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lunedì 26 luglio 2021

Letture - 463

letterautore

Amori – I poeti lo fanno strano? Montale, il poeta di Dora Markus, Liuba che parte, “Clizia” (Irma Brandeis), Esterina, Arletta, ci provava con tutte, assicura Rosellina Archinto a Scorranese sul
“Corriere della sera”: “Si innamorava un giorno sì e uno no”. Quando, aggiunge, “ho cominciato a pubblicare le sue lettere mi sono cadute le braccia: gli piacevano tutte”.
Savinio, attesta ancora Archinto, che ne ha avuto in mano l
’epistolario specifico, “l’epistolario più bello”, che però la figlia di Savinio, Angelica, assolutamente non volle si pubblicasse, ebbe una relazione segreta “con una signora di Trieste”: "Niente di sconcio, lui prendeva il treno da Roma, lei dalla sua città e si incontravano alla Stazione di Milano. Si sedevano su una panchina e parlavano. Così per anni, una volta al mese”. 

Dante – È Proust. Cioè, Proust è Dante. Piperno rilancia su “La Lettura” del 4 luglio il parallelo che, “con l’imbarazzo del filologo e l’audacia del letterato di grido”, Gianfranco Continì aveva proposto fra la “Commedia” e la “Ricerca”. Per via del narratore che è l’autore.
Piperno aggiunge: è per la presenza nella “Commedia” e nella “Ricerca” del Sapiente, “l’incrocio tta il filosofo e il moralista”, in quanto “fonti inesauribili di saggezza introspettiva”. E allora Dante e Proust sono “in questo almeno assimilabili a Shakespeare”. E la triade è conchiusa.
Proust non ci avrebbe mai pensato. A Dante, Ma nemmeno a Shakespeare – lui andava in superficie. Amava le chiese, ma da esteta.
 
Non sarà a rischio proscrizione per delitto di genere? Neri Marcoré ha contato per un suo spettacolo i personaggi della “Divina Commedia” per genere, e ha trovato poche donne: “Le donne nella ‘Commedia’ sono 42, contro circa 500 uomini”.
 
La “Commedia” in volgare, perché no? Cioè in un dialetto di oggi. L’operazione sarebbe stata già del Seicento, con una riscrittura in siciliano, scrive
  Maurizio Porro su “La Lettura” dell’11 luglio: “Seguita da molte altre, una calabrese. l’intero ‘Paradiso’, due veneziane e tre napoletane del Settecento in versi”., Nell’Ottocento “una meneghina, oltre al Porta, e in friulano e in bolognese”. Di Carlo Porta ventisettenne si recupera  ora “L’Inferno di Dante riscritto in milanese”.
 
È l’intellettuale per eccellenza, il primo e il più “completo” – equilibrato, coerente. Nella “Commedia” oltre che nei trattati. Onnivoro: curioso e versato su ogni aspetto, linguistica, metrica, poetica, storia, filosofia, teologia, geografia, storia della letteratura, e anche, pare, matematica e fisica. Capace anche, non superficiale, anzi il più attento e approfondito: sa tutto quello che si può sapere, e sa anche “criticarlo”, valutarlo. Con la stessa certezza dell’intellettuale. Che si vuole guida del popolo – dei perplessi e degli incerti.
 
Capossela porta in giro una “Bestiale Commedia” come  “concerto dantesco”. Per una “compagnia”, dice, che lo ha sempre accompagnato, dacché ha ricordi. Anche se, inzialmente, “per miti interposti”. Il suo primo mito è stato “il dannato, il bohémien, il distillatore di bellezza Amedeo Modigliani”, e “Modigliani sgranava come un rosario ebbro i versi di Dante a memoria”. Lo stesso ha provato Capossela, ricavandone “la più sublime forma di preghiera umanistica”: “Una esperienza di spiritualità, che nella ripetizione conduce a una specie di trance”.
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Europa
– Rumiz, dopo averla ridotta a terra del tramonto (v. “Letture”, n. 462), così se la fa spiegare, nello stesso “È Oriente”, 65, da Václav Havel, il drammaturgo, ex presidente della
Repubblica Ceca: “Questo è il luogo dove le identità si addensano, e non hanno alternativa fra la guerra e la coabitazione, fra l’autodistruggersi e l’essere spazio di unitario di spirito e di civiltà.
L’Europa è un arcipelago, con le diversità interrelate al punto che  l’assenza di una sola di esse provocherebbe un crollo globale”. Lui che da presidente ha subito la divisione della Cecoslovacchia. E ancora – più di tutto: “Uno stomaco capace di digerire popoli e culture, senza farne mai un meticciato informe”.
 
