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domenica 25 agosto 2019

A Sud del Sud - il Sud visto da sotto (401)

Giuseppe Leuzzi


Un ponte Morandi collega il centro di Catanzaro, 300 metri di altezza, con la “Strada dei due Mari, l’istmo Lamezia-Squillace, con una campata centrale ad arco che ha una luce di 230 m.. Alquanto ardito. E già in là con gli anni, ne ha 58.  Ma nessuno se ne preoccupa: il Sud ha fiducia nell’Italia.

Nelle tre serie professioniste di basket in questa stagione settanta atleti sono siciliani o calabresi. Il Sud è cresciuto.

Il duello Merckx-Gimondi era tema di discussione naturalmente anche al Sud, parliamo di cinquant’anni fa, quando si parlava di ciclìsmo probabilmente più che della Juventus oggi, pro e contro. Di discussione pubblica, al bar o sul marciapiedi in ombra. Ma la prevalenza era schiacciante per Merckx – “come lui nessuno”, per forza, eleganza, etc.. Siamo per il più forte, altri fattori non ci emozionano, essere Davide, essere italiano, essere sfortunato (un ciclista che corre negli anni di Merckx…)

Roberto Napoletano tampina sul “Quotidiano del Sud” da lui fondato le magagne del Nord: opere incompiute, sprechi, false eccellenze e primati, malasanità, ruberie. Rovescia sul Nord i “sudismi\sadismi” di questa rubrica, l’uso del Nord di sparlare del Sud, comunque. Ma non persuade. Fissare su un giornale a stampa le manchevolezze del Nord lascia il tempo che trova. Oppure non convince Napoletano, che ha diretto a lungo “Il Sole 24 Ore”, il giornale di Milano, senza correzioni – non che le magagne non si vedessero – e ne è uscito male, sotto processo. Ma probabilmente dire male comune mezzo gaudio non porta a nulla: una buona predica vuole un buon pulpito.

I celti in Sicilia
“Il gallo-italico è il risultato della fusione del latino volgare con le lingue celtiche – germaniche e francesi”, dice oggi il giornale in una breve didascalia: “In Sicilia ci sono alcune comunità che lo parlano fin dai tempi del Medioevo: Nicosia, Sperlinga, Piazza Armerina, Aidone (Enna), San Fratello e Novara di Sicilia (Messina)”. Che tutti insieme fanno 50 mila abitanti, non pochi – i compagni di scuola di San Fratello a Messina veramente non lo parlavano, benché si giocasse e si chiacchierasse in dialetto, ma questo non vuol dire.
Il problema è che non se ne sa più di tanto: i celti in Sicilia? Il giornale, “la Repubblica-Palermo”, voleva belle foto del paese di Aidone, in provincia di Enna, s’è imbattuta nel gallo-italico, e non dice di più. L’Spl, il comitato per la Salvaguardia dei Patrimoni Linguistici, si occupa di altro, della linea alpina, o Rimini-La Spezia. La Treccani non ci fa caso. Wikipedia sveltamente riporta i celti in Sicilia ai Normanni: “La formazione di queste isole linguistiche alloglotte in Sicilia risale al periodo normanno, in cui gli Altavilla favorirono un processo di latinizzazione della Sicilia incoraggiando una politica d’immigrazione delle loro gentes, francese (normanni e provenzali) e dell’Italia settentrionale (detti lombardi ma in realtà prevalentemente piemontesi e liguri) con la concessione di terre e privilegi”. O anche per la sopravvivenza di usi linguistici longobardi – ma i Longobardi non furono in Sicilia.
Il Sud è senza storia. Della Magna Grecia si sa ma perché ha interessato altri, tedeschi, francesi.  

