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sabato 14 settembre 2013

Viva Verdi divertito

Niente voli, niente rivelazioni, una modesta scelta delle decine di migliaia di missive, cui Verdi attese “per molti anni, poco dopo il risveglio prima dell’aurora”, che Eusebio Trabucchi ha operato a spolvero del monumento. Verdi come ogni altro personaggio del Risorgimento essendo sempre avvolto “da un’atmosfera grave e talvolta altezzosa”. Mentre si divertivano come tutti, e si parlavano a volte fuori dai denti o sboccati come succede a tutti.
Un Verdi applicato allo scherzo e alla facezia, goloso, galante. Ma elegante sempre, specie nei giudizi sui colleghi, per esempio sulla “musica nuova”, misurato, fermo, cosmopolita, eh sì, l’uomo di Busseto lo era in modo eminente. Sullo sfondo un teatro d’opera vivo perché molto privato. La parte pubblica limitandosi alla censura, sempre occhiuta anche col monumento nazionale, su “Stiffelio”, “Rigoletto, “Traviata”, “Vespri Siciliani” e ogni cosa.

Giuseppe Verdi, È così bella cosa il ridere, L’Orma, pp. 67 € 5

Mobilitazione Totale a Roma, tra i rifiuti

Continua la Mobilitazione Totale dei vigili di Roma per Marino, nemmeno il neo sindaco fosse un dittatore. All’alba di ieri hanno scovato un abusivo in una casa dell’Ater, le case popolari, e lo hanno sfratttato. Il caso celebrando con spiegamento di pagine nelle cronache romane, del “Messaggero” e di “Repubblica” – “Corriere della sera” astenuto per sciopero? L’abusivo ha chiesto una proroga ma non gliel’hanno data.
Un solo abusivo i vigili al comando del vice comandante Antonio Di Maggio hanno sfrattato, Massimo Cavicchioli, impiegato di banca. Che in quella casa è nato e cresciuto. Modesta, due stanze, 55 mq. calpestabili. Ma ora guadagna troppo per poterla abitare, dicono i vigili del comandante Di Maggio. Non solo, ma è stato sposato con Renata Polverini, la quale fino al 2005 ha abitato anche lei in quella casa: dunque è indiziato di (ex) fascismo – ma i vigili di Roma non erano fasci? hanno cambiato per Marino, è cambiato Marino?
La resistenza dei vigili, sempre al comando del vicecomandante?,  si estende a via Merulana e via Labicana, dove c sono disordini per la chiusura degli adiacenti Fori Imperiali. Ieri è stato scovato tra i manifestanti l’ex sindaco Alemanno, e prontamente messo alla gogna, sulle strade e nelle cronache romane.
Le strade intanto tracimano di rifiuti. Ma di questo nulla viene detto, né dai vigili né dalle cronache romane. I rifiuti si accumulano da una settimana ormai, ma niente si fa, nonché non dirlo.

Italia sovietica - 15

Il sovietismo è morto da venticinque anni, quasi, ma non Italia - dove non c'era. Gli ultimi casi:
Le cronache romane
Il controllo dell’informazione, online e sulla carta
Il compromesso col papa, senza concordato
La censura
L’autocensura
L’inchiesta Monte dei Paschi
L’annientamento dell’avversario politico.
Il silenzio sul Pci: nessuna storia, nessuna rivelazione - le ultime sono ancora di Mussolini, Claretta, Edda, Galeazzo, anche donna Rachele
La discrezionalità
La segretezza
Le pratiche al Partito
La Mobilitazione Totale a Roma

venerdì 13 settembre 2013

Banca d’Italia, un tesoro per il Tesoro

Una miniera imponente per il Tesoro sono le partecipazioni delle banche in Banca d’Italia. Il cui valore attualizzato, di capitale, partecipazioni e riserve, è valutato 22-23 miliardi. A fronte dei meno di due miliardi iscritti a bilancio dalle banche azioniste.
L’adeguamento delle quote ai valori di mercato rafforzerebbe il patrimonio delle banche azioniste, liberando le risosse pubbliche stanziate a stampellarle, e darebbe al Tesoro tre miliardi di imposizione fiscale. Che le banche pagherebbero con le plusvalenze di esercizio. Ma non  si può fare, il tesoro della Banca d’Italia è irrecuperabile per il Tesoro: la paura di Almunia lo impedisce, il commissario europeo alla concorrenza (tedesca).

