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mercoledì 4 novembre 2020

Il mondo com'è (413)

astolfo

Aigues-Mortes – Il borgo medievale in rosa, al limite occidentale della Camargue in Occitania (Linguadoca-Rossiglione), la più grande salina del Mediterraneo in un mare rosa, grazie all’Artemia Salina, il gamberettto rosa che lo popola, e dà il colore anche ai fenicotteri, che abitano la laguna, fu teatro il 17 agosto 1893 di un massacro di italiani, in gran parte piemontesi. Immigrati stagionali che lavoravano nelle saline. A opera dei lavoratori locali che rimproveravano agli italiani l’abbassamento dei salari.
Il massacro si svolse mentre gli immigrati italiani, in seguito alle proteste dei lavoratori francesi, venivano scortati dalla polizia alla stazione ferroviaria per essere rimpatriati.
Il numero dei morti e dei feriti non è stato accertato. Quello recepito dal  sito del Comune è di 17 morti e 150 feriti.  Altre fonti, quasi tutte giornalistiche (non si è fatta la storia della vicenda, né dei suoi contorni, non in Francia e nemmeno in Italia), ne danno di più, o di meno. Il processo, che si svolse prontamente, a dicembre, e rapidamente, non lo chiari: il Tribunale non si curò di accertarlo, il dibattimento fu breve, un paio di sedute, gli imputati furono assolti.
A fine Ottocento la Francia era così: razzista, antisemita, e xenofoba - anche con la Gran Bretagna, malgrado l’Intesa diplomatica e militare, le cose non andavano bene: i due apesi si facevano la guerra in Africa.
 
Cretinismo parlamentare
– Marx coniò la formula nel 1852, sanzionando la rivoluzione del 1848 per avere tradito appunto la rivoluzione per un comodo e ineffettuale costituzionalismo. Il “cretinismo parlamentare” disse, in “Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte”, “una malattia che a partire dal 1848 ha infierito su tutto il continente”. Così definendola: “Riduce quelli che ne sono affetti a un mondo immaginario, toglie loro ogni giudizio, ogni ricordo, ogni comprensione del rozzo mondo esteriore”. Il Parlamento, che allora si cominciava ad adottare costìtuzionalmente, in costituzioni parlamentari, Marx vedeva nel continente come una sorta di purgatorio, luogo fuori del tempo.
 
Ebrei del papa - Quando Napoleone in odio alla chiesa volle la restaurazione del Gran Sinedrio, il 31 gennaio 1807 nella chiesa sconsacrata di San Giovanni a Parigi, il primo dopo la distruzione del tempo a Gerusalemme nel 70, il consesso di 71 tra rabbini e laici israeliti votò una mozione di gratitudine alla Chiesa. Il 5 febbraio, chiese e prese la parola il rabbino di Nizza, Avigdor, uno dei delegati di maggior prestigio. François Piètri, il politico e storico corso – esordì nel 1906 con “L’antagonisme du Nord et du Sud de l’Italie” - ha ricostruito così la vicenda: “Rabbi Avigdor pronuncia un discorso che costituisce un autentico colpo di scena ma che, dopo un primo movimento di sorpresa, provocherà l'entusiasmo di tutto il Sinedrio”. “Appoggiandosi su un ricco e preciso apparato di citazioni storiche”, continua Piétri, “la sua allocuzione rende grazie alla Chiesa cattolica per la protezione che non ha mai cessato di accordare agli ebrei perseguitati.
Avigdor dà un lungo elenco di Padri e di Papi che hanno trattato con umanità e ospitato gli israeliti espulsi e tormentati dal potere civile in quasi tutti gli Stati d'Europa. Ricorda che il solo luogo da cui il popolo eletto non fu mai cacciato è quello su cui i Pontefici hanno esercitato il loro potere temporale. In Francia, le migliori condizioni in assoluto per gli ebrei furono quelle di Avignone e del Contado Venassino, territori soggetti all’autorità papale. Alla fine del suo excursus storico, il rabbino di Nizza ‑ tra gli applausi dei colleghi che lo ascoltano in piedi ‑ domanda al Sinedrio di deliberare “un voto di gratitudine alla Chiesa di Roma per i benefici del clero cattolico verso gli ebrei” .
 
Macaronesia – È il nome geografico collettivo per gli  arcipelaghi altrimenti noti come isole Fortunate: Azzorre, Madeira, Canarie e isole del Capo Verde. Dell’Atlantico, ma della costa africana, benché di nazionalità spagnola e portoghese. Attorno alle Canarie, da cui partì Colombo per il salto nell’ignoto, e poi al centro delle rotte euroamericane, del Nord e del Sud - specie nella tratta degli schiavi.
 
Mussolini - Emerse all’improvviso a statura nazionale, fuori dall’anonimato dei funzionari di partito locali, grazie a Salvemini. Nel 1912 era una delle tante “teste calde” del partito Socialista, dell’ala “massimalista”. Segretario della sezione di Imola, che l’anno precedente, per protesta contro l’ambiguità del partito nella guerra di  Libia, ne aveva provocato la fuoriuscita. Aveva piccola reputazione, e più per l’oratoria barricadiera e facile, di slogan a effetto, popolari. Che sembrerebbe oggi una dote politica, ma non allora, il partito Socialista era e si voleva pensoso – la politica in generale si prendeva sul serio.
Al congresso del luglio 1912, il tredicesimo del Psi, la sinistra massimalista risultò vincitrice. In reazione all’occupazione della Libia, che aveva avuto il sostegno del gruppo dirigente socialista ora perdente. E su ordine del giorno redatto e proposto da Mussolini, che così si segnalava, espulse la vecchia dirigenza filogiolittiana, Bissolati, Bonomi, Cabrini. Fu esonerato di conseguenza il direttore riformista dell’“Avanti!”, il giornale del partito, Claudio Treves. Il nuovo segretario eletto, Costantino Lazzari, propose la direzione a un altro riformista, Gaetano Salvemini. Per mantenere qualche filo unitario, e anche per coinvolgere lo scrittore già illustre nuovamente nel partito, da cui si era allontanato. Salvemini non se la sentì, e Lazzari propose allora Mussolini, che a 29 anni, con baffi e capelli ancorché già stempiato, ne divenne il direttore. Ne fece subito una rampa politica di lancio ed ebbe successo. Ne raddoppiò in pochi mesi la diffusione, oltre 50 mila copie, col linguaggio aggressivo e irriverente che lo caratterizzerà, da piazza più che da ufficio studi. E cercò o accolse collaboratori di prestigio, anche fuori del partito o in contrasto col gruppo dirigente massimalista, ma in sintonia per questa o quella battaglia che decideva di combattere: nazionalisti, sindacalisti rivoluzionari, giovani di ogni orientamento. Salvemini stesso e altri meridionalisti, Arturo Labriola per la parte estera, Sergio Panunzio, il filosofo del diritto sindacalista rivoluzionario (sarà miglior teorico del fascismo), Umberto Boccioni come illustratore, etc..  

astolfo@antiit.eu

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