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sabato 19 ottobre 2013

Secondi pensieri - 153

zeulig

Animalismo – È di Schopenhauer, secondo Nietzsche, “Il nichilismo europeo”, § 26, “I tre secoli”: “Schopenhauer, regno degli appetiti, testimonianza della sovranità degli istinti animali”. Schopenhauer Nietzsche giudica “più veridico” di Rousseau, “ma più cupo”.
Schopenhauer come eponimo dell’Ottocento, il secolo animale: “L’Ottocento è più animale, più terra terra, più brutto, più realista, più popolaresco  e, a causa di ciò, «migliore», più «onesto», più sottomesso alla realtà, di qualsiasi specie sia, più vero; ma più debole di volontà, triste e oscuramente esigente, ma fatalista”. Più del Settecento.

Evoluzione – Dà della vita una miserabile presentazione – Leopardi direbbe di “nullità” (“più scoperte si fanno nelle cose naturali, e più si accresce nella nostra immaginazione la nullità dell’Universo”).

Famiglia – Non c’è nei Vangeli, come non c’era nei testi vedici, nei poemi omerici, e nelle primitive forme patriarcali in cui l’ascendenza era avunculare (consanguineità certa). L’assenza nei Vangeli è inquietante perché essi sono alla base della società e della storia che ancora viviamo.  Gesù rigetta gli obblighi di famiglia – “chi è mia madre? Chi sono i miei fratelli?” E quando uno dei seguaci gli chiede il permesso di andare a seppellire il padre: “Lascia i morti seppellire i morti”. L’adultera Maddalena, che poi sarà venerata per santa, perdona non perché pentita ma per la sua capacità di amore.

Fantasia – Più che l’emozione, dove si colloca esattamente nell’evoluzione? Specie nella forma leopardiana della illusione.

Nichilismo – Fu anzitutto letterario, di Dostoevskij. Un “personaggio” che affascinerà soprattutto i narratori, fino agli anni 1930 (I.Némirovsky, Paul Morand, lo stesso Céline, A.Huxley). Meglio se in aspetto femminile. Giuliano Campioni, editando l’ultimo frammento di Nietzsche sul nichilismo, poi reimpastato da Gast e Elisabeth nel § 55 della “Volontà di potenza”, lo connette a Parigi, all’apprezzamento di Nietzsche per Taine e Paul Bourget (con Taine e Burckhardt si voleva, scrivendo alle amiche, come uno dei tre moschettieri del nichilismo). E in particolare per una novella di Bourget, l’autore dei “Saggi di psicologia contemporanea”, 1885 e 1887, poi tourné narratore, nel racconto “Nihilisme”: che un’affascinante, gelida, studentessa slava impersona, terrorista.  

Pessimismo – “Le grandi verità”, riflette Leopardi nello “Zibaldone”, 3383, “non si scuoprono se non per un quasi entusiasmo della ragione”.

Schopenhauer lo esercita conseguente chiudendosi nel rancore, stanco, decadente. Seppure in posa: sta saldo come roccia nel terrore che evoca, nel vortice del vuoto, e anzi irridente, la sua autostima (autoconservazione) mai vacilla. Mentre gli altri Grandi Pessimisti dell’Ottocento, Leopardi e i wagneriani Nietzsche e Baudelaire – ma meglio sarebbe dirli Distruttori dell’Ottimismo del secolo – ne fanno la molla per una migliore conoscenza, reale, conseguente, operosa.
Leopardi, che vuole il poeta il vero interprete della natura ( “Il poeta non imita la natura: ben è vero che la natura parla dentro di lui e per la sua bocca”, “Zibaldone”, 4372), aveva trovato ventenne che la totale nullità dell’essere pure manifesta nell’opera di genio “una certa bellezza e grandezza che riempie l’anima” (“Zibaldone”, 259 segg.). Anzi, che “lo stesso spettacolo della nullità è una cosa in queste opere che par che ingrandisca l’anima del lettore, la innalzi, la soddisfaccia di se stessa e della propria disperazione”.
Nietzsche cinquant’anni dopo avrebbe impersonato - sulla traccia leopardiana, è vero - questa ambivalenza nell’“apollineo” e il “dionisiaco” della tragedia greca. Concetti  impropri in sé, ma non per quello che significano per Nietzsche.

Scoperta – È riduttiva? È distruttiva: il disvelamento opera nel senso della limitazione delle possibilità invece che dell’accrescimento e della nobilitazione. La verità (razionalità) praticando nel senso della riduzione delle possibilità.

Scienza – È all’origine della depressione dell’epoca? Per la sua razionalità sempre limitativa.

Suicidio - Si cita Plinio, che attesta il suicidio per sazietà presso gli iperborei, popolo del Nord che, vivendo nell’eterna primavera, malgrado le notti lunghe sei mesi, sarebbe stato altrimenti destinato a vita imperitura. Altro precedente è il colonnello Redl, che chiese e ottenne il permesso di uccidersi. O l’impresentabile Dimitri Karamazov, il quale ipotizza il suicidio per entusiasmo. Che c’è, nei kamikaze, nel seppuku, l’evisceramento rituale, nello shinju, il suicidio degli amanti - ma chissà, l’Oriente è misterioso. Alfred Redl, capo dei servizi segreti nell’Austria Felix di Francesco Giuseppe, si vendeva i piani militari alla nemica Russia per pagarsi costosi amanti. Incontinente, fu scoperto per aver corrisposto con fidanzati frivoli, chiese il permesso di uccidersi e, ottenutolo, si sparò. Si suicidavano i soldati giapponesi nell’ultima guerra piuttosto che arrendersi – meglio un giapponese morto che uno vivo?
Il motivo non è rilevante: Claudio l’imperatore si voleva uccidere, narra Svetonio, per il mal di pancia. Si muore di noia, in senso non figurato: il filosofo Egesìa, che insegnava che tanto vale morire, provvide infine per se stesso. O per carenze in un mondo supposto di bellezza e razionalità. Dei pettorali i maori, delle misure canoniche qualche ragazza, di fame. È un esito dell’educazione classica: il suicidio è atto di fede nell’armonia del creato. Lo annota Constant, che non si uccise: “Quelli che predicano contro il suicidio sono fautori della schiavitù e della bassezza”. Fuori gara è Werther, che si uccide per non aver trovato una seconda bambola bionda - oggi si trova di tutto. Poi ci sono gli irregolari. Perché si uccide il colonnello Rocca? Regista occulto del mercato delle armi, ben pagato dalla Fiat? È un caso della specie dei suicidati. Che con sottile metafora il fisiologo Morselli così spiegava all’anomico Durkheim: volentieri mi lascerei suicidare da una strega – o del segreto che non vuole farsi conoscere: segreti condivisi? tangenti non divise? troppe armi ai palestinesi? troppe a Israele? Alcune cose è meglio non sapere.

Superuomo – Wilde se ne può dire la personificazione: ha tutto dello Übermensch di Nietzsche, l’amore e il gusto del bello, l’individualismo, l’albagia. Naturalmente è il superuomo contro Nietzsche – contro l’affanno,  il proselitismo, i valori assoluti benché transvalutati. Cos’è e dove si ferma allora la verità di un concetto. Nella fase realizzativa ma anche concettuale.


