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sabato 31 agosto 2019

Letture - 395

letterautore


Autrici - Sono tutte uguali, trentenni, mezzobuste (i fianchi e le gambe no), il volto in qualche modo attraente, per fronte, guance, taglio degli occhi, della bocca, capelli.
Prevalgono sui media le autrici, probabilmente per ragioni di mercato – che è prevalentemente femminile – in prosa e in poesia. Ma tutte come in riga, allineate e coperte. Come in una marcia segnando il passo, in testa uno stampo. Ciò va contro il mercato: attrarrà il pubblico femminile, ma quello maschile che interesse può trovarci?
Prevalgono anche le vecchie “scritture al femminile”: storie di infanzie, pene d’amore (ora di personalità), personaggi-gge attraenti.

Balzac e Dumas – Approssimativo l’uno, che pure si voleva sociologo e sistematore, con i tanti schemi entro cui collocava i suoi racconti e romanzi, documentato e anche preciso il secondo, che inventava ma non stravolgeva, benché scrivesse all’impronta, molte pagine al giorno, e senza rileggersi. Forse perché lavorava su opere già sgrossate dai “negri”, i collaboratori anonimi -  riscriveva.
Entrambi narratori fluviali, ma con caratteristiche rovesciate rispetto alle apparenze in fatto di attendibilità – di rispondenza al vero e anche di verosimiglianza.

Dante – Vittima del politicamente corretto.,ma senza danni. Ridicolizza Dante e l’islam insieme la volontà politica, fondamentalmente anticristiana, di accreditare Dante come un copione di oscuri compilatori, di “viaggi di Maometto” nell’aldilà. Una frescaccia filologica, ma anche una delle tante false “cause” politiche “politicamente corrette”, ex radical chic nella ormai vetusta tipologia, cinquant’anni fa, di Tom Wolfe.
È l’Autore moderno, il precursore e inventore dell’autorialità. In uno studio inavvicinabile, da biblioteca, a 100 dollari, Albert Russell Ascoli, l’italianista americano studioso si Boccaccio e Ariosto, fa di Dante il primo “Autore” moderno – “”Dante and the Making of a Modern Author”, 2008 (pp. XVII + 458). Quello che non solo racconta e rappresenta, ma afferma. Questo il Dante Autore in sintesi: “La riproposta della auctoritas medievale apre la strada alla nozione proto-moderna di autorialità letteraria, che sarebbe emersa gradualmente, a piccoli passi, tra il tredicesimo e il diciassettesimo secolo”.
Cosa vuole il Dante autore moderno, secondo lo studioso americano, è così sintetizzato da un recensore, Jan Soffner, online: “La narrativa di Dante, volendo, sembra differente da, per dire, il film di Kubrick «2001: Odissea nello spazio» (1968), che muove da simili accentuate pretese su cosa quarant’anni fa si considerava essere la «verità» dell’umanità. Mentre guardando il film uno sa che il punto che il regista tenta di affermare è la comprensione della sua opera quale possibile modello del mondo, quando si legge la «Commedia», invece, non si può non supporre che Dante non sta soltanto offrendo un possibile modello di spiegazione del mondo, ma è profondamente convinto che il suo modello è quello reale, benché si proponga come una costruzione poetica”
      
