranco Manfredi-Pantaleone Sergi (a cura di),
Il Ponte. La Calabria quale fu e qual è

mercoledì 28 luglio 2021

In Afghanistan perché - a caro prezzo

Si è conclusa a giugno dopo quasi vent’anni la missione militare italiana in Afghanistan. Avviata il 30 ottobre 2001, chiusa il 29 giugno – ma già l’8 giugno a Herat, sede operativa della base italiana, si era svolto l’ammainabandiera.
L’Italia ha partecipato all’operazione americana “Enduring Freedom” (invasione dell’Afghanistan quale santuario dell’organizzazione terroristica Al Qaeda) dal 18 novembre 2001 al 3 dicembre 2006, con compiti di sorveglianza del territorio liberato di Herat. Partecipando quindi alla missione Isaf, International Security Assistance Force, per la sicurezza nell’area della capitale Kabul, fino al 31 dicembre 2014. E successivamente al programma Resolute Support Mission per la formazione delle forze di sicurezza afghane.
Inizialmente motivata dal contrasto all’organizzazione terroristica Al Qaeda, la missione non ha trovato poi ragione d’essere in Afghanistan. Il presidente Biden l’ha dichiarata fallita, chiudendo le operazioni -  dopo i primi passi verso il disimpegno militare di Trump, dall’Afghanistan come dall’Iraq, la Siria e il Medio Oriente nel complesso: il Paese torna ai talebani, che sono quello che erano - hanno torturato e ucciso a freddo il giornalista indiano Siddiqi per dimostrarlo.
La spedizione italiana in Afghanistan ha coinvolto 50 mila militari complessivamente, uomini e donne. Ha avuto 53 vittime e 723 feriti. Con un costo finanziario di sette miliardi – 7.163.850.237

La solitudine di Salvini, sorvegliato speciale

Salvini ne ha vinta una, le Europee del maggio 2019, e le perde tutte. Il governo prima, col Papeete e l’assurdo passaggio delle consegne al Pd, e poi Bologna, Firenze e mezza Italia – prossimamente Roma, Torino, Milano. Ha creato problemi per i candidati ovunque – per esempio anche a Roma, dove il voto era vinto in partenza e invece Michetti non andrà al ballottaggio. Si direbbe senza flair politico. Se non peggio, vista la non qualità delle scelte, oltre che per Roma, anche per Milano e altrove.
Capitalizza sulla fedeltà, il leghista si direbbe trinariciuto. Ma ha perso l’onda. Ora perfino sotto la concorrenza - non attiva, non ostile, per delusione - di Giorgia Meloni.
Era il Centro, il primo partito storico e il primo per consistenza, con ben il 34 per cento dei suffragi,  ha provato a fare la destra. Ma non sa come. Per il vaccino, contro? Per l’assistenzialismo, contro – nessun rapporto con gli imprenditori? E non sa con chi: Trump? Putin? Le Pen? Orbàn? Con l’Europa, contro? Le prova tutte, nessuna gli riesce. E non ha, caso unico, più nessun legame internazionale.
Vuole porsi al centro della destra, ma fa come se volesse invece isolare la destra. Con Le Pen in Francia, che il patto repubblicano terrà sempre fuori dalle istituzioni, francesi ed europee. O Orbàn, che invece è un furbo, e sta con i Popolari a Bruxelles, con i democristiani. Condizionato forse da Berlusconi, dalla protervia dell’ex re mida della destra di non consentire nessuno dopo di lui. Ma non è una buona ragione: Berlusconi va preso per il suo verso, oppure sfidato, ma non opponendogli una Le Pen.O allora prendere Orbàn per quello che è, un piccolo Berlusconi, un (piccolo) opportunista.
Vinse tutto quando aveva a consulente, o consigliere, Steve Bannon , uomo certamente di destra ma accorto gestore elettorale – ha perfino fatto eleggere Trump. Con lui è rimasto a mezza strada, tra Washington e Mosca, senza mai incontrare Trump o Putin (ma dalle loro superstrutture, si direbbe a naso, da allora sorvegliato speciale).