Wilde impersona il superuomo di Nietzsche in forma di paradosso, anticipando Borges – ma allora all’insegna rovesciata dell’incredulità.

zeulig@antiit.eu

Il trattamentone Pascal sul Cristo

“Il Verbo che esisteva dall’eternità, Dio in Dio” si manifesta con Cristo a coloro “solamente ai quali egli ha dato il potere di essere fatti figli di Dio”. Un testo risolutivo, in questo incipit, contro i turbamenti del papa e del mondo, attento nel 1655 ai dubbi di Barthes, Roland Barthes, e di Scalfari. Il seguito è una sinossi affascinante della vita pubblica del Cristo, in 354 svelti punti. Nei quali Michele Ranchetti, che questa riedizione ha voluto, riesce a individuare una scansione musicale. Ma si rilegge tuttavia con sorpresa, per quanta dimestichezza uno abbia dei Vangeli.
Pascal riprende, con Giansenio e Arnauld, il progetto di sant’Agostino, di collazionare i Vangeli. Con due novità, nota Ranchetti: usa il francese invece del latino, e ci mette l’esperienza personale della “scoperta di Dio”, da libertino convertito. È un testo quindi di uso pubblico. I Vangeli sono scanditi in unità di tempo e luogo. Per un’esposizione orale, come alla lavagna, o una rappresentazione teatrale, in armonia col gusto del tempo – una sacra rappresentazione, più raffinata, secca. Oggi si direbbe un trattamentone, una rima sceneggiatura. Perché non sarebbe un copione per una delle “piccole scuole” gianseniste che gravitavano attorno a Port-Royal, cui Pascal fu addetto per qualche tempo?
Più volte Pascal sottolinea l’evidenza: che Gesù è ritenuto un folle, dai parenti e dai suoi stessi miracolati. Nietzsche, “Il nichilismo europeo”, § 13, dice Pascal “disperato”: “Comprese che anche la sua conoscenza doveva essere corrotta, falsificata – che la rivelazione è necessaria per capire il mondo, anche in modo negativo”. In “Al di là del bene e del male”, III, § 62, l’aveva detto “volontariamente imbastardito e diminuito”, in quanto convertito, professo cristiano. Qui sembra piuttosto innamorato.

Blaise Pascal, Compendio della vita di Gesù Cristo, Quodlibet, pp. 81 € 9

Novismo al tramonto con Marino

Il “novissimo” Marino sindaco di Roma ne inanella una dopo l’atra. Dopo la prima mossa giusta, andare su e giù in bicicletta (ma ogni tanto prende la macchina, e anche l’aereo), non si contano gli errori e le stupidaggini. Che non sono pettegolezzi dei partiti che lo sostengono. Se non, forse, per i 25 o 26 incarichi “ad alta specializzazione”, da 100 mila euro l’anno, a galoppini di partito, laureati di università telematiche.
Se ne va a Auschwitz oggi, il giorno dei black-bloc – poteva andarci il giorno della Memoria, o  un  altro sabato. Voleva reimpastare Ama e Atac e ha scoperto che non lo può fare. Ha nominato un capo dei vigili urbani, un capo gabinetto del vicesindaco e una consulente alla sicurezza che non hanno i titoli. Ha firmato con gli appaltatori della Metro C una transazione per 271 di maggiori costi, senza chiedere i giustificativi, e contro il parere del ministero e del suo ragioniere generale, che si è dimesso. La stessa parziale chiusura al traffico dei Fori imperiali ha voluto traumatica – e resta ancora impraticabile per metà dell’Esquilino, una zona a forte densità. Ha riavviato la pratica delle “cartelle pazze”, atti di arbitrio, anche di illegalità, a danno dei cittadini.
Forse la politica non può bruciare le tappe: ha bisogno di tirocinio. Ma il buonsenso? Di Marino si ricordi che era candidato alla segreteria del Pd, al governo, e a ogni dove. La faccia non basta.

Fisco, appalti, abusi – 37

Il costo di un supplente annuale a scuola è maggiore del costo di un insegnate stabilizzato. Tanto più ora che gli aumenti di anzianità sono congelati. Ai maggiori oneri contributivi bisogna sommare i costi generali d’amministrazione, per la gestione di 142 mila supplenti, alcuni anche da trent’anni, molti da venti. Il 17 per cento del totale, quasi uno su cinque. Con nomine annuali, sulla base di graduatorie da compilare. Con pregiudizio della continuità didattica, oltre che della salute dei supplenti.

La richiesta di un bancomat implica una dozzina di firme e, teoricamente, la lettura di 34 fogli, quasi tutti pieni, senza margini, a corpo 6. In omaggio alla trasparenza e alla privacy.
La banca comunque è tenuta a consegnare copia delle 34 pagine e a custodire l’originale.

Piovono “cartelle pazze” a Roma per multe già pagate o non notificate. Ogni cartella pazza è una rottura di scatole interminabile, da mezza a una giornata di lavoro per ritrovare il titolo già pagato, compilare il ricorso,e corredarlo di quattro documenti, e inviarlo per raccomandata con coda alla posta e 4 euro di spesa. Se tutto va bene.

Il Comune di Roma e Equitalia ci riprovano con le “cartelle pazze”: onerose richieste risarcitorie di vecchie multe prima che vadano in prescrizione. Senza alcun controllo, Comune e Equitalia “ci marciano”. È un abuso e un falso (il Comune porta all’attivo somme che sa non esigibili, Equitalia, entte ubblico, profonde organizzazione e spese postali non rifondibili), materia di azione collettiva. Me le associazioni degli utenti\cosumatori, Adusbef, Codacons, etc., non sono interessate: sono legate al Comune o a Equitalia?

Saccomanni, che non trovava un miliardo per rinviare l’aumento dell’Iva, ne ha subito trovato mezzo per Ignazio Marino, il sindaco di Roma.


Nell’ultima transazione con le imprese appaltatrici della linea C della metro, l’“opera più costosa d’Europa”, con conguaglio di 271 milioni, il sindaco di Roma Marino si è fatto firmare una “rinuncia tombale” a ogni altra pretesa, anche su “fatti accertabili”. Rinuncia che sa di nessun valore.

venerdì 18 ottobre 2013

La Germania era una ragazza innamorata

Non usano più le antologie, “Il fiore di”, “Le più belle pagine”, “I novissimi”, “I romantici”, “I burleschi”, e invece sono gradevoli e utili. A condizione che il curatore sia un conoscitore, di gusto sicuro. Queste traduzioni, del germanista dell’università di Pisa Giovanni Vittorio Amoretti, sono vive dopo settant’anni.
La poesia tedesca debutta ai primi del 1100 con versi di donne. D’amore. Arditi. I loro coevi maschi, Kürenberg e Walther von der Vogelweide, impersonano fanciulle ardenti. Non si può negare Darwin, la specie muta.

G.V.Amoretti, a cura di, Le più belle liriche della letteratura tedesca

Ombre - 194

Ce l’ha fatta, il giudice Montalto porterà lo Stato-mafia dentro il Quirinale. Con contorno di corazzieri, paglietti in tocco, scribi, televisioni di tutto il modo. Magari senza la parrucca, non sarà proprio come Crozza, ma è una prima assoluta. Non ci libereremo mai dalla Sicilia?

La sentenza il giudice Montalto – giudice? – l’ha già scritta col suo spettacolo: “W la mafia!” (non si dice, ma si sa).

