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venerdì 8 novembre 2019

lIl mondo com'è (386)

astolfo


Gründerjahre – Nell’Ottocento gli “anni dei padri fondatori”,  la fase della grande industrializzazione tedesca e austriaca, 1840-1870. Heidegger li critica, “Introduzione alla filosofia. Pensare e poetare”, 91: “È l’epoca dei Gründerjahre, in cui tutto quanto, in fondo senza un terreno solido e senza rendersi conto di nulla, correva dietro ala crescita, al progresso e ala prosperità,  per emulare su piccola scala gli Inglesi e conquistare dall’oggi al domani una posizione mondiale per la quale mancavano tutti i presupposti, e che soprattutto – qui come là, in Inghilterra e ovunque, riposa su un mondo divenuto fragile, per il quale l’unica filosofia è il «darwinismo», con la sua dottrina della «lotta per l’esistenza» e della selezione  naturale e artificiale del più forte”.

Latino – Molto studiato in Germania, incontra in Germania anche la più forte ostilità, di solito in toni e perfino in termini razzisti. Da Lutero a Thomas Mann e fino a Hans-Werner Sinn, l’economista che ha promosso con Deutsche Bank una campagna anti-“latina” (comprendendovi anche la Grecia…: latino come mediterraneo) nella crisi dell’euro dei primi anni 2010.
Nella sua immensa opera Heidegger si fa quasi un proposito di non evocare mai la latinità. E quando gli occorre, quando ha bisogno di termini o concetti latini, non li contesta lizza – mai.
Hitler si voleva Hans Sachs, il protagonista dei “Maestri cantori” di Wagner, e il coro finale dell’opera promosse a colonna sonora delle adunate razziste. Di fatto Hans Sachs non è razzista quanto anti-latino. L’opera, che Nietzsche disse un “attentato alla civiltà”, è un monumento di intolleranza, che i latini riduce a “fumo e frivolezza”.

La Tour d’Auvergne - Un duca occasionale di Urbino, Lorenzo di Piero de’ Medici, nipote di papa Leone X, Giovanni dei Medici, e quindi di Lorenzo il Magnifico, sposò Madeleine de la Tour d’Auvergne, figlia di Giovanni III de la Tour, conte d’Auvergne e de Lauraguais, e di Giovanna di Borbone, detta Giovanna la Giovane. Ava del richiamato Théophile Malo Corret de la Tour d’Auvergne, morto in battaglia a sessant’anni per Napoleone, avendo sostituito il figlio adolescente coscritto, l’ultimo di ventidue, del suo amico linguista Le Brigant. Il suo reggimento, La Tour d’Auvergne, sarà in Calabria nel 1810 per due anni contro i briganti.
Dal connubio urbinate nacque Caterina de’Medici, futura regina di Francia. A volte il destino invece, per quanto curato, divarica, si sbriciola.

Rappresentanza – Si svuota mentre si moltiplica. Si svuota di poteri e anche di senso mentre se ne moltiplica l’adozione in tutti i regimi, perfino quelli assolutisti – ideologici, patrimoniali, dittatoriali.
I Parlamenti funzionano al più come tribunali di cachet: assise di condanne segrete, seppure ammantate di pubblicità, anzi in maratone televisive. Segrete sotto forma di condanne anticipate, attraverso indiscrezioni, soffiate (whistleblowing), colpi di scena, tutto l’armamentario della vecchia disinformacija. E come comitati di affari, Non propriamente comitati: stanze di compensazione, ma a sommatoria affaristica, a beneficio delle lobbies legislative, ma anche proprio, del proprio partito.
Non è una lettura nuova della funzione mutata del parlamentarismo: era la lettura di Guglielmo Negri, americanista poi costituzionalista, e di Giovanni Sartori, il politologo, all’istituto “Cesare Alfieri” di Firenze sessant’anni fa. I Parlamenti non fanno le leggi, le avallano. Possono respingerle, questo è l’unico potere decisionale effettivo dei Parlamenti.
Le leggi le fa l’esecutivo – le facevano all’epoca i partiti, e anche oggi, in parte, sentite le lobbies.  La riforma sanitaria, che ha caratterizzato la lunga presidenza Obama, il Congresso si è limitato a interinarla. Lo steso ora con al riforma fiscale, o il Muro, di Trump, che pure è un presidente che il Congresso sente antagonista.
L’attività parlamentare converge nelle commissioni. E si sostanzia di hearings, cioè di istruttorie. Dove però, non detto, più che quelle conoscitive in senso astratto si coagulano le attività lobbistiche, degli interessi costituiti, in termini di persuasione singola e privata, talvolta di corruzione. I Parlamenti perdono peraltro nelle commissioni la openness, la discussione pubblica, per la quale sono nati e sono costituzionalizzati.
La parte più qualificante delle istruttorie sono quelle a sfondo penale, le commissioni d’inchiesta. La funzione giudiziaria dominante nel Congresso, il parlamento americano, è l’esito, ormai da più legislature, del processo a Nixon per il Watergate. Architrave un tempo potente del sistema costituzionale americano, contrappeso alla presidenza totalitaria, specie il Senato, il Congresso ha perso le funzioni legislative sostanziali. L’unico potere che esercita restando quello dei processi.  Minacciati, contro Reagan, contro Bush jr., attuati, contro Nixon, contro Clinton, e ora contro Trump. Processi politici. 

