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mercoledì 30 ottobre 2019

Letture - 401

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Arabi – Erano riprovati in antico in quanto “molli”. L’aggettivo viene detto oraziano – Orazio ha anche lui gli Arabi “molli” nelle Satire: “Molles columbas Arabesve molles”. Ma Catullo lo aveva preceduto, al carme 11, con gli “Hyrcanos Arabesve molles” – cui Orazio con tutta evidenza si rifà.
Il “molle” di Orazio è caricato nei manuali di “senso di riprovazione etica”. Ma la Loeb Classical Library dice gli Arabi di Catullo “gentili”:  

Berneschi – È, è stata, una robusta e costante tradizione in Italia, che ora si trascura, anche negli studi. Wikipedia non registra la voce, Treccani la lascia confinata alla scuola di Berni, 1522-23 – le storie della letteratura non si fanno più. 
Il genere è alle origini della poesia italiana, con Cecco Angiolieri, Rustico di Filippo, Folgore di San Gimignano. Poi il Burchiello, Sacchetti, Grazzini “il Lasca”, Redi, e nel Settecento plurime manifestazioni: Baretti, Gozzi, lo stesso Goldoni, Parini, Casti, Batacchi, il “Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno” dei Wu Ming bolognesi di allora, con l’abate Meli. Poco nell’Ottocento, ma di grande forza, in dialetto: Porta, Belli, Ammirà, Giusti (il “Geppino” di Manzoni). Nel Novecento anche il dialetto si fa serioso e la vena s’inaridisce.

Capolavori –Franco Lorenzoni celebra Rodari sul “Robinson”. Il lettore Livio Labuz rincara, assumendo che Rodari non è valorizzato a scuola perché comunista e laico, e la scuola, si sa, è confessionale. La tessa, aggiunge, che non vuole “Pinocchio” libro di testo. Ma Lorenzoni non concorda: Rodari è valorizzato a scuola, semmai sono “capolavori come ‘Piccolo blu e piccolo giallo’, del poeta Leo lionni”, che “censure arroganti da parte di ultrà della religione…. in nome della guerra a una presunta ideologia gender, pretendono di escludere dalle scuole”. Ognuno ha i suoi capolavori.
Non male, così si moltiplicano.

Caratterista – Era una figura - una maschera, o anche soltanto una cadenza - che ne faceva da sola un personaggio, per quanto di contorno, per una o due battute o scene, “caratterizzata”, riconoscibile. Il “carattere” ricorre in Gadda (“Divagazioni e garbuglio”, 283, a proposito di Belli) come quello che “ricrea quasi in un magico attimo, omessa ogni didascalia ritardatrice, l’ambiente e la scena”. Ed è il segreto di Belli: “Il Belli compie il raro miracolo d’esser pittor d’ambiente e scenografo solo all’essere caratterista: e caratterista, e quale!, all’aprir bocca appena il suo ciarlante personaggio”.

Dante – Drammaturgo lo vuole, incidentalmente, Gadda - e quasi poeta di strada, dal vivo – a proposito del dialetto: “Il dialetto, non meno di certo dialogo di Dante, è prima parlato o vissuto che non ponzato o scritto”.

Il Dante “tedesco” di Emil Ruth e Stewart Houston Chamberlain non ha anche “il buon Barbarossa”? Quale prova migliore.

Fogazzaro – Non si legge, e anzi non si pubblica, che pure sarebbe in tono col perbenismo (buoni sentimenti), col campanile e crepuscolare. Entro il cielo basso prealpino-padano. Ripieno d’impasti dialettali. Che i personaggi fa vivere nella loro “sublime meschinità”, dicevano le storie della letteratura.

Greco – I radicali greci dell’uso scientifico sono una novità del secondo Settecento.  La ένέργεια di Aristotele entra nel gergo scientifico con Sadi Carnot e Joule. Lo stesso la parola e il concetto di “potenziale”. Entrambe erano ancora sconosciute a Volta.

