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domenica 31 luglio 2022

Dolce vita fine Ottocento, vuota

Un romanzo “borghese”, di chiacchiere, affari e corna, in una città di mare senza mare ma di commerci, tra poeti, scrittori, giornalisti, pittori, grandi avvocati, e commercianti giovani e avventurosi, loro sì. Nien’altro accade che le loro conversazioni, al caffè - “tutti insieme «abitano» il caffè”, e “in questa città non è possibile incontrare le persone in casa, stanno sempe al caffè” – con qualche gita in mare, e le case in campagna, dover non vanno. L’unico filo è una borsa di studio governativa che i più giovani si contendono, i pittori e i poeti, spiantati, mantenuti, l’uno quindi contro l’altro, ma senza animosità. Nemmeno negli adulteri, quelli consumati e quelli respinti. La seconda parte si intitola “Le cose maturano”, ma di poco o niente, un affare andato male (una speculazione fallita sulle granaglie russe… ), un adulterio stanco.  
Un diverso Hamsun, non legato alla terra, né alla povertà. D’intreccio e linguaggio piano – ripetitivo, inconsistente, insignificante - e non coinvolgente, Che palesemente non approva lo stile di vita dei suoi intellettuali ma non lo dice, lo rappresenta, in conversazioni interminabili non risolutive. A specchio dell’egotismo di ognuno, per quanto minimo. A tratti anche dolente, come di commiserazione per un mondo vuoto. Ma inquietante: se non fosse datato, si direbbe di oggi. La politica è indifferente, le donne insoddisfatte, e non sanno perché, e più spesso single, si vive fuori, ognuno per sé, non c’è scambio nelle conversazioni. Si dice che “in politica non bisogna mai perdonare, bisogna vendicarsi”. E gli scrittori, specie i giovani, sono “avari, aridi e accorti”.
Si ripubblica, con adattamenti lessicali, la traduzione del 1942, di Longanesi: Hamsun doveva essere nell’Italia di Mussolini in guerra Gran Scrittore, se se ne traduceva anche questa critica della dolce vita.
Un romanzo del 1893, a 34 anni, pubblicato a Copenhagen, tre anni dopo “Fame”, che aveva consacrato Hamsun autore di successo. Un romanzo della borghesia intellettuale, in una “città di mare” non nominata, ma Kristiania-Oslo per vari riferimenti. In linea con quanto si produceva a Parigi nel cosiddetto Fine Secolo, contemporaneo de “Il piacere” di D’Annunzio, della sua “Trilogia della rosa”. Ma su tono ironico, seppure accennato, critico. Un romanzo “costruito”, che mima la superficialità e vuotaggine del mondo che racconta. Quindi noioso, come di proposito, non il solito Hamsun che trascina, seppure col minimalismo.   
Knut Hamsun,
La nuova terra, GM libri, pp. 317 € 18

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