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martedì 5 dicembre 2017

Una scatola di sonora allegria

“Perché soltanto in musica allignano i fanculli prodigio?  Perché il musicista è il meno creativo, il più ricettivo, il più femminile degli artisti”. Ma non battute o freddure, ragionamenti compiuti:  “Perrché nel musicista l’ispirazione opera più che nelle altre arti (in pittura, arte maschile per eccellenza, l’ispirazione non esiste), ossia il fenomeno di una volontà esteriore che colpisce il musico e lo satura di sé”. Seicento pagine tutte da leggere, piene di intelligenza, il più spesso sorprendente.
Savinio pensava mentre scriveva – riletto poi oggi, in clima di bonaccia e correttezza, sa perfino di sulfureo, anche se è l’opera di un mite, che più che altro si divertiva. Senza essere monomaniaco, benché gli scritti qui assemblati riguardino il Savinio critico musicale per i giornali, assiduo e professionale, negli anni 1940, durante la guerra e dopo.
Savinio è una spugna, artista impregnabile. Sta coi musicisti, a Monaco  di Baviera, è musicista. Sta coi poeti e le evanguardie a Parigi, è poeta. Sta coi pittori in guerra a Ferrara, è pittore. Ma sempre pieno di umori. Era l’unico itliano a figurare nell’“Antologia dell’umor nero” di Breton, nel 1940.
Tutto vi è un po’ memorabile – suggestive, significativo. Di Mozart e in genere: “L’infanzia non è una condizione naturale, è un’opera d’arte”. Delle coincidenze: “Nell’incontro fortuito delle parole i Greci riconoscevano la voce della divinità”.
Si parte dalla musica indivìsibile, un paio di saggetti anche seriosi. Ma presto si entra negli “scarti”, le deviazioni a sorpresa. In un madrigale di Montevrdi uno dei temi più noti del “Maestri cantori” di Wagner. Il “Bolero” di Ravel è “un basso ostinato”. Bach è un “arabogotico”. Nietzsche, baffuto filosofo dagli occhi ingrottati” è Monteverdi – Monteverdi ha scritto la musica che il filologo-filosofo avrebbe volute saper scrivere. “La musica di Vivaldi va a gonfie vele”, quando si navigava a vela. “La musica è per sua natura squisitamente invernale”.  “Il contrappunto è nella musica ciò che la dialettica è in filosofia. È la dimostrazione del principio che «da cosa nasce cosa»”. “Il contrappuinto, e così la dialettica, vanno a scapito della profondità”.
Molto c’è di Bach e di Mozart. Bach è “cattolico” – irresistibile e incontrovertibile. Bach non è profondo: “Ed è appunto questa questa mancanza di profondità di Bach, questa sua ingenua serietà, questo suo «non costituire pericolo», che fanno il suo fascino e giustificano l’attrazione ch’egli esercita ormai sulla borghesia”. Bach visse ne Setecento, ma non ha nulla di quel secolo: la ragione? la Nuova Scienza? Copernico, Galileo? Mozart è eterno fanciullo. Fino ai 35 anni. Si sceglie la parte di Leporello: “Nel «Don Giovanni, il personaggio nel quale Mozart «si è messo» è Leporello”».
Le citazioni sarebbe interminabili. Con pregiudizi, e qualche limite. Su Cézanne. Ma, anche qui, vedendo nell’insieme sempre chiaro: Cézanne fa la pitturta all’“epoca dell’ingegnere ateo”, del positivismo, secondo Ottocento.
La riedizione si aggiorna. La raccolta è la stessa pubblicata da Ricordi nel 1955, tre anni dopo la morte di Savinio. Completa con l’appendice documentaria aggiunta all’edizione Einaudi del 1977. Il saggio conclusive dell’edizione Einaudi, di Fausto Torrefranca, è qui sostituito da uno di Mila De Santis, l’introduzone di Luigi Rognoni da quella del curatore Francesco Lombardi.
Alberto Savinio, Scatola Sonora, Il Saggiatore, pp. 600 € 34

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