“Repubblica” fa convegni con Letta a Venezia il 10 ottobre sul libro all’istante di Scalfari e il papa. Il “Corriere della sera” risponde il 20 con “È l’amore che apre gli occhi”, il “libro inedito” – miracolo? – di Jorge Mario Bergoglio, il papa. Non ci resta che il papa?

Paul Biya è presidente con papa Giovanni Paolo II, nel 1985, e ancora con papa Ratzinger, nel 2009. Tuttora lo è, poiché si reca in visita da papa Francesco. Lo annuncia con una pagina di pubblicità sui giornali. Sui giornali progressisti.
Biya è presidente del Camerun dal 1982 – in realtà dal 1975, quando prese la carica di primo ministro.

Sono 35 i calciatori stranieri in Roma-Lazio, calcola “Il Messaggero”. Più i due allenatori, entrambi stranieri.

Don Floriano Abrahamowicz si sarebbe prestato a celebrare una messa per Priebke, lo aveva annunciato a Radio 24, “La Zanzara”. Senza scandalo, de mortuis nisi bonum. Ma con quel nome? Pare che sia anche antisemita.

La Malesia vieta a non mussulmani di pronunciare il nome di Allah. Gott mit uns?

Brunetta va da Fazio. E uno si chiede perché, non ha nemmeno un libro da presentare. Poi contesta a Fazio: “Mi aveva assicurato un pubblico non schierato”. Rumorose risate di scherno gli rispondono. Mentre Fazio dice: “È così”. In effetti è così. Senza ipocrisia.

Sono i ribelli che in Siria distruggono le chiese, poche, ma ce ne sono poche, sequestrano e maltrattano giornalisti e crocerossini, e non si mostrano mai a viso scoperto, né con generalità proprie. Ma noi combattiano con loro per la libertà: li finanziamo, li armiano, gli facciamo propaganda. Ci sarà una ragione.

Accuse terrificanti di Prodi a D’Alema e Monti. Scandalo? Silenzio.

L’ex Pm di Perugia Mignini si deve difendere nelle lettere al “Corriere della sera-Firenze” dalle accuse di un cronista che divenne famoso per aver deviato su tre balordi, i “compagni di merende”, le indagini sul raffinatissimo “mostro di Firenze”, otto esecuzioni. Che uccise otto coppie, un lui e una lei, e le mutilò chirurgicamente. Il cronista ritorna in pista per accusare Mignini, e cioè difendere Sollecito. È la stessa loggia?

La vittoria in Cassazione dell’avvocatessa Bongiorno è stata di spostare il secondo appello sul delitto Meredith da Perugia a Firenze. Da una massoneria a un’altra. Non sappiamo se da rito scozzese a rito francese, o viceversa, ma l’avvocatessa se ne intende.
O da un partito a un altro, il partito (ex) di Fini e Giulia Bongiorno - ce ne sono molti di quel partito in Cassazione, a partire dal celebre Davigo. O da entrambi, partito e loggia, perché no.

Mignini certo non è un santo. È stato condannato a sedici mesi, pendente il processo a Raffaele Sollecito, per abuso d’ufficio in altro processo – notare le finezza. Senza essere disvestito del processo a Sollecito. Doveva solo essere richiamato all’ordine.

giovedì 17 ottobre 2013

Sciascia è un altro

Tre saggi dell’italianista della Michigan State University, usciti tra il 2009 e il 2011, che delineano l’intellettuale in Italia fuori dalle frasi fatte, e ritraggono Sciascia dal vivo, fuori dell’oleografia. Sono Onore, «qualunquismo» ed essenzialismo ne «L’antimonio di Sciascia»”, 2009, “Sciascia e «La scomparsa di Majorana»”, 2010, e “«L’affaire Moro» e la (ri)scrittura della storia”.
In un’ampia introduzione Francese tratteggia, convincente, uno Sciascia conservatore, ma “guastatore” (anticonformista) per motivi di efficacia, per dare impatto alle proprie idee. L’etica di Sciascia Francese ritraccia in un immanentismo e un fatalismo antimoderni. Nonché in una sorta di potere avulso, magisteriale, giurisdizionale, dell’intellettuale: fin dagli esordi, e più negli anni, Sciascia non si dà altre fonti – genealogie – che altri scrittori. L’intellettuale è insomma autoreferenziale.
Il primo saggio, su uno dei primi racconti di Sciascia, “L’antimonio”, benché recuperato tardi, nel 1961, in “Gli zii di Sicilia”, rileva d’acchito un incontrovertibile fatalismo, che resterà la cifra di Sciascia. Riflessa soprattutto nella “essenzialistica” concezione  di “un modo di vita siciliano atemporale”.
Un quinto capitolo, in conclusione, evidenzia come Sciascia per un decennio dopo “L’affare Moro” non si sia applicato che a ricostruzioni saggistiche. Incluso un progetto, a cui teneva, su Telesio Interlandi, l’antisemita catanese, o meglio sull’avvocato antifascista di Brescia che alla Liberazione lo protesse per dieci mesi in segreto a casa sua con suo grave rischio. E questa è, non sottolineata, la curiosità di Sciascia per l’anomico e il borderline., che tratteggiava sotto le specie del giallo, il mistero, la suspense.
Nel saggio del 2011, su “L’affaire Moro”, Francese sostiene con ottimi argomenti che non si tratta di una ricostruzione fattuale, storica, ma di un’opera letteraria: Moro è un personaggio di Sciascia, di individualismo radicale, dall’indomabile volontà di sacrificarsi per la dignità e la libertà. Un’opera, si direbbe, di elevata retorica. Lo stesso che per Majorana e Raymond Roussel, l’abate Vella, Bruneri-Cannella. Sciascia amava l’esemplarità nelle biografie oscure. Il sé fuori di sé, in questo ha ragione Francese.
Joseph Francese, Leonardo Sciascia e la funzione sociale degli intellettuale, Firenze University Press, pp. 159 € 16,90 

Renzi contro tutti

Matteo Renzi marcia verso la leadership del Pd per esclusione. Anzi, già fa epurazioni: valuta le adesioni e ne esclude alcune, lancia interdetti su persone e cose. Anche là dove non ne è necessitato, e anzi dove la cautela si imporrebbe, come l’amnistia.
Normalmente, chi ambisce alla guida di un gruppo opera per inclusione, smussando gli angoli invece di acuirli. Renzi invece si colloca nella politica personalistica e plebiscitaria in voga: conta la persona, la figura, l’immagine, del capo e non il partito, il dibattito, il programma.
Questo porrà il problema al Pd se considerarsi un partito e non l’armata Brancaleone che si aggrega al vincitore, o un comitato elettorale come è del berlusconismo. Un problema, per il Pd, di identità e non di opportunità. Tale che la prevedibile, facile, larga vittoria di Renzi avverrà, in queste condizioni, a capo di un partito che si liquefa. 

