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domenica 26 ottobre 2014

Il mondo com'è (192)

astolfo

Chiesa – “La creazione più grande, più duratura, più universale dell’Italia non fu il Risorgimento, ma la Chiesa Cattolica, la quale, come in un altro scritto si espresse l’autore, può essere definita la risposta che il mondo ha dato al Vangelo”. Il riconoscimento viene da Prezzolini (nella prefazione 1981 alla traduzione italiana del suo “The Legacy of Italy”, 1848), un non praticante e un conservatore, e la chiesa non ne mena vanto. Ma è un fatto, trascurato – solo tra gli storici ha qualche attenzione da Galli della Loggia.

Emigrazione  - Quella intellettuale è una costante italiana. Di architeti, pittori, scultori (scalpellini, fabbri),di musicisti, di politici, di inventori anche. Anche di modelli (la terzina, il sonetto, la cupola, etc.), ma molto di uomini. Se non si sottovaluta il ruolo di cerniera che l’Italia dal Trecento al Seicento (in Russia e in  generale nell’Est Europa ancora nel Settecento) svolse tra le culture classiche e il resto dell’Europa, le tracce appaiono evidenti. Nella filosofia e nella morale, la politica inclusa – fino allo Stato fondato sull’utilità e non sulla morale. Nelle scienze. Nella matematica. Nelle arti e nelle arti applicate. Non viaggiava solo Leonardo, ma una miriade di ingegneri e architetti.  

Engels – È in via di recupero, malgrado la recessione comunista, a preferenza di Marx. Tra  comunisti residui è il punto di riferimento più continuativo su ogni questione: le minoranze, il mercato, il lavoro, l’Europa (Italia-Germania, Francia), l’imperialismo, il nordismo. Sulle questioni politiche.
Marx non si cita e non si studia più perché oberato probabilmente dalle ambizioni filosofiche. Che sempre sono state riconosciute confuse, ma nella disgrazia politica sono diventate evidentemente.

Europa - È la fine dell’Italia, diceva Prezzolini trent’anni fa (nella stessa prefazione a “The Legacy of Italy” in traduzione), con spirito profetico ma con argomentazione ora scontata. L’Europa è una scelta quasi obbligata, diceva Prezzolini, “l’Italia fa benissimo”, ma “ciò vuol dire riconoscere che il suo tentativo di formare uno Stato nazionale è fallito. L’Italia sarà forse una provincia dell’impero europeo… Sarà sempre il giardino dell’Europa, e il paese preferito per i viaggi di nozze degli Europei”, ma “rinunzierà a competere con le altre nazioni”. :

Francesco - C’è una distinta diversa percezione del papa in Italia, e altrove. Non da ora. Ma di più ora che s’impersona in Bergoglio, il papa argentino, estraneo cioè all’Italia - e nemmeno romano d’adozione, come era Ratzinger. In Italia è recepito, anche dagli antipapisti Scalfari e Odifreddi cui per primi si è indirizzato, così come lui si presenta, come uno di noi, una persona semplice e alla mano, valigino, scarpe sfondate, et. – che è anche la maniera argetina di fare politica, populistica (la povertà di oggi, in Italia, in Europa, non è quella di san Franecsco). A partire dal nome, scelto perché senza il numerale, con quel che di dinastico che esso comporta. La popolarità coltivando, nll’eloquio, nei gesti, più che la dignità, la familiarità più che il rispetto e l’autorevolezza. Quesiti ponendo, come tutti se ne pongono, più che professare il magistero. Fuori è percepito come il gesuita del rinnovamento e aggiornamento. L’anti-Woytiła che Ratzinger non volle essere, che i gesuiti coi loro dubbi insidiosi aveva escluso dal Vaticano, con la sua chiesa “confessante” – resistente - nel mezzo dell’Europa insidiata dal comunismo, e poi dal capitalismo dello shopping.
L’aggiornamento è l’adeguamento. La conformazione della chiesa alla storia. Bergoglio non è per la resistenza ma per l’accomodamento. Non propone un’altra dottrina dell’amore e del sesso, che includa i divorziati e gli omosessuali, ma un adeguamento. Come quello che Paolo VI, subito fatto rivivere da Francesco, aveva inseguito cinquant’anni fa, tra bizzarre impennate e cadute (la contraccezione, il divorzio).

Imperialismo – Non ha mai funzionato come pura forza. Vuole un disegno in qualche modo concorrente, seppure da posizioni di egemonia. Roma “s’impadronì” di Cartagine e della Grecia, mettendosi al loro passo. Goti, Longobardi e Franchi semplicemente distrussero Roma. Non seppero “impadronirsene” nemmeno quando la capitale dell’impero fu eretta in terra tedesca, a Treviri. E la stessa incapacità la Germania ha mostrato quando ha tentato l’impero tedesco, nel Novecento – e in parte mostra oggi, nell’esercizio dell’egemonia, benché più modesta e non contestata,  sulla Ue.
La sola forza Roma esercitò sulle e contro le popolazioni italiche. Che si limitò a distruggere, spesso con radicali spaesamenti, le deportazioni in massa. Il che concorre probabilmente ancora alla disunione dell’Italia. Una nazione ben distinta, da tutti i punti di vista, geografico, etnico, linguistico, da un secolo e mezzo anche storico e istituzionale, ma sempre  in guerra civile, sia pure a bassa intensità.

Mediterraneo – Si tende a cancellarlo. Distintamente seppure senza ragione, se non il nordismo esacerbato degli ultimi decenni. È terra incognita per il resto d’Europa e per il mondo, nella tratta dell’immigrazione, pure così feroce: il mondo che si appassiona per  diritti civili del più piccolo mammifero, un volatile, un felino, la trascura per essere un “fatto” mediterraneo. È terra di nessuno, benché costeggiata da grovigli politici e sociali minacciosissimi nel Nord Africa e il Medio Oriente, e da guerre. Ed è area indistinta, benché luminosa, aperta, e nota - famosa da tremila anni, cinquemila con l’Egitto. Al più si localizza (si liquida) come latinità, i greci confondendovi e gli altri Balcani. E questo mostra il pregiudizio.

Sessualità – È il segno più evidente della relatività della storia, e dell’etica. Le religioni,per esempio, sono vittime della sessualità, di un problema sessuale che esse stesse hanno generato e alimentano. Dell monogamia (famiglia) e della procreazione (eterosessualità). Cose a cui i religiosi professi non sono chiamati – dominio di Cesare. E perseverano ora che su questo terreno sono sfidati:  continuano a considerare la sessualità materia etica e anzi di fede (sacramento, etc.). Lo stesso per la procreazione.

L’esercizio si può continuare postulando una guerra contro le religioni che induce una guerra tra  religioni - come se ne fanno tra le mafie, aggressive ma mascherate - sulla sessualità. In particolare contro il cristianesimo – l’islam si defila, potendo anche contare sulla poligamia e la pederastia.  I preti sono aggrediti sulla pederastia, il celibato, il matrimonio, l’eterosessualità, la procreazione, e accettano questi terreni di scontro pur non praticandoli, come depositari della fede. Finendone ovviamente massacrati per una sorta d masochismo, talmente sono incistati nel “magistero morale” che loro stessi si sono costruiti. Come una prigione, una corazza arrugginita. Pastori di una religione che invece è della liberazione.

astolfo@antiit,eu 

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