Se la mamma vuole morire

Una cerimonia degli addii attualizzata, completa di figlia lesbica ma non del tutto, della propria eutanasia cui la madre convita la famiglia, figlie, genero, nipote, che sarà praticata dal padre medico, senza mozione degli affetti se non sporadica, con molte discussioni del pro e del contro, se conviene vivere e come e fino a quando. Rifacimento di un film danese, da cui forse eredita il taglio ibseniano.
In questa edizione si avvale di Susan Sarandon, la madre, e di una speciale Kate Winslet, che s’imbruttisce per fare la figlia maggiore, che tutto sa e (non) decide. Non bastano a farne un film epocale, com’era nelle intenzioni, ma un ottimo documento sì – quali erano i “pensieri” prima del coronavirus. Più che un caso umano questa mamma che vuole morire è una che ha sempre fatto quello che ha voluto.    
Roger Michell,
Blackbird, l’ultimo abbraccio, Sky Cinema

martedì 27 luglio 2021

Problemi di base filiali - 651

spock

I genitori fanno i figli, i figli non possono fare i genitori, che giustizia è?
 
I genitori danno ai figli anche il nome, come agli schiavi?
 
Non solo non si possono scegliere i genitori, ma bisogna convivere con loro obbligatoriamente, è proprio una schiavitù?
 
E senza affrancamento possibile?
 
Basta ora anche un solo genitore per fare i figli, in proprio o in affitto?
 
Ma i figli non possono fare un genitore – nemmeno in affitto?
 
Ci vorrà una guerra civile familiare, mondiale?

spock@antiit.eu

Cronache dell’altro mondo – nere (131)

Simone Biles, la ginnasta che oggi ha dichiarato forfait a Tokyo, è celebrata in America come la più grande atleta di tutti i tempi. Si è distinta presentando numeri di tale difficoltà che anche finire fuori quadrato non ne pregiudicava le vittorie.
La Corte Costituzionale è stata investita d’urgenza da una New York State Rifle and Pistol Association contro le norme dello stato di New York che richiedono il porto d’armi - una licenza  per l’acquisto e il porto delle armi automatiche, pistole comprese. La Rifle and Pistol Association è animata da avvocati progressisti. Il caso che l’associazione è riuscita a portare alla Corte Costituzionale, in quanto violerebbe il secondo Emendamento, prospetta un’esigenza di difesa di cittadini neri in una comunità urbana a prevalenza nera. Il porto d’armi, solitamente concesso per la caccia e il tiro a segno, o in casi specifici a difesa da minacce specifiche, è stato negato a due richiedenti per difesa personale, dopo una serie di ruberie nel loro quartiere.
La Corte Costituzionale deve tornare a decidere sulla “affirmative action”, la riserva di posti – nel caso specifico nelle università – a richiedenti neri. È il primo caso che i querelanti riescono a portare alla Corte Costituzionale che riguarda una università privata, Harvard. In precedenza la Corte ha deciso in sei casi riguardanti università pubbliche, sempre riconoscendo la costituzionalità della “affirmative action”, ma quasi sempre con decisione di stretta misura, 5-4. Il caso di Harvard si presenta più divisivo poiché è portato avanti non da studenti bianchi rifiutati ma da asiatici.