La gag Moretti

Monologa Nanni Moretti nel libro di Damilano, “Chi ha sbagliato più forte”, secondo l’anticipazione oggi di “Repubblica”, contro il Pd. Contro tutto il partito Democratico. Al coperto dell’antiberlusconismo, ma nel mirino dell’attore-regista c’è solo il Pd, che sarebbe il suo partito. Con toni anche livorosi, seppure con la tecnica dell’annessione – di Veltroni contro D’Alema, di Prodi contro Bertinotti, di Di Pietro contro Veltroni.
Moretti salva solo Prodi. Cioè Renzi. Ma forse non è opportunismo: è una sindrome non inconsueta, soprattutto a sinistra. In cui non si dice o si propone che fare, ma si litiga con questo e con quello. Un fatto di piccolo protagonismo. Che il Pd ha sancito con le primarie aperte: tutti buoni alle primarie, senza mai una selezione. E tutti vincitori morali. Primarie che solo consolidano una piccola burocrazia di partito. Informale e quindi incontrollabile. Non remunerata, e quindi esposta alle tentazioni del (piccolo) potere.
È anche un modo d’essere, questo dell’acrimonia, connaturato all’intellettuale. Ricorre infatti nei giornali, le riviste, i talk show, la saggistica, l’editoria, l’università. L’“operatore culturale” di sinistra esaurisce il suo compito nell’accusa a questo e a quello. Mai autocritico.
Nella conversazione con Damilano Moretti fa dei suoi girotondi l’apoteosi dell’utopia. Può essere, l’unica foto in cui Moretti sorride è dei girotondi. In compagnia di Occhetto (Occhetto?) e Di Pietro – il galantuomo che prese cento milioni da un suo indagato,  anzi da uno che aveva fatto carcerare, e i glieli restituì, in bigliettoni, in una scatola da scarpe, e non è una gag da film, Moretti non si accorge di farla. 

mercoledì 16 ottobre 2013

Letta e Alfano uniti nella lotta, contro Pd e Pdl

Si è dissolta appena apparsa la pax democristiana, o nuovo centrismo, o neo guelfismo. O meglio: la nuova Dc è quella vecchia, degli odi, i rancori e i rinvii. Ora Letta governa contro Renzi, che non lascia passare giorno senza contestargli un punto importante, e contro  e l’ex Pci.
Letta è rimasto a governare con Alfano, doppia curiosità. Perché Alfano a sua volta governa contro il suo partito, il Pdl, e perfino contro il suo padrino Berlusconi, senza del quale non sapremmo chi è.
Sembra una commedia degli equivoci e lo è. Con la sordina che la recessione impone, grave. Contro i tempi tristi non serve però il governicchio di due “minoritari”: che può fare?
Tra Letta-Alfano e i rispettivi partiti non è un problema da uovo e gallina: decidono i partiti. I quali sono già orientati a votare presto, a febbraio, dopo avere approvato la legge di stabilità. Anche i giudici spingono per le elezioni, per evitare i referendum sulla giustizia: la minaccia di arrestare Berlusconi subito dopo la decadenza da senatore è intesa a spingerlo alla crisi. Renzi è felice di suo di elezioni ravvicinate, a ridosso del suo avvento al vertice del Pd.
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Sarmi come PostBank - Az come Deutsche Bank?

Sembra ridicolo Sarmi a Parigi a discutere con Air France il futuro di Alitalia. O le Poste in soccorso della compagnia “di bandiera”, che si è mangiati ben altri capitali. Ma è con la PostBank che Angela Merkel ha salvato nel 2010 Deutsche Bank, ricapitalizzandola senza parere – cioè cedendogliene il controllo a prezzo d’affezione. E senza obiezioni della sedicente occhiuta Bruxelles.
Non c’è niente che non si faccia in Europa che la Germania non abbia fatto. La Germania con l’impunità, gli altri tra rimproveri e rimbrotti. A opera di un  esecutivo di incapaci asserviti alla stessa Germania, si chiamino Olli Rehn o Almunia, e compreso l’inetto Barroso. Si tratti di salvataggi o di emissioni nocive (per la case automobilistiche tedesche). Mentre, a sei anni dalla crisi ,“non una sola decisione per rianimare l’economia è stata presa a livello europeo”, constata oggi Romano Prodi sul “Mattino” e “il Messaggero”. Che sembra incredibile.

Sollecito intraducibile

A un anno dall’uscita negli Usa, il libro di Raffaele Sollecito aspetta ancora di essere pubblicato in italiano. È di traduzione difficile? È stato scritto da un giornalista inglese del “Los Angeles Times”, Andrew Gumble, ma traducendo in teoria quello che Sollecito gli ha raccontato. Che peraltro risulta l’autore del libro. Non per caso un anno fa propagandava su facebook la tournée americana di presentazione del volume – con un paio di centinaia di sue foto del festival “Burning Man” a Black Rock City in Nevada, un fatto di massa per pochi. È pure vero che i due potrebbero essersi confidati in inglese. Ma, insomma, il libro è stato commissionato e pubblicato da Simon & Schuster, primaria editrice Usa non scandalistica, che si fa un obbligo di recuperare i due milioni di dollari anticipati agli autori. Che non ha recuperato negli Usa malgrado il lancio in grande stile e il richiamo nel titolo a Amanda Knox, la vera star del caso. Senza contare che il libro si venderebbe in Italia a palate, peggio di Malvaldi per dire, stante il rilievo che giornali e telegiornali assicurano al caso e al nuovo processo, a Firenze. Forse ci sono alcune cose da non dire in italiano.
Sollecito ammette di avere tenuto un comportamento “ a volte bizzarro” dopo l’assassinio di Meredith. Ma, soprattutto, attacca la polizia e i giudici. Della polizia dice che lo ha maltrattato. Dei giudici che hanno tentato di fargli scaricare il delitto su Amanda promettendogli l’assoluzione. Tutte cose che non combaciano con la strategia dell’avvocatessa finiana Bongiorno, la vera artefice della riapertura del caso in Cassazione. Dove, come ora è palese, alcune coperture sono decisive - quaeta non movere, l’incartamento verrà?
Raffaele Sollecito, Honor Bound. My Journey to hell and back with Amanda Knox.

martedì 15 ottobre 2013

Che ridere con gli euri

Ma quand’è che ci si diverte? Dopo trecento pagine di cazzeggi. Forse d’in cima alle classifiche,  montagne di 14 euri (fa ridere)?.
Marco Malvaldi, Argento vivo, Sellerio, pp. 274 €14

A Sud del Sud - il Sud visto da sotto (186)

Giuseppe Leuzzi

“Il reato di clandestinità” è una manna, rivela il sottosegretario Ferri, un giudice che non si nasconde.  La Procura di Agrigento (competente su Lampedusa) ha 12 mila fascicoli aperti, per ognuno dei quali ha dovuto nominare un avvocato di fiducia, e pagarlo. Una manna, non c’è altra parola.

Walter Siti, studioso (ha insegnato anche a Cosenza) e scrittore, ha in “Resistere non serve a  niente” un  “chi vive sotto un pollaio a Platì”. Chi? E “lo splendido fallimento del polo portuale di Gioia Tauro”. Polo portuale? Fallimento? Splendido? Non sono le sole castronerie del suo vendutissimo romanzo. Ma Siti, studioso di Pasolini, deve averne mediato l’insostenibile sua leggerezza sul Sud.

Sicilia
“Immaginale”. Il Tribunale di Palermo liquida con un neologismo la trattativa Stato-mafia, nel processo parallelo a carico dei Carabinieri, che ha assolto a giugno. Per prudenza, immaginario era troppo? È come se.
A Palermo non ci si guarda mai abbastanza. Ma dalla mafia?

