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sabato 11 aprile 2026

Secondi pensieri - 581

zeulig


Esilio – “Perfectus vero cui mundus totus esilium est”. C’è, ci può essere, un apprezzamento, fino a  dirlo un privilegio, nel cambiare, nel dover cambiare, casa e Paese, anche se obbligati, e Eric Auerbach, costretto da Hitler a rifugiarsi a Istanbul, se ne è voluto alla fine compiacere con Ugo di San Vittore, dal “Didascalion”.
Ugo ne parlava nell’ottica della “vera vita”, nell’aldilà. Ma per Auerbach, e poi per Edward Said “Freud e il non europeo”, l’esilio “naturale” del teologo (tedesco di Francia) ha senso come proprio dell’antinazionalismo, della non riduzione al nazionalismo, nemico del mondo.
La negatività della condizione è però ora preponderante, a fronte del perdurare, se non di estendersi, di forme oppressive di potere in un’epoca di libertà di movimento. La dimensione del fatto ne muta la natura: ora l’esilio non ritorna con orgoglio.
La riflessione classica su questa linea di pensiero è di Hannah Arendt, “Noi profughi”, il saggio del 1943 confluito in “Ebraismo e modernità”: “Solitamente il termine «profugo» designa una persona costretta a cercare asilo per avere agito in un certo modo o per avere sostenuto una certa opinione politica. è vero, noi abbiamo dovuto cercare asilo; tuttavia, non abbiamo fatto nulla e la maggior parte di noi non si è mai sognata di avere un’opinione politica radicale. Con noi, il significato del termine «profugo» è cambiato. Ora «profughi» sono quelli di noi che hanno avuto la grande sfortuna di arrivare in un Paese nuovo senza mezzi”.

Frustrazione - In fisica il termine viene usato per descrivere l’approccio all’equilibrio di sistemi tipicamente disordinati che può protrarsi anche molto a lungo nel tempo. Il primo impiego interessante della frustrazione si ha, per esempio, nei vetri di spin. I vetri di spin sono magneti disordinati che, pur osservati in un largo periodo temporale, sembrano non raggiungere mai un punto di equilibrio.
La scienza allontana gli ignoranti, perché non ne ha – non ne adotta – gli strumenti conoscitivi.
 
I
dentità– La comunità si celebra, da che mondo è mondo, in epopee di esilio e speranza: “Odissea” (ma anche “Iliade”),”Eneide”, saghe nordiche, “Esodo”, poemi eroici (chansons de geste).

 
Il comunitarismo, Usa anni 1980, poi l’identitarismo, in Italia leghismo, ora i movimenti MAGA, il nazionalismo sopraffattore. Una realtà mediatica, uno storytelling, che diventa politica e azione di governo, va veloce, e trascura la storia. Da cui si traggono realtà non disprezzabili. Il tribalismo, fermo negli studi
 agli africani, ai Pigmei e agli Ik di Turnbull, 1961- 1971, ma su cui si reggono i principati arabi del Golfo, con forti propaggini in Iraq (come sapeva Gertrude Bell, che l’Iraq disegnò), la Libia, e tutta l’Africa sub-sahariana. O il nazionalismo “archeologico”, che si costruisce radici lontane per propiziarne il risorgimento – il caso limite è Israele, ma la tendenza è forte in Spagna, e tra i berberi in Nord Africa, dal Marocco alla Libia.  

 
Postumano – Si assume il progresso, che è solo umano (l’evoluzione per adattamento non è il progresso, un progetto di diversità), come una macchina autonoma, che andrà meglio, comunque di più, dell’uomo. P.es. con l’intelligenza artificiale, di cui si vedono i limiti (tutti vedono i limiti), ma di cui si fantastica che dirigerà l’uomo – non per una fantasia, come si è sempre fatto, da Prometeo e anche prima, ma per “scienza”. Succede a ogni mutamento tecnologico di peso – ogni novità apre uno spazio di riflessione per macchine sempre più precise, sempre più servizievoli, e quindi “intelligenti”. Ma da qualche decennio con seriosità, e anzi – perché dirci contrari al progresso, perché reazionari? – con voluttà, con libero campo alle ipotesi. Con i robot, che semplicemente si prestavano a liberare il lavoro “alla catena” (e a ridurre i costi di produzione), poi con la rete,  google, e i social, la Ict, e ora con la Ia. Che sono tutti, robot esclusi, prodotti della “comunicazione di massa”, l’esito ultimo dello sviluppo democratico nel dopoguerra – finché è durata la pace, il periodo di pace più lungo della storia, in Europa. Per la cui lettura basta, volendolo, Marshall McLuhan - una lettura “tecnica”, più che della Scuola di Francoforte. Mentre sono andati subito perenti la clonazione – animale-uomo, dieci anni di chiacchiere - e altri sortilegi. Che si rinnovano ora con l’Ia, un “pacco” voluminoso e costoso (immensi falansteri di dati, che si nutrono di immensi flussi di energia), anch’esso elaborato come i robot, giusto per ridurre i costi di produzione.
A ogni innovazione si accompagnano nuovi specialisti. Curiosamente, oggi, tutti analisti della natura e del mondo. Scienziati. Un mondo di chiacchiere vane in cui tutto si vuole scienza, lo spionaggio non meno della complessità – la ricerca-invenzione, sempre definitiva. Con la turba dei sapienti dell’inconoscibile scatenata da Freud – “psicologi, sociologi, politecnici, psicotecnici”, diceva Montale (che però era conservatore), e tutti a vario titolo terapeuti, anche se non si sa di quale salute. E tutti “rivoluzionari”, risolutivi, comunque “radicali”, anche nella negazione del reale-tecnico.
 