Hamsun – Un umorista, secondo Thomas Mann. Conversando a Parigi (“Resoconto parigino”, 39) con la padrona di casa a un pranzo in suo onore, una signora norvegese, Mann  ricorda una massima di Goethe che si appuntò da giovane tanto gli era sembrata peculiare, che a proposito di “un artista italiano” ha scritto in “Poesia e verità”: “Un umorista, quindi non un uomo di prim’ordine”. Per poi dire Hamsun un umorista : “Knut Hamsun, il maggiore scrittore vivente, è stato un umorista lungo tutta la sua carriera, da ‘Fame’ sino a ‘L’ultimo capitolo’”.
 
Montanelli - Giancarlo Mazzuca celebra, col fratello Alberto, Montanelli, presentando il loro libro sui quotidiani del gruppo QN con l’aneddotica su Churchill – “Churchill mi disse, Churchill mi ha confidato, etc.”. Cioè il lato montanelliano di Montanelli, insopportabile - quello dei “ritratti”, del verosimile non vero, e sempre Indrocentrico.
 
Pacifismo massonico – Thomas Mann ha a Parigi (“Resoconto parigino”, 118), all’improvviso, dopo una conversazione con Koudenhove, che ammira, “il pacifismo massonico dei congressi”. Le assise pacifiste internazionali che precedettero la Grande Guerra, ad Amsterdam e altrove. Senza dichiararsi:  “Il pacifismo massonico dei Congressi (qui il traduttore doveva lasciare la maiuscola, n.d.r.) non può più essere considerato depositario della Verità”.
 
Pannonia – Paolo Rumiz va alla ricerca, nei testi raccolti in “È Oriente”, della Pannonia. Testi di geografie politiche inestricabili, commistioni di lingue e linguaggi, diversità anche radicali entro gruppi piccoli e minimi, geografie sociopolitiche e anche culturali fratte, intricate, spesso ostili. Reduce dallo choc Jugoslavia, degli odi di ogni tipo, etnici per lo più, ma anche religiosi, politici, sociali, Rumiz ne trova quello fondamentale tra montanari e gente di pianura. E sembra cercare come Pannonia un’entità unificante, dopo tanto frazionismo, cruento, micidiale-cruento. Riportando il nome alla radice indoeuropea “pen”, palude, acquitrino. Applicabile allora alle vaste zone paludose attorno al Danubio e alla Sava.  
È termine latino, che piace  ricondurre allo slavo pan¸ uomo: un luogo delle genti. Di tribù indistinte: di poco conto e mescolate inestricabilmente. 

Russia – “Dì, ricordi la Russia”, si dice Nina Berberova tornando in patria dopo sessant’anni, “sulle rive dei suoi otto mari\ accerchiata da pesanti navi?”. Lo Stato continentale più grande del mondo, di gran lunga, si sente accerchiato. È questa, si può dire, la verità politica della Russia – di ogni Russia, zarista, sovietica, putiniana.

Vagabondaggio - A lungo appaiato con l’ambientalismo, con la “natura”.  Gli scrittori della natura, Jack London, Knut Hamsum praticano e lodano il vagabondaggio. Ancora di rito dopo la guerra, p.es. con Kerouac. Rifacendosi, direttamente e non, a Thoreau e Whitman. Che però praticavano un vagabondaggio organizzato, programmato. .
Rumiz ne fa la condizione dello scrivere, della scrittura. Partendo per una delle sue randonnées nella (sua) mitica Pannonia, nei testi accolti in “È Oriente”, si pone il quesito: “Mi chiedo se il narrare non nasca dall’andare”.
La cosa si potrebbe pensare anche in forma stanziale. Sagari non è il solo, tra gli scrittori di avventure, a non essere mai uscito dalla sua città. Però ci vuole un atlante, anche fantastico.

letterautore@antiit.eu

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