Il giudice del processo Stato-mafia in Assise, Alfredo Montalto, marcia invece spedito verso la condanna. Il dibattimento ha gestito con impazienza, lui sa già la verità, e la condanna ha preannunciato per il 10 ottobre. Purtroppo non ce l’ha fatta – le giurie in Italia non contano, ma possono far perdere tempo. E ora si dovrà leggere le 1.300 pagine della sentenza che assolve i Carabinieri. Questa, sì, è considerata, è, una disdetta.

Per non perdere tempo, il giudice Montalto convocherà a testimoniare al suo processo il presidente della Repubblica. La sua gloria allora sarà imperitura. La Sicilia, generosa, non si fa il conto di quanti soldi spreca per questi suoi giudici, per lo stipendio, le scorte, le indagini dece- e ventennali.

Si litiga a sinistra da nemici acerrimi, tra Crocetta e il Pd e all’interno del Pd, con accuse da ergastolo. Insomma quasi. Nell’indifferenza. Anche delle Procure. Prima o poi, anche in Sicilia il linguaggio riacquisterà significato.

Perché la Sicilia così ricca è così povera è tema antico. Matteo Collura dà sullo speciale del “Corriere della sera” l’altra settimana – il redattore dello speciale gli fa dare - la riposta: “Un senso nefasto del vivere civile (le) ha impedito di tradurre la propria ricchezza in un’economia sana”. Il “vivere civile” cioè la vita ordinaria dei siciliani. Cioè i siciliani stessi.
Bisognerebbe rivedere la storia in moto oscillatorio, di progresso e di regresso. Che storicamente arriva in Sicilia, c’è poco da dire, con la democrazia, prima qualcosa di costruito restava.

Con l’illusione del petrolio, poi derubricato a gas, poi a niente, la Sicilia è tata riempita di raffinerie. Sembrerebbe il luogo meno adatto a questi impianti, tanto invasivi quanto poco utili – poco produttivi, in valore aggiunto e occupazione, rispetto all’occupazione delle coste e del paesaggio e ai rischi ambientali. Ma l’isola serviva per la logistica, e s’è prestata. Magari gratis.

Si prenda il processo Stato-mafia. Che non sta in piedi ma si fa per la carriera di un giudice. Che non è stato un buon giudice, ormai ha una storia ventennale d’insipienza. Ha fallito come politico. E come avvocato annaspa. E magari non è nessuno.

Si prenda il Pd, che dovrebbe essere la migliore espressione del vivere civile in Sicilia. Ha sostenuto Lombardo, benché inquisito per mafia. Poi lo ha abbandonato. Ha candidato Crocetta, che non era uno sconosciuto, e ora lo abbandona. Ma né prima né dopo, nell’un caso e nell’altro, ci spiega il perché.

I sindaci di Catania e Palermo, Bianco e Orlando, parlano delle loro città, che sono grandi, di grandi tradizioni, certamente belle, malgrado le tante offese ai monumenti e al paesaggio (leggi: malgrado l’inerzia delle autorità comunali, pure tanto costose), e operose, piene di gente attiva – non può che essere così. Ma ne parlano come di oscuri borghi, dominati da mostruose violenze.

Tre giudici a Palermo hanno lavorato cinque mesi per scrivere 500 pagine di scemenze su Dell’Utri. I cui legami di mafia dicono “definitivamente acclarati”, ma loro hanno condannato solo per concorso esterno in associazione. A ogni riga sostituwndo Berlusconi a Dell’Utri. Vale la pena immortalarne i nomi: presidente Raimondo Loforti, giudici Daniela Troja e Mario Conte.

È naturale che non è per Ingroia che si occupa il tempo con lo Stato-mafia. Ma allora tanto più è vero, che Palermo sa incantare gli allocchi.

Si dice Sicilia, ma spesso è Palermo: la Sicilia è vittima di Palermo. :

Sudismi\sadismi
Anne Vitchen, parigina, architetto, marito argentino, due figli grandi, “decoratrice floreale per Louis Vuitton, Cartier, il Louvre, Versailles”, preferita di Philippe Stark per i suoi allestimenti, ha aperto uno studio a Reggio Calabria, dove passerà sei mesi l’anno, con soci locali. Una ghiottoneria che deve avere ingolosito il corrispondente locale del “Corriere della sera”. Il quale ci ha mandato un inviato speciale, Andrea Galli. Che ci ha scritto l’articolo sulla ‘ndrangheta per il quale aveva tutto in archivio. Eccolo qua:
Sì, il lungomare. Sì, le “persone generose, di cuore, energiche”. Sì, “la cura del bello” e “i dettagli del gusto”. Ma la novità dell’inviato è l’archivio: una storia piena di delitti e abusi, nel 1960, nel 1970, nel 1980. Di nuovo-nuovo ci sarebbe la giunta sciolta per mafia subito dopo essere stata votata l’anno scorso. Ma non si dice che è stata sciolta da Monti a Cancellieri alle elezioni politiche per sottrarre la città ai berlusconiani – senza successo.
Archi, il sobborgo di Reggio, dove Vitchen ha trovato casa, l’inviato dice “quartiere delle ville dei boss”. È mai stato ad Archi? Non per i boss, ma per le ville. Certo, l’ipotesi che Vitchen sia la pupazza dei clan… Ma ci vorrebbe più stomaco – anche perché architetta va per i sessanta. L’inviato del “Corriere della sera” si limita a un: “Dicono che massoneria e ‘ndrangheta, sotto lo sguardo di pezzi deviati dei Servizi, sarebbero già a colloquio per apparecchiare la tavola dei futuri accordi di potere”.
Non nuovo. Non nuovo l’inviato in archivio. Ma per chi li scrive queste paginate il “Corriere della sera”? E che notizia sarebbe - è per un lettore del “Corriere della sera” - che Reggio Calabria è un posto di merda?
Anche i pezzi deviati dei Servizi, che deviano ormai da cinquant’anni, dal piano Solo (o col piano Solo non  deviarono?), e a quest’ora, deviando deviando, dovrebbero essere fuori orbita. Anche questo, cioè, sarebbe una bella novità: com’è che si devia stando sempre al centro del potere. Ma a Reggio, il centro del potere a Reggio Calabria?

Va al Nord la Caretta caretta, anche lei
La Calabria ospita, avendoli attrezzati, 28 nidi per le tartarughe marine Caretta caretta, per assisterle nella riproduzione, che si fa a terra. Sono 15 nel resto d’Italia, di cui otto in Sicilia e 3 in Puglia. E in 14 anni di monitoraggio ha assistito – sempre la Calabria - 14 mila riproduzioni - più 1.500 l’estate appena trascorsa. Per l’impegno pluridecennale dell’università di Cosenza, dipartimento di Biologia e Scienza della terra, e delle locali associazioni ambientalistiche, con volontari locali e di tutt’Italia. Ma il tartarugone marino solo fa notizia perché questa estate ha, avrebbe, nidificato a Scarlino, in provincia di Grosseto – un posto famoso per le “spiagge bianche” della Soda Solvay, che tenta di riciclarsi con l’ambiente..
La Calabria ha praticamente salvato questa specie, che era quasi estinta. E ora invece prospera di nuovo. Il fenomeno l’etologo Mainardi spiega, forse, col “clima più caldo di questi anni”. Che però non è stato più caldo che in precedenza.  Ma concede che possa essere “frutto anche di migliori condizioni dei mari e di più rispetto verso questi splendidi animali”. Non però, evidentemente, sulle spiagge calabresi, cui la stessa Legambiente, Goletta Verde, Italia Nostra etc. assegnano ogni anno valutazioni negative, mentre regalano bandiere blu e verdi alle inquinatissime spiagge della Versilia e della Romagna.

