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martedì 10 gennaio 2017

A Sud del Sud - il Sud visto da sotto (313)

Giuseppe Leuzzi

Corrado Alvaro, prossimo ai sessant’anni (morirà di 61), espresse a molti l’intenzione di tornare al paese, in Calabria. Lui, lo scrittore più cosmopolita del suo tempo, il primo Novecento. C’è una magia nelle cose.

Domenico De Masi (“Style”, gennaio-febbraio 2017) compara la Svizzera, otto milioni di abitanti, senza aria di mare, “un clima infame”, con la Campania e la Sicilia, che insieme fanno poco più di otto milioni: “Qui il clima è soave, la terra è fertile, le opere d’arte traboccano, il mare guizza da ogni parte, ma il pil pro capite è un quinto di quello elvetico”.

“Preferisco il Sud, il caldo, gente nuda”, dice Paolo Poli nella raccolta di citazioni “Alfabeto Poli”, perché fa “più Gustavo Doré”, scene infernali – la citazione viene dopo quest’altra: “Machiavelli aveva Belfagor come spirito guida, e anch’io spero nell’inferno”.

“La civiltà meridionale è femminile, anzi matriarcale”: dopo tanto indagare Walter Pedullà, “Il mondo visto da sotto”, giunge a questa conclusione.
In letteratura sì. Ma anche nella vita. È un bene? Vale ugualmente per i miti e per i violenti, tutti i maschi, gli uni inetti gli altri mafiosi.

Meravigliava il pittore Hopper, quando partì alla scoperta dellEuropa nel 1908, la gente in strada a Parigi a tutte le ore. Questo in America non usava. Neanche a Milano usa – sarà Milano americana?

Non c’è la Sicilia, non c’è la Campania, non c’è la Puglia, non c’è la Sardegna. Tra i consigli regionali zeppi di gruppi parlamentari fittizi, di uno o due consiglieri, per avere pagate dalla regione quattro o cinque collaboratori, e in uso gratuito una sede prestigiosa. La Calabria ne ha solo due. Su 62 in tutta Italia.

“Il Pipistrello” consacrava Johann Strauss jr. nell’operetta il 5 aprile 1874 a Vienna. Il 26 giugno 1875 la prima all’estero, a Napoli, al Teatro Nuovo.

La Calabria è uno dei 52 posti che il “New York Times” consiglia di visitare quest’anno. Uno dei pochi europei, il solo in Italia. Il motivo è nella scelta, “food in Italy outside tre well traveled regions”, come mangiare bene fuori dai soliti percorsi. La Calabria è consigliata da Danielle Pergament - illustrata da una foto di Susan Wright, che però è il castello aragonese di Capo Rizzuto -  perché è passata dallo speziato a “una più mite cucina, a produzione organiche, e a vini di vitigni locali”.  Una scelta dell’autenticità. Generosa? Sarebbe la prima volta che la Calabria mette senno.

Sudismi\sadismi
Di un progetto urbanistico a Capo Colonna che offende, forse, l’estetica (ma la offende più dell’incuria in cui la Soprintendenza tiene il sito?) Gian Antonio Stella fa la sua rituale pagina di abominazioni sul “Corriere della sera”. Evocando la mafia, naturalmente, e ogni altra turpitudine. Della condanna di due sindaci padovani, di Montegrotto e Abano Terme, fa invece una paginetta invisibile nel supplemento “Sette”. E giusto perché i due sono stati perseguiti da Federica Baccaglini, la giudice che “scoprì il caso clamoroso degli esami copiati dagli aspiranti avvocati di Catanzaro”. Senza spiegare ovviamente che sono, erano, aspiranti di ogni parte d’Italia, convenuti a Catanzaro perché sede di esami da procuratore legale..

