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lunedì 16 novembre 2020

Secondi pensieri - 434

zeulig


Ascetismo
– “Dopo l’ascetismo contro la carne, abbiamo l’ascetismo che è fobia dell’intelletto, che loda la stupidità come «semplicità», il culto della naiveté”, E.Pound, “Medievalismo” (nel saggio “Cavalcanti”, nella raccolta “Make it new”). Come forma della conoscenza è restrittiva, e quasi castrante, come un accecarsi.
 
Bellezza
- “Καλον quasi καλουν” la dice Coleridge, “Principles of Genial Criticism”, 1814: la bellezza sta in sé, è qualcosa di oggettivo, ma connaturale anche alla condizione umana, un richiamo dell’anima. Dove Coleridge svolge l’argomento kantiano della soggettività del gusto, in dialogo fra Milton e un puritano, che il poeta non riesce a convincere, finendo allora per decidere, dopo tante argomentazioni andate a vuoto su un concetto oggettivo della bellezza, che essa è una condizione autonoma, in grado di attirare le menti umane - sulla traccia del “Cratilo” di Platone, dice Pound (“Dante”, a commento del canto XXIII del “Paradiso”), ma più probabilmente di Plotino: “Come la luce all’occhio, così è la bellezza per la mente. Che non può che accettare ogni cosa che percepisce come pre-configurato alle sua facoltà vitali. Per questo i Greci chiamano un bell’oggetto καλον quasi καλουν, cioè che si appella all’anima, che lo riceve all’istante e lo apprezza,  come qualcosa di connaturato”.
 
Heidegger
- Lo scandalo non è l’errore. O la furbizia, come diceva Arendt (“Heidegger è una volpe, che si scelta una trappola come casa”), di chi presumeva un nazismo altro da Hitler. L’errore lo commise Pound, che “per seguire certe sue utopie estremistiche sulla necessità di eliminare l’usura dal mondo perché l’arte possa trovarvi spazio…., cadde nella trappola dell’ideologia più folle collaborando con il fascismo mussoliniano” (Corrado Bologna, intr. a “Ezra Pound. Dante”), propagandista in guerra contro il suo stesso paese. O Hamsun, per l’attrazione pangermanica, nordica, eddica, della natura lavacro. Di Heidegger fa dubitare il silenzio, lungo, polemico, sul passato, l’ossessione, ancorché blanda, dell’ebraismo, che ebrei di qualità suoi seguaci sconcertò, Celan, Lévinas e una lunga serie di filosofi, la stessa ubbia, a suo tempo (discorso del Rettorato, 1934) e forse dopo, per decenni dopo la guerra, di essere stato miglior nazista di Hitler. La costanza, seppure nel riserbo. L’occhio furbo, mai addolorato. E una programmazione dell’opera omnia nel tempo nemmeno tanto riservata. Un filosofo politico, seppure con i silenzi invece che con le parole.
Ritracciare il nazismo, qualcosa del nazismo, in Heidegger non è occupazione banale o scandalistica. È – avrebbe dovuto essere – opera di storici. Ma in qualche modo la traccia va approfondita. Lo scandalo è – sarebbe - se qualcosa del nazismo persuade nel profondo, resta al fondo.
 
Kitsch
– Termine oggi in disuso, ma sempre di accezione sbagliata, Zeri rilevava nel 1985, nelle lezioni milanesi ora in “Dietro l’immagine”: kitsch non è la cosa, il manufatto artistico, ma il modo di vederle la cosa.
Però è anche il manufatto: un modo di rispondere al gusto del cliente.
 
