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domenica 10 marzo 2013

Secondi pensieri - 135

zeulig

Dio – Può essere il fondamento del male, lo è stato. Quello di Wagner in “L’oro del Reno” è “compromesso in tutti i modi”, nota perplesso il wagneriano D’Annunzio. Anche se forse è solo incapace, poiché si fa salvare da un libero pensatore nemico della morale.
C’è anche il Dio degli eserciti, della nazione pura e dura, delle egemonie o destini manifesti, e in molte parrocchie, non solo sudamericane, dell’odio di classe.

Dispotismo – È il potere del padrone sugli schiavi. Ma i barbari l’accettano, secondo l’assicurazione canonica di Aristotele, “contenti”. È un ordinamento vivo, quello dispotico, sia pure asiatico.

Ermeneutica – Dà indirettamente fondamento al realismo. C’è ancora vita dopo la decostruzione, anche sotto l’ermeneutica. Gadamer forse no, ma Lévy-Strauss e Derrida lo sanno, per i quali è anche un codice identitario: la decostruzione è strumento di fabbricazione.

L’esegesi è langue, nella fattispecie la disamina di ogni verità. È codice culturale ma identitario.

Quella biblica è un divertimento a spese di Dio – il Dio nascosto è più che altro uno zio paziente.

La storia filosofica, spiega Kant, è apriori, un filo conduttore da cui non si evince la storia propriamente detta degli eventi empirici. Ed è scienza politica, la più politicizzata. Ma è un discorso. Sempre critico, anche quando è accattivante. Qualcuno ci vede l’abito di Dio. È un racconto, un’ermeneutica che sempre si rinnova.

Fondamentalismo – È fattore identitario, attualmente confuso con l’islam, con la religione. La cultura è certo identitaria, ma c’è da dubitare che la religione sia parte integrante della langue, il codice intimo delle comunità, e non una sua applicazione.

Freud – Una teoria lo vuole transalpino per un motivo: oltralpe i bambini crescevano mutili, se non erano ricchi, e anche quando erano ricchi più spesso avevano il paraocchi di gelose istitutrici, mentre i nostri si godevano le nudità senza rimorsi esposte sulle pubbliche fontane, vergini e putti in bella mostra. È tesi goliardica ma non del tutto.

Immaginazione – Spaventa i santi, tradizionalmente.
I malfattori sembra ne vadano esenti, e invece me sono eccitati.

Libertà – È il motore della rivoluzione, quindi sempre attivo - sempre c’è fede e speranza, c’è vita. Ma l’uomo non vi è più pronto oggi che la felicità è economica: se l’indicatore sta a zero, o vicino allo zero, le nevrosi dilagano, con depressioni, stupri, suicidi, la follia.
Dice Tolstòj: “Per rappresentarci un uomo libero, ce lo dobbiamo rappresentare fuori dello spazio, il che evidentemente è impossibile”. Meno è possibile essere un uomo libero, nonché rappresentarsi. Non fuori della società e la storia, oltre che dello spazio. Possiamo pensarci liberi, ma cosa cambia? Bisogna avere l’orgoglio dei limiti. Dopo si può essere liberi.

Rivoluzione - È opera da carpentieri. I quali operano anzitutto per demolire. Anche in senso proprio: la Rivoluzione Culturale cinese provò a fare dei monumenti calcinacci da smorzo, i giacobini demolirono l’Abbazia di Cluny, dura fatica, i polittici a Avignone di Simone Martini, Lippo Memmi e Giovannetti, il tesoro di San Marco, e non ebbero abbastanza tempo per il Castello Sforzesco a Milano. E quanto fervore non ci misero i protestanti con sassi, torce e martelli, a annientare i patrimoni di quadri, codici, arazzi, statue in Germania, Svizzera, Olanda, Scandinavia e Gran Bretagna, solo l’Italia in ogni piazza mantenne i suoi putti e le vergini nude.
Si potrebbe anzi dire la rivoluzione direttamente opera di demolitori, “Marx allo sfasciacarrozze”. Che pone problemi non solo agli abitudinari, ma a chi ne fa materia di progresso, che comunque è accumulo di pietra su pietra, anche se morale e civile.

È il momento del galoppo, nella quiete dell’evoluzione, con cadute anche catastrofiche. Il governo delle leggi, o Habeas Corpus, è un aspetto dell’ideologia europea, ma non il più importante. Il nucleo centrale è il governo della libertà: l’ideologia europea si definisce in opposizione al dispotismo, da Aristotele in poi identificato con l’Oriente. Ma Oriente sono i barbari, non un luogo geografico.
Ciò non toglie che le invasioni barbariche vengono dall’Oriente e dal Nord, e non è titolo di demerito: la decostruzione, per esempio del linguaggio, è fonte d’ingegnosa narrativa.

Storia – Ci sono sorprese nella storia. Quella dell’atomica è molto istruttiva: la fissione dell’atomo si pensava possibile solo con bombardamenti possenti, per i quali furono apprestate macchine disintegratici con forza di penetrazione pari a nove milioni di volt, e invece avvenne a opera dei neutroni, praticamente sprovvisti di carica. Nell’ordinamento militare i neutroni sarebbero non gli artiglieri ma gli assaltatori, che mimetizzati prendono di sorpresa le difese della natura, sempre troppo sicura di sé, i ninja della fisica. Ma ci sono dei limiti - “più stupido di così si muore”, diceva Petrolini, che lo stradario romano celebra “attore drammatico”.

Tolleranza – È indifferenza. Dovrebbe esserlo, nel caso del diverso come dell’avverso. L’accettazione del nemico in casa, religiosa o politica, può essere solo un modo d’essere, di buon’educazione. Escludendo cioè dispetti e violenze.
È un valore negativo, la negazione della negazione. Che reca implicita l’indifferenza, altrimenti, in senso proprio, dovrebbe rafforzare i nostri stessi “valori”, esclusivi cioè. Indurre alla mobilitazione, anche se per rafforzare (difendere) se stessi.

zeulig@antiit.eu

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