L’uomo creatore e il suo Dio

Dio il filosofo santo apostrofa da Dio. Con ricoperture – tu sei tutto, tu sai tutto, sei la Verità, etc. -  ma da pari a pari. “Forse perché è tua l’eternità, tu ignori, mio Signore, ciò che ti dico, o vedi in successione temporale ciò che avviene nel tempo?”: l’attacco è da sfida.
È un trucco, si vede subito dopo, per svelare la potenza di Dio. La cui forza è nella Parola, la sua creazione è Parola: “Dunque tu hai parlato ed ecco furono tutte le cose, ed è con la Parola che le hai fatte”. La Parola è “Dio presso Dio, che eternamente viene detta e per lei tutto si dice eternamente”.
Un testo denso. C’è dentro tutta la fioritura retorica del secondo Novecento, nonché di Wittgenstein (“quello che non so, non lo so”, senza scetticismo), seppure rimossi. Sì, le cose esistono, sono la creazione umana, dello spirito che crea e emenda – il tempo, con la storia che è sempre al presente, sfuggente. Ma la creazione non si saprebbe scontrare con l’eternità, come vorrebbero i creazionisti (“Non c’è un allora dove non c’è il tempo…. il tempo è creato col mondo e non il mondo nel tempo”, non ha senso parlare di un tempo prima della creazione): i due “tempi” sono distinti, nella Parola e la parola. Tutt’altro che platonizzante, com’è stato detto: la vita, il tempo, il mondo non sono illusori. 
L’eterno è il presente di Dio”, sintetizza Roberta De Monticelli. Dei cui lunghi “Appunti di lettura” questa breve antologia del Libro XI della “Confessioni” si corrobora. Gli “Appunti”
iniziano dicendo le “Confessioni” una preghiera, tra le tante cose che sono, “una lettera a Dio”. Di cui naturalmente il santo si dà la risposta, partecipe “del potere di iniziativa d Dio. – della sua libertà e del suo potere creativo”. La storia - ferma a Tucidide, la forza, e al biblico romanesco nihil novi sub sole - avviando come progresso, ma senza la freccia del tempo.
L’eterno è il presente di Dio, ma anche la storia è creazione continua, sebbene umana: “Agostino per primo pensò la realtà come evoluzione e continuo prodursi del nuovo, e il tempo dell’uomo come noi lo pensiamo - come storia e come creazione di sempre cose nuove, non più come ciclo cosmico, immagine illusoria del già dato”. O anche: “Agostino ha detto altrove: «Initium ut esset creatus est homo». L’uomo è, nel suo piccolo, anch’egli creatore.
Agostino, Sul tempo, Albo Versorio, pp. 56 € 4,90

Il diritto alla casa della camorra

È una farsa napoletana, non c’è da indignarsi. Però. L’assegnazione delle case popolari in via definitiva ai 4.500 occupanti abusivi, a scapito delle 4.500 famiglie che vi avevano diritto, è opera del sindaco-giudice De Magistris. Il quale solo si preoccupa che non sia chiamata “sanatoria: “Io lo chiamerei diritto alla casa”, dice.
“Il Mattino” e Antonio Polito spiegano che l’occupazione abusiva è stata ed è uno dei metodi, tra i più efficaci, della camorra per esibire il suo controllo del territorio e intimorire. Che numerose case non sono state occupate preventivamente all’assegnazione ma dopo, scacciando con la violenza gli assegnatari. E che numerosi procuratori lo sanno, e lo dicono.
Questo, però, forse è peggio di De Magistris, che se non altro è un ex procuratore. Perché gli occupanti violenti non sono stai perseguiti? Perché non si persegue De Magistris?

Il Monte dei Paschi era affiliato a Berlusconi

Si ha infine notizia, dopo un anno d’ indagini sulle malversazioni, degli intrallazzi politici al Monte dei Paschi. di Siena. Di cui tutti sapevano e sanno. Tranne, finora, gli inquirenti:Anche perché erano e sono intrallazzi pubblici, la Fondazione e i suoi soggetti, i sindaci ex Pci-Pds-Ds e i loro referenti romani, non si sono mai nascosti.
Gli inquirenti per una volta si sono imposti prudenza, e non si può che lodarli: Giuseppe Grosso, Aldo Nastasi e Aldo Natalini, con la guardia di Finanza e i loro giornali di fiducia. Ma la sorpresa che svelano è grande. Più sorprendente del ritardo, se possibile: Mps rispondeva a Berlusconi. Proprio così, quel diavolo di Berlusconi, nonché il papa e Scalfari, controllava anche la più antica e gloriosa banca d’Italia.
Nell’inchiesta senese non ci sono le liti, le faide, i colpi di mano e le ingerenze note, no. Nell’inchiesta ci sono solo una telefonata di Santanché, una di Gianni Letta, e due di Raffaele Lombardo. Nonché due di Amato, che è sempre antipatico, un ex socialista. Si vede che Mussari e i dirigenti della banca telefonavano poco.
Per Berlusconi gli investigatori fanno uno sforzo particolare: di una telefonata di Mussari, patron di Mps, all’autista il 12 marzo 2010, specificano che “la cella agganciata è quella di via del Plebiscito 102, verosimilmente palazzo Grazioli”, la casa di Berlusconi.
La cosa è rincuorante: significa che la guardia di Finanza i mezzi ce l’ha e quindi c’è da sperare, prima o poi li userà contro i truffatori e gli evasori. Però, in tre anni d’indagini non ha trovato nient’altro?

giovedì 12 settembre 2013

Diavolo di un Berlusconi tra il papa e Scalfari

A Scalfari commosso, che su “Repubblica” ringrazia oggi il papa di averlo degnato, “sullo stesso argomento” il sito consiglia: “Noemi, la ragazza festeggiata dal premier”, www.diciottenne-berlusconi\diciottenne.

