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mercoledì 28 agosto 2019

Il mondo com'è (381)

astolfo


Caporetto – A lungo fu considerata colpa dei soldati, lavativi, imboscati, pronti alla fuga e alla resa  invece che a combattere. Hemingway ne ha dato descrizione minuziosa, di questa considerazione,  nella seconda parte di “Addio alle armi”: l’unica organizzazione nella disfatta era quella dei Carabinieri, che attendevano le truppe in ritirata o in fuga ai ponti, per fucilarli in massa o singolarmente dopo un atto d’accusa sommario. 
Dopo Caporetto il governo bloccò l’invio dei pacchi viveri ai prigionieri italiani in Austria, un caso senza precedenti, Ancora dopo la vittoria, il primo governatore di Trieste liberata, il generale Petitti di Roreto, insultava le folle di internati affamati, reduci o sfollati, accalcati nel porto di Trieste: “Meritereste piombo, non pane”.

Crimea – Russa con la zarina Caterina, regalata da Stalin all’Ucraina, ripresa da Putin, potrebbe anche dirsi tedesca. Vi si parlava il gotico tedesco fino al tardo Settecento, anche se in luoghi isolati: il gotico di Crimea, parlato dai goti di Crimea. Pochi e “meno potenti, meno conosciuti”, li dice wikipedia, “e paradossalmente coloro che vissero più a lungo” – come goti propriamente detti cioè, non sotto altro nome, p.es. tedesco..
La Crimea è stata il primo territorio dell’impero romano invaso dai Goti, nel 250. Che saranno sottomessi dagli unni, ma poi riconquisteranno la libertà. Nel Medio Evo si favoleggiava di uno Stato gotico in Crimea. Krimilda, il nome tedesco medievale, è gotico di Crimea, Hilda di Crimea.

Crisi. E la cultura dominante di questo dopoguerra, il più lungo periodo di pace dell'Europa, e del mondo intero - eccettuate le guerre americane localizzate, Corea, Suez, Vietnam, Golfo, Afghanistan, Iraq, Libia. Per la guerra atomica prima, e poi per l’ambiente. Con sotto-crisi che serpeggiano di fatto: la fine del petrolio, il terrorismo, le “bolle”. Queste agitate da interessi identificabili: la guerra del petrolio dall’interesse convergente di compagnie e paesi grandi produttori, Stati Uniti compresi, di capitalizzare al massimo il barile. Le “bolle” dagli ovvi interessi corporativi, delle dot.com, delle banche, della speculazione (i fondi speculativi sono i maggiori e più influenti, seppure dichiaratamente neutrali). Anche il terrorismo si può far risalire a una modalità indotta, non accidentale o autonoma: finanziato, e anche armato, nonché propagandato (“Al Jazeera” e altri media) sul nascere e anche dopo, in Siria e in Iraq, dai potentati della penisola arabica ha guadagnato loro mezzo secolo di stabilità – sono Stati senza articolazioni sociali e istituzionali.

Ecologia – Nasce con Nixon. Uno dei primi atti di Nixon dopo l’elezione a fine 1968 fu la politica anti-inquinamento. Consolidata nel 1970 dando poteri regolatori agli Stati e al governo federale in materia di emissioni, nel quadro del Clean Air Act del 1963. Affidandola alle compagnie petrolifere, chimiche e automobilistiche: una nuova politica industriale.  Le compagnie petrolifere, chimiche e automobilistiche si contesero per molti anni, dopo il varo della politica di Nixon, gli spazi pubblicitari in America per celebrare ogni anno l’Earth Day, la festa della terra, che le aveva nuovamente arricchite.
Si rinsalda con la crisi petrolifera del 1973, con l’ideologia della fine delle risorse fossili. In parallelo con la dottrina dei “limiti allo sviluppo” che il Club di Roma, composto da industriali di vari settori, aveva appena lanciato. E si sostanzierà all’inizio soprattutto dell’austerità – perorata in Italia in bizzarro parallelo da Fanfani e da Berlinguer.
Il partito dell’Ecologia è nato con la crisi, l’appello ai limiti dello sviluppo fondendosi con la critica all’abuso della natura. È una nuova industria, si diceva: con la teoria dei limiti e l’ecologia l’Occidente s’impadroniva anche della crisi. Il più consistente settore pubblico, e di pubblico interesse, la salute e l’ambiente, è in America privato.

