Cerca nel blog

sabato 20 novembre 2021

A Sud del Sud - il Sud visto da sotto (474)

Giuseppe Leuzzi

Il miracolo in bottiglia
Si vende la bottiglia di Cartizze a premio, il bianco mosso dell’aperitivo, e il terreno che lo produce a milioni. Una miniera di soli 107 ettari, nel comune di Valdobbiadene, che era luogo di povertà mezzo secolo fa, dove “generazioni di agricoltori”, racconta Luciano Ferraro sul “Corriere della sera”, avevano “cercato fortuna emigrandio dall’altra parte dell’Atlantico”. E quelli rimasti “erano così squattrinati da riciclare i pali dismessi dall’Enel negli anni Sessanta. Poi”, continua Ferraro, “quel vino venduto sfuso, servito a tavola nelle caraffe, è diventato adulto”. È bastato venderlo come aperitivo, “e il valore della terra è cresciuto di centinaia di volte: un ettaro di vigna di Cartizze vale un milione e mezzo di euro”, tre miliardi di lire. E nessuno vende, attesta a Ferraro l’imprenditore vinicolo Moretti Polegato: “Non si trova quasi mai un venditore”, tanto la resa della terra, anche poca, è elevata, “ci sono riuscito perché un agricoltore aveva lasciato la vigna a nove eredi, che hanno preferito cedere” – con un ettaro e mezzo di Cartizze Moretti Polegato ha un’azienda superpremiata, che lo ha arricchito: “Esportiamo Cartizze, morbido, fresco e sapido, nei migliori ristoranti del mondo”. Un tesoro per tutti: solo 1,2 milioni di bottiglie l’anno, ma abbastanza per attrarre più generazioni di giovani – “la povertà del Dopoguerra è solo un ricordo”, può concludere l’imprenditore.
Le favole del Veneto poverissimo e poi ricchissimo sono tante. E questa è la verità: la povertà è concettuale, manuale anche - il Portorico, parente povero degli Stati Uniti, ha affrontato e sta battendo il covid con più intelligenza e capacità della California, o di New York, o del Texas. Non ci sono al Sud zone altrettanto povere come era molto Veneto ancora negli anni 1960. Non si può dire, è eresia, ma la povertà si crea – anche, a volte.
 
Il Sud alla mafia dei Prefetti
Non c’era mafia nel consiglio comunale di Reggio Calabria, sciolto nel 2012 dalla ministra Cancellieri del governo Monti, proponenti formali il prefetto Piscitelli, e il relatore della commissione ministeriale Valenti, un altro prefetto. Semplicemente aveva vinto le elezioni il centro-destra, per la seconda o terza volta di fila, e questo non andava bene alla ministra.
La città ha subito la solita gestione commissariale che ha bloccato tutto per due anni. Eccetto le commissioni dei commissari. A carico del bilancio comunale.
Ruolo di provocazione ebbe nelle gestione ministeriale Seby Vecchio? Vecchio, oggi cinquantenne curato, perfettamente vestito, preciso e rapido nell’eloquio come una saetta, che si presenta in Tribunale pentito per i benefici di legge e il pensionamento di Stato, è un pentito di ‘ndrangheta. Uno del clan Serraino, che distribuiva la cocaina a Milano - con centrale di smistamento in via Belgio, attorno a piazza Prealpi, e approvvigionamento a Malaga. Vecchio è stato fino a vent’anni fa assistente capo di Polizia a Reggio Calabria, per un periodo anche alla Squadra Catturandi. Mentre lavorava nel tempo libero per le cosche, in ogni attività richiesta: pizzo, incasso, minaccia, trasporto droga. Poi in politica, con la destra Fdl, assessore per tre anni alla Pubblica Istruzione-Edilizia Scolastica e per due presidente del consiglio comunale di Reggio Calabria. Ma non con la destra che aveva vinto le elezioni del 2011.
 