Fisco, appalti, abusi - 35

Paghiamo le energie rinnovabili tre miliardi l’anno. Lo Stato li paga al business di settore, e li carica agli utenti, specie all’industria, in bolletta. Una cifra iperbolica, a beneficio dell’industria tedesca delle pale e di quella cinese dei pannelli, e dei mediatori italiani. Senza beneficio per l’ambiente.

La Tobin Tax non funziona. Non può funzionare, in nessun paese ha funzionato. Serve solo a scoraggiare gli investimenti azionari, facendo pagare agli operatori finanziari e alle banche, che trasferiscono il costo agli investitori, software, procedure e forza lavoro inutile. Nonché a tenere occupata, a vuoto, una cospicua task force delle Entrate.

Poste Italiane paga tre pagine sugli elenchi telefonici di Roma per dare i recapiti degli uffici attivi. Dove non risponde mai nessuno.

Ogni ritiro posta giacente a Roma Ostiense prende 12 minuti: 12 minti per consegnare una lettera.
Ammettendo che ognuno nella fila abbia due raccomandate da ritirare, la pratica prende 6 minuti: 6 minuti per consegnare una lettera.

Le raccomandate di Ferragosto sono in genere di Equitalia. A Equitalia lavorano il Ferragosto. E anche gli altri giorni?


A Ferragosto si pagano gli straordinari festivi. Anche a costo di richiedere, ogni anno, le multe già pagate.

Quante Germanie, e quante lingue

Ha quarant’anni ma è ancora utile, questa raccolta degli “Scritti storico-filologici di Engels”, a opera di Paolo Ramat, fra i tanti suoi che trattarono della Germania. Dal 1945, anno di “Ideologia tedesca”, sul nazionalismo-liberalismo, al 1892, “Evoluzione del socialismo dall’utopia alla scienza”, con “La marca” in appendice. Più alcuni testi lasciati inediti perché non messi a punto per la pubblicazione.
Il più lungo degli “inediti” è un atlante ancora utile degli antichi germani e delle loro lingue, “Il dialetto francone”, che unifica i germani da Dunkerque e Amsterdam ai Sudeti nella ex Cecoslovacchia.

Friedrich Engels, Storia e lingua dei Germani

mercoledì 11 settembre 2013

Ombre - 189

Il primo problema del novo segretario di Stato, il nunzio in Venezuela, è il celibato dei preti. Per incrementare i matrimoni religiosi? L’America Latina al potere?

Scalfari infine a dialogo col papa, ecco svelata la sua insistenza sulla teologia.
Ma non sarà stato per invidia di Pera, che dialogava col papa precedente?

Massimo Franco, indagando, dubita che Francesca Immacolata Chaouqui abbia scritto i twitter che ha scritto sul cardinale Bertone ladro e Tremonti frocio. È una congiura, scrive sul “Corriere della sera”, sono twitter falsi. Per mettere in cattiva luce il papa che le vuole bene.
Chaouqui val bene una messa? Non c’è altra Francesca Immacolata fuori che lei?

Mai tanti veleni sul Vaticano che da quando, nemmeno sei mesi, un argentino è papa. È una coincidenza?
Secondo Massimo Franco, il papa è per la congiura. Franco che gli vuole bene e l’ammira.

Pezzopane è più piccola di Brunetta. E altrettanto provocatoria. Ma nessuno ironizza sul suo gigantismo. L’odio è di sinistra?

Molti nel Pd – la maggioranza? sicuramente la segreteria (non Epifani, un notabile) – vogliono la crisi di governo, con possibili elezioni, per evitare il congresso. È un fatto ma non si dice: c’è un motivo?

Luca Pagni calcola su “Affari & Finanza” che Moratti ha speso per l’Inter in 18 anni “oltre” un miliardo. “Milano Finanza” calcola 473 milioni per gli ultimi cinque anni. Nei quali Moratti ha incassato dalla Saras appena 50 milioni. Quindi impoverendosi. Sarà, ma l’anno prima Moratti aveva incassato 890 milioni, per il 6,6 per cento della Saras, venduta in Borsa a 6 euro. Un titolo che oggi quota 95 centesimi, e forse non li vale.
L’Inter come alibi. O salvacondotto?

Non c’è mai stata una mobilitazione dei vigili a Roma come questa per i 100 m. di Fori Imperiali (semi)liberati da Ignazio Marino. Da giorni, indefessi, a ogni cantone. Le donne soprattutto, che prima erano rare. Nemmeno per il papa santo, nemmeno per il giubileo del millennio. Fascino del sindaco? La Mobilitazione è sempre Totale?

