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lunedì 24 aprile 2017

Il mondo com'è (302)

astolfo

Austria-Italia – Von Pasqualati, patrono e residenza di Beethoven a Vienna. Von Castelli, poeta di qualche suo componimento. Non sono i soli “von” con nomi italiani. Lo stesso governatore di Milano al tempo di Mozart, il conte Firmian, nato a Trento, ha particella italiana. O i luoghi: il Belvedere, il Mirabell, l’Albertina, il Salvatore, i Minoriti. L’impero asburgico non discriminava le nazionalità, e anzi faceva largo posto, nelle carriere e a corte, ai regnicoli. Non ci fu un’Austria-Italia come c’era l’Austria-Ungheria, ma avrebbe potuto esseri. Non c’era solo il Lombardo-Veneto, che Bossi direbbe uno Stato a sé. C’erano arciduchi d’Austria-Este, arciduchi d’Austria granduchi di Toscana, e duchi Absurgo di Modena e d Este. Nonché Maria Luigia, la principessa austriaca data in moglie a Napoleone di cui Parma non finisce di ricordarsi. O il venerato Eugenio di Savoia.La stessa Dalmazia a Vienna era italiana: l’italiano era la seconda lingua, dopo il tedesco, nelle città dalmate, all’anagrafe, nella marineria, nei documenti amministrativi, fino a Ragusa e a Cattaro.

Capitalismo – Lo ha inventato Giuseppe nella Bibbia, “Genesi”41, 48-57, e 47, 13-25, secondo Tolstòj, “Che fare, dunque?”. Un meccanismo in effetti perfetto: Giuseppe inventa la speculazione, come far fruttare le debolezze altrui. Ammassa il grano in modo da provocare la carestia, e quando la carestia sopravviene lo vende a sovrapprezzo. C’è nel meccanismo l’accumulazione originaria, o formazione di una rendita, e la moltiplicazione del profitto partendo da questa posizione di rendita.

Donne soldato – Sono russe: debuttano con la seconda guerra mondiale, nella ex Urss. Altrove sono ausiliarie. In Inghilterra e negli Usa ausiliarie in Marina, negli Usa anche in Aviazione. Ausiliarie servirono nelle SS. Un  corpo di Ausiliarie fu creato anche da Mussolini a Salò. A Mosca invece le donne furono arruolate a tutti gli effetti, in fanteria e in aviazione.
Da mezzo secolo circa le donne sono accettate su base volontaria nelle truppe da combattimento, in molti paesi tra i quali l’Italia. In Israele sono soggette a ferma obbligatoria, di 24 mesi (la ferma è di 36 mesi per gli uomini): un terzo degli effettivi delle forze armate israeliane è composto da donne. Ma come azioni di guerra si ricordano soltanto sul fronte russo contro l’Asse.
Come militari di terra le donne russe furono molto impegnate nell’infiltrazione dietro il fronte tedesco-italiano, per azioni di sabotaggio, per il raccordo e la gestione della resistenza, e come cecchini. Alla ricerca storica, oltre che nell’apologetica, si attribuisce alle tiratrici scelte russe l’eliminazione del’equivalente di una divisione tedesca – di almeno cinquemila uomini, cioè. Molte furono carriste, al pilotaggio e alla manovra dei carri armati, leggeri e pesanti. In aviazione furono paracadutiste e pilota. Di molte parà russe prigioniere si racconta nei ricordi dei lager. Era appassionata paracadutista – civile – Valentina Tereškova, la russa che nel 1963 sarà la cosmonauta comandante del Vostok 6, la navicella con la quale navigò nello spazio per tre giorni, compiendo 48 orbite.
Le donne soldato russe pilotavano anche aerei da caccia e bombardieri pesanti, ma soprattutto aerei leggeri, lo Yak-1, e leggerissimi, il biplano Po-2, di legno. Con lo Yak-1, che i manuali dicono “rudimentale, costruito con materiali scadenti, con assemblaggi inaccurati”, combatterono come i migliori caccia. Lidya Litviak è celebrata come una pilota di Yak-1 che riuscì a vincere undici duelli con i caccia tedeschi, prima di finirne vittima nell’agosto 1943. Marina Raskova è celebrata come pioniera dell’aviazione, quella che convinse Stalin ad aprire l’arma alle donne pilota. Il suo squadrone, “Streghe della Notte”, volava sui Po-2, aerei di legno, da addestramento. Erano lenti, ma Raskova se ne fece un vantaggio in combattimento: la caccia nemica aveva difficoltà a inquadrarli, se non a rischio di scendere sotto la velocità di stallo. Fu possibile impiegare i Po-2 solo in azioni di disturbo, perché avevano un armamento limitato. Ma in queste azioni le Streghe della Notte si distinsero in più di un’occasione: agivano a ridosso delle prime linee, di notte, con più di una missione a notte, con diverse tattiche poi da manuale per sfuggire all’illuminazione e alla contraerea. Raskova morì in un incidente, ma molte donne pilota finirono impegnate quasi giornalmente. Tamara Kostantinova, pilota di bombardieri tattici IL-2, non accettava i turni di riposo, dicendo che doveva “combattere per due”, anche per il marito, pilota, abbattuto. Marija Dolina, pilota del bombardiere pesante Petlyakov Pe-2, fu insignita alla fine della guerra del titolo di Eroe dell’Unione Sovietica.
Un precedente alla mobilitazione femminile c’era stato in Russia nel giugno 1917, quando furono creati dei “Battaglioni femminili della morte”, unità combattenti, per contribuire ad arginare l’avanzata delle truppe austro-tedesche. Furono create in due mesi una quindicina di unità, di consistenza varia, di battaglione, con 1.000-1.500 effettive, o di distaccamento specializzato (trasmissioni, genio, etc.), tutte su base volontaria. Che si disciolsero presto, con l’arrivo di Lenin alla stazione Finlandia e il colpo di Stato bolscevico.

