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venerdì 13 aprile 2018

L’amore non si sazia


Quartine spinte. Oscene anche – etimologicamente: di cattivo augurio. Di trasporti incontenibili, alla prova della lascivia, la sottomissione ai sensi, e dell’eterno esplorare, di gioie e di dolori, in rime geniali. La poesia fluisce naturale in Patrizia Valduga, non sembra costruita. E qui la applica alla vita e alla relazione appassionata con Giovanni Raboni, poeta laureato. Fino alla malattia e alla morte di lui. Che ne hanno spento gli estri, ormai da un quindicennio.
Un rapporto di cui bisogna sapere per apprezzare nel giusto senso le focose quartine. Valduga stessa ne dà conto nella nota editoriale al successivo “Libro delle laudi”: “Lei aveva 28 anni, lui ne aveva appena compiuti 49. Lei era una giovane studentessa di lettere (a Venezia, sotto la guida di Francesco Orlando), con una raccolta di versi ancora inedita e una buona dose di  sfacciataggine, lui – già allora – era uno dei più grandi poeti italiani: Giovanni Raboni. Al telefono lei gli disse che i suoi testi preferiva consegnarli di persona, che delle poste non si fidava: oggi, quando ricorda quei momenti ammette: «ovviamente volevo sedurlo». Sembrerebbe un cliché, invece è l’inizio di un grande amore durato ventiquattro anni. Per lei, che quel giorno si presentò a casa di Raboni «ubriaca e vestita da pazza», lui lasciò la seconda moglie e giurò, sapendo di non mentire, che l’avrebbe amata «per tutta la vita e anche dopo». I versi che quel giorno Patrizia Valduga portò al suo futuro compagno dovettero attendere a lungo prima di essere letti: «Gli piacevo ed era terrorizzato che le cose che avevo scritto gli facessero schifo». Invece gli piacquero”.
Francesco Orlando è “l’allievo” di Tomasi di Lampedusa, francesista e anglista, docente privato a Palermo – di lui Valduga ha detto in altra occasione: l’“incontro fondamentale nella mia vita”.
Il finale della nota al “Libro delle laudi” è all’oraziana coda di pesce: “«Ho avuto un gran culo», commenta la Valduga, e allude alla carriera ma soprattutto alla vita: «Ho vissuto ventiquattro anni accanto a un genio»”. Ma la relazione è stata forte.
Le quartine sono la celebrazione degli amori spensierati. Melodie semplici, da canzonetta. Per dire la scoperta della vita, dell’intimità più indiscreta, del gioco interminato. Emozionate e ilari, al modo di Catullo, di Saffo, di Omar Khayaam. Ma ora si direbbe al modo di Patrizia Valduga, senza bisogno di vino o eccitanti, la felicità e la confidenza col grande amore bastando all’ebbrezza. Sono seguite da un poema, “Tentazione”, che le precede: l’inizio della relazione, la scoperta dei sensi, della voglia carnale, in un corpo e un’educazione malgrado i tanti amori ancora virginale – “O Padre Nostro, scenda il tuo perdono”, invoca mentre si abbandona. Un lamento in terzine, già edito con Crocetti, agli esordi letterari, 1982-1985, dalla folgorante partenza dantesca: “In questa maledetta notte oscura\, con una tentazione fui assalita\ che ancora in cuore la vergogna dura…”. E una scena forte sacrificale a seguire. Che poi si disperde, in stiracchiato vagheggiamento di scuola classica - la rima incatenata è brutta bestia.   
Il poema è preceduto da due composizioni non datate. Un’“Erodiade”, “monologo da Mallarmé”, o la condanna-colpa della frigidità (Valduga la chiarirà dopo la morte di Raboni, nel “Libro delle laudi”: “Amare e non potermi abbandonare\ fare l’amore e non poter godere…”): il godimento è allora altruista, nel piacere dell’innamorato. E una “Fedra”, “monologo da Racine”, altra innamorata insaziata, dedicata a Franca Nuti, o l’amore che danna. Due temi che si ritroveranno nella poesia dell’allieva di Orlando, l’allievo di Lampedusa. Di facilità-felicità di versificazione ineguagliata, di formazione cosmopolita – ha tradotto tanti francesi, John Donne e Kantor. L’endecasillabo presto le diventa cantabile, sarà la sua cifra. E anche il tema dei sensi, sull’asse uomo-donna. Una poesia femminile-maschile, rinfrescante, soprattutto oggi. Non piatta, non grigia, non algida, non gridata, come sarebbe d’uopo  (d’uopo?).
Patrizia Valduga, Cento quartine e altre storie d’amore, Einaudi, pp. 171 € 14

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