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lunedì 22 luglio 2019

Letture - 391

letterautore


Accattonaggio – Si è raddoppiato, o triplicato, nelle città e sulle spiagge: a quello professionale dei rom è stato aggiunto da qualche anno quello dei giovani africani. La presenza che forse determina la divisione sull’accoglienza, tra i favorevoli a tutti i costi e gli oppositori. Walter Benjamin, che l’aveva trovato con sorpresa a Mosca nel 1926, anche insistente sui tram, notava forse il giusto di questa presenza. “È assai raro vedere gente che dà qualcosa. L’accattonaggio ha perso il suo presupposto più importante, la cattiva coscienza sociale, che apre le borse molto più della compassione”. La cattiva coscienza era eliminata a Mosca dall’egualitarismo sovietico. E ora? 

Balzac - “Questo grande reazionario che è non di meno la pietra angolare di tutte le modernità letterarie e sociologiche”, Bertrand Leclair, “Petit éloge de la paternité”. La stessa conclusione già turbava Italo Calvino, quando lo incluse nella “sua” collezione dei Centopagine – quindici anni di lavoro, dal 1970 al 1985.    

Brexit – È un fatto di costipazione, che dà cattivo carattere? “I nativi dell’India, sia Indù che Musulmani”, spiegava a fine Ottocento Richard F. Burton, “s9no abituati ad andare di corpo due volte al giorno, mattina e sera. Questo potrebbe forse spiegare la loro mitezza e tolleranza, perché «’est la constipation qui rend l’homme rigoureux». Dall’ottobre 1831, anno dell’epidemia di colera in poi, gli Inglesi sono un popolo molto diverso dai propri avi, che erano sempre costipati”. Per l’influenza, suggerisce l’orientalista traduttore delle “Mille e una notte”, degli anglo-indiani – da intendersi inglesi dell’India (allora erano più numerosi degli anglo-indiani di oggi, termine che connota gli indiani emigrati in Inghilterra): “Gli Anglo-Indiani condividono questa opinione sul bari fajar, il nome storpiato dato alla liberazione del corpo di prima mattina”.

Camilleri – È quello che non si dice, i film di Montalbano? Le moltissime celebrazioni in morte, il “Robinson” con uno speciale di ben sedici articoli-saggio, non ricordano mai che Camilleri è diventato Camilleri con i film – i libri d Montalbano essendo impervi alla lettura per i non siculo-calabresi, e i siculo-calabersi leggono poco. Dovuti all’intraprendenza di Carlo Degli Esposti (il titolare della casa di produzione Palomar) che comprò i diritti e seppe venderli alla Rai – alla Rai 2, la rete ex socialista, che allora, in regime di centro-sinistra, era “in appalto” al centro-destra, ma di fatto era e restava il serbatoio innovativo o di prova dell’emittente pubblico. E naturalmente al regista Sironi, che ha dato ai film l’impronta, specie nelle prime serie, risparmiose ma non tanto, di bellezza e lusso, nelle ambientazioni, nelle recitazioni, nelle sceneggiature.

Cassola – “Camilleri non è Cassola, per fortuna”: stimolato da Gnoli su Camilleri, a dirne che pensa da ex Grippo ’63, l’avanguardia (abortita) degli anni 1960. Angelo Guglielmi, che nella lunga intervista mostra di non apprezzare molto Camilleri, se la cava con una battuta. Che però insinua il contrario di quanto dice: Cassola resta – come Bassani, altra vittima del Gruppo ’63 – Camilleri forse.

Democrazia – “Letteraria e linguistica” la trova Contini – “Il linguaggio di Pascoli” – in Manzoni: “Conferisce dignità di rappresentazione ad anime e situazioni in tutto neglette fin qui, e adotta un tono assolutamente inedito ed elementi linguistici assolutamente inediti a incarnare la presa di coscienza di questa nuova voce”. Così poi sarà il Verga “rusticano”. E Pascoli, “con la sua democrazia sotto l’uomo”.

Durezza - Imposta a una generazione di scrittori da Hemingway? È l’idea di Romain Gary nel reportage “I tesori del mar Rosso”: “La durezza è alla moda dopo Hemingway, e le lacrime, queste non si fanno più”. Di cui Hemingway e poi lo stesso Gary saranno vittime – all’età dell’impotenza, curiosamente ridotta a impotenza sessuale, per di più a causa dell’alcol. In Italia, si direbbe, Malaparte – che non beveva, e per questo non si suicidò? Ma Malaparte esordiva in contemporanea con Hemingway, e altrettanto giovane, “La rivolta dei santi maledetti” è contemporanea alla gestazione di “Addio alle armi”.

