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venerdì 13 gennaio 2017

Il business ambiente

L’Epa, l’agenzia americana per l’ambiente, che ha messo sotto accusa la Fca, fu creata da Nixon nel 1970. È un’agenzia politica, come del resto tutta la protezione ambientale, con un forte potere di controllo e un grosso budget di spesa, e una delle prime nomine nel nuovo presidente americano ha riguardato proprio la presidenza dell’Epa. Non è neppure un caso che i suoi interventi più cattivi siano stati sui motori diesel, specialità tedesca e italiana: rovinare un concorrente rientra nell’etica americana.
Era stato Nixon, il presidente poi discreditato, a tenere a battesimo la protezione dell’ambiente l’anno prima, uno dei suoi primi atti da presidente. Subito dopo l’elezione, nel ‘68, aveva sollevato il problema dell’inquinamento dell’aria e dell’acqua, affidandone la soluzione alle industrie. Due ani dopo le compagnie petrolifere, chimiche e automobilistiche si contendevano gli spazi pubblicitari in America per celebrare l’Earth Day, una festa annuale della terra, che le aveva nuovamente arricchite. Altrove, e nella stessa America, la protezione ambientale ha peraltro presto favorito anche un  sottobosco associativo e affaristico di vastissima portata – tanto quanto è inefficiente e anzi nocivo.
Nixon aveva visto giusto: era un business di enorme portata. E tale è rimasto per questi cinquant’anni. Molti programmi, molte conferenze, piani di spesa sempre più massicci, con poco o nessun esito. Anzi con la moltiplicazione degli scarichi e gli scarti velenosi. Delle grosse cilindrate, con i pick-up urbani e i suv. Del packaging, a cui si devono due terzi dei rifiuti, con la scusa dell’igiene. Si sono messi in produzione in Nord America gli scisti bituminosi per fare petrolio, l’attività mineraria più inquinante, più del carbone.  Il parco macchine è più che triplicato, il trasporto per ferrovia si è ridotto, le ferrovie urbane sono diventate troppo costose.  
Si dice che la politica ecologica, se non ha fato regredire l’inquinamento, ne ha evitato una crescita ancora più mostruosa, ma questo è da dimostrare. Da dimostrare cioè che i benefici sono stati rispondenti ai costi.
Si sono moltiplicate le Agenzie regionali per la protezione ambientale, Arpa. A nessun effetto, se non la distribuzione di stipendi e consulenze per architetti e ingeneri, con comodi uffici in tutte le province italiane, per lo più deserti – provare per credere, valgono la passeggiata. Agenzie analoghe sono state create molte città, in Toscana, in Emilia. Piene di imboscati, che non sanno nulla di quello che dovrebbero sapere - basta provarsi a fare una pratica per lo smaltimento dell’amianto – e volentieri vi si trasferiscono per poter non fare nulla, nemmeno bollare le carte.  
Arpa e agenzie comunale non sanno nemmeno fare la raccolta diversificata dei rifiuti. Si fa nominalmente, per beneficiare dei fondi appositi, ma a nessuno o scarso riutilizzo. Si è moltiplicato il business del disinquinamento. Soprattutto dei depuratori delle acque. Che sono per la maggior parte inutilizzati-abili, e quelli che funzionano inefficienti e insufficienti.

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