Tecneco – È un progetto preveggente e risolutivo di disinquinamento e protezione dell’ambiente che fallì sul nascere, nel 1974. La difesa dell’ambiente, che Nixon ha lanciato nel ‘68, l’industria a crescita più rapida, fu oggetto nella primavera del 1974, a Urbino, di un progetto di disinquinamento nazionale da parte dell’Eni, che presentava una divisione appositamente creata, la Tecneco. Cinquemila invitati, una levata di scudi contro il progetto.
L’ecologia fu da subito affare di interessi privati e privatissimi, pagati dallo Stato, di studi professionali e società magari senza competenze specifiche ma ben introdotti politicamente. Una mangiatoia, avrebbe detto Ernesto Rossi. La mammella che diventerà presto la stella del sottogoverno - dopo l’appannamento della sanità - in miriadi di progetti che lasciano l’Italia dopo tanto impegno di spesa con infrastrutture ambientali deboli o inesistenti: depurazione, acquedotti, trattamento rifiuti, trattamento sostanze tossiche. Magari scaricandone la colpa sulle mafie. A Taranto, dove oggi governo e giudici vorrebbero scaricare sull’operatore indiano le colpe dell’inquinamento, l’operatore pubblico, statale, non ha mai fatto nessun disinquinamento, nonché mai nessuna prevenzione degli scarichi tossici e degli incidenti sul lavoro.   
Il problema a Urbino fu subito se la protezione dell’ambiente non fosse un dovere pubblico di interesse privato, per il quale lo Stato paghi. Una presentazione che fu una sorta di campo marzio di democrazia, per politici e ordini professionali. Che volevano gli appalti: i comuni li volevano, i consorzi, le province, le regioni, i geologi, gli idraulici, i meccanici, gli urbanisti, e perfino i biologi. L’Eni parlava di costi, loro di risorse, di soldi cioè da spendere, miliardi: se lo Stato ha soldi per l’inquinamento, questi sono nostri. Ognuno di loro possedendo un dignitario referente, uno per parte. I democristiani e i comunisti, amministratori locali, avevano un disegno politico e la forbita loquela del decentramento, i geologi, gli ingegneri e gli architetti i saperi e la tecnica. Un’agenzia o un general contractor, quale l’Eni proponeva, sarebbe stato la migliore garanzia che le cose siano fatte nei tempi giusti a regola d’arte, ma prima dell’efficienza venne la “democrazia”: gli affari vanno divisi.
La kermesse non fu inutile: l’ecologia vi divenne la nuova stella polare del sottogoverno. Su schemi precisi. Appalti da uno-due miliardi (di lire), consulenze da un centinaio di milioni, studi di fattibilità e direzione dei lavori per poche diecine di milioni. Pretesi in quanto esperti, e coscienza del paese – il “paese civile” si disse già a Urbino, forse perché non militare. In cambio di qualche disegno comprato dagli inglesi, che avendo ripulito il Tamigi prima di Nixon erano avanti, o copiato. Mentre l’acqua è rimasta più rara è più cara del petrolio, risorsa fossile, e quindi limitata.  

astolfo@antiit.eu

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