La comunicazione di massa, il nostro futuro è tutto lì, a metà Novecento. Di cui si può dire con Montale, benché conservatore, oltre mezzo secolo fa (“Auto da fé”): “Come è possibile sostenere che la massificazione dell’individuo, l’imbottire i cervelli, l’appiattimento del singolo sulla massicciata del collettivo siano effetto del cattivo uso di macchine e invenzioni meccaniche, quando l’assetto meccanico del reale, già denunciato da Goethe, era nell’enciclopedismo e nella successiva rivoluzione industriale”? E “quale può essere il buon uso dei mass media in un futuro formicaio umano scampato a una guerra atomica?”
Anche senza bisogno di “scampare”, l’appiattimento è generale nella forma del gossip – dei social: l’unica comunicazione residua. Se il postumano è gossip….
 
Vandee - Si liquidano senza più le vandee, i movimenti di popolo - semplificare piace, non solo agli ignoranti: andrebbero analizzate. Specie la napoletana, benché per molti aspetti nota, e anche istruttiva. Per i lazzari erano giacobini i nobili, gli avvocati, gli esattori, e i preti. Non è una follia della storia che i napoletani poveri, dopo cinque anni di Repubblica, abbiano dato la caccia ai giacobini - anche se, in odio ai calabresi, sanfedisti, furono tentati di passare con la Repubblica.
Erano lazzari a Napoli, ma onesti contadini in Basilicata, Calabria e Salento. È lo stesso vizio della borghesia che si erige a società civile per dirsi eletta, intellettuale benché ignorante, e furba di necessità, si sa, per la condizione umana. Si potrebbe perciò dire che la vera borghesia in Italia sono i lazzari, la mafia. 

zeulig@antiit.eu



lunedì 1 settembre 2025

Letture - 589

letterautore


Budella
– Sono povertà e sacrificio nell’eloquio napoletano. “Troppi vi han che tiran le carrozze colle budella”, dove budella sta per il popolino, l’espressione si ritrova nelle “Lezioni di commercio o sia di economia civile” di Antonio Genovesi (1803, 13 nota a): “L’illustre Giambattista Vico, uno dei fu’ miei maestri, uomo d’immortal fama per la sua  Scienza nuova, soleva assai lepidamente dire che troppi vi han che tiran la carrozza colle budella”.
 
Céline-Sartre – Prima delle deprecazioni postbelliche,  di Sartre contro Céline, “pagato dai nazisti”, e di Céline contro la “tenia ghignante filosofante Tartre”, Sartre aveva letto e ammirato Céline. Ancora nel 1938, quando già Celine aveva pubblicato due dei suoi quattro libelli reazionari, e antisemiti, “Mea culpa” e “Bagatelle per un massacro”, ancora nel 1938 Céline non era il sulfureo fascista antisemita delle future polemiche di Sartre. Il filosofo apriva quell’anno il suo primo e più celebre romanzo, “La nausea”, riscrittissimo, controllatissimo, con una citazione di Céline presa proprio da “La chiesa”, la “farsa” del 1926 che è il primo sfogo anti-ebraico di Céline: “È un giovane senza importanza collettiva, è soltanto un individuo”.
 
Celti – Ora dimenticati – da tempo. Ma sono alla prima riga del “De Bello Gallico”, dove Galli, spiega Cesare, è il latino per Celti: “Gallia est omnis divisa in partes tres, quarum unam incolunt Belgae, aliam Aquitani, tertiam qui ipsorum lingua Celtae, nostra Galli appellantur”, tutta la Gallia è divisa in tre parti, una delle quali abitano i Belgi, un’altra gli Aquitani, la terza quelli che nella loro lingua si chiamano Celti, nella nostra Galli”.   
 