leuzzi@antiit.eu

lunedì 14 ottobre 2013

Uno strazio d’intellettuale

Paolo Flores d’Arcais presenta la monografia con l’insegna del disimpegno, “Per fare il bene il proprio lavoro”. Per farlo ricorre anche alla categoria della “cultura alta” – segno che la rivista s’era impantanata nella cultura bassa, volgare, corriva? fuori nessuno l’aveva messo finora in dubbio. I Beatles non sono Brecht, dice anche, e questo non è vero. Anche perché i Beatles per primi non si sono sognati di essere Brecht – per fortuna, loro, nostra, della verità.
Paolo Flores d’Arcais si pone anche il problema: “Impegnarsi per che cosa?” Sì, si rischia sempre. Per Solidarnosc’ si finisce in Wałesa. Per l’ambiente si finisce nel business verde, stella polare oggi della corruzione (milioni a perdere, miliardi). Per l’onestà, forse? Settis non ci gira attorno: l’impegno trova semplice, partendo dall’“etica del bene comune”, ma non trova altro appiglio a questa etica dopo Burke, “Riflessioni sulla rivoluzione in Francia”, 1790 - cioè contro, Burke era controrivoluzionario.
Che altro? Ermanno Rea fa la storia di “Tempo Illustrato”, la rivista fortunata di Arturo Tofanelli quando fu affidata a Nicola Cattedra, negli anni della contestazione. La rivista chiuse forse perché i rotocalchi erano in crisi, ma Rea ha un’altra ragione, seguiamolo. Rea dice che fallì perché Cattedra la spostò a sinistra, mettendo in vetrina Pasolini, il Pasolini degli “Scritti corsari”, malapartiani. I lettori moderati del settimanale lo abbandonarono. Cattedra allora sostituì Pasolini con Bocca, uno di sinistra che andava bene ai moderati, ma non ci fu “niente da fare: «Tempo Illustrato» fallì, e fu forse una delle prime vittime di quell’oscurantismo neoliberista in versione tricolore”. Proprio così.
L’onorevole, Nobel nazionale
Adriano Prosperi ritorna sull’intellettuale nel fascismo, quando Mussolini pretese il giuramento di fedeltà. “Solo undici professori di ruolo si rifiutarono di farlo. Solo un libero docente (Leone Ginzburg) voltò senza remore le spalle alla carriera universitaria”. Noi ne conosciamo almeno un altro, Francescantonio Leuzzi. Ma poi chissà quanti altri rinunciarono. Bisognerebbe fare un po’ di storia – richiedere all’intellettuale storico di fare (anche) storia? o farla senza paraocchi, politici, etnici, e nemmeno geografici.
Un tema vetusto svolto di maniera: il solito esercizio pre, post e paragramsciano che avrebbe scoraggiato Gramsci – che non era uno che si scoraggiava. Una ritualità pre, post e parasovietica, quando nessuno ci obbliga. L’intellettuale, in pratica, riducendo a chi scrive sui giornali – ora va anche ai talk show, ma quello è un’altra cosa, è un attore. Senza mai toccare i dati di fatto. Gli intellettuali in Parlamento per esempio, giornalisti, storici, filosofi (e giudici, legisti, medici) utili solo a prospettare l’ombra di un partito sulle rispettive categorie e gli ambiti professionali con la prospettiva di una carriera da onorevole, senza altro rilievo né politico né parlamentate – chi ha sentito parlare degli onorevoli Gotor o Marzano? Nemmeno più indipendenti di sinistra, o di destra: vetrine per allocchi, e per controllare gli ambienti di riferimento, l’università, le professioni, la giustizia, il giornalismo, con la promessa di onori e prebende, piccoli Nobel nazionali. Lo Stato comatoso dell’università, carriere ordinamenti, gestione, formazione, il dominio intellettuale per eccellenza? Gli abusi del giornalismo, contro ogni deontologia – l’opinione pubblica è pur sempre un fenomeno rispettabile, benché screditato? La qualità della ricerca, della ricerca umanistica: storia, filologia, letteratura?
Povero Camus
C’è una notevolissima appendice Camus. Un’interessante conversazione di Andrea Bianchi e Anna Sansa con la figlia Catherine, e una corposa serie di testi di Camus (scritti, appunti, lettere, conferenze, prefazioni) di varie epoche, collazionata e esaustivamente annotata da Andrea Bianchi, una sorta di prima mondiale. Di uno cioè che fu vittima di una delle peggiori infamie del partito Comunista in Francia, ma non la sola. E lo fu per avere contestato l’asservimento dell’intellettuale all’ideologia, se non a un partito. Un’appendice che non allevia ma appesantisce il senso di stantio di questa monografia – la persecuzione di Camus fu a opera di Sartre e Garaudy, comunistissimi anticomunisti, e dunque opportunisti? questo sarebbe stato un tema.
Odifreddi (si) definisce “il grande «matematico impertinente». Matematico? Grande? Non è un papalino?
“Micromega”, L’intellettuale e l’impegno, n. 6\ 2013, pp. 226 € 15

Letture - 150

letterautore

Adulterio – Non è più tema letterario da molto tempo, da Moravia. A causa anche di Moravia, che in dibattito con Piovene nel 1961 chiedeva il divorzio “in quanto diminuisce le possibilità di adulterio e tutto quello che c’è di peccaminoso nell’adulterio”. Un fatto d’igiene dunque, spirituale. E aggiungeva: “Nei paesi in cui vige il divorzio, l’adulterio è severamente condannato ed è difficile; il contrario invece avviene n Italia: il divorzio non c’è ma l’adulterio è frequente”. Questo non è vero – anche se non l’Istat non ne fa la rilevazione.

Belli Del tutto trascurato nel centocinquantenario della morte, dall’Italia e da Roma – i sindaci Alemanno e Marino uniti nella lotta. Non un convegno, uno studio, una riedizione nemmeno una curiosità – giusto un concerto-dizione di Popolizio e Sparagna al Parco della Musica. Per un forte poeta e anche uno che ha tenuto e tiene viva la “cultura popolare” – dialettale, burlesca, reale. Soffre il destino di tutta la letteratura, ma più di quella scanzonata e satirica. Che l’Italia sa praticare meglio di ogni altro genere, ma non digerisce.

Higgs – Alcuni miliardi e un’organizzazione immensa per provare l’origine dell’universo in ipotesi. Miglior Nobel sarebbe stato Leopardi, anch’egli materialista, che lo disse meglio senza spese quasi due secoli prima, agosto 1823, “Zibaldone”3237: “Chiunque esamina la natura delle cose con la pura ragione, senz’aiutarsi dell’immaginazione né del sentimento,… potrà ben quello che suona il vocabolo analizzare, cioè risolvere e disfar la natura, ma e’ non potrà mai ricomporla”. O meglio Vico – nella sintesi di Walter F. Otto: della natura e del mondo non si dà sapere, scienza esatta, tale sapere è proprio solo di Dio, che ha fatto le cose, se noi potessimo conoscerle, possederemmo anche il potere di farle – ciò che con precisione sappiamo di esse sono soltanto misure e numeri, che hanno la loro origine in noi stessi”. Meglio, magari, la verisimiglianza, direbbe ancora Vico, la rivelazione delle cose all’immaginazione e alla sensibilità. Non arbitraria come sembra, dice Leopardi, “Zibaldone” 3383: solo l’immaginazione e il sentimento “sono atti a concepire, cerare, formare, perfezionare un sistema filosofico, metafisico, politico, che abbia…il più possibile di simile al vero”.