Qui non ce nn’è di covid – qui al Nord
Dopo la prima, gravissima di lutti e di minacce, terrorizzante, l’Italia va alla quarta ondata di contagi covid, con gli stessi gravi problemi di chiusure, distanziamenti, e forse morti, per la pretesa “libertà” dei Lombardi e Veneti, oltre che dei Tirolesi del Sud. Di rifiutare i vaccini, e anche le profilassi ordinarie, e di manifestare in piazza in massa ogni giorno, per meglio diffondere il virus, imponendosi a ogni altra convenienza o comunità. Dei tedeschi, cioè, e degli slavi (i veneti friulani e giuliani) d’Italia. Che vogliono morire in frotte, come i loro coeredi degli imperi austro-germanici.  Libertà “tribali”, come la Germania le definisce con orgoglio. Oggi muore a Trieste il goriziano (sloveno) Igor Devetak, giovane piccolo imprenditore no wax, dopo solo sette giorni di covid, che fermo non ha voluto cure in ospedale, così infettando il suocero, e probabilmente la moglie insegnante e i figli, che per la fede non andavano a scuola - ci vuole carattere, certo, la coerenza prima di tutto. 
 
C’è un che di verità, non solo una nota cinica nella pandemia, nel fatto che un più gran numero di morti per abitante si registra in Germania, Olanda, Austria e paesi Baltici più che in Italia – malgrado la forte minoranza tedesco-austriacante italiana. E in Italia al Nord più che al Sud – per quella presenza? Ma non è – non può essere – una questione di geni. Al Sud c’è meno supponenza, malgrado tutto.
 
Il Sud del Nord
Dice “settentrione” e “meridionale” stereotipi - avendo o avendo avuto, necessariamente,  collaboratori meridionali? oppure perché non sa quello che dice? - ma poi argomenta così, subito nelle righe introduttive: “Perché a Nord ci sono le democrazie e a Sud tanti regimi autoritari? Perché l’inflazione è così comune nei paesi del Sud? e pure la corruzione? Davvero andiamo verso un futuro luminoso in cui tutti i popoli del mondo adotteranno comuni valori di eguaglianza, libertà e democrazia, oppure tali valori non sono “universali” ma solo settentrionali?”
Il Sud è burocratico, E perciò nemico dello sviluppo, della ricchezza – la burocrazia italiana è meridionale, non piemontese o savoiarda: “Vengono persino in luce le cause del declino economico dell’Italia, come adeguamento ad un ambiente normativo sempre più “meridionale”.
Il Sud è anche corrotto e corruttore. “Molti ritengono che la “corruzione” sia un grave ostacolo allo sviluppo economico. Si vede infatti che è più comune nelle società meridionali e meno sviluppate che non nelle settentrionali e meglio sviluppate… Però dalla nostra prospettiva viene da sospettare che, tra corruzione e sottosviluppo, anziché una relazione causa-effetto possa esserci solo il legame indiretto di essere entrambi la conseguenza di un terzo elemento: il carattere meridionale delle popolazioni”.
L’imprenditore e “studioso di scienze umane” Mario Fabbri, di Novara di Piemonte, si attacca col suo terzo libro, “Il carattere meridionale”, al carattere meridionale. Che è retrogrado corrotto, antimercato e burocratico, con un penchant fascista – eccetto che per il fascismo vero, che come si viene dal Nord, da Milano, da Mussolini? Come imprenditore, dopo Ferrero, quello della nutella, è stato socio fondatore, ed è ora vice-presidente, di Directa Sim, che organizza il trading online nei mercati finanziari. Avendo molto tempo libero, scrive. I primi libri glieli ha pubblicati Rubbettino, editore di Soveria Mannelli, in provincia di Catanzaro. Questo no, ma a questo punto, anche Rubbettino è corrotto, burocratico e meridionale?

Napoli
Si fa colpa a “Le Figaro”, alla sua corrispondente romana Valerie Segond, di avere detto Napoli  città del Terzo mondo. In realtà non è così. Il quotidiano parigino titolava il 2 ottobre un servizio sulla campagna elettorale: “Municipali in Italia: fatiscente e asfissiata dai debiti, Napoli attende il so salvatore”. Un articolo su Manfredi: “Gaetano Manfredi, atteso come il Messia dalle élites napoletane, si presenta in una città dove i servizi comunali si sono degradati molto”. Per l’ncuria, spiega, del sindaco uscente De Magistris durante dieci lunghi anni.
 