Manzoni – “Manzoni è cognome bergamasco, cioè di gente d’antico vigore”, C.E.Gadda, “Milano”, in “Divagazioni e garbuglio”, p. 474: “Il toponimo Bergamasco potrebbe forse derivare dal germanico Bergheim, Casa del Monte (rispetto a Milano)”.
Bergamo è così chiamata, dunque, in germanico dai milanesi.

Pinocchio – È in Orazio, la satira VIII del Libro I: “Olim truncus eram ficulnus, inutile lignum\ cum faber, incertus scamnum faceretne Priapum,\ maluit esse deum…”? In tutta evidenza. È Pinocchio anche come Priapo, svagato se non lascivo: Orazio immagina un falegname, faber, incerto sull’utilizzo di un legno storto inutile, se farne un dio o uno sgabello…. 

Populismo – Il popolo è concetto e soggetto più ricorrente nella raccolta di testi di C.E.Gadda  “Divagazini e garbuglio”. A proposito degli scrittori più amati, Manzoni e Belli, soprattutto, e Porta. Fa parere il popolo la novità di questi autori ottocentesca più apprezzata.

Roma – Sa di palude nei racconti ultimi, degli ultimi viaggiatori scrittori, americani: Malamud e Cheever, anche in Vidal – come già in Henry James. Cozza contro la sensibilità americana, o ha evoluto da ultimo in questo senso?
Per i francesi è quale è sempre stata, architettura e arte, e trasgressione. Per i tedeschi storia da una parte, e vino e licenza (la campagna romana, la frasca, la popolana).
Gli inglesi raccontano poco o niente Roma, forse per antipapismo.
Anche in Russia non c’è Roma. Eccetto che in Gogol, che vi soggiornò nove o dieci volte in dieci anni, dal 1837, vi scrisse “Le anime morte”, vi frequentò Belli, e la celebrò nel racconto “Roma”, nella gloria della luce e delle pietre.

Salieri – Era dunque un altro. Vittima del film di Forman su Mozart, 1984, che lo fa invidioso e probabile assassino. Era un compositore di fama e di sostanza. Rousset ne ripropone le opere francesi, per la corte francese lontano dai pettegolezzi di Vienna, “Le Danaïdes” e “Tarare”,  con successo di critica (“partitura magistrale”,”gusto orchestrale”, “passo drammatico”, “varietà di caratteri”) che lo tiene per “grande compositore”, e di pubblico.
Le due opere avevano avuto grande successo alla rappresentazione. Gluck avocò a sé in un primo momento la scrittura delle “Danaïdes”, un’opera che aveva avuto in progetto da tempo e non aveva potuto scrivere per la poca salute. “Tarare” è su libretto di Beaumarchais.


Yiddisch – Magris lo voleva morto quarant’anni fa, introducendo la prima traduzione del primo romanzo del Nobel yiddisch Isaac B. Ginger, “Satana a Goray”: “Lo jiddish, il linguaggio ebraico-tedesco parlato da secoli dagli Ebrei nell’Europa centrale ed orientale e irradiatosi successivamente in varie parti del mondo  e soprattutto in America, è stato la lingua dell’ebraismo della diaspora. Il suo tramonto – che Henry Miller definisce ‘una perdita per il mondo’ – segna un po’ la fine della civiltà diasporica”. Di fatto, però, non soltanto era la lingua delle strade, le piazze e i caffè di Tel Aviv in quegli anni 1970 – insieme con lo spagnolo criollo (sefardita argentino). Ma è praticato tuttora in Germania e in Polonia, seppure non più scritto, non con l’arte di Singer, oltre che in Israele, nelle famiglie arrivate dall’Europa centro-orientale, e si è diffuso in America, lingua franca ebraica invece dell’ebraico, poco masticato. 

lettrautore@antiit.eu 

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