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martedì 22 novembre 2016

A Sud del Sud - il Sud visto da sotto (308)

Giuseppe Leuzzi

La corruzione nel Veneto è dello Stato
Non se ne parla, ma sott’acqua continua a dissolvere i miliardi. È il sistema Mose della laguna di Venezia. Da tempo immemorabile in costruzione e nessuno sa a che punto. Solo si sa che sono stati spesi 8 di euro, e non si sa come andrà a finire – l’Autostrada del Sole, l’opera più imponente della Repubblica, è costata e mliardi, di euro di oggi.
Si direbbe il caso esemplare della corruzione. Ma quando se ne parla, due pagine oggi sul “Corriere della sera”, è per dire che la colpa è della burocrazia. Anzi, che è “una digrazia divina”.
Leggere per credere:

Area grigia
Ha sostituito l’omertà, un grimaldello nuovo, di polizie e giudici, per scardinare quel poco che restava di società meridionale. È l’area della collusione, del concorso esterno, della protezione. L’ombra da cui non ci si libera. Ma è quella di Primo Levi, la formulazione “originale” è dello scrittore dell’Olocausto: “È una zona grigia dai confini mal definiti, che insieme separa e congiunge i due campi dei padroni e dei servi. Possiede una struttura inerna incredibilmente complicata e alberga in sé quanto basta per confondere il nostro bisogno di giudicare”.
Colpevoli e insieme innocenti. E viceversa: le responsabilità sono compartite.

Il galantuomo non è morto
A Salvemini stavano antipatici, un secolo e passa fa, e a Giustino Fortnunato e altri sinceri galantuomini, ma non è detto: male non fa. La figura del Notabile Meridionale, che si diceva galantuomo. Si era un po’ persa, effettivamente, ma Camilleri l’aveva promozionata ultimamente al suo meglio, con le inimitabii golosissime conversazioni al circolo, appunto dei galantuomini – l’avvocato, il dottore, l’ingegnere, il geometra, il (piccolo) proprietario.
Domenica Camilleri è stato più specifico, intervistato da Aldo Cazzullo sul “Corriere della sera” come esponente del No al referendum: anche Montalbano - ha confessato quello che sospettavamo – è modellato sul galantuomo, il proprio papà beneamato. Il papà di Camilleri era fascista antemarcia e persona retta. Il “fascistone”, sinonimo solo un po’ limitativo del galantuomo.
Dell’originale Camilleri non dice i tratti del carattere. Ma attraverso Montalbano quelli del Galantuomo sono presto detti: femminiere, single irrimediabile, autoritario, individualista all’estremo, allergico alla politica, ai Dc ma anche agli americani – e anche al comunismo che Camilleri vorrebbe fargli professare. Ma allora con qualche speranza: a Montalbano va sempre bene, speriamo anche al galantuomo, finora specie sterile come i muli.

Rino del nostro quotidiano
“Con «Gianna» il mondo si fa più leggero”, ricords+a Umberto Broccoli, su “Sette”, nel 1978, pereannuncio degli anni 1980. “Gianna” di Rino Gaetano. Che la difende colto, alla radio di Boconpagni, “Discoring”, “citando Majakosvskij e soprattutto Ioneso”, ricorda Broccoli, il teatro del assurdo. “Ma Boconpagni lo ferma, invitandolo a non fare citazioni”, a stare al suo posto. Nemmeno a cantare, alla Rai non usa: “Rino dovrà solamente cantare «Gianna» in playback, accompagnato da una chitarrina finta”.
Rino Gaertano. Broccoli ha qualche ripensamento: “Siamo proprio sicuri di trovarci di fronte a un nonsenso? Rino a me sembra prevedere quel mondo diverso, edonistico, leggero leggero, il mondo degli Ottanta,  da alora sempre più presente nel nostro quotidiano”.
“Gianna”  affiancava rimette facili, da rimario, “la festa è finita, evviva la vita”, “un mondo diverso, ma fatto di sesso”, “e chi vivrà vedrà”… Ma la chiave è sureale e umoristica. Che poi farà strada, naturalmente a Milano, con Jannacci, Gaber, lo stesso “predicatore” Celentano.

