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venerdì 10 gennaio 2020

Il mondo com'è (392)

astolfo
Assab - 1882, muore Garibaldi, Egidio Osio annota: “L’impressione generale è che tutto quanto veniva direttamente da Garibaldi era buono, bello, nobile, generoso: tutto quanto viene dagli altri era, è, e sarà sozzo, ignobile, perverso”. Osio, generale, era il vice-governatore - una sorte di vice-padre - di Vittorio Emanuele III. Lo fu dal 1881 al 1889, dai dodici ai vent’anni del futuro re, di cui completò l’educazione. Lombardo (il nome è ben manzoniano), era stato giovane volontario col Piemonte nel 1859, quindi militare e diplomatico, a Berlino e in Africa.
Nel 1883 il governo preparava lo sbarco a Massaua. Osio, richiesto di un parere dal ministro degli Esteri Mancini, gli spiega che “nessun punto della costa del Mar Rosso risponde a un concetto serio di politica coloniale” (“Dunque, secondo Lei, tutti quelli che mi spingono a occupare Massaua sono tutti matti?” “Tutti matti, eccellenza”). Il generale conosceva Massaua per essere stato nel 1867-68 osservatore di una spedizione punitiva britannica in Abissinia contro Ras Teodoro.

Franchi – Erano tribù germaniche, ha stabilito Nicholas Fréret nel 1714, “De l’Origine des Français et de leur établissement dans la Gaule”. Che comincia apodittico: “Non si dubita più oggi che i Francesi non siano originari della Germania, e l’opinione che li fa discendere dai troiani, da un Francus, figlio di Ettore, o sbucare dalle paludi del Tanai (Don, n.d.r.) è abbandonata da tutti. Le nazioni hanno le loro chimere, come i casati illustri…”. Subito poi smentisce la ricostruzione storica più verosimile: che le tribù di Pannonia, nel V secolo, furono talmente apprezzate per il loro valore e la loro fedeltà all’impero, che l’imperatore Valentiniano le congedò esentandole dalle tasse. Da qui il nome di “franchi”, uomini liberi. Che dalla Pannonia erano intanto arrivati al Reno, e da qui passarono in massa in Francia. No, sostiene Fréret al terzo capoverso: la Francia era tedesca già nel 240, perché si hanno “prove incontestabili” che in quell’anno le tribù dette Franche erano attestate sulle due rive del Reno, da Colonia all’oceano, ed erano forti e indipendenti.
Fréret fu un poligrafo molto dotato, fin da giovane, e molto dotto, autore di molte memorie che resistono negli annali, specie degli studi di mitologia e religione. Avviò anche lo studio del cinese. “L’origine dei Francesi” gli costò la Bastiglia: ne approfittò per riesumare la “Ciropedia” di Senofonte.
Nicolas Fréret sarà anche uno pseudonimo fra i tanti di D’Holbach, il barone Tedesco Paul Heinrich Dietrich d’Holbach, naturalizzato francese (anche il titolo baronale era francese, acquisito da uno zio, che aveva fatto buoni affari sotto le Reggenza, successiva alla morte di Luigi XIV), grande massone, membro della loggia cui era affiliato Benjamin Franklin, e lo sarà Voltaire nell’ultimo mese di vita. D’Holbach pubblicherà a suo nome, quando Fréret era morto da tempo, l’“Examen critique des apologistes de la religion chrétienne” e altra saggi di ateismo.
Ma quella di Fréret sui francesi-tedeschi non era del tutto una novità. Nell’anno 49 a.C., del ritorno di Cesare dalla Gallia, “un gran numero di Germani – centoventimila venne riferito – ha attraversato il Reno e si è stabilito nelle terre degli Elvezi, una tribù bellicosa, la cui risposta è stata di spostarsi a loro volta verso ovest, all’interno della Gallia, in cerca di nuovi territori” (R.Harris, “Conspirata”, p. 336)
Molta letteratura d’appendice nell’Ottocento, decine di migliaia di pagine, divide la Francia tra franchi oppressori e galli onesti lavoratori, oppressi.

Nella storia, i ruoli Otto-Novecento – da metà Ottocento a metà Novecento - fra tedeschi e francesi, aggressori e aggrediti, sono stati anche rovesciati. Simone Weil, “L’enracinement”, pp.138-43 /tradotto come “La prima radice”), che pure scriveva nel 1943, esule a Londra con De Gaulle contro il nazismo, denuncia l’atroce conquista della Francia sotto la Loira da parte dei francesi-franchi. I “tedeschi” di un tempo erano i francesi, nella Francia attuale sotto la Loira, massacratori di Albigesi e trovatori che non erano francesi, nonché in Borgogna, nelle Fiandre, in Sicilia. E nella conquista feroce del Sud hanno creato l’Inquisizione, per meglio perseguitare i felici popoli sottomessi.
La filosofa ricorda tra l’altro: “La Franca Contea, libera e felice sotto la lontanissima sovranità spagnola, si batté nel Seicento per non diventare francese. La popolazione di Strasburgo si mise a piangere quando vide le truppe di Luigi XIV entrare nella sua città in piena pace, con una trasgressione della parola data degna di Hitler”.

Dante Giacosa – I venticinque anni della morte non si celebrano dell’ingegnere designer che “fece” la Fiat quando era tra le prima case automobilistiche mondiali.Ha progettato e disegnato la Topolino, la Seicento e la Nuova 500. E poi anche l’850, la 128, per la quale ebbe riconoscimenti internazionali, e la 127.