La Chiesa pagana
Se tra i portantini della statua, della Madonna o del santo, ci sono pregiudicati salta la processione. È successo ad Aquaro in Calabria per la processione di san Rocco. È successo in molti posti in Calabria, ma ad Aquaro l’interdizione ha colpito una devozione radicata ed estesa, ci sono anche famiglie di emigrati, in Canada e Australia, che tornano apposta per un voto a san Rocco – a san Rocco di Aquaro.
Il giornale dice che è successo in base alle “disposizioni del Questore e del Vescovo per evitare strumentalizzazioni”. Di chi? Degli ex carcerati? E poi non bastava dirlo prima? Se un ex carcerato non ha diritto di andare in chiesa, ci sarà pure in qualche legge, ma bisogna farlo sapere. La lista era peraltro stata comunicata alle Autorità per tempo, si potevano defalcare i nomi indigesti e poi fare la processione con nomi buoni.
La verità è che le processioni non piacciono. Ai vescovi di questo pontificato: “Sono paganesimo”, hanno detto e scritto. Prima hanno tirato fuori gli inchini ai mafiosi, per quanto incredibile e assurda scusa. Ora i portantini pregiudicati.
La questione non si può trattare laicamente – non si può sottrarre ai vescovi il magistero religioso. Ma un’obiezione è ovvia: cos’è paganesimo? Questi vescovi sono gente un po’ strana, perché a questo punto anche la messa è pagana. E il battesimo, il sacerdozio – se non è paganesimo il sacerdozio... I riti hanno un senso oppure, se sono pagani, lo sono tutti. Si può pensare la processione per come la si vive – la vive chi non è vescovo o carabiniere: un modo di ritrovarsi e un momento di raccoglimento, sia pure passeggiando e cantando invece che in ginocchio. Si incontrano dappertutto, anche fuori dalle chiese, persone molto devote, sinceramente, per bisogno emotivo o per pietà, che si segnano alle edicole, portano fiori, si inginocchiano: come dirle pagane, cioè nemiche? per quale vangelo? le edicole non sono paganesimo, e le statue?
Questi vescovi però un problema pongono: la pensano come i Carabinieri. Meglio fuffa che niente. Prendere i mafiosi no, nell’atto che delinquono. Farli signori del mondo, e anche delle processioni (a quando le messe?) sì. Allineati e coperti.

Al Senato, al dibattito sulle dimissioni di Conte, il senatore 5 Stelle Nicola Morra, presidente della Commissione parlamentare Antimafia, rimprovera in questi termini Salvini per lostentazione di simboli religiosi: “In terra di Calabria ostentare il rosario, votarsi alla Madonna, dove c'è il santuario cui la ‘ndrangheta ha deciso di consegnarsi, significa mandare messaggi”. 
Assurdo, che Polsi, a questo si riferiva il senatore, il santuario con maggiore continuità di culto in Europa, sia della ‘ndrangheta. Lo dicono i Carabinieri - lo dicevano, ora non più – ma non è un buon motivo per crederci. Un presidente dell’antimafia poi - l’antropologia e la storia ne sanno (molto) di più. È uno dei modi con cui le antimafie fanno più bene che male alle mafie, rendendole soprannaturali o quasi, e le loro vittime dei cretini che cantano in processione.
Ma Morra, come si vede, è in buona compagnia.

Il Sud buono è al Nord
Di ritorno dalla Polonia, dove è stato nel 2014 sulle tracce degli italiani austro-ungarici morti nella guerra del ’14-’18 in Galizia, Paolo Rumiz lascia “il sole” per trovare in Italia “freddo, miseria, marciume di nubi” - “Come cavalli che dormono in piedi”, 151: “Il mondo sembrava capovolto per imperscrutabili motivi, il Mediterraneo era emigrato a nord e il Baltico era sceso a sud”.
La geografia è mobile. È anch’essa mentale, psicologica. Alla Polonia evidentemente, seppure verso i Carpazi, riesce di essere solare e cristallina, l’Adriatico è invece grigiore, il Sud non riesce ad avere lo stimolo produttivo, creativo, del Nord.
Di ritorno dalla Polonia, a Rumiz vengono rubati sul Freccarossa Napoli-Roma in prima classe gli appunti del viaggio in Galizia: “Rubati. Tutti. Collezione completa, impacchettata con un elastico giallo”. Per essersi assopito pochi minuti, dopo essersi assicurato che lo zainetto fosse sul vano portabagagli sopra la sua testa: “Dentro c’erano il computer, le chiavi di casa, e due mappe di viaggio fatte a mano, costate mesi di alvoro. Ma soprattutto le note, preziosissime, del viaggio in Polonia”. Un furto consueto, scopre quando infine scova alla stazione Termini il remoto ufficio della Polfer per la denuncia. Senza che la polizia faccia nulla per prevenirlo. O Trenitalia: “Nella valanga di prescrizioni e avvertimenti inutili che ti sono inflitti da Trenitalia, non c’è un «fate attenzione ai vostri bagagli»”.
Verrebbe da dire che il borseggio fa parte del Napoli-Roma, dell’offerta Trenitalia. Ma è solo l’abitudine al sopruso. Si dice degli arabi che sono apatici e rasseganti. E delle polizie italiane?
Mentre fa la denuncia allo stanco agente di Polizia, a Rumiz viene in mente l’attraversamento dei Carpazi “di notte, su un vecchio treno malfamato di emigranti e zingari – un treno così povero che aveva il nomignolo di «Foame», cioè fame – senza essere rapinato, e anzi, con una compagnia di donne, adulti e bambini che protessero il mio sonno e condivisero il cibo con me”.


leuzzi@antiit.eu

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