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domenica 18 novembre 2012

Il desiderio della frustrazione

“Il Romanticismo è una letteratura dell’Io e per l’Io”. Fino all’ultimo dopoguerra, poi il sesso ha rimpiazzato i sentimenti. Passando per il dandy del XIX secolo, “il primo professionista dell’indifferenza” – “ormai l’erotismo è un combattimento fra egoismi uguali e contrari che cercano di sopraffarsi a vicenda in una spirale di disinvoltura e insensibilità”.
È difficile smarcarsi, Girard è acuto lettore e sempre regala al suo lettore lampi e “tagli” sorprendenti. Qui ha Shakespeare parodista. Dante romanziere, come già Chrétien de Troyes, e sant’Agostino nelle “Confessioni”. Racine sartriano. Marivaux critico sociale. Oltre a note di ordine generale: “Nel nostro universo culturale … la competizione è l’anima del sesso, non la libido freudiana”. Vede anche molto più di quello che c’è, e questo è un bene per il lettore e un male. La “letteratura dell’Io per l’Io”, il dandy “professionista dell’indifferenza” e il sesso come insensibilità estrae da un’analisi dei romanzi di Roger Vailland. E chi è Vailland? Un autore già spento nel 1959, l’anno dell’esegesi, quando bisognava pagare un tributo al Pcf, il partito Comunista francese di cui Vailland era una colonna. Una performance di rispetto dunque.  Ma reduce dall’ossessione dell’ossimoro. Di cui è vero che “Romeo e Gulietta” abbonda, ma con questo esito ultimo, nel 2007: “Vedo nell’ossimoro il segno precursore del diluvio di violenza e di pornografia che oggi si abbatte sui resti della nostra cultura”. E: “Occorre considerare i grandi romanzi coe un’unica totalità dialettica” – un incubo, una punizione?
Apodittico, dunque. Dopo essersi esercitato, mirabilmente è vero, al gioco del rovescio, di questo che è invece quello. In questa età dei quattro cantoni, il gioco per cui la spia fa il giudice, il prete lo sbirro, l’arbitro segna i gol, e il calciatore fischia. Per cui “il desiderio più forte poggia sulla frustrazione e non sull’appagamento dei sensi”. Qualche volta, o sempre? “Le legge del desiderio mimetico è la frustrazione universale”. Tutto quindi è frustrazione, anche la letteratura, che richiede molta applicazione, e l’antropologia mimetica.  
Mimetismo 
Questa raccolta di saggi, dal 1953 al 2007, codifica il pensiero, trino e uno, di Girard: l’invidia regge il mondo, e anche l’amore. Qui si tratta del desiderio – il primo dei filoni di ricerca di Girard, il secondo, più propriamente antropologico, della violenza del sacro, lo vede celebrato esegeta del capro espiatorio. Del desiderio o dell’amore. Dove il capro espiatorio è lo stesso desiderante, l’innamorato. Attraverso la costante autoimmolazione che è il desidero mimetico. La self-deception, l’autoinganno.
Detto così, non è un pensiero attraente, mentre Girard lo è, ma è il suo pensiero. Girard è attraente perché la sua esemplificazione lo è, essenzialmente letteraria, di personaggi e autori - e nel terzo dei suoi tre filoni di ricerca, quello che fa capo a “Delle cose nascoste dalla fondazione del mondo” (1978), biblica. Il desiderio è imitazione del desiderio di un altro, uno cui il desiderante attribuisce un prestigio speciale, e che ritiene egli stesso desiderante-innamorato. Con questo schema Girard spiega attraente la storia di Paolo e Francesca in Dante. Ma non più quella di Romeo e Giulietta in Shakespeare. Qui ha ricorso all’ossimoro - che in effetti infesta la tragedia, ma non è il solo barocchismo di Shakespeare, e non infetta la tragedia dell’amore.
Girard usa mimesi nel significato originario (aristotelico) di imitazione. E in quello posteriore (hegeliano) di dialettica, dell’identità come contrario. L’imitazione trasferita con Proust nello snobismo, nel primo saggio seminale di Girard, “Menzogna romantica e verità romanzesca”, 1961. L’affettazione che maschera una competitività compulsiva al limite della misantropia. Quella interiore, magari mascherata di sociabilità.
La sua “antropologia” rivoluzionaria del mimetismo, sulla questione del sacrificio nel sacro, meglio si applica alla religiosità – tema del secondo testo seminale, “La violenza e il sacro”, 1972. In letteratura consente “altre” letture, ma lascia fuori l’amore amante. E poi è difficile dire Proust in qualche modo religioso – poiché il mimetismo in amore-letteratura è Proust. Senza contare, nello specifico, che gli dei sono buoni e giusti, noi siamo colpevoli e dobbiamo espiare, “a questo scopo il prezzo più potente è il sacrificio”, questo l’aveva teorizzato già Joseph De Maistre in Russia, il principe dei reazionari, a margine delle “Serate di Pietroburgo”, o “Conversazioni sul governo temporale della Provvidenza”.
René Girard, Geometrie del desiderio, Cortina, pp. 137 € 13

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