L’esilio è un’altra vita

“In questa vita non serve molto\ al vagabondo, al pellegrino, a me,\ non abbiamo nostalgia di una patria\ e di pentole sul fuoco”. Emigrazione vuol dire nostalgia. Non per la giovane Nina Berberova,  che è sì russa, e in esilio, ma non sta a piangere sul latte versato: ha le idee chiare da subito,  come il quasi coetaneo Nabokov, e sarà con lui – che a Berberova dovrà il primo riconoscimento - una narratrice russa con un occhio sul mondo, non confinato alla Russia. L’esilio di Camus, sia pure volontario, è “la vita secca, delle anime morte: per rivivere, ci vuole una grazia, l’oblio di sé o una patria”.
Calusio correda la traduzione con un’ottima inquadratura, biografica e critica, dell’esule che non si voleva esule. Non legata a un passato comunque impossibile, e sempre attiva e innovativa, nella narrativa e nella saggistica. Impegnata, questo sì, per gli esuli russi (“a Billancourt diecimila russi costruiscono le automobili Renault”), col marito, il poeta russo eminente (“il più grande poeta russo che finora il Novecento abbia prodotto” per Nabokov, 1962) Chodasevič, al quale dedicherà la raccolta del 1984. Malgrado ogni sorta di difficoltà. Per tre anni vissero mantenuti da Gor’kij, a Saarow, le terme di Berlino, Marienbad, Sorrento, Capri. Per un breve periodo, a fine 1923, si trasferirono a Praga, dove la Repubblica neonata aveva promosso una “azione di soccorso ai russi”. La coppia si stabilì quindi a Parigi, per venticinque anni, fino al 1950 - Chodasevic vi morì, rimpianto,  nel 1939. Collaborando a periodici e pubblicazioni russe. E poi in America, dove Nina si risposerà e vivrà insegnando, a Yale e Princeton, e scrivendo i racconti lunghi, povesti, che si continuano a rieditare. Tornerà in Russia, con qualche trasporto, poco prima della caduta del sovietismo ma con le crepe molto in vista – ma più da turista, con osservazioni intelligenti, non offuscate dalla malinconia. 

Una vita tutto sommato felice. Per la forza della poesia: “Non è forse così tranquillo\ il volo giambico dell’anima\ perché intorno a lei il mondo\ è disarmonico, da secoli, da anni?”. Lo ha detto subito, in una composizione del 1924: “Lo dico: non sono in esilio,\ non cerco strade terrestri,\ non sono in esilio, sono in missione,\ mi è facile vivere tra la gente”.
Anche se deve pagare pegno: “Per la vita perduta volevo amare,\ per la vita perduta mi è impossibile amare”. Felice col marito. La curatrice riporta un ritratto cattivo che che un letterato russo a Berlino, che la coppia frequentava nel 1923, ne ha fatto nelle memorie, come se riportasse una lamentela del marito. Ma furono una bella coppia - wikipedia inglese la illustra con una foto a Capri nel 1925. Una poesia comunque della memoria. Già in questo primo libro, dei primi anni. Nel rapporto col poeta illustre: “Sì, le nostre vite erano dissimili.\ Il mio ardore per il tuo freddo,\ la tua ira in cambio di tenerezza e tentazioni”.
In originale, con la traduzione di Maurizia Calusio, una scelta di Mario Luzi, dal primo libro, “Poesie 1923-1933”, della raccolta che Berberova si decise a fare delle sue poesie tardi, nel 1984. L’unica pubblicata, con una selezione severa di tutti i suoi componimenti, da quando era adolescente, solo un’ottantina di composizioni.
Nina Berberova, Antologia personale, Passigli, remainders, pp. 113 € 4,95

lunedì 26 luglio 2021

Letture - 463

letterautore

Amori – I poeti lo fanno strano? Montale, il poeta di Dora Markus, Liuba che parte, “Clizia” (Irma Brandeis), Esterina, Arletta, ci provava con tutte, assicura Rosellina Archinto a Scorranese sul
“Corriere della sera”: “Si innamorava un giorno sì e uno no”. Quando, aggiunge, “ho cominciato a pubblicare le sue lettere mi sono cadute le braccia: gli piacevano tutte”.
Savinio, attesta ancora Archinto, che ne ha avuto in mano l
’epistolario specifico, “l’epistolario più bello”, che però la figlia di Savinio, Angelica, assolutamente non volle si pubblicasse, ebbe una relazione segreta “con una signora di Trieste”: "Niente di sconcio, lui prendeva il treno da Roma, lei dalla sua città e si incontravano alla Stazione di Milano. Si sedevano su una panchina e parlavano. Così per anni, una volta al mese”. 

Dante – È Proust. Cioè, Proust è Dante. Piperno rilancia su “La Lettura” del 4 luglio il parallelo che, “con l’imbarazzo del filologo e l’audacia del letterato di grido”, Gianfranco Continì aveva proposto fra la “Commedia” e la “Ricerca”. Per via del narratore che è l’autore.
Piperno aggiunge: è per la presenza nella “Commedia” e nella “Ricerca” del Sapiente, “l’incrocio tta il filosofo e il moralista”, in quanto “fonti inesauribili di saggezza introspettiva”. E allora Dante e Proust sono “in questo almeno assimilabili a Shakespeare”. E la triade è conchiusa.
Proust non ci avrebbe mai pensato. A Dante, Ma nemmeno a Shakespeare – lui andava in superficie. Amava le chiese, ma da esteta.
 
