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sabato 7 settembre 2013

Letture - 147

letterautore

Autobiografia – Dilthey, il filosofo dell’individuo nella storia, eleva la confessione a “comprensione di se stesso”. Ma con le corna, ramificazioni di vario tipo: “I movimenti universali attraversano l’individuo come un loro punto di passaggio; e noi dobbiamo cercare nuove basi per la  comprensione di tali movimenti che non hanno luogo entro l’individuo, se vogliamo intenderlo… L’individuo è soltanto il punto di incrocio per sistemi di cultura e per organizzazioni in cui è inscritta la sua esistenza: come possiamo intenderli partendo da lui? “ Ne sarebbe la prova del nove.

Bach Johann Sebastian non parla, viene prima dell’autore romantico il cui capolavoro è la vita. Ma ebbe mogli e figli, viaggiò a sue spese, cambiava posto ogni pochi anni, scriveva ogni giorno un pezzo d’opera, dirigeva scuole, cori e allievi, nessun altro maestro ha avuto tanti allievi capaci, riusciti. Non è il flemmatico dei tardi ritratti della tarda Germania – l’oleografia del primato tedesco lo vuole grave. Johann figlio, quando venne in Italia, era e si comportava da ragazzino, hanno una fisionomia pure i tedeschi. Johann Christian, Giovannino, fu organista a vent’anni al Duomo di Milano, mentre Johann Sebastian tardi fu accolto a Lipsia, per celebrare gli anni del duca di Sassonia. Organista a Weimar alla corte del pur pio duca Wilhelm Ernst, doveva suonare il violino nell’orchestra in uniforme da aiduco.

Cultura - Un lettore propone su “Sette” a D’Orrico Donna Tartt, il “Dio delle attrazioni”. Che è il meglio di tutto, scrive: “Donna fa il baffo sia al “Giovane Holden”, sia al “Senso di Smilla per la neve”, sia a Stieg Larsson, sia all’“Attimo fuggente”. Una silloge?
D’Orrico non è d’accordo: “Trovo Donna Tartt deliziosa (il suo taglio di capello che cade come una ghigliottina mi affascina), però negli ultimi quarant’anni sono stati pubblicati molti romanzi americani più belli di «Dio di illusioni»”. Romanzi? Americani? Sì, il “Giovane Holden”. Che però ha oltre sessant’anni. E il Dio, che Dio è? Il “Dio di illusioni” è giusto (in originale “The secret history”). Ma Donna Tartt ha solo cinquant’anni, si ama, e si prospetta un futuro. Non si confronta con Salinger, né con gli scandinavi, né con Hollywod.
I culturali è sempre stato nei giornali un servizio difficile: come catturare l’attenzione del lettore e farsi leggere. Ma volgarizzare la cultura? - una contraddizione in termini, direbbe la Scolastica..

Irlanda-Italia – Si approfondiscono i legami, nella ripresa di studi di Joyce e sui Svevo, tra i due scrittori: di amicizia ma anche di reciproca interazione. E più – così appare, in attesa di studi approfonditi – di Svevo su Joyce, sul secondo Joyce, quello che sarà dell’ “Ulisse” e di “Finnegans”: per l’umorismo, i giochi di parole, i giochi psicoanalitici.
C’è invece Napoli, benché non dichiarata (non percepita?) nei romanzi seri di Banville, l’ex Benjamin Black dei thriller. Un paio di idee potrebbero essere state riprese da Matilde Serao, “Il ventre di Napoli”. In “Dove è sempre notte” l’affidamento diretto dei bambini orfani o rifiutati, a mani sicure e amorevoli (gli amatissimi “figli della madonna” a Napoli) ma fuori e contro la legalità. In “Un favore personale” l’orrore dell’autopsia del caro estinto, della moglie (in Serao, in Banville è il marito) disperata cui è morto il marito, che più si agita al pensiero che il corpo possa essere squartato. Anche gli affetti familiari, chiusissimi, di “Teoria degli infiniti”, al capezzale del patriarca, potrebbero essere “napoletani”, da Domenico Rea di “Gesù fate luce”.
In entrambi i casi il gemellaggio dublinese è con una città di mare. Come se il mare d’Irlanda fosse Mediterraneo più che Atlantico.

Orwell - Davide Paolini esalta ogni domenica sul “Sole 24 Ore” un patto. Un piatto cucina, da mangiare. La zuppa inglese, per esempio, “azoto liquido”. In una rubrica che si richiama a Orwell,  “Come mi piace”: ”As I please” era rubrica giornalistica-radiofonica di Orwell negli anni di guerra.

Proust – Pone Wagner al centro della Prigioniera - ma è lui stesso Parsifal alla Ricerca, Tristano che rimemora.

Storia – È volubile. Uno legge la “Storia dell’Italia dal dopoguerra a oggi” di Ginsborg, scritta e pubblicata dopo la caduta del Muro, l’unica disponibile e apparentemente autorevole, “la storia Einaudi”, e non ci capisce più niente. Il centro-sinistra non c’è, che pure sono gli anni più produttivi della Repubblica, seppure pochi: il sistema sanitario, lo statuto dei lavoratori, il divorzio, l’ambiente? Il compromesso invece c’è dall’inizio, da Badoglio. De Gasperi sembra un lacchè degli americani, un impiegato tirato fuori dal Vaticano per gli Usa. E quanta mafia!

letterautore@antiit.eu

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