Festival democrat a Venezia sotto Bernardo Bertolucci. Proprio di partito. Da non credere.

Sull’irretroattività in diritto penale e amministrativo non ci sono dubbi. Eccetto che fa i (recenti) giudici costituzionali. Si capisce che Berlusconi si fa giudicare a Strasburgo. Chissà.

La Giunta sulle immunità al Senato, che ha sempre lavorato pigramente, strafà contro Berlusconi. Per un rigurgito d’efficienza? Per spingere Berlusconi a uscire dal governo e rifare le elezioni. Impedendo i referendum sulla giustizia. Rinviando il congresso del Pd, il passaggio del Pd a Renzi.

Martedì Gabanelli scrive un articolo contro i derivati per il “Corriere della sera”, per farne colpa a Tremonti. Mercoledì Tremonti scrive breve al “Corriere della sera” per dire che lui i derivati li ha irreggimentati. Giovedi Gabanelli replica con un altro articolo. In cui non si capisce cosa dice, se non che il colpevole è Tremonti. Informazione? Propaganda? Politica?

Il “Corriere della sera” intervista Nicola Latorre, parlamentare Pd, in un momento particolarissimo: “La nostra attenzione sulla guerra in Siria è stata distratta dalla decadenza di Silvio Berlusconi. È questo il prezzo altissimo che il paese ha pagato”. Alla Siria? Agli Usa? E il cretinismo parlamentare, non era di destra? 

Foto di Renzi come un arcangelo di paradiso, illuminato, dal basso in alto, al centro pagina, su “Repubblica” e “Corriere della sera”. C’è un pool anche delle foto?

C’è un pool anche per tacere. Il Renzi angelico visita i cantieri, in ritardo, discussi, costosissimi, del suo Parco della musica.  Ma le didascalie di questo tacciono, e del Maggio Fiorentino, materia di grosso scandalo.

I diritti sono doveri

Sono testi tratta da “Radicamento”, la lunga riflessione del 1943 e il dopoguerra auspicabile, tradotta da Franco Fortini col titolo “La prima radice”. Il titolo è il sottotiolo di “Radicamento”, per l’esattezza: “Preludio a una dichiarazione degli obblighi verso l’essere umano”. In realtà una riformulazione della dichiarazione dei diritti. Più alcune note in materia di denaro e affari, che i curatori traggono dagli ultimi appunti, raccolti come “Écrits de Londres”.
I diritti  di Simone Weil, si ricorderà, hanno innovazioni sorprendenti, rispetto a quelli del 1789. E ognuno di essi è “un bisogno vitale dell’anima umana”, l’ordine e il castigo compresi. Sulla base, stabilisce l’incipit, del primato dell’obbligo: “La nozione di obbligo primeggia su quella di diritto, che gli è subordinata e relativa”. I diritti sono anzitutto doveri.
Anche la priorità con cui Simone elenca i suoi diritti è sorprendente: l’ordine, la libertà, l’obbedienza, la responsabilità, l’uguaglianza, la gerarchia, l’onore, il castigo, la libertà d’opinione, la sicurezza, il rischio, la proprietà privata, la verità.
Non c’è la libertà di associazione: “La libertà d’opinione e la libertà d’associazione sono generalmente menzionate insieme. È un errore. Salvo il caso di raggruppamenti naturali, l’associazione non è un bisogno, ma un espediente della vita pratica”. Questo è contestabile, Aristotele lo avrebbe contestato, ma è un atto di fierezza: esiliata e isolata, a disagio con le vecchie sinistre, non accettata dai politicanti della liberazione, fino all’ultimo Simone Weil non ha mancato di coraggio. Resterà un monumento all’onestà intellettuale, e anche alla filosofia politica.
Simone Weil, Dichiarazione degli obblighi verso l’essere umano, Castelvecchi, pp. 128 € 11

Un’economia non di servizi

L’Eni e l’Enel dopo Telecom. L’Eni Gas & Power e l’Enel Distribuzione: una catastrofe. Le migliori aziende pubbliche, migliori anche nelle comparazioni internazionali, per redditività, patrimonio, finanza, non hanno retto alla prova bolletta. Non sanno vendere, e non sanno nemmeno imparare. Si potrebbe pensare che non gli interessi, che il dettaglio li infastidisca, ma ci provano, spendono anche tanto per provarci, e non ci riescono.
Telecom si è affidata a call center inesperti, a qualche centesimo a contratto, che assillano tutti i giorni e non sanno cosa vendono – cosa vendono a petto della concorrenza. Dopo aver trascurato gli utenti per quindici anni. Ai pochi residui continuando a imporre un canone che è il doppio della concorrenza, 220 euro l’anno a fronte di 100-110. Senza contare l’affitto dell’apparecchio, che fa pagare ogni anno più di un apparecchio nuovo e non si riesce a disdire. L’Enel non risponde, non è attrezzato. L’Eni, che  ha informatori diligenti, monopolizza lo stesso i giornali per i disservizi: niente fatture per anni, oppure fatture fantasiose, mai a consumo, comunque illeggibili.
Della stessa natura i controlli delle tante Autorità pubbliche di vigilanza sui servizi: costose, sovradimensionate, e inefficienti – ma forse sono corrotte.