Non sarà a rischio proscrizione per delitto di genere? Neri Marcoré ha contato per un suo spettacolo i personaggi della “Divina Commedia” per genere, e ha trovato poche donne: “Le donne nella ‘Commedia’ sono 42, contro circa 500 uomini”.
 
La “Commedia” in volgare, perché no? Cioè in un dialetto di oggi. L’operazione sarebbe stata già del Seicento, con una riscrittura in siciliano, scrive
  Maurizio Porro su “La Lettura” dell’11 luglio: “Seguita da molte altre, una calabrese. l’intero ‘Paradiso’, due veneziane e tre napoletane del Settecento in versi”., Nell’Ottocento “una meneghina, oltre al Porta, e in friulano e in bolognese”. Di Carlo Porta ventisettenne si recupera  ora “L’Inferno di Dante riscritto in milanese”.
 
È l’intellettuale per eccellenza, il primo e il più “completo” – equilibrato, coerente. Nella “Commedia” oltre che nei trattati. Onnivoro: curioso e versato su ogni aspetto, linguistica, metrica, poetica, storia, filosofia, teologia, geografia, storia della letteratura, e anche, pare, matematica e fisica. Capace anche, non superficiale, anzi il più attento e approfondito: sa tutto quello che si può sapere, e sa anche “criticarlo”, valutarlo. Con la stessa certezza dell’intellettuale. Che si vuole guida del popolo – dei perplessi e degli incerti.
 
Capossela porta in giro una “Bestiale Commedia” come  “concerto dantesco”. Per una “compagnia”, dice, che lo ha sempre accompagnato, dacché ha ricordi. Anche se, inzialmente, “per miti interposti”. Il suo primo mito è stato “il dannato, il bohémien, il distillatore di bellezza Amedeo Modigliani”, e “Modigliani sgranava come un rosario ebbro i versi di Dante a memoria”. Lo stesso ha provato Capossela, ricavandone “la più sublime forma di preghiera umanistica”: “Una esperienza di spiritualità, che nella ripetizione conduce a una specie di trance”.
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Europa
– Rumiz, dopo averla ridotta a terra del tramonto (v. “Letture”, n. 462), così se la fa spiegare, nello stesso “È Oriente”, 65, da Václav Havel, il drammaturgo, ex presidente della
Repubblica Ceca: “Questo è il luogo dove le identità si addensano, e non hanno alternativa fra la guerra e la coabitazione, fra l’autodistruggersi e l’essere spazio di unitario di spirito e di civiltà.
L’Europa è un arcipelago, con le diversità interrelate al punto che  l’assenza di una sola di esse provocherebbe un crollo globale”. Lui che da presidente ha subito la divisione della Cecoslovacchia. E ancora – più di tutto: “Uno stomaco capace di digerire popoli e culture, senza farne mai un meticciato informe”.
 
Hamsun – Un umorista, secondo Thomas Mann. Conversando a Parigi (“Resoconto parigino”, 39) con la padrona di casa a un pranzo in suo onore, una signora norvegese, Mann  ricorda una massima di Goethe che si appuntò da giovane tanto gli era sembrata peculiare, che a proposito di “un artista italiano” ha scritto in “Poesia e verità”: “Un umorista, quindi non un uomo di prim’ordine”. Per poi dire Hamsun un umorista : “Knut Hamsun, il maggiore scrittore vivente, è stato un umorista lungo tutta la sua carriera, da ‘Fame’ sino a ‘L’ultimo capitolo’”.
 
Montanelli - Giancarlo Mazzuca celebra, col fratello Alberto, Montanelli, presentando il loro libro sui quotidiani del gruppo QN con l’aneddotica su Churchill – “Churchill mi disse, Churchill mi ha confidato, etc.”. Cioè il lato montanelliano di Montanelli, insopportabile - quello dei “ritratti”, del verosimile non vero, e sempre Indrocentrico.
 