Einstein – Era la moglie, Mileva Marič – la prima moglie? È forse inevitabile che occorresse anche per la scienza il luogo comune ultimamente di tanta letteratura - T.S. Eliot è la moglie, etc… Ad ogni buon conto il Politecnico di Zurigo, dove entrambi studiavano, vuole dare un risarcimento a Mileva, conferendole alla memoria la laurea che le negò a fine Ottocento, come ricercatrice di prim’ordine di fisica matematica. Lui però, il marito padre della fisica odierna, era di tutt’altro parere, come la sua famiglia di origine: la trattava malissimo, benché avessero fatto insieme tre figli, e la divorziò con disonore.

Falsi – Sono il prodotto delle expertises. Quando Annalisa Cima confezionò il falso Montale nel 1996, “Diario Postumo”, falso per evidenti modalità di scrittura e chiavi di lettura, testuali e di contesto, ebbe avalli autorevoli, di Maria Corti, Bettarini, Zanzotto tra i tanti.
Impotenza – Deriva dalla “debolezza di cuore” secondo Richard F. Burton, l’orientalista. Che si manifesta con gli arti freddi, soprattutto i piedi: “Lo sapevano i Romani, che descrivevano come uno dei suoi sintomi i piedi freddi”. È per indurla, secondo Burton, che “san Francesco e i suoi fraticelli andavano scalzi”.

Islam – Ha ricordi tutti felici di Tunisi Claudia Cardinale con Battistini sul “Corriere della sera” . Forse dettati dall’età, ottant’anni. Ma un riscontro è preciso: “Sa che ancora alla Goulette”, l’avamporto di Tunisi, “fanno ancora le processioni con la Madonna, e partecipano anche gli islamici?”

Padri e figli – Bertrand Leclair ha l’idea, a proposito di paternità (“Petit éloge de la paternité”) di dire l’Ottocento letteratura dei padri “(l’immenso Hugo dispiegato su tutta la mappa dei generi letterari)”, e il Novecento, dopo la “Lettera al padre” di Kafka, dei figli. Si può dire anche dell’Italia, seppure senza la quinta rigida del secolo. L’Ottocentio domina Manzoni con Carducci. Con Leopardi in condizione d’inferiorità, “figlio” per eccellenza, un secolo prima di Kafka - anche se De Sanctis ne conosceva e apprezzava l’opera. Il Novecento è preceduto e aperto da D’Annunzio e Pascoli, due “figli” evidenti, per molteplici aspetti, storici, psicologici, d’ispirazione, e si popola di Svevo, Gadda, Savinio, Calvino, Pasolini, Soldati, Arbasino, tutti “figli” dichiarati o evidenti. Resta da decidere Pirandello, un padre racalcitrante, che sempre si sarebbe voluto figlio, anche in vecchiaia.
Un po’ come in Russia? Qui Tolstoj da una parte, ma in contemporanea con Gogol, un “figlio”, e poi, dall'altra, Dostoevskij. Seguito da Majakovskij, Blok, Esenin, Cvetaeva, tutti figli per ogni aspetto, Achmatova, Mandel’stam, e fino a Pasternak.
L’America è invece ambivalente. Non si saprebbe ascrivere ai padri Melville o Dickinson. O ai figli il primo Novecento: Faulkner, Steinbeck, Dos Passos. Mentre lo è sicuramente il Novecento di Hemingway, insieme al “figlio” dichiarato Scott Fitzgerald, e nel dopoguerra Kerouac, Ginsberg e l’affollamento beat, e le molte poetesse, Plath, Sexton, et al.
  
“L’istinto paterno non era che la continuazione dell’istinto amoroso”, Soldati usa l’imperfetto già nel 1957, a conclusione de “Il torrente”, uno dei racconti poi confluiti in “La messa dei villeggianti”: “Era l’amore stesso alla vita, il bisogno di seguitare a vivere, di correre, di scorrere: come il torrente”.


Pasolini – Il poeta e saggista, anche giornalista, del quotidiano, si direbbe una reincarnazione di Pascoli. Di cui ripete gli interessi, le situazioni , e perfino gli eventi di vita. Per filiazione diretta – le poesie friulane sono i suoi “Canti di Castelvecchio” e i “Nuovi poemetti”. E via Attilio Bertolucci, suo mentore a Roma, pascoliano forse incognito, ma fervido. Questo per la parte “seria” di Pasolini. Che di suo coltivava la provocazione, da personaggio, compiaciuto malgrado tutto. 

letterautore@antiit.eu

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