martedì 10 settembre 2013

Le due culture, impegno vs. verità

Amici da tempo, di più dopo cinque mesi di cattività con le bande siriane, ventiquattro ore su ventiquattro, liberati insieme, Piccinin e Quirico sono due mondi diversi. Il professore belga si è subito detto sdegnato del trattamento subito, Quirico ha esitato. Piccinin ha accusato i ribelli (gente dell’esercito) di aver usato i gas, Quirico si è dissociato.
Il fatto resta indimostrato, le “prove” sono indirette. Ma il diverso modo di assumerle, e i toni, configurano due mondi morali agli antipodi.
“È un dovere morale dirlo”, ha dichiarato Piccinin: “Non è il governo di Bashir Assad che ha usato il gas sarin o altro gas da combattimento nella periferia di Damasco. Ne siamo certi grazie a una conversazione che abbiamo ascoltato per caso. Anche se mi costa dirlo perché dal maggio 2012 sostengo fieramente l’esercito  siriano libero nella sua giusta lotta per la democrazia”. Quirico si è dissociato in questi termini: “Un giorno, dalla stanza nella quale eravamo tenuti prigionieri, attraverso una porta semiaperta, abbiamo ascoltato una conversazione in inglese via Skype fra tre uomini. Durante questa conversazione gli uomini dicevano che l’operazione al gas nei due quartieri di Damasco era stata commessa dai ribelli come provocazione, per spingere l’Occidente ad agire. Non ho alcuna idea dell’affidabilità né dell’identità delle persone. Non sono assolutamente in grado di affermare che questa conversazione è basata su fatti reali o su una voce. È una follia dire che so che non è Assad che ha usato il gas”.
Piccinin non ha polemizzato, ha confermato.
“Nessuna”, “assolutamente”, “follia”: Quirico si poteva dissociare senza. Ma non solo lo è, lui si vuole anche mostrare prudente, politicamente corretto. Cioè nella fattispecie per l’Occidente, o quello che ne resta: Di cui però la franchezza è miglior ingrediente: si è impegnati per la libertà in una sola maniera, con la verità. 
Una conversazione dei rapitori in inglese, su Skype, non è comunque interessante? Chi c’era dall’altra parte?
Un professore si pone più domande di un giornalista?

Vite di spie, in famiglia, inestricabili

Padre e figlio, spia l’uno spia l’altro. Non semplice come gli altri, questo racconto del 1986, nel quale si viaggia avanti e indietro nel tempo, è anche autobiografico, di trattazione delicata. Ma per chi ha pazienza è migliore.
La vera storia inizia quando il padre muore – muore anche il padre dell’autore. La liberazione è un viaggio retrospettivo nella vita – nelle vite – dell’uno e dell’altro. Senza complicazioni sociopsicologiche, che però sono nei fatti.
John Le Carrè, La spia perfetta, Oscar, pp. 565 € 10,50
free online

Un incidente

Suicidio
Non voglio morire
Piuttosto m’ammazzo
Lo dicono in molti
Che poi non lo fanno
Anche perché alla fine
Non c’è tanto sollazzo

Non voglio morire
Piuttosto m’ammazzo
Si dice per dire
O cercare pietà
Che morte sarebbe
Un suicidio in solitario

Contro la vita una vendetta
Che non ci merita
E un gesto di libertà
Perché no, farsi schiavo
Per l’eternità
Finché il ricordo durerà

Un gesto che tutti
Correranno a negare
Con l’autoptico stanco
Per affrettare il funerale
La morte catalogando
Un incidente, peccato.

Secondi pensieri - 149

zeulig

Amore – Non è cieco e tuttavia lo è: per i troppi occhi. Per eccesso di sensibilità, derivante dalle troppe antenne: amor proprio, verità, procreazione, rispetto, onore (un certo senso dell’onore), affetto. Comprese le antenne fisiologiche.

Remo Bodei lega l’attrazio e fatale , sul “Sole” di domenica, della “Nuova Eloisa” e delle “Affinità elettive”, l’una all’“idea newtoniana dell’attrazione irresistibile dei corpi celesti” e l’altra alla “chimica”, intesa come “forza selvaggia, propria degli istinti”. In entrambi i casi destinata a perire - perisce l’elemento debole, la donna.
Più ingegnoso che reale: l’attrazione fatale non necessariamente lo è, come deve nei romanzi (proto)romantici: è un fuoco che non necessariamente brucia.