Disfatta – Rotta, ritirata militare: reputata dopo Caporetto specialità italiana, di un’incapacità italiana di fare la guerra. Ma altre rotte più terribili ha avuto l’esercito francese alla Beresina – di cui in Balzac (“Addio”, “Il medico di campagna” – Balzac era fervente cultore di Napoleone), o Tolstòj, a Lipsia, a Waterloo (Stendhal, altro fan di Napoleone), a Sedan nel 1870 (Zola), e nella drôle de guerre, 1939-1940 (Céline). Rotte decisive ha avuto anche la Wehrmacht, a Stalingrado, a Alamein , malgrado l’impegno e il sacrificio degli italiani, e poi sul Vallo Atlantico – battaglie dell’eroico Rommel che mancava sempre gli appuntamenti decisivi.
Le sconfitte tedesche, benché epocali, non sono state mai raccontate. Non in grande. Solo “I proscritti” di von Salomon, che romanza i reduci sconfitti del 1918, organizzati in “corpi franchi” eroici, contro francesi e polacchi dopo la guerra - una memoria romanzata che molto piacque a Giame Pintor: la fece tradurre da Einaudi e la recensì entusiasta, suo ultimo scritto prima della morte al fronte, sul Volturno, a fine 1943. I “corpi franchi” tedeschi sono raccontati anche da Marguerite Yourcenar.  
L’Italia è peraltro il paese che, da metà Ottocento a metà Novecento, dagli anni 1840 ai 1940, ha fatto più guerre di tutti in Europa: contro l’Austria tre o quattro volte, contro i francesi a Roma, contro i Borboni di Napoli, in Africa più volte, contro l’Abissinia-Etiopia, contro l’impero ottomano, e contro i libici, in Spagna, e nei 1940 contro mezzo mondo.

Gide – Un Gide “goethiano” – o un Goethe gidiano – Giuliano Vigini scova nella sua rubrica su “La lettura” tra gli anonimi: Gide ha stampato anonime almeno cinque opere. Un “C.R.D.N.” , 1911, che è “Corydon”, il testo protogay, in dodici copie, non vendute. Poi, nel 1943, anche un saggio su “Goethe”, in sole tre copie. Ma “Goethe” usciva quell’anno anche sulla “NRF”, la rivista dello stesso Gide in casa Gallimard, in dieci paginette – ora nella raccolta degli “Essais” – non granché. Gide usava ancora stampare copie per i soli amici.

Risvolti – Paterlini riscrive sul “Robinson” i risvolti di copertina dei romanzi. Fa cioè una recensione del libro in forma di “traduzione” dei toni enfatici dei risvolti. L’ultimo, sabato, con una serie di “problemi di base” di questo sito, una serie di domande metafisiche, a proposito di Giorgio Biferali,”Il romanzo dell’anno”: “È vero che nulla succede per caso? Esiste l’effetto farfalla?... “. Molto efficace – terribile: cioè, una stroncatura.
Una stroncatura sotto forma di risvolto promozionale è l’unica possibile? Ci si confronta con l’invadenza editoriale, non più con l’autore, la scrittura, la qualità. È anche vero che molti libri (romanzi), da “Gomorra” in poi, sono editoriali – compilazioni.  

Russia – “Sono nato in un paese dove l’idea della libertà, il concetto di diritto, la cuì consuetudine di umanità e gentilezza erano cose in freddo dispregio e brutalmente proscritte”, Vladimir Nabokov, “La vera vita di Sebastian Knight”. Nabobokov parla della Russia tra Otto e Novecento, ma il lungo interregno sovietico non ha cambiato le cose, anzi ha distrutto quel poco di libertà e di diritti che si erano imposti.
Quanto al valore militare, i russi stessi, che pure non sono stati mai sconfitti, se non dal Giappone nel 1905, in misura limitata e più per i moti rivoluzionari – liberali – interni, non sono ritenuti e non si ritengono valorosi (imbattibili) soldati, da Tolstòj a Pasternak, alla vasta filmografia.

Vedove – Non ce ne sono più nei libri, nei romanzi, nei racconti. Sono scomparse col nuovo diritto di famiglia: una volta una donna doveva essere vedova per poter sfuggire alla tutela di un padre o di un marito. Oggi può essere anche ricca di suo.
Nell0islam c’è ancora qualche caso.

Vittoriano – Sinonimo di puritano ipocrita, ma in letteratura è il periodo più fertile per l’Inghilterra, dopo quello elisabettiano. Da Dickens a Oscar Wilde e Conan Doyle. Non fu poetico, non molto, ma nella narrativa imponente. Gli imperi sono romanzi.

letterasutore@antiit.eu

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