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domenica 10 febbraio 2013

Secondi pensieri - 133

zeulig

Cristo – Usa nuovamente laico, come nell’Ottocento positivista: un Cristo decristianizzato. Ma è impresa dubbia: senza Incarnazione e senza Resurrezione è un altro Cristo.

Filosofia – Fa senso trovare i libri di De Crescenzo negli scaffali di Filosofia in libreria. Ma perché no?

Ipocondria - Si può essere bugiardi e dire la verità: è il paradosso dell’ipocondriaco, che è colui che teme di essere ipocondriaco. Gli opposti si dissolvono, caldo\freddo, alto\basso, buono\cattivo, mente\corpo, ami-co\nemico

L’ipocondriaco è egoista totale e aggressivo, terrorista. Tanto più per non usare armi. Né forme di aggressione, formalmente aggressive.

È il disagio di vivere , uno dei tanti. Ma è come un virus benevolo, accresce le resistenze dell’ambiente. Si accompagna solitamente alla protervia, strano connubio per un malattia.

È malattia tipicamente borghese e anzi intellettuale. Di chi non conosce la fatica e la schiva, se non nella forma dell’ipocondria, e si fa un dovere di rifiutare la vita ordinaria, non prende neppure il tram, e di appropriarsi il tempo, che è la sostanza dell’ozio. Ma il lavoro è più intenso da fermi, pensare brucia più energie.

Kant, che soleva antropologizzare a tempo perso, prende da “Hudibras”, il poema rabelaisiano di Samuel Butler contro il macellaio Cromwell, questa verità: “Quando un vento ipocondriaco ru-moreggia negli intestini, tutto sta nella direzione che prende: se va in giù ne viene un peto, se sale allora è una visione, o un’ispirazione santa”.

Memoria – Se ne è fatto la funzione preminente, e quasi un’ideologia. Per la letteratura, ma più per l’aumento delle attese di vita. Il culto della memoria, e la trattatistica che vi si collega, tutta fallace, è l’esito dell’aumento della popolazione invecchiata, e insieme è causa dell’invecchiamento, un’ideologia.

Morte – I miti in origine la facevano “entrare” nella storia, a sconvolgerne l’operosità. Esiodo le mette invece a tessere la storia stessa, a intrecciarla. Entrò così in gioco il comodo destino - il futuro passato - col fatalismo.
Il cristianesimo sancì questa deriva facendo proprio il mito biblico del Dio ineluttabile: la legge, la colpa e il senso di colla. Cristo avrebbe apprezzato, che a quel Dio si ribellò?

Occidente – È valetudinario, se non è ipocondriaco. È la sua forza.

Ospedale – È parte della malattia. Anche fuori della sala operatoria, o della corsia: in ambulatorio, o nei laboratori di analisi. Le attese di ore, il contatto superficiale, l’incondizionalità, anche del medico meno capace, riducono le difese e inducono la malattia. La strabordante quantità di avvisi e controavvisi, a mano o al computer, attaccati a ogni angolo o muro o vetro o porta, che ingombra la vista nelle lunghe attese, tutti successivamente perentori ma per ciò stesso caduchi e inutili, pesa anch’essa.
È una delle forme di malattia non diagnosticabili, ma più diffuse. Non acute ma spossanti.

Sette - È centrale nella numerologia semitica. Che lo trasmise alla cultura greca. È una delle tracce seguendo le quali Nietzsche, “Il servizio divino degli dei”, pp. 29-31, deduce l’origine semitica della cultura greca. Ma, nello specifico, col riconoscimento di una derivazione più ampiamente mediorientale: la pratica si sarebbe sviluppata all’inizio “più compiutamente a Babilonia e in Assiria”.

Verità – È spesso un altro nome per onestà, ma allora è un’altra cosa. Un ebreo, un perseguitato, un martire anche, avrebbe ogni ragione di dire che la verità si accompagna alla morte: ne è socia e anzi pronuba – è stato detto. Ma è verità disonesta. Che fa aggio su una qualche forma di potere e si trasforma in violenza - ne è la dinamo più perfida, dal razzismo sterminatore alla “Grecia salvata dalla Germania”. La verità non viene disgiunta dalla rettitudine: dalla misura, l’onestà delle parole.

zeulig@antiit.eu

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