Male
– Metastasizza in varie forme, da varie origini. Ma spesso dal bene, dalla buona coscienza, la   supposizione del bene. Metastasizza specie ora, in un mondo che pure si vuole governato dal bene – la democrazia,  i diritti, il politicamente corretto.
Ciò è evidente nella questione sociale. E anche nella questione politica. Del fascismo, che è nato, si è innestato, a forme estreme di democrazia, in Italia, in Spagna, in Germania. E anche in norme non estreme, ma perduranti: della coscienza superiore del bene, una sorta di beghinaggio del bene. Del bene ipostatizzato, per se stesso. È, in forme non estreme, il trumpismo a fronte di una coscienza liberal intollerante. Piena cioè di sé, non critica, non autocritica. Del protezionismo contro una globalizzazione invasiva senza anticorpi. La stessa situazione di guerra civile strisciante, endemica, in America. Dal tempo di Nixon e la guerra del Vietnam. Che non era colpa di Nixon, ma della fazione politica contro la quale Nixon era stato eletto. Dell’ordine che produce il disordine. Che si eleva a buona coscienza, la difesa trasformando in ritorsione. La stasis di Agamben - la litigiosità, la guerra civile - come paradigma politico.
Il trumpismo – l’identificazione di una buona metà degli americani in Trump - è stato rafforzato dall’opposizione. Specie dai media, che non sono andati oltre, nella contestazione, la propria superiorità morale, il disprezzo, l’insulto. Una contestazione costante, ripetitiva, ultimativa, per quattro lunghi anni, che ha moltiplicato i voti per Trump, e soprattutto li ha incoraggiati, li ha sdoganati nella ragion d’essere, dalle paure, dal complesso d’inferiorità.
 
Memoria
– La Ley de Memòria Historica voluta dal governo socialista di Zapatero nel 2007 per la cancellazione della memoria franchista dalla Spagna ora viene applicata anche alla memoria repubblicana: strade e piazze dedicate a Largo Cabalero e Indalecio Prieto – altri seguiranno, non c’è dubbio – vengono ridenominate, monumenti abbattuti. La legge Zapatero fu voluta contro i segni “die esaltazione personale o collettiva della sollevazione militare, della guerra civile, della repressione e della dittatura”. Ma ha riacceso la guerra civile, seppure senza armi, ogni schieramento rimproverando all’altro la violenza – la prima mossa, la prima colpa.
La memoria storica non può essere selettiva. La cancellazione della memoria per legge, a scopo democratico, quanto aiuta la democrazia? Moltiplicando il risentimento offusca semmai la democrazia e acuisce le divisioni - la democrazia ha bisogno comunque del concetto base della società romana, l’“idem sentire de re publica”.
 
Overbeck
- Franz Overbeck, per il quale Nietzsche ebbe l’ultimo segno di ragione che si ricordi, è quello che era corso a Torino per internarlo a Jena. Egli pure professore a Basilea neo laureato, con una tesi su sant’Ippolito di Roma, di cui non ha capito nulla, del martire, primo antipapa, salvatore dei frammenti di Eraclito - l’ateo Overbeck insegnava la teologia. Ma le falsità di Elisabeth Overbeck denunciò con  coraggio, ancora in tarda età e in cattiva salute, sfidando la temibile sorella, e ha salvato Nietzsche.
Tanto migliore l’Overbeck pittore di Italia e Germania, Friedrich, lontana parentela anseatica, della migliore famiglia di Lubecca, figlio del borgomastro, senatore, canonico, giurista e poeta Christian, pronipote di Johann, il corettore del Katharineum, il ginnasio che la Riforma volle nel 1531 per lo studio del latino, di cui l’artista fu allievo come poi i fratelli Mann e Theodor Storm. Friedrich lasciò Lubecca a ventun’anni nel 1810 per Roma, la città laica di Napoleone, dove fu iniziatore dei nazareni e buon cattolico convertito, e nella quale visse i restanti 59 anni: il genio non segue i buoni propositi.
 
Storia – “C’erano i cosiddetti Storicisti a quei tempi e insegnavano, ‘bianchi’ o ‘rossi’ che fossero, che non esiste fatalità, non esiste caso ma solo la Storia, sempre sacra, quand’anche sia dialettica; e provvidenziale. Ha i suoi Decreti solenni, ma anche le sue ‘Astuzie’, e cioè si fa furba, restando sempre sacra, ricorre a trucchi e gherminelle per rimediare alle proprie sviste e malefatte”, Guido Morselli, “Contropassato prossimo”. Per “quei tempi” s’intende gli anni 1910, gli anni del romanzo, ma potevano anche essere quelli della scrittura del romanzo, gli anni 1960.  


zeulig@antiit.eu

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