Pacifismo massonico – Thomas Mann ha a Parigi (“Resoconto parigino”, 118), all’improvviso, dopo una conversazione con Koudenhove, che ammira, “il pacifismo massonico dei congressi”. Le assise pacifiste internazionali che precedettero la Grande Guerra, ad Amsterdam e altrove. Senza dichiararsi:  “Il pacifismo massonico dei Congressi (qui il traduttore doveva lasciare la maiuscola, n.d.r.) non può più essere considerato depositario della Verità”.
 
Pannonia – Paolo Rumiz va alla ricerca, nei testi raccolti in “È Oriente”, della Pannonia. Testi di geografie politiche inestricabili, commistioni di lingue e linguaggi, diversità anche radicali entro gruppi piccoli e minimi, geografie sociopolitiche e anche culturali fratte, intricate, spesso ostili. Reduce dallo choc Jugoslavia, degli odi di ogni tipo, etnici per lo più, ma anche religiosi, politici, sociali, Rumiz ne trova quello fondamentale tra montanari e gente di pianura. E sembra cercare come Pannonia un’entità unificante, dopo tanto frazionismo, cruento, micidiale-cruento. Riportando il nome alla radice indoeuropea “pen”, palude, acquitrino. Applicabile allora alle vaste zone paludose attorno al Danubio e alla Sava.  
È termine latino, che piace  ricondurre allo slavo pan¸ uomo: un luogo delle genti. Di tribù indistinte: di poco conto e mescolate inestricabilmente. 

Russia – “Dì, ricordi la Russia”, si dice Nina Berberova tornando in patria dopo sessant’anni, “sulle rive dei suoi otto mari\ accerchiata da pesanti navi?”. Lo Stato continentale più grande del mondo, di gran lunga, si sente accerchiato. È questa, si può dire, la verità politica della Russia – di ogni Russia, zarista, sovietica, putiniana.

Vagabondaggio - A lungo appaiato con l’ambientalismo, con la “natura”.  Gli scrittori della natura, Jack London, Knut Hamsum praticano e lodano il vagabondaggio. Ancora di rito dopo la guerra, p.es. con Kerouac. Rifacendosi, direttamente e non, a Thoreau e Whitman. Che però praticavano un vagabondaggio organizzato, programmato. .
Rumiz ne fa la condizione dello scrivere, della scrittura. Partendo per una delle sue randonnées nella (sua) mitica Pannonia, nei testi accolti in “È Oriente”, si pone il quesito: “Mi chiedo se il narrare non nasca dall’andare”.
La cosa si potrebbe pensare anche in forma stanziale. Sagari non è il solo, tra gli scrittori di avventure, a non essere mai uscito dalla sua città. Però ci vuole un atlante, anche fantastico.

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Camus si diverte

Un ingegnere che è in realtà un Capitano marittimo reduce da un naufragio, una diga (forse) da costruire, dono del governo francese al paese africano, siamo in Africa, una festa di possessione, la festa in chiesa con gli ex voto, una pietra enorme da trasportare sulle spalle, di cui l’Ingegnere si fa infine carico, il tropico asfissiante. Un Camus esotico (in Francia ancora si può, qui ci sono ancora i neri, e perfino i negretti), narratore puro.
Due racconti estratti dalla raccolta “L’esilio e il regno”, “L’exil et le royaume”. Il racconto del titolo è dell’artista al lavoro, in casa, e quindi dell’opera d’arte rimandata: la moglie è affettuosa, i figli crescono, gli amici s’installano, gli spazi si restringono, il tempo manca, qualche pennellata  si può dare, ma vaga. Alla fine, sulla tela bianca, una parola qualcuno legge, scarabocchiata, forse “solitaire”, solitario, forse “solidaire”, solidale. Dell’artista che non vuole dispiacere a nessuno, compresi i critici, anche se vieppiù perplessi.
Un Camus umorista. Anche in Africa – seppure oggi scorretto, e anzi forse impubblicabile. L’Africa è sempre “profonda”, come usava dire, grandi fiumi grigi, umidità, personaggi, usi e natura inaccessibili – l’esotismo era l’inaccessibilità, anche delle donne. Ma non per Camus, che conosce la cosa. Il Tropico, “La pierre qui pousse”, è afrore, e stanchezza. Il fiume scorre “monotono”. Il gergo locale fose non è evocativo, magmatico, esorcistico, forse è solo limitato, ripetitivo per non sapere come altro dire..
Albert Camus, Jonas ou l’artiste au travail, Folio, pp. 120 € 2