È una mobilitazione. La mobilitazione per eccellenza, fra tutte le passioni. La riprova è a rovescio in questa epoca di disaffezione o disappetenza. Anzi, di inappetenza. L’amore non incide più che un progetto di vacanza, o uno sballo il sabato sera,  o un buon pasto – con le stelle.
L’armamentario giuridico che doveva favorirlo l’ha dissolto. Non per causa ad effetto, non necessariamente, forse per essere intervenuto in controtendenza. Quanto tutto è sessuato, cioè spudorato. Il vincolo labilissimo. I modelli poveri, poverissimi, probabilmente perché non richiesti, non fanno cassetta  – non c’è una storia d’amore dai tempi di lady Diana. Non c’è pedagogia amorosa, e se c’è è rifiutata, nessuna ansia di aggiornarsi – si nasce “imparati” per non essere interessati. Non c’è pedagogia né gusto del resto del piacere, se non lo sballo – perfino con la birra.
Si affermano i diritti stancamente, senza passione. Al più un po’ di show, di esibizionismo. Stanco per utenti stanchi, in mancanza di nuovi oltraggi.

Futuro – Sarà il luogo del tutto. Tutto vi esiste, perché tutto vi è possibile.

Instabilità - È il valore dell’epoca, in politica come in affari e negli affetti. A lungo si è privilegiata la stabilità, delle istituzioni, politica, delle relazioni personali (familiari, sociali, nazionali), dell’economia, delle imprese, e di valori o idee (la coerenza). Si può dirla il valore privilegiato dell’Ottocento, epoca di catechismi, e anche del Novecento, malgrado le guerre civili europee. Col nuovo millennio l’informale e l’instabile si privilegia.

Onore - È inafferrabile. Vacuo anche, in una logica utilitarista. Ma è come l’amore, fonte ineliminabile di gioie e dolori. La logica utilitarista è in Shakespeare, in Falstaff, che nelle “Allegre comari” si dice: “L’onore? Che cos’è mai l’onore? È forse un giustacuore l’onore? È un paio di stivaloni, l’onore? Si mangia, l’onore? Si beve forse, l’onore? Che te ne fai tu, dell’onore? Si batte moneta, forse, con l’onore? Di quale onore parli? Del mio? Del tuo? Il mio è diverso dal tutto! L’onore? Una parola: un soffio, veramente, nient’altro che un soffio”.
Matilde Serao, che del monologo fa il perno della terza parte del “Ventre di Napoli”, che intitola “L’anima di Napoli”, lo legge come un esercizio di anticonformismo, non ipocrita. Ma argomenta che l’onore è molto creativo, e anche remunerativo. Questo non è necessario: è una difesa.
Il monologo di Falstaff si recita uguale con la parola amore. Sono le due passioni umane “irrazionali”, cioè non utilitariste. I due livelli dell’umanità, la dissipazione e l’acquisizione, che valgono per l’uno e per l’altro.

Passato – Sant’Agostino lo vuole presente – “Confessioni”, XI: “Del passato dobbiamo dire piuttosto: «È stato lungo, quel tempo presente», perché era lungo mentre era presente”. Non è un sofisma, lo storiografo lo sa.

Sesso - Il Mediterraneo Jean-Claude Izzo, “Marinai perduti”, vuole androgino: “Il Mediterraneo è di genere neutro nelle lingue slave e in latino. È maschile in italiano. Femminile n francese. Maschile e femminile in spagnolo, dipende. Ha due nomi maschili in arabo, E il greco, nelle sue molteplici definizioni, gi concede tutti i generi”. Non c’è il sesso nelle cose. Ma c’è nelle parole: la parola è sessuata. Anche il genere neutro è sessuato, per mancanza.

Solitudine – In forma di solitarietà, una condizione prima che l’effetto di un evento, di una serie di eventi, o un’ambizione, distingue l’uomo. Anche il più socievole: è una forma mentis e conoscitiva più che un modo d’essere.

Tempo – Viene con la creazione. Ne è la prova?
Con la vita-mondo-evoluzione (mutazione).
Non è un metronomo. È attesa, speranza, progetto. È un passato pesante, anche solo incidentale.

Tradimento – “Traditore in amore, mai delle mie idee”, lo scrittore Boris Pahor si confessa lusingato. Centenario, quindi saggio: la coerenza prima della lealtà.

Un rapporto d’amore può diventare insostenibile e anche dannoso. Senza colpe, reciprocamente. Ma senza colpe si presuppone anche in costanza di affetti. Il vero tradimento è della buona fede altrui.

zeulig@antiit.eu

lunedì 9 settembre 2013

Ferragosto

Si diffondono sedili nei mezzi pubblici, nelle piazze, nei giardini, nelle sale d’attesa, a cui bisogna appendersi, spenzolando le gambe. Per esigenze di design?  O vengono dalla Norvegia?

