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lunedì 13 aprile 2020

Il mondo com'è (400)

astolfo
Clelia Grillo Borromeo Arese – Si dice in matematica una clelia, spiega l’Enciclopedia della Matematica Treccani, “una curva su una superficie sferica” – una forma che ricorda quella di un fiore a più petali uguali. Così chiamata “da frate Guido Grandi (nome assunto dal matematico F.L Grandi dopo la sua ordinazione… in onore della contessa Clelia Borromeo del Grillo”. Che però fu essa stessa interessata alla geometria, e fondatrice a Milano di una privata (in casa sua) accademia delle Scienze – di fisica, matematica e scienze naturali - con esclusione per statuto di discussioni su argomenti di retorica, benché anch’essa fosse parte dell’Arcadia, col nome di Aspasia Tentidia. Genovese di origine, della ricca e nobile famiglia Grillo, sposata a Milano con una Borromeo, al quale dette otto figli, ma invisa al suocero, e all’amministrazione austriaca della città, in quando filospagnola, come da famiglia, visse a lungo, dal 1684 al 1777. È ricordata da Montesquieu, che ospitò nella sua accademia. E da Pietro Verri, che a lungo ne discute il ruolo nella città. L’accademia casalinga di Scienze animò attorno al naturalista padovano e medico Antonio Vallisneri.