domenica 25 luglio 2021

Ombre - 571

Vinca inaugura oggi il restauro della Via dei Tedeschi. Realizzato dal Cai, dal Comune di Fivizzano, di cui Vinca è frazione, e dal Parco delle Apuane. È la strada costruita dagli abitanti del piccolo borgo apuano durante l’occupazione, per consentire l’approvvigionamento della Linea Gotica. Una costruzione, si dice, che permise agli abitanti di sfamarsi, lavorando in cambio di un pezzo di pane.
Vinca fu vittima di una rappresaglia di più giorni, da parte del “monco” Walter Reder, quello che poi si illustrerà a Marzabotto, con 142 vittime. Tutti quelli che Reder riuscì a scovare in più giorni di rastrellamenti, durante i quali fece bruciare a più riprese il paese.
 
“Manifestazioni da Aosta a Palermo contro il green pass”. Ma quanti sono i no wax di cui ci ingombrano le cronache? Qualche milione? Centinaia di migliaia? Decine di migliaia? No, mille, duemila per piazza. E  ora che negli Stati Uniti le destre fomentano la vaccinazione, rischiano di restare soli.
 
“Manifestazione contro il green pass obbligatorio: a Roma un migliaio di persone in piazza del Popolo”, che ne contiene 200 mila – “Il Tempo”, cioè Giorgia Meloni.
“Il Messaggero” invece, da sinistra, dice tremila: gioca a farci paura?
 
Narra l’inenarrabile Ferrarella, il rappresentante di commercio della Procura di Milano al “Corriere della sera”, in difesa del suo beniamino procuratore Storari, di quando ebbe notizia che una donna in un’auto bianca aveva consegnato al “Fatto quotidiano” le carte della loggia segreta
Ungheria: “Solo pochi giorni dopo la venuta del giornalista” (del “Fatto”, n.d.r.) la GdF aveva ricevuto proprio dal pm Storari l’incarico di acquisire” tabulati, telecamere e “l’elenco di targhe di auto bianche a Roma”.
 
“Tre milioni di italiani rinunciano alle vacanze per paura del covid”,  calcola Confcommercio. “Il green pass devasta l’economia”, dichiara lo stesso giorno Giorgia Meloni.
Lo dichiara alla Versiliana, luogo d’incontri estivi a Marina di Pietrasanta. Per un pubblico talmente numeroso che si è dovuto cercare una sede più vasta. 
 
Dobbiamo dunque a Renzi – a Davide Serra, il suo amico finanziere? – nel libro ora annuale con il quale “si toglie i sassolini”, la notizia che la Rcs, l’editrice di Urbano Cairo, è sotto scacco del fondo Blackstone, dopo avere perduto la causa per la vendita della sede storica del quotidiano. Blackstone pretende da Rcs 600 milioni di danni. Causa di cui gli azionisti Rcs non sanno nulla dai prospetti, e contro la quale non c’è in bilancio alcun accantonamento conservativo.
 
Non si smentisce il Csm nel boicottaggio della riforma della Giustizia Draghi-Cartabia. Con un parere negativo non richiesto, e non deliberato, ma comunicato ai media. Solo che, questa volta, pare che la presidenza non sia onoraria: presidente del Csm è il presidente della Repubblica, e Mattarella ha zittito le voci.
Nel Csm, non si dice per patriottismo, ma si annida tutto il marcio della magistratura. Non da ora,  molto prima di Palamara.
 
La legge Zan? “Un’arma di distruzione di massa”: esagera Marco Rizzo, il capo del residuo partito Comunista, con Carmine Saviano sul “Venerdì di Repubblica”? Sul fatto “bastava aggiungere una riga alla legge Mancini”. Perché allora il ddl Zan? “Ti affidi ai diritti civili solo perché non puoi dire nulla sui diritti sociali”.
 
