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mercoledì 23 dicembre 2020

Morire dal ridere, con Eduardo

Un Castellitto strepitoso, che tira fuori Eduardo dalla napoletanità. Una lettura finalmente giusta di Eduardo, che ha scritto commedie e non proclami o saggetti. Sia pure commedie agre o acide, all’italiana. Di cui è l’inventore, insieme con i neo realisti al cinema, Rossellini, De Sica e i tanti altri. Nella stagione creativa del primo dopoguerra. Natale è fatale, ma dopo aver riso.
De Angelis e Castellitto hanno provato ciò che per un paio di generazioni almeno, e forse per loro stessi, nel loro intimo, è inosabile: sganciare le commedie di Eduardo da Eduardo, dalla sua fisicità, il suo porgere, garbato e drammatico. Eduardo non è più qui, da tempo (da molto tempo: a Roma negli ultimi ani veniva al Ridotto del teatro Eliseo, il pubblico non era molto). Mentre il suo teatro ha diritto alla ripresa.
C’è molta difficoltà a rappresentare Eduardo in Italia, se non in copia conforme – cosa non possibile. Si pretende un certificato di napoletanità, anche se non si sa che cosa sia. E di impegno sociale e politico – quello che una volta era “la tessera” (del Pci). Mentre le prime analisi delle sue commedie, anni 1940-1950, in Italia e a Londra, ne mettevano in luce la morale reazionaria: la tradizione, la famiglia, la paternità, il rispetto. E Eduardo era rappresentato all’estero già nel 1947, a Buenos Aires, e poi a Londra, qui con successo enorme, quindi tanto dialettale, o “napoletano”, non è.
La verità è che Eduardo no, ma la sua opera è sganciata, sganciabile, dal colorismo napoletano, e dalla sua stessa figura e parlata. Una stagione teatrale molto fertile degli anni 1940-1950, ligure, veneta, lombarda, si è persa perché ristretta al provincialismo. De Angelis e la Rai hanno provato a fare Eduardo fuori dai cliché e il risultato è ottimo: Eduardo è ancora rappresentabile – come già sapevano i londinesi sessanta-settant’anni fa, con Lawrence Olivier (e Zeffirelli!).    
Edoardo de Angelis, Natale in casa Cupiello, Rai 1

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