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martedì 26 maggio 2020

Pavese anarchico

Si ripubblicano i “Dialoghi” con una presentazione di Nicola Gardini. L’opera della parentesi romana, ancora felice. Nella quale i “dialoghi” sono germogliati, e in gran parte sono stati scritti. Pavese li comincia a dicembre del 1945. A febbraio 1946 i diari registrano un indice tematico quasi definitivo. Il 22 febbraio c’è già la nota editoriale, che uscirà come presentazione e come risvolto di copertina. Dialoghi con Leucotea, la “dea bianca”, in antico identificata con Ino, dea marina – bianca come la spuma sul mare? Con lei Pavese, variamente impersonificato nei ventisette brevi dialoghi, variamente discute del più e del meno, della storia e dell’esistenza cui è inutile dare un senso.  
“La seconda, più felice, giovinezza”, la dice Gardini. Pavese si fa “mitografo”: “Si inventa episodi della religione greca”, in un dialogo “tra due solitudini”. Per vagheggiare un mondo, prima degli dei, che è “il volto della più piena libertà biologica”, con “un pansessualismo che vieta di per sé qualunque competizione tra i sessi”. Prima degli dei: “L’ordine la gistizia e e la civiltà di cui li si crederebbe creatori e garanti non è che una macchina di soprusi e negazioni”.
Un Pavese anarchico. Che a Edipo fa dire: “Vorrei essere l’uomo più sozzo e più vile purché quello che ho fatto l’avessi voluto”. Dialoghi contro il “destino”: “Il «destino» è concetto fondamentale dei «Dialoghi». Designa di volta in vlta la sudditanza dell’uomo e la violenza degli dei”.
Cesare Pavese, Dialoghi con Leucò, Einaudi, pp. XIV-224 € 12


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