Critico – È il critico che “fa” l’Autore? Lo scopre – lo inventa: lo legge, con cura, lo rilegge, ne rileva i motivi e le tecniche, lo segue nella sua “produzione”, lo inquadra nelle storie, civili, politiche, sociali, letterarie, di ricerca, di ispirazione, nelle radici, nei piani. Lo (ri)spiega Gabriele Pedullà sul “Sole 24 Ore Domenica” 24 agosto, in un ricordo divertito del padre Walter, lettore attentissimo a ogni virgola o tournure del linguaggio, che aveva i suoi “autori preferiti” a cui non concedeva tregua, il poeta Pagliarani, Malerba, D’Arrigo, Bonaviri (“noto per aver mancato il premio Nobel per la Letteratura”, dice l’IA ).
“Era un periodo in cui tutti i narratori importanti avevano dei critici di riferimento, che li consigliavano e nei momenti di scoramento li rincuoravano, aiutandoli anche psicologicamente”.
 
Delfino – Il familiare cetaceo giocherellone, folletto di tante favole e parchi marini, meta di escursioni con tuta e gommone anche sfiancanti, è “mosciame” in “Horcynus Orca”, il romanzone-metaromanzo di Stefano D’Arrigo. La parte cioè del pesce conservato (essiccato) al grado infimo della commestibilità. Che i pescatori dello Stretto considerano (consideravano, quando c’erano pescatori) poco e male. Al meglio un folletto, ma non divertente, poiché lacera(va) le reti e strazia(va) pesci spada e tonni, quindi una disgrazia. 
 
Femminismo – È di Pavese, l’autore di molti personaggi femminili, ma nel senso del timore della donna? Nadia Terranova, a cui è confidata la presentazione dell’ultima edizione Einaudi de “Il mestiere di vivere”, lo dice “terrorizzato dalle donne che ama, donne che infestano la sua letteratura con le loro assenze e anche con le improvvise apparizioni, donne di cui non si fida perché da un momento all’altro potranno metterlo in scacco, donne da cui si mette in guardia da solo”. E ricorda, in ordine inverso al legame storico,  Bianca Garufi, Fernanda Pivano, Tina Pizzardo. E non sarebbero anche le sorelle Dowlings – e Romilda Bollati, benché adolescente?
Pavese, semplicemente, restò traumatizzato al rientro dal confino, quando scoprì che Tina Pizzardo, alla cui leggerezza doveva il confino (a lui fortemente indigesto, non avendo temperamento politico, bellicoso), dove si era fatto coraggio con l’immagine di lei, semplicemente lo rifiutava perché “non lo amava” - senza pietà (una che di sé – nelle memorie “Senza pensarci due volte” – scriverà: “Donna libera e disinibita, piena di vita e di socialità, anche volubile, che aveva bisogno di legami con più uomini contemporaneamente”).
 
G piccolo – “Una delle guide di Zurigo aveva classificato Jacob’s (un bar, n.d.r.) così - con una «g minuscola» - intendendo che vi si poteva trovare, benché non elusivamente, clientela gay” –
Patricia Highsmith, “Idilli d’estate”, 1994.
 
Nazionalpopolare – Detto di Pippo Baudo in senso spregiativo: Si dice termine gramsciano ma fu l’appellativo con cui il presidente Rai nel 1987, Enrico Manca, un socialista della corrente filo-Pci, lo bocciava. Baudo si costrinse ad abbandonare la Rai (“rimettendoci una ventina di milioni”, come poi dirà, per non aver voluto far valere la giusta causa), per la Mediaset di Berlusconi – dove fu osteggiato da tutti, eccetto Mike Bongiorno. L’unanimità del cordoglio è tardiva.
 
‘Nduja – È l’andouille francese – “le andouilettes sono salsicce di trippa di maiale”, Gianni Mura, “Giallo  su giallo”, p. 32 - a Spilinga rese digeribili col peperoncino: “Da Troyes a Vitre, a Guéméné-sur-Scorff rivendicano di esserne la culla. Si trovano in tutta la Francia, una volta ne ho mangiate di buone anche in Savoia. Ho bisogno di appesantirmi e di dormire”.
 