Una decina di arbitri di calcio di prima categoria truccava le note spese. E speriamo solo quelle.
 
Il ministro del Lavoro Orlando fa il viso dell’armi agli industriali che volevano la ripresa dell’attività in sicurezza, con i vaccini. Fare il viso dell’arme all’industriale è ancora il marchio  di fabbrica della sinistra? Cioè, Orlando è di sinistra, uno che espone i lavoratori ai no wax, ai neghittosi, e ai menefreghisti?
 
Un governo di larghe intese, insomma di unità nazionale, non sa decidersi di imporre il vaccino a categorie che lavorano a contatto con il pubblico: gli insegnanti, i sanitari, i commessi, i camerieri, i cuochi, eccetera. Anche se la Costituzione lo impone – imporrebbe, la Costituzione, come si sa, è opinabile.
 
Agli europei di pallamano su spiaggia le nazionali norvegesi si rifiutano di indossare il bikini regolamentare e indossano i pantaloncini. A maggio le giocatrici tedesche di beach volley Karla Boger e Julia Sud hanno minacciato di non giocare in Qatar, dove la federazione locale pretendeva i pantaloncini. È l’unione delle razze, le norvegesi qatariote?
 
Maria Chiara Carrozza, già ministra di Letta, da Letta messa a capo del Cnr, chiama subito alla direzione generale un altro Dc di stretta osservanza, il direttore generale di Roma Tor Vergata – la vecchia risposta di Andreotti alla Sapienza che votava rettori Ruberti e Tecce, di sinistra. La ricerca è Dc pura e dura – l’energia invece (Eni, Enel)) pure, ma alla Renzi, con aperture.
 
Social changes, organizzazione americana riconducibile al partito Democratico, ha finanziato nel 2019 le campagne elettorali anche in Italia, alle Europpe e alle Regioali. Ma due su tre dei candidati che ha sponsorizzato non sono stati eletti: un patrocinio a perdere?
 
Esce nel silenzio compatto – con la sola eccezione del “Corriere della sera” - il libro denuncia del professor Donati, specialista di doping atletico, 400 pagine, sulla trappola tesa ad Alex Schwazer dalla Wada, oggi World Athletics, per escluderlo dall’Olimpiade brasiliana. Un intrigo condannato già in Tribunale, che Donati fa risalire agli interessi (cinesi?) dentro la Wolrd Athletics. La purezza nello sport ha un costo.
 
Pogacar per contro vince il Tour “volando”, con prestazioni che non hanno nulla di “umano”, di valori muscolari, respiratori, di peso, di agilità, riscontrabili, misurabili. Come già l’americano Armstonrg vent’anni prima, che vinse  nove Tour di fila sempre drogandosi.
Si sa ma non si interviene: bisogna creare il campione, che ispiri le folle per qualche anno, poi, quando se ne sarà trovato un altro, si può sempre procedere contro il precedente, come con Armstrong.

Pogacar che non è una novità.  Nel Tour precedente aveva girato nelle quattro tappe di montagna più velocemente di ogni altro campione nella storia – tutt’e quattro le tappe e le montagne a velocità record.
 
Il calciatore brasiliano Léo Sena, in forza allo Spezia, no wax, insieme con un altro compagno di squadra, brasiliano anche lui, positivo, ha infettato mezza squadra e tutto lo spogliatoio tecnico della squadra ligure. Il danno è milionario – in termini di ritardata preparazione, con conseguente difficoltà in campionato e probabile retrocessione.
Ma il calcio non è gioco di squadra? Sotto la forma della libertà di giudizio, il virus ha infettato la libertà di comprendonio.
 
Malan, senatore valdese, lamenta che la protesta dei vescovi sulla legge Zan sulla base del concordato Italia-Santa Sede sia rimasta inascoltata. Tacciono i cattolici, i tanti al governo. Sono per l’aumme-aumme?
 
La Uefa multa lo Spezia per quasi mezzo milione, e ne inibisce il mercato per due anni. Per lo stesso problema, compravendite al di fuori del fair-play finanziario, ha multato il miliardario Manchester City per tre-quattrocentomila euro. Il City è di proprietà di uno degli sceicchi arabi con i quali il presidente della stessa Uefa, Ceferin, è in affari, milionari.

