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giovedì 18 maggio 2023

Letture - 520

letterautore


Walter Benjamin a Sanremo
- Dora Sophie Kellner, giornalista e scrittrice austriaca attiva in Germania, riemigrò nel 1933, alla presa del potere da parte di Hitler, in Italia, a Sanremo. Era stata la prima moglie di Walter Benjamin, col quale aveva intrattenuto un rapporto sentimentale fin dal maggio 1914, dal primo incontro, e aveva creato una convivenza due anni dopo, dopo aver divorziato dal primo marito, Max Polak. Il 17 aprile 1917 Dora Kellner e Benjamin si erano sposati - in Svizzera, dove Benjamin si era rifugiato per sfuggire all’arruolamento, con un referto medico di ischemia. In Svizzera ebbero anche un figlio, Stefan. Il matrimonio era durato fino al 1930. A Sanremo l’ex moglie d Benjamin lavorò dapprima come cuoca all’hotel Miramare. Per poi rilevare Villa Emily, o Villa Verde, che gestì in proprio come pensione – la vecchia residenza di Edward Lear, l’illustratore londinese più noto come scrittore, di viaggi (in Calabria) e di limerick.
Con l’avvento di Hitler Dora e Walter Benjamin avevano riallacciato i rapporti: tra novembre 1934 e gennaio 1938 Benjamin soggiornò a Sanremo, a Villa Verde (dove nel 1935 anche Stefan si era trasferito) almeno cinque volte, anche per lunghi periodi – nell’inverno 1934-25 per cinque mesi. Come spiega la monografia illustrata “rororo” di Uwe Naumann. Visite intervallate da soggiorni a Ibiza, ospite di Jean Selz, lo storico dell’arte francese, nelle estati del 1934 e del 1936 a Skovbostrand, ospite di Bertolt Brecht, e spesso in Francia, soprattutto a Parigi, dove era rifugiata la sorella Dora, e dove poteva frequentare la Bibliothèque Nationale. A Villa Verde Benjamin scrisse due capitoli di “Infanzia berlinese intorno al Millenovecento”, e parti dei “«Passages» di Parigi” e dei lavori su Kafka.
 
Cia
- “Sono stato a Mosca solo due volte”, è l’incipit del § 17 delle memoria di Le Carré, “Tiro al piccione”: “La prima nel 1987, quando grazie a Mikhail Gorbaciov la vita dell’Unione Sovietica stava finendo, e tutti eccetto la Cia lo sapevano”.  
 
Fraülein
- Era d’uso, fin ben dopo la Grande Guerra, per le giovani aristocratiche. Lo spiega la germanista Rita Svandrlik, introducendo Schnitzler, “La signorina Else”, di Giunti.
 
Giornalisti
– “Alla fine, siamo agenti doppi. O tripli”, spiega a Le Carré (“Tiro al piccione”, 32) il giornalista francese Jean-Claude Kaufmann, che è stato ostaggio per tre anni di Hezbollah in Libano, di carcerieri incappucciati: “Dobbiamo empatizzare con altri per capire ed essere accettati. Poi tradiamo”.
 
Incoronazione
– Tutti gi ingredienti di Shakespeare, i nomi ridondanti, il principe riottoso e traditore, la regina pretendente, molti fantasmi incombenti, e invece è stato un evento pubblicitario. I personaggi sono gli stessi ma la scena è cambiata.
 
Male oscuro
– Di ritorno da un premio letterario in Europa a fine anni 1980, narra la biografia (il Prix Mondiale Cino Del Duca, a Parigi, nel 1985, un premio alla carriera, n.d.r.), William Styron torna al successo di pubblico, che lascia tramortita la critica, col racconto della sua – di una sua – crisi depressiva. Un racconto che intitolò “Un’oscurità trasparente”. L’idea, spiegava, gli era venuta  da un’intervista letta sette anni prima. Di Berto, che “Il male oscuro” aveva pubblicato nel 1964? Con analogo travolgente successo di pubblico che aveva tramortito la critica – tuttora non sa “sistemarlo”.
 
Yvette Pierpaoli
- Yvette Pierpaoli, francese figlia di emigrati eoliani, è solo ricordata da Le Carré nelle memorie, “Tiro al piccione”, § 10. Che rivela in lei il modello del suo romanzo “Il giardiniere tenace”. E poi, dopo morta, l’ha ricordata sul settimanale “The Observer”. Donna d’affari nella ex Indocina, e poi indomita operatrice umanitaria in Cambogia e altrove. Da ultimo in Kossovo, dove è morta, alla frontiera con l’Albania, in un incidente d’auto.
 
Russia
– “Ciò che la psiche collettiva russa teme di più è il caos; quello di cui più sogna è la stabilità; e quello di cui ha il terrore è il futuro ignoto”, John Le Carré, “Tiro al piccione”, § 17, “Il cavaliere sovietico sta morendo dentro la sua armatura”. Una paura che Le Carré giustifica: “E chi non lo avrebbe, in una nazione che ha dato venti milioni delle sue anime ai giustizieri di Stalin ed altri trenta a quelli di Hitler?”
 
Scrivere
– “Spiare e scrivere romanzi sono fatti l’uno per l’altro. Entrambi richiedono un occhio allenato alle trasgressioni umane e ai molti volti del tradimento”. Se lo dice Le Carré, la spia tourné  romanziere, aprendo le memorie, “Tiro al piccione”. Ma sull’autorità di Graham Greene. Benché, alla fine, con non benevola ironia: “A riprova non dobbiamo cercare più lontano di Graham Greene, a proposito di quanto si racconta sull’autoimposto gioco dei furbi con l’Fbi…. Per tutta la sua tarda vita Greene, romanziere ed ex spia, fu convinto di essere nella lista nera Fbi dei sovversivi filocomunisti. Ne aveva ragione, date le sue numerose visite in Unione Sovietica, la sua continua e dichiarata fedeltà all’amico e compagno di spionaggio Kim Philby (un agente doppio poi rifugiato in Russia, n.d.r.), e i suoi inutili sforzi di conciliare la causa romano-cattolica con la comunista. Quando il Muro di Berlino crollò, Greene si fece fotografare da lato sbagliato, mentre diceva al mondo che sarebbe stato meglio di là che di qua. Anzi, l’avversione di Greene contro gli Stati Uniti e la sua paura delle conseguenze delle sue critiche radicali raggiunse tali altezze che insisteva a tenere gli incontri col suo editore americano dal lato canadese del confine”. Finché non vennero declassificati i documenti che lo riguardavano: “Il file Fbi di Greene conteneva una sola voce: che si era accompagnato con la politicamente erratica ballerina Margot Fonteyn, quando questa combatteva la causa persa del suo paralizzato e infedele marito, Roberto Arias” (erano accusati di aver e introdotto armi in Panama, il paese di Arias, dove risiedevano, per un golpe – Panama era sotto controllo americano stretto, contro la sovversione in America Latina).  


Università
– Walter Benjamin fallì l’abilitazione all’università di Francoforte nel 1924 col saggio “Il dramma barocco tedesco” – che dopo la pubblicazione quattro ani dopo da primario editore era già un classico della letteratura critica. 


letterautore@antiit.eu

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