Oinops pontos - Si ripubblica “Il mare colore del vino” di Sciascia che perpetua l’erronea traduzione di Omero. Il cui mare non è “colore del vino” ma “si vede come il vino”, cioè spumeggia – come una volta spumeggiavano i vini nella fermentazione.
La traduzione è perfino semplice: pontos è il mare, oinops è un composto, di vino e la radice di visione-vedere. Quindi la traduzione è: il mare che si vede (si agita, spumeggia) come il vino.
 
Salò – Ebbe il più gran numero di adesioni di giovani che poi sarebbero diventati vedettes dello spettacolo, teatro, cinema, musica, fumetto. Specie di giovani, che alla chiamata alle armi rispondevano a Salò invece che alla Resistenza. Dei più noti si è sempre saputo, Fo e Albertazzi – rimasti simpaticamente amici poi tutta la vita, benché professando fedi politiche opposte. Seguiti da Walter Chiari, Ugo Tognazzi e Raimondo Vianello, poi a lungo coppia di comici alla Rai, Carlo Dapporto, Tino Carraro. E Mastroianni, Amedeo Nazzari, Wanda Osiris, Salvo Randone, Enrico Maria Salerno. E  Marco Ferreri. E  Hugo Pratt.
Si moltiplicano i siti che documentano l’adesione anche di intellettuali, Dino Buzzati per esempio,  forse anche Concetto Marchesi poi professo comunista, Gianni Granzotto, lo stesso Spadolini, almeno fino al 1944. Angelo Del Boca, futuro storico delle malefatte del colonialismo. Il cronista sportivo poi famoso alla Rai Enrico Ameri. I musicisti Gorni Kramer, Cinico Angelini, molto popolare alla radio negli anni 1850-1960,
 
Scrittura – Intervistato da Ganni Riotta su Radio 3 il 12 giugno 1986, Tondelli, a proposito delle tre antologie di scrittori debuttanti che ha curato, tra il 1986 e il 1990: “Da molte parti si dà per morta la pratica della  scrittura a favore di altri tipi di linguaggio, il linguaggio televisivo, quello dell’immagine. Invece questi ragazzi esistono: c’è una grande parte che scrive”.
Saranno molti di più successivamente, col proliferare delle scuole di scrittura. Ma probabilmente avrebbero posto un problema a Tondelli: non si impara a scrivere per “non scrivere” – per dare  parole ai “generi”, seriali, d’immagine.
 
Ma non è salvifica. Lo stesso Tondelli annota, a margine di Testori, “Traduzione della prima lettera ai Corinti” (una glossa recuperata da padre Antonio Spadaro “lavorando sulla sua libreria personale”, di Tondelli -. “Robinson” 31 agosto): “Ho sempre pensato che la scrittura avrebbe potuto, magari in anni e col lavoro, «salvare» la mia storia in un canto epico. La letteratura non salva, mai. L’unica cosa che salva è l’Amore, la fede e la caduta della Grazia”.
È un “bisogno” estetico.

letterautore@antiit.eu

sabato 9 agosto 2025

Cronache dell’altro mondo – antisemite (349)

A fine luglio il senatore democratico Bernie Sanders, del Vermont, ha denunciato “lo sterminio di Gaza del governo di Netanyahu”.
Una settimana dopo il gruppo pro Israele Aipac, American Israel Public Affairs Committee, ha denunciato il commento di Sanders come “uno sfogo pieno di odio” e una “spregevole sanguinosa calunnia”
Sanders, 84 anni fra un mese, da sempre capofila della sinistra radicale nel partito Democratico (“sono socialista”), alle primarie presidenziali del 2016 sfidante all’ultimo voto di Hillary Clinton, che era la candidata dell’organizzazione di partito, è ebreo –figlio e nipote di immigrati polacchi che ebbero familiari vittime della Shoah.

sabato 26 luglio 2025

Quanto ci costa il post-Pci

La deidologizzazione del vecchio Pci, benché vecchia ormai di mezzo secolo, continua a costarci caro. L’università di Berlinguer “all’americana”, un diplomificio. Le lenzuolate di Bersani, a favore della grande distribuzione e dei centri commerciali, i “non luoghi” che ora ci affliggono a ogni curva, cari, senza qualità e perditempo – lenzuolate disposte quando Londra e New York si riposizionavano sul vicinato. I Capitani Coraggiosi, Campioni Nazionali, Colaninno e Gnutti – Colaninno e Gnutti…. (con Consorte, “abbiamo una banca”). Ora l’urbanistica dei grattacieli, per ricchi, saltando leggi e regolamenti – è la modernizzazione.
Se lo facessero per arricchirsi potremmo dirli i boiardi italiani – come i russi, tutti ex prominent del Pcus, il Pci sovietico. Ma non sono venali. Solo vogliono essere liberali.