Il Club di Roma data anch’esso dal ‘68, e “I limiti allo sviluppo”, il testo che s’impose nel 1973, è del 1972, commissionato a suo tempo al Massachusetts Institute of Technology. Subito dopo che Nixon aveva sollevato il problema dell’inquinamento dell’aria e dell’acqua.

Sir Edward Chadwick, il riformatore britannico, misurava già nel 1842 di quanto le abitazioni più igieniche avrebbero elevato la longevità e la produttività della classe lavoratrice. Lo stesso Chadwick che si celebra per le case di lavoro obbligatorio per i disoccupati, pena la perdita dei sussidi.

Grande Guerra – Fu un complotto? Un complotto non poteva mancare, nella più grande strage della storia, prima della seconda guerra mondiale, e non è mancato. Ma è trascurato, anche nella profluvie di pubblicazioni del centenario. L’ipotesi è che Gavrilo Prinzip, l’attentatore di Sarajevo, fosse manovrato dalla Germania, che aveva preparato la guerra e la voleva. La stesa reazione scomposta all’attentato degli imperi centrali sarebbe stata l’esito di questa strategia. Chi lo pensò e si prodigava contro la minaccia di guerra, Jean Jaurès, lo statista francese, fu a sua volta eliminato.
Socialista pacifista, Jaurès tentava di organizzare un movimento sindacale unitario franco-tedesco contro la guerra. Fu assassinato il 31 luglio, il giorno prima della mobilitazione che diede avvio alla guerra.

Il papa che protesterà contro “l’inutile strage” portava un nome destinato all’irrilevanza? Era Benedetto anche lui, il XVmo.

Nazionalismo – Paolo Rumiz ha (“Come cavalli che dormono in piedi”, 116), “il tragico infantilismo del nazionalismo”. Non si saprebbe pensarlo altrimenti, nelle (larghe) sopravvivenze in Africa, dove ha azzerato la funzione politica in inossidabili dittature, e nelle persistenze in America Latina e nei Balcani – non in Medio Oriente, contrariamente alle apparenze, dove è di fatto soverchiato in tutto l’arco della crisi, dal Pakistan all’Iran, alla penisola arabica, al Nord Africa e alla Palestina, dall’avidità o interesse.
Lo scrittore lo nota a “Rzeszów, città contesa che in russo fa Riascev, in ucraino Riasciv, in latino desueto Rerovia, in yiddish Rayshe, in tedesco Rishof, poi convertito in Reichshof dai nazisti. Dietro ogni nome, un secolare desiderio di supremazia”. Una città di frontiera a Est, alla cui stazione “gli orari coprono lunghe distanze in tutte le direzioni tranne che a est, perché a est c’è l’Ucraina, l’avversario storico” .- “che ora però comincia a non essere più tale”, aggiunge Rumiz, “grazie 6 di Putin che spinge Kiev verso l’Occidente”. 
Ma il tutto sconfina sempre, o ha alle radici, il fatto tribale.

Tribù – Il fatto tribale rimane forte, malgrado l’inglese per tutti, la globalizzazione, il turismo di massa, l’emigrazione. In Italia, il leghismo veneto e lombardo se ne può dire una versione annacquata: il tribalismo resta forte nelle aree di frontiera, alpine e prealpine. I trentini dicono ancora “andiamo in Italia” quando scendono in Veneto. Veneto che considerano tuttora mondo povero, di donne di servizio e emigrazione. Per sé esumando costumi da Schuetzen e jodel.
I veneti chiamano i trentini gli “austriaci”. Dovendo peraltro arrangiarsi per risalire fino a Rovereto, con lunghe deviazioni nella Vallarsa, non potendo utilizzare la strada che attraversa la valle, riservata ai trentini che “vanno in Italia”.

È oggi soprattutto anglosassone. C’è unisono nel nuovo suprematismo bianco, nel mondo anglosassone: gli Stati Uniti vanno sulla stessa linea dell’Inghilterra e dell’Australia. 
Il tribalismo è un fattore sociopolitico sottostimato, che insorge prepotentemente nel mondo di più lunga e stabile tradizione democratica. In America con Trump e il suo elettorato. Che contiene larghe porzioni di afroamericani è di ebrei. In Inghilterra con la Brexit, che non ha nessuna giustificazione se non tribale - e in quanto tale non sente ragioni, spingendosi fino alla chiusura del Parlamento. In Australia col premier Scott Morrison, l’ex ministro del “No Way” all’immigrazione.

astolfo@antiit.eu

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