Cronache dell’altro mondo (130)

A Vienna da qualche tempo come già a Cuba, si avvertono nell’ambasciata americana “attacchi acustici”. All’udito. Il bersaglio è il cervelletto. A Cuba da una dozzaina d’anni ormai. Il malessere che colpisce i funzionari dell’ambasciata punterebbe a offuscarne il cervelletto. Si presume, non si sa – la Cia e la dozzina di altre agenzie americane di intelligence non ne sono venute a capo.
Le truppe Usa non hanno ancora lasciato l’Afghanistan, non del tutto, che il primo loro interprete è stato decapitato. Più che forze di liberazione, quelle Usa sono, come già in Vietnam, forze d condanna.
Il presidente Biden, che pure non ne ha sbagliata una, nel primo semestre di governo, è in perdita di consensi, e ora raccoglie meno approvazione dei suoi due predecessori: Obama a luglio 2013 era al 55 per cento dei consensi, Trump a luglio del 2017 al 52. Biden è al 51 per una rilevazione (Rasmussen), al 50 per un’altra (Gallup). Quel che è peggio, ha un alto indice di non gradimento, il 45 per cento, gli indecisi o non informati sono pochi. Biden non è giovanile, questo il suo principale problema. Insieme col Bif  Bipartisan Infrastructure Network, da 1.200 miliardi, per energia pulita e infrastrutture: la politica bi-partisan è poco gradita, il paese è diviso.

Si può votare anche in chiesa (“Souls to the Polls”), anche prma del giorno delle elezioni, solitamente la domenica prima del martedì elettorale, in Florida a partire dagli anni 1990, e poi in Georgia, Texas e altrove. Non propriamente in chiesa, ma le chiese delle congreazioni nere, metodiste, episcopaliane, eccetera, organizzano carovane elettorali dopo il servizio religioso  domenicale. Con effetto pare incisivo sulla mobilitazione elettorale.
Obama al secondo mandato, nel 2012, ottenne il 66,6 per cento degli aventi diritto al voto  afroamericani – si recarono a votare cioè i due terzi degli afroamericani aventi diritto. Un punto percentuale in più degli aventi diritto banchi.

Il ritratto del potere dei Medici

Una mostra rara per il pubblico americano, con Raffaello, Bronzino, Pontormo, Cellini, Tiziano in prestito da Firenze (Uffizi, Pitti, Palazzo Vechio), Palazzo Reale di Pisa, Praga, Fondazione Cini, e anche alcuni pezzi di collezionisti americani. Il filo della mostra è semplice, la politica di Cosimo dei Medici. Come i Medici, tornati al potere sulle imperizie e le disavventure repubblicane, hanno consolidato il potere trasformandolo in principato, sostanzialmente con la sola “invenzione” di Cosimo – Cosimo I: attraverso la cultura. Riprendendo il disegno di Lorenzo il Magnifico nel Quattrocento. Ma con alleanze, parentele, commissioni, esibizioni di ricchezza, se non di potenza. Con Cosimo primo granduca e Caterina regina di Francia.
Un assunto noto, ma con un itinerario curioso: riletto e mostrato attraverso uan serie di ritratti. La politica matrimoniale con la corte di Francia, per esempio, nel ritratto commissionato a Raffaello, in abiti “franciosi”, che Lorenzo de’ Medici manda a Franceso I. O il ritratto di Cosimo come Orfeo, opera del Bronzino - il primo della serie di ritratti di Cosimo e famiglia dello stesso pittore  - del Philadelphia Museum of Art: Cosimo nudo, in mano uno strumento, con Cerbero muto sullo sfondo, il pacificatore. E così via.   
Ilpodcast della mostra è specialmente interessante perché si ascoltano nozioni disusate o anche ignote su questo o quel ritratto, sulla committenza (l’abbigliamento, la posa, i colori, etc.), l’uso, in ragione di intenti politici specifici. In aggiunta al loro valore pittorico.
Keith Christiansen-Carlo Falciani,
The Medici: Portraits&Politics. 1512-1570, New York, Metropolitan Mseum of Art, online