Meridiano  - Il suo “pensiero meridiano” Franco Cassano generosamente apparenta a Camus, alla sua pensée de Midi, la misura. Parente lo dice anche del “grande meriggio” di Nietzsche, ma disteso - organizzato e insieme lieve: non la solita fuga da se stessi ma l’apertura della nozione di confine (“frontiera, confine, limite, bordo, margine sono anche l’insieme dei punti che si hanno in comune”) all’incrocio fra le culture. Il paradigma Cassano riporta a Camus – un richiamo che fa il “pensiero meridiano” doppiamente eterodosso.
La pensée de Midi è concetto filosofico, al centro dello “Uomo in rivolta”, la riflessione che Camus elaborò sul finire della guerra per spiegarne le efferatezze - un testo che lo porterà alla rottura con Sartre e alla condizione di proscritto. È un altro modo per dire la “giusta misura”, in contrasto con una certa idea dell’idealismo tedesco, quella di Hegel – che Sartre aveva mutuato. Quella che inevitabilmente sconfina in una sovraesposizione dell’individuo senza limiti, né di legge né etici, e quindi agli eccessi distruttiviMa con la stessa pensée de Midi Camus figlio d’Algeri, Camus l’algerino, si rappresentava un mondo di immagini e ricordi “sostantivanti”: in grado di tenerlo su contro le intemperie e gli scoraggiamenti. Tanto più che si sentì sempre a Parigi una sorta di straniero in patria: il pensiero del Sud, soleggiato anche se piovoso, e fiorito anche se in abbandono. Sia nell’ “Uomo in rivolta” che altrove, Camus ritorna costantemente sulla giusta misura che identifica nel Mediterraneo, in un mondo “naturalmente bello”, cioè nella sua Algeria, nella Provenza, dove scelse di rifugiarsi, nell’Italia e nella Grecia.
“La pensée de Midi” è ora una rivista di Marsiglia, fondata nel 200 da Thierry Fabre, che spazia su letteratura, storia e sociologia.

Neo realismo – È la linea maestra della narrativa italiana, da Manzoni a Verga e a Pasolini – e all’innumerevole congerie che fa la letteratura italiana di questo millennio, poesia e prosa. Sotto le specie della storia, del verismo, dell’impegno politico– la “protezione” dei poveri, delle donne, dell’ambiente, dei bambini, degli immigrati. Italiana in senso proprio, unitaria e civile. Silvio Pellico nelle disgrazie resta polimorfo, sa pure sorridere.

Proust – È Rousseau? Tutto è nelle “Confessioni”: la lunga durata, il ricordo incidentale, un profumo, un sapore, un colore, i personaggi senza spessore, solo vive e prospera l’Autore, in una scena affollata, di personalità sempre, ma poco memorabili in sé, solo utili a ispessire e elevare l’Autore. Di proustiano Proust ha la riscrittura, interminabile – scrittura di riscrittura. Che gli è stata condonata e poi ha costituito riserva inesauribile di filologia.  

Pound Specialista, alla scuola di Yeats, del recupero del mito. Prima di Joyce dell’“Ulisse”, di cui fu per questo il maestro, della contemporaneizzazione-rivitalizzazione del mito – di cui l’altro suo “discepolo”, T.S.Eliot attribuirà perfido il merito invece a Joyce (“ha l’importanza di una scoperta scientifica”, nel saggio “Ulysses, Order and Myth”).

Wilde.- È il superuomo del contemporaneo Nietzsche, come non averlo visto. Per il culto della bellezza e dell’individualismo – anticonformismo. Per la pratica e il gusto dei sacro testi, i vangeli, la bibbia: caso unico nell’Otto-Novecento, come in filosofia fu unico Nietzsche. Nel “Dorian Gray” e nei saggi, che sono brillanti ma non solo. Schiacciato su D’Annunzio, che Nietzsche avrebbe aborrito, come aveva finito per aborrire Wagner, pur riconoscendone il genio, è Wilde il suo superuomo. Impegnato alla bellezza e all’affinamento dell’individuo, Più che dannunziano, il superuomo di Nietzsche è wildiano.

letterautore@antiit.eu

domenica 13 ottobre 2013

Il sogno di un sogno, o Proust in nuce

Una novella a cui si fa risalire “Proust”. Si può leggerla come la leggeva Gautier, compagno di liceo  di Nerval al collegio Charlemagne, come un idillio bucolico, un racconto ingenuo, oppure come la leggeva Proust in “Contro Sainte-Beuve”, come la prova di uno scrittore “agli antipodi dei chiari e facili acquarelli”, e anzi impegnato a “cogliere, a chiarire certe sfumature ambigue, certe leggi profonde o certe impressioni pressoché inafferrabili dell’animo umano” – Sainte-Beuve l’aveva ridotto nelle sue divagazioni del lunedì a un paio di incisi: “l’amabile”, “l’amabile e gentile”, “il commesso viaggiatore di Parigi a Monaco” (di Baviera? Nerval era appassionato germanista, traduttore del “Faust” e di altro Goethe).
In particolare in questo racconto Proust celebra con Nerval il colore del mattino, un’ebbrezza, “il sogno di un sogno”: “Qualcosa d’indefinito e d’ossessionante come il ricordo. Un’atmosfera. L’atmosfera buastra e purpurea di «Sylvie»”. O ancora, col caratteristico insistito puntigio: “Il colore di «Sylvie» è un color porpora, di un rosa porpora di velluto purpureo o violaceo, agli antipodi dei toni di acquerello della «Francia moderata»”. Trovandoci “quella misteriose leggi del pensiero che ho spesso desiderato di esprimere…. – potrei elencarne, credo, cinque o sei”.  Una traccia che ha portato a trovare in nuce in questo racconto la “Ricerca”.
Gi addendi non difettano: l’invenzione della lunga durata, della memoria accidentale – un odore, un sapore, una brezza - e la soggettiva arbitraria senza infingimenti. Anche l’estrema acculturazione, di cui Nerval dà i riferimenti, seppure per chi già sa: la memoria è ai riferimenti più che alle persone e agli avvenimenti, classici, esotici, esoterici, genealogici, veri o inventati (lo storione familiare è già qui, quindi c’è in Nerval anche molto Freud), mitici, storici. Compresa molta Italia, l’altra passione di Nerval dopo la Germania – qui ci sono Dante, Petrarca, Francesco Colonna (“Il sogno di Polifilo” è in Nerval ricorrente, specie nel “Viaggio in Oriente”), Caterina dei Medici e i Medici, e all’abbazia di Châalis i cardinali d’Este che ai tempi di Caterina se ne fecero sede.
Tutto vero, volendolo – Nerval è scrittore per critici, uno dei pochi che (ancora) li infiammano. Il racconto è di un viaggio, forse sognato o immaginato nei luoghi e all’epoca dell’infanzia, col primo amore, la prima passione, le passeggiate nel bosco, le feste, i balli, la vita semplice e l’ombra incombente di Parigi. Costruito per frammenti, tra flashback e anticipazioni.  La memoria si sgrana a cannocchiale: una scena rinvia a un’altra, una generazione a un’altra, e questa a un’altra, un secolo a un altro, un amore a altri amori. Oppure l’obiettivo si allarga. Una festa paesana diventa un ballo principesco, la bellezza al ballo si divinizza, il sentiero nel bosco rivela un’abbazia, l’abbazia richiama la storia, un nome è una battaglia, una sedimentazione religiosa, un altro secolo.
Gérard de Nerval, Sylvie, Imagaenaria, pp. 64 € 3

Il mondo com'è (149)

astolfo

Destra-sinistra – “In Germania i patrons  votano a destra ma ringraziano la sinistra”, titola “Le Monde Diplomatique” a commento del semi-plebiscito per Angela Merkel. Anche i giornali di sinistra hanno “votato” Merkel, prima e, più, dopo il voto.