Eugenetica 2 – Elaborata in Inghilterra, si può dire una “scienza” americana. Ora trascurata, ma sempre attiva, nei confronti dei nuovi immigrati. Fu forte, perfino dominante nel dibattito, nei primi tre decenni del Novecento, negli anni 1910-1920, a danno degli immigrati latini, sopratutto italiani.
Il termine, di conio di sir Francis Galton, esploratore, antropologo, climatologo e psicologo britannico, si pone nell’alveo del razzismo biologico. Inteso non come sopraffazione di un popolo o una razza su un’altra, ma della purezza della specie. In riferimento all’uso di Sparta, e poi di Roma, di selezionare i nati in base a certi crismi di robustezza, ed esporre o eliminare i più deboli.
Il termine eugenetica Galton coniò nelle “Inquiries into Human Faculty and its Development”, 1883, per dire “della coltivazione della razza o, come si potrebbe anche chiamare, delle questioni eugenetiche”.  Spiegandola in nota come “scienza del miglioramento della discendenza umana”. Ma oscillando. Fra un anodino “domande e ricerche che riguardano ciò che in greco si definisce «eugenes», cioè buona discendenza, caratteri ereditari dotati di più nobile qualità”. E un più decisamente razzista, nella stessa nota, “prendere coscienza di tutte le influenza che tendono poi a distanziarsi in certo grado per poter concedere alle razze, o ai ceppi sanguigni più adatti, una maggiore possibilità di prevalere rapidamente sul meno idoneo, rispetto a quello che altrimenti avrebbe ottenuto”. In un’ottica cioè di selezione naturale applicata alla società.
In un ambito culturale positivistico, le idee di Galton si fecero strada negli ambienti liberali socialisti, e alla London School of Economics and Political Science. Ma non ebbero seguito pratico in Inghilterra. Non negli anni di Galton, fino alla guerra mondiale. Furono invece riprese con notevoli effetti negli Stati Uniti. Propagandate da John Fairfield Osborn, paleontologo, a lungo direttore nei primi decenni del Novecento, dell’American Museum of Natural History. Nel quadro degli studi di zoologia.
Sterilizzazione
Ne furono campioni l’avvocato Madison Grant, molto ricco, e molto ambientalista, e il futuro presidente Progressista e Nobel per la Pace Theodor Roosevelt, i quali fondarono nel 1895 la New York Zoological Society al fine di bloccare l’emigrazione dall’Est e Sud Europa e sterilizzare gli immigrati da quelle zone: italiani, iberici, balcanici. Il blocco divenne legge, e la sterilizzazione fu libera fino a tutti gli anni Venti, fino a che la Depressione non la rese onerosa.
Il filone zoologico si giovò anche dell’attivismo dei salutisti, fautori della sterilizzazione degli incapienti. Di Charles Davenport in particolare, il teorico degli “amori intelligenti”, tra partner astemi, danarosi e nordici. Al quale Margaret Sanger subentrò, che gli amori intelligenti praticò di persona, consigliata da Havelock Ellis, il sessuologo. E del sostegno del giurista liberal Oliver Wendell Holmes.
La sterilizzazione coatta dei poveri si praticò su larga scala, diecimila casi nella sola California. Oliver Wendell Holmes jr., pilastro del liberalismo americano, e per trent’anni della Corte Suprema, fino ai suoi novant’anni, la autorizzò nel 1927, quando ne aveva 86, per i “mentalmente disabili” – di Grant, Davenport, Sanger, Wendell Holmes molto si può leggere su questo sito.
Suicidio di razza
Edward Ross, sociologo a Stanford, attorno al 1900 introdusse (l paternità gli fu disputata da  Francis Amasa Walker, altro sociologo) il concetto di “suicidio di razza”. Come effetto del differente tasso di fertilità della donna americana protestante e dell’immigrata cattolica. E cioè, spiegava, tra i“fit” (adatti), “migliori”, bianchi, affluenti, educati, protestanti,  e gli “unfit” (disadatti), “indesiderabili”, poveri, ineducati, e fisicamente “difettivi”, delle minoranze religiose, etniche, razziali.
Un  paio di anni dopo, nel 1902, Theodor Roosevelt, ormai presidente, disse il “suicidio di razza” “questione fondamentalmente infinitamente più importante di ogni altra questione in questo paese”.  L’immigrazione italiana diceva anche “la più fertile e meno desiderabile popolazione d’Europa”. Ma non bloccò l’immigrazione – l’America aveva bisogno di braccia per la ferrovia e l’edilizia. Il “suicidio di razza” imputò alle donne americane “egoiste”, che non volevano figli, argomentando per una politica demografica.
Contro l’immigrazione
Dal 1891 Henry Cabot Lodge, deputato e poi senatore, si fece campione dei limiti all’immigrazione, una specie di Trump di oggi. Inizialmente propose l’ammissione mediante l’alfabetizzazione: i migranti dovevano essere capaci di leggere. Ma l’ammissione così qualificata fu presto risentita come una forma di concorrenza, rispetto ai lavoratori americani.
Varie altre proposte di legge per discriminare l’immigrazione, votate al Congresso a larga maggioranza, furono bloccate dai veti presidenziali, di Cleveland, Taft e poi più volte Wilson. Prevarranno negli anni 1920, quando l ’eugenetica diventa dominante.
Gli immigrati italiani, che nel 1850 erano in tutto 431 (ma già nel 1857 si costruivano un mausoleo, sormontato da una statua canoviana, a New Orleans), nel 1887 si erano centuplicati, a 47.522, e negli anni 1900, nel primo decennio, saranno due milioni e più, e ancora nel 1921 erano esattamente 222.256 in un solo anno, nel 1925 saranno un centesimo, 2.662. Erano intervenute due leggi sull’immigrazione con quote selettive per le varie nazionalità, privilegiando gli immigrati dal Nord Europa.
Una prima legge che selezionava l’immigrazione aveva superato nel 1917 il veto del presidente Wilson con una maggioranza di de terzi nel Congresso. Introduceva la prova di alfabetizzazione e si risolse in un danno per gli anti-immigrazione: l’immigrato alfabetizzato diventava più temibile. Altre due leggi - senza più Wilson - introdussero quote selettive, nel 1921 e nel 1925.
Sterilizzazione bis
In Inghilterra l’eugenetica avrà un rilancio dopo la prima guerra mondiale. Non contro l’immigrazione, ma nella forma delle genetica utopista di Davenport e Sanger. che la povertà imputava ai geni poveri dei poveri. A Londra l’eugenetica di Davenport fu rilanciata da Keynes, Bertrand Russell, Wells e Maria Stipes, la quale nel ‘21 fondò una Società per il Controllo Costruttivo delle Nascite e il Progresso Razziale. Con l’obiettivo di sterilizzare i maschi di colore.
Era la parte nobile del “razzismo scientifico”: estirpare il male. Che la Germania non omise di copiare, adibendovi tipicamente una professione, l’“igienista razziale”. Nel ‘31 gli igienisti razziali Hans Harmsen e Fritz Lenz individuarono la radice della criminalità nelle malattie ereditarie, e proposero un piano per isolare le “stirpi malate”, per lo “sradicamento dei geni”. Eric Voegelin chiarì nel ‘33 in “Razza e stato” che il razzismo è utensile dell’imperialismo. Ma Harmsen insistette, e nello stesso anno elaborò con Gunther Ipsen, altro scienziato, un piano per la purezza del popolo tedesco attraverso la separazione razziale e una politica selettiva delle nascite.
Nel 1934 Hitler se ne appropriò, creando la scienza genealogica del popolo tedesco. Fino alla Aktion 4, l’eliminazione dei disabili – che poi fu bloccata da una manifestazione pubblica delle madri.
Harmsen contribuì con la sterilizzazione dei disabili nella Innere Mission, il fronte interno, una catena di cliniche protestanti di cui era l’ufficiale sanitario. Sarà medico ancora dopo la guerra, fondatore della Pro Familia, nuova denominazione delle vecchie leghe eugenetiche, di cui è stato il presidente.

astolfo@antiit.eu

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