L’obesità è meridionale
Il rapporto dell’Osservatorio nazionale sulla salute delel Regioni, “Osservasalute”, stima i picchi di obesità in Italia nelle regioni meridionali, e tra le fasce di età più giovani: del 14 per cento in Molise, del 13 in Abruzzo, del 12 in Puglia. E per esperienza si possono aggiungere i giovani in Calabria, normalmente sovappeso. È l’esito, secondo i dietologi, di un mix di culture e condizioni socioeconomiche. Di culture che danno grande peso al cibo, e tendono a privilegiarne la quantità. Forse, aggiungeremmo, per quanto atiene i più giovani, del mammismo. Ma, pure, del sottosviluppo.
Anche negl Usa l’obesità, devastante, è soprattutto meridionale. Una sovraalimentazione che è come una reazione alla povertà recente. Nel Sud, però, la questione non è così semplice, combinandosi con una storia e quindi con una cultura che – indenne alle crisi e alla povertà ritornante – è consolidata, ancora fondamento di certezze: l’obesità è lo specchio della modernità, non della povertà, dele bevande gassate e dei dolcetti grassi.
La modernità che al Sud agisce come uno specchietto per le allodole, una trappola. La modernità induce ai sentieri sbagliati e anche ai vizi.

L’infedele a Napoli
Nel 902 un emiro tunisino è sbarcato in Calabria per portare il jihad in Italia. Alla notizia Napoli reagisce col terrore. Abbatte il castelo Lucullano, alle porte della città, per evitare che il nemico se ne impossessi. Porta in città dal Luculano, con imemnso corteo, le spoglie del santo Severino, per evitare che cadano nella mani degli infedeli. Giudicando la città difendibile, i sobborghi no, una gran mssa di gente è spostata in città. Ma intanto l’invasore è morto a Cosenza, di dissenteria, e la sua spedizione di è sciolta. Mentre la città è minacciata dalla peste
Il terore diffuso a Napoli alla notizia delo sbarco a Reggio Calabria di Ibrahim è dovuto a “segni inequivocabili”, premonitori, giunti dal cielo: “Signa in sole et luna”, racconta Amedeo Feniello, “Sotto il segno del leone”. “Stelle densissime” e “aste longissime” si rincorrono per più notti nel cielo. Prodigi che “a memoria d’uomo e in nessuna età erano stati mai visti e di mirabile portentum

Sicilia
Non sembra, ma domina lo Stato,. Siciliano sono il preidente delal Repubblica e il presidente del Senato, Mattarella e Grasso. Siciliano il capopartito che ha reso il governo possobile in questa legislatura, Alfano.

Mattarella e Grasso si sono incontrati, anche questo fa impressione. Grasso è il sostituto Procuratore che 35 anni anni fu incaricato dell’indagine sull’assassinio di Piersanti Mattarella, il fratello del presidente. E indagò due terroristi di destra, Cavallini e l’eterno Fioravanti. Come fu possibile? Chi glieli mise davanti? Perché Grasso puntò su di loro?
Quanto Grasso “scoprì” che i terroristi non c’entravano, era troppo tardi per trovare gli assassini dell’onorevole siciliano, che infatti sono impuniti.

Nel racconto di Anatole, France, “Il procuratore della Giudea”, Ponzio Pilato è in pensione in Sicilia, dove, dice, “possiedo delle terre, e coltivo e vendo il mio grano”. Il lavativo era siciliano?

Il Pilato di France è soprattutto uno che si lamenta sempre. Un perseguitato. Quando era in attività dagli ebrei, presso i quali a Gerusalemme si è insabbiato, con tutta la carriera, per una vita. E anche alla fine, in pensione, lamenta di sentire sul collo gli emissari di Vitellio, il governatore di Siracusa, senza motivo specifico. Questo è molto siciliano.

Nei giorni del sequestro Moro”, racconta Camilleri di Sciascia a Cazzullo, “lui e Guttuso andarono da Berlinguer e lo trovarono distrutto: Kgb e Cia, disse, erano d’accordo nel volere la morte del prigioniero. Sciascia lo scrisse. Berlinguer smentì, e Guttuso diede ragione a Berlinguer. Io mi schierai con Renato: era nella direzione del Pci, cos’altro poteva fare?” Non c’è partita in Sicilia quando si potrebbe vincere la verità.

Si penserebbe il reato di concorso esterno in associazione scivoloso soprattutto in Sicilia. Nell’isola la cultura dominante, anche in ambiente urbano, è familiare e tribale, di amicizie, padrinati, parentele anche lontane, e l’intenzione criminosa è quindi difficilmente configurabile. Ma la giurisprudenza siciliana - attraverso i tribunali e, indirettamente, via Cassazione - è poco o niente critica, mentre sono perplessi studiosi non siciliani, Turone, Sciarrone e altri numerosi.

leuzzi@antiit.eu

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