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giovedì 21 gennaio 2021

Scelta difficile tra libro e sigarette

Orwell fu commesso, dopo essere stato studente (borsista) a Eton, poliziotto in Birmania, barbone  in Inghilterra, per un anno e mezzo plongeur a Parigi, il lavapiatti dei grandi alberghi, l’infimo grado del reparto cucine: lavorò in una libreria londinese dell’usato. Non era il suo mestiere – non ne avrà uno – ma ricorda le cose che durano. E ha preso a scrivere. Lasciò la libreria per un’inchiesta – un progetto dell’editore progressista Gollancz – tra i minatori e gli operai dell’Inghilterra settentrionale alle prese con la crisi post crac del 1929, “La strada di Wigan Pier”.
Un Orwell leggero, come suole nei saggi e ricordi. Che sono poco legati alla politica, non come si penserebbe dell’autore primo e più importante dell’antisovietismo, quando ancora la guerra non era conclusa – la stessa “Fattoria degli animali” è una satira, più che un libello politico. Dopo il lavoro in libreria e tra i minatori sarà volontario in Spagna, ma irresoluto e anche scandalizzato – uno spilungone di un metro e 88 in mezzo a plotoni di contadini incurvati e insicuri. Anche qui con ragione: abbandonò la guerra quando i comunisti, cui si era avvicinato perché perlomeno erano disciplinati, decisero di eliminare gli anarchici – di ucciderli. Ma era uno scrittore di cose: amava guardarsi attorno e vedere.
In “Libri contro sigarette”, il pezzo forte di questa piccola raccolta, mostra che non è per i soldi che molti non leggono. E si diletta a calcolare che la sua spesa annuale in libri, di lui grande, grandissimo lettore, circa 25 sterline, è meno di quanto un fumatore spende per tabacco e sigarette – anche lui, benché soggetto a tubercolosi. Contando i libri che ha in casa, 442, e calcolando un numero eguale di libri suoi in altri posti, ne valuta il costo per fasce di prezzo, a seconda se i libri sono comprati nuovi o usati, o sono regalati, in recensione, in prestito. Dividendo il costo dei libri per i suoi anni di vita attiva, e aggiungendo altre piccole spese, calcola la sua spesa annuale in 25 sterline. Che compara con le circa 20 sterline l’anno da lui spese in birra e tabacco prima della guerra, da giovane senza arte. E con le 40 sterline che ora spende in tabacco. Non solo: un libro letto per passatempo costa meno, per ora di svago, che il biglietto al cinema – e, si può aggiungere, è un bene che resta, perfino si eredita.
Morale? Nessuna. Se la spesa per i libri rimane bassa è perché un libro, per quanto interessante, ci diverte meno che le corse di cani, un film o il pub, non perché costa.
L’argomento è contestabile - anche se Garzanti fa questi piccoli libri del costo di un pacchetto di sigarette. Ma Orwell non fa teoria del management. Anzi, da ex libraio, trova che la professione allontana dai libri: troppe bugie ai clienti, e troppi volumi da spostare in continuazione - lui personalmente, che tanto li amava, dopo non ne ha comprati più, se non in casi eccezionali. Questa conclusione però si arricchiscequi di una prefazione di Romano Montroni, il genio delle Librerie Feltrinelli – di come si porta la gente a comprare anche libri.
George Orwell, Memorie di un libraio, Garzanti, pp. 96 € 4,90

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