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lunedì 30 marzo 2009

Il mondo com'è - 16

astolfo

Cina – C’è la Cina una, c’è sempre stata, anche quando non era riconosciuta – fino a tutti gli anni Sessanta…
Ci sono le tre Cine: Cina continentale, Taiwan e Singapore.
E ci sono le cinque Cine: le prime tre, più l’Indocina e la California.
Non c’è un terremoto in arrivo, ma sì una consolidata identità, del paese più vecchio al mondo. Che Mao e il postmaoismo hanno rafforzato in modo straordinaria, dopo la più lunga delle tante disgregazioni, conseguente all’attacco imperialista con le consuete guerre civili. È straordinario come i cinesi più lontani e anche avversi al maoismo si riconoscano nella Cina, i cattolici, gli stessi buddisti. La Cina accoglie e protegge chiunque lo richieda. Anche non cinesi: Mao ha iniziato una politica dell’accoglienza per le intelligenze mondiali che i suoi successori hanno allargato all’eccesso. I cinesi in tutto il mondo telefonano in Cina per otto ore al mese con dieci euro.
L’unificazione non è in progetto: l’occupazione di Taiwan, l’annessione di Singapore. Ma non è nemmeno nell’interesse di Pechino, che governa meglio, su questa fortissima base identitaria, con la pluralità dei centri.

Olocausto – L’evidenza, che lo stesso negazionismo non contesta, è che fu un evento ordinario. Senza corpi speciali, strutture segrete, procedure confidenziali (il famoso ordine che non si trova). Realizzato da persone ordinarie, a parte i soliti sadici che s’incontrano nella stessa vita borghese, col sentimento ordinario e non passionale, non lieto e non triste, non eccitato né depresso, del dovere burocratico assolto. Con orari di lavoro ordinari, e il tempo libero in famiglia, col coniuge e i bambini. Imponente come programma, poiché coinvolse in tre anni una diecina di milioni di persone, ma in linea con la megalomania tedesca, con il perfezionismo anzi, non fuori del mondo.
Contro milioni di ebrei e di polacchi essenzialmente, di russi e di ogni altra popolazione nemica, di zingari, di tedeschi comunisti. Contro gli ebrei a motivo della “razza”, delitto perseguito con determinazione, con infinita burocratica applicazione, e senza alcuna logica pratica, poiché includeva i bambini, i vecchi e i malati. E con eccezioni, a motivo del censo o delle raccomandazioni, nella stessa Germania, nella perfida Vichy, nella repubblica mussoliniana, e a Praga-Theresienstadt. Ma tutto questo, l’antisemitismo sistematico e applicato, e le eccezioni, era anch’esso la normalità in Germania, già da prima della paura della sconfitta e dello sforzo massimo di guerra.
Normale anche, seppure atroce, la ricerca dei mezzi per l’eliminazione dei disabili: più rapidi, meno costosi, meno deraglianti degli Einsatzkommandos, i cui componenti impazzivano. Già in opera in tempo di pace nei programmi della “buona morte” per gli stessi disabili tedeschi. E dei mezzi per la disposizione dei cadaveri in massa, anche questi non negati dal negazionismo: fosse asettiche, cadaveri bruciati in fosse aperte, forni crematori giganti, attivi ventiquattro ore e quindi spesso rotti per sovrautilizzazzione.
È la “banalità del male”, ma è questo che è straordinario, l’ordinarietà dello sterminio – la lettura arendtiana è la più storicamente pagante, oltre che filosofica. Prevale oggi, con sottile slittamento semantico, la carica retroattiva dell’olocausto come una forma di resistenza, del sacrificio che vale la vittoria, se non vi conduce. Dopo quella della eccezionalità dell’evento, della sua unicità, in linea allora con la vecchia diversità sionista. Una valenza resistenziale che si lega al sionismo affermativo, in Israele e negli Usa. Ma in tutte le manifestazioni l’Olocausto fu un fatto di ordinaria polizia.
Anche la questione del sapere o non sapere, e della Colpa, si risolve nell’ordinarietà – che è, seppure non proclamata, la linea della Repubblica Federale a partire da Brandt. I campi erano luoghi organizzati da persone ordinarie, centinaia di migliaia di persone ordinarie, poliziotti, militari, impiegati civili e delle imprese collegate (edili, chimiche, meccaniche), ferrovieri, guardie, ausiliari, fornitori, con i loro congiunti, le foto ricordo, il privilegio d’imboscarsi, meglio il campo che il fronte, gli scatti d’anzianità e le promozioni, magari da caporale a caporale maggiore. Senza praticamente obiezioni di coscienza, senza mai un rifiuto tragico (rivolta, depressione, follia, suicidio).

Riforma – Si dice dello spirito ma è nazionale. È il pre-nazionalismo: sangue, terra, e Dio. Lo prefigura e ne contiene il nocciolo più duro.

Segreto – Tende a scomparire, e dove rimane (segreto istruttorio, servizi segreti) sarebbe bene che scomparisse. Ma al suo posto non si allarga la democrazia, come la openness prometteva: al segreto succede l’uso distorto dell’informazione, sotto i cui colpi gli ultimi segreti stanno cadendo non per una domanda di democrazia, ma a beneficio di soggetti occulti, attraverso intercettazioni, indiscrezioni, dossier. Delle mafie del potere che si fanno la guerra segretamente attraverso i mezzi dell’opinione pubblica, e nel nome dell’esigenza d’informare.
È la prova che la nostra democrazia è oligarchica. Inevitabilmente forse: la cancellazione del segreto si accompagna solo teoricamente all’eguaglianza, cioè al socialismo, nella pratica è destinata a essere intercettata dai gruppi di potere o di pressione ai loro fini di parte. Ciò che si abolisce non è il segreto ma una certa istituzione del segreto, favorendone una più informale, e certo più insidiosa per la democrazia.

Sessantotto – È diviso, com’è noto, in Italia, tra sesso, droga e rock and roll per i simpatizzanti, e violenza per gli antipatizzanti, e così diviso non può essere la stessa cosa. Unitariamente, sarà però stato l’invenzione dell’adolescenza. Che forse non fu una buona cosa. Per gli adolescenti – gli altri ci hanno tutti un loro utile, psicologi, sociologi, quadri politici (il volontarismo è gratuito), industrie del casual, della musica, della moto, delle vacanze, delle bevande, insomma tutti gli altri. Presto si vide che tutta la panoplia dei consumi, perfino l’immobiliare, la banca e le assicurazioni, allargava il mercato di cinque avidissime, e demograficamente piene, allora in Italia, classi di età.

astolfo@antiit.com

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