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mercoledì 23 novembre 2016

Il tedio e l’amore per la Sicilia

Una raccolta postuma dei racconti che Sciascia aveva lasciato fuori dal “Il mare colore del vino” nel 1974, assortita di  cronachette, moralità, “storie vere” sparse. Per amatori (malgrado qualche errore: “Galleria” è la rivista di Salvatore Sciascia, l’editore, che se ne occuperà “per tutta la vita”, fino agli anni 1980, non Leonardo Sciascia, che ne fu direttore, da lontano, negli anni 1950), e non. Una chiave esplicita – scoperta - dello scrittore “maggiore”.
La fine della guerra e il passaggio ai vincitori. La conversazione al circolo – di cui Camilleri farà un genere, con Montalbano e con i racconti. Gli scemi intelligenti di paese, di vario genere – il “Giufà” di altri racconti. Il romanesco, nel 1957. Un medaglione di Vincenzo Giordano Orsini, il colonnello che liberò per Garibaldi la via per Palermo. Un pastiche dell’amat Paul-Louis Courier, ufficiale gentiluomo francese nella Calabria dei “massisti” antinapoleonici. I ricordi di guerra – inevitabilmente, poiché la raccontano i sopravvissuti , la guerra sulle teste dei soldati. Tutto locale, come se da Roma o da Parigi lo scrittore tele scopasse compiaciuto i (vecchi) mondi della sua (remota) Sicilia. Di maniera. Consolante malgrado la deprecazione – il ghigno è benevolo.
La chiave è quella dell’avvio del “Paese con figure”, che il curatore, Pasquale Squillacioti, mette alla prima pagina: il tedio e il miracolo dell’“emigrato improbabile”, che vuol far diventare “un po’ amore quel che ora è insofferenza”, all’angustia, alla povertà. Sciascia si sente – avrebbe potuto – essere altro, per formazione e curiosità, ma è scrittore siciliano. Non per essere nato nell’isola ma per esservi radicato.
Leonardo Sciascia, Il fuoco nel mare, Corriere della sera, pp.287 € 6,90

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