Guardiano notturno – Detto dello Stato limitato, o Stato “debole”. Era stato Lassalle, il primo socialista, nel 1862 in Was nun?, e ora che fare, a proporre l’alleanza fra trono e classe operaia, “contro il liberalismo e la teoria inglese dello Stato debole”, la teoria del “guardiano notturno”. Che invece, spiegherà Gramsci, non è lo Stato debole: “L’espressione di «Stato-veilleur de nuit» corrisponde all’italiano di «Stato carabiniere» e vorrebbe significare uno Stato le cui funzioni sono limitate alla tutela del’ordine pubblico e del rispetto delle leggi”, come se le private e privatissime forze e funzioni non fossero anch’esse Stato, “anzi, lo Stato stesso”.

N.N.Nomen nescio, non conosco il nome in latino, oppure “non nominato”, cioè non iscritto all’anagrafe da un genitore, era in uso nella carta d’identità fino al 1975, quando il rivoluzionato diritto di famiglia abolì dall’anagrafe e dal documento l’identificativo paterno. Era in uso specialmente per i nati da madre sposata, il cui marito avesse disconosciuto la paternità.

Fernand Pouillon – Architetto e costruttore, nonché romanziere, è stato il precursore-inventore dell’edilizia popolare di grandi conglomerati – tipo il Corviale di Roma, le Vele di Napoli – già negli anni 1950 ad Algeri, allora colonia francese. Costruttore prima che architetto: il primo edificio da lui costruito è del 1936, quando aveva 24 anni, la laurea del 1942  - facilitato dalla smobilitazione dall’esercito. Coniugava la creazione di comunità, seppure unite solo dal vincolo abitativo, moltiplicando i servizi in comune, con la limitazione dei costi. In teoria – in pratica realizzò grossi complessi presto invivibili, e i rovina, per una impossibile cogestione dei servizi tra i condomini.
Negli oltre cinquant’anni di vita professionale, ha progettato e realizzato più di 2 milioni di metri quadri in Francia, Algeria e Iran, stima nel 1986, nel risvolto del suo romanzo “Il canto della pietra”, tradotto. Ha scritto pure questo romanzo, sempre sul fabbricare. Era nato in Provenza, terra di armonie. È finto fallito.

Moro-Rapacki – Il Piano Rapacki, dal nome del ministro degli Esteri di Polonia dal 1956 al 1968, da lui presentato all’Onu all’assemblea generale dell’autunno 1957, prevedeva la creazione al centro dell’Europa di una zona denuclearizzata. Comprendente le due Germanie, la Polonia e la Cecoslovacchia. La proposta fece sensazione ma non ebbe seguito. Tre anni dopo fu ripresentata, sempre all’Onu, col nome di piano Gomułka, il segretario del Pc polacco.  
Il piano Rapacki si vuole anche Moro-Rapacki. Ma di Moro non ce n’è traccia negli annali - nel 1958 ancora brandiva le armi contro i socialisti, contro il centro-sinistra. Di un piano Moro-Rapacki si parlò, ma solo in Italia, quando Moro fece lui stesso il governo con il partito Socialista, che era stato in passato, con Pietro Nenni, neutralista – ma Nenni, ministro degli Esteri di Moro, fu molto “atlantico”.

Paul Robeson – Il grande basso baritono americano, alfiere dei diritti civili dei neri, in America e a Londra, dove lavorò per una decina d’anni tra le due guerre, attore di teatro e cantante di concerti, era potente e prestante anche fisicamente - il miglior giocatore di football americano nei suoi anni di università. Al punto da meritarsi nel 1932 l’elezione in tribunale ad amante di lady Edwina Mountbatten, la ricchissima ereditiera futura vice-regina dell’India – in quanto moglie di Lord Louis Mountbatten, cugino del re Giorgio V e nipote della regina Vittoria, ma spiantato, o quasi.
In tribunale il suo nome fu fatto da un giornale di pettegolezzi. Anche per la fama di donnaiolo che l’attore-cantante si era fatta a Londra - testimoniata pure dalla moglie, che però gli resterà accanto. Lady Edwina dichiarò di non conoscere Robeson e il tribunale le credette. I biografi dei Mountbatten sono divisi. Era stato il giornale “The People” a parlare della relazione di lady Edwina con “un amante nero”, e a dire in tribunale il nome di Robeson.
Un amante nero, almeno uno, di lady Mountbatten c’era, riconosciuto per tale: Leslie “Hutch” Hutchinson, un cantante jazz dei Caraibi, anche lui dotato fisicamente, molto popolare nella cafè society londinese. Ma forse la relazione – come l’indiscrezione a “The People” – era solo promozionale. Hutchinson fu in attività a lungo, anche dopo la guerra, e le conquiste a mano a mano moltiplicò, a beneficio dei giornali popolari: Merle Oberon, una duchessa di Kent, la principessa Margaret, sorella minore della regina Elisabetta II, a lungo dominio del gossip, e anche un uomo, ma di fama anche lui, il compositore Cole Porter. Sembra invece accertato che quando morì, nel 1969, solo e povero, i funerali furono pagati dai Mounbatten - lady Edwina e il marito erano già morti da dieci anni.  

astolfo@antiit.eu

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