Femminismo – È di Rousseau, afferma Nietzsche (“Il nichilismo europeo”, § 26, “I tre secoli”): “Femminismo: Rousseau, regno del sentimento, testimonianza della sovranità dei sensi, menzognero”. Il filosofo del Settecento, anch’esso femminile: “Il diciottesimo secolo è dominato dalla donna, è entusiasta, spirituale e piatto, ma con lo spirito al servizio delle aspirazioni e del cuore; è libertino nel godimento di ciò che c’è di più intellettuale, minando tutte le autorità; pieno di ebrietà e di serenità, lucido, umano e socievole; è falso davanti a se stesso, molto canaglia in fondo…”

Inquinamento – Della pestilente CO2 nell’atmosfera si accusano non precisate “emissioni industriali”.  Mentre è direttamente e quasi esclusivamente legata all’automobile, al motore a scoppio. Ai mezzi in circolazione, e alla industria di fabbricazione (meccanica, chimica). È la più grande e persistente censura sul reale, dell’inquinamento come delle pesti dell’epoca, i tumori e le insufficienze cardiorespiratorie: l’inquinamento è cresciuto e si moltiplica con l’automobile, attraverso le polveri sottili, veicolo di ogni veleno di cui le sostanze detonanti abbondano.
Da un secolo e più, col motore a scoppio. L’era della falsa velocità, dove si corre in folle. Da quando cioè, per il puzzo e il rumore, i nervi malati, i tumori, gli scontri frontali, il motore a scoppio fu preferito all’elettrico.
Non subito, non per programma, ma senza dubbio. Gli inizi del motore a combustione interna furono lenti. Il kaiser, che invidiava tutto dei suoi parenti inglesi, fu indifferente nel 1900 all’adozione dell’auto alla corte inglese. L’ingegner Benz era sicuro che “non si faranno più di cinquemila macchine l’anno, non si troveranno più di tanti autisti”.
Ma non fu Benz, era stato Nikolaus August Otto a realizzare il primo, durevole, perfino discreto e pulito quattro cilindri, “l’Otto muto”, a combustione interna. L’ingegnere guadagnò tanto, coi motori a scoppio stazionari della Otto&Cie, poi Gasmotoren Deutz, da consentire al direttore tecnico Gottlieb Daimler, coi dividendi che gli pagava, di fargli una concorrenza letale, riducendo l’ingombro e aumentando la potenza del motore: con uno da mezzo CV dotò nel 1885 il primo motociclo, con uno da due CV il rimorchiatore che nel 1888 portò il kaiser a spasso nel porto di Amburgo. Ma già nel 1886 Karl Benz aveva costruito il primo autoveicolo, il motore Daimler applicando a un triciclo. Nel ‘93 lo applicherà al carro, il quadriciclo Velo da mille di cilindrata e 1,5 CV di potenza, e vinse  la gara. Senza sapere che cambiava la sua e la vita di tutti.
Erano stati i francesi a puntare per primi sull’automobile, il vocabolario l’attesta: automobile, chauffeur, garage, debraiare, derapare. Ma furono i tedeschi a occupare l’autostrada: Daimler e Benz.

Islam - La linea dell’islam non sale ma scende. Scende in Africa: in Sudan con le armi del regime araboislamico di Khartum, nell’Africa subsahariana, dal Senegal alla Tanzania, con i soldi dell’Arabia Saudita, scuole, cliniche, moschee, e in Nigeria campi di polo.

Il fondamentalismo islamico è degli Usa, oltre che dell’Arabia. In piccolo – nel Kossovo con Hashem Thaci, nel Libano – e in grande nell’Arco, o Crescente, di Crisi una trentina d’anni fa, in Pakistan, in Afghanistan, e in Iran, con la missione del generale Huyser, inviato da Carter
Le storie metropolitane sull’11 settembre vogliono gli attentati opera di una mano segreta in Usa. Figurativamente è vero: gli attentatori lavoravano con gli americani nell’Afghanistan  sovietizzato. Lo stesso Osama bin Laden per primo, come si sa, esponente di una famiglia che ha fatto fortuna in Arabia e tuttora opera in società con i principi sauditi..

La Cattedrale era un riferimento centrale a Algeri ancora negli anni Settanta, oggi è come se non esistesse. L’islam si chiude su se stesso. Malgrado l’emigrazione di massa, l’espansione in Africa e il terrorismo, l’islam non è un’invasione che minaccia ma un’implosione. L’incapacità di gestire la politica di massa all’era dell’informazione. L’incapacità di adeguarsi alla globalizzazione, unica area al mondo. L’incapacità naturalmente di elaborare e proporre suoi propri modelli, in qualsiasi campo: non è un’area di eccellenza per la quale il mondo debba fare ricorso all’islam. Ha il petrolio e il gas, ma sono risorse naturali. Casuali, deperibili.

L’Arabia Saudita si propone oggi a Roma con una mostra al Vittoriano come “La terra del dialogo e della cultura”. Era ancora ieri che vi si condannava a duecento frustate, cioè a morte sotto tortura, una donna stuprata. Fatto tanto più scandaloso in quanto non anormale, ma normale. In un paese cioè che è da tempo normale, vicinissimo all’Europa, non solo geograficamente, essendo ad essa legata dal cordone ombelicale dell’energia, degli investimenti, delle scelte politiche. È dell’islam come dell’Arabia Saudita, vicino e anzi incombente e remoto.
L’islam non è lontano, essendo nel Mediterraneo e in Medio oriente. Si può dire che è in Europa, lo era, ben prima dell’arrivo dei profughi derelitti dal Nord Africa, dall’Afghanistan, dall’Irak, dalla Siria. O comunque le è accanto. Se ne è staccato con la radicalizzazione religiosa degli ultimi trent’anni, quando il movimento invece si sarebbe pensato convergente.

Riforma – È il Rinascimento nordico, secondo Nietzsche (“Il nichilismo europeo”, § 25): “Un pendant disordinato e popolaresco del Rinascimento italiano, un movimento espresso da spinte simili, con la differenza che al Nord, arrivato in ritardo, rimasto volgare, questo movimento dovette rivestire un travestimento religioso – l’idea di esistenza superiore non essendosi ancora sganciata dall’idea di vita religiosa”.

astolfo@antiit.eu