L’uso a Roma è di parlare molto agli sportelli: al supermercato, alla posta alla banca, con la fruttivendola, dal dottore per le ricette. Del più e del meno, ma con insistenza. Talvolta, quando la cliente-utente non trova più appigli, riprende la stessa conversazione daccapo, con qualche interrogativo retorico. Le ragazze più delle mamme e le nonne. Forse non più, non più a lungo o con più insistenza, ma fanno più impressione – che non abbiano nient’altro di meglio.

Alla posta e in banca no, ma altrove, al bar, al cinema, al teatro, al concerto, in molti negozi, specie in libreria, si trova spesso il commesso o la cassiera al telefono. Che non si interrompe, e nemmeno fa più il cenno di avervi visti. Le telefonate sono ora lunghe e sempre più numerose, anche per non dirsi nulla – “ah no, niente, volevo solo sentire la tua voce, com’è il tempo da te”, il tempo è argomento pressante, che era circoscritto alla conversazione inglese (ma in Inghilterra è variabile), “beh, ti sento sgranocchiare, stavi mangiando”.

Per ritirare le raccomandate di Ferragosto, 40 romani mansi mercoledì risultano in attesa a Roma Ostiense. Il 41mo sarebbe un asiatico. Che prende di corsa il numeretto di prenotazione, guarda il tabellone, ghigna di sconcerto, e se ne va.

L’artigiano poeta dell’eterno

“Ma era poi Ulisse, o era il calore del sole\ sul guanciale?” Se lo chiede Penelope infine ricongiunta, nel componimento che dà il titolo schopenhaueriano della raccolta, una “poesia che si esita a profanare con l’analisi”. Giusta la pretesa di Massimo Bacigalupo, traduttore e curatore.
Stevens, già tanto apprezzato, è molto dimenticato. Le ultime sue tracce si perdono nel primo “Verri”, 1956, l’anno dopo la morte, o nel secondo: il suo teatro veniva riletto da Glauco Cambon. Già negli anni 1960 solo lo leggeva Bacigalupo ragazzo. Ma con diletto, si può capirne l’infatuazione.
Sono antologizzate qui l’ultima raccolta, “The Rock”, e la raccolta postuma – ma da Stevens già riordinata. Compresa “Per un vecchio filosofo a Roma”, dove Stevens non è mai stato: la “visita” a George Santayana nel convento romano vegliato da suore dove il filosofo attendeva la morte. Entrambe le raccolte sono della malinconia, nell’età avanzata, anticipazione della morte – “madame La Fleurie”, “regina barbuta, cannibale”.
Poeta “artigianale” vuole Stevens Bacigalupo, ma dal “Grande Stile”. Non magniloquente e anzi misurato, ma emotivo e emozionante. Uomo pratico, avvocato di una società di assicurazioni, cui si applicò fino a diventarne amministratore. E tuttavia segnato dal tempo, dal senso dell’eternità – “la più grande idea pratica del mondo è ed è sempre stata l’idea di Dio”.
Wallace Stevens, Il mondo come meditazione, Guanda, pp. 356 € 19

La ministra ai lavoretti

“Voglio la geografia economica nei licei”, pare abbia proclamato la ministra della Pubblica Istruzione, dell’Università e della Ricerca Scientifica Carrozza. Senza la geografia. E senza la storia?
La ministra ha preannunciato anche una riforma dell’università, l’ennesima: “Mai più un laureato che arriva a 25 anni senza aver mai avuto un’esperienza come cameriere o assistente di libreria”. Una riforma pratica?
I marpioni riuniti a Cernobbio dallo studio Ambrosetti, imprenditori e affaristi, si aspettavano uno squarcio illuminante sulla crisi e l’economia. E l’hanno avuto: avranno un motivo in più per farla vedere ai figli, debosciati, bamboccioni. I camerieri e gli assistenti di libreria invece non si sa: si sentiranno più lusingati o più disprezzati?

Quanto ai laureati, non sarebbe meglio dargli un vero mestiere? Stagnaro, per esempio. È più sporco ma rende più di un lavoretto, molti ci campano, anche bene, pure quelli che pagano l’Iva e l’Irpef.

