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mercoledì 2 settembre 2020

Secondi pensieri - 428

zeulig

Analisi-Confessione – “Alla base di ogni introspezione c’è un gusto di contemplasi e al fondo di ogni confessione c’è il desiderio di essere assolti”: Michel Leiris, che molto vi ha indulto, in confessioni sotto forma di autoanalisi, in “Della letteratura considerata come una tauromachia” - in apertura  a “Età d’uomo”.
 
Aronta
– L’angelo della storia di Walter Benjamin col viso rivolto all’indietro è già Aronta di Dante, al canto XXmo dell’ “Inferno” (è il canto in cui Virgilio rimprovera Dante che si commuove: “Qui vive la pietà quand’è ben morta”)?
Quello di Dante è l’Aronta della “Farsalia” di Lucano, il poema delle guerre civili fra Cesare e Pompeo, che a un certo punto, dice, “piacque far venire gli indovini etruschi, dei quali il più vecchio è Arunte”, che predirà le guerre e la vittoria di Cesare. Lucano lo fa venire da Lucca, mentre Dante lo mette più in su, “ne’ monti di Luni, dove ronca\ lo Carrarese che di sotto alberga”, in una spelonca “fra’ bianchi marmi”, con la vista eccezionale delle Apuane, “onde a guardar le stelle\ e ‘l marmo non era la veduta tronca”.
Philippe Sollers ne “La Divine Comédie” lo dice, come se citasse Dante, “che del seno fa le sue spalle perché ha voluto guardare troppo avanti\ guarda indietro e si muove all’indietro”. Mentre Dante lo dice solo attaccato con le spalle al ventre di chi lo segue nella processione infernale. Ma è vero che introducendo il canto gli indovini Dante stupefatto vede procedere di spalle: “Mirabilmente apparve essere travolto\ ciascun tra ‘l mento e ‘l principio del casso;\ ché da le reni era tornato ‘l volto,\ e indietro venir li convenìa,\ perché ‘l veder dinanzi era lor tolto”.
La storia come condanna.
 
Dialetto – Arricchisce o impoverisce (delimita, riduce) l’espressione? Entrambe le cose.
Moltiplica l’espressività, la capacità di dire, nello stesso tempo in cui la delimita territorialmente, geograficamente, a una specifica area dialettofona. Dal punto di vista linguistico e anche mentale. Rafforza l’identità, comunque la individua, seppure in certo modo, ma la isola, più che integrarla, e in questo modo la indebolisce invece che esaltarla – una vera identità (forte, robusta) si misura col diverso.
 
Felicità – Da qualche tempo si vuole “nordica”, anch’essa – la felicità come ogni virtù, capacità, potenziale, possibilità. Per il terzo anno consecutivo la Finlandia viene classificata come il paese più felice dal “World Happiness Report”. Anche se lo stesso “World Happiness Report” non omette di segnalare che il possesso di armi, indice d’insicurezza,  vi è “molto diffuso”, e il tasso di suicidi “alto”.
 
Heidegger - I “Quaderni neri” sono il compimento dell’opera omnia, una sorta di annotazione a temi e posizioni, anche se privi di riferimenti al tutto. Poiché così li ha voluti Heidegger. Il quale li ha preparati: scritti “in bella copia”, con la precisazione da pubblicare in fine, e nell’apparente disordine, di pensieri non sistematici, benché invece coerenti, sempre e comunque. Sugli stessi “Quaderni”, e quindi sull’opera, ponendo un interrogativo dubitativo, come di opera aperta e non sistemica.
Del suo pensiero parla a più riprese come di un “risveglio” – il suo ruolo quindi come di un profeta?
 
Perché non ammetterne il nazismo? La militanza – primo rettore in Germania a nazificare la sua università, contro anche il parere del senato accademico che lo aveva eletto. E in parte anche gli atti, seppure non eclatanti. Se non la professione di fede (ma la tessera lo è. Per non dare consistenza, e durata, al nazismo – con e senza antisemitismo (molto ebraismo è con Heidegger, come con Wagner, non teme il disprezzo)?
È bene liquidare il nazismo nel bunker di Hitler suicida, oppure no? Potendo esso contare, oltre che su Heidegger, su una vasta panoplia di scrittori e artisti d’eccezione, Pessoa, Céline, Drieu, Benn, Pound, Pirandello, Hamsun, Pabst, Riefenstahl – con la vasta coperta del destino eccezionale che, senza lo squadrismo, arriva a Thomas Mann.
 
Minoranze  - La minoranza fa aggio su tutto, basta il nome, anche se violenta, bigotta, illiberale, prevaricatrice. La minoranza totalitaria.
È anche il segno dei tempi, non c’è misura. Non si combatte (ci si impegna) per un giusto equilibrio ma per la sopraffazione. La bambina palestinese ottimamente cresciuta in Germania venuta alle cronache per essere scoppiata a piangere davanti a Angela Merkel, quando la cancelliera in visita disse che la Germania non avrebbe potuto accogliere tutti gli immigrati, in un secondo momento, inseguita dai giornali, ha spiegato che lei non vuole vivere in Germania ma in Palestina. In una Palestina “dove lo Stato di Israele non ci sia più ed esista solo uno Stato palestinese. In America non c’è un editore per le memorie di Woody Allen, si abbattono i monumenti del passato, si censura un artista perché bianco, e si può far condannare un uomo, un maschio, con cui si avuta, o non si è avuta, una relazione, per capriccio – e per soldi.
Nella stessa America la minoranza totalitaria viene in discussione nei moti di questi mesi, a favore della minoranza nera, per torti antichi e nuovi. Che emerge sul terreno del razzismo anti-razzista dell’“Orfeo nero” di Sartre, come un movimento di Resistenza, ma non si pone limiti. Qui la materia c’è, la discriminazione c’è stata, regolamentare fino a recente, e tuttora nei fatti. Ma nel nome della minoranza si prova a imporla di fatto e nei fatti come unico criterio politico, di azione politica - generando una spinta uguale e contraria, ma questo non importa, è la dialettica politica. Il problema è: minoranza è un limite, seppure in pari condizionali, costituzionali e di fatto?
 
Surrealismo – Caso, sogni, immaginazione, psicoanalisi (ricordi, rimemorazioni, coincidenze, accostamenti, analogie, de-rimozioni). E realismo , specie a letto. A fini ludici (letterari) e anche terapeutici. Ma è mettere i piedi nel piatto, invece che librarsi-liberarsi sulla e della fanghiglia.
 
Wagner - Wagner, che ammira e lo fa fantasticare, soprattuto per “L’Olandese volante”, al giovanissimo Leiris, “Età d’uomo”,  pone il problema di “comprendere”, “poiché si parlava davanti a me di persone che «comprendono» Wagner e persone che non lo «comprendono»”. Per il ragazzo è un di più al “mistero” della musica, dell’opera, come il mistero del Natale o il mistero della nascita”.  Ma comincia con Wagner l’arte che necessita di comprensione – di una spiegazione, una iniziazione. Dell’arte come testo sacro, che necessita l’ermeneutica.

zeulig@antiit.eu

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