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martedì 23 febbraio 2021

L’amore di Pavese divorante

Un piccolo canzoniere, “poesia d’amore” è il sottotitolo. Tanto voglioso quanto disperato, fin dall’inizio. Gia da ragazzo, come alla fine. Forte di un sentimentalismo che lo blocca, e lo distruggerà, qui antologizzati: tutto quanto si rilegge alla luce del suicidio, ma in questo caso, su questo terreno, quasi esplicito.
Il primo componimento, 1923, quindici anni, è in –ure, ma è lieve e delicato, non è facile. Il secondo è già di scuola, sulla “Beata Beatrice”, ma non  male – è la la Beata Beatrix un po’ estatica in punto di morte, dal prognato forte, non proprio suadente, di Dante Gabriel Rossetti. L’ultimo, il celeberrimo  “The cats will know”, 10 aprile 1950, “i gatti lo sapranno”, dalla raccolta postuma “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”, è epicedio, un dei tanti, per l’ultimo amore impossibile, con l’attrice Constance Dowling, reduce da una notte di bagordi, e di letto?, con altri: sono gli ultimi versi prima del suicidio ma senza acrimonia, “sotto la pioggia leggere”, “nell’alba color giacinto”, il disamore è ora nell’ordine delle cose.
Una raccolta “bruciante”, di un bisogno di amare, di essere amato, mai soddisfatto, da nessun partner, in nessuna situazione, da ragazzo e da adulto. Presago peraltro immediato, aprile 1924, di fronte alla Beatrix rossettiana, che “l’amore\ del pauroso giovane non sente. Succeduto nella dedica, dicembre dello stesso anno. “Per un’attrice di cinematgrafo giovanissima, straniera, lontana”. Presto, diciottenne nel 1926, “convinto io stesso che il mio sogno è stupido”,  O, ancora prima: “Senza una donna da serrarmi al cuore!\ Mai l’ebbi, e mai l’avrò. Solo, stremato\ da desideri immensi di passione\ e pensieri incessanti, senza meta”.
Un diario, una testimonianza. Una silloge si sogni, impossibilità, addii, prima di cominciare. Versi molto adolescenziali, nell’adolescenza – i versi fino a vent’anni prendono i tre quarti della raccolta – e negli ultimi mesi di vita – il restante quarto. Ballerine nude, ragazze bionde, e solitudine, già a vent’anni: “Solo, senza neanche più me stesso”.
Un canto continuo  alla porta chiusa: “Tu sarai per me per sempre\ la mia anima più vera\ che mai conoscerò,\ perché racchiudi in te\ l’ansia della mia vita,\ la limpidezza azzurra delle origini,\ il gran sogno sereno,\ che si travaglia dentro l’esistenza\ e si trasforma nella febbre atroce\ che mi rigetta e affascina”. Un’impossibilità quasi costruita.
Riscoprire Pavese
Scadendo i diritti, le riedizioni si moltiplicano, nelle forme più strane: questa raccolta, che non dichiara le origini né le fonti, è tuttavia la più nuova. Propone, impone, un Pavese diverso. I versi coetanei, un paio anche di questo sentito, amoroso, erano già antologizzati in “Pavese giovane”, ma nessuno di questi componimenti.
Per troppi aspetti Pavese è da riscoprire. Fuori dalla “Einaudi”, l’universo intellettuale e politico dentro cui è stato finora imbozzolato. Pavese era molto altro, e anzi era altro. Walt Whitman. L’impegno politico controvoglia. Gli innamoramenti infelici. I “Dialoghi con Leucò”, sua riflessione preferita. Un figura solitaria, pur nella Torino aperta sul mondo e informata malgrado il regime, libera, entro cui si è formato e ha vissuto, da Augusto Monti e Pietro Chiodi a Calvino. Un outsider, sotto tutti gli aspetti. Compreso l’autodidattismo, la fortissima componente formativa da isolato. Nell’apprendimento (padroneggiamento) dell’inglese. Nello studio del tedesco. Nella folle storia con il cinema e la Dowling.
Struggenti, è la parola giusta, gli ultimi componimenti, già noti in “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”, quasi una maledizione – a questa volta estroversa. Si comincia dalla confidenza, “From C. to C.”, da Cesare a Constance, in inglese – ma già con una riserva: il dampled smile e il glowing laughter sono su un piano di ghiaccio, tomorrow is frozen down in the plain. E si comi  ncia presto con le ansie. Sui ritorni di lei all’alba, in the morning you always come back, e non si capisce se è al risveglio oppure di ritorno da una note di bagordi. L’estasi è di pochi giorno, dall’11 al 21 marzo. Seguiti da “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi” – “sarà come smettere un vizio”, dell’amore divorante. E dai settenari inflessibili di “You, wind of March”, una macia funebre: “Il tuo peso leggero\ ha riaperto il dolore”.  
Cesare Pavese,
Il desiderio mi brucia, Garzanti, pp. 92 €4,90

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