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giovedì 8 luglio 2010

Letture - 34

letterautore

Giallo - Non lo è per il poliziotto (sbirro). Per il poliziotto un delitto è un evento che ha un autore, il colpevole. La motivazione, gli indizi, le conseguenze contano poco Non c’è letteratura, per lo sbirro, non c’è suspense ma solo una constatazione, se e quando possibile, mentre il giallo è proprio questo, il contorno, e il ragionamento sul contesto.
Anche per lo sbirro ci può essere un giallo, per la sorpresa. Sull’autore, le motivazioni, la dinamica. Ma non può, e non gli serve, raccontarlo.

Glottologia - È, benché eminentemente teutonica, l’opposto del razzismo biologico. Poiché unifica, andando alla radice (uscendo dalle “culture”), e allargandosi a tutti i sistemi fonetici, la storia umana.
La somiglianza dei suoni dalla Cina alla Persia, alla Turchia, alla Francia, la cantabilità. Rispetto ai suoni semplificati del latino, sordi.

Goethe – Ricicla nei romanzi e nel “Faust” temi frequentatissimi, specie al suo tempo. Faust è tema settecentesco molto frequentato, da Spiess a Tartini: l’idea – posteriore al primo ateismo – di vendere l’anima al diavolo in cambio di giovinezza e ispirazione. Il segreto di Goethe resta l’artigianato: non inventa, se non nel senso che trova, ma di ciò che trova fa arte.

Heidegger – Specialista di scolastica, e in particolare di tomistica, perse un’occasione. Oppure la fuggì? Altrimenti, come avrebbe potuto scambiare Hitler per l’Angelo – Angelo Sterminatore? Il realismo di san Tommaso, il senso comune, gliel’avrebbero impedito. Solo un filosofo può “immaginare” Hitler.

Humour – Si presume. È sotterraneo, spontaneo, occasionale – l’umorista che si compiace è esso stesso una barzelletta. A meno che non sia maniaco-depressivo: l’umorista dev’essere di umore tetro, dovendo aver visto il lato oscuro delle cose.

Letteratura - È abiezione, essendo una lettura, una rappresentazione, un profondo surrettizio opinion making, insomma una manipolazione, della realtà. Sia essa l’amore, la parentela, l’eroismo, la miseria, la violenza. Nasce da un progetto, una scelta precostituita (qualsiasi punto di vista può dare vita a un sistema coerente, se argomentato con abilità). Che è la sola maniera per dare “seguito” a una vicenda, e coerenza e rilievo ai personaggi. Ma implica, per scelta, un rifiuto della verità e della realtà.

Lettore– Si può configurarlo come un analista, sconosciuto, impersonale. Al quale lo scrittore confida fantasmi e fantasie. Silenzioso, dà però segni preziosi di attenzione, indicazioni.
E se non le dà (se il lettore non c’è)? Alcune nevrosi si complicano nelle confessioni della scrittura, invece di sbrogliarsi.

Machiavelli – Scaltro opportunista oppure amante della patria e della libertà.
Opportunista certamente, ma appassionato. Fu lo storico del potere, che quindi magnifica, per il gusto al suo tempo imperante del tacitismo. E non inutilmente: molte piaghe ne scoprì e ne spiegò.
Ma è tacitiano per interna rispondenza, poiché tacito conobbe poco e tardi. Lo studio di Taito lo sostituirà quando Roma, nel 1559, metterà fuori legge i suoi scritti – Tacito, scrittore latino, era conoscibile solo ai chierici.

Manzoni – Persona colta, in grado di leggere la storia, che è sempre contemporanea. Per l’Italia del suo tempo, il pacchiano Ottocento, eccezionalmente colta. Ma in effettuale. Per l’ipocrisia?

Dà ai personaggi nomi che li bollano, come soprannomi. Come nella commedia dell’arte, che ha i ruoli fissi. È un assassino di personaggi.

Critico del linguaggio, ha scritto un romanzo di ottocento, o mille, pagine cne si possono leggere saltandole senza perderci: solo c’è da sapere che si svolge durante una peste, che i lombardi pe-raltro negano, e riguarda la deflorazione d’una ragazza insipida, a opera di due personaggi essi stessi alieni da foje, il coniugando e un signorotto di paese. Un capolavoro è semmai di reticenza: il male ritorna nelle pieghe della fatale provvidenza, i buoni sono umili, gli umili si salvano per essere pusillanimi, e poi c’è la Spagna, l’orco straniero, che ci assolve tutti.
Ha avviato la storia reticente, che caratterizza l’Italia unita e gli ultimi centocinquant’anni di letteratura italiana: i personaggi e gli eventi non sono quelli che sono nella realtà (molto spesso molto più drammatica), che non si dice, ma calchi poveri di ideologie, echi, o piccola politicante ria, materiali normalmente freddi nei romanzi – così nel suo. L’ha avviata o l’ha riavviata? A occhio c’era gusto in Italia prima del romanzo, più cose dette vere, sentite vere.