Il Sud è meglio fuori
È ricorrente la constatazione che il meridionale è applicato e produttivo fuori dal Sud. Inventivo anche, e costante. Dunque è il Sud che rende impossibile al meridionale di farsi applicato e costruttivo. Il Sud che è dei meridionali. Ma forse, a questo punto, non soltanto.
Sono i meridionali che scelgono i loro governanti, che sono per lo più incapaci e fannulloni, oppure vispi ma corrotti. Ma non è meridionale la Legge. Intesa come apparato repressivo (giudici e polizie) e come apparato normativo. Le norme sugli appalti, per es., così corruttive, le norme sui licenziamenti, così prossime all’inganno, quelle sull’uso dei fondi pubblici (i rimborsi dei consiglieri regionali, i gruppi consiliari individuali nei parlamentini regionali), la concussione implicita nella burocrazia interminabile, del famoso gioco dell’oca, l’accesso sempre corruttivo al beneficio degli investimenti pubblici, anche in quelli diffusi, l’insegnamento, le poste, la medicina di base, e tutte le attività comunali, dai vigili ai trasporti, la nettezza urbana, l’assistenza ai poveri e disagiati. .
Non è meridionale l’opinione. L’opinione negativa e distruttiva, che da trent’anni è il fatto del Sud, la sua realtà. Da Roma in giù, e Roma compresa. Che ognuno vede migliore delle altre città italiane – insufficiente ma non peggiore. Un’opinione opera spesso di meridionali, un certo tipo di meridionali a caccia di influenze: i giudici “paglietti” e i giornalisti di Napoli a Milano, i giudici e i giornalisti siciliani antimafia, ma in Calabria e a Roma.
È un circolo vizioso? No, tutto nasce col leghismo. Con Sciascia rivoltato (“il cavallo era vecchio e l’abbiamo rivoltato”) a maestro delle buone coscienze. Ma i furbi ci sono sempre stati. È facendo aggio sul leghismo (Sciascia precursore del leghismo, o il rifiuto-di-sé come gradus ad Parnassum) che i molti sono diventati conculcatori del Sud. Di ogni Sud, dall’abusivismo a ogni eccellenza, studi, ambiente, umore: vigilano occhiuti, anche di notte, quando tutti gli altri dormono, che niente sorga o si stabilizzi al Sud. Eccetto le mafie. Ne arrestano ogni giorno a dozzine, ma il malaffare, per esempio la cocaina a Milano, continua a prosperare - è possibile? sì.
Si dice: le borghesie meridionali. Sono avide, compradoras, corrotte, eccetera – si diceva quando la colpa era della borghesia, oggi non si dice più niente, solo contumelie. Mentre sono applicate e inventive, come tutte le borghesie. Ma non hanno, caso unico al mondo, effetto diffusivo, della produzione e della ricchezza.Non sono la vycondra repens che scaccia le erbacce. Perché il terreno è arido, e fa crescere solo erbacce? E perché lo sarebbe? In quale storia, ecologia, etologia, sistema darwiniano, si procede distruggendo? No, quella del Sud non è ignavia. Né tabe genetica: è una lotta dura ogni giorno per sopravvivere, le polizie sono occhiutissime.

Tutti longa manus
Felice Cavallaro fa un quadro ieri sul “Corriere della sera” degli antimafiosi anti-Sciascia, quando lo scrittore trent’anni fa denunciò il professionismo (opportunismo, carrierismo) antimafia. A Palermo si costituì naturalmente un Comitato antimafia anti-Sciascia, di giovani ambiziosi. Tutti ora naturalmente pentiti - eccetto uno, Franco Pitruzzella, che vive di consulenze antimafia. Uno di loro, poi avvocato di fama e professore di diritto penale, Costantino Visconti, ha appena pubblicato un vivace libello contro l’antimafia di professione, con un titolo più provocatorio di quello di Sciascia: “La mafia è dappertutto. Falso!” – dove però ricorda poco di quell’episodio.
Anche “la Repubblica”, giornale concorrente del “Corriere della sera”, si schierò contro Sciascia. Ci imbastì sopra una lunga battaglia. Schierando il suo meglio: Scalfari, Bocca, Pansa, Nando Dalla Chiesa, figlio del generale, e il mafiologo Pino Arlacchi, vicino all’allora Procuratore Capo di Palmi, Cordova, che era vicino al Msi.
Dalla Chiesa riprese lo scambio con Sciascia in “Delitto imperfetto”, riproducendo nelle ultime trenta pagine i testi della polemica. “Uno scambio agghiacciante”, così “Fuori l’Italia dal Sud” ne sintetizza la lettura, “più delle follie normali di Patricia Highsmith: un giovane ferito negli affetti e negli ideali e un grande scrittore mortalmente malato si accusano, attorno alla tomba del generale massacrato, di essere la longa manus della mafia”. Cavallaro trascura Dalla Chiesa, mentre è invece un pezzo importante di quella guerra civile.
Sociologo, Dalla Chiesa è tuttora attivissimo, in quando consultore in materia del Comune di Milano, a scovare i mafiosi che in città si camuffano da bidelli e insegnanti alle elementari. Anche alle medie – trascura, chissà perché, le dirigenze, i vecchi presidi. Non dice dove né come, peccando di omertà – “Mi è stato confidato da alcuni insegnanti e dirigenti, di più non posso dire”. Da ultimo, la penetrazione mafiosa estende anche all’università. Agli studenti di origine calabrese; “C’è il rischio che certi personaggi arrivino alla laurea senza mai avere sostenuto esami. E questo non lo fanno nelle università calabresi, dove potrebbero destare sospetti, ma in quelle lombarde”). La sua denuncia – documentata proprio da Visconti, nel pamphlet sopra citato – è già stata esposta su questo sito:


leuzzi@antiit.eu

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