domenica 8 settembre 2013

La strategia dell’instabilità

Una guerra organizzata e dichiarata e poi rinviata è una guerra persa. Ma non è la vittoria militare l’obiettivo di Obama. L’obiettivo è la dislocazione della Siria. Come già in Afghanistan, Iraq, Tunisia, Egitto, Libia. Non quella fisica, questa è vecchia fisima diplomatica, spionistica e militare. Difficile e anche innecessaria. Meglio funziona l’impasse, la divisione politica, sociale, tribale, religiosa, confessionale. Che dà gli stessi risultati senza spostare le frontiere.
Ciò che sta succedendo non è mai successo, ma solo se si guarda alla politica di potenza con le cannoniere e la mobilitazione totale. Che invece è finita da tempo. Nella politica delle alleanze, fino alla guerra fredda, si privilegiava la stabilità. Ora il controllo si esercita meglio con l’instabilità, evitando condizionamenti e ricatti:  l’instabilità sterilizza, inabilita, mette fuori corso.
“Tutti contro tutti”
Il fatto è semplice, e univoco: scontato il caro-petrolio, le potenze arabe della conservazione (Arabia Saudita e Emirati), gli Usa, e Israele, governano la regione con la guerra civile. Una hobbesiana guerra di “tutti contro tutti”, senza progetto e senza esito possibili, con occasionali bombardamenti. La vera reazione all’11 settembre non sono state le guerre ma le disarticolazioni dei paesi arabi, con le guerre e con i golpe democratici – che non escludono i controgolpe, come in Palestina e ora in Egitto, per passi falsi evidentemente commessi dall’autorità eletta.
L’esitazione di Obama non è debolezza. Forse è indecisione, più probabilmente è teatro: una piega in più nella disarticolazione. Un effetto l’ha già ottenuto: la guerra civile in Siria, che sembrava desistere, si rinfocola. Anzi due: la Russia si è legata a un regime che non controlla e non dà affidamento. Se non tre: il vecchio “mondo arabo” è inebetito, e senza più voce.
La globalizzazione è americana
Certamente lo stallo non è effetto dell’isolazionismo americano, categoria vecchissima. Gli Usa sono globali in anticipo, sono loro che hanno creato e imposto la globalizzazione - l’Europa ci sta ancora arrivando. Secondo una strategia ben enucleata, da Kissinger a Clinton e ai Bush. In risposta all’economia multinazionale degli anni 1960-1980, solidamente americana.

Berlusconi vs. Italia

Perché Strasburgo e non la Consulta? L’una cosa non esclude l’altra. Ma la mossa di Berlusconi è chiara: evitare l’ennesima condanna per direttissima dalla Consulta. Mentre Strasburgo è sempre un’ipoteca imprevedibile.
Questo sito aveva già spiegato l’orientamento il 30 agosto, “Il problema Berlusconi è Pulcinella”. La Consulta è ritenuta faziosa. E già orientata a respingere il ricorso sulla retroattività in tempi stretti - così come la Cassazione aveva espresso la sua condanna ad horas, un caso senza precedenti. Pendente il ricorso a Strasburgo, la Corte costituzionale dovrebbe darsi prudenza, almeno nei tempi.
Dopo la scelta di appoggiare i referendum di Pannella per la giustizia giusta Berlusconi ha peraltro una sola via d’uscita, far durare la legislatura. Almeno fino all’estate 2014, per permettere la tenuta dei referendum. Mentre i giudici, Cassazione e Consulta compresi, sono impegnati a far finire la legislatura prima per evitare i referendum. Strasburgo si pronuncerà appunto tra un anno, quando i referendum saranno stati votati.

Machiavelli antimachiavellico

Libro d’ombre, pubblicato lo stesso anno, 1740, del suo accesso al trono, di un sovrano che sarà l’incarnazione del “Principe” che si propone di confutare – una ripubblicazione ragionata nel quinto centenario di Machiavelli sarebbe stata una forte testimonianza. Il titolo è “L’Antimachiavel ou Examen du Prince de Machiavel”, anodino. L’argomentazione è quella del “Principe”. Per il rigido rigore che pretende dal sovrano. L’insensibile – politica – determinazione ai propri obiettivi. Lo Stato come potenza, con la diplomazia e con le armi. I patti trasgredibili per il bene del regno – del popolo. Le guerre offensive legittime. Lo Stato strumento del principe. L’esercizio del potere predominante su ogni altra considerazione, anche morale. La necessita di un’ampia “base territoriale” per proteggersi dalle minacce esterne.
Il tutto Federico II rafforza con l’unità di re e di popolo, tutti gli uomini essendo uguali: “Lungi dall’essere il sovrano assoluto dei popoli che stano sotto il suo dominio, egli è soltanto il loro primo servitore”. Sembra un enunciato rivoluzionario, sanculotto, e invece è quasi opportunista – lo è stato di fatto, una “drittata”. Lo stesso per la tolleranza religiosa, che si scambia per principio di libertà ma era anch’essa funzionale – il primo assalto di Federico II fu ai regni cattolici dell’impero asburgico.
Di suo Federico ci mette il regno della cultura. Che non è poco, e farà la grandezza della Prussia sugli altri principati tedeschi, e della Germania. Ma è – detto chiaramente – uno strumento per la grandezza dello Stato. Più intollerante che non: il Gran Re di Prussia voleva che si parlasse e si scrivesse in francese, a lungo disdegnò il tedesco, la lingua e la cultura. Voltaire adulatore dirà che “dai giorni di Marco Aurelio, questo scritto di un sovrano non ebbe suo pari”. L’illuminismo era machiavellico.
Federico II, L’Antimachiavelli