Il romanzo scompare a una lettura manzoniana. Qua e là nello stesso romanzo, peraltro, Manzoni ribadisce la sua tesi del linguaggio come in effettuale, una mascheratura, più spesso uno dei trucchi del potere. La realtà, secondo Manzoni, si conosce oper altri segni e altri canali. Ma il romanzo è tutto linguaggio, perfino gioco di parole.
La sua diffidenza per la lingua è effetto del poliglottismo? Compreso il bagno nel toscano?

Pound - È il poeta ispirato (indemoniato) che scandisce i miti e la storia – i miti contemporanei ovviamente – contro i miti della storia. Come Omero, come Dante. Il suo dàaimon è la contemporaneità, quindi il senso della storia. O la vita sociale, sua, della città, del mondo, la politica l’economia, le arti – è sensibile a Joyce e a ogni sperimentazione letteraria come è sensibile al valore del denaro, al suo valore sociale.
Per un poeta che si cali nella storia senza le reti protettiva dell’idillio e dell’enigma, i miti della storia costituiscono in cubi perenni. Ovvero la violenza e la stupidità codificate nella filosofia e le leggi. Combatterli è solo ovvio. Con esiti ovviamente diversi, in termini di poesia e verità. Pound è rimssto impigliato nell’ideologia che, malgrado la sua storia personale e la sua visione della vita per lungo tratto, oltre un decennio, egli stesso ha tessuto. Ma, quando si sarà calmato il furore ideologico, il suo irenismo, il suo stesso prodigo impegno, lo solleverà.

Proust – Amava i suoi personaggi? Di nessuno di essi, donne o uomini, ci s’innamora.
Albertine, letta quarant’anni fa, poteva essere una reale storia d’amore, camuffata al femminile per decoro, e per gioco di specchi. Oggi che l’omosessualità non è indecoroso e non ha segreti, il gioco non regge più e nemmeno la storia: se Albertine è Alfred, quella trasposizione è solo artificiosa. Senza contare le translitterazione care ai proustiani, Gilberte-Alberte, Albertine-Libertine…
La sua memoria è faticosa perché è posticcia, lo snob ha questo difetto. L’epoca era ben dannunziana. Che non è poco. Ma se il tempo perduto è borghese, ne viene la borghesia come artificio. Che è la verità, ma deludente.
Ha costruito un monumentale gioco d’acqua in cui tutti possono sguazzare. “Tutti” particolari: i letterati. Coloro che vivono scrivendo, respirano, sognano, ansimano dietro la scrittura, possono perdere, tramite Proust e nel suo nome, ogni verecondia. Il monumento è più grande che bello (dilettevole, riposante), ma è attraente per questo. È la sua dimensione che è liberatoria, l’insistita, convinta, disinibita ripetitività, nelle forme più aperte e insieme più chiuse, capziose.

Non è romantico, malgrado la nostalgia e la gelosia, ma adolescente attardato. Alieno, per gusto più che per nascita, dall’aristocrazia del sangue e del denaro. E, malgrado i dettagli, dalla storia e dalla società. È vero che il sentimentalismo invade il secolo partendo da Proust, prima che da Heidegger.
Sarà grande per il mistero irrisolto: come accade che ci si innamori della noia. La ripetizione, l’insistenza, l’aneddoto insignificante, senza verve né conversazione brillante, anzi con giri di frase faticosi.

Sentimentalismo – Nascerà, come dice Oscar Wilde, per mano della Philips. Ma era il pubblico femminile a volerlo: “La principessa di Clèves”, “La signora delle camelie”, eccetera. Delle donne che invece sono estremamente realiste, anche in fatti di cuore.

Starr, Kenneth – Il più grande pornografo dopo il marchese de Sade sarà stato un conservatore fondamentalista, l’accusatore di Clinton. Pornografo minimal, dettaglista - il marchese va per accumulo. Ma l’effetto segue la stessa curva: arrapante, irritante, deprimente.

Storie – Le storie nella storia aggiungono e non spiegano. Non fanno da contrappeso, a un’inferenza, a un parere, a un detto o regesto Né operano algebricamente – un positivo, per esempio, dalla somma di due negativi. Aggiungono indeterminatezza a indeterminatezza. Saranno inutili, ma quanto il procedimento narrativo classico, della storia con un impianto, un principio, un filo e una fine.

letterautore@antiit.eu

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