Matrimonio – Pericle aveva sposato una parente. Da cui aveva avuto due figli. Quindi il matrimonio aveva funzionato. Poi il matrimonio divenne insopportabile a entrambi, racconta Plutarco nella “Vita di Pericle”. E lui, col consenso di lei, le trovò un altro marito, “prima di mettersi con Aspasia” – una mezza cortigiana , “che Pericle amò in modo prodigioso”.

Nazismo – Agamben nel compiaciuto, bellissimo, “Autoritratto nello studio” ha solo parole di nostalgia per Heidegger. Per i seminari che il filosofo teneva in teneva in Provenza su iniziativa di René Char, a cui il giovanissimo Agamben ebbe il privilegio di partecipare. Quindi parliamo di 1966, 1968, 1969, non di epoche remote. Ricordi tutti incantati, di persone, momenti, paesaggi. Solo bellezza. Armonia.  Magie. Che le foto seppia ricreano: gli amici e i devoti, giovani e meno giovani, che affettuosi circondano il filosofo guru in cattedra e nelle passeggiate, al caffè del paese, in piazza alla pétanque. E le cartoline divertite del Maestro. Nessun accenno, nessuna riserva, nemmeno a posteriori, benché il ricordo si celebri dopo i “Quaderni neri”. E la questione si ripropone – come già per gli anni dell’occupazione a Parigi: se il nazismo avesse vinto la guerra.

Papa Francesco – “Credo che i più approdino alla Chiesa usando mezzi che questa non ammette, altrimenti che bisogno avrebbero di farlo”, scrive Flannery O’Connor, la narratrice cattolica americana a una nuova conoscenza, “A.”, che è sulla strada della conversione e con la quale intratterrà una corrispondenza fittissima. “Il che, peraltro”, aggiunge, “vale anche da una prospettiva interna alla Chiesa, impostata com’è in funzione del peccatore”. La “linea” del papa gesuita è in questa lettera del 1955 o 1956. O’Connor era conscia che la cosa avviene non senza problemi: “Questo crea non pochi malintesi fra i bacchettoni”. La scrittrice non dà peso ai “malintesi”. Il papa argentino nemmeno, che però ne è visibilmente sopraffatto: come un mulo imbizzarrito recalcitra davanti al’ostacolo invece di superarlo. La sindrome del maestro di scuola, buono e cattivo, ma sprovveduto davanti all’ostacolo.

Piazza. Le piazze sono create nel ’400 per ragioni militari e di polizia, contro il tessuto urbano chiuso del Medio Evo. Poi diventano il luogo e il simbolo di una società conviviale.


Roma – Era “romana” la Wehrmacht di Hitler?Lo fa sostenere a un “allievo ufficiale” di “solida cultura classica”, mentre attende l’ordine di attacco alla Polonia nel settembre 1939, l’italianista, e oppositore tacito di Hitler, Alexander Lernet-Holenia in “Marte in Ariete”, 51: “In fondo, tutto quanto, dalle aquile alle fibbie delle cinture, è come all’epoca dei Romani. E seppure esistono alcune differenze…, l’essenziale, cioè lo stile,  è proprio lo stesso. L’intera organizzazione di questa struttura bellica ha un unico riscontro nella storia – la struttura bellica romana”.

astolfo@antiit.eu

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