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mercoledì 2 ottobre 2013

Il mondo com'è (148)

astolfo

Adulterio – L’islam lo punisce con la lapidazione, il Vangelo ne fa la prova per eccellenza dell’amore. L’adultera, che poi sarà venerata per santa, Gesù perdona non perché si è pentita ma perché il suo amore era profondo. E quando, poco prima della morte, essa gli cosparge il capo di profumi preziosi, non le rimprovera lo spreco né l’avventatezza, come vorrebbero i discepoli protoborghesi, ma l’apprezza e se ne commuove.

Democrazia – Fatica a riprendersi dallo schiacciamento sull’oclocrazia, il dominio della folla – la piazza, l’occupazione, lo stesso Grillo. Irregolare sempre, è il suo genoma. Ma ingiusta, con le minoranze e con la maggioranza, sia pure silenziosa.
O.Wilde dice la democrazia spregiativamente “il bastonamento del popolo da parte del popolo e per il popolo”. Il che non è reazionario come sembra, né confuso: è vero, è questa la sommatoria finale. Nell’assemblearismo italiano, a esempio, doppiato dai media dominanti su ogni altra possibilità di dibattito, vociferanti, insistenti, suadenti.
La controprova è che avvilisce tutti i suoi partecipanti, gli spettatori passivi come i “gestori” della comunicazione, produttori, direttori, ospiti – solo ci guadagnano i soggetti della pubblicità. Lo spirito critico e di rivolta che è il suo proprio degenera a sostegno di un’artefatta, confusa, buona opinione. Nella migliore delle ipotesi a nessun effetto.

Donna – Non ha i numeri. Ci sono matematiche, ma non musiciste né architetti. Mentre ci sono sempre state, anche in tempi patriarcali, poetesse e artiste, e filosofe.

Femminismo – È un fatto unico nella storia: una rivoluzione rapida e consolidata, senza imposizioni, senza controindicazioni – un ribaltamento. Fino al 1970, per secoli e millenni, si sono dette e scritte cose delle donne che d’improvviso sono svanite. Si pensa solo in Italia, ma è fenomeno universale, nella geografia e nelle forme espressive – per esempio in letteratura, a Hollywood e perfino a Bollywood.

Più che altrove, è in chiesa che il femminismo ha ribaltato la situazione. Dove pure la donna ha sempre avuto un ruolo, come santa e nell’immagine onnicomprensiva della Madonna, vergine, madre, figlia, sposa. Nel 1966 Cristina Campo non poteva scrivere nelle riviste religiose di dottrina e nemmeno di riti: le collaborazioni femminili non erano ammesse. La donna , si diceva, “se ne sta zitta come in chiesa”, nel senso che non poteva interloquire. Giusto il monito di san Paolo.

Guerra – Sempre “difensiva” la dice Clausewitz, VI, 7, attacca chi si difende. Non è mai l’aggressore ad aprire le ostilità, spiega il teorico della guerra, sempre invece l’aggredito, a partire dal momento in cui si difende. Paradosso? È il collante della guerra, la ratio dei comandanti – etica naturalmente, non logica.

Islam – Il fatalismo è connotato repressivo, coloniale, e tuttavia è vero che la morte non è una tragedia per il buon mussulmano. Si spiega anche così l’assurda acquiescenza nei paesi islamici al terrorismo, che vi è particolarmente feroce e devastante, contro i devoti alla moschea, contro i bambini alle scuole, e le donne ai mercati, i malati all’ospedale.
La totale omertà che copre i terroristi è la passività: si spiega anche le quotidiane stragi di uomini nel fiore dell’età, tra i venti e i quaranta, in fila per un posto di netturbino, di vigile urbano, di poliziotto, di militare, passino inosservati, inconcludenti. Pur essendo quegli uomini presumibilmente il sostegno delle loro famiglie.

Società prevalentemente disintegrate, tra modernità e tradizione, perpetuano da oltre mezzo secolo ormai la subordinazione imposta dal colonialismo. Incapaci anche di mettere i datteri in scatola. Sempre tentate dall’Occidente, dalla modernizzazione, dalla potenza militare, dal fascismo, dalla democrazia, dal socialismo, dagli affari.
Il cambiamento che c’è stato è negativo: non si può essere più cristiani in Iraq o Algeria, e la fuga si prospetta necessaria in Pakistan, in Nigeria, che pure ha statuto multireligioso, e forse in Turchia.

All’islam si associa oggi il terrorismo. E l’odio del mondo: sembra che il mondo sia prigioniero da cinquant’anni del terrorismo islamico, che è specialmente feroce e devastante. Ma l’islam è debole, ha perso lo slancio che aveva trenta-quarant’anni fa, in Africa, in Nord America, in Nord Europa. Mentre il terrorismo, che non può essere una soluzione, sarebbe debole, non impossibile da abbattere: frazionato, benché distruttivo. È oscillante. È diviso e contrapposto. È prevalentemente antiarabo e antislamico.

Sessantotto – Non è il Settantasette. Ne è anzi l’opposto: è la libertà sorridente contro il torvo rancore, sia pure di classe (ma era di classe borghese: Annunziata, “il Manifesto” e simili).
Il Settantasette è la vendetta delle burocrazie rivoluzionarie, per lo più biche, contro il Sessantotto.
Ma perché i reduci del Sessantotto, Sofri, Capanna, Piperno, etc., si assimilano al Settantasette? Si lasciano assimilare, senza protestare? Il Sessantotto è avvenuto loro malgrado – sono rimasti impigliati al sogno di libertà che aveva agitato.

Sionismo – Oggi identificato con Israele, con la politica di Israele, è nato laico e liberale, un secolo fa o poco più. Theodor Herzl, il suo primo teorico, prevedeva la coabitazione con gli arabi, e l’esercizio libero dei culti, aconfessionale. Era laico e socialista ancora alla formazione di Israele subito dopo la seconda guerra mondiale. Nella guerra d’indipendenza e poi ancora per molti anni, fino alla guerra dei Sei Giorni nel 1967 e all’occupazione della Cisgiordania.
Subito dopo il sionismo ha subito una triplice mutazione. Il controllo dei Territori Occupati e l’immigrazione libera dall’Urss a partire dal 1973 hanno portato alla colonizzazione della Cisgiordania. Continuata da allora, con alterne vicende – il governo in carica la difende e la favorisce. La condizione di guerra costante ha peraltro schiacciato il sionismo con Israele. Il terzo grande mutamento è la deriva religiosa. La forte immigrazione degli anni Settanta, anche dai paesi arabi, ha dato al sionismo un carattere prevalente religioso.

Inizialmente i rabbini erano contro il sionismo: il “ritorno” era interdetto. Nella visione dei saggi ebrei dell’antichità, della terza diaspora,  avrebbe culminato l’arrivo del Messia. Quindi era prematuro. Dopo la nascita di Israele, molti rabbini hanno mutato parere, e ora il sionismo è prevalentemente religioso. Nella diaspora e anche in Israele. 

astolfo@antiit.eu

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