E il Terzo mondo? È un titoletto redazionale nel corpo dell’articolo di “Le Figaro”: “Il terzo-mondo in Europa”. Dove si dice che “certo, Napoli non crolla più sotto le immondizie come nel 2008”. Però, a parte alcune zone rinnovate, attorno alle stazioni della metro molto curate, c’è parecchio disordine. Ora il direttore di Capodimonte Bellenger eccepisce: “Mi domando se Segond sappia veramente che cosa sia il «terzo mondo»”. Ma, avendone conoscenza diretta, si può assicurare che è così: Terzo mondo non è povertà, non necessariamente: è disordine e incuria.
 
I Macron, come già Mitterrand, gradiscono Napoli come sede dei “bilaterali”, i colloqui periodici tra i governi italiano e francese. “Città a me molto cara”, ha detto Macron, che “ho visitato più volte”. Prima di diventare ministro, e poi presidente della Repubblica, Macron era un irregolare, sposo adolescente della sua professoressa – un matrimonio tra i più riusciti.
 
È vecchia l’ammirazione francese per Napoli. Il “milanese” Stendhal, per dire, nel 1817 scriveva: “Ci sono due capitali in Europa: Parigi e Napoli”. Donde la barbarie?
 
In altra temperie culturale, Jean-Noël Schifano, sbarcato a Napoli come professore di Francese all’Orientale, ne ha fatto la sua città – il luogo dei suoi racconti e delle sue riflessioni. Di trasporto quindi incondizionato, ma può ben dire: “Nel XI secolo Napoli faceva parte delle grandi capitali europee, era un centro economico oltre che culturale, qui c’era una sede della Banca Rothschild e l’unica Borsa italiana, la lingua diplomatica era la lingua napoletana”.
 
La “lingua diplomatica” è forse un eccesso – o è un sottinteso malizioso, di una “lingua napoletana”?  Ma è vero che è “una città di pace e armonia”, almeno nelle grandi cose: “L’Inquisizione non ha mai messo piede a Napoli, non c’è mai stato un ghetto e molti ebrei espulsi dalla Spagna vi trovarono protezione, non ha mai fatto la guerra”.
 
Fu a Roma in effetti che Paolo IV Carafa, il quarto dei cinque papi napoletani, “dell’alta nobiltà napoletana”, dice wikipedia, introdusse il ghetto per gli ebrei, con l’Indice dei libri proibiti, e – benché aborrisse gli Spagnoli, dominatori d’Italia, quelli del Sacco di Roma – l’Inquisizione di Spagna. Napoli si vuole contraddittoria.
 
Nino D ‘Angelo, che si penserebbe il massimo della napoletanità, confida a Candida Morvillo sul “Corriere della sera”: “Mi sento ancora uno sdoganato che aspetta di passare la dogana. Al premio Tenco le mie canzoni non le conoscono neanche. Andare in tv non è facile. Per anni, mi è stato più facile avere l’Olympia di Parigi, la Royal Albert Hall di Londra o il Madison Square Garden di New York, che un teatro a Napoli”. Si dice: nessuno è profeta in patria. Ma c’entra molto il rifiuto di sé – l’odio-di-sé.
 
Dice anche D’angelo a Morvillo”: “Me ne sono andato (da Napoli) perché hanno sparato due volte contro casa mia”. Chi? Perché? “Proprio la camorra. Volevano i soldi. Vedevano il successo. Telefonavano, minacciavano.  La seconda volta hanno sparato dentro casa, il proiettile è entrato nella stanza dove mio figlio Vincenzo dormiva nel lettino”. Conseguenze? “Siamo scappati in un giorno”. C’è solo la fuga. Si dice che bisogna resistere alle mafie, ma i Caabinieri non difendono la proprietà – chi ha i soldi paghi.
 
“Nell’anno 2018, su 239 rapine denunciate nella città di Napoli, 39 sono state realizzate da minorenni. E sempre nel 2018 sono stati cinque i tentativi di omicidio perpetrati da minori sui 24 denunciati nella città di Napoli”, Marco Zanata, già capitamo del Nucleo investigativo del Comando proviciale dei Carabinieri.
 
Per il 20 per cento le truffe sul reddito di cittadinanza accertate in estate dai Carabinieri della Legione Interregionale “Ogaden” sono localizzate in Campania, una su cinque. Fra i truffatori ottanta camorristi. Che “con dichiarazioni omissive sono riusciti a ottenere 852.515,91 euro di illecita percezione del reddito di cittadinanza”. E non li nascondevano, li esibivano, in macchine e gioielli.

leuzzi@antiit.eu

Nessun commento: